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giovedì 16 agosto 2012

Italia in vendita, per soddisfare le banche.. Lettera aperta a Elsa Fornero, ministro per caso

Italia in vendita all'incanto


Ill.mo Sig. Ministro del Lavoro Elsa Fornero, dalle pagine del Corriere della Sera del 7 agosto u. s., abbiamo appreso, tutte le sue preoccupazioni a riguardo della tenuta dell’occupazione e della capacità produttiva nazionale nel prossimo autunno. Senza tirare sempre in ballo il solito “pianto del coccodrillo”, le preoccupazioni sono ampiamente e del tutto giustificate, se si prende atto e si considera che il governo al quale Ella appartiene, per mitigare la più grave delle conseguenze della crisi economica in atto, quale quella produttiva – occupazionale, procede nella direzione esattamente opposta a quella necessaria.

In questi frangenti, per contrastare questi fenomeni recessivi, occorre accelerare la circolazione monetaria e non frenarla . Oltre a generiche responsabilità attribuite alla politica, ella riscontra pregresse carenze nell’attività del credito ed in quella degli investimenti da parte degli imprenditori. L’attuale crisi economica, in Italia, più che di origine strutturale è decisamente di natura finanziaria, ora esplosa ma da lungo tempo programmata ed attuata su tutto il territorio nazionale con tutti i sistemi possibili. Da diversi anni a questa parte si sono susseguiti tutta una serie di grandi e piccoli interventi legislativi e normativi, tutti finalizzati a trasferire risorse dal mercato in generale e dall’apparato produttivo in particolare, a quello finanziario, bancario e monetario.

Dallo spostamento dei versamenti del T. F. R., la limitazione dell’uso del contante nei pagamenti, le recenti “sei leggi” approvate a favore dei banchieri (http://www.marra.it/contenuti/pdf/leggi.pdf ) , la spinta all’indebitamento dei consumatori, le assillanti richieste di rientro degli affidamenti nei confronti delle partite IVA di ogni tipo, i costi delle operazioni e transazioni bancarie tra i più alti al mondo, hanno definitivamente avvelenato i rapporti tra sistema bancario e monetario ed imprenditori, a tutto scapito dell’intrapresa e del sostegno alla produzione e quindi alla piena occupazione. Il “cavallo non beve più”, e non poteva essere diversamente se si considera che la circolazione monetaria sul territorio nazionale è ridotta al lumicino e sono sparite le risorse che potevano consentire a diverse aziende di restare nell’attività produttiva. Le pubbliche amministrazioni sono al collasso ed indebitate verso il sistema produttivo nazionale privato di circa 100 miliardi che sommati alle prossime insolvenze previste dalla BCE, innescheranno, come affermato dallo stesso Mario Draghi, un effetto domino dall’esito incertissimo alla nostra sopravvivenza.

La violenta carenza di liquidità sta’ provocando in tutti i settori vistosi contrazioni dei consumi, sino ad oltre il 30 %, in alcuni casi. Per poter impostare una azione capace di realizzare sull’intero mercato produttivo ed occupazionale l’inversione di tendenza allo status quo è necessario disporre di risorse finanziarie che grazie alle trappole bancarie monetarie, organizzate in combutta con la BCE e la CE, non possiamo accedere. Sembra tutto predisposto, con tempismo perfetto, per dare la spinta finale e per giustificare la sconsiderata svendita, del patrimonio e dei beni dello Stato giacché risulta non pertinente, del tutto inadeguata e quindi inutile.

Gli asset nazionali, già diligentemente elencati dal Presidente Monti pronti per essere sacrificati, probabilmente sono utili per ottemperare a qualche promessa o sdebitarsi nei confronti di qualcuno. La diabolica semplicità con cui è stato costruito il marchingegno monetario da parte dell’apparato bancario per caricare gli Stati di pseudi debiti sui quali dopo lucrare, è talmente semplice da chiedersi come abbiano potuto i nostri avvedutissimi politici non rendersene conto: La BCE, unica facoltizzata ad emettere moneta, la fornisce al valore facciale alle banche ordinarie più il tasso dell’uno %. fino alla scadenza dei titoli utilizzati dalle banche ordinarie per ottenere il denaro; le banche ordinarie utilizzano queste risorse per fornire liquidità ai mercati ed agli Stati, con profitti dal 400 % ad oltre il 1000 %. Spesso accade di dover registrare contrazioni del credito ai mercati ed al sistema produttivo poiché i suoi colleghi banchieri prediligono investire nel finanziario, invece di supportare produzione ed occupazione. La procedura adottata per la monetizzazione del mercato riesce di evitare l’imbarazzante rapporto diretto tra Stato e Banca d’emissione, (lo Stato andrebbe a comprarsi un bene già suo e la banca andrebbe a vendere un bene il cui valore è stato conferito dall’acquirente ) utilizzando il “terzo in buonafede” (si fa per dire) rappresentato dalle banche ordinarie.

In ogni caso anche se si è evitato il rapporto diretto, non si è sanata la posizione fraudolenta della Banca d’Emissione foriera e fabbrica di gran parte del debito pubblico proprio in fase di emissione monetaria poiché crea un pseudo debito, inesistente, a danno dell’intera comunità. Infatti come ebbe ad affermare il prof. Giacinto Auriti, da poco decorsi 6 anni dalla sua scomparsa, il valore monetario non è conferito da chi materialmente ne cura la stampa ma dalla comunità che ne accetta ed utilizza il titolo, rappresentata in questo caso dallo Stato d’appartenenza, al quale pertanto vanno accreditati i valori monetari e non addebitati come ora avviene.

Coraggio Sig. Ministro, con una unica mossa saremmo in grado di sanare questa situazione, divenuta ormai insostenibile, e reperire le risorse per mitigare i rigori autunnali della crisi economica mediante il rilancio della produzione e della piena occupazione. Di concerto con il Suo collega titolare del Ministero del Tesoro, è opportuno ritornare all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato italiano sulla scorta della centennale e positiva esperienze pregresse, dal 1874 al 1975. Le nuove Lire così realizzate, senza costi e senza debiti, acquisite dallo Stato a titolo originario, sono prontamente utilizzabili per il rilancio dell’economia e della piena occupazione e potranno formare una circolazione parallela’ con gli stessi cambi e gli stessi valori dell’Euro.

E’ già tutto pronto, tutto efficiente e tutto a lungo collaudato. Lo stato di pseuda necessità non deve consentire tentennamenti e tanto meno ambigue operazioni impostate sul pagamento di pseudo debiti con valori reali quali sono gli asset pubblici.

13 agosto 2012 Savino Frigiola

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Commento di Silvano Borruso: "ben detto. Aggiungi per la Fornero che non è necessario “uscire dall’Euro”. Basta risuscitare quello che fu l’Unione Monetaria Latina tra il 1865 e il 1915, che funzionò tanto bene da farla proporre da Napoleone III agli Stati Uniti nel 1867. L’Euro la farebbe da pezzo di 5 franchi d’argento che circolava liberamente tra Francia, Belgio, Italia, Svizzera e Grecia. Informati e fai girare. E ogni Stato riavrebbe la sua moneta. La mossa andrebbe fatta a furor di popolo per mettere la strizza dovuta ai bankieri e loro tirapiedi..."

mercoledì 11 aprile 2012

Signoraggio, politici, media e banchieri.... di Savino Frigiola



I politici per primi ed ancor più gli imprenditori, debbono prestare attenzione a non “cascare” nelle trappole che il sistema bancario-monetario, attraverso i propri consapevoli ed inconsapevoli agenti dissemina sul territorio. L’ultima trovata, per fronteggiare le crescenti proteste degli imprenditori verso il sistema bancario, è quella di far circolare ed accreditare il concetto, subito ripreso dai scodinzolanti politici di supporto e dai media osservanti, che le banche sono anch’esse delle aziende alla stessa stregua delle altre imprese e delle altre attività produttive. Nulla è più falso e tendenzioso. Le differenze sono svariate, complesse e tutte sostanziali. Le imprese ordinarie producono a loro spese beni e servizi che vengono offerti al mercato con tutti i relativi rischi a carico dell’imprenditore.

Analoga situazione riguarda le imprese commerciali le quali prima di distribuire debbono comprare i vari articoli dal mondo della produzione, incappando così nei soliti rischi commerciali. In ogni caso, tranne rare situazioni, sia le aziende produttrici che quelle commerciali sono tutte proprietarie dei beni e servizi che trattano, quando affrontano il mercato, a proprie spese, a proprio rischio ed in regime di aperta concorrenza fra loro. Le banche sulle impostazioni di fondo agiscono in clima di oligopolio. Le loro condotte sono delineate da regole imposte da Basilea 1 – 2 & 3 che ne omologano i comportamenti. Le banche italiane, nello specifico, sono coordinate ed anche vincolate dalle direttive della Banca d’Italia la quale a sua volta esegue le disposizioni impartite dalla BCE, (Lgr. N° 262 / 2005) in barba a tutti gli anti trust nazionali ed internazionali. Il prodotto maneggiato dalle banche, il denaro, tranne la modestissima percentuale corrispondente al proprio capitale, non è di loro proprietà, e nulla hanno rischiato per ottenerlo, sia che si tratti di banca d’emissione che di banca ordinaria.

Per quanto concerne le banche d’emissione, si ricorda che il valore della moneta, al momento della sua emissione, è conferito dalla collettività che la utilizza e non dalla banca d’emissione che ne cura la pura e semplice funzione tipografica, come da “teoria del valore indotto o convenzionale della moneta” enunciata da Giacinto Auriti e mai smentita da alcuno, valore che, nonostante ciò, la banca d’emissione arbitrariamente ed illegittimamente ora se ne appropria. La carenza di legittimità e la profonda differenza rispetto alle aziende imprenditoriali e commerciali da parte delle banche centrali deriva proprio dal fatto che le banche d’emissione si appropriano di un valore non da loro creato, generato bensì dal mercato, senza averne sopportato alcun costo, tranne le spese tipografiche per la stampa della cartamoneta, e di averlo poi addebitato al mercato stesso ed ai cittadini, invece di accreditarlo come avrebbe dovuto essere, giacché solo dall’accettazione e dall’utilizzazione da parte dei cittadini della cartamoneta emessa senza costo scaturisce il valore del denaro che coincide con il “signoraggio”, che banca d’emissione si appropria.

Le banche ordinarie sono profondamente dissimili fra loro poiché alcune sono socie della Banca d’Italia, ed altre no. Da ciò deriva disparità di trattamento e e di comportamento. Salvo poche eccezioni sono leggermente meglio delle banche d’emissione giacché la loro principale attività consiste nel prestare ad “usura” i soldi che non hanno.

Ciò si verifica poiché, consenziente l’apparato delle banche centrali, le banche ordinarie sono facoltizzate a poter erogare finanziamenti dai dodici ad oltre quaranta volte le proprie attività di bilancio, comprendenti anche i depositi ricevuti dai propri clienti, (per legge la banca acquisisce oltre alla disponibilità anche la proprietà dei depositi ricevuti) utilizzando la “riserva frazionaria” o la “leva” come amano definirla i bancari. Nessuna azienda del mercato ha la possibilità di vendere sino a 40 volte il prodotto che non gli è costato nulla.

Mentre le imprese hanno come scopo il profitto, le banche ultimamente hanno assunto un atteggiamento diverso relegandolo in secondo piano per perseguire di fatto il controllo dell’economia, dei mercati e delle aziende. Mentre le attività produttive di qualunque settore sono soffocate dalla riduzione degli affidamenti, in concorso con la restrizione della circolazione monetaria sull’intero mercato, oltre 12 mila sono già fallite solo nell’ultimo anno, moltissime banche pur di limitare la circolazione monetaria sul territorio, per rafforzare quindi la loro capacità di controllo, hanno rinunciato ai facili utili derivanti dall’utilizzo della “Leva”, come avrebbero potuto fare per elargire gli agognati finanziamenti alle boccheggianti strutture di mercato. Bastano queste poche considerazioni per evidenziare le profonde differenze tra le attività produttive e commerciali e le banche di qualunque tipo.

Ultima chicca: mentre tutti gli imprenditori e comuni cittadini, sono sommersi da adempimenti fiscali e rincorsi dalle fiamme gialle, le banche restano immuni da questi fastidi ed ora non pagano nemmeno l’IMU, non per risparmiare una inutile partita di giro posto che tutto ciò che viene rastrellato finisce nelle casse dei banchieri, ma semplicemente perché le banche scontrini e fatture fiscali non li hanno mai fatti. Non può essere casuale che mentre le imprese falliscono le banche chiudono i bilanci sempre in attivo, ad ulteriore dimostrazione che non sono per nulla uguali alle imprese. Tutto ciò lo sapevamo! Ma con il governo dei banchieri, al peggio sembra non esserci mai fine.

Savino Frigiola

venerdì 3 febbraio 2012

Savino Frigiola: “Congelare il debito pubblico, sospendere l’emissione dei titoli del debito, ritorno all’emissione monetaria da parte dello Stato"

Fiat Lux

Lettere inviate e ricevute - Uscire dalla crisi: fare la scelta

L’attuale devastante manovra di 30 miliardi lanciata dal Governo Monti serve solo a far fare cassa ai banchieri e deprimere ulteriormente persone e mercati già fortemente scossi da fallimenti e licenziamenti. Evidentissima la balla di voler ridurre di 30 miliardi il debito pubblico di 1950 miliardi solo se si considera che l’attuale manovra, finalizzata solo a sottrarre risorse al già anemico mercato, con il diffuso e progressivo impoverimento per Tutti, produce contestualmente anche la contrazione del gettito fiscale. La pretestuosità della manovra è dimostrata dall’obbligo di non pagare le pensioni in contanti superiori a 500 €uro a tutto beneficio dell’ingiusto salasso a favore dei banchieri. Invocare l’antiriciclaggio o l’evasione fiscale, a questo proposito, risulta offensivo ed un insulto alla comune intelligenza. Giova sempre ribadire che fisiologicamente la moneta per il mercato è come l’acqua o il sangue nell’organismo umano. Entrambe debbono liberamente circolare senza intoppi ed essere pubbliche poiché assolvono la funzione di pubblica ed insostituibile utilità.

Per uscire dalla crisi e rilanciare sviluppo ed occupazione è indispensabile che i diversi soggetti, circoli, associazioni, comitati, gruppi di vario colore, sindacati di ogni provenienza, desiderosi di recuperare la propria libertà e sicurezza nel proprio futuro, intraprendano una azione comune finalizzata ed imperniata nella condivisione dei tre punti al fine dichiarato di allontanare la cricca bancaria dalla gestione dell’attività politica nazionale.

1) depennare il debito pubblico. congelare subito il debito pubblico e non pagare più i relativi interessi poiché frutto di un raggiro. (esclusi i risparmiatori privati)

2) bloccare la fabbrica dei debiti per fermare la crisi. sospendere l’emissione ed il rinnovo dei titoli di debito pubblico, di prossima scadenza, per evitare di continuare a creare nuovo debito che si somma a quello precedente. Per fermare la fabbrica del debito occorre riportare il potere decisionale nell’ambito delle istituzioni nazionali pubbliche e democratiche, usurpato manipolato dai sussurri confezionatici dai, Bilderberg, Aspen, Trilateral, & C.

3) rilanciare l’economia, il sociale e l’occupazione. Impossibile realizzare anche solo uno dei su menzionati aspetti se non si ottengono nuove risorse, non gravate da debito, come solo il ritorno all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato si può conseguire. Ciò è ancora più importante che uscire dall’euro poiché oltre al rilancio economico ci pone al riparo da prossime ed inevitabili tempeste monetarie.

Questi tre punti interdipendenti fra loro sono conseguibili se l’azione da intraprendere prevede il contestuale raggiungimento di tutti e tre gli obbiettivi pena l’impossibilità di realizzarne neanche uno.

1. Il debito pubblico non deve essere pagato poiché scaturito con il cedimento anticostituzionale della sovranità monetaria affidata ai banchieri privati di Bankitalia / BCE. Queste fabbricano e cedono moneta, che a loro non costa nulla, a fronte dei titoli di debito dello Stato, costruendo così il debito pubblico. Oltre a ciò il “debito detestabile” non deve essere pagato, secondo i giuristi internazionali, poiché ricade nei tre requisiti necessari per poter definire un “debito pubblico detestabile” e sono : A) Il governo del Paese deve aver conseguito il prestito senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza il loro consenso.

B) I prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno portato benefici alla cittadinanza nel suo complesso. C) I creditori devono essere al corrente di questa situazione economica, e disinteressarsene.

2. Lo Stato sulla scia delle esperienze pregresse, cento anni di emissione della propria Lira e nella consapevolezza del “valore convenzionale della moneta”, in nome e per conto dei propri cittadini, che sono proprio quelli che utilizzandola conferiscono valore alla Lira, deve ritornare ad emettere la propria moneta. Lo Stato deve acquisire a titolo originario la proprietà della Lira e registrarla all’attivo del proprio bilancio al valore corrispondente al signoraggio che si verifica sempre in queste circostanze. L’utile economico di bilancio dello Stato così realizzato dovrà essere impiegato per le pubbliche spese istituzionali, senza produrre ulteriore debito come ora avviene, a dimostrazione che le pubbliche istituzioni possono e debbono essere posizionate al servizio del cittadino e non viceversa come ora accade.

3. L’immissione e la distribuzione sul territorio nazionale della Lira, emessa dallo Stato senza costi, tranne quelli tipografici, come quella realizzata dallo Stato italiano per 100 anni, dal 1874 al 1975, deve avvenire mediante il pagamento delle opere e delle attività di pubblica utilità: a – manutenzione degli edifici pubblici, b – opere a difesa del territorio non più eseguite da 50 anni, c – costruzione di manufatti ed infrastrutture di interesse pubblico nazionale, d – innovazione, cultura, ricerca, istruzione ed attività sociali con programmi di tutela della dignità della terza età, ecc. e – incentivare le aggregazioni: cooperative, corporazioni, gruppi di acquisto solidale ecc.

4. Il rilancio dell’economia, dell’occupazione e delle attività sociali così facendo è talmente evidente e comprensibile da rendere superflua qualunque ulteriore argomentazione. Se non si addiviene in tempi brevi a questa soluzione il declino economico, occupazionale e sociale sarà irreversibile.

Ora è tempo di scelta: o con i cittadini o con i banchieri.

Savino Frigiola

venerdì 12 agosto 2011

Savino Frigiola: "Fronte comune per la sovranità monetaria"



Il fronte comune non si realizza seguendo qualcuno, ma intorno ad un'idea forza capace di essere condivisa da quanti intendono perseguire lo stesso scopo. Conosciamo perfettamente tutti i guai derivanti dalla perduta sovranità nazionale, ma altrettanto bene sappiamo che per la grande massa il concetto astratto di sovranità nazionale dice poco o nulla. Il segmento più importante della sovranità nazionale, quello che incide maggiormente sulla vita delle persone è senza alcun dubbio quello monetario che consente allo Stato di emettere la propria moneta in nome e per conto dei propri cittadini, con tutto ciò che ne deriva e ne consegue.

Attualmente siamo soffocati da una violentissima crisi economica dovuta al dilagare del debito, costruito prevalentemente dall’attuale sistema di emissione monetaria, non più in mano allo Stato, sciaguratamente ceduto ai banchieri privati della BCE & C. Da ciò deriva che il “signoraggio”, che si verifica sempre in occasione dell’emissione monetaria, svolta da chiunque, non viene più incamerato dallo Stato per essere utilizzato a favore dei cittadini, ma dai banchieri privati che si appropriano di questo valore, appropriazione certamente dimostrata poiché la moneta, precedentemente da loro emessa, senza costi, viene ceduta in contropartita dei titoli del debito pubblico dello Stato di valore reale. Il valore dei titoli, quotati in borsa, vengono manipolati dalle agenzie di rating di emanazione bancaria cosicché, come ogni debitore in balia del creditore, lo Stato italiano si trova nelle condizioni di dover accettare il capestro imposto dai signori banchieri, come si evince dalla lettera a firma congiunta di Trichet e Draghi inviata venerdì scorso a Berlusconi.

Federico Fubini sul “Corriere dell’8 agosto 2011” ne riferisce i contenuti commentando che: la “lettera deve aver stupito anche chi l'ha ricevuta: ci sono le misure da prendere, c'è il calendario secondo cui andrebbero applicate e non mancano neanche gli strumenti legislativi che la Bce chiede che il governo adotti”: la BCE non soggetta a nessuno, mai democraticamente eletta da alcuno, impone le sue condizioni al Governo dello Stato italiano, democraticamente eletto, come ha fatto con la Grecia. Tutto ciò a fronte della sola promessa di “acquistare”, con propri soldi emessi senza alcun costo, i titoli del debito pubblico italiano per i quali, oltre ad indebitarci dell’importo corrispondente dobbiamo pagare da subito anche gli interessi.Tra i tanti disastri economici, occupazionali e sociali che comporta il rientro dal debito pubblico fittizio così costruito, potrebbe risultare utile per riuscire a far comprendere ai più le conseguenze che derivano dalla perduta sovranità monetaria, giacché, per far fronte a questo debito fasullo, risorse sempre più importanti vengono prelevate dalle casse dello Stato ed ora direttamente anche dalle tasche dei cittadini, per consegnarle ai signori banchieri, (vedi ticket ecc. ecc e balzelli vari).

A fronte di questa situazione risulta del tutto ovvia la creazione di un fronte comune in grado di pretendere dai nostri politici una strategia nazionale finalizzata a stroncare la creazione surrettizia del debito pubblico, che sottrae la ricchezza prodotta dall'intera comunità, a favore dei banchieri a danno del bene comune, dello sviluppo, dell’occupazione, della sicurezza e della pace sociale.

Quando si dispongono energie limitate come quelle attualmente disponibili per realizzare un “fronte comune”, occorre concentrarle in un unico punto, qualificato, strategico e vitale per il benessere di Tutti: recuperare la sovranità monetaria per impedire che lo Stato, senza alcun motivo continui ad indebitarsi mediante l’emissione di propri titoli di debito, per farli poi scontare dai soliti banchieri.

Se i titoli di debito dello Stato valgono e vengono accettati allo sconto, debbono valere anche i titoli monetari emessi dallo stesso Stato. In vece di sottostare alle condizioni capestro, tipiche da parte di chi amministra il debito, i politici seri, indipendentemente dai loro colori d’appartenenza, Berlusconi e Tremonti in primis, debbono adoperarsi per far ritornare lo Stato a battere moneta in proprio, come ha dimostrato di ben saper fare per oltre 100 anni.
Si monetizza l’asfittico e l’ormai boccheggiante mercato secondo le proprie esigenze, si cessa l’umiliante tecnica del ritardo dei pagamenti pubblici e della grande industria, si rilancia la speranza dei giovani e l’occupazione, si pagano infine i debiti senza contrarre altri debiti.

Imprenditori, datori di lavoro e lavoratori saranno sicuramente lieti di far fronte con la propria produzione al controvalore dell’emissione monetaria emessa direttamente dallo Stato italiano.

Qualsiasi comitato, qualsiasi associazione, senza tanti se e tanti ma, deve riuscire in via prioritaria a comprendere e far comprendere l’utilità di questa azione comune.

Savino Frigiola

giovedì 23 giugno 2011

Savino Frigiola, altraeconomia e informazione sottotraccia per la sovranità monetaria



Solo ora ci si rende conto di quanto si è riusciti ad incidere a livello nazionale, in termini di informazione e formazione nel campo economico e monetario mediante l’attività, spesso quasi in sordina, svoltasi in tutti questi lunghissimi anni.

Come sempre accade quando i tempi sono maturi, cadono anche le pere, si sono verificati alcuni eventi imprevisti e assolutamente significativi, inimagginabili solo sino qualche mese fa: l’On. Di Pietro ha presentata al nostro Ministro dell’economia una interrogazione parlamentare centrallizata sulla enunciazione di G. Auriti inerente al “valore convenzionale della moneta”, chiedendo tra l’altro di chiarire a chi appartenga la proprietà dell’Euro al momento della sua emissione; pochi giorni dopo analoga interrogazione, sempre imperniata sulle enunciazioni di Auriti, viene avanzata alla Comunità Europea dall’On. Borghezio, il 15 di maggio scorso appare sul Sole 24 Ore un articolo di Fabrizio Galimberti, dal titolo così concepito: “Uscire dalla crisi – stampare moneta è ammissibile, senza però perderne il controllo” (come sempre avviene, come è sempre avvenuto e come sempre deve essere fatto, quando l’emissione monetaria è limitata e finalizzata al pagamento di opere e servizi di pubblica utilità).

Altro importante ed illuminante articolo di Marino Badiale e Fabrizio Tringalii http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=39218 analizza impietosamente ma con riferimenti precisi e documentati, l’attuale nostra situazione economica e monetaria inquadrata nell’ambito europeo mettendo in evidenza la latitanza delle forze politiche e sindacali sulle attuazioni in corso e la conseguente distruzione dello stato sociale.

Questi fatti solo apparentemente scollegati fra loro, si sono verificati pochi giorni, prima e dopo, della manifestazione romana del 16 giugno, che ha visto sfilare il corteo da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, proprio per denunciare l’insieme e le conseguenze di queste malefatte.

Questa manifestazione pur frettolosamente organizzata ha conseguito due risultati importantissimi: ha registrato (ed è la prima volta che si verifica) la convergenza e la partecipazione spontanea di numerosissime associazioni culturali, comitati di varia natura, editori, case editrici, associazioni a difesa dei consumatori, associazioni antiusura, antirachet ed antiequitalia, tutte direttamente o indirettamente interessate ad eliminare i gravi disagi economici e monetari, tutte accumunate dalla condivisione e dalla volontà di voler bloccare l’aggravarsi della crisi mediante il ritorno da parte dello Stato all’emissione monetaria diretta, come si è saputo validamente effettuare per oltre cento anni, a sostegno dello sviluppo e dell’occupazione e per bloccare la fabbrica del debito la cui crescita sta scardinando la nostra economia.

L’altro importante risultato è quello di aver concluso a tutti gli effetti la fase culturale della ricerca e degli studi inerenti alla grossa questione monetaria, intrapresa dal “Centro Studi Politici e Costituzionali” fondato e diretto da Giacinto Auriti presso l’Università di Roma.

Sulle perverse risultanze scaturite dalla spregiudicata e disinvolta gestione monetaria, ad opera dei banchieri privati, ormai si è compreso tutto ciò che si doveva comprendere.

Ciò significa che non è più necessario dedicare tempo ed energie per continuare a dimostrare l’assoluta necessità di riconferire allo Stato la sovranità e la funzione monetaria, pertanto tranne due o tre soggetti che dovranno continuare a raccogliere notizie e documentazioni, le cui entità saranno rese note appena ottenuta la loro disponibilità, tutti gli altri nell’ambito delle rispettive capacità e competenze, potranno dedicarsi a rafforzare i collegamenti con altre realtà organizzative e politiche, desiderose di perseguire il “Bene Comune” indipendentemente dai vari colori e recinti di provvenienza, per poter raggiungere un sempre maggiore peso politico a sostegno dei disegni di legge capaci d’invertire i disastrosi corsi economici e sociali. A disposizione abbiamo due esempi e due diverse situazioni: quella dell’Islanda e quella Grecia.

Non dovrebbe essere difficile individuare e sciegliere l’azione da intrapprendere.

A presto ed avanti sempre.
Savino Frigiola

lunedì 21 febbraio 2011

Savino Frigiola: "Riappropriamoci della nostra sovranità monetaria per superare la crisi economica..."



"Lo Stato italiano può superare la crisi recuperando il suo diritto all'emissione di cartamoneta..." (Saul Arpino)

L'ultima lettera inviata da Berlusconi al Corriere della Sera per il rilancio dell'economia, conferma quanto da sempre pronosticato e sostenuto: «le cause ed il perdurare della crisi economica dipendono essenzialmente dalla violenta demonetizzazione del mercato, avvenuta in campo nazionale ed internazionale, determinata, realizzata e pilotata dall'apparato bancario-monetario, nell'indifferenza, ed in alcuni casi anche con la connivenza di alcune forze politiche.».

Sempre di connivenza si tratta anche quando, nell'ambito dell'azione e della attività politica, è sufficiente essere a conoscenza delle tecniche perverse e delle malefatte messe in atto dalla congrega bancaria-monetaria, senza porre nulla in essere per bloccare questi sciagurati accadimenti. Dando per saputo e scontato come tutto ciò si sia potuto verificare e con quali dinamiche (ce ne siamo occupati a lungo anche nel recente passato), ciò che importa ora in maniera sempre più pressante, è come uscirne e come poter rilanciare l'economia e l'occupazione nazionale, in primis quella giovanile, prima del verificarsi d'intolleranze del tutto prevedibili.

L'asfittica circolazione monetaria sul mercato interno e la drastica riduzione delle linee creditizie hanno causato il crollo dei consumi, la sofferenza di centinaia di migliaia di piccole e medie imprese (85 % del sistema produttivo nazionale) causando in moltissimi casi il fallimento o la loro chiusura con la conseguente espulsione delle relative maestranze dal sistema produttivo. La contrazione di liquidità verificatasi sui mercati esteri ha penalizzato tutta l'attività manifatturiera nazionale finalizzata all'esportazione, provocando anche la drastica contrazione delle correnti turistiche estere. Allo status quo, pertanto, tutta l'economia è in grave sofferenza. Gran parte della liquidità interna era già stata razziata molti anni prima dello scoppio ufficiale dell'ultima crisi economica, dalle solite banche mediante il piazzamento dei bond farlocchi, subito dopo volatilizzati, di Cirio, Parmalat, Banca 121, Argentina, ecc. fatti sottoscrivere ai vari soggetti ed amministrazioni, pubbliche e private, utilizzando spesso espedienti e raggiri nei confronti degli ignari sottoscrittori.

Alle perverse attività bancarie si sono aggiunte anche quelle della politica, tenute a battesimo dal governo G. Amato (dott. Sottile) con il prelevamento forzoso su tutti i conti correnti e depositi dell'8 per mille e la serie delle patrimoniali, iniziate nel 1992, mediante le qualisono state sottratte ai cittadini ed all'intero mercato cifre ingenti, non più ritornate in circolazione sul territorio sotto la voce di spesa per servizi resi alla collettività (solo nel primo anno è stata prosciugata la bella cifra di 92 miliardi di lire). Di queste e di altre malefatte bancarie nei confronti del mercato se ne sta occupando per alcuni aspetti la magistratura ordinaria con esiti alquanto deludenti: il sistema bancario ha sempre brigato per varare commissioni con propri rappresentanti, per dirimere le vertenze dei propri clienti in via stragiudiziaria.

Anche nei casi giunti a sentenza, con condanna delle banche al ristoro dei danni, questi sono quasi sempre sottostimati ed i relativi pagamenti procrastinati nei tempi futuri. L'annunciato ed auspicato colpo di frusta da parte dell'Esecutivo, per far ripartire produzione, occupazione e consumi interni, mal si concilia con le pretese europee di ridurre il debito pubblico all'80%, in ottemperanza ai vincoli comunitari ed al trattato di Maastricht, mediante il reperimento sul mercato nazionale di ben 600 miliardi di Euro da versare drasticamente nelle casse dei banchieri, con conseguente pregiudizio al poter programmare, o solo immaginare, qualsiasi possibilità di ripresa economica nazionale.

Il forte debito pubblico esistente ci impedisce d'indebitarci ulteriormente per ottenere le risorse necessarie per reinnescare i processi produttivi in tempi brevi e quindi il colpo di frusta enunciato ed auspicato resterà nel cassetto delle buone intenzioni. Quand'anche riuscissimo a poterci ulteriormente indebitare, finiremmo per incrementare ancor più la mastodontica esposizione pubblica con i conseguenti gravosissimi interessi passivi che stanno già sbarrando qualsiasi possibilità di rilancio reale.

Occorre convincersi definitivamente che senza nuove risorse è impensabile immaginare qualsiasi tipo di ripresa ed ancor meno realizzare gli annunciati schiocchi di frusta per far ritornare il cavallo a bere. Perciò diventa sempre più indispensabile approntare nuove risorse economiche-monetarie senza sottostare allo strangolamento da debito inventato ed imposto dalla cupola bancaria-monetaria. Fortunatamente disponiamo della capacità, della cultura e dell'esperienza per far fronte ed eliminare definitivamente queste procurate disfunzioni. E' solo necessario che i politici, diversamente da quanto preteso dai banchieri, (come se l'economia fosse loro prerogativa esclusiva) ritornino ad occuparsi della vera politica economia nazionale che non può essere disgiunta da quella monetaria, acquisendone le opportune conoscenze culturali, con il convincimento che la legittimità a svolgere l'azione politica deriva solo dal perseguimento del bene comune in favore dei cittadini e dei propri elettori.

Occorre riacquisire autonomia di giudizio e capacità di discernere con la propria testa per non essere inconsapevolmente plagiati dai numerosi infiltrati a tutti i livelli al servizio dei banchieri e finanzieri. Ovviamente occorre disporre anche gli attributi necessari per poter bordeggiare "almeno inizialmente" contro vento, senza avventurarsi su rotte sconosciute e mai battute. Basta ripercorrere ed attuare ciò che è stato felicemente realizzato in oltre cento anni dai vari e diversi Governi che si sono succeduti.

Lo Stato deve ritornare a battere moneta in nome e per conto dei propri cittadini; acquisirne il signoraggio e quindi la moneta emessa a titolo originario ed impiegarla per rilanciare economia, occupazione e ricerca. Lo Stato italiano ha battuto moneta in prima persona e monetizzato il proprio territorio dal 1874 al 1975.
Ciò ha consentito, subito dopo l'unità d'Italia di realizzare tutte le infrastrutture necessarie ad un nuovo stato, compreso i famosi palazzi e quartieri "umbertini", ancora esistenti, senza imporre tasse e senza indebitarsi. Successivamente utilizzando sempre la moneta emessa da parte dello Stato si sono costruite le opere dell'Italia moderna: strade, autostrade, ponti, ferrovie, porti, aeroporti, centrali elettriche, ospedali, sanatori, colonie, le grandi bonifiche, intere città, i grandi complessi industriali, gli Istituti Assistenziali, le scuole, le università, tutte contraddistinte dalle inconfondibili linee architettoniche ispirate dal Piacentini. Anche tutte queste opere furono realizzate senza aumentare le tasse ai cittadini e senza aumentare il debito pubblico che anzi, sino al 1940 era rimasto stabile al 20 % (tra i più bassi della storia d'Italia) per passare al 25% nel 1945 a guerre finita. Successivamente si continuò a battere moneta da parte dello Stato, gli introiti così incamerati hanno contribuito in maniera significativa alla ricostruzione del territorio nazionale devastato dall'invasione nemica (all'inizio degli anni 70 il debito pubblico era sceso al 20 %). Tutto ciò ad ulteriore conferma e dimostrazione che il debito pubblico è generato dall'emissione monetaria da parte delle banche d'emissione private.

All'inizio del Governo Berlusconi si cercò di fronteggiare questa situazione. Il Ministro Tremonti ebbe a sostenere la necessità di una moneta parallela, senza debito, per rilanciare l'economia e l'anemico mercato, iniziativa subito frustrata dal gruppo della destra economica annidata nel parlamento al servizio della funzione monetaria e finanziaria. Il ruolo di questi soggetti si è definitivamente appalesato quando Fini ha impedito di conferire ai prefetti i poteri necessari per sindacare il comportamento delle banche verso privati ed aziende e quando partendo con l'acqua è cominciata la campagna delle privatizzazioni, cedendo ai banchieri i beni dello Stato a fronte dei pseudi debiti creati con l'emissione monetaria. Come riporta il Corriere della Sera, non sussiste grande differenza sostanziale tra quanto sostiene il cattolico banchiere Bazoli d'istituire la tassa patrimoniale e l'establishment finanziario alternativo che chiede la vendita del patrimonio pubblico insieme alle liberalizzazioni dei servizi pubblici, entrambi, con l'obiettivo finale di chiudere il ciclo berlusconiano.

Mentre la crisi economica trova difficili sbocchi, la cosa più raccapricciante di questo sciagurato periodo è il silenzio assordante della sinistra e di buona parte dei sindacati appiattiti sulle posizioni monetarie-finanziarie, ed a protezione dei manovratori, per sviare le attenzioni, si sono ridotti a guardare per il buco della serratura, suggellando la fine indecorosa dell'apparato a difesa della classe operaia, dei meno abbienti e degli oppressi.

Coraggio Presidente Berlusconi, ormai non ha più nulla da perdere, è arrivato il momento di parlare chiaro, più di quello che le hanno fatto è impossibile immaginare altro, le quinte colonne sono uscite dalla maggioranza, il momento è oltremodo propizio per dimostrare che aldilà di tutte le chiacchiere e le diatribe dei vari gruppi ideologici, ormai decotti, di fatto sulla scena politica esistono due soli schieramenti: il primo che in ossequio al mandato ricevuto dai cittadini si adopera per il conseguimento del bene comune di tutta la popolazione, ed il secondo al servizio del sistema bancario-monetario e dell'alta finanza. Poiché queste due posizioni si stanno delineando con sempre maggiore precisione, è opportuno, quanto prima possibile, formare, informare e spiegare la vera occulta strategia in atto, dopo di che vediamo quante persone sono disponibili a scendere in piazza a difesa dei banchieri della BCE e per Maastricht.

Riappropriamoci della nostra sovranità monetaria per bloccare le nefaste conseguenze delle crisi come quelle imposte a Islanda, Irlanda, Grecia, poiché dopo Portogallo e Spagna siamo i primi della lista. Recuperiamo la nostra autonomia politica e congiuntamente il ruolo riappacificante che ci compete nel bacino del Mediterraneo e nel mondo. Riuniamo rapidamente la miriade di gruppi, associazioni e comitati sorti a sostegno di queste posizioni. Sicuramente non mancheranno immediati appoggi e consensi da parte di tutti i cittadini e da parte degli Stati che, per convenzioni bilaterali stipulate tra loro, hanno stabilito di scambiarsi beni e risorse utilizzando la propria moneta nazionale; la nostra produzione è ricercata e complementare a moltissime di queste. All'immancabile starnazzare delle solite sacre vestali a difesa del sistema, assicuriamo la nostra presenza in qualsiasi pubblico dibattito.

Savino Frigiola

Fonte: abruzzopress