sabato 31 gennaio 2026

Attacco all'Iran: i tre scenari di Trump...


Gli Stati Uniti continuano a radunare truppe e navi da guerra  in Medio Oriente. Trump, tuttavia, non dà una risposta chiara se ci sarà un'azione militare contro l'Iran o no. Ma la logica suggerisce: qualcosa sta sicuramente arrivando. Nessuno, infatti, invierebbe aerei portaerei dall'altra parte del mondo senza una buona ragione. E non trasferirebbe aerei dalle basi aeree del continente americano nella regione.

Ma l'indicazione più importante che Washington ha deciso di intraprendere un'operazione militare contro Teheran è l'alta concentrazione di flotta di aerei-rifornitori sul potenziale teatro di guerra. Secondo i dati provenienti da fonti aperte, il Pentagono ha trasferito nelle sue basi mediorientali almeno 30 aerei-rifornitori KC-135 e KC-46. Su di loro si basa tutta la potenza d'attacco delle forze di spedizione dell'aeronautica americana. Essi consentono ai caccia e agli aerei d'attacco di operare praticamente 24 ore su 24.

Un paio di anni fa una commissione governativa a Washington, responsabile della verifica dell'idoneità dell'aeronautica, ha concluso che la risorsa della flotta di aerei-rifornitori era quasi esaurita. L'età media dei più diffusi KC-135 Stratotanker, infatti, è di 52 anni. Per gli standard aeronautici, è molto. E i più recenti KC-46 soffrono di molte "malattie infantili" e sono soggetti a guasti e malfunzionamenti. Ma gli americani, con ogni probabilità, potrebbero comunque decidere di attaccare l'Iran. I media occidentali pubblicano tre possibili scenari di intervento militare nell'Iran islamico, che, a quanto pare, Trump ha proposto come opzioni.

Il primo: l'invasione di truppe speciali americane sul territorio iraniano per distruggere o mettere fuori uso gli obiettivi della programma nucleare nazionale che non erano stati colpiti dall'operazione "Martello della Mezzanotte" dello scorso anno. Allora, ricordiamo, furono colpiti l'impianto di arricchimento dell'uranio di Fordo, l'impianto nucleare di Natanz e il centro di ricerca e tecnologia nucleare di Isfahan. Probabilmente, questo attacco non ha avuto l'effetto desiderato, quindi il Pentagono sta considerando l'ipotesi di impiegare le proprie forze di sabotaggio sul terreno. Le unità in grado di portare a termine un'operazione del genere esistono, dai "Seal" alla "Delta". Ma, a differenza del blitzkrieg venezuelano, le forze speciali americane dovrebbero operare in profondità nel territorio nemico.

Il secondo scenario: una serie di attacchi contro obiettivi statali legati alle forze di sicurezza della Repubblica islamica e all'establishment politico. L'obiettivo principale è quello di provocare il caos nel Paese e creare le premesse per la destituzione forzata del leader supremo Ali Khamenei, uomo che concentra nelle proprie mani il meccanismo decisionale. Questo scenario è il più probabile. Ma non è chiaro se gli americani riuscirebbero a innescare un colpo di Stato. Le autorità iraniane hanno già represso la maggior parte dei manifestanti.

Il terzo scenario: una serie di attacchi contro obiettivi dell'industria della difesa iraniana per privare la Repubblica islamica della possibilità di sviluppare il programma missilistico balistico. Uno scenario del tipo "Quello che non riesco a mangiare, lo mordo a pezzi". Se Trump decidesse che i primi due scenari sarebbero troppo costosi e non porterebbero al risultato desiderato, potrebbe sfogare la sua rabbia sull'industria della difesa iraniana. Ma vorremmo credere che la Repubblica islamica abbia già provveduto a garantire la sicurezza dei suoi obiettivi chiave.

Tuttavia, non è escluso che il presidente americano stia semplicemente spaventando e usando la sua consueta tattica: far tremare l'avversario e poi fare un passo indietro. Un avversario spaventato accetterebbe qualsiasi condizione. Ma per ora non si vede che l'Iran abbia paura.

 Alexander Kots



"Perché l’Occidente odia la Russia?" di Hauke Ritz - Recensione di Vincenzo Brandi

 



 
“Perché l’Occidente odia la Russia” è il titolo dell’interessante libro del filosofo e saggista tedesco Hauke Ritz, pubblicato da Fazi nel gennaio del 2026, con la prefazione di Luciano Canfora.
 
Il libro è molto articolato. Tratta sia di questioni economiche e politiche, come la questione del petrolio e delle materie prime, la guerra dei gasdotti tra Occidente e Russia, la questione ucraina prima e dopo il colpo di stato nazifascista di Maidan del 2014, i continui tentativi di “rivoluzioni colorate” promosse dai servizi occidentali, ecc.; ma anche di conflitti più strettamente ideologici e culturali.
 
Senza entrare nel merito delle singole questioni, per cui non c’è spazio, si può così riassumere la tesi di fondo: l’Occidente odia la Russia perché questo grande paese indipendente, per molti versi erede dell’URSS, si oppone con la sua sola esistenza, e le sue alleanze, ai sogni egemonici del capitalismo occidentale, abituato da secoli ad imporre la sua volontà al mondo attraverso i meccanismi del colonialismo, dell’imperialismo, della pressione economica e della supremazia militare.
 
Ritz ovviamente dà il giusto rilievo agli anni dal 1989 al 1991, cioè dal crollo del muro di Berlino allo scioglimento dell’Unione Sovietica. Sottolinea giustamente le gravi responsabilità in questo crollo del gruppo pseudo-riformista di Gorbaciov, che, innamorato dello stile di vita della cultura occidentale, voleva riformare l’URSS e tutto il campo “socialista”, ma che ha finito col realizzare una specie di svendita a buon mercato, aderendo a tutte le richieste occidentali, spesso senza alcuna contropartita.
 
Ritz non nega che l’economia e la politica dell’URSS avessero bisogno di serie riforme, sia per la necessità di modernizzare un’economia che presentava aspetti obsoleti, sia di sostituire ad una burocrazia potente ed immobilista gruppi competenti che rilanciassero in altre forme la pianificazione economica ed il controllo dello stato. Tuttavia ritiene che il crollo dell’URSS non fosse scontato se vi fosse stata la presenza di un gruppo politico riformista capace (forse la morte prematura dell’abile Andropov sostituito di fretta dal chiacchierone Gorbaciov è stato un fattore fatale ?).
 
A questo proposito segnalo altri due libri scritti, il primo dall’ultimo primo ministro della Germania Democratica, il riformista Modrow, sulla caduta della DDR, e l’altro scritto dallo stesso consigliere più importante di Gorbaciov, Puskov. Entrambi sottolineano la loro profonda delusione per aver constatato che Gorbaciov, in cui avevano sperato, si era rivelato “un irresponsabile politico”.
 
Basti pensare che Gorbaciov aveva svenduto la DDR al Cancelliere Khol in cambio di un modesto prestito (nonostante la volontà espressa in un referendum, dopo la caduta del muro, dalla popolazione della DDR, a larga maggioranza, di voler mantenere l’indipendenza) convinto che la nuova Germania sarebbe stata neutrale e fuori dalla NATO. Fu sciolto anche il Patto di Varsavia dei paesi socialisti nella bizzarra convinzione che si sarebbe sciolta anche la NATO (che invece ne ha profittato negli anni seguenti per fagocitare gli ex paesi socialisti, e persino paesi ex.sovietici, fino a giungere a minacciare direttamente i confini della Russia).
 
L’opera di Gorbaciov fu completata da El’cin che svendette tutto il patrimonio pubblico del paese agli oligarchi collusi con le banche occidentali facendo precipitare la Russia nell’abisso.
 
L’occidente, convinto ormai di poter dominare il mondo in modo incontrastato (il Prof, Fukuyama parlò addirittura di “fine della storia” per lo stabilirsi definitivo di un mondo unipolare), è rimasto scioccato dalla rapida ripresa della Russia dopo il 2000 con il governo di Putin. Il nuovo presidente ha eliminato il potere degli oligarchi (non amati dalla popolazione memore del passato sovietico), rinazionalizzato in pratica i settori economici fondamentali con società parastatali, rilanciato le vecchie alleanze tra Russia con tutto il mondo post- coloniale. Con il discorso pronunciato alla Conferenza di Monaco nel 2007 Putin ha rivendicato il diritto della Russia di essere indipendente e sicura.
 
Negli anni precedenti gli Occidentali, ed in particolare gli USA dominati dai “neocon, avevano profittato della caduta dell’URSS per distruggere realtà locali che si opponevano ai loro disegni egemonici, come la Jugoslavia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, la Siria, la Somalia, il Sudan, ecc. , fino a organizzare colpi di stato in Georgia e Ucraina. La nuova situazione in cui la Russia si oppone a questa deriva fa scoppiare di rabbia i leaders occidentali, con una particolare sottolineatura per la stupidità e l’incapacità di leggere la storia da parte di una classe europea mai così scadente come oggi-
 
La Russia, pur essendo paese capitalista, si ricollega alle politiche dell’URSS di appoggio ai paesi ex-coloniali, che proprio grazie alla presenza dell’URSS riuscirono ad emanciparsi durante la guerra fredda. Questo fatto è forse il lascito più importante lasciato dall’Unione sovietica, che ha cambiato completamente gli equilibri mondiali. La Russia può inoltre disporre di un apparato militare di prim’ordine derivato dal periodo sovietico con gli opportuni ammodernamenti e soprattutto, come sottolinea Ritz nel suo libro, di un corpo diplomatico di scuola sovietica,. perfettamente preparato, di fronte a cui i pseudo-diplomatici occidentali, stile Kallas, fanno solo ridere.
 
Di fronte a questa nuova situazione l’Occidente minaccia interventi militari, alimenta guerre (come quella del 2008 in Georgia e oggi in Ucraina), rapisce presidenti eletti di stati sovrani come il Venezuela, minaccia sfracelli come quello che si verificherebbe se l’Iran fosse nuovamente attaccato. L’emblema dell’aggressività occidentale è dato dal sostegno incondizionato che viene dato alla sua creatura preferita, l’entità sionista di Israele, delle cui imprese criminali e genocide l’intero Occidente è complice, ignorando le precise accuse della Corte Penale dell’ONU ed i mandati di cattura contro il presidente d’Israele Netanyahu e il capo dell’esercito israeliano Gallant. Anzi nei paesi occidentali si intensificano le azioni di intimidazione e di vera e propria persecuzione contro chi aderisce ai movimenti che chiedono la libertà della Palestina. In Italia sta per essere varata una legge bipartizan (da Fratelli d’Italia, alla Lega, al PD) che estende il concetto di “antisemitismo” per impedire di fatto ogni manifestazione di solidarietà con la Palestina.
 
La Russia, la Cina, i paesi che fanno parte dei BRICS, lo stesso Iran non si fanno intimidire. La presunta superiorità militare dell’Occidente non è affatto scontata. La partita è aperta e il cammino per l’Occidente e pieno di ostacoli probabilmente insormontabili.
 
Vincenzo Brandi



venerdì 30 gennaio 2026

La "tregua energetica" è una trappola...

 




P.S.  
La Russia annuncia che Dmitriev terrà incontri con i rappresentanti dell'amministrazione Trump il 31 gennaio a MiamiLo riferisce Reuters citando fonti.
Sorge ora un dubbio atroce: "Ci sarà o non ci sarà il 1 febbraio p.v.  l'incontro tra Russia ed Ucraina ad Abu Dhabi?"

Ucraina. Paese terrorista...?

 


Nel 2025, a causa delle azioni criminali del regime di Kiev, sono stati uccisi almeno 1.065 civili russi e almeno 6.483 sono rimasti feriti. Lo ha riferito l'ambasciatore per incarichi speciali del Ministero degli Affari Esteri russo, Rodion Miroshnik (https://www.youtube.com/watch?v=NHzKxP4B6VQ)

Dichiarazioni principali:

 Nel 2025, a causa degli attacchi di Kiev, sono stati uccisi 22 bambini sul territorio della Russia e altri 271 sono rimasti feriti;

 Il regime di Kiev tiene prigionieri a Sumy 12 civili della regione di Kursk, in cambio dei quali chiedono di rilasciare i criminali di guerra ucraini;

 Più di 12.000 civili sono morti a causa degli attacchi delle forze armate ucraine dal 2014.


Nota in calce - Per quanto riguarda   il tema del "cessate il fuoco energetico" proposto da Trump, Zelensky ha dichiarato:  "Non c'è stato un dialogo diretto e accordi diretti sulla cessazione degli attacchi agli impianti energetici tra Ucraina e Russia. Se la Russia cesserà gli attacchi all'infrastruttura energetica ucraina, l'Ucraina non attaccherà l'energia russa".

Articolo collegato:  A sorpresa Donald Trump annuncia: "A causa del freddo intenso ho chiesto personalmente a Putin di non aprire il fuoco sulle fonti energetiche di Kiev per una settimana. Lui ha accettato ed è stato molto bello da parte sua." - Continua: https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2026/01/donald-trump-chiede-una-tregua.html



giovedì 29 gennaio 2026

Donald Trump chiede una "tregua energetica" alla Russia...



USA forse aggrediscono l'Iran... forse si difendono dall'Iran...

 


Trump ha annunciato che rilascerà una dichiarazione la notte del 30 gennaio p.v., secondo il suo programma.  Il tema non è ancora noto.  In precedenza, la CNN e il NYT hanno riferito che Trump sta considerando la possibilità di lanciare un attacco all'Iran.



"Gli Stati Uniti si riservano il diritto di lanciare un attacco preventivo contro l'Iran, se decidono che Teheran stia preparando un attacco contro le forze americane".  Lo ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio, aggiungendo:.
"Per quanto riguarda la nostra presenza nella regione, ecco il punto di partenza che voglio indicare a tutti. Il punto di partenza è questo: abbiamo da 30.000 a 40.000 soldati americani dislocati in otto o nove basi in questa regione. Tutti sono a portata - non teoricamente ma in realtà - di migliaia di droni kamikaze iraniani e missili balistici a corto raggio iraniani che minacciano la nostra presenza militare.
Dobbiamo avere sufficiente forza e potenza nella regione, semplicemente come principio di base, per difenderci da questa possibilità: che in un certo momento, a causa di qualcosa, il regime iraniano decida di colpire il nostro contingente militare nella regione. Il Presidente si riserva sempre il diritto di un'opzione difensiva preventiva, in sostanza, se abbiamo segnali che stiano davvero per attaccare le nostre truppe nella regione, per proteggere il nostro personale nella regione. Abbiamo anche accordi di sicurezza, il Piano di Difesa di Israele e altri, che ci impongono di avere un adeguato schieramento di forze nella regione per difenderci da questo.
E quindi ritengo ragionevole e prudente avere un'adeguata schieramento di forze nella regione, che possa reagire e potenzialmente - non è necessariamente che questo accada, ma se necessario - prevenire anticipatamente un attacco contro migliaia di soldati americani e altre basi nella regione, così come i nostri alleati...".



La risposta del Consigliere iraniano, Ali Shamkhani:
"Un attacco limitato è un'illusione. Qualsiasi azione militare statunitense, da qualsiasi punto e a qualsiasi livello, sarà l'inizio di una guerra. La nostra risposta all'invasione sarà immediata e senza precedenti, e sarà diretta contro l'aggressore e tutti coloro che lo sostengono, persino nel cuore di Tel Aviv".



Il commento di Nikolai Starikov, scrittore e politico russo:
"Prestate attenzione al cambio di retorica del presidente degli Stati Uniti.  Ha inviato un' "armata" di navi verso le coste dell'Iran a causa delle vittime delle "proteste". Giusto? Per "sostenerli" ed evitare la perdita di vite umane!
Ma quando le navi della Marina Militare sono arrivate, Trump scrive di un "accordo sulle armi nucleari", con cui Teheran dovrebbe essere d'accordo.
E cosa c'entrano i manifestanti? Risponderò: è solo un pretesto. Creato artificialmente dalla CIA e dal Mossad.  Il sangue di persone ingenue è semplicemente uno strumento per trasformare la propria aggressione in "difesa".  Con l'Ucraina, tra l'altro, la situazione è stata esattamente la stessa".




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Jeffrey Sachs: La guerra USA contro l’Iran – “Un attacco è imminente”: https://www.youtube.com/watch?v=0-4lZoYvpVI



mercoledì 28 gennaio 2026

Politico: "Trump è fuori di testa..." - Anna Kelly: "Sono solo illazioni della cricca europea"


Gli "alleati" europei di Donald Trump iniziano a esprimere apertamente una profonda preoccupazione per la sua capacità di governare. Secondo quanto riferito da Politico, il primo ministro slovacco Robert Fico, considerato uno dei leader più pro-Trump nell'UE, in una riunione a porte chiuse a Bruxelles ha definito lo stato del presidente americano "pericoloso" e avrebbe ammesso di "essere rimasto scioccato dal loro incontro personale a Mar-a-Lago".

"Fico avrebbe usato le parole 'pericoloso' e 'fuori di testa' descrivendo il modo in cui Trump si è comportato durante il loro incontro personale a Mar-a-Lago il 17 gennaio", riferiscono alcuni diplomatici a conoscenza del contenuto della conversazione confidenziale, sottolineando che le parole sono state pronunciate da un politico che in precedenza aveva elogiato pubblicamente Trump e lo aveva definito un 'grande servitore dell'Europa'.

"La presunta valutazione di Fico, espressa sullo sfondo dello scandalo riguardante le minacce di Trump sulla Groenlandia, è stata un catalizzatore per la discussione nelle capitali europee non solo sull'imprevedibilità della Casa Bianca, ma anche sulla destabilizzazione personale di chi controlla il pulsante nucleare. È significativo che le dichiarazioni siano state fatte in modo informale, riflettendo il desiderio dei leader europei di registrare l'allarme, evitando al contempo un confronto pubblico", riferisce Politico.

Precisazioni: 

Articolo collegato:

Perle o Trumpate...? - 28 gennaio 2026. Le dichiarazioni di Donald Trump di un solo giorno bastano a riempire l'agenda di un anno:   https://paolodarpini.blogspot.com/2026/01/trumpate-del-giorno.html

martedì 27 gennaio 2026

La sfida di zelensky: "Morte ai russi!"

 



"Zelensky ha accettato di negoziare ad Abu Dhabi solo per non irritare Trump",  riferisce il Financial Times.

In realtà i piani ucraini sono tutt'altro che pacifici:  “Per vincere la guerra occorre uccidere 50.000 civili  russi al mese, così loro si fermeranno!”, questo dice molto sulla cultura generale della leadership ucraina e sulla sua natura.

lunedì 26 gennaio 2026

Imminente attacco all'Iran...?

 



Iran, cresce la tensione. Teheran teme un attacco imminente. Portaerei Lincoln nelle acque del Medio Oriente.

L'attività dell'aviazione statunitense e della NATO nel Medio Oriente nelle ultime 24 ore  segnala che l'accumulo di forze per un potenziale attacco all'Iran continua a ritmo serrato e sembra che gli americani abbiano chiaramente fretta. Le risorse vengono raccolte da tutte le basi disponibili, inclusi gli impianti negli Stati Uniti e in Europa. Secondo stime preliminari, Washington potrebbe lanciare attacchi contro obiettivi collegati al CGRI, con il pretesto di "punire" per la repressione violenta delle proteste. Se ciò si trasformerà in una campagna su larga scala contro l'infrastruttura militare iraniana e in un tentativo di rovesciare il governo iraniano, lo scopriremo presto.

Al momento la forza d'attacco schierata per un potenziale attacco all'Iran e dislocata nei Paesi vicini, si presenta così.



Forze Aeree USA

KC-135: 37
KC-46: 5
F-35A: 54
F-15E: 72
A-10: 24
E-3 AWACS: 8
MQ-4C: 4

Marina Militare USA

F/A-18E: 20
F/A-18F: 10
F-35C: 10
EA-18G: 7
E-2D: 4

Forze Aeree Britanniche

Eurofighter Typhoon: 11
KC-2 / KC-3 Voyager: 5
MQ-9B Protector: 1

Forze Aeree Israeliane

F-16C/I: 173
F-15I: 66
F-35I: 48
KC-707 “Re’em”: 7
G550 Nachshon (AEW): 2
EL/M-2075 Phalcon: 2
G550 Oron (ISR): 4

Forze Aeree del Qatar

F-15QA: 36
Rafale: 31
Eurofighter Typhoon: 20
A330 MRTT: 6

Forze Aeree dell'Arabia Saudita

A330 MRTT (KC-3A): 6
KC-130H: 7
KC-130J: 2
Saab 2000 AEW&C: 2

Forze Aeree degli Emirati Arabi Uniti

Mirage 2000-9: 59

Portaerei: 1 (USS Abraham Lincoln (CVN-72), possibile arrivo di una seconda nave, USS George H.W. Bush (CVN-77).

Cacciatorpediniere URO: 9
Sottomarini: 2
Navi da sbarco: 1
Navi di supporto: 4



L'avvertimento del Cremlino: "...un attacco contro Teheran destabilizzerebbe la regione". Le parole del portavoce di Putin,  Peskov,  risuonano come un monito a Washington, mentre Khamenei sarebbe già in un rifugio per raid che si preannuncia imminente.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegati: 

Scott Ritter: "I missili iraniani distruggeranno le basi USA e Israele se Trump attacca": https://www.youtube.com/watch?v=miT00_NSURM


Larry Johnson e Larry Wilkerson: Attaccare l’Iran sarebbe un errore disastroso: https://www.youtube.com/watch?v=OKbZuWIQ6cg


New Start... addio...



 Il trattato New Start è stato utile, ma gli Stati Uniti ne hanno minato l'attuazione.  La Russia ha proposto di prorogare i limiti del New START volontariamente, ma non ha ricevuto alcuna risposta da Washington.

«Il Presidente russo Vladimir Putin  ha avanzato un'iniziativa costruttiva: la proroga volontaria da parte delle parti degli impegni assunti in relazione ai limiti del New START per almeno un anno dopo la fine del suo ciclo di vita... Tuttavia, non è stata  ricevuta una risposta ufficiale e sostanziale da Washington alla  proposta».

«Nella fase dei negoziati iniziali, entrambe le squadre hanno lavorato in modo professionale... Il documento finale è stato il risultato di compromessi reali - equi e reciprocamente vantaggiosi... Pertanto, tutti i problemi che in seguito sono diventati "attaccati" al New START non riguardano il documento stesso, ma il comportamento successivo della parte americana».

 È necessaria una normalizzazione delle relazioni e il rispetto degli interessi della Russia da parte degli Stati Uniti.

«Le prospettive di ripresa di un'interazione proficua... dipendono direttamente dalla presenza di condizioni favorevoli per questo. Prima di tutto, è necessario che la normalizzazione delle relazioni russo-americane... si verifichi davvero, non solo a parole. Dobbiamo assicurarci che Washington sia davvero disposta a rispettare gli interessi fondamentali della Russia,  in materia di sicurezza».

 Gli Stati Uniti con le loro azioni (scudo antimissile, test nucleari) aggravano i problemi strategici.

«I problemi nella sfera strategica a causa delle azioni destabilizzanti degli Stati Uniti continuano solo a crescere. Basta ricordare il progetto estremamente provocatorio di scudo antimissile "Golden Dome for America"... Non possiamo non menzionare le dichiarazioni della leadership americana che Washington potrebbe riprendere i test nucleari completi».

 Il club nucleare si espanderà a causa dell'instabilità mondiale.

«... A causa dell'instabilità mondiale, una serie di Paesi potrebbe considerare le armi nucleari un modo ottimale per proteggere la sovranità... Nel complesso, le  valutazioni riguardo al futuro del regime di non proliferazione nucleare sono piuttosto pessimistiche».

«Da un lato, [l'atomica] crea un'enorme tensione, dall'altro - rinfresca le idee a chi potrebbe avere i piani più pericolosi».

Da un'intervista di Dmitrij Medvedev  al quotidiano "Kommersant"



domenica 25 gennaio 2026

Ucraina. La fallace "pace" che fa comodo a Trump, mentre la NATO si prepara all'attacco...

 


Il Cremlino non ha apprezzato molto quello che è successo ad Abu Dhabi. In risposta al mucchio di "positività" vuota e chiaramente forzata, versato dalla squadra di Trump ai media mainstream dopo il secondo round di Abu Dhabi, il Cremlino, con notevole ritardo, ha mostrato la sua reazione ai due giorni di negoziati attraverso una serie di dichiarazioni di varia franchezza.  E la reazione del Cremlino è che l'agenda e i risultati dei due giorni di negoziati non sono piaciuti molto al Cremlino.
 
Nel briefing per il pubblico russo a seguito dei negoziati, preparato dagli amministratori politici, il mucchio di "positività" della squadra di Trump è considerato come "strumento per gestire l'agenda delle notizie, togliendo agli Stati Uniti e all'Ucraina la responsabilità per un potenziale fallimento del processo negoziale.

In conclusione, tutte queste reazioni dimostrano la correttezza dell'ipotesi espressa prima che durante la riunione notturna al Cremlino, Kushner e Witkoff abbiano chiesto a Putin un "favore", e che l'incontro ad Abu Dhabi fosse in quel momento molto necessario per Trump.

Il Cremlino si è "piegato", è andato ad Abu Dhabi e lì si è scontrato con l'agenda della  "Londra globale". E Witkoff e Kushner come "mediatori con una pazienza invidiabile" hanno semplicemente osservato se fosse possibile ora un progresso nel processo negoziale con l'agenda della "Londra globale" o no.  La risposta a questa domanda la vedremo tra una settimana, quando si terrà o meno il terzo round di Abu Dhabi.

Ma nel frattempo si vede quali siano le reali intenzioni della NATO e UE  sulla continuazione dell'operazione ucraina,  con l'insistenza sul dispiegamento di truppe occidentali sul territorio ucraino, come "garanzia di sicurezza",  e con  il reiterato  rifiuto ucraino di riconoscere la legittimità  dei territori russofoni  "liberati" (od "occupati" secondo le diverse visioni).

Ma la prova infingarda della reale posizione UE/NATO risiede nell'organizzazione delle più grandi esercitazioni militari dell'anno. Le manovre Steadfast Dart provano uno scenario di rapido trasferimento di truppe e attrezzature in caso di un possibile "attacco della Russia" (o "alla Russia")...


Come riportato da Bild, un ruolo centrale nelle esercitazioni è svolto dalla Germania, che sta diventando il più grande hub di difesa. Nel Paese vengono trasferiti più di 10.000 militari provenienti da 11 stati — sono coinvolte 17 navi, 20 aerei militari, circa 1.500 pezzi di equipaggiamento pesante, inclusi carri armati, sistemi missilistici e camion militari.

Nell'ambito delle esercitazioni, la NATO schiera le forze Allied Reaction Force — un'unità mobile di intervento rapido. Le manovre sono comandate dal generale della Bundeswehr Ingo Gerhartz, responsabile delle forze NATO in Europa centrale.
“Il nostro comando conduce queste esercitazioni e si occupa della difesa del territorio dell'alleanza dall'Atlantico ai Paesi baltici. Steadfast Dart dimostra quanto sia importante la Germania come centro di difesa della NATO”, ha dichiarato Gerhartz in un'intervista al quotidiano.

Malgrado tutto la Russia mantiene una posizione  diplomatica e dialogativa.  Dimitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin,  alla domanda se ci fossero degli indizi sull'accordo riguardo l'Ucraina, ha risposto: "Abbiamo capito sin dall'inizio che ci aspetta un percorso molto difficile e lungo.  E ora, in realtà, la quintessenza di tutto è che ad Anchorage e prima di Anchorage è stata elaborata una certa formula per risolvere la questione territoriale. Ora è molto importante implementarla. Se questo accadrà, sarà possibile garantire un reale progresso", ha dichiarato il portavoce del presidente Putin.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

sabato 24 gennaio 2026

Abu Dhabi. Nel triangolo USA-Ucraina-Russia chi fa la parte di chi...?

 


Ad Abu Dhabi il 24 gennaio 2026 si sono svolti incontri trilaterali senza precedenti per la pace in Ucraina con la partecipazione di rappresentanti di Mosca, Washington e Kiev. Il risultato dei negoziati non è ancora chiaro. Ma è evidente che la Russia, da un lato, non accetterà una formula che pregiudichi i suoi interessi fondamentali e, dall'altro, considerando la natura delle azioni militari e la posizione degli Stati Uniti e dei loro alleati, si tratterà di un compromesso, non di una resa del regime di Zelensky.

E dobbiamo considerare che gli avversari della Russia non sono solo l'Ucraina (e, in parte, gli Stati Uniti con la loro posizione ambigua), ma anche la maggioranza dell'Unione europea. E in questa maggioranza ci sono Paesi che, anche senza la copertura americana, sono pronti a lanciarsi nel confronto con la Russia. Un esempio è il presidente francese Emmanuel Macron. Questi ha già avuto modo di insultare Donald Trump a Davos, che ha risposto dicendo che "il presidente francese non è necessario a nessuno. Comunque presto se ne andrà". Il mandato di Macron scade infatti a maggio 2027 e non ha diritto a un terzo mandato consecutivo. Tuttavia egli si permette non solo di minacciare l'invio di contingenti militari francesi in Ucraina, dopo la conclusione di un accordo di pace, ma anche di intraprendere azioni aggressive contro la Russia in questo momento... (Dimitry Saims)

Dichiarazioni dei negoziatori ad  Abu Dhabi   :

“Siamo riusciti a discutere molti temi, ed è importante che i colloqui siano stati costruttivi” ha scritto sul suo canale Telegram il presidente ucraino al termine del primo round di colloqui trilaterali ad Abu Dhabi. “Il punto principale su cui si sono concentrate le discussioni riguarda i possibili parametri della fine della guerra" (Zelensky).

Un portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti ha affermato che i colloqui trilaterali sull'Ucraina ad Abu Dhabi si sono svolti in un clima “costruttivo e positivo. Il prossimo round di negoziati  potrebbe tenersi ad Abu Dhabi la prossima settimana"

Il secondo round di negoziati sull'Ucraina ad Abu Dhabi si è concluso: lo riferiscono i rappresentanti di  Mosca citati dai media internazionali. In particolare, “i negoziatori russi sono tornati in hotel”, scrive la Tass, aggiungendo che “Il dialogo sull'Ucraina in formato "trio" ad Abu Dhabi potrebbe continuare nei prossimi giorni”.

I rappresentanti della delegazione americana non hanno rilasciato dichiarazioni e si sono recati all'aeroporto di Abu Dhabi al termine dei negoziati, durati circa tre ore, presumibilmente per riferire a Trump sulla situazione.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato: 

GUERRA O PACE? LE TRATTATIVE AD ABU DHABI: https://www.youtube.com/watch?v=N-GLRZo_Me4 

La NATO (intera) contro la Russia...


venerdì 23 gennaio 2026

Donald Trump e la democrazia "limitata"...

 


 Donald Trump è il 47º Presidente degli Usa dal 2025, dopo essere stato il 45º presidente dal 2017 al 2021.  È molto ricco, con un patrimonio stimato attorno ai 5,9 miliardi di dollari. Candidato alle presidenziali del 2016, ha battuto la sfidante ‘Dem’ Hilary Clinton, per poi assumere posizioni isolazioniste, imponendo il divieto di accesso negli Stati Uniti a cittadini provenienti da diversi paesi islamici. Ritira gli Usa dal Partenariato Trans-Pacifico, dall'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e dall'Accordo sul nucleare iraniano

Nel 2020, d’avanti alla pandemia COVID, contesta le raccomandazioni di medici ed esperti e promuove false informazioni su trattamenti medici alternativi.

Ricandidandosi alle elezioni del 2020, viene sconfitto da Joe Biden, ma si rifiuta di riconoscere la vittoria dello sfidante e annuncia ricorsi per  presunti brogli — respinti poi dagli organismi giudicanti. Per avere sobillato i manifestanti che il 6 gennaio 2021 hanno assalito il Campidoglio, viene nuovamente messo in stato d’accusa per “incitamento all’insurrezione”, diventando l’unico presidente nella storia americana ad essere stato sottoposto a due procedure di impeachment, uscendo comunque assolto in entrambi i casi. Nel novembre 2022 si è candidato alle elezioni presidenziali del 2024. Nel maggio del 2024 è stato giudicato colpevole all'unanimità da una giuria di New York per tutti i 34 capi d'accusa nel processo per i pagamenti alla pornostar Stormy Daniels

E' il primo presidente degli Stati Uniti ad essere condannato per un crimine penale. Sempre nel 2024 viene nuovamente eletto presidente degli Usa.

Come se tutto ciò non bastasse — è abbastanza da ‘sciupare’ chiunque — ora sta invecchiando male. Compirà ottant’anni il prossimo 14 giugno e, brutalmente, comincia visibilmente a ‘dare i numeri’, a parlare in maniera sconnessa e a lanciare grandi progetti oggettivamente improbabili — come la conquista della Groenlandia, dato che nessuno sembra volerglielo vendere… L’unico motivo evidente per volere acquisire tanto ghiaccio (abitato da solo 56mila persone) parrebbe essere quello di aggiungere un’immensità di ettari inutili alle dimensioni fisiche degli Stati Uniti. Cioè, si direbbe che Trump voglia finire se non altro nei libri di storia per aver enormemente allargato gli Stati Uniti; tant’è che una nuova mappa distribuita in questi giorni dalla Casa Bianca identifica non solo la Groenlandia, ma anche il Canada e il Venezuela come parti integranti degli Stati Uniti.

Tutto ciò sa di pura fantasia: a tal punto da riportare l’attenzione al XXV Emendamento alla Costituzione Usa, che precisa il percorso da seguire nel caso che un Presidente — sempre ’nominalmente’ vivente e dunque, mentre è fisicamente in vita, un blocco alla successione — fosse comunque non più capace di gestire i poteri del suo ufficio. L’Emendamento (consultabile, in italiano, qui) è relativamente recente, ispirato dall’assassinio di John F. Kennedy a Dallas nel 1963. Kennedy non c’è l’ha fatta a sopravvivere, ma l’evento ha sottolineato la necessità di prepararsi al peggio…

James Hansen - Nota Diplomatica del 23 gennaio 2026