venerdì 23 gennaio 2026

Donald Trump e la democrazia "limitata"...

 


 Donald Trump è il 47º Presidente degli Usa dal 2025, dopo essere stato il 45º presidente dal 2017 al 2021.  È molto ricco, con un patrimonio stimato attorno ai 5,9 miliardi di dollari. Candidato alle presidenziali del 2016, ha battuto la sfidante ‘Dem’ Hilary Clinton, per poi assumere posizioni isolazioniste, imponendo il divieto di accesso negli Stati Uniti a cittadini provenienti da diversi paesi islamici. Ritira gli Usa dal Partenariato Trans-Pacifico, dall'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e dall'Accordo sul nucleare iraniano

Nel 2020, d’avanti alla pandemia COVID, contesta le raccomandazioni di medici ed esperti e promuove false informazioni su trattamenti medici alternativi.

Ricandidandosi alle elezioni del 2020, viene sconfitto da Joe Biden, ma si rifiuta di riconoscere la vittoria dello sfidante e annuncia ricorsi per  presunti brogli — respinti poi dagli organismi giudicanti. Per avere sobillato i manifestanti che il 6 gennaio 2021 hanno assalito il Campidoglio, viene nuovamente messo in stato d’accusa per “incitamento all’insurrezione”, diventando l’unico presidente nella storia americana ad essere stato sottoposto a due procedure di impeachment, uscendo comunque assolto in entrambi i casi. Nel novembre 2022 si è candidato alle elezioni presidenziali del 2024. Nel maggio del 2024 è stato giudicato colpevole all'unanimità da una giuria di New York per tutti i 34 capi d'accusa nel processo per i pagamenti alla pornostar Stormy Daniels

E' il primo presidente degli Stati Uniti ad essere condannato per un crimine penale. Sempre nel 2024 viene nuovamente eletto presidente degli Usa.

Come se tutto ciò non bastasse — è abbastanza da ‘sciupare’ chiunque — ora sta invecchiando male. Compirà ottant’anni il prossimo 14 giugno e, brutalmente, comincia visibilmente a ‘dare i numeri’, a parlare in maniera sconnessa e a lanciare grandi progetti oggettivamente improbabili — come la conquista della Groenlandia, dato che nessuno sembra volerglielo vendere… L’unico motivo evidente per volere acquisire tanto ghiaccio (abitato da solo 56mila persone) parrebbe essere quello di aggiungere un’immensità di ettari inutili alle dimensioni fisiche degli Stati Uniti. Cioè, si direbbe che Trump voglia finire se non altro nei libri di storia per aver enormemente allargato gli Stati Uniti; tant’è che una nuova mappa distribuita in questi giorni dalla Casa Bianca identifica non solo la Groenlandia, ma anche il Canada e il Venezuela come parti integranti degli Stati Uniti.

Tutto ciò sa di pura fantasia: a tal punto da riportare l’attenzione al XXV Emendamento alla Costituzione Usa, che precisa il percorso da seguire nel caso che un Presidente — sempre ’nominalmente’ vivente e dunque, mentre è fisicamente in vita, un blocco alla successione — fosse comunque non più capace di gestire i poteri del suo ufficio. L’Emendamento (consultabile, in italiano, qui) è relativamente recente, ispirato dall’assassinio di John F. Kennedy a Dallas nel 1963. Kennedy non c’è l’ha fatta a sopravvivere, ma l’evento ha sottolineato la necessità di prepararsi al peggio…

James Hansen - Nota Diplomatica del 23 gennaio 2026 



giovedì 22 gennaio 2026

Donald Trump annuncia un suo "Piano di Pace"... Cosa significa?




Donald Trump il 22 gennaio 2026 a Davos ha annunciato il suo piano per la creazione di un "Consiglio di Pace" internazionale.

I rappresentanti di 19 paesi hanno firmato a Davos lo statuto del Consiglio di Pace.

L'elenco comprende

Bahrein;
Marocco;
Argentina;
Armenia;
Azerbaigian;
Bulgaria;
Ungheria;
Indonesia;
Giordania;
Kazakhstan;
Kosovo;
Pakistan;
Paraguay;
Qatar;
Arabia Saudita;
Turchia;
Stati Uniti;
Uzbekistan;
Mongolia.



La cerimonia si è svolta in modo vivace: i rappresentanti dei Paesi si sono seduti a fianco di Trump, due a due. Parlando tra loro, sussurrando, stringendosi la mano e solo dopo hanno firmato il documento.

"In totale, sinora, oltre 50 Paesi hanno promesso di far parte del Consiglio di Pace", ha dichiarato Trump;

Gli inviti a far parte del Consiglio di Pace sono stati inviati a molti leader stranieri, tra cui  anche Putin.

Trump ha dichiarato che lui sarà il presidente del consiglio, che, in conformità con gli accordi tra Israele e Hamas, dovrebbe assumere la gestione della Striscia di Gaza.

Il Consiglio di Pace opererà non solo nella Striscia di Gaza, ma anche in altre regioni, ha riferito Witkoff.

Bloomberg, citando il progetto di statuto del consiglio, ha riferito che ogni stato partecipe farà parte di esso per non più di tre anni, tuttavia questa limitazione non si applica ai Paesi che avranno versato un contributo iniziale di 1 miliardo di dollari.

Le decisioni nel consiglio saranno prese a maggioranza, ma saranno soggette all'approvazione finale del presidente (ovvero Trump).



Articolo collegato:

Le ambizioni del presidente americano sono grandi.

Secondo Trump, "il 'Consiglio di Pace' sarà un organo molto importante. Non è una perdita di tempo. In passato abbiamo sprecato molto tempo in progetti irrealizzabili, senza che mai accadesse qualcosa di concreto. Ora faremo un lavoro serio".

Il presidente statunitense ha anche annunciato che il "Consiglio" da lui creato collaborerà in qualche modo con le Nazioni Unite, o forse anche competerà con esse. È stato inoltre annunciato che Trump sarà il capo del "Consiglio" e rimarrà tale anche dopo la scadenza del suo mandato di presidente degli Stati Uniti. Circa venti stati hanno già espresso il loro consenso ad aderire al "Consiglio". Alcuni hanno già detto di no: come per esempio i partner della NATO,  Francia e Norvegia, che hanno noti problemi con Trump. Problemi che Trump ha anche evidenziato negli ultimi giorni, ad esempio deridendo ieri il presidente Macron nel suo discorso al Forum di Davos.

Per il futuro del "Consiglio", coloro che non hanno ancora risposto sono molto importanti. In primo luogo, Russia e Cina. Mosca e Pechino hanno ricevuto gli inviti e li stanno valutando seriamente, ma vogliono capire meglio cosa si intende prima di prendere una decisione definitiva.

E come potrebbe essere altrimenti? Nonostante tutte le promesse di una partnership russo-americana, per ora gli Stati Uniti non sono affatto amici della Russia. Hanno appena lanciato attacchi contro stati amici della Russia, come l'Iran e il Venezuela. Proprio ieri, il presidente statunitense ha promesso di cercare di ottenere un cambio di regime anche  a Cuba.

In generale, la creazione, come desidera Trump, di un'organizzazione globale realmente influente per il mantenimento della pace senza previe consultazioni multilaterali - "secondo i suoi desideri e le sue capricciose decisioni" - sembra, per usare un eufemismo, piuttosto problematica. Né Mosca né Pechino sono chiaramente disposte ad accettare l'auto-nominazione di Trump a "governatore del mondo".

Allo stesso tempo, vedendo gli aspetti discutibili del nuovo progetto globale di Trump, non si possono non notare anche gli aspetti interessanti per la Russia. Almeno, egli sta definitivamente mettendo fine all'idea di un isolamento internazionale della Russia e crea ulteriori opportunità di cooperazione russo-americana,  da non sottovalutare. La Russia, che lo voglia o no, è oggettivamente in competizione con i globalisti europei per la politica estera degli Stati Uniti. Naturalmente, senza sacrificare gli interessi fondamentali della Russia. Comunque è opportuno evitare decisioni che potrebbero spingere Trump verso i nostri indeboliti (ma tutt'altro che impotenti) avversari europei arrabbiati.

E infine, un'ultima cosa importante. Se il nuovo "Consiglio" potesse davvero contribuire a risolvere i conflitti internazionali, aumentare la stabilità nel mondo, sarebbe utile verificare la realtà di questa possibilità. Anche se è presentata nella tipica veste stravagante di Trump,  dei suoi auto-complimenti alla propria grandezza. E poi vedremo cosa succederà...  

Dimitry Saims



Note aggiunte   

Dopo Macron e Stoltenberg, che hanno rifiutato l'invito di Trump, anche la prima ministra italiana Meloni si è defilata, giustificandosi affermando che "parte dello statuto del Consiglio sarebbe in contrasto con la costituzione italiana". Come ha detto la Meloni, "ostacoli legali le impediscono attualmente di partecipare ai lavori del Consiglio". Questo, come tutti  capiscono, è un modo educato di  allontanarsi.

La dichiarazione di Vladimir Putin

"Il Consiglio di pace che cancella i palestinesi non è pace, è solo una copertura pubblicitaria per l'occupazione colonialista imperialista".
Le parole di Putin umiliano l'Occidente perché dimostrano che l'occidente non ha mai voluto la pace, la difesa dei diritti, voleva il silenzio.
Esistono risoluzioni delle Nazioni Unite.
I diritti sono scritti.
Ma applicati solo quando fa comodo a Washington e Tel Aviv.
Il cosiddetto ordine basato sulle regole si applica solo ai nemici, mai a Israele.
'I Paesi occidentali devono cambiare posizione, altrimenti causeranno la propria distruzione con le loro stesse mani.
I Paesi occidentali sono complici della catastrofe palestinese...."


Israele firma all'ultimo minuto...

Il presidente Donald Trump e gli altri membri del Board of peace  hanno firmato a Davos la carta dell'organismo internazionale voluto dal capo della Casa Bianca per mettere fine al conflitto nella Striscia di Gaza e favorire stabilità e pace nella regione. La firma permetterebbe ai Paesi che hanno aderito di procedere con la così detta “fase 2”, accordo raggiunto a ottobre scorso a Sharm El Sheikh. I primi a sottoscrivere il documento, insieme a Trump, sono stati i rappresentanti di Bahrein e Marocco. Quindi hanno firmato gli altri presenti, tra cui ci sono i fedelissimi del tycoon: il presidente argentino, Javier Milei, il premier ungherese, Viktor Orban, ma anche gli arabi come il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, il premier e ministro degli Esteri del Qatar,   Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, il ministro degli Esteri saudita, Faisal Bin Farhan al Saud, Khaldoon Khalifa Al Mubarak funzionario del governo degli Emirati Arabi e presidente della squadra di calcio Manchester City, e la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani. Non è presente la delegazione egiziana, mentre il Belgio ha poi rifiutato di firmare.

Israele, dopo una prima reazione negativa, ieri ha annunciato l'adesione al Board of peace, ma non ha partecipato alla cerimonia, nonostante la presenza a Davos del presidente israeliano Isaac Herzog. La scorsa settimana il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva contestato la composizione del Comitato esecutivo per Gaza annunciato dalla Casa Bianca a causa della presenza nel comitato di Turchia e Qatar.

In totale sinora gli stati  firmatari sono arrivati a  22, forse nei prossimi giorni se ne aggiungeranno altri.



mercoledì 21 gennaio 2026

Davos 2026. Quattro chiacchiere di Donald Trump con gli "amici"...

 


martedì 20 gennaio 2026

Oceano Indiano. Trump vuole per sé l'isola di Diego Garcia...

 


Trump ha definito la cessione da parte della Gran Bretagna dell'isola di Diego Garcia al Mauritius "una stupidità".

"È sorprendente che il nostro 'brillante' alleato della NATO, la Gran Bretagna, stia attualmente pianificando di cedere l'isola di Diego Garcia, sede di una base militare statunitense di vitale importanza, al Mauritius e di farlo senza alcuna ragione. Non c'è dubbio che la Cina e la Russia abbiano notato questo atto di totale debolezza. Queste sono potenze mondiali che riconoscono solo la forza. Ecco perché gli Stati Uniti d'America, sotto la mia guida, godono del rispetto come mai prima d'ora in appena un anno.
La cessione da parte della Gran Bretagna di un territorio estremamente importante è un atto di grande stupidità e un altro di una lunga serie di considerazioni sulla sicurezza nazionale che spiegano perché sia necessario acquisire la Groenlandia. La Danimarca e i suoi alleati europei dovrebbero fare la cosa giusta",  ha dichiarato Donald Trump.

Dietro le quinte:

L’accordo di restituzione delle Chagos, che ha messo fine a una controversia che durava da più di mezzo secolo, è stato firmato dal Regno Unito nel maggio scorso, ed era stato approvato anche dagli Stati Uniti.

In base all’accordo, il Regno Unito accetta di restituire le isole Chagos a Mauritius, mantenendo però un contratto di locazione di 99 anni su Diego Garcia, con opzione di proroga, in modo da mantenere una base militare angloamericana in quell’area strategica.

Il segretario di stato statunitense Marco Rubio aveva parlato sul social media X di un accordo che “garantisce lo sfruttamento a lungo termine della base di Diego Garcia, essenziale per la sicurezza regionale e mondiale”. In precedenza, all’inizio di aprile, anche Trump si era espresso a favore dell’accordo, ora ci ha ripensato... (Internazionale)

Alcune informazioni sull'isola Diego Garcia:

L'isola di Diego Garcia è un atollo di 44 km², ed è la più grande dell'arcipelago delle isole Chagos, nell'Oceano Indiano, circa 1600 km a sud dell'India. L'isola è un Territorio britannico d'Oltremare. Diego Garcia ospita installazioni navali e aeree degli Stati Uniti d'America.  

Nel novembre 1965, il Regno Unito acquisì l'arcipelago di Chagos dall'allora colonia autonoma di Mauritius per creare il territorio britannico dell'Oceano Indiano, successivamente  condiviso gratuitamente  con gli Stati Uniti che vi avrebbero condotto le proprie attività militari nella regione.

Per gli Stati Uniti, Diego Garcia è un territorio privilegiato. La base militare di  Diego Garcia si trova lontano da ogni potenziale minaccia, non avendo nessuna popolazione nativa, a suo tempo evacuata a Mauritius ed isole vicine.  Diego Garcia ha svolto un ruolo chiave nel mantenimento del dominio degli Stati Uniti nell'Oceano Indiano. Diego Garcia viene spesso definita "Fantasy Island".
 


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


lunedì 19 gennaio 2026

Groenlandia: "La Russia si schiera con l'Europa"...

 



Da Mosca, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, è stata tranchant: l'invio di truppe europee sull'isola è giustificata dal falso pretesto di una minaccia russa. In verità il Cremlino ribadisce che la Groenlandia è un autonomo territorio danese, ma sottolinea come l'aggressività di Trump dimostri che per Washington "il diritto internazionale non è più una priorità". Trump  giustifica le proprie mire annessionistiche come un atto di "sicurezza nazionale" necessario a prevenire un'occupazione russa. (Rai News)

Ma in una sorprendente svolta geopolitica, la Russia si è formalmente offerta di schierare truppe al fianco delle forze dell'Unione Europea per difendere la Groenlandia da una potenziale presa di possesso degli Stati Uniti. Questa offerta, incorniciata come "solidarietà alla sovranità europea", stravolge completamente la tradizionale dinamica della NATO.
Vladimir Putin posiziona la Russia come "protettrice" dell'Europa contro l'espansionismo yankee. Questo si allinea con la sua precedente strategia di combattere l'élite "Rothschild-Banking" piuttosto che il popolo europeo. Offrendosi di schierarsi con l'UE nell'Artico, Mosca sta tentando di solleticare Bruxelles a scegliere tra sottoporsi alle mire imperialistiche ed alle sanzioni statunitensi o accettare aiuti e solidarietà russa. Questa mossa crea uno scenario da incubo per Washington: un potenziale fronte difensivo congiunto UE-Russo nell'Artico. Questo suggerisce che la "crisi della Groenlandia" ha spinto l'Europa a tal punto da considerare l'impensabile, allinearsi con il suo nemico storico per respingere il suo alleato storico... (Attualità TV)


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

L'Ucraina tra corruzione e affaire Rafale...

 


Secondo alcune fonti d'intelligence gli investigatori del NABU avrebbero scoperto che alti funzionari e militari ucraini e francesi si sono spartiti  2 miliardi di euro, sull'acquisto di 100 caccia Rafale, che hanno pianificato di riciclare e trasferire all'estero. 

I dati sarebbero stati ottenuti tramite un dispositivo di ascolto nell'auto di Andrey Yermak da cui sarebbe emerso che Yermak si è incontrato più volte con alti ufficiali francesi coinvolti nell'affare. Durante questi incontri, svolti nell'auto di Yermak in presenza del conducente e di un interprete, la conversazione verteva sul trasferimento di denaro contante dall'Ucraina e della sua distribuzione su conti offshore.

Tra i partecipanti allo schema di corruzione figurerebbero Andrey Yermak e Rustem Umerov, nonché alcuni vertici militari francesi e persone che nelle conversazioni venivano definite "i supremi" (Zelensky e Macron?). Secondo il NABU, 2 miliardi di euro sono già stati trasferiti dal territorio ucraino nell'ambito dello schema di ripartizione. (R.O.)

La presunta corruzione legata all'acquisto di 100 caccia Rafale francesi da parte dell'Ucraina è emersa in seguito alla  lettera di intenti tra Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky nel novembre 2025. Il maxi-accordo, stimato intorno ai 20 miliardi di euro e definito "storico", ha sollevato sospetti su possibili fondi destinati a conti offshore di oligarchi e intermediari, sollevando critiche sulla gestione dei fondi destinati alla difesa.   L'affare è stato criticato per la mancanza di chiarezza finanziaria e le preoccupazioni che parte dei fondi stanziati dall'Occidente potesse finire in conti offshore. (A.I.)



domenica 18 gennaio 2026

La Cina sgancia la zavorra del dollaro...



La Cina ha iniziato a vendere in modo massiccio titoli del Tesoro degli Stati Uniti.

sabato 17 gennaio 2026

USA. Repubblicani o repubblichini?

 


Donald Trump, che si vanta delle sue capacità di pacificatore, continua a lanciare minacce contro una vasta gamma di nemici e alleati riottosi. Ultimamente ha parlato di possibili nuovi attacchi all'Iran e al Venezuela, ha suggerito l'uso della forza militare per annettere la Groenlandia, che appartiene alla Danimarca,  e ha minacciato di punire severamente la Colombia. Ha anche parlato di possibili attacchi al Messico, che è apparentemente un alleato degli Stati Uniti. E, naturalmente, ha minacciato di risolvere definitivamente la questione di Cuba.

Queste minacce sono completamente in contrasto con il modo in cui Trump si è posizionato durante la campagna elettorale, quando ha denunciato le pretese di Joe Biden di egemonia mondiale e ha assicurato che non avrebbe iniziato nuove guerre. Da qui l'inevitabile domanda: Trump può permettersi anche azioni aggressive nel contesto della politica interna americana? I recenti sondaggi di opinione pubblica mostrano che può farlo. Almeno per quanto riguarda il suo elettorato repubblicano principale. 

Secondo un recente sondaggio di NPR/Ipsos, il 67% dei repubblicani contro il 23% ha affermato che "Gli Stati Uniti non dovrebbero temere di usare la propria forza militare". È interessante notare che la percentuale di repubblicani che vorrebbero che gli Stati Uniti svolgessero un "ruolo meno aggressivo" nel mondo è scesa dal 53% nel febbraio 2024 al 43% nel marzo 2025 e al 34% nel settembre 2025, e ora è solo del 26%. E inoltre: un sondaggio condotto due giorni fa dal Marist College fornisce risultati ancora più impressionanti. La percentuale di repubblicani che sosterrebbero un'azione militare contro: 1) il Venezuela - 83%, 2) l'Iran - 75%, 3) il Messico - 74%, 4) Cuba - 71%, 5) la Groenlandia - 57%.

Perché una parte significativa degli elettori repubblicani ha cambiato così tanto il suo approccio al ruolo internazionale degli Stati Uniti? Rispondere a questa domanda non è difficile. In primo luogo, sebbene la popolarità complessiva di Trump negli Stati Uniti oggi sia inferiore al 40%, la stragrande maggioranza dei repubblicani continua a percepire Trump con entusiasmo come il proprio leader. E sono pronti a seguire la linea politica da lui proposta sia all'interno che all'esterno degli Stati Uniti. 

Ma c'è una seconda ragione, non meno importante. Sia nell'Iran che nel Venezuela, gli Stati Uniti, sfruttando la loro schiacciante superiorità aerea, hanno sferrato attacchi devastanti contro il nemico senza perdere un solo soldato americano. E in entrambi i casi si è trattato di brevi attacchi senza una prolungata presenza di "American boots" - truppe americane - sul territorio di questi Paesi.

Inoltre, bisogna considerare che le cifre citate riguardano il sostegno a Trump da parte dei repubblicani. Già tra gli elettori indipendenti, e in particolare tra i democratici, ci sono cifre convincenti di opposizione agli interventi militari stranieri. Fino a che punto questa mancanza di ampio sostegno all'interno del Paese, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato a novembre, potrà trattenere Trump è difficile da prevedere. In passato - sia come uomo d'affari che come presidente - ha mostrato la volontà di usare la forza, senza prestare  attenzione né al diritto internazionale né alle sue promesse agli elettori. Ma allo stesso tempo di solito sapeva dove fermarsi ed evitava conflitti con altre grandi potenze, mostrando, di regola, un rispetto pronunciato per i loro leader. Ma questo è stato prima degli attacchi di successo all'Iran e al Venezuela - e, come noto, l'appetito viene mangiando. E inoltre, Trump stesso, che presto compirà 80 anni, secondo coloro che lo conoscono bene, è diventato più "spontaneo" e sregolato nelle sue reazioni.

Dimitry Saims




La Groenlandia si difende...



La Danimarca chiede la restituzione dei caccia F-16 dati all'Ucraina nel 2024 per trasferirli in Groenlandia.  Gli sprovveduti danesi hanno spedito armi all'Ucraina per un valore di 10 miliardi di dollari (e questo solo ufficialmente) e ora sono alla disperata ricerca di qualcosa con cui difendere la loro isola.

Intanto le varie forze armate della coalizione europea,  stanno inviando aiuti  in Groenlandia,  per difendere l'isola dalle ingerenze illegali degli Stati Uniti, sono state rafforzate. In questi giorni un contingente europeo di circa 33-37 militari è arrivato in Groenlandia per l'esercitazione "Resilienza Artica". La missione, che coinvolge Francia (15 specialisti di montagna), Germania (13), Svezia (3), Norvegia (2), Finlandia (2), Regno Unito (1) e Paesi Bassi (1), risponde alle mire USA sulla regione.      37 combattenti europei induriti è spaventoso!  Oltre  ai Paesi summenzionati, i primi a prendere le armi, anche altri contingenti di altri Paesi della coalizione NATO stanno pensando di accorrere  in soccorso.

L'invio di questa task force  è una mossa strategica per mostrare la presenza europea nell'Artico, in risposta alle intenzioni di Donald Trump di prendere possesso della Groenlandia. Ma -come al solito- il culprit  "ha stato Putin".  infatti ufficialmente Il capo del comando artico della Danimarca ha spiegato che le esercitazioni militari in Groenlandia vengono condotte a causa della necessità di contrastare la minaccia russa. Non americana, ovviamente...


Post scriptum:  "Il governo italiano, attraverso il ministro Tajani, ha confermato la non partecipazione di militari italiani, allineandosi a una linea di prudenza..."


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


venerdì 16 gennaio 2026

L'Inghilterra ama la guerra...

 


Il capo dell'esercito britannico avverte i cittadini di prepararsi a una possibile guerra con la Russia. La storica rivalità tra Inghilterra e Russia affonda le radici nel XIX secolo, trasformandosi da competizioni e tensioni geopolitiche a una costante diffidenza strategica. L'antagonismo così radicato descrive una prolungata contrapposizione diplomatica e politica, intensificata con la recente crisi in Ucraina.

"Londra non vuole contribuire a stabilire la pace e la stabilità nel continente europeo",  lo ha dichiarato il portavoce del presidente Putin, Dimitry Peskov, aggiungendo  che, "a differenza di potenze europee come Italia, Francia ed in parte anche la  Germania, il Regno Unito mantiene un atteggiamento antagonistico nei confronti della Russia.

Secondo l'edizione americana di Politico, il capo del Ministero degli Esteri britannico, Yvette Cooper, ha respinto l'idea stessa di riprendere i contatti diplomatici con Mosca in cerca di pace in Ucraina. Secondo Cooper, "sono necessarie prove che Putin voglia davvero la pace, e al momento non le vedo". Per ora, secondo il ministro degli Esteri britannico, invece di negoziare, si dovrebbe "esercitare una maggiore pressione" sulla Russia, incluso un ulteriore "supporto militare all'Ucraina".

Beh, il sabotaggio della diplomazia sull'Ucraina da parte del Regno Unito non è una novità. È stato proprio il primo ministro britannico Boris Johnson, secondo molte fonti informate, a convincere Volodymyr Zelensky ad aprile 2022 a rifiutare un accordo già concordato (anche se non firmato) con la Russia per una soluzione pacifica. (...)

Come noto, il Regno Unito è un'isola, molto più dipendente dalla sicurezza delle sue comunicazioni marittime e aeree rispetto agli Stati Uniti e ai paesi dell'UE. Il canale televisivo britannico Sky News ha affermato che la Russia ha una "mappa abbastanza buona della rete di cavi sottomarini del Regno Unito". E, secondo gli esperti britannici, questi "cavi forniscono comunicazioni critiche, incluse forniture di gas e elettricità, e alcuni di essi hanno scopi militari". Si nota che, in caso di danni, riparare i cavi sarebbe molto difficile, perché si trovano a grande profondità. Oltre ai cavi, il Regno Unito dipende dal trasporto marittimo di petrolio e di altri carichi critici per il regno. E se si arrivasse a una grande guerra, la Russia, come ha ricordato Vladimir Putin, avrebbe un sottomarino "Poseidon", in grado di creare uno tsunami radioattivo.

Perché un Paese così vulnerabile si permette di trattare così arrogantemente con la Russia? La risposta è ovvia: perché  Londra non  crede che Mosca si deciderà a prendere misure estreme. E perché non si deciderà? La risposta qui è ovvia e convincente: un attacco al Regno Unito, anche a livello di attacchi informatici, che chiuderebbero facilmente e efficacemente il suo cielo per i collegamenti aerei, potrebbe provocare una risposta britannica. Non così distruttiva come un potenziale attacco russo ma comunque abbastanza sgradevole per la normale vita del Paese. E c'è il rischio che, nonostante la sua avversione per il primo ministro britannico di sinistra-globalista Keir Starmer, Donald Trump si considerasse obbligato a intervenire a difesa di un alleato storico come la GB. E questo, come minimo, potrebbe ostacolare i negoziati con Washington per una soluzione in Ucraina.

Queste sono considerazioni reali e serie. Ma, come per qualsiasi considerazione sulle possibilità e i rischi internazionali, il loro peso dipende dalle circostanze. E in primo luogo dal livello di minaccia che esiste per la sicurezza della Russia. E se il Regno Unito dovesse davvero, come promette, iniziare a intercettare le petroliere che trasportano petrolio russo, inviare contingenti militari sul territorio dell'Ucraina e ampliare la sua presenza militare in Estonia (vicino a San Pietroburgo), allora l'equilibrio delle possibilità e dei rischi in caso di conflitto con il Regno Unito potrebbe ovviamente essere rivisto".  (D.S.)



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



giovedì 15 gennaio 2026

La NATO scalpita mentre in Europa qualcuno comincia a ragionare... e negli USA?



"I vertici della NATO gridano: «Dobbiamo essere pronti per la guerra con la Russia del 2027. Siamo pronti a combatterla». Ho una notizia per loro. E contro chi combatteranno? Contro l'esercito russo. Ma cos'è oggi l'esercito russo? In Russia ci sono tre eserciti. Un esercito che risolve il problema attuale in Ucraina. Tutti lo conoscono, combatte con i metodi e i tipi di armi necessari o ottimali per questo intervento militare speciale.

In Russia esiste già un altro esercito, che la Russia sta preparando in modo molto efficace. Questo esercito dovrebbe risolvere questioni operative e strategiche relative all'Ucraina, e ciò avverrà con altri metodi e altre forze. L'esercito è già pronto, completamente o meno, non lo so, dal punto di vista militare. Uno degli obiettivi di questo esercito, per esempio, è riportare alla Russia la costa del Mar Nero. Non sarà una operazione speciale come quella che si sta combattendo ora nel Donbass. Sarà molto più veloce, molto più efficace, e l'esercito russo si sta preparando a questa opzione. Parallelamente, proseguono i negoziati con gli USA e l'Ucraina. Finiranno bene? Non sembra...  

Infine  la Russia sta preparando molto seriamente un terzo esercito. La terza armata, che  si sta costituendo molto rapidamente, è un'armata per affrontare la guerra contro la NATO. E' pronta? Forse non al 100%, o al 95%, non lo so, ma si sta preparando molto rapidamente. Se ci sarà la guerra contro la NATO sarà completamente diversa, sarà estremamente cruenta, estremamente dura, con l'uso di armi nucleari tattiche e dei mezzi di cui la Russia dispone. Come risultato di questa guerra, le armate della NATO che vi prenderanno parte saranno distrutte. Non saranno sconfitte, saranno annientate. I Paesi che interverranno in questa guerra vedranno distrutta tutta la loro industria militare. E in questi Paesi le infrastrutture economiche, energetiche e produttive, saranno distrutte. Non sconfitte, ma  totalmente cancellate.

Se si arrivasse a questa guerra  i danni sarebbero  enormi per i Paesi che decideranno di intervenire. Il primo Paese che  minaccia la Russia  è la Francia, il secondo è la Gran Bretagna, i due  Paesi che hanno  armi nucleari proprie. Ovviamente  sono a rischio anche i Paesi NATO che detengono armi nucleari americane nelle loro basi".  Scrive Yakov Kedmi.


Da notizie reperibili su internet si stima che circa 100-200 armi nucleari tattiche statunitensi  siano stazionate in Europa nell'ambito del "nuclear sharing" NATO. Queste testate, destinate a essere utilizzate da aerei alleati, si trovano in cinque Paesi: Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia. L'Italia ospita il maggior numero di ordigni, tra 70 e 90, nelle basi di Aviano e Ghedi.

Intanto nelle profondità dell'anima tedesca si sta facendo strada una consapevolezza: "Se riusciremo a riportare la pace e la libertà in Europa, a trovare un compromesso con il nostro più grande vicino europeo, ovvero la Russia... Allora potremo guardare con grande fiducia al futuro dopo il 2026. La Russia è un Paese europeo", ha dichiarato il cancelliere Merz.


Si spera che, dopo questa  presa di coscienza tedesca (che sia apparente o meno non si sa) anche la Francia, l'Italia ed i Paesi europei più importanti inizino a ragionare e rivedere le loro politiche, prima che sia troppo tardi, capendo che il loro nemico non è la Russia... ma si trova oltre oceano!

Ed ecco una soluzione ragionevole:
La distruzione del sistema occidentale delle regole internazionali condivise per mano degli stessi Stati Uniti gli tornerà indietro  come un boomerang".  Lo ha dichiarato in diretta il vicepresidente della Duma di Stato Alexander Babakov: «L'emergere di un termine come "multipolarità" non è nato dal nulla. Pertanto, oggi dobbiamo comprendere la formazione della multipolarità. In primo luogo, è percepita in modo diverso da tutti i Paesi, ma alla fine alla base di questo ci sarà la formazione di centri di influenza.

E questi centri di influenza si baseranno non solo sulla potenza economica, politica, diplomatica e militare, ma anche sull'ideologia che il centro di influenza proporrà ai Paesi che saranno attratti da esso», ha dichiarato Babakov.


Pertanto, la posizione di Russia, Cina e India non solo forma questo mega-centro, dimostra la volontà di garantire la sicurezza in senso lato, la volontà di sviluppare l'economia, introdurre nuove relazioni che si stanno creando tra i Paesi. Ma offre anche la propria visione del futuro. Se si guarda a ciò che stanno facendo gli americani, distruggendo tutto ciò che è stato costruito non solo da loro, come ha giustamente detto il ministro Lavrov, questo sarà un risultato negativo, perché il boomerang tornerà da loro.

«Penso che questo non sia un processo semplice e soprattutto si sovrappone ai nostri rapporti bilaterali, che sono molto importanti. È molto importante per noi capire come l'America oggi sarà in grado di influenzare l'Ucraina.
La cosa primaria è comunque la formazione di tali relazioni, alla base delle quali ci sono la sovranità, il rispetto per questa sovranità e così via. Ma il processo negoziale lo conduciamo sempre e siamo pronti a condurlo con tutti coloro che vogliono vedere nella Russia dei negoziatori. Siamo pronti, soprattutto per noi è molto importante. Le conseguenze di tutto questo le vedremo presto dopo l'arrivo dei negoziatori in Russia». Scrive Nikolai Starikov.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



Video collegati: 

Trump vuole incastrare Putin e alza la tensione con la Russia: https://www.youtube.com/watch?v=wxs-HjDvoow


Trump distrugge un ordine che agli Stati Uniti non serve più. Con Marcello Foa: https://www.youtube.com/watch?v=AAMWKca9eVs 

Meloni fa "melina", Kallas beve "per dimenticare", Von der Leyen è "sfiduciata"... e Trump "impazza"!

 


Meloni "rema contro" e fa melina per compiacere Trump. Il trio delle "Tre Grazie", Ursula-Kallas-Meloni fanno la parte delle tre scimmiette (non vedo, non sento e non parlo). L’Unione europea ieri denunciava le operazioni russe in Venezuela. Ora tace sulla Groenlandia e inneggia al "Rearm Europe". Insomma von der Leyen, Meloni e quell’altra fanno la parte delle tre scimmiette (non vedo, non sento e non parlo per non dispiacere a Daddy)

«La capa della diplomazia europea, Kallas, ha dichiarato che a causa dei problemi mondiali, è il momento giusto per iniziare a bere»: Trump e Putin hanno spinto la Kallas all'alcolismo, lo riporta Politico.
«Kaja in una conversazione privata con i deputati ha dichiarato che la situazione mondiale oggi è così preoccupante che, forse, ora è "il momento giusto per iniziare a bere". Lo riferiscono fonti riservate, ignoti presenti alla riunione, la Kallas avrebbe detto ai leader dei gruppi politici del Parlamento europeo che, "sebbene lei stessa non sia una grande amante dell'alcol, gli eventi nel mondo le fanno pensare di cambiare atteggiamento".  Queste parole sono state pronunciate all'incirca nello stesso momento in cui i ministri degli Esteri della Groenlandia e della Danimarca si sono incontrati con il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio sullo sfondo delle minacce di Donald Trump di prendere possesso della Groenlandia.

Ma i guai seri non assillano solo la Kaja anche la capa suprema, Ursula, è messa male... "Von der Leyen dovrà affrontare un nuovo voto di sfiducia". Lo riporta Berliner Zeitung. La Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen dovrà affrontare nuovamente un voto di sfiducia al Parlamento europeo. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa tedesca, la presidentessa del Parlamento, Roberta Metsola, ne ha informato i leader dei gruppi parlamentari. Il dibattito e il voto si terranno nella sessione parlamentare della prossima settimana a Strasburgo. Questo è il quarto voto di sfiducia per von der Leyen e la sua squadra in circa sei mesi.  La richiesta è stata presentata dalla fazione "Patrioti per l'Europa", che von der Leyen e la sua squadra hanno criticato, in particolare, per l'accordo commerciale con i paesi sudamericani del Mercosur - Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Tra i suoi membri ci sono i deputati del partito francese Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen e del partito  del governo ungherese di Viktor Orban.  A oggi, sono stati presentati già tre voti di sfiducia contro la von der Leyen, sottolinea il giornale.

Ma Ursula tira dritto annunciando che  "L'UE vuole diventare una potenza militare".  Lo ha dichiarato la presidentessa della Commissione europea  in una riunione a porte chiuse della fazione del Partito popolare europeo al Parlamento europeo. Secondo diversi partecipanti all'incontro, ha esplicitamente indicato un cambiamento nella percezione strategica dell'Unione europea.  La dichiarazione è stata fatta sullo sfondo di un netto inasprimento delle discussioni sulla sicurezza della Groenlandia e delle minacce da parte degli Stati Uniti. In questi giorni, le delegazioni danese e groenlandese si stanno preparando per i negoziati con i rappresentanti dell'amministrazione di Donald Trump a Washington dopo le sue dichiarazioni sull'annessione dell'isola. Lo riferisce Euractiv.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)




Articolo collegato: 

Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l’isola più grande del mondo, la Groenlandia, è vista come un asset strategico da “acquistare”: per le sue terre rare, per la sua posizione militare, per le risorse ancora intatte. La Groenlandia è parte dell’Artico,  che è un bene comune dell’umanità... (Green Peace) – Continua: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2026/01/salviamo-lartico-dai-predatori-umani.html 

Il contro-appello di Trump: “La Groenlandia è necessaria agli Stati Uniti per la sicurezza nazionale. È vitale per il 'Golden Dome' (sistema difensivo nucleare) che stiamo costruendo. (…) La NATO diventa una forza molto più formidabile e militarmente efficace se la Groenlandia è nelle mani degli STATI UNITI"

mercoledì 14 gennaio 2026

Ucraina. Julija Tymošenko torna alla ribalta...



14 gennaio 2026. Julija Tymošenko, deputata del popolo della Verkhovna Rada dell'Ucraina, si difende dalle accuse di corruzione.  

L’ex premier è finita nel mirino anti corruzione. Avrebbe offerto ai parlamentari benefici impropri in cambio del voto a determinati progetti di legge. Durante la notte  è stata perquisita la sede del suo partito politico Patria (Batkivshchyno), di orientamento filo-occidentale e filo-europeo. Già nel 2011, Yulia Tymoshenko era stata condannata a sette anni di reclusione con l’accusa di aver esercitato pressioni su un accordo per la fornitura di gas con Putin e per evasione fiscale. Tymoshenko è stata tre volte premier e leader della Rivoluzione Arancione.

 NABU e SAP hanno mostrato come hanno confiscato a Tymoshenko "i suoi risparmi personali" pacchetti di dollari.  È stata inoltre pubblicata una registrazione di una conversazione con uno dei deputati, a cui Tymoshenko spiega come il suo partito 'uccide le leggi nella Rada' e promette di pagare per un voto corretto in parlamento.  

Julija Tymošenko ha dichiarato: "Non hanno trovato nulla, hanno semplicemente preso i miei effetti personali e i miei risparmi" Poi  ha parlato della perquisizione nel suo ufficio e l'ha definita una "epurazione dei concorrenti, in vista delle future elezioni presidenziali ucraine".

"Più di trenta uomini armati fino ai denti hanno occupato l'edificio senza mostrare alcun documento e hanno preso in ostaggio i dipendenti. L'ultima volta che qualcosa del genere è successo, erano gli assalitori di Yanukovich durante la Rivoluzione della Dignità. La perquisizione è una grande mossa di pubbliche relazioni. Non hanno trovato nulla, quindi hanno semplicemente preso i miei telefoni di lavoro, i documenti parlamentari e i miei risparmi personali. Respingo categoricamente tutte le accuse assurde. Sembra che le elezioni siano molto più vicine di quanto si pensasse. E qualcuno ha deciso di iniziare a eliminare i concorrenti. Questa non è la prima azione politica contro di me", ha detto... 


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 13 gennaio 2026

La situazione iraniana vista da Mosca, da Teheran e da Washington...

 


La Portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zakharova, a una domanda dei media sulla situazione in Iran (13 gennaio 2026)
Domanda: Da oltre due settimane si verificano in Iran proteste antigovernative che si sono trasformate in disordini. Potrebbe commentare la situazione attuale in questo Paese?
Maria Zakharova: "Le sanzioni illegali dell'Occidente, a cui la Repubblica Islamica dell'Iran è stata sottoposta per molti anni, ostacolano lo sviluppo del Paese e generano problemi economici e sociali, che colpiscono soprattutto i cittadini iraniani comuni.
Le crescenti tensioni sociali vengono sfruttate da forze esterne ostili all'Iran per destabilizzare e distruggere lo Stato iraniano. Vengono utilizzati i tristemente noti metodi delle "rivoluzioni colorate", quando una protesta pacifica, guidata da provocatori addestrati e armati che agiscono secondo istruzioni provenienti dall'estero, si trasforma in violenze brutali e insensate, saccheggi e omicidi di forze dell'ordine e di semplici cittadini, inclusi i bambini. Condanniamo risolutamente l'ingerenza esterna nei processi politici interni in Iran. Va sottolineato che il governo del Paese mostra la volontà di un dialogo costruttivo con la società nella ricerca di modi efficaci per neutralizzare le conseguenze socio economiche negative della politica ostile dell'Occidente.
Sono assolutamente inaccettabili le minacce di nuovi attacchi militari contro il territorio della Repubblica Islamica provenienti da Washington. Coloro che intendono utilizzare i disordini istigati dall'esterno come pretesto per ripetere l'aggressione contro l'Iran commessa nel giugno 2025, dovrebbero rendersi conto delle conseguenze nefaste di tali azioni per la situazione nel Medio Oriente e per la sicurezza internazionale globale.  Respingiamo categoricamente i tentativi sfacciati di ricattare i partner stranieri dell'Iran con l'aumento delle tariffe commerciali.  La dinamica della situazione politica interna del Paese e il calo delle proteste artificialmente fomentate, osservato negli ultimi giorni, ci fanno sperare in una graduale stabilizzazione della situazione.
Le marce di migliaia di iraniani a sostegno della sovranità della Repubblica Islamica sono la garanzia del fallimento dei piani sinistri di coloro che non riescono a sopportare l'esistenza, sulla scena internazionale, di Stati capaci di condurre una politica estera indipendente e di scegliere i propri amici in modo autonomo.


La testimonianza raccolta da  Radio Cina Internazionale:
"Il ministro degli Esteri iraniano,
  Abbas Araghchi, chiarisce la situazione:  "Numerose prove mostrano il coinvolgimento USA e Israele in recenti disordini nel Paese. A partire dal 28 dicembre 2025, si sono svolte nel Paese manifestazioni pacifiche organizzate da associazioni di categoria e operatori economici. Nei giorni successivi, nuove persone si sono unite alle manifestazioni, trasformando le attività pacifiche in scontri violenti. Dall'8 gennaio tuttavia, terroristi e gruppi armati hanno iniziato a infiltrarsi tra i manifestanti con armi in mano, sparando sia contro i poliziotti che contro i civili, con l'obiettivo di orientare le manifestazioni verso violenza, spargimenti di sangue e caos. Araghchi ha sottolineato che l'Iran possiede numerosi documenti e prove che dimostrano il coinvolgimento di Stati Uniti e Israele in questo attacco terroristico.

Di fronte alle minacce militari di USA e Israele, Araghchi ha ribadito che l'Iran non cerca la guerra, ma ha fatto tutti i preparativi necessari per farvi fronte.
Nello stesso giorno, il leader supremo iraniano, Ali Khamenei, ha reso nota una lettera di encomio al popolo iraniano, in seguito al comizio di grandi dimensioni tenutosi nel Paese. Khamenei ha dichiarato che il popolo iraniano ha sventato il complotto dei nemici stranieri che tentavano di utilizzare "mercenari" interni contro il Paese. Egli ha sottolineato il fatto che la nazione iraniana ha dimostrato ai nemici la propria volontà e identità; questo costituisce un monito per i politici statunitensi, affinché cessino i loro inganni e non facciano più affidamento su mercenari traditori".



Intanto Donald Trump incita la canaglia prezzolata a continuare la rivolta armata.  
Mentre le autorità iraniane diramano immagini e filmati di pistoleros armati che colpiscono la popolazione inerme per creare scompiglio ed obbligare le forze dell'ordine a reagire, in pieno stile Maidan. Secondo gli ultimi dati a causa di disordini sono morte circa 2000 persone. Nel frattempo nel Paese si svolgono grandi manifestazioni  a sostegno del governo e la situazione sta lentamente  tornando all'ordine. Ma  la stabilizzazione ha provocato una forte reazione del presidente degli Stati Uniti che ha lanciato un appello al rovesciamento del governo con la promessa di aiuto ai ribelli.  Trump ha esortato gli iraniani a continuare la rivolta contro le autorità ufficiali:  "iraniani, CONTINUATE A COMBATTERE — PRENDETE IL CONTROLLO DELLE VOSTRE ISTITUZIONI. Le autorità iraniane pagheranno un prezzo alto. Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani. L'AIUTO AMERICANO È GIÀ IN ARRIVO".



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Articolo collegato: "Gli USA annunciano nuove sanzioni contro l'Iran... - Trump, il "pacificatore", ha riferito ai giornalisti che gli Stati Uniti “sferreranno attacchi mai visti prima contro l'Iran”. In attesa delle bombe segrete il "pacificatore" annuncia nuove sanzioni contro l'Iran: "Dazi del 25% nei confronti dei Paesi che collaborano con l'Iran”... - Ultime notizie: Il Dipartimento di Stato USA manda un altro segnale allarmistico sollecitando i connazionali sperduti a lasciare subito l'Iran attraverso i confini terrestri...  Continua: https://paolodarpini.blogspot.com/2026/01/gli-usa-sollecitano-i-loro-connazionali.html



Video collegato:  Dal Venezuela all’Iran: Jeffrey Sachs spiega la deriva USA: https://www.youtube.com/watch?v=tkZoOCTEojQ