Il 18 maggio 2026 USB ha proclamato lo Sciopero Generale contro guerra, genocidio in Palestina, riarmo, attacco al diritto internazionale e repressione.
Il Governo destina miliardi ad armi, economia di guerra e militarizzazione, tagliando welfare, sanità, scuola e diritti sociali. Scioperiamo raccogliendo l’appello della Global Sumud Flotilla, mentre una nuova missione è pronta a salpare dalla Turchia verso Gaza. Dopo l’assalto di poche settimane fa, il sequestro degli attivisti e la detenzione illegale di Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, non è più possibile fingere neutralità.
A Trieste il corteo partirà dal Colle di San Giusto per arrivare al Molo Audace.
Successivamente, il 23 maggio 2026, si tiene a Roma una manifestazione nazionale di tutto il mondo del lavoro.
La mobilitazione lega il tema salariale al quadro internazionale, sottolineando come l’orientamento verso il riarmo e l’economia di guerra influenzi priorità di bilancio pubblico e welfare.
“L’economia di guerra – dicono da USB – prende forma come scelta politica. Le risorse vengono indirizzate verso il riarmo, gli impegni internazionali assorbono quote crescenti di bilancio, il welfare e i salari restano subordinati. Il lavoro paga il prezzo di questa trasformazione: attraverso l’aumento del costo della vita e attraverso la redistribuzione regressiva della ricchezza. Il salario e la guerra appartengono allo stesso terreno. Le politiche che alimentano la corsa agli armamenti coincidono con quelle che comprimono il lavoro e riducono il reddito”.
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