domenica 1 febbraio 2026

Medio Oriente nel caos...



La dislocazione di una grande forza navale pronta per l’attacco al largo delle coste dell’Iran, le continue minacce del presidente-bullo Trump nei confronti di quel Paese, tengono tutto il Medio Oriente col fiato sospeso e il mondo intero nell’incertezza.
 
Non è chiaro quali siano le esatte motivazioni formali delle minacce: una volta si dice di voler difendere presunti “diritti umani” della popolazione iraniana sottoposta a repressione, ma poi si parla della necessità che l’Iran (che peraltro è un paese sovrano) faccia marcia indietro su una serie di questioni che riguardano i suoi armamenti e le sue alleanze. Tra queste questioni certamente c’è la questione del nucleare iraniano, anche se l’Iran ha ampiamente dimostrato negli ultimi 20 anni di non volersi dotare di bombe atomiche e termonucleari (che con le sue tecnologie sarebbe in grado di produrre facilmente) e si è sottoposto volontariamente a tutti in controlli internazionali necessari.
 
Il motivo vero di fondo dell’ostilità nei riguardi dell’Iran da parte degli USA, con il solito codazzo dei vassalli europei (che ora intendono addirittura bollare provocatoriamente come “terrorista” il corpo dei Guardiani della Rivoluzione iraniani) è che l’Iran costituisce, con i suoi alleati, l’unica potenza locale in grado di ostacolare i piani degli USA e del suo alleato principe Israele per un controllo totale del Medio Oriente.
 
L’Iran - insieme ai suoi allearti, gli Hezbollah del Libano, gli Houti dello Yemen e le milizie sciite dell’Iraq – è anche il principale e forse unico vero sostenitore della Resistenza Palestinese, tuttora viva e attiva, nonostante i massacri subiti (naturalmente nella Resistenza non teniamo conto dei collaborazionisti dell’ANP che stanno a Ramallah a prendere i soldi di USA e UE).
 
Questo schema medio-orientale è lo stesso esistente in altre zone del mondo dove i vecchi imperialisti e colonialisti anglosassoni ed Europei Occidentali, abituati a comandare nel mondo, cercano di opporsi all’emergere di nuove realtà che intendono tener loro testa (la distruzione della Jugoslavia e il colpo di stato del 2014 in Ucraina con la guerra conseguente, i vari tentativi di “rivoluzioni colorate” in Georgia, ecc. , rientrano in questo schema).
 
I piani degli USA per il Medio Oriente (con l’appoggio dei vassalli europei) prevedono la presenza dell’entità colonialista-sionista israeliana quale unica incontrastata potenza militare che controlla, insieme a loro il Medio Oriente. Israele, non solo ha sottoposto gli abitanti originari della Palestina a pulizia etnica violenta, furto di terre, occupazione militare, massacri (diventati oggi a Gaza vero e proprio, genocidio), ma è in grado di intervenire in tutto il Medio Oriente con azioni armate e assassinii di avversari e personaggi scomodi come i dirigenti degli Hezbollah libanesi o gli scienziati iraniani.
 
Corollario di questa politica è la sponsorizzazione di un accordo economico e politico tra Israele e le monarchie arabe reazionarie del Golfo (vedi i cosiddetti “Accordi di Abramo” che hanno rischiato di saltare dopo l’azione della Resistenza palestinese del 7 ottobre 2023).
 
In particolare, sono stati sempre ottimi i rapporti tra Arabia Saudita e USA, soprattutto dopo che la convertibilità del dollaro in oro – divenuta insostenibile - fu annullata nel 1971, e la nuova garanzia del dollaro quale moneta di riferimento e scambio internazionale fu assicurata dal petrolio saudita (vedi i cosiddetti “petrodollari”) in seguito ad un’alleanza di ferro tra società petrolifere statunitensi e la monarchia saudita. Ma anche i rapporti degli USA con gli Emirati Arabi Uniti, Barhein e Qatar sono ottimi e hanno permesso la costruzione in questi ultimi due paesi di grandi basi militari statunitensi.
 
Per mantenere questa egemonia israelo-statunitense nella regione sono stati opportunamente aggrediti e destabilizzati paesi non allineati come l’Iraq. La Siria, il Libano, lo Yemen e l’Afghanistan, mentre anche gli USA si sono dedicati all’assassinio politico uccidendo a Baghdad nel 2020 il generale iraniano Soleimani che coordinava l’azione degli alleati della Repubblica Islamica,
 
Dopo il tentativo fallito di destabilizzare la Repubblica Iraniana con la guerra condotta da Israele e USA nel giugno 2025, quest’anno è avvenuto un nuovo intenso tentativo di destabilizzazione con i disordini avvenuti in Iran tra la fine del 2025 e il gennaio del 2026.
 
In realtà le proteste in Iran erano iniziate in modo del tutto pacifico da parte dei commercianti del bazar, e altri settori sociali non ostili al governo, a causa dell’aumento dei prezzi e le difficoltà economiche (peraltro causate in gran parte dalle pesanti sanzioni imposte da tutto l’Occidente all’Iran da quasi 50 anni). Ma nel corso delle manifestazioni sono intervenuti gruppi armati -opportunamente sollecitati dal Mossad israeliano e servizi segreti occidentali - legati alle minoranze etniche azere, del Belucistan  e curde (come il la formazione armata curda PJAK), il gruppo armato antigovernativo dei Mojahedin del Popolo (MEK), e agenti armati finanziati direttamente dal Mossad o da servizi occidentali, che sparavano sia sulla polizia che sulla folla e davano fuoco a moschee ed edifici pubblici.. La stessa tecnica di creare tensioni e disordini era stata utilizzata, ad esempio in Ucraina durante il colpo di stato di Maidan nel 2014, o in Siria nel 2011 per innescare la guerra civile.
 
Dopo il fallimento della rivolta, ora a USA e Israele è rimasta solo l’opzione di un’aggressione militare diretta, ma le prospettive di un’azione del genere sono inquietanti.
 
L’Iran, come ha già dimostrato nella guerra di 12 giorni precedente, ha un apparato militare efficiente (anche se privo dell’atomica) in grado di colpire la flotta e le basi statunitensi di tutta la regione ed infliggere gravissimi danni ad Israele. Gli alleati dell’Iran si metterebbero in moto (ad esempio le milizie sciite locali potrebbero attaccare le basi Usa in Iraq). L’eventuale chiusura dello stretto di Hormuz (che gli Iraniani sono perfettamente in grado di realizzare) provocherebbe l’interruzione del 20% del traffico petrolifero mondiale, con aumenti incontrollabili dei prezzi del petrolio e dell’energia. Inoltre Russia e Cina, che si oppongono all’egemonismo occidentale, non potrebbero restare indifferenti di fronte ad un attacco ad un paese indipendente che ha con loro ottime relazioni.
 
Insomma, nel momento in cui scrivo queste note ancora nulla è scontato. Non è chiaro se gli estremisti guerrafondai USA e israeliani mostreranno un minimo di buon senso, o scateneranno l’inferno gettando il Medio Oriente nell’abisso, con la possibilità che il caos si estenda in modo irrefrenabile a livello mondiale.
 
Vincenzo Brandi















Video collegato - Chi si oppone all’attacco all’Iran? Con  Salvo 

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