
Scott Ritter, è un ex ufficiale dei Marines, specialista in armi di distruzione di massa e probabilmente ex dei servizi segreti americani: analista "alternativo", messo ai margini con ogni mezzo, criticato da molti ma voce libera e interessante. Recentemente si è espresso sulla questione della mobilitazione tra le opzioni militari del Cremlino: a sua stima, la misura potrebbe concretizzarsi per l'autunno (dopo le elezioni di settembre), sebbene Vladimir Putin abbia in realtà già ottenuto un parziale via libera dal parlamento stesso. Il presidente si sarebbe infatti rivolto direttamente alla Duma, per domandare un parere preventivo: premettendo che finora si è trattenuto nel liberare la massima forza in Ucraina, alla domanda se si fosse favorevoli ad una "accelerazione" della campagna militare in Ucraina (e sottolineando che questo avrebbe rappresentato un costo in termini economici e di consenso) la risposta unanime è stata a FAVORE, malgrado tutto. Possiamo considerarlo un prodromo concreto della misura di cui si parla.
Sempre stando all'analisi di Scott Ritter, la mobilitazione dovrebbe riguardare 500'000 uomini: non si tratta ancora di una vera mobilitazione generale, ma solo PARZIALE (fosse generale, sarebbe un numero 3 volte più grande).
Premesso quanto esternato da Ritter, si può abbozzare una riflessione a grandi linee. Le domande sono 2 essenzialmente:
1- Che impatto possono avere 500'000 militari in più sul campo.
2 - Che impatto avrà la cosa sul piano interno (opinione pubblica, etc.).
Al 1° interrogativo = mezzo milione di uomini in più per la Russia rappresentano, grossomodo, qualcosa di equivalente ad un secondo esercito che va ad aggiungersi a quello già al fronte adesso. Una massa troppo grande per essere utilizzata sulle linee del fronte già esistenti (che reggono da sole e avanzano pure): è quindi possibile ed anzi probabile che questo secondo esercito venga impiegato per creare un altro fronte oltre quello del Donbass di intensità quasi uguale (...). Quale sia questo secondo fronte è oggetto di speculazione: il numero di forze sarebbe sufficiente a ipotizzare una vera e propria operazione verso ODESSA, sebbene le difficoltà tecniche e i costi umani e materiali sarebbero oggettivamente grandi (varcare di nuovo il Dnepr, riprendere Kherson e quindi Mykolaiv, fino al capolinea sarebbe molto sanguinoso); il risultato d'altro canto sarebbe da svolta oggettiva del conflitto come non esiste da 4 anni: tagliare completamente fuori Kiev dal mar Nero e ricongiungersi alla Transnistria.
In alternativa a tutto questo un più semplice fronte nord, che coinvolgerebbe Kharkov: un'avanzata generale su un ampio perimetro del confine più settentrionale che dovrebbe essere arrestato dalle forze ucraine (altrimenti viene a crearsi una grande tenaglia sull'intero esercito ucraino nel Donbass.
Ora, a prescindere da quale che sia l'obiettivo del "secondo esercito" russo, il quadro che verrebbe a configurarsi sarebbe comunque estremamente GRAVE, nel senso che le forze ucraine - già in grave difficoltà sul solo fronte del Donbass che non riescono a coprire o tenere - non avrebbero la forza materiale di reggere la pressione su un secondo fronte: che lo stato maggiore di Kiev possa gestire un secondo fronte di grandezza equivalente a quello che già ora gestiscono, non è oggettivamente immaginabile.
L'Ucraina sarebbe costretta ad una coscrizione di emergenza fuori da ogni norma (non si tratta più di rapire per le strade qualche coscritto: a questo punto si dovrebbe entrare nelle abitazioni e perquisire casa per casa) che causerebbe un'ondata di disordini nell'intero Paese. Come a dire che nel tentare di arginare un secondo fronte, se ne aprirebbe un TERZO, interno alla società ucraina: cioè si è alle porte del caos.
Al 2° interrogativo = L'impatto sull'opinione pubblica russa di una mobilitazione (ancora non totale)? In un certo senso è proprio quanto si cerca e si spera in occidente: che Putin si tiri la zappa sul piede ordinando una misura impopolare che inneschi una rivoluzione d'ottobre (...).
A onore del vero diciamo che anche nel 1914 la DUMA di allora fu massimamente favorevole all'entrata in guerra (a tale proposito tuttavia va anche aggiunto che a tale "asticella critica" che separa dai disordini e dal collasso governativo è più vicina la giunta di Kiev -per le ragioni illustrate in alto- checchè se ne dica o si voglia credere sui mass media globali.
Quanto è certo è che il peso di una coscrizione da mezzo milione di persone vincolerebbe il Cremlino ad una tempistica di altro genere rispetto a quella cui ci si è abituati. Vladimir Putin nel chiedere tale mandato si assume l'onere politico di una mezza promessa di fronte al proprio parlamento, cioè di far terminare il tutto nel minore tempo possibile (del resto anche per prevenire proteste della base sociale, occorre chiudere in un certo tempo). Domandare 500'000 uomini in più è come domandare una somma in prestito (che si deve rendere assolutamente entro un certo tempo): per tale ragione la filosofia della guerra di attrito non potrà più reggere oltre. Non potrà più essere di "attrito": si innesca una specie di conto alla rovescia, più si va per le lunghe più il rischio di disordini interni si fa concreto. Questo il problema per il Cremlino.
Quanto alla dinamica possibile -concludiamo- potrebbe essere la seguente: dopo aver coscritto 500'000 reclute occorre un periodo di addestramento che va dai 3 ai 6 mesi, considerando gli obiettivi prefissati. Questo significa che il "secondo esercito" inizierebbe ad essere impiegato per i primi mesi del 2027; un impiego di questo genere, visto che il momento peggiore sul Donbass sarebbe passato (la cintura di fortezza cade dopo l'estate al 99%) si utilizzerebbero molti dei nuovi reparti appena formati per sostituire tanti reparti in prima linea nel Donbass da anni, liberando quindi unità di veterani che potrebbero far pesare la propria esperienza su altri fronti (forse il secondo fronte che si vuole aprire).
Tutto questo nell'ottica che la giunta Zelensky - pure avendo perso sanguinosamente il Donbass - continuerà a rifiutare alcun accordo ufficiale, respingerà ogni compromesso diplomatico ragionevole, confidando nell'aiuto illimitato dell'occidente (perchè si suppone che gli abbiano promesso esattamente questo, ovvero un aiuto SENZA LIMITI, per giustificare un'arroganza simile).
Ebbene è la volta che il concetto del "senza limiti" verrà messo alla prova suprema: perché Zelensky ai primi del 2027 - dopo la caduta della cintura fortificata in Donbass (dalla quale vieterà ogni ritirata, al costo della perdita di tutti i militari a difesa) - si ritrova con 100'000 uomini validi in meno e la controparte russa con 500'000 in più.
Se le leggi della matematica non sono un'opinione, questo significa che l'UE deve entrare in campo direttamente sul suolo ucraino, oppure la guerra è finita e diventa oggetto dei manuali di storia contemporanea: 2022-2027.
A Bruxelles, la scelta.
Daniele Lanza
Il parere di AI Overview:
Le alternative strategiche che restano alla Russia per concludere il conflitto in Ucraina si concentrano su tre opzioni principali, limitate dalle sanzioni economiche, dalle crescenti difficoltà di reclutamento militare e dallo stallo dei negoziati diplomatici.
1. Il congelamento del fronte e il negoziato bilaterale:
- Trattativa con gli USA: Mosca punta a bypassare l'Unione Europea per negoziare direttamente con l'amministrazione di Donald Trump, sperando in nuove proposte di compromesso americano.
- Accordi di Istanbul come base: Il Cremlino continua a proporre una ridefinizione dei vecchi accordi del 2022, pretendendo la neutralità dell'Ucraina (niente NATO) e la cessione formale di Crimea e Donbas.
- Consolidamento territoriale: La Russia punta a completare la conquista dell'intero oblast di Donetsk entro la fine del 2026 prima di stabilizzare definitivamente i colloqui.
2. La guerra di logoramento a lungo termine:
- Asfissia economica: Continuare la pressione psicologica e la distruzione delle infrastrutture energetiche ucraine.
- Sfruttamento delle risorse: Contare sulla propria superiorità numerica a lungo termine, pur dovendo affrontare un calo di hardware militare pesante rispetto all'inizio del conflitto.
- Sostegno esterno: Compensare le carenze interne affidandosi ad accordi di cooperazione militare con paesi terzi, come l'impiego di forze o munizioni dalla Corea del Nord.
- Nuova ondata di mobilitazione: Poiché la Russia non sta raggiungendo i target di reclutamento volontario previsti per il 2026, il Cremlino sta già studiando opzioni legali e strutturali per una futura mobilitazione.
- Rischio di dissenso: Questa opzione viene ritardata il più possibile da Vladimir Putin, poiché le autorità temono che una coscrizione forzata possa innescare disordini civili ed economici interni.