I droni ucraini piovuti all’inizio di giugno 2026 su obiettivi militari ed energetici situati nell’oblast’ di San Pietroburgo hanno riproposto con forza il tema della vulnerabilità russa, esaminato nel dettaglio durante una sessione del Forum Economico Internazionale dedicata alle “principali minacce per la Russia nel secondo quarto del XXI Secolo”. Tra i partecipanti alla discussione figurava Andrej Bezrukov, ex colonnello dell’Svr con trascorsi nell’intelligence sovietica.
Secondo Bezrukov, la Russia deve prepararsi a sostenere per i prossimi venti o trent’anni una situazione di conflitto permanente con l’Occidente che verte non sulla conquista di nuovi territori, ma sul danneggiamento e/o distruzione delle infrastrutture critiche in territorio nemico – condutture energetiche, siti di stoccaggio di petrolio, centrali elettriche, reti di comunicazione, ecc.
Allo stato attuale, ha affermato l’ex ufficiale dell’Svr, la Russia è impegnata in una «guerra strisciante» che potrebbe degenerare da un momento all’altro, e destinata a durare per decenni plasmando due generazioni di russi.
L’Occidente, ha sottolineato Bezrukov, ha optato per il logoramento per evitare un conflitto nucleare con la Russia. Cerca pertanto di “bollire la rana” russa attraverso una costante pressione politica, economica e militare.
Le sanzioni, il sequestro di petroliere riconducibili più o meno indirettamente alla Russia e gli attacchi ucraini con droni nelle profondità dello spazio russo rappresentano quindi singole componenti di una ben più ampia pianificazione strategica, che impone a Mosca di adattare la società, l’economia nazionale e la burocrazia statale a un contesto di belligeranza permanente con l’Occidente.
Parallelamente, un gruppo di Stati sta discutendo l’opportunità di attuare una riorganizzazione del servizio diplomatico dell’Unione Europea implicante la destituzione di Kaja Kallas, in seguito all’esplosione di un drone marino ucraino nel porto rumeno di Costanza.
Il «New York Times», dal canto suo, informa che gli alleati europei sarebbero sempre più preoccupati per il piano dell’amministrazione Trump inteso a ridurre in modo significativo le capacità militari statunitensi assegnate alla Nato in caso di crisi o guerra.
Sul fronte mediorientale, il presidente Trump ha annunciato per la trentanovesima volta che gli Usa sono vicini a un accordo di pace con l’Iran, dopo aver ripreso gli attacchi contro la Repubblica Islamica. La quale ha a sua volta risposto con forza, e smorzato nuovamente gli entusiasmi della Casa Bianca precisando che parlare di accordo è molto molto prematuro. Il tutto mentre Israele prosegue le operazioni militari in Libano e gli Houthi annunciano il blocco parziale, limitato cioè ai navigli facenti capo a Israele e ai suoi alleati, dello Stretto di Bab el-Mandab, specificando che il blocco diverrà totale se la guerra andrà avanti.
Esmail Qaani, a capo della Forza Quds dei Pasdaran, ha puntualizzato che «una nuova cintura di sicurezza presidiata dall’Asse della Resistenza si estenderà dallo Stretto di Hormuz a quello di Bab el-Mandab, e dal Golfo Persico al Mar Rosso».
Giacomo Gabellini
Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=Veer0AwvvCQ
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.