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domenica 25 marzo 2012

Morgan Stanley... come farsi pagare un credito anomalo.. lo sanno solo monti mario e mario draghi!

Oltre due miliardi e mezzo di euro – l’equivalente di mezza riforma delle pensioni – finiti in gran silenzio nelle casse della Morgan Stanley, super-banca americana, in virtù di una strana clausola stipulata nel lontano 1994, quando a dirigere le operazioni era un certo Mario Draghi, allora a capo dello staff tecnico del Tesoro.

Ora che lo Stato italiano ha versato tutti quei soldi alla Morgan, si chiede persino Gad Lerner sul suo blog, è lecito domandarsi: chi prese all’epoca quella decisione? E in base a quali motivazioni? Secondo il “Financial Times”, negli anni ’90 la banca d’affari americana vendette al governo italiano una montagna di “titoli derivati” facendo ricorso a un’insolita clausola legale, a tutto vantaggio del colosso finanziario statunitense: libero di sciogliere l’impegno non appena avesse cessato di garantirgli maxi-rendite, scaricate poi sul debito e quindi sulle tasse degli italiani.

Clausola anomala, ha ammesso il sottosegretario all’istruzione Marco Rossi Doria, specie in un mercato come quello dei derivati, che per noi vale 160 miliardi di euro, cioè il 10% del debito pubblico italiano. Agli attuali valori di mercato, secondo la testata finanziaria “Bloomberg”, «l’Italia avrebbe una perdita di 31 miliardi di dollari». Il primo a dare la notizia è “L’Espresso”: il 3 febbraio, Orazio Carabini scrive che – quasi di soppiatto – a inizio anno il nuovo “governo tecnico” ha dato due miliardi e mezzo alla potente Morgan Stanley. «Un’operazione su una posizione in derivati che il Tesoro non ha voluto commentare, peggiorando così le cose», scrive il blog “IcebergFinanza”, documentato “diario di bordo” a cura di Andrea Mazzalai, che ricostruisce i passaggi-chiave di questa strana vicenda.
In gran silenzio, scrive “L’Espresso”, il 3 gennaio – alla vigilia dell’Epifania – il ministero di via XX Settembre ha “estinto” una posizione in derivati che aveva con una delle grandi investment bank americane, facendo scendere l’esposizione verso l’Italia da oltre 6.000 a meno di 3.000 miliardi di dollari. Né Morgan Stanley né il Tesoro hanno voluto spiegare a “L’Espresso” il senso dell’operazione. «Inutile dire che la banca aveva un credito nei confronti dello Stato italiano e che il Tesoro era evidentemente tenuto a rimborsarlo». Molti contratti sui derivati, aggiunge Carabini, prevedono che, dopo un certo numero di anni, una delle due parti possa chiedere la chiusura della posizione: ma non accade spesso. «Altre volte sono previsti dei “termination event”, ovvero fatti che possono innescare la soluzione del contratto: per esempio il downgrade dell’Italia da parte di Standard & Poor’s».
Secondo fonti di mercato, il Tesoro avrebbe limitato i danni ricorrendo a una triangolazione: Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo) sarebbe infatti subentrata a Morgan Stanley, consentendo agli americani di “alleggerirsi” rispetto alla Repubblica italiana.

Poco prima, ricorda sempre “L’Espresso”, aveva fatto scalpore la riduzione della posizione in titoli italiani da parte della Deutsche Bank, seguita poi da altri grandi istituti finanziari, specie francesi: nel primo semestre del 2011, la banca tedesca si liberò di oltre 7 miliardi di euro in Btp. Per Mario Monti e il suo vice-ministro all’economia Vittorio Grilli, ex direttore generale del Tesoro, entrambi impegnati a “riportare la fiducia dei mercati” sul debitore-Italia, la richiesta di Morgan Stanley (la cui branca italiana è diretta dall’ex direttore generale del Tesoro, Domenico Siniscalco) dev’essere stata una brutta sorpresa: «L’episodio – scrive Carabini – riapre la questione della trasparenza delle operazioni in derivati che sono gestite dal Tesoro nella più totale opacità».
Nessuno, aggiunge “L’Espresso”, sa esattamente a quanto ammonti il peso dei “derivati”: una volta all’anno viene comunicato (agli uffici di statistica) il guadagno o la perdita complessivamente registrata su quel tipo di operazioni. «Infine c’è un problema di immagine per quello che è spesso chiamato il “governo dei banchieri”: dare 2,567 miliardi a Morgan Stanley mentre si stangano i pensionati e si stanziano 50 milioni per la social card non suona bene». A conti fatti, si tratterebbe di una somma colossale, pari a quasi la metà dell’Iva che gli italiani dovranno versare nel 2012: perché la grande stampa non se n’è praticamente “accorta”? Semplice, risponde Mazzalai su “IcebergFinanza”: impegnati nell’opera di “redenzione internazionale” del nostro paese, sia Monti che i giornali sapevano che una simile notizia – debitamente amplificata – avrebbe potuto produrre un ulteriore danno all’immagine della nostra traballante gestione contabile.

Dunque: se il lontano regista del contratto “anomalo” è Draghi, perché si scelse di favorire – a nostre spese – proprio la Morgan Stanley? Insieme al colosso di Wall Street, scrive Stefania Tamburello sul “Corriere della Sera” il 17 marzo, anche Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup e Jp Morgan Chase hanno un’enorme esposizione sui derivati nei confronti dell’Italia: stando ai dati di “Bloomberg”, vantano un credito di 19,5 miliardi di dollari. «Cifra che, sommata agli importi relativi alle banche europee rese note nel corso degli “stress test” condotti dalla European Banking Authority, fanno salire l’ammontare complessivo a 31 miliardi di dollari». Una montagna di soldi: è come giocare con un candelotto di dinamite, sostiene “IcebergFinanza”. Che insiste: perché, poi, fare speciali condizioni di favore proprio alla Morgan Stanley? Un caso più unico che raro, segnala la Reuters.
«Queste clausolette di estinzione anticipata a favore della banca – scrive il blog di Mazzalai – sono rarità nei contratti che riguardano il rischio sovrano ed erano presenti solo nei contratti stipulati con Morgan Stanley, chissà perché». Inoltre, aggiunge il blog finanziario, sembra che nessuno conosca il motivo della discrepanza tra il prezzo pagato a Morgan Stanley (2,567 miliardi di euro) e quanto invece compare nella relazione della banca presso la Sec, cioè la commissione statunitense di controllo bancario (“Us Securities and Exchange Commission”). «Nella sostanza – conclude Mazzalai – abbiamo perso 2 miliarducci nel 2011 e quasi 4 nel periodo 2007/2010: altro che aumento dell’Iva al 23%!».

Non sarebbe ora di scoprire almeno qual è la posizione italiana verso la finanza mondiale nel rischioso mercato dei “derivati”? «Perfino l’indagine di due anni fa della Banca d’Italia, peraltro occasionale, fatta a seguito dei vari scandali scoppiati nella Penisola, si limitava a censire i derivati con banche residenti in Italia», scrive Alessandro Penati su “Repubblica” il 18 marzo. «Ma è noto che il Tesoro, come altre entità pubbliche, opera direttamente con controparti estere, senza passare per eventuali filiali italiane». Dunque, quella scattata da Bankitalia era «una foto, peraltro ingiallita, che riprendeva solo la punta dell’iceberg». Ora sappiamo che il governo italiano ha perso la sua scommessa finanziaria con la Morgan Stanley, scrive Mazzalai: «Ma se l’avesse vinta, come poteva essere certo che Morgan Stanley avrebbe avuto i soldi per pagarla?».

Questo è esattamente il “rischio controparte”. Ed è enorme, dice ancora “IcebergFinanza”: oggi, non più di sette banche controllano il mercato mondiale dei derivati “over the counter”, cioè negoziati direttamente e non in un mercato regolamentato. «Per questa ragione, dopo Lehman, è diventata buona prassi esigere il versamento bilaterale dei margini: chi potrebbe subire una perdita per la variazione di valore del derivato, non importa se la banca o il cliente, versa alla controparte un deposito a garanzia». E quindi: quale sarebbe ora la politica del Tesoro? «Credo che i cittadini italiani abbiano il diritto di sapere quale sia complessivamente l’esposizione in derivati dello Stato, e con quali banche; soprattutto perché ognuno di noi si accolla 32.500 euro di debito pubblico».
Una gestione più trasparente di queste “armi di distruzione di massa” non farebbe male, anche per evitare il sospetto di giganteschi conflitti d’interesse: proprio dalla Morgan Stanley è transitato prima del 2009 Giovanni Monti, figlio dell’attuale premier. Laureato alla Bocconi di Milano, scrive la “Gazzetta di Parma”, prima dell’approdo alla Parmalat (rilevata dalla francese Lactalis) il giovane Monti ha lavorato prima a Citigroup e poi a Morgan & Stanley: «A Citigroup è stato responsabile di acquisizioni e disinvestimenti per alcune divisioni del gruppo, mentre alla Morgan si è occupato in particolare di transazioni economico-finanziarie sui mercati di Europa, Medio Oriente e Africa, alle dipendenze dirette degli uffici centrali di New York». Coincidenze? Invitabili i sospetti, aggiunge “IcebergFinanza”, di fronte a «evidenti conflitti di interesse» che «non possono essere cancellati solo con dimissioni temporanee da cariche che vengono da molto lontano», specie se chi comanda ha avuto rapporti di lavoro «con i principali responsabili di questa depressione umana, ovvero le banche d’affari», per lo più americane.

Giorgio Cattaneo
(Fonte: libreidee)




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La vicenda è meglio specificatao nello stralcio di un articolo di Antonio Pantano (valori giuridici e monetari - http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/02/18/monti-mario-come-attila-salvatore-della-patria-sua-ed-intanto-diluvia-studio-economico-e-finanziario-di-antonio-pantano/


Il 3 gennaio 2012 Mr. Monti (“Mario, the year’s man” per la “grande finanza” globalista), nella qualità di ministro dell’economia e presidente del consiglio dei ministri della Repubblica Italiana – silenzio assoluto della stampa mondiale e connivenza silente di quella italiana! – decretò ed attuò l’uscita dalle casse del Tesoro italiano di 2.567 milioni di euro liquidi e contanti, per farle fagocitare in quelle della banca d’affari statunitense (registrata nel Delaware, stato conveniente e paradiso fiscale, ma operante a New York) Morgan Stanley Corporation. Si tratterebbe di “soli” due miliardi e mezzo di euro e più. Cinquantesimo (2,5%!) di ciò che – forse, dopo pressanti e vessatorie garanzie imposte a costo di sangue – verrà corrisposto dalla Banca Centrale Europea alla Repubblica di Grecia, per sperare o fingere di salvare questa dal “default”, il “fallimento finanziario” di quello Stato, che, altrimenti, per vantato e conclamato debito finanziario organizzato da anni anche per “suggerimenti” di una eminenza italiana del sistema bancario centrale europeo, diverrebbe “terra di preda, corsa e saccheggio” da parte della B.C.E. e delle banche private e pubbliche (ammesso che queste esistano e siano realmente tali!) che di essa sono “partecipanti”, cioè : padrone.

Silenzio tombale della stampa italiana per un mese intero.
Finché 21 scarne, ed incomplete nei dati, righe, sfornate da Orazio Carabini sul settimanale “l’Espresso” (di proprietà di Carlo De Benedetti, bankiere e finanziere svizzero, in eterna “libera uscita”) del 3 febbraio 2012 hanno rivelato il fatto, desunto da formale comunicazione periodica della suddetta banca statunitense alla S.E.C. ( Securities and Exchange Commission, Agenzia Federale ufficiale del governo U.S.A.). Carabini sostiene di aver chiesto chiarimenti sul senso dell’operazione, sulla natura del debito e la di essa “posizione in derivati”, al Tesoro italiano ed alla Morgan Stanley, senza ricevere risposta. Il giornalista avrebbe poi raccolto voci “da fonti di mercato” circa una “triangolazione” (assai curiosa, della quale non si comprende lo spirito, non essendovi partecipazione contrattuale di terzo contraente!) che ha visto la Banca IMI (del gruppo Intesa Sanpaolo, capitanato da Corrado Passera, fresco ministro per le politiche economiche nel governo Monti) subentrare (senza spiegare la ragione ed il ruolo!) a Morgan Stanley “consentendo agli americani di “alleggerirsi” rispetto alla Repubblica Italiana”, come riportato da Carabini, il quale chiuse la notizia lamentando: “l’episodio riapre la questione della trasparenza delle operazioni in derivati che sono gestite dal Tesoro nella più totale opacità: nessuno sa a quanto ammontano e una volta all’anno (agli uffici di statistica) il guadagno o la perdita complessivamente registrata su quel tipo di operazioni. Infine c’è un problema di immagine per quello che è spesso chiamato il “governo dei banchieri”: dare 2,567 miliardi a Morgan Stanley mentre si stangano i pensionati e si stanziano 50 milioni per la social card non suona bene.”.

Il silenzio è stato squarciato il 6 febbraio 2012 da un più ampio comunicato dell’ex parlamentare europeo Roberto Fiore, leader del partito “Forza Nuova”, che ha rammentato e chiarito: “6 miliardi e 268 milioni erano stati prestati in derivati (fondi altamente tossici) all’Italia alcuni anni fa ed invece di attendere il consueto pagamento annuale di interessi, la Morgan Stanley, preso atto del downgrading dell’economia italiana da parte dell’agenzia di rating Standard and Poor’s pochi giorni prima, ha deciso di richiedere l’immediato pagamento del debito”. Fiore ha poi aggiunto: “Quindi nelle prime ore del 2012 l’appena insediato Monti ha decretato il pagamento immediato alla Morgan Stanley annullando la parte rimanente del debito con un passaggio dello stesso debito a Banca Intesa di 3,381 miliardi di debito rimanente.”. Oltre la logica deduzione che Morgan Stanley ha ottenuto anzitempo rimborso di un credito prestato finanziariamente molto tempo prima (che, in tempi di difficoltà di disponibilità di liquidi, nessun cittadino normale italiano riesce ad ottenere dallo Stato), Fiore ha, a ragione, incalzato: “…per ciò che ormai sappiamo dei derivati, avrebbe dovuto effettivamente portare non al pagamento del debito, ma all’emissione di mandati di cattura per truffa ed altri reati nei confronti dei gaglioffi finanzieri. Inoltre Banca Intesa può mettere a bilancio l’entrata di 3,381 miliardi di euro come patrimonio in positivo. Ciò avrà fatto sicuramente piacere a Passera, Presidente di Banca Intesa e Ministro, secondo per importanza solo a Monti, nello specchiato governo in carica. Ma sicuramente – ha proseguito Fiore – farà piacere anche al Vicepresidente di Morgan Stanley e cioè Giovanni Monti che, guarda un po’, è proprio il figlio del nostro Presidente del Consiglio.”. Con legittima proprietà di linguaggio Fiore ha concluso il lungo comunicato: “Con il Governo Monti la finanza internazionale ha le mani nelle tasche dello Sato Italiano o meglio, per dirla all’inglese, ha “direct rule” (potere diretto) sull’economia italiana. Monti e Passera continuano nel loro ruolo a fare gli interessi di quelle bande di criminali che sono le istituzioni finanziarie che servono da decenni e come volgari vecchi democristiani decidono come regalare miliardi di euro ai loro compari: tutto in casa, magari tra padre e figlio, o con i loro colleghi di Gabinetto.”.

Fiore ha trascurato di denunziare che l’entrata di 3,381 miliardi di euro, oltre il “patrimonio in positivo”, rappresenta plusvalenza da tassarsi doppiamente, giacché con l’operazione si è creato un valore da assoggettarsi ad IVA (e non si venga a sostenere che il commercio di denaro nella fattispecie di merce è esente da IVA! e se ciò lo concede qualche legge fiscale “compiacente”, s’ha da rimarcare che tale legge è certamente “di favore” ed anticostituzionale, discriminando tutti gli altri cittadini e le loro attività produttive o commerciali, poste in disparità verso le aziende bancarie!), oltre l’oggetto dell’operazione, che dovrebbe subire tassazione della massima aliquota, con immediata ritenuta alla fonte, alla stregua di ciò che si impone ad un professionista, per esempio.

L’agenzia giornalistica romana OPI – Osservatore Politico Internazionale – tre giorni dopo la denuncia di Roberto Fiore, il 9 febbraio 2012, ha pubblicizzato la interrogazione (5-06124) presentata alla Camera dai deputati Mancuso, Girlanda, De Luca, Bocciardo e Barani, del “Partito delle Libertà”, al Ministro dell’Economia con la quale ha fatto“presente che molte piccole e medie imprese italiane si trovano in serie difficoltà a causa dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione e che il momento di contingente crisi economico finanziaria suggerisce una seria realizzazione dei criteri di gestione del debito della pubblica amministrazione, locale o governativa. Ma, sopratutto, avendo constatato la mancanza di trasparenza nella gestioni in derivati del Governo italiano e, di conseguenza, non si conosce l’ammontare esatto dell’esposizione e una volta l’anno viene comunicato agli uffici di statistica il guadagno o la perdita complessivamente registrata su questo tipo di operazioni, si sollecita il Governo di chiarire le motivazioni per cui si è deciso di pagare parte del proprio debito con la banca d’affari newyorkese e di istituire una nuova strategia comunicativa delle proprie operazioni in derivati, all’insegna della chiarezza e della trasparenza”. Gli stessi parlamentari hanno sottolineato che quanto zelantemente elargito dal ministro Monti, anche capo del governo italiano, corrisponde a circa un decimo della manovra “Salva Italia”.

La stessa agenzia OPI ha anche dato notizia della interrogazione (4-06809) proposta dal senatore del partito “Italia dei Valori”, Elio Lannutti, a Mario Monti, Presidente del consiglio dei ministri e Ministro dell’economia e delle finanze, con la quale lo si informava che “secondo la rivista “International Financing Rewiew”, il Tesoro italiano ha in portafoglio strumenti derivati per un ammontare di 30 miliardi di euro e che si tratta in particolare dei cross currency swap e degli interest rate swap, utilizzati largamente dagli enti pubblici, dunque l’Italia è uno dei maggiori investitori sovrani in tali controverse attività finanziarie e tutti i Governi succedutisi nel tempo si sono sempre rifiutati di dire da dove vengono questi derivati e quanti si annidano nello stock del debito pubblico. Questa scarsa trasparenza getta un’ombra circa la composizione del debito stesso e, in ultima analisi, sulla sua sostenibilità, alla luce dell’attacco speculativo di cui l’Italia è bersaglio da mesi.” L’OPI ha, in particolare, aggiunto che nella interrogazione “l’articolo segnala il caso di Morgan Stanley, che ha ridotto la propria esposizione in credit default swaps verso l’Italia di 3,4 miliardi di dollari. Ciò che non emerge dai risultati finanziari della banca – evidenzia l’interrogazione – sono le modalità con cui questa dismissione è avvenuta. Se lo swap fosse stato ristrutturato o ceduto ad un altro intermediario, il Tesoro potrebbe non aver pagato nulla. Se invece il contratto è stato chiuso, e molti pensano sia andata così, l’operazione potrebbe esserci costata circa 2 miliardi di dollari. Secondo la European Bank Authority, l’Italia deve alle banche dell’area euro circa 5,1 miliardi di euro in contratti swap, ovvero al netto di quelle statunitensi, svizzere e inglesi. Se tali investitori decidessero di chiudere le rispettive posizioni, peraltro sempre più costose da mantenere in virtù del nuovo regime normativo, il salasso per le italiche finanze potrebbe rivelarsi astronomico.”.

OPI riferisce che “Linkiesta”, giornale economico on-line, ha ripreso l’articolo “cercando di ricostruire la genesi di questo fenomeno sulla base delle informazioni già in possesso. In sintesi, un anno fa il Wall Street Italia metteva in correlazione un articolo del “New York Times”, il quale denunciava che l’Italia avrebbe truccato i propri conti pubblici a partire dal 1996, con un altro del “Fatto quotidiano”, secondo cui gli interessi sul debito pagati dallo Stato si mantenevano costanti, nonostante i tassi di mercato fossero in discesa. Da sospettare l’ombra della finanza creativa dietro le operazioni del Tesoro. Sempre “Linkiesta”, citando fonti Eurostat, segnalava mesi fa che l’Italia ha fatto un ingente (ab)uso di strumenti finanziari nel periodo tra il 1998 e il 2008. Per la verità le speculazioni avevano preso avvio due anni prima, ma è stato sotto Tremonti che questa prassi ha conosciuto un netto incremento. Si parla in particolare di cross-currency swap swap e interest rate swap, ma anche cessioni di crediti in cartolarizzazioni. Fino al 2008 l ‘Italia ha guadagnato un ricavo di 8 miliardi, ma con l’avvio della crisi il trend deve essersi invertito, per quanto non esistano dati certi per mancanza di informazioni ufficiali. Ma la discrepanza tra tassi di mercato e interessi pagati segnalata dal “Fatto quotidiano” rappresenta una prova circostanziale che tali contratti sono ora in perdita, sebbene sia impossibile stabilire di quanto; il volume totale delle “scommesse” sulla bancarotta dell’Italia, sotto forma di CDS, ammonta a 8.611 contratti per un controvalore di 21 miliardi di euro. Segno che il mercato nutre serie preoccupazioni sulla capacità dell’Italia di tenere fede ai propri impegni.
Quel che chiede l’interrogazione è di sapere se al Governo risulti a quanto ammonta la reale entità dei titoli derivati in possesso del Tesoro e quali siano precisamente i relativi rischi per le finanze del Paese.”.

In realtà, il dettagliato dispaccio “DTCC”- “The Depository Trust & Clearing Corporation” leggibile anche per via telematica, che registra oltre 1000 enti ed organizzazioni statali impegnati a livello mondiale, alla data 14 febbraio 2012 indica “Repubblica Italiana – Governo” esposto per 8720 contratti di importo complessivo 22,197 miliardi di USD, mentre la “Repubblica Federale di Germania – Governo” – ha 4012 contratti di importo 19,269 miliardi di USD. Cioè : maggiori impegni per gli abili e virtuosi germanici con meno di metà numero di contratti rispetto alla più … pasticciona e disinvolta Repubblica Italiana.

Sempre la solitaria agenzia giornalistica romana OPI, il 9 febbraio 2012 ha anche riportato: “Quale è la reale esposizione italiana al rischio swap? Come potrebbe incidere sulla tenuta dei nostri conti pubblici? Quanti derivati possiede il Tesoro italiano nel suo portafoglio?” sono queste le domande che il vicepresidente del gruppo Idv alla Camera, Antonio Borghesi, rivolge al presidente del Consiglio e ministro dell’Economia Mario Monti, in un’interrogazione a risposta scritta. “Secondo alcuni articoli apparsi sulla stampa internazionale, il nostro Paese, dal 1996, avrebbe truccato i propri conti, utilizzando derivati grazie all’aiuto di Jp Morgan la questione è tutt’altro che irrilevante. In particolare, l’articolo apparso sul’autorevole rivista International Financing Review prende l’esempio di Morgan Stanley, che ha recentemente ridotto la sua esposizione in swap verso l’Italia di circa 3,4 miliardi di dollari. Se questo interest rate swap fosse stato ristrutturato e assegnato a un’altra banca, allora l’Italia non sarebbe stata particolarmente toccata dalla vicenda. Ma se lo swap fosse stato chiuso allora l’Italia avrebbe dovuto pagare almeno 2 miliardi di euro”si legge nell’interrogazione. “Secondo l’European Bank Authority, l’Italia è esposta per 5,1 miliardi di euro in swap verso le banche europee. Ciò significa che, se gli investitori decidessero di chiudere queste posizioni, più costose con il nuovo regime regolatorio, l’Italia si troverebbe d’improvviso a dover pagare svariati miliardi di euro. Chiediamo, dunque, al governo, di fare chiarezza sulla reale esposizione italiana ai rischi sopra-esposti”, conclude il vicepresidente IdV alla Camera, Antonio Borghesi.”

Ma, a fronte di questa avvilente situazione concreta, emergono le taciute attività di organizzazioni bancarie private con sede formale e reale oltre i nostri confini, ma con succursali (autorizzate da Banca d’Italia e l’organo di vigilanza bancaria delegato dallo Stato), operanti da noi, che vantano crediti verso la Repubblica Italiana. E il catapultato al potere di governo prof. Monti (con sospetto opportunismo e … saggia provvidenza, posto al riparo da ogni futuro “rilievo” mediante l’elargizione in apparenza inspiegabile, a priori, di laticlavio a vita, che, per consuetudine e norma etica,viene concesso ad uomini di chiara fama e prestigio che abbiano illustrato la Patria per non comuni meriti culturali), con eccesso di zelo profuso in assoluto silenzio nei giorni delle feste d’inizio 2012, e ad appena 40 giorni dal suo insediamento, ha soddisfatto anzi tempo (assai prima della scadenza contrattuale, e senza nemmeno tentare una transazione con un creditore, tra i tanti, certamente privilegiato e non incontrovertibile) un debito contratto da altri in epoca oscura ed imprecisata. Azione che il Monti, tecnico con “decantata” esperienza di docente di scienze economiche alla università Bocconi, avrebbe dovuto comunque intraprendere, nello stesso criterio e spirito che ha, poi o nel contempo, profuso nel modificare in pejus sia le sorti pensionistiche degli italiani sia altre provvidenze del così detto scassatissimo “stato sociale”, con tagli alla spesa, che, per contro, non sono stati tentati nemmeno alla lontana verso i “mercanti del denaro”. Mercanti ed affaristi monetari che nessun danno avrebbero subito se ridimensionati nelle loro pretese, sovente impinguate da corredi prepotenti ed illegittimi di interessi monetari usurai.

Va osservato che un governante degno di questo nome, specchiatamente onesto ed indifferente a qualunque potente (o prepotente) organizzazione monetaria reclamante crediti, propenso realmente ad operare negli interessi totali del Popolo italiano e dello Stato, prima di soddisfare ogni richiesta di rimborso, ha il dovere di pretendere di conoscere :
1 in dettaglio l’elenco dei debiti contratti dalla Repubblica Italiana verso, sia :
1.1 Stati esteri (e pretendere la verifica del trattato conseguente), sia verso
1.2 organizzazioni finanziarie e/o bancarie private, siano queste
1.2.1 estere o
1.2.2 italiane
e, nel contempo, dopo avere profondamente ed analiticamente verificata, e pubblicizzata in ogni modo,
2 la natura dei debiti ad oggi vigenti,
2.1 la data della contrazione degli impegni,
2.2 gli importi di ciascun impegno,
2.3 i nomi degli antichi contraenti/sottoscrittori del debito per conto della Repubblica Italiana,
2.4 la commissione promessa ed erogata agli intermediari (brokers) coinvolti nella operazione di sottoscrizione del debito
2.4.1 i nomi degli intermediari (brokers) coinvolti e/o sovrintendenti nella citata operazione,
2.4.2 il luogo e la modalità di corresponsione della commissione per la citata operazione,
e, in particolare,
3 per ciascun debito:
3.1 il nome dell’organismo bancario che sovrintese (anche per sola consulenza) alla formulazione del contratto del debito,
3.1.1 il ruolo e l’atteggiamento della Corte dei Conti per ciascun contratto,
3.1.2 il ruolo e l’atteggiamento della Banca d’Italia spa (che esercita la “tesoreria dello Stato”) nella sua veste di “organo di vigilanza”
3.2 la natura, in dettaglio, dei termini contrattuali con specifica inequivoca dei tassi di interesse a debito,
3.2.1 se riferiti a tassi vigenti in Italia,
3.2.2 se riferiti ad altri tassi,
3.2.3 se organizzati in altri termini, sotto forma di “contratti derivati” od altro [e, a questo proposito, chiarire la ragione di tale specie di contratti, essendo evidente la fallacità di questi, sotto il profilo, ormai conclamato ed accertato, della loro “tossicità”],
3.3 l’ufficio erogatore del denaro liquido o in titoli (e quali?) necessario per il ripianamento del debito verso il creditore (e, quindi, determinare e precisare se “agenzia dello Stato” o “tesoreria per conto dello Stato” od altri)
3.3.1 la commissione corrisposta agli intermediari (brokers) coinvolti nel ripianamento del debito,
3.3.1.2 i nomi degli intermediari (brokers) coinvolti e/o sovrintendenti nel ripianamento del debito,
3.3.1.1 il luogo e la modalità di corresponsione della commissione corrisposta agli intermediari,
4 i rapporti pregressi tra le organizzazioni bancarie vantanti titolo di creditrici verso la Repubblica Italiana e:
4.1 il presidente del consiglio dei ministri della Repubblica Italiana,
4.2 qualsiasi banchiere, o intermediario operante nel mondo della finanza, avente ruolo nel governo che ripiana il debito in oggetto,
4.3 qualsiasi componente il governo (con incarico di ministro o vice o sottosegretario) legato alla vicenda,
4.4 qualsiasi parente fino al decimo grado dei componenti il governo,
4.5 qualsiasi membro, presente e passato, del parlamento italiano
4.6 qualsiasi membro, presente e passato, del parlamento europeo,
5 lo stato patrimoniale, denunziato o presunto, noto in Italia ed oltre confine, precedente l’assunzione di incarico da parte di tutti coloro indicati almeno ai punti 4.1, 4.2, 4.3, 4.4,
6 curriculum vitae di ogni personaggio indicato al punto 5,
7 la giustificazione giuridica per ogni atto di debito sottoscritto dalla Repubblica Italiana,
7.1 la contestuale giustificazione giuridica per la sottoscrizione di debiti con organismi estranei ed esterni alla amministrazione della Repubblica Italiana,
8 la compatibilità della vigenza di debiti monetari tra la Repubblica Italiana e qualsiasi altra azienda bancaria e/o finanziaria operante sul suolo della Repubblica,
9 gli adempimenti fiscali TUTTI, verso la Repubblica Italiana, a carico delle aziende bancarie e finanziarie che – per debiti della Repubblica Italiana – abbiano ad introitare interessi su questi,
10 le attività idonee degli organi sovrintendenti alle attività di controllo contabile e fiscale dello Stato (Corte dei Conti, Agenzie delle entrate, Guardia di Finanza) svolte circa gli argomenti indicati nei nove punti – e relativi sub – sopra elencati.

In proposito, proprio la mattina di giovedì 16 febbraio 2012, nella rituale cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti, il presidente Luigi Giampaolino, alla presenza del Presidente della Repubblica e delle massime cariche istituzionali (queste si, sono tali!) dello Stato, ha esordito : “Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, faticosamente, alla luce.”. Reclamando la “mappatura” dei fenomeni di corruzione per “effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse”, la indicò come “inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica.”. E Giampaolino, senza mostrarsi un “giamburrasca”, indicò tutti i comportamenti che recano “danno alle finanze pubbliche”: “la corruzione nell’ambito della attività sanitaria, lo smaltimento dei rifiuti, il “gravemente colposo utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili”, “la costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Inclusi anche gli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi.” E la frustata in faccia al governo in carica fu implacabile con : “mentre grande attenzione è riservata alle proiezioni e alla stima degli effetti attesi dei principali provvedimenti, sono invece carenti le misure e le valutazioni ex post circa l’impatto che le politiche pubbliche esercitano sulla dinamica delle entrate e delle spese. ”. Concludendo, il presidente Giampaolino ha sottolineato: “Cosicché vi è una quasi totale mancanza di documenti e studi dedicati a verificare a posteriori se, quanto e come abbiano in realtà funzionato gli strumenti impiegati per migliorare il coordinamento della finanza pubblica e la qualità della spesa.”.
Frustata non solo alle incapacità indiscutibili di tutti i governi succedutisi in Italia negli ultimi 50 anni, ma palesemente anche alle pittoresche e colorate piroette fatte compiere alla Guardia di Finanza dal governo del prode economista Monti verso i controlli – sotto il tiro preorganizzato delle tivù di regime – su alcuni esercizi commerciali in qualche città italiana, mentre invece la Guardia avrebbe dovuto operare setacciando – sulla scia delle osservazioni di Giampaolino – proprio nei ministeri italiani, nelle sedi di governo di regioni, provincie e comuni, a verificare le irregolarità concretate da tutti i personaggi gestori la politica negli ultimi decenni, al fine di stroncare le validità dei falsi (gabbati per veri!) contratti, appalti, servizi e forniture, società a partecipazione pubblica, e degli impegni finanziari basati su “colposo utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili”. Proprio quelli che, con sospettoso zelo, il 3 gennaio 2012 il massimo timoniere (applaudito al parlamento europeo da “affrancati ai sistemi bancari”, ma dileggiato da chi “conosce retroscena e documenti”) del governo italiano imposto dall’estero, si è affrettato a liquidare, attingendo alle casse del Tesoro italiano!

L’Italia non sarà salvata da Mr. Monti!
Riprova è nella attività sotterranea da questi svolta premurosamente il 3 gennaio 2012 con il conferimento, in torbida triangolazione, di denaro dei cittadini italiani ( e la “fiduciaria Banca d’Italia” non si è peritata di additare tale movimentazione di denaro con esportazione all’estero di un capitale ingentissimo!) ad una banca estera notoriamente non filantropica che si avvale di impegni per non chiari prestiti su contratti derivati poi condannati dal Presidente della Corte dei Conti della Repubblica Italiana. Monti, prima di operare, avrebbe dovuto sentire il dovere MORALE di verificare la bontà degli impegni in passato sottoscritti dai suoi predecessori! Ma ciò – che comporterebbe allontanamento dalla cosa pubblica per chiunque abbia senso di responsabilità – non è accaduto.

Proprio mentre nel quasi contempo il Presidente della Repubblica di Germania ha sentito il dovere di dimettersi dall’incarico, per permettere alla magistratura penale del suo paese di indagare sul modesto mutuo goduto in passato dalla sua famiglia, per l’importo di soli 500.000 euro. Cifretta che in Italia (o Italyland, in forza della dipendenza non solo militare, ma materialmente bancaria verso gli U.S.A.) gestisce in proprio, a proprio vantaggio, per “tangenti” correnti, alla luce del sole, allegramente, un consigliere comunale di un qualsiasi capoluogo di provincia.

Senza che un Mr. Monti abbia tempo ed ardire di indagare, per “tagliare” la dilagante mafia corruttiva istituzionalizzata che il Presidente Giampaolino ha additato, ma per la quale nessuno dei preposti “alla cosa pubblica” muove un dito per sradicare. Con la apostolica benedizione anche dei beneficati dalle esenzioni sulle imposte sulla casa, che i “sudditi italiani” devono supinamente subire.
In nome della “democrazia”. Che soddisfa gli usurai prima d’ogni altra attività, al primo giorno utile dell’anno di disgrazia 2012, “Monti Mario duce che non conduce, ma l’Italia mal riduce”.

DILUVIA! GOVERNO MONTI!

Antonio Pantano



………

giovedì 23 febbraio 2012

Antonio Pantano: “…il “Meccanismo Europeo di Stabilità” (ESM). Roba passata per “nuova”, ma di genesi antica…”



Cari amici,

la “mobilitazione” di Blondet (vedi: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_jcs&view=jcs&layout=form&Itemid=133&aid=75579) è… accattivante. Ma è STANTIA nella sostanza. Stile petizioni catto/comuniste del dopoguerra! Esito delle quali fu sempre inutile, ma utile a tenere i “fedeli” impegnati in parrocchia e nella cellula.

Un amico carissimo, giorni fa’, trattò a lungo con me delle gesta e degli scritti (molto… originali!) di Blondet, solerte e … inguaribile “cattolico”. E per questa “caratteristica”, anche savonaroliano ma sempre nei binari di certa “fede controllata”. Nome che ha acquisito una certa notorietà, che quasi mai è indice di attendibilità.

Lo scritto in questione tocca due temi fondamentali.

Primo : il “Meccanismo Europeo di Stabilità” (ESM).
Roba passata per “nuova”, ma di genesi antica: nacque col cancro del “modello di Europa” affaristica imposta dagli Alleati agli Stati, da loro controllati perché vinti ed assoggettati in regime ancora mai tramontato (Nato, basi militari, condizioni nella produzione, soggezione a multinazionali “occidentali” e alle “energie” imposte, ecc.), che sul vecchio continente dagli anni ’50 stavano rianimandosi naturalmente, inquadrati nel “vizio assurdo” del “libero mercato” ad ogni costo, ma asservito al dominio del denaro e dei suoi oligarchici gestori.

Se Blondet avesse letto il Trattato di Lisbona, avrebbe prospettato le “sue” (ma non sue!) parole differentemente! Ma addentrarsi in un ginepraio di molte centinaia di articoli e di migliaia di emendamenti, è … faticoso!

Ergo: il nostro solo ora si avvede che si sta democraticamente “cementando” (ma è mera “rifinitura” di leggi e provvedimenti presi all’insaputa dei Popoli dai gestori del potere!) una “dittatura permanente dotata della più totale impunità”, come se Maastricht non fosse esistita e le conseguenze di quel “trattato” imposto non si fossero ancora palesate.

Quindi, oggi dovremmo “mobilitarci” per … far sapere al Monti di turno che “sappiamo e siamo indignati”? Ma il Monti (prescelto dal 2008, secondo molte ammissioni, tra le quali la recente del Tabacci) “dovrà” andare dritto per il suo scopo, cioè quello che gli impongono – tanto per citare un caso concreto! – i vari Morgan Stanley o senza acciaio (con benedizione vaticana!) di “versare tributi ai mega usurai in nome della restituzione di debiti soprattutto legati ad onerosi derivati finanziari”, come è accaduto, per mero esempio, il 3 gennaio 2012, secondo scarse segnalazioni della stampa servile italiota, e per quanto assemblato e segnalato abbondantemente da tale Antonio Pantano nel recente non breve “DILUVIA! GOVERNO MONTI!”.

Non sono novità quelle prospettate e paventate da Blondet, ma conseguenze a cascata di 60 anni di “frittate pseudo europee” organizzate “su commissione” dagli scaltri “affondatori/fondatori” delle tante illusorie forme di aggregazione europea, ma tutte solo basate sugli interessi personali di enti economici extra-europei e totalmente avverse al benessere dei cittadini del vecchio continente. Basta riesaminare la storia dell’ultimo sessantennio per avere conferma del fallimento totale di ogni politica per una vera Europa! E la smancerìe germaniche o francesi recenti (armoniche a quelle dei decenni precedenti) sono conferma (vedasi i coinvolgimenti militari in Libano/Israele, Somalia, Iraq, Afganistan, Libia, Kossovo ed ex Jugoslavia, ecc.) della totale dipendenza non solo militare, ma essenzialmente monetaria, finanziaria, economica, e politica, di tutti gli Stati europei non agli USA, ma a coloro che dagli USA e possedimenti “governano con freddo cinismo” il mondo, Cina ed India compresi.
Secondo. Blondet (che ha … studiato! Soprattutto e solo nei notiziari stravaganti e pasticcioni “alla vilipedia” sbrodolati in internet, ove si copia/incolla con disinvoltura, inventando storielle che si gabbano per storia ad uso dei creduloni e sprovveduti!) rivela (cardine della dottrina cristiana è … la rivelazione! E di quella talmudica ed islamica la discrezione su essa! ) l’esistenza storica della “Repubblica Sociale Italiana”, che Blondet si affretta ad indicare “repubblica creata dal nulla dai tedeschi” e “Stato-fantoccio del tedesco”e luogo ove vigevano “tessere alimentari da fame” e “le truppe germaniche, ogni volta che entravano in una bottega a comprare le poche merci esistenti, commettevano di fatto un esproprio senza indennizzo”.

Scopre, il solerte inondante – di “sue notizie” – Blondet, la antica esistenza di Domenico Pellegrini Giampietro, che indica “ministro repubblichino”, e ne propina alcune, e minori!, attività positive a favore dello Stato e dei cittadini delle quali non ha contezza, lealmente ammettendo: “Come fece? Personalmente non so.” E non sa che mai esistette la “Repubblica di Salò” (che così indica!) , ove ebbe sede un solo ministero! [accodandosi alla dizione inventata dagli sciuscià resistenziali!].

Il minestrone di notiziole anche insignificanti proposte da Blondet rientra nei criteri delle “scolastiche di storia e finanza” delle università italiane (Bocconi in testa, ove Blondet invoca si approfondisca il caso Pellegrini, ben sapendo che in quel “centro” montiano si sfornano prevalentemente “economisti” utili alle grandi concentrazioni usuraie globaliste!) per porre in ridicolo (secondo i diktat culturali imposti e vigenti da Dc e Pci con coro resistenziale) “de minimis” tutto il gigantesco disegno storico concretato della Repubblica Sociale Italiana, senza riflettere (ma ha attinto e copiato/incollato notizie sgangherate poste da volenterosi in aspirazione di storici, proprio come fanno da tempo altri disinvolti “monetaristi” del sabato che imperversano in internet ed in pagliacciate su varie tavole di scena) sulla portata universale della azione di Pellegrini Giampietro che (come da anni ho spiegato e scritto, e di recente – oltre che il 10 settembre 2011 nel Municipio di Brienza, patria del Ministro – anche nei lunghi ed articolati scritti “Affideresti il tuo portafoglio a Mario Monti?” e “Diluvia! Governo Monti!”) fu da grande conoscitore e scienziato della Finanza e da vero Ministro per i cittadini!

Poiché Blondet (non è e non fu il solo!) nulla ha compreso dell’azione – non frammentaria – attuata da Domenico Pellegrini Giampietro, ora ne rinnovo la qualità fondamentale (qualcuno potrà riferirglielo! Ma sarà bene che il giornalista consulti molti dei miei scritti pubblicati negli anni, incluso il volume del 2009 “Ezra Pound e la Repubblica Sociale Italiana”!): commissariò la Banca d’Italia, asservendola in toto alle necessità dello Stato! Così il bilancio fu attivo per 20,9 miliardi di lire, con sole entrate di 50,4 ed uscite per 359,6 miliardi! Dalla banca centrale (società “privata” di partecipanti, che per “antiche norme” presta periodicamente denaro allo Stato) Pellegrini prelevò le necessità, attuando ciò che MAI alcuno nella storia umana aveva osato!

Ecco perché il nostrano odierno “stato fantoccio” peninsulare è eternamente indebitato!

Aggiungo : vero (e mal scopiazzato!) che le riserve auree italiane furono custodite al sicuro a Fortezza, in territorio italiano! Ma Blondet tace (perché NON sa!) che furono asportate il 5 maggio 1945 dagli Alleati, e che queste furono riconosciute in parte all’Italia e definite nella restituzione solo il 29 giugno 1998! Mentre mancano all’appello ancora, e per sempre oltre 24.000 chili di oro, volatilizzati non nelle mani di Adolfo Hitler, ma in quelle più longeve degli Alleati vincitori la guerra col “metodo” Hiroshima/Nagasaki!

Ed ancora: 7 miliardi di lire mensili al Reich germanico come “contributo per spese militari, fortificazioni, riattazioni delle vie di comunicazione”? Non vero per le motivazioni, che furono fissate dal Governo Badoglio (corrispose 3,5 miliardi mensili da agosto 1943 per due divisioni germaniche combattenti in Sicilia!)! Dal 1944 furono 10 miliardi, e dal 1° gennaio 1945 12 miliardi mensili, ma comprensivi delle provvidenze sociali per un milione di lavoratori italiani occupati in Germania!
A Blondet è “mancato il tocco” culturale”! Fu infatti Ezra Pound che immortalò nei Cantos (i “Pisani”, per l’esattezza! Pubblicati questi nel 1948) più volte la figura e l’opera di Domenico Pellegrini Giampietro! Ma qui si pretende troppo! Ed è … altra cosa!

In conclusione! Si verifichino sempre le attendibilità delle notizie, oggi propalate da manipolatori (moltissimi sono gli interessati ad intorbidar acque! I “soccorritori in aiuto del … vincitore”, secondo Flaiano), e le NECESSARIE-DOVEROSE citazioni delle origini dalle quali si attinge e/o si copia incolla!

Cordialmente: Antonio Pantano

Altri Articoli di Antonio Pantano: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=antonio+pantano

sabato 3 dicembre 2011

Palazzo Chigi: "Veramente quella scrivania è stata eliminata per via dei tarli..."

Monti in pensiero se usare il DDT o dar fuoco alle polveri


Il ripudio della scrivania tarlata di Palazzo Chigi

Notizia pubblicata su Il Giornaletto di Saul del 2 dicembre 2011:

Palazzo Chigi – Scrive Vincenzo Mannello: “Il ministro Moavero, insediatosi a Palazzo Chigi per curare gli Affari europei, ha, come primo atto d'ufficio, provveduto a liberare i locali dalla scrivania seduto alla quale, secondo la stampa, lavorava addirittura...il Duce ! Al grido "sono antifascista , scaturitogli dallo incontro imprevisto con uno dei retaggi del bieco Ventennio, avranno certamente risposto schiere di funzionari ed impiegati pronti a scaricare su Berlusconi la colpa della presenza dello ingombrante cimelio. Così, grazie alla integerrima fede di un ministro tecnico, finalmente la presenza del Duce, specie al lavoro, verrà vieppiù allontanata da quel tempio della democrazia chiamato Palazzo Chigi. E la scrivania, trascinata per le strade munita di apposito cartello sembra verrà data alle fiamme a Campo dei Fiori, vicino la statua di Giordano Bruno. Tanto per dare un esempio!” (Fonte: http://saul-arpino.blogspot.com/2011/12/il-giornaletto-di-saul-del-2-dicembre.html)


Commento di Antonio Pantano:

Il "saggio" neo-ministro Moavero ha "ragionissima"!
Sedersi alla scrivania che usò Mussolini è ... antidemocratico ed INUMANO!
Infatti il posteriore del neo ministro (Carneade, per la storia!), divenuto tale per meriti di appartanenza a clan graditi ed accetti da banchieri usurai, ha "valenza" per ciò che riesce ad occupare.
La scrivania, invece, serve per lavorare!
Ed anche il posteriore lavora, sia se usato in maniera appropriata, sia se surrogato ad altra parte anatomica composta di materia cerebrale che, da perfetta "antifascista", GIUSTAMENTE dovrà infierire mediante LEGGI in danno delle tasche dei cittadini, per farli ancor più contribuire a pagare DEBITI da altri inventati e contratti.
La "IMBECILLITA' DELLA TASSAZIONE" è PATOLOGIA degli incapaci di governare, ma solo CAPACI di mostrarsi LADRI nell'animo e nella prassi.
Gli scaldapoltrone a Palazzo Chigi passano! E, pur accumulando miserabili effimere fortune monetarie immeritatamente procurate con la funzione momentanea, restano sepolti nell'oblio eterno, lasciando forse unica traccia della loro scia meteorica nella espressione di L. F. Cèline "Di questo loro tempo sarà gran cosa se al massimo resterà la parola merda".

Ah...dimenticavo!
Mussolini?
Ma non morì assassinato nel 1945?
E, allora, perché mai se ne parla oggi, arrivato al potere il "clan dei tecnici, di "provata esperienza", che salveranno l'Italia in nome del mercato e delle privatizzazioni liberiste"?

Antonio Pantano

venerdì 2 dicembre 2011

Dottrina Hallesint: "Centralizzare il controllo attraverso il monopolio di fatti della produzione e dello scambio"

Hallesismo - Scrive Paola Botta Beltramo:

"Caro Paolo D'Arpini ricercando notizie sull'Hallesismo ho trovato questo articolo recente. Ho letto alcuni libri di A. M. Trucco: aveva già previsto all'inizio degli anni 30 lo scoppio della seconda guerra mondiale; riteneva che per diminuire il prezzo dei prodotti si dovessero costituire degli empori locali e riteneva che il governo mondiale dovesse regolare le monete senza l'interesse. Trucco fu giudicato malato di mente dal regime di allora, ricoverato in manicomio fu poi rilasciato per l'aiuto di molti amici, e morì poco prima della guerra da lui prevista. E' possibile un tuo parere in merito o il parere di Giorgio Vitali? Molte grazie"


Mia rispostina: "Cara Paola, pubblico e giro ad altri amici esperti in economia, ciao e grazie...."

Articolo menzionato:

Nuovo Ordine Mondiale: Hallesint, il governo privato dell’economia

Da tempo, in internet e su parte dei media, si parla della teoria del complotto, secondo la quale gruppi di potere internazionali si contendono le sorti dell’umanità e s’impegnano per l’affermazione di un Nuovo Ordine Mondiale, basato sul potere economico e non democratico.

Per la realizzazione di questo progetto occulto si sostiene sia necessario il raggiungimento dei seguenti obiettivi: la creazione di organismi internazionali capaci di controllare e soggiogare la politica mondiale a livello di singoli Stati, la costituzione di una unica moneta mondiale e il controllo dell’intera umanità. Le declinazioni e le argomentazioni sono differenti e spesso si finisce con il passare da un tema ad un altro, anche debordano verso l’ufologia, il satanico e l’esoterico.
Tali posizioni possono essere giustificate dalla forte preoccupazione per la fine di un sistema economico, il capitalismo, che lascia spazio ad un periodo di incertezza, almeno fino a quando non avverrà una nuova svolta epocale che riconfigurerà i comportamenti economico-sociali odierni. Solo in quel momento il complottismo perderà la sua area di mistero, poiché un nuovo ordine diverrà realtà…

Tuttavia, il Nuovo Ordine Mondiale non è altro che un “Ordine Mondiale” e gli ordini mondiali, nella storia, si sono continuamente avvicendati tra periodi di prosperità, di stagnazione e di guerra. Inoltre, su di essi si è ampiamente dibattuto, sia da eminenti esponenti politici, sia dagli economisti, sia da sociologi e matematici.
E’ per questo che, a detta di chi scrive, per comprendere l’evoluzione delle società contemporanee, più che chiamare in causa le teorie della cospirazione, sarebbe opportuno focalizzare l’attenzione su quei contributi, più o meno scientifici, di quegli autori del passato, che hanno affrontato i problemi e le sfide che affliggono noi contemporanei.

Questo post apre tale ricerca, affrontando alcuni aspetti di una filosofia di pensiero denominata “hallesint” nata all’inizio del secolo scorso dalle idee di A. M. Trucco (1865-1940), ideatore e fondatore della Scuola Economica Italiana.

Trucco si ispirò al funzionamento dei mercati parigini per regolare gli scambi e la produzione mondiale, attraverso una sorta di Camera di Commercio Mondiale, chiamata Fondazione Universale Hallesint. L’operato della Fondazione (paragonabile ad una banca mondiale o un istituto finanziario mondiale) sarebbe stato affiancato da borse internazionali e dall’istituzione di una valuta internazionale di conto(paragonabile ad una moneta unica mondiale), chiamata Hallis (oggi la realizzazione più simile è l’Euro, seppur in scala continentale), a cambio fisso rispetto alle monete reali dei vari paesi e da strumenti finanziari mondiali (il riferimento odierno potrebbe essere quello degli Eurobond, quando saranno realtà), sicuri e prontamente esigibili.

La storia di questo movimento non è rimasta solo su carta, ma, per un certo periodo, ha tentato di diventare realtà. Infatti, il 15 Dicembre del 1905, Trucco crea la Fondazione e fonda la Scuola Economica Italiana, che si sviluppa fino agli anni trenta ed ha simpatizzanti fino agli anni sessanta. Sulle vicende del movimento parleremo prossimamente.

Nonostante l’incuranza delle autorità pubbliche e l’opposizione della stampa nazionale, la dottrina hallesista costituisce, nel 1918, la Società Anonima Editrice alla quale cede la proprietà letteraria delle sue pubblicazioni e la Hallesint-Finanziamenti la cui attività è volta a sostenere progetti industriali innovativi.
Questo movimento di pensiero si pone in maniera critica nei confronti del capitalismo dell’epoca e ne individua alcuni elementi distorsivi che ne compromettono l’efficienza produttiva e distributiva. Tra questi la speculazione, che causa iniquità degli scambi, la variazione del valore della moneta, che causa instabilità monetaria, e i rischi dell’iniziativa privata, che causano l’inefficiente distribuzione del risparmio.

Per ovviare a queste distorsioni il movimento propone un “governo privato dell’economia” che, applicando i meccanismi della libera concorrenza, attraverso organi di controllo che sovraintendono allo scambio e alla produzione, garantisce il raggiungimento del benessere collettivo.

Il tentativo era di individuare un meccanismo che superasse l’iniquità dei mercati, dovuta alla “incostanza del valore economico della moneta nello spazio, nelle professioni e nel tempo” attraverso “una rivoluzione monetaria che creasse le stesse condizioni di concorrenza per gli uomini e, di conseguenza, per gli Stati.

Alla base dell’Hallesint c’è la volontà di centralizzare il controllo attraverso il monopolio di fatti della produzione e dello scambio. Per ottenere questo risultato, una volta creato in tutte le nazioni il governo dell’economia, si doveva procedere con la loro integrazione nella Fondazione Universale(qualche similitudine con l’ingerenza dei mercati finanziari nelle politiche degli Stati nazionali di oggi non può sfuggire – tuttavia il movimento regolava ed eliminava il problema della speculazione). Così si sarebbe ottenuto un unico governo mondiale dell’economia in cui le leggi della libera concorrenza sono applicate al sistema economico, forte della convinzione che esso sarà caratterizzato dall’equità e dall’efficienza economica.

Il programma di realizzazione di questo governo economico sarebbe passato per uno sviluppo in quattro fasi: 1) organizzare gli scambi attraverso le Borse; 2) organizzare l’attività produttiva attraverso la Fondazione; 3) regolare la circolazione del risparmio attraverso strumenti finanziari; 4) istituire una moneta unica di conto.

L’halleismo contesta all’economia pura di non intervenire per conformare il comportamento dell’individuo a quello ideale emerso dallo studio delle leggi economiche naturali (alias mano invisibile). E’ per questo che si rende necessario un intervento dello Stato che sia correttivo. Disciplinare la produzione e gli scambi permetterebbe, al contrario, di raggiungere un maggior benessere economico stimolando lo sviluppo delle industrie e del commercio.

Secondo Trucco, il progresso della società consiste nel mettere ogni individuo di ogni paese in grado di avere una moneta di pagamento mondiale allo scopo di determinare continuamente le correnti monetarie od economiche per far assumere ovunque alle monete di scambio quella costante potenza di scambio.

Se vi fosse un’istituzione capace di regolare il flusso di moneta tra paesi, secondo le esigenze dello scambio, e se la moneta mondiale fosse unica, allora i prodotti potrebbero essere acquistati in qualsiasi mercato allo stesso prezzo.

Gli halleisti contestano alla scienza ufficiale dell’epoca (loro oppositrice) di preoccuparsi troppo della perdita da parte dello Stato del controllo della circolazione monetaria (argomento d’interesse per quanti parlano oggi di moneta di stato e di signoraggio). Secondo i sostenitori dell’Hallesint si tratterebbe di un potere effimero, poichè determina variazioni di prezzi che rendono incerti i rapporti di scambio.

A ciò bisogna aggiungere che la diversità di monete nazionali è considerata la causa degli squilibri delle bilance commerciali dei paesi e gli interventi previsti dagli accordi internazionali non risolvono il problema dell’instabilità monetaria rimanendo dei placebo. Sulla base di questa argomentazione, il movimento propone una banca mondiale (quindi un organismo internazionale e sovranazionale) per regolare tra paesi la circolazione di moneta.

Questo post, ed i successivi legati al tema, è stato scritto grazie al contributo scientifico della Prof.ssa Catia Eliana Gentilucci. Il riferimento è all’articolo La Dottrina Hallesint e il governo privato dell’economia.

(FONTE: 09 settembre 2011 da Elvio Ciccardini - Pubblicato da Un po' di verità)

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Commento di Antonio Pantano:

Hallesismo.
Possiedo gli originali del tempo.
Ma sono, per giorni, "fuori sede e studio", lontano da carte ed archivio.
Teoria un po' generica, che "esaminai" senza entusiasmarmi, anche per le vicende vissute da Agostino Trucco.
Pound ed Odon Por (dei quali possiedo TUTTO il pubblicato!), che Barnes sintetizzò purtroppo senza loro dare rilievo, furono anni avanti l'hallesismo.Ed OLTRE!
Salvo Ezra Pound, che AFFERRO' gli accadimenti appena si ventilarono, nessuno capì che SOLO Domenico Pellegrini Giampietro CONCRETO' la rivoluzione della finanza, a favore dello STATO e dei cittadini TUTTI. Pound scrisse nei Pisani (cito a memoria!)
"Il denaro c'è! disse Pellegrini, strano, malgrado le circostanze!". E le circostanze furono la guerra mondiale in atto nel 1944-45.
Il "miracolo" UMANISSIMO concretato da Domenico Pellegrini Giampietro (l'ho anche indicato nel mio "EZRA POUND E LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA", ora alla seconda "piratata" edizione e nel recente scritto "AFFIDERESTI IL TUO PORTAFOGLIO A MARIO MONTI ? ", che prelude un saggio in fieri) consistè nel "DOMINARE" la Banca d'Italia ponendola a totale servizio dello Stato sopratutto nelle liquidità e nella fruizione della INUTILE riserva aurea (utile solo agli speculatori ed alla cerchia ristretta di chi decide quotidianamente il prezzo "di mercato" per lucrarne, MA l'ORO è STERILE, non frutta, non genera, è sognato/idealizzato dagli avidi e dai vanèsii, ed ammalia i profani ed i poveri di spirito! anche se, per antico "credo" maturato nel tempio di Gerusalemme e/o....nella romana basilica di san Pietro, è falso cardine dello accumulo della "ricchezza" a causa della sua natura inossidabile. Ricordo la massima coniata da Pound: "IL TESORO DI UNA NAZIONE E' LA SUA ONESTA' " !), così che la Repubblica Sociale Italiana, della quale fu Ministro delle Finanze, chiuse, il 27 aprile 1945, con bilancio attivo di 20,9 miliardi di lire, malgrado le gigantesche spese - data la guerra!. Ciò fu "certificato" anche dai vincitori Alleati, che, però, fecero "sparire" negli anni seguenti 24.138 chili di lingotti d'oro ITALIANI, chiudendo
apoditticamente il "loro conto" il 29 giugno 1998 (fonte: Ufficio Storico della Banca d'Italia). Cioè ...43 anni dopo la loro (da parte degli Alleati) TOTALE occupazione dell'Italia, e 28 anni DOPO la morte di Pellegrini Giampietro.
L'hallesismo si infilò in disquisizioni assai teoriche, che, alla "verifica" dei criteri poundiani, furono superate da una stretta analisi dei fatti, alla luce della IMMORALITA' REALE dei gestori del denaro, e della PREVEDIBILE immoralità dei subordinati "politicastri italiani" (a tale ruolo "concessi" dai sistemi d'oltre oceano) di mentalità liberista, di credo "liberale", e di superficiale "verniciatura" pseudo democratica.

Ciò "sul tamburo" (perché interpellato).
Spero di riuscire ad inserire qualcosa sia nel saggio "in fieri" che nel testo in allestimento su "Domenico Pellegrini Giampietro", per il quale ho già accumulato una massa di documenti NON COMUNI.
Antonio Pantano

mercoledì 9 novembre 2011

"Come si forma il debito pubblico?" - Risposta non c'è o forse chi lo sa.. racchiusa nel vento sarà....

La spiegazione di Einstein è che..."


Scrive una signora per avere ragguagli su come si forma il "debito pubblico", in riferimemnto all'articolo: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/08/sovranita-monetaria-ceduta-alle-banche-e-truffa-del-debito-pubblico-svelate-con-parole-semplici/

Domanda: “Caro Paolo D'Arpini... Ho iniziato a leggere l'articolo ma mi sono fermata dopo poco, scusa, sarà semplice (che non é)... Comunque mi faccio delle domande semplici, queste si e te le faccio a te: va bene, il sistema monetario mondiale é assurdo, ingiusto e inevitabilmente porta ad un accumulo del debito da parte degli stati. Ma se questo sistema vige da (.... dal 1971? non ho capito bene questo), come mai che in questo periodo c'è questa crisi, pure questa mondiale ma che stringe al collo in particolare certi paesi più di altri? In cosa hanno "peccato" questi paesi? E' perché in Italia, ad esempio, il bilancio fra gli introiti (tasse) e le spese (pubblico) é sempre in deficit e quindi per colmarlo il paese deve chiedere sempre più moneta a debito? Ma se in Europa abbiamo scelto di stare e di starci con la moneta unica, non era il caso di pareggiarsi in quanto alle spese ed alle entrate? In Germania si parla di abbassare le tasse, anche se l'economia tedesca pare sia in difficoltà. Il debito pubblico italiano aumenta sempre, é per questo che si parla sempre del PIL che deve aumentare? Perché così, con le tasse in più che si pagherebbero, si può cercare di coprire il debito?”

Mia rispostina: "Cara..., mi fai delle domande molto importanti alle quali però non posso risponderti... Chissà se qualcuno fra gli amici "esperti" in economia potrà farlo?"

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Risposta di Orazio Fergnani:
Una volta, attorno agli anni cinquanta, quando Einstein andava in giro per confernze, come sempre alla fine delle sue kilometriche dimostrazioni per spiegare la teoria della relatività…..aveva accettato di dialogare col pubblico….. e una signora della nuova borghesia si alzò su e disse : "Professore in parole povere potrebbe spiegarci la sua teoria?"

Ed Einstein …: "Chi potrebbe spiegare a qualcuno che non conosce, il campo, il grano, la farina, e tutti gli altri elementi che ruotano loro intorno …. Come si può preparare un plumkake?.... A lei in realtà basta sapere che il plumkake è buono e vale la pena di essere mangiato!!!!"

Alla sig.ra in questione io rispondo allo stesso modo ….. : "Come posso spiegare, a chi non ha la minima idea di quello che è in discussione….. i 50 secoli di storia della cultura, dell’economia, della politica che tutte si sono svolte/evolute per mezzo della moneta e che ci hanno portato alla fine del percorso a sentirmi ora porre questa domanda????"

L’unica possibile risposta, come fece Albert Einstein, è che la sig.ra sappia che la moneta, se ben amministrata, è una cosa buona e la si può usare convenientemente e soddisfacentemente……

A lei questo basta sapere!!!

Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare.

Laudetur Semper. Orazio Fergnani
oraziofergnani@tiscali.it

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Altra risposta, più congrua e comprensibile, di Casimiro Corsi:

Per farla breve, altrimenti dovrei scrivere molto, le banche prestano il capitale a interesse ma gli interessi non esistono e quindi dovrai richiedere un prestito per rimborsare gli interessi.

Secondo punto è che una nazione piu' produce beni e servizi e più si indebita questo perche' cio' che rende possibile gli scambi fra i cittadini e' lo strumento moneta la cui creazione e' detenuta in regime di monopolio dalle banche, centrali e commerciali.

Quindi se i cittadini di uno Stato anno producono maggiori beni e servizi per un valore di 1000 euro lo Stato dovrà procurare presso i banchieri pagando un interesse di altri 1000 euro in banconote da mettere nel mercato per far scambiare i beni.

Se saranno di meno avremo deflazione cioe' i beni rimangono invenduti perche' non c'è la moneta per scambiarli, come ora.

Se saranno di più avremo inflazione cioè un eccesso di moneta rispetto ai beni presenti sul mercato che porterà ad un aumento dei prezzi.

Questa, per inciso, è la vera inflazione e non quella raccontata dagli "economisti" in televisione dovuta al tempo cattivo, all'incendio dei pozzi petroliferi, agli scioperi e cosi' via. Questa è una variazione dei prezzi dovuta alla legge di mercato che se cala l'offerta i prezzi aumentano e viceversa se aumenta.
A lungo andare il Debito strozzera' gli Stati. La Grecia è la prima ma gli altri non sono esenti.

Circa il 15 agosto del 1971 posso dire che quello è stato il giorno in cui si è scoperto il grande inganno grazie a Nixon che rese il dollaro inconvertibile con l'oro.

A quei tempi i banchieri racconatavano che il denaro era loro perchè l'oro che lo garantiva era loro ma dopo la fine della convertibilità in oro del dollaro senza nessun terremoto per il dollaro si ebbe la conferma che il valore al denaro non e' dato dall'oro dei banchieri ma dall'accettazione dei cittadini.

Per questa operazione Nixon pagò rimanendo coinvolto nello scandalo Watergate.

Spero di essere stato chiaro in poche righe.

Ciao, Casimiro
casimiro.corsi@gmail.com

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Risposta di Giuseppe Turrisi:

Caro Paolo per rispondere seriamente a queste domande ci voglino almeno 4 ore e la conoscenza di alcune fondamentali che se si leggessero tutte le nostre elugubrazioni sarebbero già di bagaglio culturale.e spazzerebero via già certi dubbi.... Voler capire subito e di colpo (faccio l'esempio con la matematica) gli integrali senza aver fatto prima le deirvate e prima i limiti e prima ancora l'algebra e prima ancora l'aritmetica non è facile..... poiche mancano i preliminari..... ma poichè non provarci a spiegare è comunque un torto ci provo..........

Lettera: “...Ho iniziato a leggere l'articolo ma mi sono fermata dopo poco, scusa, sarà semplice (che non é)... Comunque mi faccio delle domande semplici, queste si e te le faccio a te: va bene, il sistema monetario mondiale é assurdo, ingiusto (La moneta è uno strumento, è lo strumento per eccellenza per gestire il valore che però è sempre dell'uomo, tale strumento messo in mano sagge fa la crescita dei popolo messo in mano degli usurai determina, dominio, stermino, classismo e povertà) e inevitabilmente porta ad un accumulo del debito da parte degli stati (qualunque sistema applichi gli interessi è destinato matematicamente ad andare in debito, la signora deve capire che se guadagna 1000 euro al mese e ne spende 1200 va in debito per forza di 200 euro al mese, perchè spende più di quanto produce, immagina poi se perde anche il lavoro e rimane con il mutuo da pagare. Senza entrare nella differenza dei sistemi credito e debito, parlo del sistema attuale, finchè la produzione tirava (crescita- PIL) la macchina economica dello stato girava e si potevano parzialmente pagare gli interessi che la moneta debito faceva maturare, quando la crescita è scesa allo 0,5 il debito si è fatto più presente(1980 miliardi).

Ma se questo sistema vige da (.... dal 1971? non ho capito bene questo), come mai che in questo periodo c'è questa crisi (le crisi non vengono a caso sono cicliche e programmate qualche studioso le ipotizza orientativamente ogni 7 anni e servono proprio a recuperare il gap tra debito e credito o con veri e propri espropri o con guerre), pure questa mondiale ma che stringe al collo in particolare certi paesi più di altri? (il fatto che alcuni stati piuttosto che altri sentano la crisi dipende da molti fattori tra cui: la quantita di azioni che si posseggono della BCE, Germania, Francia ed Inghilterra sono i maggiori azionisti, avendo più azioni hanno, più interessi e quindi più guadagni ossia più liquidità e potere di acquisto quindi possono comprarsi i titoli di stato dei paesi più deboli, poi ci sono le mosse speculative che sono un altro danno) In cosa hanno "peccato" questi paesi? (questi paesi hanno peccato nell'aver delegato alla classe politica ignorante venduta e cameriere di aderire ai trattati Maastrich e Lisbona a cuor leggero senza il consulto popolare, di contro il popolo è per natura deresponsabilizzato e non gli va di studiare e conoscere ma solo di guardare il grande fratello).

E' perché in Italia, ad esempio, il bilancio fra gli introiti (tasse) e le spese (pubblico) é sempre in deficit e quindi per colmarlo il paese deve chiedere sempre più moneta a debito? (L'euro non è una moneta sovrana ma una moneta debito per giunta senza controllo di nessuno stato, l'euro è uno strumento di espropriazione di patrimonio pubblico e privato dove il costo dell'esproprio e pure a carico dell'espropriato, più euro si usano e pi ci si indebita, la risposta è sempre la stessa se la BCE emette 100 euro e li presta allo stato italiano con il tasso di sconto del 2% e lo stato li mette in circolazione in italia ...la gente li spende ma alla fine dell'anno (ammesso che tutto sia lineare cosi come lo dico, ma non lo è) lo stato le riprende indietro attraverso le tasse sono sempre 100 euro... ma la BCE ne vuole 102 (100+il 2%) quindi il debito (spese +interessi) saranno sempre sempre sempre maggiori delle tasse). Ma se in Europa abbiamo scelto di stare e di starci con la moneta unica, non era il caso di pareggiarsi in quanto alle spese ed alle entrate? (in Europa non abbiamo scelto di entrarci ci hanno obbligato:, con mille modi, plagio, lavaggio del cervello per farci credere che l'euro ci salvava dalla inflazione, colpi di mano leggi approvate di nascosto ecc, per quanto riguarda il pareggio di bilancio ho già risposto con la moneta di un terzo matematicamente non può esserci mai in quanto la quota di interessi che si deve riconoscere annualmente alla BCE è liquidità in meno che gira nell'economia della nazione ed ogni anno il buco è sempre più grande e la liquidità sempre meno quindi il bilancio in pareggio senza moneta sovrana è pura fantascenza).

In Germania si parla di abbassare le tasse, anche se l'economia tedesca pare sia in difficoltà (la Germania lo potrebbe fare in quanto l'euro è maggiormente suo e poi perchè guadagna sul nostro debito, infatti parte degli 87 miliardi l'anno che l'Italia paga alla BCE (non conteggiando gli interessi sul money suplay ) vanno proprio alla banca centrale tedesca. Il debito pubblico italiano aumenta sempre, é per questo che si parla sempre del PIL che deve aumentare? (Tecnicamente a detta degli "economisti di sistema" se i punti percentuale del PIL son uguali o maggiori del tasso di sconto si andrebbe in pareggio ma questo solo e sempre sulla carta perche questa equazione è smentita da tutto il resto (signoraggio secondario, derivati, speculazioni ecc).

Perché così, con le tasse in più che si pagherebbero, si può cercare di coprire il debito?” (Le tasse in più in questo sistema servono solo a pagare più interessi ai banchieri, una certa area di sinistra compreso Di Pietro, ma anche centro e destra, continua a propagandare che se si pagano le tasse... si hanno più introiti per incominciare la crescità questa è una megastronzata se non per una percentuale ultra piccolissima, difatto se si vuole arrivare al pareggio di bilancio servono 1980 miliardi che non esistono, faccio notare che una manovra di appena 55 miliardi ha messo in soquadro il paese ed è servita solo a pagare gli interessi agli usurai mentre per la crescita non ci saranno soldi veri ma solo strumenti tecnici.. tipo sgravi, agevolazioni, riduzioni di iva e sciocchezze di questo genere).

Spero di essere stato esaustivo (mancano un sacco di considerazioni e note omesse per brevità).

con Stima, Giuseppe Turrisi

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Commento a Giuseppe Turrisi di Antonio Pantano

Gentile Turrisi,
a sua lamentela circa il profluvio di parole che i suoi sodali spendono su un "fondamentale" della esistenza umana, propongo "due parole", anche se nei miei "incisi" (oltre che i numerosi miei testi diffusi e pubblicati, in uno con Giacinto Auriti, cui diedi conforto - senza appropriarmi con "copia/incolla" come fanno i nuovi arrivati negli ultimi 10 anni!) già spiegai, e, certamente, mai lei li lesse.
Lei cita l'esempio di chi, "guadagnando" 1000, spende 1200.
Ma trascura ciò che è "a monte" e i suoi sodali NON CONSIDERANO.
I "1000", se si appartenesse ad uno Stato VERO e GIUSTO, in origine potrebbero essere 2000. Ma sono solo 1000 perché "a monte" i furfanti del potere, asserviti agli USURAI, hanno sottratto VALORE. E ciò fanno almeno due volte. Prima della percezione all'individuo che poi dovrà spendere, con "sottrazione di oltre il 90% del valore". E poi, durante la spesa, col permettere che ciò che si acquista valga (cioé : costi) il 400% del giusto.
TUTTO QUI!
Cordialità : Antonio Pantano


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Commento al commento di Antonio Pantano di Roberto Ficini:

Giusto e vero ciò che dice Pantano, ma complicato da capire per chi pone certe domande... comunque c'è da notare come l'economia segni flessioni e picchi nell'arco della giornata, come se il "valore Italia" con le sue industrie, commerci, beni evvia dicendo potesse cambiare valore in così breve tempo; e quì è dimostrato che il lavoro e l'operosità umana non conta nulla, quello che fa testo, che fa economia è oggi la finanza speculativa, alla quale tutti i governi si assoggettano e adottano misure lesive per la specie umana ma salutari per salvare e finanziare questa banda di ladroni.

Sempre sia sovrano il popolo!
Roberto Ficini

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Risposta aggiunta di Giovanni Passali:

Salve a tutti,
credo che una risposta seppur sommaria, debba essere data, almeno per demolire una serie di luoghi comuni e iniziare a comunicare dei criteri per un nuovo giudizio sulla crisi economica.
La prima cosa da capire è che questa crisi ha tanti aspetti, ma la radice è monetaria, si tratta di una crisi monetaria.

Oggi noi facciamo fatica a comprenderlo perché sostanzialmente non abbiamo capito cosa è la moneta. E dopo aver compreso cosa è la moneta, occorre pure tener presente il funzionamento dinamico dell'economia e della finanza, delle quali viene data sempre una immagine statica, come una fotografia, mentre si tratta sempre di azioni e di comportamenti che si svolgono nel tempo, e che non hanno bisogno di una fotografia, ma di uno strumento che ci indichi la direzione, in modo da capire, o per lo meno intuire, la direzione che stiamo prendendo.

Con questo voglio dire che non c'è stata, come dicono alcuni personaggi che vanno spesso in tv, una interpretazione o una comprensione non precisa della finanza o di certi meccanismi (in questo caso, con una modesta correzione torna tutto a posto), ma una comprensione completamente sbagliata. Occorre cambiare tutto!

Veniamo alla prima domanda, per esempio.

> Ma se questo sistema vige da (.... dal 1971?
> non ho capito bene questo), come mai che in questo periodo c'è questa crisi,
> pure questa mondiale ma che stringe al collo in particolare certi paesi più
> di altri? In cosa hanno "peccato" questi paesi?

Non hanno peccato in nulla, almeno nulla di particolare rispetto agli
altri paesi. Il fatto di dire che la Grecia in passato ha truccato i conti è solo
fumo negli occhi, perché il sistema monetario e finanziario attuale è insostenibile, e matematicamente fa fallire sempre il più debole del gruppo.
In altre parole, se la Grecia fosse stata meno sprecona, allora sarebbe in crisi il Portogallo, o qualche altro paese: ma a livello globale la crisi sarebbe la stessa.

Del resto, che un piccolo paese come la Grecia riesca a mettere in crisi l'intera economia mondiale si spiega solo in un modo. La grande speculazione ha capito una semplice e profonda verità: se una mela è marcia, allora quasi sicuramente tutto il cesto di mele è marcio. Il problema non è nella Grecia, il problema è nella moneta euro. La Grecia sta solo in Grecia, ma l'euro lo abbiamo tutti in tasca. E la cosa grottesca è che tutti si affannano a risolvere il problema della Grecia, ma il problema è dall'altra parte, il problema è l'euro, che come moneta è incapace di salvare la Grecia e sostenere la loro economia.

Il problema è che una vera moneta non è debito, non può essere solo
debito, come è l'euro oggi.

Una vera moneta NON DEVE ESSERE SOLO DEBITO per due motivi fondamentali:

1. è immorale, è un furto nei confronti dell'intera popolazione
costretta ad utilizzare quella moneta dalle leggi sul corso forzoso
(in questo senso è corretto dire che il popolo viene ridotto in
schiavitù); di fatto, la moneta viene sottratta al popolo (allo
stato), e poi "rivenduta" allo stesso, creando un debito che non
dovrebbe esistere;

2. il sistema è inefficiente per definizione, da un punto di vista
matematico e finanziario; il sistema non è sostenibile: riesce ad
andare avanti solo per un certo tempo, gonfiando i debiti del sistema
fino a livelli insostenibili.

Seconda domanda.
> E' perché in Italia, ad
> esempio, il bilancio fra gli introiti (tasse) e le spese (pubblico) é sempre
> in deficit e quindi per colmarlo il paese deve chiedere sempre più moneta a
> debito?

Questa affermazione non è vera, se non si tiene conto del pagamento degli interessi su un debito che non dovrebbe esistere. E non si tratta di poca cosa. Sono 80 miliardi (in crescita!) ogni anno, tutti gli anni. Una cifra enorme, se cumulata negli anni.

E si tratta pure di una spesa a perdere, al contrario di altre spese. Un aumento di spesa per le pensioni, per esempio, danno una maggiore capacità di spesa agli anziani, che si rifletterà in un crescita dei consumi e quindi in maggiori entrate per lo stato. In questo senso, una qualsiasi spesa dello stato porta un beneficio indiretto alle casse dello stato. Tranne la spesa per gli interessi, che sparisce
nelle tasche delle banche e poi nei mercati finanziari.

Terza domanda.
> Ma se in Europa abbiamo scelto di stare e di starci con la moneta
> unica, non era il caso di pareggiarsi in quanto alle spese ed alle entrate?
> In Germania si parla di abbassare le tasse, anche se l'economia tedesca pare
> sia in difficoltà. Il debito pubblico italiano aumenta sempre, é per questo
> che si parla sempre del PIL che deve aumentare? Perché così, con le tasse in
> più che si pagherebbero, si può cercare di coprire il debito?”

Pensare di pareggiare il debito (o soltanto contenerlo) aumentando il Pil è una balla colossale. Non esiste nella storia dell'economia un solo caso serio nel quale un paese abbia contenuto il debito, aumentando il Pil.
Per aumentare il Pil occorre aumentare non solo la produzione, ma anche la quantità di moneta in mano ai consumatori, necessaria per acquistare la maggiore produzione. Ma in un sistema in cui la moneta è solo moneta-debito, una maggiore quantità di moneta farà aumentare il debito del sistema stesso.
Così, il primo vagito di un aumento del Pil è un aumento del debito.
Al contrario di quanto viene detto da tutti i commentatori sui media.

Allo stesso modo, ovviamente non è possibile pagare il debito con le tasse, poiché né stato né contribuenti possono creare moneta, come fanno le banche. Se aumentano le tasse e lo stato paga il debito (o solo gli interessi), poi vi saranno meno soldi in mano ai consumatori, meno spesa e quindi meno entrate per l'Agenzia delle Entrate.

Se anche, per ipotesi fantastica, tutto il denaro circolante fosse consegnato per pagare il debito, dal giorno dopo dovremmo tornare a indebitarci sulla moneta per far ripartire l'economia (l'alternativa è il baratto, vuol dire la distruzione dell'economia).

Anche i freddi numeri smentiscono questa possibilità: non si paga un debito con un flusso (il Pil è un flusso di denaro in una quantità di tempo, in un anno): il debito si paga con una quantità di denaro. E la quantità di denaro circolante in Italia è di circa 140 miliardi (tutte le banconote), mentre il debito è di circa 1.900 miliardi.

La vera alternativa è la moneta di stato, come nel North Dakota: non a caso l'unico stato degli Usa che, senza particolari risorse naturali, non ha debiti.

In una famiglia, dove vi sono entrate certe e spese gestibili, il taglio dei costi è un sistema che può funzionare per far quadrare i conti. Ma lo stato si trova in una condizione opposta, con spese certe (per i servizi) ed entrate incerte (dipendono dall'andamento dell'economia); allo stato non possono essere applicati quei principi di buon senso che si applicano ad una famiglia. Si può arrivare al disastro.

Non ho ancora detto che cosa sia la moneta. Ma una cosa è chiara: una vera moneta non può essere debito, poiché il compito di una vera moneta è anche quello di rispecchiare il valore dei beni, di rappresentare il valore delle cose reali, della realtà. E abbiamo moltissime cose reali che non sono debito. Il sole, il vento, la pioggia, il mare, la luna, le stelle e tantissime altre cose non sono
debito per nessuno. Sono beni disponibili per tutti e di cui tutti noi usufruiamo, senza che sia debito per nessuno, senza che vi sia una sottrazione di beni per qualcun altro.

Se ritenuti interessanti, ulteriori approfondimenti sulla natura della moneta, sul funzionamento dell'economia e sulla dinamica di questa crisi possono essere dati in apposite lezioni/incontri opportunamente organizzati. Da quest'anno ho già tenuto alcuni di questi incontri, sembra con grande soddisfazione di chi vi ha partecipato.

Giovanni Passali

"Il mistero sulla moneta.. continua!?"

mercoledì 26 ottobre 2011

Regione Lazio e Comune di Roma, uniti... C'è calca? No è calata di nuovi barbari.. polveri al biossido e alemmanni alle porte di Roma!

"Le poltrone sono pronte..." - Foto di Gustavo Piccinini


Lazio in pericolo: Renata Polverini e Gianni Alemanno all’attacco di coste, parchi, aree naturali e zone archeologiche. La calata dei nuovi barbari... polveri al biossido e alemmanni alle porte di Roma!

Corte Costituzionale, il Governo impugna il Piano Casa della Regione Lazio (viola la Costituzione, artt. 9, 117, e la Convenzione UE sul Paesaggio). Ha fatto benissimo. Doveva farlo: ………. "il topo a guardia della torta di formaggio?"

(Stizzita la replica della Polverini, presidente della Regione Lazio: "il Governo pensa solo ai grandi palazzinari (della serie: benvenuti i cementificatori, purché piccoli)", ed annuncia le dimissioni di 10 assessori Pdl.

3 i punti del contendere, 3 i graziosi regali che Regione e Comune vorrebbero fare ai cementificatori del territorio:

● Condono Edilizio, il Piano Casa introduce il silenzioassenso (a Roma): sarebbe l’ ennesimo regalo agli abusivi ed ai cementificatori della Capitale

● Paesaggio e Ambiente, il Piano Casa introduce molte deroghe ai vincoli dei Piani Paesistici (il Ptp nazionale e il Ptpr regionale): ennesimo regalo ai cementificatori di coste, parchi e aree naturali

● Archeologia e Paesaggio: il Piano Casa introduce altre deroghe ai vincoli archeologici dei Piani Paesistici : idem come sopra


NB: il Piano Casa della Regione Lazio (“una vergogna urbanistica” per il Pd). è sopratutto un pericolosissimo, micidiale stravolgimento dei poteri degli Enti Locali: se ratificato dalla CC, di fatto delegherebbe la tutela del Territorio Italiano (paesaggio ambiente e storia) a ciascuna delle 20 Regioni …….. immaginatevi la catastrofe paesaggistica, soprattutto nel Centrosud !

INSOMMA... I TOPI A GUARDIA DELLA TORTA DI FORMAGGIO.

(Fonte notizia: http://www.eco-news.it)

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Commento ricevuto:

Priorità elementare, prima di ogni ipotetico "piano casa" che realmente permetta di far godere ai giovani ed ai meno abbienti un "legittimo" tetto, è quella della "bonifica integrale del territorio" (termine antico, abrogato, come leggi, dagli Alleati invadenti la penisola italiana e loro subordinati nel 1944), sia per operare dai monti (rimboschimenti, bonifiche, imbrigliatura delle acque sopratutto alluvionali, recupero dei borghi abbandonati anche con funzione agri-turistica)
ai colli, alle valli, alle pianure, mediante ripristino e/o creazione di nuove opere idrauliche, insieme con infrastrutture di complemento, per porre a regime ogni evento avverso metereologico.
Attività di bonifica e norma idraulica che è propedeutica al necessario recupero della produzione agricola (data la peculiarità della nostra penisola), SICURA soluzione di ogni ripresa economica.
Indi, a fronte dei guasti creati dalla scriteriata edificazione urbana e sub-urbana degli ultimi 60 anni, rinnovo di ogni infrastruttura (strade, ponti, ferrovie d'ogni genere, tranvìe, porti, elettrodotti, gasdotti, linee di comunicazione telefonica, ecc.) per necessità di ammodernamento.
In contemporanea, con incentivi massimamente d'ordine fiscale, restauro ed ammodernamento ai più moderni criteri di funzionalità di ogni abitazione oggi esistente, in una con gli immobili destinati a servizi e commercio.
TUTTO CIO' rappresenta grande impulso allo ristabilimento della economìa più attiva, effettuabile mediante le immense disponibilità monetarie giacenti presso le circa mille aziende bancarie operanti in Italia, che DEVONO porre le risorse finanziarie accumulate (in regime di monopolio effettivo, e grazie alla evasione fiscale ormai sessantennale, lucrate in danno degli italiani e delle loro attività) a disposizione SOCIALE di tutti i cittadini italiani.

SOLO la applicazione delle LINEE accennate può risolvere OGNI PROBLEMA ITALIANO, e può far riacquistare alla Nazione la dignità che le compete, ma che la massa inetta dei suoi governanti e politici, arrampicati al potere da 60 anni, le ha fatto dimenticare.

Antonio Pantano

martedì 29 marzo 2011

"Il tempo è denaro... Ma chi te lo da?" - Scambio epistolare economico fra Giuseppe Turrisi, Loris Palmerini, Antonio Pantano


"Il tempo è denaro... Ma chi te lo da?" (Saul Arpino)

Per capire velocemente il sistema dei prestiti bancari in tre semplici mosse....

1) Afferma Giuseppe Turrisi:

La vità è credito, il tempo è credito, la sua volontà è credito ossia è valore, perchè si deve prestare a debito?
Prestare qualcosa di un altro significa appropriarsene .....
Noi siamo ciò che pensiamo l'idea fa l'azione ..... (lo so non è facile da digerire)
consiglio intense letture di G.Auriti

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2) Appunto di Loris Palmerini:

Un allevatore di mucche di Vicenza ha costruito un MINI impianto biodigestore dei liquami i quali così digeriti nemmeno più puzzano e diventano concime perfetto. L'impianto produce energia termica ed elettrica e ora scalda la stalla, la casa, vende la corrente residua all'ENEL e guadagna 50.000 euro l'anno.

Ora io vorrei liberarmi dal bisogno economico ed investire in una cosa del genere.

Se avessi 300.000 euro , farei una stalla con 100 vacche e un impianto del genere.

Sarei disposto a chiederli a prestito e pagare anche fino al 5% annuo di intesse FISSO, se qualcuno mi prestasse il denaro.

Purtroppo nessuno, nemmeno pagando interessi, mi presta denaro, e non sono un fallito.

Quindi il mio valore potenziale è 50.000 euro l'anno, di fatto resto un poveraccio.

Come la mettiamo con la frase soprastante?

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3) Commento di Antonio Pantano:

Forse il signor Palmerini NON conosce la storia, nemmeno recente!?
Cosa accadde a Bretton Woods nel luglio 1944? Cosa accadde negli S.U.A. nel 1929 e nel mondo, meno che in Italia (con la conseguente seconda guerra mondiale)? Che fino hanno fatto le "grandi leggi bancarie italiane" (secondo Nerio Nesi, di Rifondazione Comunista) del 1926 e 1936?
Non sapendo ciò NON SA LEGGERE (e capire) le espressioni di Giacinto Auriti riguardanti "il credito"! E nemmeno comprendere che OGGI lui (come tutti gli italiani) è SCHIAVO del sistema vigente! Nessuno gli presterà denaro, e MAI! Non ha sufficienti zii : preti e/o furfanti del malaffare (partitico/mafioso), che intercedano per lui e le sue idee produttive! Mentre quelli stessi avalleranno i "progetti per il Mezzogiorno" o le sovvenzioni alla Fiat ed alle "banche" (che lui tollera che si autoproclamino "istituti"!).
Pace e PENE!

venerdì 25 febbraio 2011

Antonio Pantano: "...i veri evasori fiscali? Le banche! Non pagano il fisco, non emettono scontrini fiscali né fatture sui loro affari..."



Sabato 26 febbraio 2011, con moderatore Andrea Miglioranzi, si tiene un convegno a Verona "Fuori dal Forex per uscire dalla crisi", alle 16:30 presso il Centro Congressi dell'Hotel S. Marco (Via Longhena, 42).

Intervento scritto di Antonio Pantano:

Caro Miglioranzi,
le tue speranze "le banche devono tornare a sostenere il sistema produttivo, distribuendo sul territorio il risparmio raccolto" sono parole basate sul NON realismo.

Oggi vigenti LEGGI contrarie votate in parlamento da SERVI - gaudenti - delle banche! rendono il potere delle banche sia SOVRANAZIONALE sia EXTRANAZIONALE. Le banche non pagano le tasse, eludono il fisco, creano bilanci artefatti e non veritieri, e MAI hanno emesso scontrino fiscale o fattura per le spese estorte/addebitate ai clienti-sudditi!.

Queste sono autorizzate dalle leggi vigenti a dragare-raccogliere i risparmi, mescolandoli con altro (vedi Gheddaffi ed il suo "signoraggio" su Unicredit>BankItalia>Banca Centrale Europea, oltre altre personali "interessenze" in aziende private e pubbliche italiane), per lucrarvi con operazioni in Cina o Africa, e, solo DOPO, far finta di "soccorrere" l'Italia elargendo SOLO a "clientes scelti e discriminati" le "provvidenze pubbliche" (vedi anche "La Cronaca di Verona" del 23.2.2011).

La più perfetta (al mondo!) legge bancaria fu quella italiana del 1936: abrogata perchè "fascista" dai furfanti successivi (ancor oggi imperanti, come il D'Alema ed i suoi compari Berlusca e Tremonti, gli Amato-Dini-Prodi-Ciampi). Stabilì alcune (solo 4!) banche -"controllatissime" dallo Stato - autorizzate agli affari mondiali, e TUTTE le altre - di natura e controllo locale (IL VERO FEDERALISMO fu creato durante Fascismo! le scemenze odierne sono "palliativi per rubare in sede locale!) - destinate a raccolta e ri-distribuzione del risparmio, con NESSUNA discriminazione tra chi ha e non ha garanzie reali!

Nel vostro convegno veronese RIFERISCI ciò che ora ti ho - in estrema sintesi! - scritto, e dì pure ai "dipendenti" dei partiti al potere (LegaNord e PD sono al potere entrambi, da SEMPRE!!!) che le loro dichiarazioni certamente "prudenti" sono FALSITA', perchè ossequiose verso "li superiori", come il Draghi, che il lunatico/veridico a tratti Cossiga definì pubblicamente in tv "vile"!

Il resto sono "vanità" utili ai "signori del denaro" per tenere a bada le masse! Ma, talvolta, (vedi Nord Africa) qualcosa va in senso contrario al pianificato dai "20 potenti globalisti e sovrannazionali".

Cari saluti, prof. Antonio Pantano