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martedì 16 agosto 2011

Valdo Vaccaro: "Azioni contro le allergie alla frutta, alle polveri, ai gatti.."




Lettera Ricevuta: SISTEMA IMMUNITARIO E VITA SERENA

Ciao Valdo, grazie per le tesine, sono davvero interessanti.
Come ecologista, da tempo avevo intuito e sapevo che il nostro benessere fisico e profondo dipende dal sistema immunitario. Io, il mio, cerco di trattarlo bene da due anni mangiando il 99% vegano, ma anche con altri accorgimenti che credo importanti, come cercare di vivere bene e in allegria, sorridere agli altri e sentirsi ricambiati, persino ogni tanto guardarmi allo specchio e sentirmi felice delle belle rughe che mi solcano il viso, e che non mi impediscono di sembrare ancora, a detta di tutti, un ragazzo nonostante i miei quasi 60 anni.
LA NUOVA ERA ECOZOICA

Quello che dici lo approvo in pieno e ho anche letto delle difficoltà che il tuo messaggio incontra tra le persone che non vogliono cambiare stile di vita e non ne capiscono l’importanza per loro stessi, per gli animali e il pianeta. La Maria Grazia è stata molto felice del tuo commento. Noi ormai ragioniamo in termini di Era Ecozoica (dalla bella visione di Thomas Berry) che ci permette di comprendere un po’ tutto quello che facciamo in senso ecopacifista, ecologista e vegano.

L’ALLERGIA AI GATTI

Proprio in questi giorni ho conosciuto una mamma disperata perché la propria bambina ha un’allergia fortissima ai gatti. E si chiede il perché di tutte queste allergie.
Io, per amore suo e dei gatti, ho inviato alla bambina un mio CD dedicato a Gianni Rodari, con una canzone sui gatti, e poi ho chiesto alla mamma che tipo di alimentazione segue la bambina, e che forse con un cambio verso il veganismo potrebbe almeno alleviare il problema e migliorare il sistema immunitario. Poi ho letto le tue tesine! E quindi penso d essere arrivato vicino alla soluzione del problema. Mi puoi dire qualcosa al riguardo? Oppure posso mettere la mamma in contatto con te?
Un caro saluto.
Stefano

*****
RISPOSTA Di ALDO VACCARO

SPIE ROSSE CHIAMATE ALLERGENI

Ciao Stefano, credo che tu abbia già detto le cose giuste a quella mamma.
Tutte le allergie denotano una scarsa tollerabilità alle sostanze che si ingeriscono, alle polveri che si respirano, ai profumi e agli odori che si annusano, e persino alle cose che si vedono, si immaginano o si apprendono.
Non sono malattie ma semplici spie rosse, ovvero segnali di allarme annuncianti che un determinato corpo è saturo di tossine ai limiti della sopportabilità, per cui ogni piccolo stress aggiuntivo va ad attivare il segnale d’allarme chiamato allergia.
E’ un po’ come quando le vicende della vita, o anche fatti casuali come la vicinanza di qualcuno che per qualsiasi motivo ti stressa, ti fanno perdere la pazienza e ti fanno dire “basta, non se ne può più”.
In tal caso, il nostro margine di sopportazione psicologica si riduce al minimo e diventiamo allergici ad altri torti, per cui ogni nuova offesa diventa come la famosa goccia che fa traboccare il vaso.

DA DOVE ARRIVA L’IMPREGNAZIONE TOSSICA?

Chiaro dunque che un corpo allergico è un corpo alterato, stressato, indebolito, impregnato di veleni e tossine che hanno reso il suo sangue denso e circolante con lentezza.

Cosa può aver provocato in una bambina tali alterazioni?
Sicuramente gli interventi vaccinatori che rappresentano la peggiore invenzione mai concepita dalla medicina.

Sicuramente alcune situazioni comportamentali, tipo lo stare troppo in casa o davanti al televisore.

Sicuramente alcune abitudini alimentari di tipo non eliminativo ma accumulativo ed intasante.

Il ruolo delle proteine animali e dei latticini rappresenta una costante nell’acidificazione dell’infanzia a livello mondiale.

VITA ALL’ARIA APERTA

Bisognerà insegnare a quella bambina l’arte del respiro ritmico e approfondito, e non più soltanto pettorale. Bisognerà farla giocare di più non con le bambole ma piuttosto con la cordicella e con la palla.
Farla insomma correre, esercitarsi, salire sugli alberi, saltare di più e sudare di più.

Vivere al sole e all’aria aperta.

Insegnarle la saggia pratica di accaldarsi e di fare immediatamente la doccia e asciugarsi in modo accurato e vigoroso prima che il corpo si raffreddi.
Trovarle delle amichette e organizzare tra loro una partita a pallavolo o a palla prigioniera, o anche a tennis o a tennis da tavolo.
Sempre attività fisiche, aerobiche e sociali che coinvolgano ed implichino fatica, divertimento e distrazione.

CHELAZIONE NATURALE E PROGRESSIVA CON IL DERMA IN PRIMO PIANO

Il corpo, in quel modo, diventerà un sistema smaltente e scaricante, e non più un organismo pigro e tendente all’autointossicazione.
Il corpo, in quel modo, sarà soggetto al ripescaggio dei veleni interni e a una specie di chelazione naturale progressiva e costante, dove la pelle giocherà un ruolo emuntorio ed escretivo importantissimo, alleandosi ai polmoni e al sistema renale.

NUTRIZIONE NATURALE, INNOCENTE E VITALE

Chiaro che l’alimentazione dovrà essere di tipo rigorosamente vegano e vitale, con la frutta di stagione e le verdure crude in primo piano, con mandorle, pinoli, semini vari, germogli e cereali.
Con qualche centrifugato di carote-sedani-rape-bietole-mele.
Con la crema di avena e il germe di grano a supporto delle nuove fatiche muscolari e della sua crescita.
Con l’uvetta, i fichi secchi e i datteri al posto dei dolci, delle caramelle, delle merendine e dei gelati confezionati.
Importante coinvolgere e responsabilizzare la bambina nel fatto che non esiste sangue, non esiste latte e non esiste crudeltà contro nessun altro essere vivente, nelle sostanze che ora sta assumendo

MAI FORZARE MA SEMPRE PROPORRE E FACILITARE

Sia il nuovo stile di vita più attivo che il nuovo sistema nutrizionale, dovranno essere improntati alla progressività, alla giocosità, e mai alla forzatura ed all’imposizione.

L’amicizia, la vicinanza e il contatto col gatto e con altri animali tipo il coniglietto, il cane, la tartaruga, si realizzano meglio all’aria aperta e in un angolo del giardino o della terrazza, dove è garantita sia la salute della bambina che quella degli animaletti ospitati.

Valdo Vaccaro

domenica 27 febbraio 2011

Veleni per pets... tutto riguardante il cibo di "Fido" e dei suoi fratelli.........

Come avvelenare i nostri beniamini senza saperlo...!

Il cibo pronto per i nostri animali d’affezione rappresenta spesso un pasto succulento solo per le ditte produttrici, che all’ombra di strategie opportunamente mascherate muovono un giro d’affari miliardario. Ci sarebbe da stupirsi se ad essere coinvolte, una volta tanto, non fossero le stesse multinazionali tristemente note per lo sfruttamento incondizionato di risorse naturali e umane, visto che l’industria del pet-food è solo una ramificazione e il punto di approdo di una strategia di marketing globale finalizzata all’ottimizzazione dei profitti.

In passato gli scarti di macellazione si consideravano alla stregua dei rifiuti e di conseguenza dovevano essere smaltiti. Durante gli ultimi anni la tendenza è stata quella di trattare la materia prima negli impianti appropriati, al fine di recuperare risorse preziose come grassi e proteine.

L’industria della carne destinata al consumo umano si serve degli scarti di macellazione, denominati “sottoprodotto”, e che noi immaginiamo vengano distrutti, per produrre crocchette e bocconcini che non hanno davvero l’aspetto di ossa, carcasse, sangue, tessuto connettivo, testa, visceri, zoccoli, intestino, cartilagini, piume, ghiandole e, purtroppo spesso, parti malate e cancerose. Anche cani e gatti domestici o randagi, ai quali viene praticata l’eutanasia, possono rientrare nelle preparazioni di pet-food delle multinazionali americane*, confusi e inglobati alla voce “carne” o “farina di carne”.

I metodi di cottura usati nella produzione del cibo per Fido, come il riciclaggio e l’estrusione, non sempre distruggono ormoni, antibiotici e barbiturici, largamente impiegati nei moderni allevamenti intensivi.

Oltre alle farine di carne ottenute attraverso il riciclaggio delle carcasse, fra gli ingredienti più frequenti in queste preparazioni troviamo i cereali, composti principalmente da farine di glutine che spesso non sono completamente assimilati da cani e gatti; molti prodotti chimici che ne alterano il gusto e l’olfatto, le caratteristiche organolettiche e l’aspetto; coloranti, emulsionanti e sostanze che ne ritardano il deterioramento. Qui in basso riportiamo una lista degli additivi più comuni:

Agenti anticoagulanti - Lubrificanti – Agenti antimicrobici – Dolcificanti ipocalorici – Antiossidanti – Dolcificanti calorici – Coloranti – Agenti ossidanti e dimagranti – Agenti affumicanti – Agenti per il controllo del pH – Agenti deidratanti – Ausili di processo – Emulsionanti- Isolanti – Agenti fissanti – Solventi, veicoli – Esaltatori di gusto – Stabilizzatori, inspessitori – Aromatizzanti – Agenti attivi superficiali – Agenti per il trattamento delle farine – Agenti di finitura superficiale - Ausili di formula – Sostanze sinergizzanti – Umidificatori – Tessuti- Lievitanti

L’industria alimentare dedicata ai nostri amici a quattro zampe ha cominciato ad affermarsi intorno agli anni ’70 e i consumatori hanno subito imparato ad apprezzarne la convenienza e praticità, sostenuta da una massiccia campagna mediatica che scoraggiava l’utilizzo degli scarti di cucina, definiti pericolosi.

La grande distribuzione ha fatto poi il resto, rendendo quell’insulsa poltiglia variegata nella forma e nel colore, accattivante nelle sue numerose versioni di latta o cartone e salutare nelle belle immagini di presentazione appiccicate. In breve tempo la vendita di questi mangimi ha superato le pappe pronte per bambini e l’offerta si è diversificata a tal punto da prevedere diete specializzate per la cura delle patologie più comuni e pasti adatti ad ogni fase dello sviluppo,
formulazioni attente alla razza, al sesso, ai comportamenti di cani e gatti e, naturalmente, alle ossessioni dei padroni oggetto di queste subdole campagne pubblicitarie.

Non è molto difficile comprendere che il cibo industriale è materiale organico di dubbia qualità, perchè composto da grassi portati a elevate temperature e residui di macellazione bolliti e omogeneizzati. In questo modo, inoltre, con l’acqua sporca si butta anche il bambino, dato che simili trattamenti distruggono vitamine e proteine, notoriamente termolabili. Questa schifezza in ultimo è condita e spruzzata con dosi massicce di additivi e conservanti che la letteratura veterinaria spesso associa all’insorgenza di gravi patologie quali cancro, insufficienza renale, diabete, pancreatite, problemi ai denti, abbassamento delle difese immunitarie e un numero imprecisato di allergie.

L’esperienza clinica dimostra che la vita di un animale alimentato con mangime secco e scatolette si accorcia di quasi la metà, ma questo non dovrebbe sorprendere neppure il consumatore più distratto, che senz’altro non si sognerebbe mai di mangiare quotidianamente cibo inscatolato. Solo un’alimentazione varia, fresca e possibilmente cruda, secondo un piano nutrizionale bilanciato, è in grado di assicurare una buona salute ai nostri animali domestici.

Dallo scorso settembre è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo sui mangimi animali, che potranno essere immessi sul mercato e utilizzati unicamente «se sicuri» e «privi di effetti nocivi diretti sull’ambiente o sul benessere degli animali».

Gli operatori del settore dovranno garantire che i loro mangimi siano «sani, genuini, di qualità leale, adatti all’impiego previsto e di natura commerciabile», nonché «etichettati, imballati e presentati» conformemente alle disposizioni del regolamento e degli altri pertinenti atti della legislazione comunitaria. Non dovranno invece contenere o essere costituiti di materie prime la cui immissione sul mercato o il cui uso ai fini dell’alimentazione animale «sono limitati o vietati».

Come per i prodotti alimentari, poi, gli operatori del settore saranno responsabili della rintracciabilità dei mangimi, essendo in grado di individuare chi abbia fornito loro un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare o qualsiasi sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un mangime. Il regolamento, inoltre, prevede che le materie prime siano assolutamente esenti da impurità chimiche derivanti dal processo di fabbricazione e dai coadiuvanti tecnologici, una restrizione del numero degli additivi utilizzati, prescrizioni supplementari obbligatorie per le etichette degli alimenti destinati ad animali da compagnia. Tra queste figura l’indicazione di un numero di telefono gratuito per consentire all’acquirente di ottenere altre informazioni sugli additivi addizionati e sulle materie prime aggiunte.

Un lato ancora più oscuro e meno prevedibile riguarda inoltre i test sugli animali compiuti da molte industrie del settore per verificare la bontà dei loro prodotti. Questo genere di sperimentazione, a differenza di quella farmacologica, non è necessaria per legge né rappresenta una garanzia a tutela del consumatore, che difficilmente considererebbe eticamente sostenibile l’idea di avvelenare altri cani per dimostrare che tali intrugli, sul campione testato, sono risultati relativamente sicuri. Purtroppo i test di tossicità, sempre invasivi e spesso mortali, eseguiti su un gruppo di controllo con caratteristiche simili o analoghe al destinatario finale, in funzione di ciò che si vuole sostenere, rappresentano una pratica tanto crudele quanto sconosciuta e frequente. In questi casi vale l’osservazione che i prodotti di qualità e le materie prime fresche non hanno controindicazioni; se in discussione fosse esclusivamente la bontà del prodotto, e non l’interesse delle industrie, basterebbe una semplice prova del livello di gradimento: non ci sarebbe alcuna ragione per testare additivi e conservanti, addensanti e farine di carne, presenti esclusivamente nel cibo-spazzatura.

Nives - Il Randagio

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