Visualizzazione post con etichetta debito pubblico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta debito pubblico. Mostra tutti i post

martedì 10 luglio 2012

Edoardo Capuano: "Norvegia nazione sovrana e senza debito pubblico..."




La Norvegia non ha debito pubblico. Come mai?

La Norvegia non ha debito pubblico, per svariate ragioni che ora vi esporrò. Il motivo principale però resta principalmente uno ed uno solo: non ha aderito al sistema schiavista della moneta debito e, udite udite, la sua banca centrale è una delle ultime in Europa in mano ad uno stato. Insomma la sintetizzo così: una sola moneta, la Corona, una sola banca. E tutto quanto statale.La Banca Centrale Norvegese non solo è rimasta una delle ultime banche europee controllate dallo Stato,e non dai banchieri Privati, ma gestisce perfino il Fondo Pensioni norvegese in attivo,un altro miracolo specie in tempi di crisi! Ed è per questi fatti che la Norges Bank non vuole far parte del sistema Euro. Ovviamente non sono scemi i Norvegesi. Beati loro... Ma vediamo gli altri punti di forza che fanno della Norvegia un paese simbolo da emulare: Non ha aderito all'euro. La moneta Norvegese è la Corona. E l'avevamo detto.

Non ha privatizzato le aziende energetiche - petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor). Qui da noi invece, la legge 111 del 15 luglio permette la dismissione del capitale pubblico! E visti i precedenti, Iri ad esempio, non c'è da star tranquilli...Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo è statale.I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori.Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, non fa parte dell'OPEC. (Per la cronaca, l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma).

Tornando alla Norvegia, spulciando un attimo si scopre che il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione. Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale "incidente". Poi se spulciate ancora un altro po' sai che potreste scoprire? Non ci crederete ma la Norvegia ha fondato un Fondo Pensioni Sovrano nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Ahhh! E noi non potremmo fare lo stesso dato che l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma? Ovviamente si, manca la materia prima che prenda le decisione..

Comunque alzo proprio le mani....Perché questi Norvegesi sono davvero forti. E mica si sognano di privatizzare l'acqua o la raccolta dei rifiuti, come vorrebbero fare i nostri politici... Vedete, la scusa del debito pubblico legata ai costi dello stato è una SCUSA! Il problema è la moneta debito.. Ed è così evidente specie ora che vi cito un altro dato: la Norvegia ha un avanzo di bilancio statale del 10%, mentre noi, che abbiamo privatizzato quasi tutto, abbiamo un debito pubblico pari al 119% del nostro PIL...Finisce qui? Ma manco per sogno! Proseguiamo!

C'è da segnalare che la Norges Bank è la prima banca Centrale in assoluto ad aver citato in giudizio nel 2009 per truffa sui derivati la City Group, il più grande gruppo d'affari del Mondo. Immaginiamoci gli esiti delle sentenze che il Tribunale amministrativo di Stato norvegese dovrebbe emettere...Va poi ricordato che il Governo norvegese ha firmato qualche mese fa un importante Trattato con accordi del confine acqueo nel Mare del Nord con la Federazione Russa, al fine di un congiunto sfruttamento gas-petrolifero, escludendo di fatto le "7 sorelle" multinazionali globali, storicamente "coinvolte" in tali frangenti e rappresentanti gli interessi primari di Canada e USA, ovviamente contrarie a tale accordo.

Sottolineo poi che la Norvegia dopo un iniziale appoggio ha ritirato le truppe dalla Libia,aggiungendo alla Nato un'ulteriore difficoltà "politica". Il Governo norvegese è stato il primo ad aver evidenziato un futuro riconoscimento della Palestina come Stato sollevando molti consensi ma anche dure e aspre critiche.Dopo aver elencato così tanti aspetti positivi della Norvegia viene naturale chiedersi:ma se l'Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall'euro?

E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa?E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?

E se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell'acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?

Edoardo Capuano

Fonte: mercatoliberotestimonianze.blogspot.com / Ripreso da: free-italy.info

giovedì 28 giugno 2012

La schiavitù del Debito Pubblico è un'invenzione delle banche



L'idea che lo stato si debba indebitare con moneta che lui stesso crea e poi milioni di contribuenti debbano essere tosati per pagare gli interessi del Debito Pubblico ecc... è stata inventata di recente. Nessuno si è mai sognato per tremila anni una cosa del genere, prima di oggi.

Nella storia lo stato che si indebita in modo colossale con moneta che lui crea e viene schiacciato da interessi e poi ha default, sacrifici, tasse, depressione.... è un fenomeno creato solo dagli anni '70 ( inizialmente in Sudamerica).

Come idea era sorta a metà '800, ma allora lo stato aveva una spesa pubblica minima, intorno al 5% del PIL al massimo (salvo che durante la guerra), per cui anche quando aveva deficit non era un vero problema.

Il meccanismo del debito pubblico e interessi, che adesso a noi viene descritto come normale, fino a poco tempo fa incontrava tremende resistenze (di cui una delle tantissime testimonianze è l'articolo firmato assieme da Thomas Edison e Henry Ford sul New York Times nel 1922 che ho citato qui sotto). Ma qualunque pensatore occidentale degli ultimi 2 mila anni troverebbe assurdo e folle che tutta l'economia giri intorno al problema dello stato che deve pagare montagne di interessi con moneta che lui stesso può creare.

Nell'800 ci furono scontri violentissimi su questo tema, in America ad esempio William Jennings Bryan diventò candidato presidenziale per quattro volte e arrivò vicino a vincere un paio di volte, avendo come programma in pratica liberare lo stato e gli agricoltori dalla schiavitù del debito tramite il "free silver". Come dice anche Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Free_Silver "free silver" fu il tema economico centrale dell'America dell'800.

Jennings Bryan voleva la moneta d'argento, che era però molto abbondante, in mano allo stato, contro il Gold standard che volevano i banchieri perchè l'oro era scarso e quindi se ti indebitavi dovevi ripagare in oro e vincevano i creditori e la deflazione.... Nel 1907 William Jennings Bryan tenne alla convenzione di Chicago il più famoso discorso della politica americana di questo secolo, quello sul "Crocifiggere sulla Croce d'Oro", crocifiggere gli agricoltori e lavoratori americani come Cristo sulla croce del Gold Standard. Jennings Bryan creò una tale emozione e frenesia alla convenzione del partito che gli vale la nomina immediata come candidato presidenziale. Per batterlo dovettero mettersi assieme i vari Rockfeller, Morgan, Kuhn Loeb, Warburg, gli interessi finanziari, che spesero dieci volte di più per far vincere l'altro candidato. Ma la forza del discorso di Jennings Bryan fu tale che per altre tre volte diventò candidato presidenziale, fuori dai partiti ufficiali, come populista. Per un secolo il movimento populista in America ebbe sempre come tema economico centrale LA MONETA e riuscì a tenere a bada il partito della finanza, (si vede che una volta senza TV e cinema la gente era più intelligente...)

Negli anni '20 e anni '30 questa opinione, che lo stato non debba indebitarsi a interesse e debba usare la propria moneta senza interessi a favore dell'economia e della comunità, era ancora maggioritaria in molti paesi e dibattuta ovunque, anche nella Teoria Generale di Keynes, dove parla di Silvio Gesell ad esempio.

In Germania un ingegnere diventato economista, Gottfried Feder, nel 1919 teneva conferenze sulla "Zinsknechtschaft", la schiavità dell'interesse" e un reduce e disoccupato austriaco lo sentì parlare e fu fulminato dalle sue teorie. Insieme con altri due o tre formarono il "partito dei lavoratori tedeschi" (poi rinominato con un nome diventato noto) di cui Feder creò il programma economico e quando scoppiò la crisi degli anni '30, la Depressione e ci furono sette milioni di disoccupati vinsero le elezioni e andarono al potere. Feder centrò tutto il programma economico sul fatto che lo stato si doveva finanziare senza interessi e senza debito per sostenere l'economia e il welfare. Senza la sua soluzione per la moneta l'austriaco non sarebbe andato al potere e non avrebbe avuto il successo che lo rese un semidio per i tedeschi. Una volta adottata la loro politica raddrizzò infatti la situazione in quattro anni, dal 1933 al 1937, rendendo l'ex-pittore e reduce austriaco il politico più popolare dell'epoca (fino a quando non invase l'URSS e per sradicarlo si misero assieme l'Impero Britannico, l'America e l'URSS...).

Gli esempi di William Jennings Bryan e di Gottfried Feder/Hitler dimostrano che questa è un idea esplosiva, quando la gente viene esposta all'idea dello stato che può creare moneta senza debito, a fini di benessere pubblico, reagisce come se gli fosse rivelato un Vangelo e ti segue in massa.

La cosa incredibile è che ora invece si da per scontato tutto il contrario, che sia normale indebitare lo stato con la moneta che lui stesso crea e poi soffocare l'economia di tasse, un congegno che ha preso piede per la prima volta veramente tra il 1970 e il 1980.

GZ

Fonte: www.cobraf.com
Link: http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=3011&reply_id=123476650

domenica 17 giugno 2012

Daniele Carcea: "Secondo attacco all'Italia, con l'appoggio dei poteri forti..." -



Il secondo attacco al nostro Paese è partito, a distanza di un anno esatto dal primo. Ormai è chiaro come funziona il giochetto: si spara sui Paesi Europei a turno, la speculazione prende di mira una preda alla volta e quando parte la spreme (la preda) facendo il giochetto del vendo i titoli del debito pubblico prima delle aste, per ricomprarli dopo qualche giorno, con tassi di interesse più alti e quindi rendimenti più alti.

Il gioco funziona bene, aiutato anche dalla resistenza della Merkel e dei tedeschi, che impongono all’intera Eurozona sacrifici immensi, mentre loro continuano a finanziare il loro debito e le loro industrie a tasso zero. Le manovre del governo Monti si stanno mostrando, come già ampiamente previsto recessive; cioè, anche se tendono al pareggio di bilancio, di fatto non lo otterranno, perché agevolano la spirale di calo della produttività, e quindi delle entrate che avrebbero dovuto garantire l’azzeramento del deficit.

Gli interventi drastici abbattono la domanda di beni e servizi e quindi si rivelano controproducenti in uno scenario globale già in crisi. E ora esce dal cilindro, la carta della vendita del patrimonio pubblico condito magari dalla Privatizzazione di altre importanti quote delle più grandi aziende nazionali.

Sull’onda dell’impennata dello spread si provvederà al secondo round della svendita del patrimonio italiano, come avvenuto nel 1992, quando sotto la supervisione di Mario Draghi (si sempre lui), allora giovane direttore Generale del Tesoro, si affidò alle grandi banche anglosassoni, (si sempre loro, quelle divenute too big to fail) tutta l’operazione di Privatizzazione e Trasformazione in SPA di Ina, Enel, Eni, Iri ecc., per fare cassa e iniziare l’opera di contenimento del deficit e del rapporto debito pubblico/pil, che però inizierà a calare solamente alcuni anni dopo.

Non può non generare perplessità il fatto che si debba intervenire con questa urgenza, che non ha una giustificazione pratica e reale, se non quella di dare una risposta alla speculazione che da un anno si è scatenata sui Paesi Europei. Per fare serie riforme che portino al risanamento dei bilanci, ci vuole tempo e gradualità, altrimenti non si fa che aumentare l’impatto della recessione globale dovuta alla mancanza di concessione di liquidità, da parte delle banche, piene ancora di titoli tossici, derivati e molta altra roba di dubbia qualità, che non è ancora emersa alla luce nei loro bilanci.

Riformare sì, ma non per pagare tassi sul debito pubblico del 5,6 o 7%, solamente perché la BCE è stata pensata diversamente da tutte le altre banche centrali mondiali, cioè non è stata prevista nel suo Statuto la possibilità di comprare i titoli del debiti sovrani europei alle aste del mercato primario, di comportarsi di prestatore di ultima istanza che riesca a tenere bassi i tassi di interesse stampando moneta.

Come si fa ad aumentare le tasse ai cittadini di un Paese, per pagare gli interessi di bot e bpt a banche e fondi nazionali ed internazionali, che prendono i soldi dalla BCE, per comprare i titoli, a tassi intorno all’1%.

Ci sono numerose soluzioni che devono essere approntate da subito, superando le resistenze “da inflazione” della Merkel: intanto eurobond, project bond, proposta Visco, 60% dei debiti in unico calderone garantito, ed altre formule, sarebbero già meglio di niente, ma c'è una proposta dirompente fatta qualche mese fa dall’ex Ministro francese Rocard e presentata negli ultimi due comitati di Radicali Italiani da Marco Cappato, per sterilizzare il mercato e quindi i tassi di interesse: fare comprare i titoli del debito pubblico di tutti i Paesi europei, dalla BEI: Banca Europea degli investimenti.

La Bce non è autorizzata a prestare agli stati membri, ma può dare denaro senza limiti agli organismi creditizi pubblici (art. 21.3 dello statuto) e alle organizzazioni internazionali (art. 23), dunque, può prestare alla Bei (Banca europea per gli investimenti) allo 0,01 per cento o alla Cassa depositi e prestiti ed esse possono prestare allo 0,02 per cento agli stati che si indebitano per rimborsare vecchi debiti.

Niente impedisce di mettere in opera questo meccanismo immediatamente e di tenerlo in piedi per 6 mesi, un anno o anche più. Non appena dovesse essere fatto un annuncio del genere dalla BCE, i tassi di interesse dei titoli dei Paesi attualmente sotto il tiro della speculazione, crollerebbero, dopo poco i riflettori sull’Europa si spegnerebbero e d’incanto non si sentirebbe più parlare di crisi dell’eurozona.

Questa operazione può essere avviata chiedendo nello stesso tempo agli Stati di continuare l'opera di risanamento dei bilanci, magari in maniera meno recessiva. Un po' di inflazione farebbe sicuramente meno male di questo tiro al piccione.

Daniele Carcea

sabato 9 giugno 2012

Oscar Giannino: "Merkel è senza colpa... chi accusa guardi se stesso"


Premessa di Claudio Martinotti Doria: "La colpa della crisi e dell'incapacità di porvi rimedio è nostra (leggasi dello STATO), non dell’odiato tedesco, e la pagheremo per una ventina di anni se andrà bene."

Ok, la vecchia Europa ci è riuscita. Laddove il caos della finanza ad alta leva del mondo anglosassone aveva atterrito il mondo per tre trimestri, dal crac Lehman fino alla potente ripresa della locomotiva asiatica a metà 2009, e sia pur senza aver adottato da allora regole nuove davvero adeguate al guaio, la vecchia e declinante Europa dopo due anni e mezzo di crisi greca è riuscita a prendersi il posto della dea Ati, la signora della discordia, dell’ira e dei pugni levati al cielo. In poche settimane, a giugno, rischiamo il contagio bancario prima, e l’uscita dall’euro degli eurodeboli uno dopo l’altro.

Ma attenti: l’eccesso di debito pubblico è nemico peggiore dell’odiato tedesco che oggi accomuna tutti i blabla sull’eurocrisi.

Da due istituti bancari falliti in Grecia – non hanno presentato il bilancio 2011, con la banca centrale d’accordo "per non influenzare le elezioni", e chi vuole capire capisca – al crac spagnolo di Bankia, già conclamato e senza che il governo Rajoy possa da una parte affrontare da solo gli oltre 400 miliardi di euro di valori immobiliari illiquidi in pancia alle banche iberiche, né dall’altra subire l’onta di sottomettersi alla vigilanza della Trojka d’emergenza a cui la Germania vorrebbe piegare Madrid. In più, se la Grecia va fuori euro con le elezioni del 17, e se ci va in maniera non concordata, i mercati scontano che sarà come con le ciliegie: una tira l’altra. E l’Italia è in fila.

I tassi del bund tedesco sono di poco sopra l’1%, e tutti i decennali dei Paesi avanzati hanno ripiegato: in altre parole, scontano deflazione di massa inevitabile. (Il che, lo dico per i trader inveterati, non significa affaftto che non ci si possa guadagnare e anche bene:

This also is a view heard in investment committees of institutions of all sorts, from pensions to endowments, that Treasuries at low yields offer no potential return given their low yields. It was expressed most vehemently by The Black Swan author Nicholas Nassem Taleb, who declared in a wrong-way call two years ago worthy of Meredith Whitney that "every single human being" should sell Treasuries short.
Those who have followed that advice through the ProShares UltraShort 20+ Year Treasury exchange-traded fund (ticker: TBT) have suffered 53.42% negative total return in the past year and a negative annual return of 33.51% per annum over the past three years through May 30, according to fund tracker Morningstar.
By contrast, a conservative investor in the iShares Barclays 7-10 Year Treasury ETF (IEF) — representing the sensiblmiddle of the Treasury curve — would have reaped a 15.11% total return for the past 12 months and 9.22% per annum forthe past three years. More aggressive types who went for the iShares Barclays 20+ Year Treasury Bond ETF are looking at a 36.47% one-year return and 15.03% per annum for the past three years. And those who swung for the fences with the Vanguard Extended Duration Treasury Index ETF (EDV), among the most aggressive Treasury funds around, scored a 61.13% one-year return and 21.24% annually for the past three years, again per Morningstar data.)

La Cina ha visto scendere la sua inflazione interna a tassi poco più che europei, il che significa che la sua frenata nel secondo trimestre può intaccare quel 7 e qualcosa per cento di crescita annuale a cui aveva dichiarato di voler planare dal 10%. L’India si avvia a un secondo trimestre di probabile stasi o contrazione del Pil, compromettendo il 5,8% annuale a cui si credeva avviata. Negli States, il miserando numero di posti di lavoro creato in maggio, poco più di 60mila, meno della metà delle attese, e la revisione al ribasso del dato di aprile confermano che Mitt Romney può battere Obama, perché malgrado 5 mila miliardi di dollari di debito pubblico aggiuntivo negli anni di presidenza Obama – il 50% più di quello ereditato – l’economia annuncia ogni volta di decollare e poi si pianta.

A riprova del rallentamento mondiale causato dall’euroarea, il petrolio Brent è sceso del 22% dal primo marzo, del 7% il Commodity Research Bureau Spot Market Price Index, che mette insieme gli andamenti di acciaio, rame, zinco, zucchero, cacao, gomma.

Il peggio è che l’Europa scassatutto grazie agli errori della sua politica annebbia anche la mente a molti economisti. Quasi tutte le scuole concordarono, nella prima parte della crisi, che l’eccesso di consumo privato finanziato a debito e ad alta leva era un grave errore: tranne dividersi poi sul fatto se le banche andavano fatte fallire punendo gli azionisti, salvando i clienti e modificandone regimen operandi, oppure no.

L’irrisolto dilemma della stabilità del sistema bancario dipende in realtà dallo scemare verticale dei collaterali considerati liquidi dal mercato. Mentre negli anni Sessanta e Settanta per una banca commerciale a fronte di un dollaro di asset gli impieghi complessivi erano pari a 3 o al più 4 dollari, nell’anno 2007 eravamo giunti nelle grandi banche transnazionali di modello anglosassone fino a 673 dollari di impieghi diretti e soprattutto derivati per ogni dollaro di asset. Il delevereging verticale occorso da allora – ergo: le classi di asset sempre più vaste considerate illiquide – ha portato a fine 2011 il rapporto a 1 versus 33. E’ questo, a spingere drmmaticamente le banche centrali a creare fiat money, cioè a darci dentro di torchio monetario. Ma è un classico rimedio che non cura il male, checché ne dicano i tanti chiacchieroni che invocano stampa di moneta a gogo come rimedio alla crisi.

Ferve invece uno scontro frontale, intorno agli eccessi di consumo pubblico finanziati a debito. Furoreggia Paul Krugman, che lapida i tedeschi che vogliono imporre rigore quando invece il debito pubblico è perfettamente sostenibile, basta stampare moneta. I governi eurodeboili si accodano, la teutonica Merkel, arcigna e cipigliosa, diventa per tutti simbolo di cinismo ed egoismo. Quando invece è assolutamente og-get-ti-vo, che l’eccesso di debito pubblico europeo è un disastro insostenibile.

Nel nostro caso non è neanche figlio di bolle immobiliari tappate a spese del contribuente né di banche salvate, ma di decennale avanzata di un Moloch ipertrofico, inefficiente e insopportabilmente autoritario nella sua autotutela giuridica contro ogni simmetrico diritto negato al cittadino contribuente e imprenditore. Anche gli statalisti più incalliti dovrebbero leggere un bel paper scritto da Carmen – ex consigliera di Obama – e Vincent Reinhart, suo marito, dal titolo "Debt Overhangs: Past and Present".

Si studiano in maniera comparata dal 1800 a oggi tutte le maggiori crisi di debito pubblico superiore al 90% del Pil. Se ne stima la durata media in 23 anni, come effetti di crowding out, abbattimento degli investimenti e diminuzione del tasso di crescita del reddito dei loro cittadini. E la media di crescita per ogni anno è dell’1% di pil in meno. Il che, dopo 23 anni, per il tasso composto fa ben più di un terzo di crescita potenziale a cui si è detto addio. Tutto per difendere l’intoccabilità della montagna stregata rappresentata dalla pubblica amministrazione italiana: che pena. E che pena anche i tecnici al governo, che presentano come gran cosa tagliare 4 miliardi su 700 di spesa pubblica corrente cioè lo 0,57%,, quando decine di migliaia di imprese italiane devono affrontare turnaround in cui si taglia anche il 25 o il 30% di costi da un anno all’altro.

Oscar Giannino

(Fonte: http://www.chicago-blog.it/)

giovedì 7 giugno 2012

Loris Palmerini: "L'Italia (e la Grecia) possono pagare il denaro al 1% invece del 6% e non fare bancarotta"



In questo testo ti dimostro in maniera molto semplice che lo stato
potrebbe prendere a prestito il denaro al 1% invece che al 6% come sta
facendo, risparmiando così 15 miliardi all'anno.

Lo stato italiano si indebita al tasso del 6% , e quest'anno deve
prendere a prestito 300 miliardi di Euro. Il 6% sono 18 miliardi, cioé
circa gli euro della manovra "lacrime e sangue" che tanta misera ha
portato.

Più sotto trovi la legge che ti dimostra come lo stato potrebbe
pagare il denaro al 1% anziché al 6% , facendo dell'Italia un paese
assolutamente sano.

Questo ti dimostra che lo stato italiano, come quello greco, sono
pilotati da mafie occulte che ci indebitano, ci riducono alla povertà,
fanno fallire le aziende, impiccare gli imprenditori, distruggono le
famiglie, ma questi i problemi ce li abbiamo perché la crisi economica
e bancaria è stata programmata e pilotata, lo dicevo fin dal 2007.
Basterebbe anche solo che lo stato seguisse la possibilità legale di
prendere i soldi in prestito al 1% come previsto dai trattati, e non
ci sarebbe alcun problema.

Invece ogni giorno dalla TV inculcano il terrore che lo "spread"
salga, che superi il punto di non ritorno. Agitano lo spettro della
bancarotta. Con questa scusa Equitalia razzia gli affamati.

L'Italia non sta diventando povera per il "debito pubblico", esso
stato creato con trucchi come quello che svelo, il debito pubblico è
un falso in bilancio di banchitalia "sanato" da Berlusconi e occultato
da Draghi nel 2006.


Loris Palmerini - loris@palmerini.info



Leggi l'articolo e fai sapere queste cose ai tuoi contatti e amici.

http://palmerini.net/utenti/lt.php?id=YE5TBgsPUg0OB0kGAQxNUA0BCgQ%3D

venerdì 3 febbraio 2012

Savino Frigiola: “Congelare il debito pubblico, sospendere l’emissione dei titoli del debito, ritorno all’emissione monetaria da parte dello Stato"

Fiat Lux

Lettere inviate e ricevute - Uscire dalla crisi: fare la scelta

L’attuale devastante manovra di 30 miliardi lanciata dal Governo Monti serve solo a far fare cassa ai banchieri e deprimere ulteriormente persone e mercati già fortemente scossi da fallimenti e licenziamenti. Evidentissima la balla di voler ridurre di 30 miliardi il debito pubblico di 1950 miliardi solo se si considera che l’attuale manovra, finalizzata solo a sottrarre risorse al già anemico mercato, con il diffuso e progressivo impoverimento per Tutti, produce contestualmente anche la contrazione del gettito fiscale. La pretestuosità della manovra è dimostrata dall’obbligo di non pagare le pensioni in contanti superiori a 500 €uro a tutto beneficio dell’ingiusto salasso a favore dei banchieri. Invocare l’antiriciclaggio o l’evasione fiscale, a questo proposito, risulta offensivo ed un insulto alla comune intelligenza. Giova sempre ribadire che fisiologicamente la moneta per il mercato è come l’acqua o il sangue nell’organismo umano. Entrambe debbono liberamente circolare senza intoppi ed essere pubbliche poiché assolvono la funzione di pubblica ed insostituibile utilità.

Per uscire dalla crisi e rilanciare sviluppo ed occupazione è indispensabile che i diversi soggetti, circoli, associazioni, comitati, gruppi di vario colore, sindacati di ogni provenienza, desiderosi di recuperare la propria libertà e sicurezza nel proprio futuro, intraprendano una azione comune finalizzata ed imperniata nella condivisione dei tre punti al fine dichiarato di allontanare la cricca bancaria dalla gestione dell’attività politica nazionale.

1) depennare il debito pubblico. congelare subito il debito pubblico e non pagare più i relativi interessi poiché frutto di un raggiro. (esclusi i risparmiatori privati)

2) bloccare la fabbrica dei debiti per fermare la crisi. sospendere l’emissione ed il rinnovo dei titoli di debito pubblico, di prossima scadenza, per evitare di continuare a creare nuovo debito che si somma a quello precedente. Per fermare la fabbrica del debito occorre riportare il potere decisionale nell’ambito delle istituzioni nazionali pubbliche e democratiche, usurpato manipolato dai sussurri confezionatici dai, Bilderberg, Aspen, Trilateral, & C.

3) rilanciare l’economia, il sociale e l’occupazione. Impossibile realizzare anche solo uno dei su menzionati aspetti se non si ottengono nuove risorse, non gravate da debito, come solo il ritorno all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato si può conseguire. Ciò è ancora più importante che uscire dall’euro poiché oltre al rilancio economico ci pone al riparo da prossime ed inevitabili tempeste monetarie.

Questi tre punti interdipendenti fra loro sono conseguibili se l’azione da intraprendere prevede il contestuale raggiungimento di tutti e tre gli obbiettivi pena l’impossibilità di realizzarne neanche uno.

1. Il debito pubblico non deve essere pagato poiché scaturito con il cedimento anticostituzionale della sovranità monetaria affidata ai banchieri privati di Bankitalia / BCE. Queste fabbricano e cedono moneta, che a loro non costa nulla, a fronte dei titoli di debito dello Stato, costruendo così il debito pubblico. Oltre a ciò il “debito detestabile” non deve essere pagato, secondo i giuristi internazionali, poiché ricade nei tre requisiti necessari per poter definire un “debito pubblico detestabile” e sono : A) Il governo del Paese deve aver conseguito il prestito senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza il loro consenso.

B) I prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno portato benefici alla cittadinanza nel suo complesso. C) I creditori devono essere al corrente di questa situazione economica, e disinteressarsene.

2. Lo Stato sulla scia delle esperienze pregresse, cento anni di emissione della propria Lira e nella consapevolezza del “valore convenzionale della moneta”, in nome e per conto dei propri cittadini, che sono proprio quelli che utilizzandola conferiscono valore alla Lira, deve ritornare ad emettere la propria moneta. Lo Stato deve acquisire a titolo originario la proprietà della Lira e registrarla all’attivo del proprio bilancio al valore corrispondente al signoraggio che si verifica sempre in queste circostanze. L’utile economico di bilancio dello Stato così realizzato dovrà essere impiegato per le pubbliche spese istituzionali, senza produrre ulteriore debito come ora avviene, a dimostrazione che le pubbliche istituzioni possono e debbono essere posizionate al servizio del cittadino e non viceversa come ora accade.

3. L’immissione e la distribuzione sul territorio nazionale della Lira, emessa dallo Stato senza costi, tranne quelli tipografici, come quella realizzata dallo Stato italiano per 100 anni, dal 1874 al 1975, deve avvenire mediante il pagamento delle opere e delle attività di pubblica utilità: a – manutenzione degli edifici pubblici, b – opere a difesa del territorio non più eseguite da 50 anni, c – costruzione di manufatti ed infrastrutture di interesse pubblico nazionale, d – innovazione, cultura, ricerca, istruzione ed attività sociali con programmi di tutela della dignità della terza età, ecc. e – incentivare le aggregazioni: cooperative, corporazioni, gruppi di acquisto solidale ecc.

4. Il rilancio dell’economia, dell’occupazione e delle attività sociali così facendo è talmente evidente e comprensibile da rendere superflua qualunque ulteriore argomentazione. Se non si addiviene in tempi brevi a questa soluzione il declino economico, occupazionale e sociale sarà irreversibile.

Ora è tempo di scelta: o con i cittadini o con i banchieri.

Savino Frigiola

mercoledì 9 novembre 2011

"Come si forma il debito pubblico?" - Risposta non c'è o forse chi lo sa.. racchiusa nel vento sarà....

La spiegazione di Einstein è che..."


Scrive una signora per avere ragguagli su come si forma il "debito pubblico", in riferimemnto all'articolo: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/08/sovranita-monetaria-ceduta-alle-banche-e-truffa-del-debito-pubblico-svelate-con-parole-semplici/

Domanda: “Caro Paolo D'Arpini... Ho iniziato a leggere l'articolo ma mi sono fermata dopo poco, scusa, sarà semplice (che non é)... Comunque mi faccio delle domande semplici, queste si e te le faccio a te: va bene, il sistema monetario mondiale é assurdo, ingiusto e inevitabilmente porta ad un accumulo del debito da parte degli stati. Ma se questo sistema vige da (.... dal 1971? non ho capito bene questo), come mai che in questo periodo c'è questa crisi, pure questa mondiale ma che stringe al collo in particolare certi paesi più di altri? In cosa hanno "peccato" questi paesi? E' perché in Italia, ad esempio, il bilancio fra gli introiti (tasse) e le spese (pubblico) é sempre in deficit e quindi per colmarlo il paese deve chiedere sempre più moneta a debito? Ma se in Europa abbiamo scelto di stare e di starci con la moneta unica, non era il caso di pareggiarsi in quanto alle spese ed alle entrate? In Germania si parla di abbassare le tasse, anche se l'economia tedesca pare sia in difficoltà. Il debito pubblico italiano aumenta sempre, é per questo che si parla sempre del PIL che deve aumentare? Perché così, con le tasse in più che si pagherebbero, si può cercare di coprire il debito?”

Mia rispostina: "Cara..., mi fai delle domande molto importanti alle quali però non posso risponderti... Chissà se qualcuno fra gli amici "esperti" in economia potrà farlo?"

...........

Risposta di Orazio Fergnani:
Una volta, attorno agli anni cinquanta, quando Einstein andava in giro per confernze, come sempre alla fine delle sue kilometriche dimostrazioni per spiegare la teoria della relatività…..aveva accettato di dialogare col pubblico….. e una signora della nuova borghesia si alzò su e disse : "Professore in parole povere potrebbe spiegarci la sua teoria?"

Ed Einstein …: "Chi potrebbe spiegare a qualcuno che non conosce, il campo, il grano, la farina, e tutti gli altri elementi che ruotano loro intorno …. Come si può preparare un plumkake?.... A lei in realtà basta sapere che il plumkake è buono e vale la pena di essere mangiato!!!!"

Alla sig.ra in questione io rispondo allo stesso modo ….. : "Come posso spiegare, a chi non ha la minima idea di quello che è in discussione….. i 50 secoli di storia della cultura, dell’economia, della politica che tutte si sono svolte/evolute per mezzo della moneta e che ci hanno portato alla fine del percorso a sentirmi ora porre questa domanda????"

L’unica possibile risposta, come fece Albert Einstein, è che la sig.ra sappia che la moneta, se ben amministrata, è una cosa buona e la si può usare convenientemente e soddisfacentemente……

A lei questo basta sapere!!!

Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare.

Laudetur Semper. Orazio Fergnani
oraziofergnani@tiscali.it

...................


Altra risposta, più congrua e comprensibile, di Casimiro Corsi:

Per farla breve, altrimenti dovrei scrivere molto, le banche prestano il capitale a interesse ma gli interessi non esistono e quindi dovrai richiedere un prestito per rimborsare gli interessi.

Secondo punto è che una nazione piu' produce beni e servizi e più si indebita questo perche' cio' che rende possibile gli scambi fra i cittadini e' lo strumento moneta la cui creazione e' detenuta in regime di monopolio dalle banche, centrali e commerciali.

Quindi se i cittadini di uno Stato anno producono maggiori beni e servizi per un valore di 1000 euro lo Stato dovrà procurare presso i banchieri pagando un interesse di altri 1000 euro in banconote da mettere nel mercato per far scambiare i beni.

Se saranno di meno avremo deflazione cioe' i beni rimangono invenduti perche' non c'è la moneta per scambiarli, come ora.

Se saranno di più avremo inflazione cioè un eccesso di moneta rispetto ai beni presenti sul mercato che porterà ad un aumento dei prezzi.

Questa, per inciso, è la vera inflazione e non quella raccontata dagli "economisti" in televisione dovuta al tempo cattivo, all'incendio dei pozzi petroliferi, agli scioperi e cosi' via. Questa è una variazione dei prezzi dovuta alla legge di mercato che se cala l'offerta i prezzi aumentano e viceversa se aumenta.
A lungo andare il Debito strozzera' gli Stati. La Grecia è la prima ma gli altri non sono esenti.

Circa il 15 agosto del 1971 posso dire che quello è stato il giorno in cui si è scoperto il grande inganno grazie a Nixon che rese il dollaro inconvertibile con l'oro.

A quei tempi i banchieri racconatavano che il denaro era loro perchè l'oro che lo garantiva era loro ma dopo la fine della convertibilità in oro del dollaro senza nessun terremoto per il dollaro si ebbe la conferma che il valore al denaro non e' dato dall'oro dei banchieri ma dall'accettazione dei cittadini.

Per questa operazione Nixon pagò rimanendo coinvolto nello scandalo Watergate.

Spero di essere stato chiaro in poche righe.

Ciao, Casimiro
casimiro.corsi@gmail.com

.................


Risposta di Giuseppe Turrisi:

Caro Paolo per rispondere seriamente a queste domande ci voglino almeno 4 ore e la conoscenza di alcune fondamentali che se si leggessero tutte le nostre elugubrazioni sarebbero già di bagaglio culturale.e spazzerebero via già certi dubbi.... Voler capire subito e di colpo (faccio l'esempio con la matematica) gli integrali senza aver fatto prima le deirvate e prima i limiti e prima ancora l'algebra e prima ancora l'aritmetica non è facile..... poiche mancano i preliminari..... ma poichè non provarci a spiegare è comunque un torto ci provo..........

Lettera: “...Ho iniziato a leggere l'articolo ma mi sono fermata dopo poco, scusa, sarà semplice (che non é)... Comunque mi faccio delle domande semplici, queste si e te le faccio a te: va bene, il sistema monetario mondiale é assurdo, ingiusto (La moneta è uno strumento, è lo strumento per eccellenza per gestire il valore che però è sempre dell'uomo, tale strumento messo in mano sagge fa la crescita dei popolo messo in mano degli usurai determina, dominio, stermino, classismo e povertà) e inevitabilmente porta ad un accumulo del debito da parte degli stati (qualunque sistema applichi gli interessi è destinato matematicamente ad andare in debito, la signora deve capire che se guadagna 1000 euro al mese e ne spende 1200 va in debito per forza di 200 euro al mese, perchè spende più di quanto produce, immagina poi se perde anche il lavoro e rimane con il mutuo da pagare. Senza entrare nella differenza dei sistemi credito e debito, parlo del sistema attuale, finchè la produzione tirava (crescita- PIL) la macchina economica dello stato girava e si potevano parzialmente pagare gli interessi che la moneta debito faceva maturare, quando la crescita è scesa allo 0,5 il debito si è fatto più presente(1980 miliardi).

Ma se questo sistema vige da (.... dal 1971? non ho capito bene questo), come mai che in questo periodo c'è questa crisi (le crisi non vengono a caso sono cicliche e programmate qualche studioso le ipotizza orientativamente ogni 7 anni e servono proprio a recuperare il gap tra debito e credito o con veri e propri espropri o con guerre), pure questa mondiale ma che stringe al collo in particolare certi paesi più di altri? (il fatto che alcuni stati piuttosto che altri sentano la crisi dipende da molti fattori tra cui: la quantita di azioni che si posseggono della BCE, Germania, Francia ed Inghilterra sono i maggiori azionisti, avendo più azioni hanno, più interessi e quindi più guadagni ossia più liquidità e potere di acquisto quindi possono comprarsi i titoli di stato dei paesi più deboli, poi ci sono le mosse speculative che sono un altro danno) In cosa hanno "peccato" questi paesi? (questi paesi hanno peccato nell'aver delegato alla classe politica ignorante venduta e cameriere di aderire ai trattati Maastrich e Lisbona a cuor leggero senza il consulto popolare, di contro il popolo è per natura deresponsabilizzato e non gli va di studiare e conoscere ma solo di guardare il grande fratello).

E' perché in Italia, ad esempio, il bilancio fra gli introiti (tasse) e le spese (pubblico) é sempre in deficit e quindi per colmarlo il paese deve chiedere sempre più moneta a debito? (L'euro non è una moneta sovrana ma una moneta debito per giunta senza controllo di nessuno stato, l'euro è uno strumento di espropriazione di patrimonio pubblico e privato dove il costo dell'esproprio e pure a carico dell'espropriato, più euro si usano e pi ci si indebita, la risposta è sempre la stessa se la BCE emette 100 euro e li presta allo stato italiano con il tasso di sconto del 2% e lo stato li mette in circolazione in italia ...la gente li spende ma alla fine dell'anno (ammesso che tutto sia lineare cosi come lo dico, ma non lo è) lo stato le riprende indietro attraverso le tasse sono sempre 100 euro... ma la BCE ne vuole 102 (100+il 2%) quindi il debito (spese +interessi) saranno sempre sempre sempre maggiori delle tasse). Ma se in Europa abbiamo scelto di stare e di starci con la moneta unica, non era il caso di pareggiarsi in quanto alle spese ed alle entrate? (in Europa non abbiamo scelto di entrarci ci hanno obbligato:, con mille modi, plagio, lavaggio del cervello per farci credere che l'euro ci salvava dalla inflazione, colpi di mano leggi approvate di nascosto ecc, per quanto riguarda il pareggio di bilancio ho già risposto con la moneta di un terzo matematicamente non può esserci mai in quanto la quota di interessi che si deve riconoscere annualmente alla BCE è liquidità in meno che gira nell'economia della nazione ed ogni anno il buco è sempre più grande e la liquidità sempre meno quindi il bilancio in pareggio senza moneta sovrana è pura fantascenza).

In Germania si parla di abbassare le tasse, anche se l'economia tedesca pare sia in difficoltà (la Germania lo potrebbe fare in quanto l'euro è maggiormente suo e poi perchè guadagna sul nostro debito, infatti parte degli 87 miliardi l'anno che l'Italia paga alla BCE (non conteggiando gli interessi sul money suplay ) vanno proprio alla banca centrale tedesca. Il debito pubblico italiano aumenta sempre, é per questo che si parla sempre del PIL che deve aumentare? (Tecnicamente a detta degli "economisti di sistema" se i punti percentuale del PIL son uguali o maggiori del tasso di sconto si andrebbe in pareggio ma questo solo e sempre sulla carta perche questa equazione è smentita da tutto il resto (signoraggio secondario, derivati, speculazioni ecc).

Perché così, con le tasse in più che si pagherebbero, si può cercare di coprire il debito?” (Le tasse in più in questo sistema servono solo a pagare più interessi ai banchieri, una certa area di sinistra compreso Di Pietro, ma anche centro e destra, continua a propagandare che se si pagano le tasse... si hanno più introiti per incominciare la crescità questa è una megastronzata se non per una percentuale ultra piccolissima, difatto se si vuole arrivare al pareggio di bilancio servono 1980 miliardi che non esistono, faccio notare che una manovra di appena 55 miliardi ha messo in soquadro il paese ed è servita solo a pagare gli interessi agli usurai mentre per la crescita non ci saranno soldi veri ma solo strumenti tecnici.. tipo sgravi, agevolazioni, riduzioni di iva e sciocchezze di questo genere).

Spero di essere stato esaustivo (mancano un sacco di considerazioni e note omesse per brevità).

con Stima, Giuseppe Turrisi

..................


Commento a Giuseppe Turrisi di Antonio Pantano

Gentile Turrisi,
a sua lamentela circa il profluvio di parole che i suoi sodali spendono su un "fondamentale" della esistenza umana, propongo "due parole", anche se nei miei "incisi" (oltre che i numerosi miei testi diffusi e pubblicati, in uno con Giacinto Auriti, cui diedi conforto - senza appropriarmi con "copia/incolla" come fanno i nuovi arrivati negli ultimi 10 anni!) già spiegai, e, certamente, mai lei li lesse.
Lei cita l'esempio di chi, "guadagnando" 1000, spende 1200.
Ma trascura ciò che è "a monte" e i suoi sodali NON CONSIDERANO.
I "1000", se si appartenesse ad uno Stato VERO e GIUSTO, in origine potrebbero essere 2000. Ma sono solo 1000 perché "a monte" i furfanti del potere, asserviti agli USURAI, hanno sottratto VALORE. E ciò fanno almeno due volte. Prima della percezione all'individuo che poi dovrà spendere, con "sottrazione di oltre il 90% del valore". E poi, durante la spesa, col permettere che ciò che si acquista valga (cioé : costi) il 400% del giusto.
TUTTO QUI!
Cordialità : Antonio Pantano


..........


Commento al commento di Antonio Pantano di Roberto Ficini:

Giusto e vero ciò che dice Pantano, ma complicato da capire per chi pone certe domande... comunque c'è da notare come l'economia segni flessioni e picchi nell'arco della giornata, come se il "valore Italia" con le sue industrie, commerci, beni evvia dicendo potesse cambiare valore in così breve tempo; e quì è dimostrato che il lavoro e l'operosità umana non conta nulla, quello che fa testo, che fa economia è oggi la finanza speculativa, alla quale tutti i governi si assoggettano e adottano misure lesive per la specie umana ma salutari per salvare e finanziare questa banda di ladroni.

Sempre sia sovrano il popolo!
Roberto Ficini

.............


Risposta aggiunta di Giovanni Passali:

Salve a tutti,
credo che una risposta seppur sommaria, debba essere data, almeno per demolire una serie di luoghi comuni e iniziare a comunicare dei criteri per un nuovo giudizio sulla crisi economica.
La prima cosa da capire è che questa crisi ha tanti aspetti, ma la radice è monetaria, si tratta di una crisi monetaria.

Oggi noi facciamo fatica a comprenderlo perché sostanzialmente non abbiamo capito cosa è la moneta. E dopo aver compreso cosa è la moneta, occorre pure tener presente il funzionamento dinamico dell'economia e della finanza, delle quali viene data sempre una immagine statica, come una fotografia, mentre si tratta sempre di azioni e di comportamenti che si svolgono nel tempo, e che non hanno bisogno di una fotografia, ma di uno strumento che ci indichi la direzione, in modo da capire, o per lo meno intuire, la direzione che stiamo prendendo.

Con questo voglio dire che non c'è stata, come dicono alcuni personaggi che vanno spesso in tv, una interpretazione o una comprensione non precisa della finanza o di certi meccanismi (in questo caso, con una modesta correzione torna tutto a posto), ma una comprensione completamente sbagliata. Occorre cambiare tutto!

Veniamo alla prima domanda, per esempio.

> Ma se questo sistema vige da (.... dal 1971?
> non ho capito bene questo), come mai che in questo periodo c'è questa crisi,
> pure questa mondiale ma che stringe al collo in particolare certi paesi più
> di altri? In cosa hanno "peccato" questi paesi?

Non hanno peccato in nulla, almeno nulla di particolare rispetto agli
altri paesi. Il fatto di dire che la Grecia in passato ha truccato i conti è solo
fumo negli occhi, perché il sistema monetario e finanziario attuale è insostenibile, e matematicamente fa fallire sempre il più debole del gruppo.
In altre parole, se la Grecia fosse stata meno sprecona, allora sarebbe in crisi il Portogallo, o qualche altro paese: ma a livello globale la crisi sarebbe la stessa.

Del resto, che un piccolo paese come la Grecia riesca a mettere in crisi l'intera economia mondiale si spiega solo in un modo. La grande speculazione ha capito una semplice e profonda verità: se una mela è marcia, allora quasi sicuramente tutto il cesto di mele è marcio. Il problema non è nella Grecia, il problema è nella moneta euro. La Grecia sta solo in Grecia, ma l'euro lo abbiamo tutti in tasca. E la cosa grottesca è che tutti si affannano a risolvere il problema della Grecia, ma il problema è dall'altra parte, il problema è l'euro, che come moneta è incapace di salvare la Grecia e sostenere la loro economia.

Il problema è che una vera moneta non è debito, non può essere solo
debito, come è l'euro oggi.

Una vera moneta NON DEVE ESSERE SOLO DEBITO per due motivi fondamentali:

1. è immorale, è un furto nei confronti dell'intera popolazione
costretta ad utilizzare quella moneta dalle leggi sul corso forzoso
(in questo senso è corretto dire che il popolo viene ridotto in
schiavitù); di fatto, la moneta viene sottratta al popolo (allo
stato), e poi "rivenduta" allo stesso, creando un debito che non
dovrebbe esistere;

2. il sistema è inefficiente per definizione, da un punto di vista
matematico e finanziario; il sistema non è sostenibile: riesce ad
andare avanti solo per un certo tempo, gonfiando i debiti del sistema
fino a livelli insostenibili.

Seconda domanda.
> E' perché in Italia, ad
> esempio, il bilancio fra gli introiti (tasse) e le spese (pubblico) é sempre
> in deficit e quindi per colmarlo il paese deve chiedere sempre più moneta a
> debito?

Questa affermazione non è vera, se non si tiene conto del pagamento degli interessi su un debito che non dovrebbe esistere. E non si tratta di poca cosa. Sono 80 miliardi (in crescita!) ogni anno, tutti gli anni. Una cifra enorme, se cumulata negli anni.

E si tratta pure di una spesa a perdere, al contrario di altre spese. Un aumento di spesa per le pensioni, per esempio, danno una maggiore capacità di spesa agli anziani, che si rifletterà in un crescita dei consumi e quindi in maggiori entrate per lo stato. In questo senso, una qualsiasi spesa dello stato porta un beneficio indiretto alle casse dello stato. Tranne la spesa per gli interessi, che sparisce
nelle tasche delle banche e poi nei mercati finanziari.

Terza domanda.
> Ma se in Europa abbiamo scelto di stare e di starci con la moneta
> unica, non era il caso di pareggiarsi in quanto alle spese ed alle entrate?
> In Germania si parla di abbassare le tasse, anche se l'economia tedesca pare
> sia in difficoltà. Il debito pubblico italiano aumenta sempre, é per questo
> che si parla sempre del PIL che deve aumentare? Perché così, con le tasse in
> più che si pagherebbero, si può cercare di coprire il debito?”

Pensare di pareggiare il debito (o soltanto contenerlo) aumentando il Pil è una balla colossale. Non esiste nella storia dell'economia un solo caso serio nel quale un paese abbia contenuto il debito, aumentando il Pil.
Per aumentare il Pil occorre aumentare non solo la produzione, ma anche la quantità di moneta in mano ai consumatori, necessaria per acquistare la maggiore produzione. Ma in un sistema in cui la moneta è solo moneta-debito, una maggiore quantità di moneta farà aumentare il debito del sistema stesso.
Così, il primo vagito di un aumento del Pil è un aumento del debito.
Al contrario di quanto viene detto da tutti i commentatori sui media.

Allo stesso modo, ovviamente non è possibile pagare il debito con le tasse, poiché né stato né contribuenti possono creare moneta, come fanno le banche. Se aumentano le tasse e lo stato paga il debito (o solo gli interessi), poi vi saranno meno soldi in mano ai consumatori, meno spesa e quindi meno entrate per l'Agenzia delle Entrate.

Se anche, per ipotesi fantastica, tutto il denaro circolante fosse consegnato per pagare il debito, dal giorno dopo dovremmo tornare a indebitarci sulla moneta per far ripartire l'economia (l'alternativa è il baratto, vuol dire la distruzione dell'economia).

Anche i freddi numeri smentiscono questa possibilità: non si paga un debito con un flusso (il Pil è un flusso di denaro in una quantità di tempo, in un anno): il debito si paga con una quantità di denaro. E la quantità di denaro circolante in Italia è di circa 140 miliardi (tutte le banconote), mentre il debito è di circa 1.900 miliardi.

La vera alternativa è la moneta di stato, come nel North Dakota: non a caso l'unico stato degli Usa che, senza particolari risorse naturali, non ha debiti.

In una famiglia, dove vi sono entrate certe e spese gestibili, il taglio dei costi è un sistema che può funzionare per far quadrare i conti. Ma lo stato si trova in una condizione opposta, con spese certe (per i servizi) ed entrate incerte (dipendono dall'andamento dell'economia); allo stato non possono essere applicati quei principi di buon senso che si applicano ad una famiglia. Si può arrivare al disastro.

Non ho ancora detto che cosa sia la moneta. Ma una cosa è chiara: una vera moneta non può essere debito, poiché il compito di una vera moneta è anche quello di rispecchiare il valore dei beni, di rappresentare il valore delle cose reali, della realtà. E abbiamo moltissime cose reali che non sono debito. Il sole, il vento, la pioggia, il mare, la luna, le stelle e tantissime altre cose non sono
debito per nessuno. Sono beni disponibili per tutti e di cui tutti noi usufruiamo, senza che sia debito per nessuno, senza che vi sia una sottrazione di beni per qualcun altro.

Se ritenuti interessanti, ulteriori approfondimenti sulla natura della moneta, sul funzionamento dell'economia e sulla dinamica di questa crisi possono essere dati in apposite lezioni/incontri opportunamente organizzati. Da quest'anno ho già tenuto alcuni di questi incontri, sembra con grande soddisfazione di chi vi ha partecipato.

Giovanni Passali

"Il mistero sulla moneta.. continua!?"

martedì 8 novembre 2011

Sovranità Monetaria ceduta alle banche e truffa del Debito Pubblico, svelate con parole semplici



Comunicazioni di servizio

“La Dignità gratuita non esiste” (G. Auriti)

Lo Stato ha rinunciato alla SOVRANITÀ MONETARIA a favore della BANCA CENTRALE [Banca d’Italia prima, BCE ora], Ente sostanzialmente PRIVATO, che in perfetta AUTONOMIA ed INDIPENDENZA [artt. 105 e 107 Trattato di Maastricht] esercita la
fondamentale FUNZIONE PUBBLICA di emissione della Moneta e regolamentazione della sua circolazione, ricavandone degli UTILI.

La Banca Centrale emette Moneta, che CREA DAL NULLA, PRESTANDOLA allo Stato e al sistema delle Banche Commerciali al suo valore NOMINALE, percependone un INTERESSE [c.d. “SIGNORAGGIO”, differenza tra il valore nominale della Moneta e il suo costo di produzione]. Tuttavia…PRESTARE È PREROGATIVA DEL PROPRIETARIO.

E la Banca non è proprietaria della Moneta all’atto della sua emissione. La MONETA nasce di PROPRIETA’ dei cittadini, che gli conferiscono VALORE accettandola.

La TRUFFA è proprio qui. Proviamo a spiegarla:

la Banca Centrale presta Moneta ad uno Stato, la quale come “circolante” viene appostata nel PASSIVO [ovvero come proprio DEBITO, seppur definito “inesigibile”] delle proprie scritture contabili, acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno altri beni o valori mobiliari (Titoli di Stato, valute, merci quotate, etc.), che vengono invece appostati nell’ATTIVO [ovvero, come proprio CREDITO]. Questa operazione poteva avere un briciolo di senso – seppur fittizio, avendo noi dimostrato il significato del tutto CONVENZIONALE ed immateriale della Moneta – solo fino al 1971, quando ancora vigevano gli accordi di Bretton Woods, che stabilivano che l’unica Moneta che potesse essere convertita in ORO era il DOLLARO [archetipo della Moneta “imperialista”]; di conseguenza tutte le altre Monete con cambi flessibili rispetto al Dollaro, potevano istituire riserva, oltre che con l’oro, anche con i Dollari stessi. Questa impostazione garantiva a tutte le Monete, Lira italiana compresa, una sorta di CONVERTIBILITÀ, anche se indiretta e alquanto limitata, attraverso il DOLLARO [a sua volta convertibile in ORO], giustificando almeno parzialmente di iscrivere all’ATTIVO dei propri libri contabili l’oro e l’argento che possedevano, nonché i certificati del debito pubblico ottenuti in contropartita all’emissione Monetaria, ed al PASSIVO la carta Moneta da loro emessa. Questo perché, pur esistendo solo la parvenza della convertibilità, ciò era sufficiente per considerarla un “DEBITO” DELLA BANCA VERSO IL MERCATO, ovvero una “FALSA CAMBIALE”.

Di fatto, però, il 15 agosto 1971, quando gli USA si accorsero che Fort Knox aveva praticamente esaurito la sua riserva aurifera [alcuni Stati riempivano aerei di “euro-Dollari”, che presentavano all’incasso per convertirli in oro], il presidente Nixon denunciò unilateralmente gli accordi di Bretton Woods, SOSPENDENDO DEFINITIVAMENTE LA CONVERTIBILITÀ DOLLAROORO. Da quel momento, come NESSUNA MONETA PUO’ RISULTARE PIÙ CONVERTIBILE IN ORO, così NESSUNA BANCA PUO’ PIU’ DEFINIRSI “PROPRIETARIA” DELLA MONETA CHE EMETTE, NON ESSENDOVI PIU’ ALCUNA RISERVA CHE POSSA GIUSTIFICARLO.

In conseguenza della fine degli accordi di Bretton Woods, il Mondo intero si aspettava il crollo dell’intero sistema Monetario… Invece, ogni Moneta mantenne inalterato il proprio VALORE, a dimostrazione della validità del princìpio del VALORE INDOTTO DELLA MONETA, secondo cui “il valore della Moneta non è determinato dalla sua RISERVA, ma unicamente dal fatto che nella sua veste di strumento di MISURA DEL VALORE, per CONVENZIONE condivisa dalle persone fisiche che la utilizzano, viene accettata e utilizzata per soddisfare le proprie necessità all’interno del Mercato in cui viene fatta circolare”.

Infatti, la “banconota” pur essendo una “FALSA CAMBIALE” è “VERA MONETA”.

Così, l’intera struttura economica dello Stato è costretta ad INDEBITARSI per ottenere le risorse finanziarie che necessita. Lo STATO, con l’emissione di TITOLI di DEBITO, assume la posizione di DEBITORE nei confronti dei MERCATI FINANZIARI [ovvero verso chi, sui Mercati, ha acquistato i propri Titoli di Debito] di una Moneta che è di sua PROPRIETÀ.

Ora, come fa lo STATO a procurarsi le risorse per adempiere a tali OBBLIGAZIONI?

Ricorre ai tagli di spesa pubblica [Stato Sociale], o alla vendita dei propri beni patrimoniali [PRIVATIZZAZIONI], o demaniali [SDEMANIALIZZAZIONI], oppure all’emissione di TITOLI DI CREDITO fruttiferi offerti ai propri cittadini; ma il meccanismo da cui ritrae
maggior gettito consiste nella IMPOSIZIONE FISCALE. Le imposte dirette e indirette sono le vie principali attraverso le quali lo Stato riesce ad introitare tutta, o quasi tutta, la Moneta da restituire ai proprietari dei suoi Titoli di Debito. Ma lo STATO è una finzione giuridica… è il POPOLO che SI INDEBITA, ed è il POPOLO che in definitiva DEVE PAGARE.

Vi è di più: la Moneta che il POPOLO è obbligato a restituire attraverso le tasse non è la stessa Moneta che a suo tempo la Banca Centrale aveva prestato allo Stato. Sebbene le due Monete siano costituite dallo stesso supporto, contengano gli stessi simboli ed abbiano lo stesso valore, queste SONO DIVERSE QUALITATIVAMENTE: perché mentre la Moneta originariamente “prestata” dall’Istituto di Emissione viene CREATA DAL NULLA, con un semplice lavoro tipografico o con un banale clic sul computer, quella pagata dal Popolo è sudore, FRUTTO DEL LAVORO E DEL SACRIFICIO DELL’UOMO. La differenza è l’USURA.

MONETA-CREDITO o PROPRIETA’

La MONETA-DEBITO, nata nel 1694 con la Banca d’Inghilterra, è il CANCRO del Mondo. Con l’avvento della Globalizzazione, sua imposizione planetaria, oggi si avvertono evidenti i primi segnali delle GUERRE MONETARIE, anticamera di quelle mortali. Unica soluzione è rivendicare, a favore di OGNI POPOLO, la PROPRIETÀ della sua MONETA: una portata “UNIVERSALE”, perché universale è il danno che oggi la Moneta-Debito procura ad ogni latitudine. Come la Rivoluzione Monetaria attuata dalla Banca
d’Inghilterra ha trasformato la MONETA-PROPRIETÀ DEL PORTATORE (oro) in MONETA NOMINALE (debito del portatore e proprietà della banca), così la CONTRORIVOLUZIONE deve trasformare la MONETA-DEBITO in MONETA PROPRIETÀ DEL PORTATORE (non dell’Ente che la emette), SENZA RISERVA (come l’oro), CON SIMBOLO DI COSTO NULLO (come la Moneta-Elettronica, o pressoché nullo come la Moneta-Carta), sostituendo alle banconote “biglietti di banca”, i “biglietti di Stato”.

Generare e diffondere quanto più possibile le basi culturali affinché il Mondo non sia più articolato sulle due dimensioni del “DEBITO” e degli “INTERESSI”, piaghe dell’umanità, ma su una MONETA veramente SOVRANA, EMESSA E GESTITA DIRETTAMENTE DALLO STATO, in modo tecnicamente corretto e solo quando il Sistema produttivo ed economico ne abbia bisogno: per la realizzazione di opere pubbliche, per fare investimenti ed erogare prestiti al sistema produttivo senza interessi usurai, per bilanciare una crescita del volume dei beni prodotti, o della popolazione, monitorando costantemente i prezzi. Ovvero, seguendo l’unica vera LEGGE DELLA RARITÀ MONETARIA [da istituzionalizzare, per liberare i Popoli dalle arbitrarie rarefazioni della Moneta e dei beni reali]: poiché il PREZZO non è solo l’INDICE del VALORE DEI BENI, ma anche del PUNTO DI SATURAZIONE DEL

MERCATO, il MERCATO va considerato SATURO, sia di beni che di Moneta, solo QUANDO I PREZZI TENDONO A COINCIDERE CON I COSTI DI PRODUZIONE.

Insomma, mantenere il costante EQUILIBRIO tra SANGUE e CORPO. Sic et Simpliciter. Solo così sarà possibile restituire ad ogni Uomo la DIGNITÀ giuridica che gli compete, liberarlo dall’angoscia dell’insolvenza ineluttabile per DEBITI NON DOVUTI e consentirgli, finalmente, di vivere tempi nuovi a dimensione umana.

Fonte: Foro 753 – Sito: www.753.it – Email: Info@753.it

venerdì 7 ottobre 2011

No alla svendita del patrimonio pubblico ed all'impoverimento del popolo per saziare la voracità bancaria liberista




DECRETO SULLO “SVILUPPO” DEL GOVERNO BERLUSCONI: NEL MIRINO PENSIONI E BENI PUBBLICI.

La Banca centrale europea e i governi europei hanno sposato la dottrina dell'austerità col taglio alla spesa pubblica perchè hanno concepito la crisi di bilancio dei vari Paesi come se derivasse da un eccesso di uscite generato dai costi dello stato sociale, mentre si è trattato di un calo delle entrate fiscali.


- 20 motivi per cui è insensato reperire fondi con pensioni, svendita del patrimonio pubblico ai privati e grandi opere ambientalmente devastanti.

- Utile uno sviluppo economico guidato da un investimento diretto dello Stato e basato sui nuovi settori emergenti e incremento di stipendi e occupazione. Per le risorse paghi chi ha di più.


L’ERRORE DI FONDO ULTRALIBERISTA DEI GOVERNANTI EUROPEI

La Banca centrale europea e i governi europei hanno sposato la dottrina dell'austerità col taglio alla spesa pubblica perchè hanno concepito la crisi di bilancio dei vari Paesi come se derivasse da un eccesso di uscite generato dai costi dello stato sociale, mentre si è trattato:

1) di un aumento del debito publico dovuto ai salvataggi delle banche e della finanza (4.600 miliardi di euro, secondo il presidente della Commissione Europea);

2) di un crollo della domanda interna (e quindi una diminuzione di introiti fiscali per lo Stato) causata dalla crisi finanziaria che ha prodotto riduzione dell’occupazione e del reddito;

3) della speculazione che ha fatto perdere fiducia nei Paesi e quindi salire i tassi d’interesse anche dei Titoli di Stato e perciò aumentare il debito pubblico;.

4) per quanto riguarda l’Italia del discredito di Berlusconi e della mancata lotta alla grande evasione fiscale del suo governo, con effetti devastanti sul debito pubblico

5) di un notevole calo delle entrate fiscali statali dovuto alle riduzioni dell'onere fiscale, ai crediti agevolati e al sostegno economico concesso agli imprenditori, che delocalizzavano pure le aziende pagando le imposte all’estero anziché nel paese d’origine.


Troppo facile fare impresa facendo pagare dipendenti e pensionati, che contribuiscono per il 70% delle imposte pagate. E paradossalmente poi a questi stessi dipendenti e pensionati ora Confindustria chiede anche di pagare il prezzo del debito pubblico!

Confindustria infatti è tornata alla carica col Governo Berlusconi chiedendo "riforme" urgenti e fra queste: il "superamento" delle pensioni di anzianità con accelerazione sulla “quota 100″ (sommando anni e anzianità contributiva); lo stop al sistema retributivo per il calcolo della pensione (quindi pensioni più misere); le donne in pensione nel privato a 65 anni già nel 2012; privatizzazioni dei beni pubblici; riduzione delle partecipazioni pubbliche nell'economia; grandi opere ambientalmente devastanti.


PERCHÉ È INSENSATO REPERIRE FONDI CON LE PENSIONI

Il sistema pensionistico pubblico è in attivo e finanzia il bilancio dello Stato in misura consistente e crescente dal 1998 in poi (+1,8% del Pil); versando contributi per 40 anni la pensione ce la siamo strapagata per i pochi anni che ancora vivremo; la Germania ha quota 98 (sommando anni e anzianità contributiva), noi nel 2013 avremo quota 98 e 3 mesi; le pensioni tedesche sono adeguatamente rivalutate, le nostre no; tagliandole si risparmia poco ma si uccidono i consumi e la crescita; allungando l’età pensionistica meno giovani avranno lavoro; meno occupazione = meno contributi pensionistici; sui lavoratori dipendenti pesano i Fondi in passivo dei Dirigenti d’azienda; meno lotta all’evasione da parte del governo Berlusconi = meno contributi previdenziali e più debito pubblico.

a) L'Inps chiuderà anche il 2011 con un avanzo finanziario. Si dice che le pensioni pesino troppo sui conti pubblici ma non è vero, perchè nel calcolo viene inclusa tutta la componente dell'assistenza e dei prepensionamenti (che dovrebbero gravare invece, come in molti Paesi, sulla fiscalità generale), mentre il sistema pensionistico pubblico ha un saldo tra le entrate contributive e la spesa per le prestazioni di natura previdenziale positivo ormai dal 1998. E ciò considerando anche le gestioni autonome. Nell'ultimo anno di cui si hanno i dati, il 2009, questo saldo positivo è pari all'1,8% del Pil. Quindi il sistema pensionistico pubblico finanzia il bilancio dello Stato, e in una misura consistente e crescente dal 1998 in poi.

b) Una persona che lavorando ha pagato per 40 anni il 41% (33% + 8%) sul lordo del proprio stipendio, la sua pensione se l’è strapagata. Considerando infatti che si va in pensione a 60 anni circa campandone ancora 16 o 17 mediamente, non si recupera neppure tutto ciò che si è versato di contributi!

c) Si esalta il sistema pensionistico della Germania ma lì è possibile andare in pensione anche a 63 anni se ci sono 35 anni di anzianità. In sostanza a quota 98. In Italia in questo momento, senza nessun intervento, la quota in vigore è 97 ma siccome per chi matura il diritto la finestra si apre 12 mesi e nel 2013 scatterà lo slittamento di tre mesi legato all'aspettativa di vita, si arriverà a quota 98+3 mesi, una quota più alta di quella tedesca! E in Italia tra 20 anni le lavoratrici andranno in pensione oltre i 68 anni….

d) Se poi si guarda all'età di pensionamento effettivo, l'Italia ha anche quasi un anno in più della Francia.

e) E dal 1992 le pensioni in essere non sono più agganciate alla crescita dei salari e anche l'aggancio all'inflazione è parziale, esattamente il contrario di ciò che accade in Germania, dove le pensioni sono legate all'andamento dell'economia. Il risultato è che negli ultimi 19 anni i tedeschi hanno visto rivalutare le loro pensioni, mentre il potere d'acquisto dei pensionati italiani si è ridotto.

f) Colpendo le pensioni, il magro risparmio per il bilancio previdenziale sarebbe vanificato dal mancato sviluppo della domanda interna, uno dei principali freni alla crescita.

g) L'allungamento dell'età pensionistica va a discapito delle già magre opportunità di impiego dei giovani e dispersione all'estero delle intelligenze.

h) Se la spesa pensionistica è elevata in termini di Pil non dipende da pensioni troppo generose o da troppi pensionati, ma anche dal fatto che i tassi di occupazione sono bassi, nel 2010 57,2% contro il 65,8 dell'UE

i) I tagli alle pensioni servono allo Stato per ridurre alle imprese il prelievo contributivo, come se non bastasse alle imprese la loro evasione contributiva che si aggira sui 25 mld di euro annui. Servono dunque provvedimenti legislativi, organizzativi e investigativi efficaci per scovare e punire la grande evasione contributiva.

j) È inaccettabili la distorsioni della forzata solidarietà che deriva dal travaso dei contributi dei lavoratori dipendenti e parasubordinati verso tutto il mondo dei dirigenti d'azienda industriali e del lavoro autonomo, categorie che peraltro
continuano a beneficiare di una bassa aliquota contributiva versata. E i Fondi dei Dirigenti d'azienda sono pure in passivo.

k) Tutti i governi Berlusconi non hanno mai contrastato con fermezza la grande evasione fiscale e contributiva previdenziale, smantellando pure le valide misure prese dal governo Prodi (tracciabilità dei pagamenti, soppressione dell'obbligo di allegare alla dichiarazione Iva gli elenchi clienti/fornitori, abolizione della tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati, eliminazione dell'obbligo di comunicazione preventiva per compensare crediti di imposta superiori ai 10mila euro) e riducendo il personale addetto alle ispezioni. TUTTO CIÒ HA CONTRIBUITO ANCHE A FAR SCHIZZARE IN ALTO IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO.



LE NORME GIÀ VARATE DAL PARLAMENTO HANNO PEGGIORATO PESANTEMENTE LA SITUAZIONE DELLE DONNE E DI TUTTI, SIA DAL PUNTO DI VISTA DEI RENDIMENTI, SIA CON UN NETTO INNALZAMENTO DELL'ETÀ PREVIDENZIALE; A CIÒ SI SONO AGGIUNTI GLI INTERVENTI SULLA FINESTRA MOBILE E IL LEGAME AUTOMATICO DEL PENSIONAMENTO CON L'ASPETTATIVA DI VITA:

SULLE PENSIONI ABBIAMO GIÀ DATO FIN TROPPO!


CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI E LA SVENDITA DEL PATRIMONIO PUBBLICO


L’abbassamento del prezzo e la vendita di pezzi del patrimonio pubblico attraverso ondate di privatizzazioni sono uno degli obiettivi dei ripetuti attacchi speculativi di questi mesi.


1) la dismissione dovrebbe partire a gennaio 2012 con la realizzazione della Sgr (società di gestione del risparmio), una sorta di contenitore dove verrà piazzato tutto ciò che dallo Stato potrà andare al mercato: crediti, immobili, concessioni e partecipazioni. Così Enel, Finmeccanica e Eni, ma anche Bancoposta, municipalizzate, appartamenti degli ex Iacp, altri immobili, ma forse anche beni artistici, culturali e monumenti potrebbero essere in parte o del tutto ceduti. E i beni dati in concessione come ad esempio autostrade, spiagge, cave, demanio, porti, aeroporti, dovrebbero triplicare il flusso facendo salire a dismisura le tariffe.

2) Quando lo Stato privatizza o cerca di "vendersi" il patrimonio immobiliare, si espropria la comunità, perché il governo non vende quanto è suo ma quanto appartiene pro-quota a ciascun componente. L’appartenenza a una comunità implica il diritto a un insieme di beni essenziali che appartengono di diritto all’intera umanità, e dunque a nessuno deve essere permesso appropriarsene per proprio profitto

3) Parlare oggi di privatizzazioni con valori del capitale così bassi a causa della crisi, significa di fatto aderire a una logica speculativa, perché a trarne beneficio non sarà il bilancio dello Stato ma soltanto coloro che potranno fare affari a prezzi scontati

4) Le privatizzazioni hanno sempre causato ai dipendenti di quelle aziende condizioni salariali e di lavoro peggiori, e ai cittadini servizi più scadenti e costosi per far risparmiare i privati. Ad esempio le Regioni dove il processo di privatizzazione dell’acqua è più avanzato sono quelle che hanno i prezzi più elevati, e da quando è entrata in vigore la norma che ha dato il via al processo di liberalizzazione del servizio idrico, gli investimenti sono diminuiti di circa due terzi, le tariffe sono aumentate del 60%, si è verificata una dispersione/cattivo utilizzo delle risorse pari a circa 60 - 65%, e una riduzione importante del personale, anche di quello specializzato per fare i controlli

5) Privatizzare, svendere i beni comuni dello Stato, consegnare patrimonio immobiliare o aziende partecipate a banche, assicurazioni o Fondi, significa anche dare agli speculatori le risorse per continuare a speculare. Senza considerare che c’è sempre chi utilizza la privatizzazione per fare regali agli amici….

6) Sarebbe utile invece trasformare la Cassa Depositi e Prestiti in una Banca pubblica finalizzata a finanziarie enti locali, aziende pubbliche e beni comuni.



LE PRIVATIZZAZIONI SONO SEGNO DELL’INVOLUZIONE CULTURALE OGGI IN ATTO, CON LA PREVALENZA DEL PROFITTO SULLA PERSONA, DELL’AVERE SULL’ESSERE, DEGLI AFFARI PRIMA DEL DIRITTO, DEL CRIMINE AL POSTO DELLA TRASPARENZA.


PICCOLE OPERE CONTRO LE GRANDI OPERE AMBIENTALMENTE DEVASTANTI PROPOSTE DAL GOVERNO

1) In alternativa alle grandi opere ambientalmente devastanti dalla Val di Susa al ponte sullo Stretto, al terzo valico della Milano-Genova, occorre un piano basato su migliaia di piccole opere, a partire da quelle per mettere in sicurezza il territorio italiano da frane, alluvioni, incendi, terremoti e siccita', per continuare poi col completamento, ammodernamento e risanamento del sistema idrico e di tutte le dighe e opere di canalizzazione incompiute sul territorio nazionale.

2) Bisogna sottrarre soldi in particolare alla mostruosa ed inutile opera Ponte di Messina, come fece l’ex Ministro alle Infrastrutture Di Pietro sottraendo un miliardo e 62 milioni al Ponte per potenziare invece le linee ferroviarie e marittime pubbliche, i porti, le strade e la messa in sicurezza del territorio.

3) Le vicende corruttive di questi anni impongono che si operi attraverso procedura ordinaria, prevedendo protocolli di trasparenza e legalità e sviluppando anche un’azione di controllo dal basso sulla spesa pubblica


UNO SVILUPPO ECONOMICO BASATO SUI NUOVI SETTORI EMERGENTI E GUIDATO DA UN INVESTIMENTO DIRETTO DELLO STATO

a) La mancata crescita dell’economia italiana, a partire dagli anni ‘90, deriva da una parte dal ritardo tecnologico per gli scarsi investimenti in ricerca e formazione, e dall’altra da incapacità del sistema d’investire nei nuovi settori emergenti.

b) La crescita può scaturire smettendo di perseguitare con effetti recessivi salari, pensioni e occupazione, e promuovendo invece un investimento diretto dello Stato. Ma ciò è ostacolato dal rifiuto ideologico ultraliberista della destra oggi al governo.

c) Lo Stato dovrebbe avviare uno sviluppo economico ambientalmente e socialmente compatibile sui nuovi settori (economia verde, nanotecnologie, ecc.) con aiuti ai settori strategici innovativi ad alto beneficio sociale. Sarebbe opportuno dare migliori servizi, più occupazione, deduzioni fiscali, potenziamento di ricerca, tecnologia, scuola e università e una redistribuzione della ricchezza prodotta tramite un incremento di pensioni e salari, aumento delle quote pubbliche in aziende come Eni, Enel e Finmeccanica, controllo dei movimenti di capitale e dotando il Sud di una struttura industriale e di relative infrastrutture.

d) Le risorse andrebbero reperite attraverso una severa lotta alla grande evasione fiscale, patrimoniali verso la grande ricchezza anche immobiliare, una maggiore tassazione delle rendite finanziarie esclusi i Titoli di Stato, riduzione dell’assurda spesa militare, tagli ai costi della politica, una politica fiscale ispirata a criteri di legalità e giustizia, Ici sulle attività di lucro della Chiesa; recupero dei capitali occultati all’estero (230 miliardi solo in Svizzera!), utilizzo del surplus di riserve auree di Bankitalia.


I SOLDI PER FINANZIARE LE BANCHE NON MANCANO MAI, MA PER PENSIONI, SANITÀ, ISTRUZIONE, SERVIZI PUBBLICI E BENI PUBBLICI SOLO TAGLI E PRIVATIZZAZIONI!

MANDIAMO IN PENSIONE IL GOVERNO, E BERLUSCONI AD OCCUPARSI DEI NIPOTINI PERCHÉ IL PAESE NON HA PIÙ BISOGNO DI GENTE COME LORO!

È ORA DI GIRARE PAGINA: IL NUOVO ULIVO È L’ALTERNATIVA, DEMOCRATICA, RIFORMISTA E SOLIDALE.



Franco Pinerolo

lunedì 26 settembre 2011

Pareri vari ed opposti sule cause controverse dietro alla formazione del debito pubblico...



Comincia il discorso Franco Pinerolo:

Mentre la Confindustria, lancia in queste ore un’offensiva sulla crisi economica, annunciando un programma di liberismo selvaggio in cinque punti, e il Governo Berlusconi si appresta all’ennesima pesante manovra economica per farci pagare il prezzo della crisi, è utile che si faccia chiarezza su ciò che sta accadendo, per assegnare le responsabilità di questo stato di cose a chi le ha.
CHI HA CAUSATO IL DEBITO PUBBLICO?

1) LO SHOCK PETROLIFERO DEL 1970, LA RIFORMA FISCALE DEL 1974 E IL DIVORZIO TRA BANCA D’ITALIA E TESORO, DECISI DAI GOVERNI DC E PSI, FURONO LA CAUSA PRIMA DEL DEBITO PUBBLICO
Il Debito Pubblico italiano ha avuto il primo scossone con lo shock petrolifero degli anni ’70 ed è stato aggravato nella prima Repubblica dalla Democrazia Cristiana e dal PSI di Craxi perché, mentre la maggior parte dei paesi avanzati introduceva all’inizio del ’900una tassa commisurata alla somma di tutte le entrate del contribuente, invece la riforma fiscale italiana del 1974, con l’introduzione dell’IRPEF non accompagnata da un’adeguata riforma della Tributaria e quindi da adeguati controlli, ha generato un’enorme evasione ed elusione fiscale, per cui se da un lato nel 1980 il 24% dei redditi imponibili da lavoro dipendente veniva evaso o eluso, questa cifra passava addirittura al 60% per i redditi di impresa e da capitale. E oggi ne paghiamo le conseguenze. Dunque se lo Stato o le amministrazioni locali aumentano la pressione fiscale o riducono la spesa pubblica per far fronte ai minori introiti fiscali (a causa dell’evasione fiscale), diminuirà la domanda aggregata inducendo una riduzione delle entrate fiscali che può peggiorare la riduzione del deficit pubblico.

Ma la vera esplosione del debito si è avuta nel 1981 (nel 1980 il Debito era al 60% del PIL, nel 1992 era al 107,7), quando fu deciso dai suddetti governi DC e PSI il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Fino ad allora, la Banca d’Italia acquistava i Titoli di Stato invenduti, emettendo moneta a copertura dei costi. Dopo il “divorzio”, la sorte dei Titoli fu lasciata al mercato. Tale decisione se da un lato diminuì in parte l’inflazione per via del fatto che veniva emessa meno moneta, dall’altro fece lievitare i tassi d’interesse e di conseguenza il Debito Pubblico. Risulta che, tra i maggiori beneficiari degli alti tassi dei Titoli di Stato, ci furono la Fiat e Olivetti (se lo ricordi questo Confindustria!).

2) I PROTAGONISTI DELLE BORSE HANNO PRODOTTO GRAN PARTE DEL DEBITO PUBBLICO
Le società di intermediazione mobiliare, le istituzioni finanziarie e monetarie, i fondi pensione e i fondi d’investimento, le banche, le assicurazioni sono gli stessi che nel corso degli anni hanno prodotto la gran parte del debito pubblico italiano. Vendendo milioni di azioni essi hanno realizzato speculazioni che hanno provocato abbassamento del valore della nostra Borsa e quindi perdita di fiducia delle istituzioni finanziarie verso la nostra struttura finanziaria, e perciò è aumentata la percentuale di rischio di solvibilità del nostro Paese, la quale ha fatto salire il tasso d’interesse che serviva a comprare i nostri titoli del tesoro (cioè per acquistare BOT, BTP lo Stato italiano ha dovuto offrire più soldi), e quindi è aumentato l’indebitamento. Si stabilisce un circolo vizioso per cui più uno stato è a rischio fallimento e più genera profitti per gli investitori. Ciò è avvenuto perché oggi la quota di debito pubblico detenuta da investitori internazionali è del 52,4%, a fronte del 5,59% del 1991 (dati Bankitalia), e questi investitori internazionali hanno, al contrario di quelli nazionali, tutto l’interesse alle manovre speculative nei confronti di un qualsiasi stato.

3) LA SCARSA CREDIBILITÀ PERSONALE DI BERLUSCONI È CONCAUSA DELLA CRISI
Nel 1993 il debito pubblico era di 1.528.561 miliardi di lire. Nel 1994 va al governo Berlusconi che in un solo anno lo porta a 1.781.074 miliardi di lire. Quindi primo governo Berlusconi + 200.000 miliardi di lire, secondo Governo Berlusconi +290.000 miliardi di lire, terzo Governo Berlusconi + 300.000 miliardi di lire. Totale deficit provocato dal centrodestra: + 790.000 miliardi di lire. Non è tanto il rapporto debito/pil a creare instabilità, quanto piuttosto la stessa instabilità politica della compagine di governo ad attirare le attenzioni speculative sull’Italia. Secondo l’autorevole economista Nouriel Roubini, il solo annuncio delle dimissioni di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi porterebbe a ridurre lo spread fra i btp e i bund tedeschi decennali fra i 50 e i 100 punti base, in modo permanente. Alcuni studi hanno provato a quantificare gli effetti degli annunci degli scandali sessuali del premier sui rendimenti dei nostri titoli di stato trovando che questi hanno contribuito ad allargare lo spread in modo statisticamente significativo. Invece la prospettiva di nuovi equilibri più solidi e duraturi tramite nuove elezioni offrirebbe la speranza di un qualche cambiamento in tempi più ravvicinati, come dimostra la Spagna, che era penalizzata da uno spread inferiore al nostro e dopo l’annuncio di Zapatero di lasciare andando a nuove elezioni, oggi la Spagna è ritenuta più credibile dell'Italia.

4) L’ESPLOSIONE DEL DEBITO PUBBLICO NON DIPENDE AFFATTO DALLA SPESA SOCIALE. il debito pubblico italiano a luglio ha stabilito un nuovo record, raggiungendo quota 1.911,807 miliardi di euro. Il vincolo stabilito dal Trattato di Maastricht e dal Patto di stabilità e crescita è del 60 per cento. Molti paesi europei prima della crisi avevano bilanci in ordine e bassi debiti pubblici. Gli squilibri derivano dall’ingentissima mobilitazione di risorse necessarie per salvare le banche e dal crollo della domanda interna causata dalla riduzione dell’occupazione e del reddito.


DUNQUE COL DEBITO NON C’ENTRANO NIENTE I SALARI TROPPO ELEVATI, LE PENSIONI TROPPO ALTE, I SERVIZI PUBBLICI GARANTITI ANCHE SE POI, AL MOMENTO DEL BISOGNO, SI RIVOLGONO AI LAVORATORI IN CARNE ED OSSA, FAMIGLIE, GIOVANI E PENSIONATI PER RIPAGARE I DEBITI CHE VENGONO PRODOTTI AD OGNI MOVIMENTO SPECULATIVO E AD OGNI CRISI.

Franco Pinerolo


................


Commento di Giorgio Quarantotto:

Non voglio creare problemi, ma ho il dovere di mettere a conoscenza albamed che c'è una raffinata propaganda in rete per gli intellettuali sprovveduti che va raccogliendo voti per mettere la sinistra al governo. Scopo "Britannia2"
Ho ricevuto quanto sopra e mi sto accingendo a fare la dovuta contoinformazione in rete per un pubblico vasto e meno manipolabile.
Qualche ragguaglio su quanto afferma il prestanome Pinerolo sulla causa del debito, mi aiuterebbe a controbattere senza fare errori. Non ho l'indirizzo mail di M. Saba, sicuramente lui preciserebbe che nel debito Italiano ci sono anche la AmLire e Marco Luna avrebbe da dire molte cose sul signoraggio Bancario. E poi che dire del trio Ciampi -Amato- Draghi . Prodi lo sappiamo e l'uomo chiave della Goldman Schas..
Saluti

................

Commento di Giorgio Vitali:

PER procedere con ordine, occorre porre alcuni punti fermi.
1) Intanto girano su YOUTUBE informazioni essenziali, soprattutto a proposito di signoraggio.
Andare a vedere, sempre su Youtube, oltre ai servizi, beninteso, di Albamediterranea, anche i video inseriti da:
informazionevera e scorpione 1952.
2) Da questi si può risalire ad altri inserimenti, sempre sul sistema signoraggio.
3) Marco Saba, facilmente reperibile su facebook, ha, a suo tempo, conteggiato quanto "lorsignori" ci hanno defraudato con le AMLIRE. I cosiddetti aiutini del PIANO MARSHALL sono ben poca cosa di fronte al furto delle AMLIRE, che possiamo così riassumere: a) Furto istantaneo, che corrisponde ad una vera e propria REQUISIZIONE. b) Furto dilazionato costituito dalla svalutazione della £ira. c) PERDITA di sovranità contingente, in quanto fino ed oltre il 1946 non esisteva Stato italiano, ma tutte le decisioni erano delegate al governo alleato d'okkupazione. ASSOLUTAMENTE DA RICORDARE: forse qualcuno è al corrente che il cosiddetto "governo badoglio" del regnicolo del Sud, dichiarò guerra a Germania e Giappone. Nelle regole internazionali che contano, ad una dichiarazione di guerra dovrebbe seguire un trattato di pace. NEL NOSTRO CASO non ce ne è stato bisogno perchè tali dichiarazioni di guerra NON hanno alcun valore, NON AVENDO il regnicolo, e tanto meno il fellone badoglio, alcuna autonomia operativa. Al contrario, la R.S.I. chiuse l'attività operativa durata un anno e mezzo con un attivo di cassa di svariati miliardi di £ire NON svalutate, che il ministro Pellegrini Gianpietro consegnò ad elementi del governo fellone. SICURAMENTE li avranno rubati. ( Interpellare sull'argomento Antonio Pantano che di recente ha fatto una onferenza sul ministro nel suo paese natale.)
4) La perdita della sovranitàSTATUALE viene sempre a coincidere con la perdita della sovranità economica. E' ovvio. Ma basterebbe leggere le opere del Preziosi, che ne ha scritto fin dall'inizio del XX secolo per rendersene conto. E' un processo che si protrae nel tempo e che è ben conosciuto.
5) In un recente scritto, a me pervenuto sabato scorso e che io ho distribuito immediatamente, un importante scritto di Paolo Barnard descrive il VERO potere mondialista CON NOMI e COGNOMI. Da cui si evince la SUDDITANZA totale degli uomini politici, e NON solo quelli citati, che sono le teste di cazzo di turno. VEDERE: http//igienistamentale.wordpress.com/2011/09/24/paolo-barnard-questo-e-il-potere/
CONCLUSIONE: Marco Tarchi, in un recente scritto: < NESSUN SUCCESSO DUREVOLE ATTENDE CHI, AI NOSTRI GIORNI, NON HA VOLUTO PRATICARE UN'AZIONE DI SEMINA DI IDEE E MODELLI DI COMPORTAMENTO SUL PIANO CULTURALE, DICOSTUME E DEGLI STIMOLI ALL'IMMAGINARIO COLLETTIVO.

........

Ed ora il parere composito di Antonio Miclavez:

Meccanismo di creazione del Debito Pubblico: differenza fra Stato Sovrano e Stato Schiavo.

“Il Debito Pubblico è il debito scritturale che Stato e Cittadini hanno contratto col cartello bancario privato che ha creato denaro usurpando la Sovarnità monetaria.”

Questa definizione, trattada “Euroschiavi” e da “Euflazione”, è esatta ma incompleta; anche uno Stato con la Sovranità Monetaria infatti può ricorrere al Debito Pubblico quando vuole vuole limitare l’eccesso di liquidità per tornare all’Euflazione.

Non è chiaro? Cerco di spiegarlo.

Definiamo prima la situazione dello Stato Sovrano, ovvero dello Stato che ha conservato la Sovranità Monetaria.

Diciamo che lo Stato ha emesso molto denaro, troppo rispetto al punto di Euflazione, al punto “G” dell’economia; i prezzi stanno salendo per eccesso di liquidità in circolazione. (Nota Bene: di “denaro in circolazione”; se il denaro c’è ma è sequestrato dal circuito speculativo borsistico, è come non ci fosse; anzi, è un parassita che sta succhiando sangue all’ospite creando furti continui al e instabilità.)

Questo può esser dovuto perchè la produzione cala o perchè il prelievo fiscale non è stato sufficiente; fattostà che c’è troppo denaro in circolazione.

Una manovra che lo Stato PUO’ fare è di emettere obbligazioni, BOT appunto.

Diciamo che il Cittadino acquisisce 100.000€ di Bot al 5% a scadenza un anno. Egli versa 100.000€ allo Stato, e pertanto 100.000€ escono dalla circolazione per un anno entrando provvisoriamente nella cassa dello Stato; dopo un anno il Cittadino si riprende 100.000€ + 5.000€ di interessi.

Bilancio finale; i 100.000 son tornati in circolazione (erano i suoi e son tornati suoi), e i 5.000€ di interessi lo Stato ha dovuto recuperarli con le tasse per pagarglieli; se egli fosse l’unico Cittadino di quello Stato, avrebbe dovuto pagarli lui con le tasse, e se li ritrova come interessi; bilanci o in pareggio quindi.

In pareggio non proprio; manca lo 0.75% di commissione che se li tiene la Banca che ha mediato la transazione; il Cittadino quindi deve pagare 5.750€ di tasse per ritrovarsi 5.000€ in tasca dopo un anno.

Il bello di questa operazione è che ora lo Stato è SENZA Debito Pubblico; ha chiuso la posizione aperta, e se vuole emette altre obbligazioni, altrimenti no.

Il vantaggio dell’operazione c’è, ma a conti facci chi ci guadagna è solo lo Stato, e quindi anche il Cittadino; lo Stato si è finanziato coi soldi del Cittadino. Il Cittadino pensa di averci guadagnato, ma nell’esempio riportato ci ha rimesso *

Inoltre, il Cittadino deve soffrire per l’inflazione economica; ha perso diciamo il 5% - ovvero 5.000€ - di potere di acquisto. Inoltre, ha subito il rischio reale di perdere tutti I 100.000€ perchè lo Stato è saltato.

Chiaramente il Cittadino in realtà è uno dei 60 milioni di saggi Italiani, per cui i 5.000€ di tasse per pagare i suoi interessi sui BOT sono spalmati sulle tasse dell’intera popolazione. Volete sapere qual’è il punto di pareggio allo stato attuale in cui il DP (Debito Pubblico) è 1.900 Miliardi con I cedolini (utili) del 5%, ovvero 95 miliardi?

Beh, 95 miliardi spalmati su 60 milioni di cittadini fanno 1.583€ a testa; questa la cifra che ogni anno ogni cittadino paga per coprire gli interessi dei BOT e CCT.

Metti che tu possegga BOT al 5%; allo stato attuale devi averne per 31.600€ per andare in pareggio.

Definiamo ora la situazione dello Stato Schiavo, ovvero dello Stato che ha perso la Sovranità Monetaria. Osservate il tabellone del gioco “Bankopoli” che ho creato su consiglio di Marco Della Luna.

Lo Stato Schiavo DEVE emettere obbligazioni per avere denaro (ovviamente denaro creato dal nulla senza rischi, senza oro a garanzia etc), e quindi DEVE avere un DP.Il DP è parte integrante di questo sistema, fa parte della sua struttura, è INELIMINABILE. Per annullare il DP, lo Stato deve creare allo stato attuale 1.900 Miliardi di Euro, per creare I quali deve emettere 1.900 miliardi di BOT portando il DP a 3.800 Miliardi.

Lo Stato ha perso il potere di creare denaro; può solo creare BOT con cui mendicare denaro; che si tratti di denaro neocreato o di denaro già in circolazione, poco cambia. Oggi, il DP è quasi tutto nelle pance delle banche, che senza far nulla, come al solito, incassano i dividendi con le tasse dei cittadini.

Senza che vi riscriva tutto il percorso, andate all’inizio di questo articolo, e vedrete che ora capirete cosa ha portato la perdita della Sovranità monetaria.

Come Uscirne?

Riprendersi la sovranità monetaria e recusare il Debito Pubblico. Alternative? No.

lunedì 22 agosto 2011

Daniele Carcea: "Debito pubblico? Anche la chiesa cattolica faccia la sua parte (se vuole essere credibile coi suoi proclami di giustizia fiscale)"

"Ci vorrebbe un vero Papa per salvare la religione" (Saul Arpino)

Al netto del fatto (per dirla alla Borghezio), che siamo tutti favorevoli al fatto che ogni cittadino paghi le tasse fino all’ultimo centesimo e che lo Stato e la Guardia di Finanza, meglio se smilitarizzata, devono porre in atto tutte le misure necessarie al contenimento dell’evasione e dell’elusione fiscale, ci chiediamo, ma la chiesa, il Vaticano, la Cei non pensano che tocchi anche a loro fare la propria parte?

ANCHE LA CHIESA CATTOLICA FACCIA LA SUA PARTE

La Chiesa Cattolica interviene nel dibattito, di questi giorni per il risanamento dei conti pubblici italiani, chiedendo una maggiore lotta all’evasione fiscale nel nostro Paese per garantire maggiori entrate nelle casse pubbliche. Al netto del fatto che siamo tutti favorevoli al fatto che ogni cittadino paghi le tasse fino all’ultimo centesimo e che lo Stato e la Guardia di Finanza, meglio se smilitarizzata, devono porre in atto tutte le misure necessarie al contenimento dell’evasione e dell’elusione fiscale, ci chiediamo, ma la chiesa, il Vaticano, la Cei non pensano che tocchi anche a loro fare la propria parte?

Bagnasco auspica la guerra all’evasione fiscale e invita i contribuenti a comportamenti virtuosi, ma lui è il rappresentante di una realtà che ha il record mondiale di esenzioni e privilegi fiscali.

Dal 1984, dopo la revisione del concordato effettuata dal governo Craxi con il Vaticano, con la supervisione dell’allora consulente, fiscalista, socialista Tremonti, la chiesa cattolica riceve l’8 per mille insieme alle altre confessioni religiose. Attualmente incassa la bella cifra di un miliardo di euro, perché un meccanismo perverso le permette di ricevere la quota del fondo dell’otto per mille, che non viene assegnata da parte dei contribuenti che non manifestano nessuna scelta.

In soldoni, (è proprio il caso di dire), se questa scelta non viene fatta i soldi vengono ripartiti tra tutti, in base alle scelte di chi firma. Nell'ultimo anno solo il 37% circa, dei contribuenti ha espresso una scelta, ma l'87% dei fondi è andato alla Chiesa cattolica. Ecco, la chiesa potrebbe fare un primo passo importante decidendo di prendersi solamente la quota delle scelte effettivamente espresse, per pagare gli stipendi dei preti e per le opere di assistenza e carità.

Inoltre potrebbe contribuire con altro un fattivo gesto di solidarietà, per il risanamento del debito pubblico, rinunciare all’esenzione ICI per le attività commerciali che gli istituti religiosi svolgono, come: scuole, ospedali, strutture alberghieri, tenute negli immobili di loro proprietà. Alcune leggi molto controverse partorite dal 2005 in poi dai governi Berlusconi e poi Prodi, hanno esentato dal pagamento dell’Ici, tali attività commerciali, che di fatto sono venute a godere di un privilegio che le ha permesso di alterare il principio della concorrenza commerciale. Questa fattispecie è stata rilevata anche dalla Commissione Europea che ha parlato di: aiuti di Stato atti ad alterare la concorrenza.

E’ stato calcolato, dall’Anci, in 400 milioni di euro, il mancato gettito per i Comuni, derivante da questa esenzione, un vero e proprio privilegio, un regalo alle gerarchie ecclesiastiche per ingraziarsele al momento del voto elettorale.Ed infine abbiamo l’Ires sui redditi prodotti dagli enti religiosi, anche qui abbiamo un abbattimento del 50% che non ha nessuna ragione d’essere.

Quando il Vaticano e le sue diverse ramificazioni, Ior compreso macinano utili e profitti oltre che con l’immenso patrimonio immobiliare, in gran parte affittato, tramite il turismo, le cliniche e gli ospedali, le scuole di ogni grado, comprese le università, non c’è ragione che non paghino le tasse come tutti comuni mortali, specialmente in tempi bui come questi.

Daniele Carcea - 348/2839738