Visualizzazione post con etichetta Goldman Sachs. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Goldman Sachs. Mostra tutti i post

giovedì 15 marzo 2012

Addio a Goldman Sachs... fabbrica di soldi senza alcuna etica




Lettera choc al New York Times di un banchiere dimissionario sulla vita in Goldman Sachs una delle prime banche d’affari nel mondo, il gruppo finanziario che ha dato tanti “tecnici” ai governi americani (e non solo americani), in particolare all’amministrazione Obama, a partire da Tim Geithner, il ministro del Tesoro. Nel j’accuse che il quotidiano newyorkese pubblica nella pagina degli editoriali e dei commenti (guarda il pop-up) Greg Smith, già capo dei derivati in Europa, Africa, Medioriente, parla di «un ambiente mai stato più tossico e distruttivo come ora» e che avrebbe smarrito l’etica e la cifra che un tempo ne faceva un’ istituzione del paese. «Niente di illegale» precisa l’autore, ma il «fare soldi» sembra oggi l’unica mission da inseguire anche a spese dei clienti che alcuni in banca chiamerebbero «muppets», pupazzi. Un attacco frontale alla gestione di Lloyd Blankfein, il Ceo, che scrive a sua volta ai dipendenti: «Che delusione, nulla di vero».

WAKE-UP CALL - «Oggi è il mio ultimo giorno a Goldman Sachs e dopo averci lavorato per 12 anni posso dirvi che l’ambiente nella banca non è mai stato più tossico e distruttivo di adesso». «Una volta Goldman stava dalla parte dei clienti», tempi andati secondo il manager che sostiene di aver «visto almeno cinque dirigenti definire i loro clienti muppets, pupazzi, nelle email interna. Una volta la leadership dipendeva dalle idee e dagli esempi che davi «ora se generi molti soldi per l’azienda, vieni promosso». «Spero che questa possa essere una sveglia per il consiglio d’amministrazione, il cliente deve tornare a essere il punto focale dell’azienda»

LA REPLICA – «Non occorre neppure dire quanta delusione c’è per le affermazioni di questo individuo, affermazioni che non rispecchiano i valori dell’azienda e la sua cultura» ha scritto poi Blankfein in un messaggio a doppia firma con il direttore operativo Gary Cohn. «Tutti hanno diritto alla propria opinione» e che in un’azienda con oltre 30.000 dipendenti ci possono essere malumori è prevedibile «ma è una cosa spiacevole quando uno parla a voce più alta del normale e dalle pagine di un giornale». Blankfein e Cohn concludono scrivendo che «non siamo perfetti, ma rispondiamo in modo serio e concreto se c’è un problema, lo abbiamo dimostrato con i fatti» anche durante la crisi, quando la banca «ha avuto la sua parte di problemi».

Paola Pica
twitter:@paolapica

(Fonte: Solleviamoci)

martedì 20 dicembre 2011

Finalmente un italiano di spessore... dopo Churchill con la triplice intesa, Hitler con la triplice alleanza.. ecco monti con la trilaterale




Mario Monti vanta lunghi studi all'estero. Trascorre un anno presso la prestigiosa Università di Yale, dove diventa allievo di James Tobin, premio Nobel per l'Economia nel 1981. Non abbiamo prove di una sua affiliazione alla Skull and Bones, la celeberrima e potente società segreta di ispirazione mondialista che dal 1832 ha sede presso quel prestigioso ateneo statunitense. Abbiamo però la prova che il professore varesino rappresenti un autentico apostolo del pensiero mondialista.

Alcune inequivocabili circostanze lo attestano.club bilderbergMario Monti era membro del Bilderberg Group. La notizia è passata sui media con una certa nonchalance. Istituito nel 1954 presso il castello olandese di Bilderberg, questo esclusivissimo club si ritrova segretamente ogni anno per decidere del futuro dell'umanità. Si tratta dei 130 uomini più potenti e influenti del mondo riuniti in una stessa stanza, che guardie armate tengono lontana da occhi indiscreti. In più di cinquant'anni d'incontri è sempre stata vietata la presenza della stampa, non sono mai state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni degli intervenuti, e non è mai stato svelato l'ordine del giorno.

A prescindere da cosa realmente accada in quel segreto consesso, il solo fatto di come si svolga e di chi lo componga non risponde certo a una logica di democrazia e trasparenza. Fino all'ultimo momento resta occulto il luogo degli incontri e si interviene solo su espresso invito, che non può essere pubblicamente divulgato, pena la mancata partecipazione.David Rockefeller Per comprendere meglio di cosa si tratti è sufficiente leggere quanto sul tema ha scritto William Vincent Shannon, non esattamente un paranoico complottista, ma un prestigioso giornalista, redattore del New York Times e ambasciatore degli Stati Uniti in Irlanda durante la presidenza Carter (1977-1981): «I membri del Bilderberg stanno costruendo l'era del post nazionalismo: quando non avremo più paesi, ma piuttosto regioni della terra circondate da valori universali.Sarebbe a dire, un'economia globale; un governo mondiale (selezionato piuttosto che eletto) e una religione universale. Per essere sicuri di raggiungere questi obiettivi, i Bilderberger si concentrano su di un "approccio maggiormente tecnico" e su di una minore consapevolezza da parte del pubblico in generale». Del resto, lo stesso fondatore del Bilderberg Group, il principe Bernardo d'Olanda, sul punto era stato chiaro: «È difficile rieducare gente allevata al nazionalismo all'idea di rinunciare a parte della loro egemonia a favore di un potere sovranazionale ».

Onesto, a suo modo, è stato pure David Rockefeller - altro Bilderberg di razza - il quale ha lasciato scritto nelle sue Memorie (2002): «Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come "internazionalisti", e di cospirare con altri nel mondo per costruire una più integrata struttura politico-economica globale, un nuovo mondo, se volete. Se questa è l'accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo».Il Times, che non può certo definirsi un foglio complottista, nel 1977 descrisse i membri del Bilderberg Group come «una congrega dei più ricchi, dei più economicamente e politicamente potenti e influenti uomini nel mondo occidentale, che si incontrano segretamente per pianificare eventi che poi sembrano accadere per caso». A conferma, si possono elencare alcune singolari coincidenze (per citare i casi più noti e più recenti) dovute a fatti accaduti dopo gli incontri del Bilderberg. Bill Clinton partecipa al meeting del 1991; vince le primarie del Partito democratico, e da oscuro governatore dell'Arkansas diventa presidente degli Stati Uniti nel 1992. Tony Blair partecipa al meeting del 1993; diventa il leader del Partito laburista nel luglio del 1994, e viene eletto primo ministro nel maggio del 1997.

George Robertson partecipa al meeting del 1998; viene nominato segretario generale della Nato nell'agosto del 1999. Romano Prodi partecipa al meeting del 1999; riceve l'incarico di presidente dell'Unione europea nel settembre del 1999, ricoprendo tale incarico fino a gennaio 2005; nel 2006 viene eletto presidente del Consiglio italiano. Sembra confermata ancora una volta la saggia conclusione del barone Denis Winston Healey, ex ministro britannico della Difesa (1964-1970) e delle Finanze (1974- 1979): «Quel che accade nel mondo non avviene per caso; si tratta di eventi fatti succedere, sia che abbiano a che fare con questioni nazionali o commerciali, e la maggioranza di questi eventi sono inscenati da quelli che maneggiano la finanza».Per chi volesse saperne di più, consiglio la lettura di un ottimo testo intitolato The True Story of the Bilderberg Group, di Daniel Estulin, un libro di 340 pagine, corredato da una preziosa documentazione, che raccoglie i risultati di una indagine durata anni sull'intoccabile gruppo elitario di cui la stampa ufficiale appare sempre reticente. La seconda prova della propensione mondialista del professor Monti risiede nel fatto che egli faccia anche parte della Trilateral Commission.

Anzi, per essere precisi, ricopre la carica di presidente per l'Europa nel triennio 2010-2012. Chi ha l'avventura di accedere al sito ufficiale di quella istituzione (www.trilateral.org), troverà, infatti, una lettera di presentazione sottoscritta da Mario Monti, quale European Chair, da Joseph S. Nye, Jr., quale North American Chair, e da Yotaro Kobayashi, quale Pacific Asian Chair, con tanto di fotografia.Ufficialmente si tratta di un think-tank fondato nel 1973 da David Rockefeller con forte impronta mondialista.

Il professor Piergiorgio Odifreddi ha invece liquidato il prestigioso pensatoio internazionale definendolo, su Repubblica (9 novembre 2011), «una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e nipponica ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger». Quella di Odifreddi non rappresenta, ovviamente, l'unica voce critica nei confronti della Trilateral.Nel 1979 l'ex governatore repubblicano Barry Goldwater la descriveva come «un abile e coordinato sforzo per prendere il controllo e consolidare i quattro centri di potere: politico, monetario, intellettuale ed ecclesiastico grazie alla creazione di una potenza economica mondiale superiore ai governi politici degli stati coinvolti».

Lo scrittore francese Jacques Bordiot sosteneva, inoltre, che per far parte della Trilateral, era necessario che i candidati fossero «giudicati in grado di comprendere il grande disegno mondiale dell'organizzazione e di lavorare utilmente alla sua realizzazione », e precisava che il vero obiettivo della Trilateral fosse quello «di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale».Il canadese Gilbert Larochelle, professore di filosofia politica presso l'Università del Québec, nel suo interessante saggio L'imaginaire technocratique, pubblicato a Montréal nel 1990, ha definito, più semplicemente, la Trilateral come una privilegiata élite tecnocratica: «La cittadella trilaterale è un luogo protetto dove la téchne è legge e dove sentinelle, dalle torri di guardia, vegliano e sorvegliano.

Ricorrere alla competenza non è affatto un lusso, ma offre la possibilità di mettere la società di fronte a se stessa. Il maggiore benessere deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano criteri per poi inviarli verso il basso». Il connotato resta sempre il medesimo: poca democrazia e poca trasparenza.

Piccolo inciso legato all'attualità della cronaca politica: un altro italiano membro della Trilateral è l'onorevole Enrico Letta, al centro di una polemica per uno strano biglietto inviato al consociato professor Monti. La terza prova della visione mondialista di Mario Monti sta nel fatto di essere un uomo Goldman Sachs. Per comprendere la reale natura di tale istituzione non occorre addentrarsi nei siti complottisti.È sufficiente leggere sul Monde del 16 novembre 2011 (giorno dell'investitura di Monti) l'articolo di Marc Roche, corrispondente da Londra, dal titolo sintomatico: «La "franc-maçonnerie" européenne de Goldman Sachs». Si tratta di una vera e propria requisitoria contro la potente banca d'affari. Per il Monde, Goldman Sachs funziona come la massoneria, in cui ex dirigenti, consiglieri ma anche trader della banca d'affari americana si ritrovano oggi al potere nei paesi europei chiave per la gestione della crisi finanziaria. In Europa, Goldman Sachs si è fatta fautrice di una forma di «capitalismo delle relazioni », e punta a piazzare i suoi uomini.

Napolitano Può sembrare esagerato il giudizio del Monde, ma forse non lo è se si pensa a un'altra singolare coincidenza. Si tratta del fatto che l'omologo greco di Mario Monti, il professor Lucas Papademos (anch'egli studi statunitensi), già vicepresidente della Bce (dal 2002 al 2010), e ora tecnocrate mandato a commissariare il governo ellenico, è un altro uomo Goldman Sachs. Oltre che - guarda caso - membro anche lui della Trilateral Commission. Il panorama si fa ancora più inquietante se si considera che l'uomo Goldman Sachs più potente in Europa è Mario Draghi.

Nonostante tutte queste sinistre coincidenze, faccio ancora fatica a cedere alle suggestioni complottiste. Confesso, però, che quando ho letto sul quotidiano economico Milano Finanza che è stata proprio Goldman Sachs a innescare l'ondata di vendite di Btp il 10 novembre scorso, un pensiero cattivo mi ha attraversato la mente. Sarà forse perché il giorno prima, il 9 novembre, Mario Monti è stato nominato senatore a vita dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Una settimana dopo sarebbe stato premier sull'onda degli spread. Coincidenze, ne sono certo.

Gianfranco Amato per "Italia Oggi"

Original Page: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-33400.htm

sabato 17 dicembre 2011

Monti Mario detto il bancario.. ed alcune cosette che so di lui.. di Bilderberg, della Trilaterale e di Goldman Sachs




Da quando il presidente Napolitano ha annunciato, prima in maniera implicita, poi esplicitamente e in maniera formale, di voler affidare a Mario Monti la creazione di un nuovo governo, sono iniziate a circolare molte voci sulla carriera e gli incarichi assunti negli anni dall’economista. I detrattori accusano Monti di far parte di grandi banche di investimenti come Goldman Sachs e di essere parte attiva in alcune associazioni – specialmente il gruppo Bilderberg e la Commissione Trilaterale. Queste organizzazioni vengono spesso accusate di essere al lavoro per costruire una grande cospirazione, un “nuovo ordine mondiale”, per favorire banche, multinazionali, i-poteri-forti e le grandi potenze mondiali. Allora abbiamo messo insieme le cose che si sanno su queste organizzazioni e sul ruolo del potenziale futuro presidente del Consiglio al loro interno.

Gruppo Bilderberg

È un gruppo che si riunisce una volta all’anno e i cui incontri riservati furono organizzati per la prima volta a fine maggio del 1954 presso l’Hotel de Bilderberg (Oosterbeek, Paesi Bassi), luogo che diede anche il nome all’iniziativa. L’associazione nacque con lo scopo di contrastare l’antiamericanismo nell’Europa occidentale e per incentivare maggiore collaborazione tra Stati Uniti e paesi europei sia sul fronte politico che su quello finanziario. Il gruppo organizza di norma una sola riunione all’anno cui sono invitati meno di 150 partecipanti, solitamente personaggi influenti dal mondo delle imprese, della finanza, delle università e della politica. Gli incontri durano pochi giorni e sono preclusi ai giornalisti, che non possono nemmeno avvicinarsi alle aree in cui si tiene il summit. La zona degli incontri è sorvegliata di solito da società di sicurezza private, a volte con il sostegno delle forze dell’ordine. Chi si avvicina o prova a ottenere informazioni viene rapidamente allontanato (quest’anno Mario Borghezio della Lega Nord fu arrestato dalla polizia e successivamente bandito dal Cantone dei Grigioni per tutta la durata del summit).

Proprio a causa dell’estrema riservatezza, nel corso degli anni il gruppo Bilderberg è stato accusato di ordire oscure cospirazioni da parte di attivisti e organizzazioni politiche, che paragonano spesso gli incontri dei partecipanti a quelli della massoneria intenta a creare un “nuovo ordine mondiale”, per quanto non ci sia alcuna prova che durante i convegni si siano mai fatte discussioni o prese decisioni di questo genere (non si capisce nemmeno quali dovrebbero essere, queste decisioni). Le opinioni sul tipo di cospirazioni cambiano molto a seconda dei detrattori e così anche le ipotesi sui risultati raggiunti da oltre mezzo secolo. Gli organizzatori degli incontri difendono la scelta di svolgere tutto senza far trapelare informazioni: i partecipanti ai convegni si sentono così liberi di dire davvero che cosa pensano senza temere la diffusione delle loro dichiarazioni da parte della stampa.

Mario Monti è membro del Consiglio direttivo del gruppo Bilderberg dallo scorso anno. Il Consiglio viene eletto ogni quattro anni e non ci sono limiti al numero dei mandati per i singoli consiglieri: si occupa di organizzare l’incontro annuale e di selezionarne i partecipanti. Monti risulta tra gli invitati dell’incontro dello scorso giugno a Saint Moritz (Svizzera), ma non è l’unico italiano ad avervi partecipato. Nella lista compaiono anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, Franco Bernabè (Telecom), John Elkann (FIAT), e Paolo Scaroni (ENI). I temi affrontati durante l’incontro sono stati molteplici: dal ruolo delle economie emergenti all’innovazione tecnologica nelle economie occidentali, passando per le sfide per l’economia europea. Proprio per le ragioni di riservatezza con cui sono organizzati gli incontri, non sappiamo che cosa abbia fatto o detto Monti durante il summit (a cui di recente hanno preso parte anche, tra gli altri, Barroso e Van Rompuy). In veste di presidente della Bocconi, Monti ha partecipato agli incontri del gruppo Bilderberg anche nel 2010 e nel 2009.

Commissione Trilaterale

È una organizzazione non governativa fondata nel 1973 dal magnate statunitense David Rockefeller per favorire la cooperazione tra Europa, Stati Uniti e Giappone. L’obiettivo all’epoca era quello di superare le distanze e i disaccordi tra queste tre parti del mondo, cercando di aprire il dialogo e il confronto su temi di natura politica ed economica. Il Nord America è rappresentato da 120 membri, l’Europa da 170 e l’Asia da 85 membri (nel corso degli anni l’organizzazione si è aperta ad altri paesi orientali oltre il Giappone). La Commissione Trilaterale è stata criticata da organizzazioni politiche e di attivisti con motivazioni simili a quelle usate per il gruppo Bilderberg. L’accusa è quella di voler creare un sistema sovranazionale per gestire il potere senza alcuna legittimazione democratica.

Mario Monti è direttamente impegnato nell’organizzazione come presidente del gruppo europeo dal 2010, affiancato da un presidente per il gruppo americano e da uno per l’area asiatica. Tra i membri italiani della Trilaterale [pdf] ci sono anche Enrico Letta (PD), Carlo Pesenti (Italcementi), Luigi Ramponi (PdL, ex Comandante della Guardia di Finanza ed ex direttore del SISMI), Maurizio Sella (Banca Sella) e Marco Tronchetti Provera (Pirelli). Monti ha il compito di coordinare il lavoro del nucleo europeo dell’organizzazione. Nel corso degli incontri globali, in genere uno l’anno, e di quelli in Europa, la Commissione Trilaterale si occupa di questioni economiche e produce analisi e previsioni sull’andamento dei mercati, sulle opportunità per imprese e altre organizzazioni di collaborazione. I risultati degli incontri e degli studi vengono pubblicati regolarmente e pubblicamente, evitando le chiusure e la segretezza del gruppo Bilderberg.

Goldman Sachs

È una delle più grandi e importanti banche di affari del mondo. Ha sede legale negli Stati Uniti ed è quotata alla borsa di New York. Offre consulenze a migliaia di società, che la utilizzano per gestire i loro investimenti, per ristrutturarsi e per effettuare nuove acquisizioni. La banca si occupa anche degli investimenti a rischio e sui derivati, e amministra fondi previdenziali. Considerata la sua enorme influenza, è stata spesso criticata per aver condizionato l’andamento dei mercati o aver favorito speculazioni spregiudicate, che hanno contribuito alla progressiva crisi finanziaria di questi ultimi anni.

Mario Monti è diventato nel 2005 consulente internazionale di Goldman Sachs International. Da allora si è occupato di politica internazionale e mercati di capitali, offrendo la propria consulenza per il Goldman Sachs Global Markets Institute. Ha realizzato rapporti e analisi sostenendo le proprie teorie economiche in materia di stabilità dei conti pubblici e liberalizzazioni. Monti non ha alcun ruolo esecutivo o dirigenziale all’interno della banca.
foto: L’hotel di St Moritz, Svizzera, dove il gruppo Bilderberg si è riunito nel giugno di quest’anno.


(FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)
(Il Post)

domenica 13 novembre 2011

L'Italia in mano al governo ombra mondiale... Goldman Sachs, Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale... ed altri poteri occulti




E così il Governo Berlusconi, screditato a livello mondiale a causa delle frequentazioni con prostitute e ragazze giovanissime, è “finalmente” (altrimenti l’Italia sarebbe andata in bancarotta) caduto e la nomina a nuovo Capo del Governo è stata affidata al prof. Mario Monti, Preside dell’Università Bocconi di Milano, ex Commissario Europeo e, soprattutto, Presidente Europeo della Commissione Trilaterale (Trilateral Commission) , organizzazione fondata il 23 giugno 1973 per iniziativa di David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank, e di altri dirigenti del gruppo Bilderberg e del Council on Foreign Relations, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski.

La Trilaterale è un’organizzazione mondialista che ha sede a New York ed è composta da più di 300 influenti privati cittadini (uomini d'affari, politici, intellettuali) dall'Europa, dal Giappone e dal Nord America, con l'obiettivo di favorire e guidare la globalizzazione liberal-capitalista del pianeta e l’omogeneizzazione di tutti i popoli e di tutti gli Stati. Per lo scrittore francese Jacques Bordiot "il vero obiettivo della Trilaterale è di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale".("Prèsent", 28 e 29 gennaio 1985).

Monti, recentemente nominato Senatore a vita dal Presidente Napolitano, è un’espressione dei poteri forti, bancari e plutocratici, che cercano di guidare i destini del Mondo, inùfatti oltre che Presidente della Commissione Trilaterale per l’Europa, è anche membro del Gruppo Bildemberg, che ogni anno riunisce in Svizzera i più alti sacerdoti della globalizzazione liberista, consulente internazionale della Coca Cola Company e della Goldman Sachs, una delle più grandi banca d’affari del mondo, la stessa che ha avuto quale consulente un altro ex Commissario Europeo ed ex Presidente del Consiglio dei Ministri, l’on. Prof. Romano Prodi, e quale Vice-Presidente l’ex Governatore della Banca d’Italia ed attuale Governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi.

Il Governo Monti difficilmente, a mio parere, farà gli interessi del popolo ma sicuramente lo farà delle organizzazioni plutocratico-mondialiste del quale è espressione, di quei poteri forti legati alle lobby anglo-americane che vedeva con sospetto l’Italia di Berlusconi troppo amica della Russia di Putin e della Libia di Gheddafi e che troppo spesso dimenticava che da quando gli anglo-americani sono sbarcati in Sicilia nel 1943 (e non se ne sono più andati) l’Italia non deve avere più una politica estera autonoma ma bensì seguire gli ordini delle lobby liberal-mondialiste atlantiche delle quali Monti è espressione.

Il Governo Monti, sarà internazionalmente ben accettato avendo il sostegno della “cittadella trilaterale, luogo protetto, dove la tecné è legge e dove sentinelle della torre di guardia vegliano e sorvegliano”, l’Italia sarà così inserita in quel Nuovo Ordine Mondiale (Novus Ordo Mundi o New World Orden –NWO) dove la sinarchia o governo ombra del mondo, detta legge.

Spulciando tra i pochi (appena 5 su un totale di 300 a livello mondiale) italiani della Trilaterale, tra banchieri ed industriali abbiamo notato che c’è anche un parlamentare, è l’on. Enrico Letta del PD, sarà forse lui, dopo Prodi e Monti il prossimo Premier espressione delle lobby mondialiste nel nostro Paese?

Filippo Ortenzi

(Fonte: La Tua Voce)

giovedì 6 ottobre 2011

Crescita dell’impero finanziario bancario di Goldman Sachs e sottomissione feudale degli stati a sovranità limitata…



Comunicazioni di servizio

C’è un intervista effettuata dalla BBC in diretta, ad un trader, un operatore di borsa, o presunto tale, che ha già fatto il giro del mondo, soprattutto nel mondo del web. Perché tutto questa rilevanza ad una intervista di pochi minuti ad un esperto di questioni finanziarie?

Perché il trader ha detto alcune importanti cose, che comunque risultano scioccanti per il grande pubblico televisivo, che non è abituato a sentire come stanno veramente le cose e quindi è impreparato a notizie di questo tipo.

Ma cosa ha detto di tanto importante questo signore di nome Alessio Rastani? Ha detto che: questa crisi è come un cancro. Se aspettano e aspettano senza fare niente, questo cancro continuerà a crescere e sarà troppo tardi. Quello che dovrebbero fare è prepararsi.

Questo non è il momento di credere che i governi sistemeranno le cose. Loro non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo.

Una verità accecante, tanto è chiara per chi da diversi anni segue le vicende finanziarie economiche legate alla crisi. La più grave crisi che l’umanità abbia mai subito. Il trader ha detto che: Il re è nudo.

Goldman Sachs è la più potente delle banche considerate comunemente troppo grandi per poter fallire. Insieme a lei (Citigroup, JPMorgan, Morgan Stanley, Bank of America, (HSBC), oltre alle Inglesi Royal Bank of Scotland-AbnAmro e Barclays, alla tedesca Deutsche Bank, hanno in mano oltre l’80% del mercato mondiale dei derivati.

Le stime dei prodotti derivati mondiali, si aggirano intorno ai 400/500 mila miliardi di dollari. Una cifra pazzesca pari a 7/8 volte il pil mondiale, l’intera produzione mondiale, quella che deriva dall’economia reale, cioè dal lavoro di miliardi di persone. La finanziarizzazione dell’economia ci ha portato alla crisi del 2008 e probabilmente ci porterà ad una situazione di gran lunga peggiore di questa attuale, perché fra tutti questi prodotti finanziari ce ne sono ancora molti di tossici.

E sono ancora belli tutti lì, nei bilanci delle banche che continuano a iscriverli fra i loro attivi, ad un valore che non corrisponde affatto alla realtà.

Con i prodotti finanziari ad alto rischio si continua a giocare anche oggi, cds, cdo, cartolarizzazioni, etf sintetici, swap e quello che è stato definito azzardo morale continua ad essere la molla che muove tutta l’industria finanziaria. Ecco perché è nata la seconda bolla quella degli attacchi ai debiti sovrani. Il declassamento del rating dei debiti pubblici (fra cui quello dell’Italia) fa parte del disegno organizzato da queste banche, con la complicità delle agenzie di rating, (anche loro di derivazione anglosassone) per scaricare i costi della crisi mondiale sugli anelli più deboli della catena.

I veri obiettivi di questi ripetuti attacchi speculativi non sono il fallimento di uno o più Stati sovrani che resta comunque un esito possibile, ma sono due obiettivi precisi: il primo è la speculazione sui titoli del debito pubblico con il giochetto, prima vendo e poi ricompro dopo qualche giorno con rendimenti più alti e quindi con interessi più alti e maggiori tasse future per i cittadini, di quel paese, grazie anche al meccanismo delle vendite allo scoperto.

Il secondo è l’accelerazione su manovre di contenimento del deficit pubblico e ricerca del pareggio di bilancio, che passino soprattutto dalla vendita del patrimonio pubblico immobiliare ancora di proprietà dello Stato e delle aziende pubbliche, soprattutto quelle che fanno utili. La prima grande operazione di privatizzazione delle imprese pubbliche italiane fu progettata e studiata nel 1992 sul panfilo Britannia al largo delle coste di Civitavecchia.

A bordo c’erano i maggiori economisti italiani e banchieri internazionali, che misero appunto la svendita a prezzi di saldo dei gioielli di famiglia italiana. La storia si ripete, magari questa volta ci sarà maggiore attenzione da parte dei media sui prezzi di vendita delle quote azionarie, comunque l’operazione diabolica consentirà agli istituti finanziari di accaparrarsi i gioielli di famiglia di Stati, proprio come quello italiano che hanno ancora molta roba da mettere sul tavolo delle Privatizzazioni. Enel, Eni, Sace, Finmeccanica, Poste, FS, Fintecna. Per dirla in maniera popolare: tirano a far ciccia !!

A collasso avvenuto si troveranno comunque ad essere padroni di importanti parti di Stati che a quel punto saranno definibili come ex sovrani, il nuovo feudalesimo è vicino e i futuri sudditi sono impreparati.

Daniele Carcea

venerdì 24 giugno 2011

Daniele Carcea: "Grecia verso il fallimento.. o verso una nuova primavera?"




"La Grecia ci precede, con la fiaccola dell'indipendenza economica e politica..." (Saul Arpino)

La situazione non è facile per niente, la logica ci spingerebbe a dire che la Grecia dovrebbe uscire dall’Europa unita, ristrutturare il suo debito promettendo di restituire solo una parte del capitale, tornare alla dracma, alla svalutazione competitiva per rilanciare la sua economia, passare male

Come mai la Grecia si trova sull’orlo della bancarotta? Negli anni ‘80 per la Grecia parte la trasformazione: iniziano ad arrivare i fondi europei, arriva la ricchezza, o meglio l’illusione della ricchezza, vestiti di marca, automobili nuove, un mutuo facile per tutti e senza garanzie, le carte di credito in ogni portafoglio, poi arrivarono le Olimpiadi, aumentarono i fondi stanziati e quindi aumentarono ancora i debiti. Siamo nel Paese dei balocchi, nel Bengodi. Ma la situazione non è poi così diversa da molti altri Paesi occidentali, in primis dagli Stati Uniti: le nazioni si sviluppano con la produzione, con il consumo, con la crescita, ma se tutto questo avviene sempre e comunque tramite l’indebitamento, alla fine i nodi vengono al pettine e i debiti vanno pagati.

L’induzione al consumo tramite l’indebitamento è la madre di tutte sciagure: apparentemente tutti si arricchiscono, ma in realtà è solo un’elite che si arricchisce, quella che produce il denaro dal nulla, tramite la leva finanziaria, che poi viene prestato: il sistema finanziario e le banche tramite il sistema delle Banche Centrali; invece i cittadini, che di fatto,vivono al dì sopra delle loro possibilità, si indebitano privatamente e pubblicamente, cioè attraverso l’aumento dei debiti pubblici, i debiti cosiddetti Sovrani, e alla fine si impoveriscono. Perché la Grecia è stata fatta entrare per forza in Europa? Questa è una domanda logica, che qualsiasi persona di buon senso ha il dovere di fare? Gli è convenuto?

Sicuramente è convenuto a Goldman Sachs, la banca d’affari americana, accusata di aver aiutato la Grecia a truccare i conti del suo bilancio: secondo il “New York Times”, Goldman ha usato una serie di meccanismi definiti: swap che hanno permesso alla Grecia di ipotecare alcuni settori della propria economia mascherando parte del debito alle autorità comunitarie di Bruxelles, queste operazioni in questione, perfettamente legali, non appaiono come prestiti bancari ma come vendite con pagamenti differiti. In particolare, la Grecia avrebbe finanziato parte del suo deficit sulla sanità pubblica impegnando i futuri introiti sulle tasse aeroportuali, i pedaggi autostradali e gli incassi legati alle lotterie di stato.

Goldman Sachs nel 2001 costituì dei veicoli particolari uno dei quali denominato Eolo, come il dio dei venti, che assumeva le passività in cambio di impegni su introiti futuri del governo greco e consentiva di non farli contabilizzare nel bilancio pubblico; in cambio chiaramente furono pagati profumatamente.
Il governo socialista Papandreou, invece, poco dopo l’insediamento ha svelato il trucco dei conti: il deficit di bilancio non era del 3,5% ma del 13% e da allora i Greci si sono ritrovati improvvisamente poveri e la favola è finita. Sono quasi due anni che l’incubo per i greci sta andando avanti, un giorno vengono salvati da altri fondi europei e un altro sono destinati a dichiarare il default, la bancarotta più o meno controllata.

Sicuramente i cittadini greci hanno delle colpe: quella di non essersi accorti che stavano vivendo al di sopra delle loro possibilità e quella di aver eletto dei governanti che hanno pensato solamente ad ottenere il consenso, il virus di tutti i sistemi democratici.

A questi cittadini greci però ora si chiedono sacrifici immani, oltre a tutti quelli che già da un anno e mezzo sono stati messi in atto, ora si prospetta la vendita pezzo per pezzo della penisola ellenica, comprese le stupende isole che la circondano.

E i greci non la stanno prendendo bene, e si stanno letteralmente rivoltando contro questo tremendo giro di vite, non solo non credono più in quei partiti che li hanno governati, ma sentono che il tremendo giro di vite viene imposto da corpi estranei, Unioni europee, fondi monetari internazionali, Banche Centrali, mercati finanziari, istituzioni di nominati sovranazionali che decidono la politica economica del loro Paese. Come ha ben detto Guido Biancardi http: //notizie.radicali.it/articolo/2011-05-23/editoriale/quale-la-vera-patria-dei-draghi: I draghi ed i draghetti da destinare a grandi aziende monopolistiche pubbliche “strategiche”, sono stati covati lì dove il resto non conta (è il luogo del "vuolsi così..." dantesco), dove si perpetua il dominio del privato aristocratico (forse ancora strettamente dinastico ma con genealogie ormai labili) in forme di Demos. La rivolta intanto, sta proseguendo e aumenta giorno dopo giorno di intensità e in non pochi temono che alla fine per far cessare le proteste si possa arrivare ad una svolta autoritaria. E quella Si, che sarebbe una buona scusa per fare uscire la Grecia dall’Europa.

La situazione non è facile per niente, la logica ci spingerebbe a dire che la Grecia dovrebbe uscire dall’Europa unita, ristrutturare il suo debito promettendo di restituire solo una parte del capitale, tornare alla dracma, alla svalutazione competitiva per rilanciare la sua economia, passare male i primi anni in mezzo a grosse difficoltà per poi riprendersi negli anni successivi.

Invece tutto questo appare impossibile: non è prevista una procedura di uscita dall’Unione Europea, è stata pensata solo quella per entrarvi, per molti economisti,dichiarare il default della Grecia, significa innescare un effetto domino su gli altri Paesi europei, quindi il diktat è la Grecia va salvata in tutti i modi.

E’ questo il balletto di richieste e dichiarazioni che si sente da diversi giorni, ma fondamentalmente da un anno e mezzo. La Germania che per ragioni elettorali, ma non solo, vorrebbe che le banche di tutto il mondo con i titoli greci in portafoglio accettassero la ristrutturazione del debito, magari allungando le scadenze e accettando tassi sostenibili dallo Stato greco, insomma vorrebbero scaricare una parte dell’operazione salvataggio Grecia sui privati anziché tutta sugli Stati Europei, per la Bce invece un’operazione di questo tipo equivarrebbe a dichiarare il default della Grecia è conseguentemente rischierebbe appunto l’effetto contagio con il possibile attacco della speculazione mondiale sui debiti sovrani degli altri Paesi facenti parte del gruppo dei Piigs, l’anello mediterraneo più l’Irlanda.

Sembrerebbero quasi convincenti se non sapessimo che molte banche europee hanno decine e decine di miliardi di euro di titoli greci in pancia, (quelle italiane in minima parte), molte di queste banche sono proprietarie delle banche centrali del proprio Paese, e queste sono proprietarie della Banca Centrale Europea, il cerchio si chiude mostrando un conflitto di interessi colossale: la BCE garantisce l’equilibrio dell’Unione Europea o i bilanci delle banche private che si finanziano al tasso dell’1,25% e poi mettono i soldi su titoli di Stato che rendono il 5%,il 10%fino al 15%?

E poi la domanda delle domande! Perché i mercati attaccano i Paesi più deboli dell’Europa, ma i veri Paesi messi veramente male, con conti pubblici, se possibile ancora peggiori, come Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone vengono (almeno per ora) lasciati in pace?

Daniele Carcea