Visualizzazione post con etichetta Europa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Europa. Mostra tutti i post

giovedì 5 luglio 2012

Bioregionalismo, in Europa e nel mondo, per superare l'arroganza politica e la povertà popolare

Paolo D'Arpini, legge la sua relazione all'Incontro Collettivo Ecologista 2012


Proprio in questi giorni stavo parlando con la mia compagna Caterina Regazzi in merito a quelle che sono le mie priorità politiche, sociali ed ambientali per realizzare un mondo migliore. Ancora una volta ho espresso il mio desiderio per l’unione di tutte le genti in un’unica identità umana. Come avrebbe potuto essere l’ONU se non avessero prevalso interessi particolari e veti incrociati sulla sua operatività e consistenza.

L’umanità è una ed anche la Terra è una. In un contesto di consapevolezza universalista un governo mondiale -lungi dal rappresentare interessi economici di potentati finanziari- dovrebbe rappresentare l’interesse di tutto il globo terracqueo, inserendovi non solo gli umani ma anche gli altri viventi. Se vogliamo questa è anche la visione bioregionale, in cui gli ambiti territoriali non sanciscono separazioni ma solo definiscono le variazioni di intensità, di qualità e di presenza vitale e geomorfologica.

Un po’ come avviene per l’organismo umano che è l’insieme inscindibile di tutti i suoi organi, distinguibili nelle reciproche funzioni ma non separabili. Pertanto l’interesse di un organo deve prevedere e integrarsi con l’interesse di tutto l’organismo.

Questo sentire olistico non è solo prerogativa del pensiero bioregionale ma anche la conclusione logica della filosofia non duale. Diceva ad esempio Ramana Maharshi: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” Ed affermava Nisargadatta Maharaj: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati”

La nostra presenza umana perciò va inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

La prima cosa da fare, a livello politico, è il riconoscimento della appartenenza alla “Casa Comune” e questo, se vogliamo, si può anche fare per gradi. Come siamo stati capaci di riconoscere la nostra identità prima nel nucleo familiare e nella comunità tribale, poi nella città e nel popolo ed avanti ancora nella nazione, saremo in grado di riconoscere le comuni radici europee che tutti ci contraddistinguono.

Certamente non per “separare” l’Europea dal resto del mondo, mettendola in competizione con gli altri raggruppamenti etnici e geografici, ma per imparare ad allargare il nostro senso di identità ed appartenenza. Pertanto l’attuazione dell’Unione Europea è, secondo me, un passo necessario per migliorare la nostra visione olistica. I singoli stati debbono fondersi e rinunciare alla loro prerogativa nazionale. Queste deve avvenire in piena giustizia e con il consenso del popolo e non per avvantaggiare uno stato od una struttura economica rispetto ad un’altra. Quindi la base dell’unione non deve essere quella della supremazia politica ed economica di una o più nazioni né deve rappresentare interessi alieni alla comunità (banche, multinazionali, istituti finanziari internazionali, etc.).

Per questo è importante che -ad esempio- l’emissione dei valori monetari di interscambio comunitario sia direttamente gestita dal governo comunitario e non dalle banche private come avviene oggi con la BCE.

C’è poi l’altro aspetto della valorizzazione e salvaguardia delle culture e delle peculiarità specifiche delle comunità locali, le caratteristiche di queste comunità non possono essere rappresentate da “regioni politiche disomogenee” bensì dovranno essere ristrutturate in ambiti bioregionali omogenei. Queste bioregioni dovranno presentare evidenti affinità di cultura e di forme economiche, per quel che riguarda l’uomo, ed altrettanto dicasi per gli aspetti naturalistici, geomorfologici, botanici, climatici, etc.

Le grandi città tanto per cominciare debbono essere amministrate, con le loro aree metropolitane, in bioregioni a se stanti, per una corretta gestione autonoma dello svolgimento dei suoi servizi, approvvigionamenti, etc. in modo da non far degradare -come oggi avviene- il contesto generale del territorio circostante, dovuto anche alla diversità di incidenza della rappresentatività percentuale della popolazione e del suo “peso” elettorale. Lo vediamo bene con quel che succede -ad esempio- nella Regione Lazio, sovente succube degli interessi devianti e fagocitanti di Roma: su 6 milioni di abitanti 5 di essi vivono nella città e relativa banlieu.

Nel riordino amministrativo a carattere bioregionale bisogna inoltre privilegiare le piccole comunità ed il mantenimento dei rispettivi habitat e delle culture tradizionali.

Attuando il bioregionalismo su ampia scala l’Europa non sarà più un accrocco disomogeneo di stati bensì l’unione di piccole comunità omogenee ed autonome (negli ordinamenti amministrativi interni) che condividono, nel mantenimento delle diversità culturali, una comune identità ed un comune interesse di sviluppo sociale e spirituale. Parlo di interesse spirituale e non religioso, in quanto le religioni stesse sono elementi separativi che contrappongono l’uomo all’uomo e l’uomo alla natura.

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

mercoledì 22 febbraio 2012

Gruppi di solidarieretà e sopravvivenza - Salvataggi post civiltà tecnologica industriale...?

Dipinto di Franco Farina

Tutti attoniti, in fila come in attesa di un boia che debba tagliarci la testa, impauriti, terrorizzati di fare la fine della Grecia, di perdere quel tanto o poco di benessere che in anni e anni di lavoro ci siamo guadagnati. Purtroppo non abbiamo idee per uscirne fuori. Siamo come ipnotizzati, incapaci di reagire. La storia insegna che un popolo rassegnato, che non reagisce è facile preda di dittature, finte democrazie o Stati di polizia.

Un mese fa parlai in un altro articolo della "sindrome collettiva del terrore". Che cos'è? Semplicemente un collaudatissimo metodo di psicologia collettiva attuato soprattutto dai governi dittatoriali o finti democratici, capace di piegare ogni voglia di ribellione e di contestazione individuale.

E' una tecnica che chi, come me, ha insegnato l'arte di comunicare e le relative tecniche, conosce molto bene. L'attuale governo tecnico e tutto il suo entourage, validamente sostenuti in buona dai mass media, magari in buona fede, non fanno altro che mettere in pratica questo metodo psicologico di massa, inculcando continuamente e in maniera subdola nella psiche umana input negativi e facendo scattare in ognuno di noi quello che è conosciuto come la"risposta di sopravvivenza". In parole povere se ci si dice in continuazione che prima o poi dovremo subire cose molto gravi, perdere il lavoro, vedere la pensione dimezzata, vendere la casa per sanare i debiti dello Stato, ecc. ecc., dopo settimane e mesi di questo bombardamento psicologico, alla fine saremo tutti pronti ad accettare il male minore pur di non perdere consuetudini, comportamenti e cose acquisite nel tempo.

Quindi se domani il governo Monti ci propinerà ulteriori gabelle come la tassa sui computer, sul cane, sulla bicicletta, sul pianoforte, nonché una nuova tassa sulla prima casa, la riduzione dei nostri stipendi e pensioni e non so qual'altra diavoleria, noi tutti alla fine diremo: "menomale che è finita così, poteva andare peggio!!"

Il sistema psicologico d'informazione che si sta attuando da oltre due mesi, attraverso la stampa, la radio e la TV, è proprio da manuale, da scuola di Palo Alto ( la più prestigiosa scuola sulla comunicazione del Mondo). In effetti questi signori sono riusciti a metterci alle corde, a non farci reagire e a farci pensare che prima o poi anche noi alla fine andremo a dormire sotto un ponte... a meno ché.......

A dar manforte a questo stato di terrorismo poi ci sono i "bravi di Don Abbondio" che imperversano nel nostro Paese in attesa anche di colpire il povero pensionato che non ha ritirato uno scontrino dal negozietto sotto casa. Insomma in pochi mesi in Italia si è istaurato un clima di terrore e di attesa. Di attesa del nostro turno, di quando dovremo mettere la testa sul ceppo per farcela tagliare dal boia.

Tutto questo perché dobbiamo salvare l'Europa, la sua moneta e la sua storia. Ma non sarà perché dobbiamo salvare alcune lobby finanziarie tedesche, danesi, olandesi e francesi? Il dubbio a questo punto è più che legittimo.

A tal proposito illuminante è stata giorni fa una conferenza tenuta a Nepi sul futuro dell'Europa, gestita da alcuni eurodeputati tra cui Nicolò Rinaldi. Quest'ultimo ha fatto conoscere delle verità che mi hanno ulteriormente convinto del grande complotto in atto contro ognuno di noi. In quell'interessante incontro ho appreso che tra fine ottobre e novembre dello scorso anno i grandi capitalisti europei, hanno chiesto, tramite la Markel, di chiudere il capitolo Berlusconi perché non dava più affidabilità e di promuovere immediatamente in Italia un nuovo governo tecnico con persone di loro "gradimento".

Il nome fatto subito da questi "illuminati" è stato Mario Monti. Presto fatto, in una rapidità che non ha riscontri nel passato politico italiano, si è mandato a casa Berlusconi e si è costituito il governo Monti. Sono bastate una telefonata della Markel al Capo dello Stato, altre telefonate ai vertici del PDL perché abbassassero la testa, un'altra a Monti e il gioco alla fine si è concluso!

Al nuovo governo sono poi state date indicazioni precise: salvare l'Italia per salvare le banche e gli interessi finanziari tedeschi e francesi, nonché riportare l'Italia ad uno stato di completa sudditanza "europea".

Dall'incontro a Nepi con l'on. le Rinaldi ho anche appreso che "gli oscuri personaggi europei" avevano già deciso di dare un esempio eclatante a tutti gli altri Stati Europei, punendo duramente ("a morte") quello più debole: la Grecia. Così quando nel 2008 si poteva già intervenire per salvare la patria di Platone e di Aristotele e mettere sulla retta via il governo di Atene con un minimo di sforzo finanziario comunitario, qualcuno degli "oscuri personaggi" ha pensato invece di non far nulla e di aspettare che la situazione peggiorasse.

E questo per colpire più duro e così terrorizzare gli altri Paesi europei con problemi di debito pubblico come l'Italia. Quindi questo che stiamo vivendo in questi giorni è il risultato di una manovra studiata a tavolino e non uscita fuori per caso. Ma la cosa che mi ha fatto ulteriormente arrabbiare è l'aver appreso che per dare alla Grecia la prima tranche di aiuti finanziari, Francia e Germania hanno obbligato le autorità elleniche ad acquistare armi pesanti (carri armati e aerei) dalle loro industrie.

Alla fine di questa conferenza ho perfettamente capito che tutti i Paesi europei, ad eccezione solo della Germania, hanno perso la loro capacità di scelte autonome, di libertà interna. Più nessun Paese di questa che viene definita "Euro Zone" ha piena autonomia decisionale, può solo sperare di non venire commissariata com'è sta accadendo all'Italia. Quindi per pochi banchieri e lobby internazionali anche l'Italia ha perso la sua "libertà di scelta", la sua autonomia politica.

E in tutto questo che senso hanno le istanze delle persone, di quelle più indifese, di quelle senza un sostegno politico? Niente!! Il governo Monti ora deve adempiere a precisi diktat e, quindi, che "noia" 'sti giovani che vogliono un lavoro fisso e che "barba" 'sti lavoratori che non vogliono essere licenziati.

Va bene tutto, abbiamo capito come si vogliono cambiare usi ed abitudini di noi italiani, di quell'infinita schiera di persone oneste che in Italia hanno sempre pagato le tasse, operato con correttezza nei confronti delle istituzioni e del prossimo e che concretamente, con il proprio lavoro e la propria innata capacità di inventare e arrangiarsi, hanno evitato fino ad oggi la bancarotta del nostro Paese.

Ma la cosa che più mi sconvolge e che nessuno ha tirato fuori un piano, il famoso "piano B", ossia un modo per salvarsi, per aiutare amici e parenti da questa manovra che ogni giorno tenderà sempre di più a strangolarci. Se domani andando in banca ci si dice che non ci sono più i soldi, che equitalia ci sequestra una macchina o una casa perché nel lontano "1860" non abbiamo pagato una multa, che i "bravi di Don Abbondio" ci incatenano perché non abbiamo denunciato una vincita al superenalotto di 300 euro, se domani la benzina scatterà a 3 euro al litro, se ai supermercati non troviamo più il latte e il pane per i nostri figli....che facciamo?

Già un mese fa avevo proposto di costituire in ogni quartiere, paese e città aggregazioni di amici e parenti per attivare "il piano B". Ossia la possibilità di costituire gruppi di solidarietà in caso gli eventi dovessero ulteriormente precipitare. Gruppi di aggregazione che potremmo chiamare con l'acronimo: SAS ( Solidarietà, Assistenza e Sopravvivenza). L'idea iniziale, ma sempre valida, era quella di organizzarsi in gruppi di 10 o 20 famiglie al massimo in cui trovare all'interno la solidarietà necessaria per sopravvivere ad eventuali situazioni limite. Non è fantascienza è solo prevenzione.

Ogni gruppo SAS dovrebbe nominare uno o più coordinatori, magari persone che riscuotono la fiducia di tutti e che hanno molto tempo libero a disposizione, bene quindi chi è in pensione. Questi coordinatori dovrebbero redigere un piano di assistenza per chi in difficoltà perché licenziato "per giusta causa" o perseguitato da equitalia. Trovare un avvocato (meglio se fa parte già del gruppo) che possa aiutare chi ingiustamente perseguitato dalle istituzioni.

Tutti i componenti dei gruppi SAS dovrebbero provvedere a redigere piani di sopravvivenza calibrati in virtù della gravità degli eventi esterni. Dove e quando reperire cibo e medicinali, quando "scappare" dalle città per rifugiarsi in campagna o in paesini più tranquilli; in quale modo aiutare la famiglia che non ha più lavoro, ecc. ecc.

Se tutte queste fosche previsioni non dovessero avverarsi, e lo spero vivamente, sarà stato per molti un esercizio, quasi un gioco, senza arrecare danni a persone e cose, solo una esercitazione preventiva. Poi ognuno tornerà a fare quello che ha sempre fatto e i gruppi SAS potrebbero restare come un momento di aggregazione tra amici. Ma se invece le previsioni più nere dovessero avverarsi, il non essersi organizzati in tempo potrebbe rappresentare una catastrofe ulteriore per molte famiglie. Perché allora non pensare di prevedere e prevenire quello che, ci auguriamo, non debba mai accadere?

All'inizio si possono consultare amici e parenti, esporre loro il progetto e valutare la fattibilità. Si può partire con un gruppo formato da almeno 10 famiglie e tra queste individuare ed inserire chi possiede un pezzo di terra agricola fuori città. Serviranno anche persone competenti nell'utilizzo di energie caloriche ed elettriche ricavate dal fotovoltaico o dall'eolico e poi un medico, un paio di artigiani delle costruzioni in legno e, ovviamente, esperti in agricoltura e zootecnia.

Tutte queste persone dovrebbero elaborare un piano di sostentamento alimentare in caso di crisi e, in caso di peggioramento della situazione, prevedere anche un eventuale trasferimento nell'appezzamento di terreno già inserito nella SAS.

Qualcuno legittimamente potrebbe obiettare e chiedermi: -"La situazione è così drammatica, come descritta fin qui al punto di organizzarci in gruppi di sopravvivenza? Non è questa pura fantascienza?

Forse si e forse no! Ma allora perché aspettare che gli eventi possano ulteriormente precipitare senza muovere un dito, senza almeno cercare un piano "B" per sé e per la propria famiglia? Dobbiamo ragionevolmente valutare tutto senza isterismi, esaltazioni o completo menefreghismo; valutare se è il caso oppure no di pensare a qualche scappatoia qualora la situazione già pesante dovesse ulteriormente peggiorare. Ma intanto tra amici potremmo pensare non alla grande fuga dalle città, ma ad organizzarci per costituire un semplice gruppo di acquisti di generi di prima necessità.

In questo modo oltre al beneficio per l'abbattimento dei costi dei generi alimentari, si potrebbe sperimentare in maniera molto soft l'eventuale istituzione di un gruppo SAS. E poi va sempre ricordato che vale l'antico proverbio che dice: "E' meglio prevenire che curare".

Ennio La Malfa

lunedì 9 gennaio 2012

Guido Viale: "Il decreto Salvaitalia non salverà l'Italia e il decreto Crescitalia non la farà crescere"



Un’analisi del disastro che ci stanno preparando, in Italia e in Europa, e l’indicazione dell’alternativa possibile.

L'Italia ha imboccato la stessa strada della Grecia. L'unica possibilità che abbiamo per un'alternativa è quella di condizionare il governo con la mobilitazione sociale. L'importante è cominciare. Al più presto

Il decreto "Salvaitalia" non salverà l'Italia e il decreto "Crescitalia" non la farà crescere. Sembra - quest'ultimo - il nome di un formaggio. Il sobrio Monti ha ereditato da Tremonti il gusto di sostituire espressioni consolatorie alla dura osticità delle cose; com'era la famigerata "Robinhood tax", nome che Tremonti aveva dato a due o tre cose diverse e mai realizzate; o «i conti sono stati messi in sicurezza» (e non lo sono): giaculatoria che Monti ha ripreso tal quale dal precedente ministro. È più probabile invece che da quei due decreti l'Italia esca ulteriormente depressa. Il paese non sta andando a nord-ovest (verso Bruxelles) come sostiene Monti; ma, per usare i suoi riferimenti logistici, a sud-est (verso la Grecia). Le misure adottate dal governo greco, prima e dopo il cambio della guardia, non l'hanno salvata da un primo default - anche se nessuno lo ha chiamato con il suo vero nome - e non la salveranno dal prossimo. E nessun economista serio vede come l'economia della Grecia, sottoposta a quella cura da cavallo, possa risollevarsi nel giro dei prossimi dieci e più anni. Ma l'Italia ha imboccato la stessa strada; che è poi quella "suggerita", cioè imposta, dalla Bce. Quanto all'equità, questa sì, verrà realizzata: equiparando al livello più basso lavoro fisso e precario e superando così «l'apartheid» che li divide (bella espressione, «apartheid»: come se i lavoratori a tempo indeterminato - e non i padroni, che in questi mesi li stanno mettendo entrambi sul lastrico a bizzeffe - avessero rinchiuso i precari dietro una cortina di filo spinato).

Anche le "riforme" si faranno, dato che sia questo termine che "modernizzazione" vengono ormai usati solo per indicare la sottomissione totale dei lavoratori alle imprese; e di queste alle banche; e delle banche - con i buoni uffici dei governi e della Bce - alla finanza ombra che domina l'economia globale. Quanto al "rigore" tanto caro al governo, non è che il rigor mortis di una compagine che al carnevale berlusconiano ha sostituito la "sobrietà", per continuare l'aggressione spietata contro chi lavora, chi è disoccupato, e chi lavora senza guadagnare; senza molto discostarsi da chi li ha preceduti. «Non ci occupiamo solo di questo», ha aggiunto Monti durante la conferenza stampa di fine anno, dato che aveva parlato solo di tassi, spread , debito, conti, bilanci, tagli, tasse. E ha precisato: «Sappiamo che gli uomini sono fatti di carne, ossa e...("anima", avrebbe detto qualcuno di voi; "spirito", o "mente", avrebbe pensato qualcun altro. No)... e denaro» ha concluso il premier.

Ecco: per Monti siamo fatti di denaro ("carne e ossa" sono incidenti di percorso); e, ovviamente, ciascuno conta per il denaro che ha; di cui "è fatto". Scava e scava: tutta la filosofia del liberismo, e soprattutto la sua "prassi", finiscono lì. Prendete Draghi, che lavora in tandem con Monti - e con molti altri - alla salvezza dell'Italia e dell'euro; cioè di chi gli euro li detiene. Ne sta distribuendo miliardi alle banche a man bassa (come Ben Bernanke ha distribuito e continua a distribuire alle banche, anche europee, miliardi di dollari; spiegando che se fosse necessario glieli farebbe anche piovere addosso - alle banche; non ai comuni mortali - gettandoli da un elicottero).

E perché? Per «metterle in salvo». E da chi? Da se stesse: dal fatto che hanno assunto, speculando, troppi rischi; sono piene di titoli tossici (in Italia, più provinciali, di immobili: di Ligresti, Zunino, don Verzé e compagnia); sono ingrassate con i titoli di Stato più redditizi, che ora perdono valore, e di cui non riescono a sbarazzarsi in tempo. E poi? Devono ancora decidere se piazzare quei miliardi in titoli di stato (magari al 7 per cento), o in crediti alle imprese (in Italia al 12-15 per cento), o prestandoli a chi specula in azioni, valute, materie prime o derrate alimentari (con guadagni ancora maggiori), avendoli presi in prestito all'1 per cento (con garanzia dei rispettivi Stati, a cui la Bce però non presta un euro perché sono "inaffidabili"). Nel frattempo quei miliardi se li tengono: anzi, li lasciano - in prestito, allo 0,25 per cento - alla Bce che glieli ha dati. Così le imprese soffocano, chiudono e licenziano; i governi annaspano sotto il peso degli spread e non possono spendere per sostenere redditi, servizi, riconversioni, ricerca, istruzione (o anche solo per offrire alle imprese in difficoltà quelle "garanzie" che concedono alle banche, senza averle nemmeno per se stessi); e le banche possono continuare a nascondere il loro stato comatoso; e la "finanza ombra" ingrassa in attesa di sferrare i prossimi colpi.

Queste vicende hanno qualcosa di surreale, ma alla generalità degli economisti sembrano normali, o addirittura sagge. Perché c'è una logica in tutto questo: quella di "non disturbare il manovratore": cioè l'alta finanza; perché si è accettato di essere completamente nelle sue mani: che non sono quelle di un demiurgo, né buono né malvagio; ma quelle di un meccanismo cieco e sordo che produrrà un disastro: che in prospettiva - ma forse anche in tempi brevi - può essere il crollo dell'euro; e con esso dell'intera costruzione europea e forse dell'economia del pianeta.

C'è un'alternativa a tutto questo? Certamente c'è; ma, per ora, non a livello di governo; né dalle elezioni potrebbe sortirne uno molto di diverso. Per ora l'alternativa c'è solo nella capacità di condizionarne le scelte con una piattaforma condivisa e una adeguata mobilitazione sociale. Ma si deve partire da molto lontano. Innanzitutto dalla capacità di mettere al centro le donne e gli uomini in "carne e ossa"; i nostri bisogni e le nostre aspirazioni; e, soprattutto, il rapporto costitutivo con il nostro prossimo - la solidarietà non è un lusso né un optional - e con l'ambiente fisico in cui viviamo. E non, invece, il denaro - e chi lo possiede o lo controlla - come arbitro insindacabile delle nostre vite.

Non è certo un caso che nella presentazione del suo governo Monti non abbia mai nominato l'ambiente; né la comunità (a parte la "comunità atlantica"). Come non è un caso che l'informazione e la discussione sulla crisi finanziaria abbiano completamente oscurato - per non dire azzerato - informazione e consapevolezza della crisi ambientale, ben più grave, e più carica di pericoli per noi e per le generazioni future, di quella finanziaria. Ma anche ciò che fornisce un filo conduttore: per affrontare i problemi economici a partire dai bisogni umani che l'economia non sa soddisfare; e, soprattutto, per non disperdere in produzioni e progetti senza prospettive, in castelli di carte, in "grandi opere" e nuovi disastri ambientali la dotazione e il potenziale di esperienze, di professionalità, di conoscenze, di impianti, di infrastrutture e di relazioni che questo scorcio di secolo ci lascia ancora a disposizione, prima che sopravvenga la grande notte delle tempeste climatiche.

Costruire un'alternativa significa dunque mettere al centro la conversione ecologica dei nostri consumi, dei sistemi produttivi e del modo in cui gestiamo e amministriamo entrambi. Il che significa certamente declinarli entro la gamma di possibilità che di volta in volta si dischiudono, rispettando - non se ne può fare a meno - i rapporti di forza esistenti. Ma senza sottostare aprioristicamente ai vincoli che l'attuale quadro economico e finanziario - che definisce anche il profilo politico e gli assetti sociali - sembra imporre. Guai a pensare che le attuali politiche adottate a livello nazionale ed europeo siano solo il frutto di una concezione errata dell'economia; e che un più corretto impianto teorico permetterebbe di correggerle.

Certamente il liberismo è arrivato a una resa dei conti, a un suo disvelamento come estrema versione della patafisica : quella disciplina che il suo inventore, Alfred Jarry, aveva denominato «scienza delle soluzioni immaginarie». Il liberismo fornisce un quadro falsato e mitologico del mercato, dove quello che nella realtà è l'incontro tra una formica e un elefante che "negoziano" su chi debba schiacciare l'altro sotto le proprie zampe viene spacciato per una libera contrattazione tra eguali. È incapace di auto-correggersi, perché per quanto evidenti siano i disastri provocati dalle privatizzazioni, li imputa sempre al fatto che non ne sono state fatte ancora abbastanza; e che bisogna privatizzare di più; magari vendendo la mamma o i propri organi. Propugna ricette per rimettere in pista la "crescita" che si riducono sempre e solo a tagli di reddito e occupazione per chi lavora; e mai di profitti. Ma dietro il velo di questa dottrina ormai screditata si nasconde la sostanza corposa di una subalternità totale ai poteri della finanza. E non, o non solo, per comunanza di interessi, o per appartenenza sociale, o per connivenza con chi detiene le leve del potere (cose che certo non mancano; e a volte sono vistose). Ma per un vincolo culturale, che è ormai diventato mentale e costitutivo della vita quotidiana di tutti: quello secondo cui all'attuale assetto di potere e alle scadenze e alle soluzioni che esso impone "non c'è alternativa". Questa tesi, di cui Margaret Thatcher è stata l'emblema, oggi si ripresenta come terrore della parola default . Che può voler dire tante cose: da una ristrutturazione del debito, come quello che Angela Merkel ha imposto alla Grecia, senza alcun beneficio, ahimé, per la sua popolazione, al ritorno a valute nazionali, se reso inevitabile dalla scomparsa dell'euro o da una crisi bancaria globale; passando ovviamente per cento soluzioni intermedie.

Eventualità del genere possono farci rabbrividire e paralizzarci. Oppure spingerci a costruire una via di uscita, facendo appello a esperienze e risorse cognitive oggi completamente escluse dal dibattito e dalla possibilità di influire sulle decisioni. Tanto che per discutere proprio di queste cose molti hanno ritenuto necessario occupare le piazze, in Spagna come in America. Come faranno anche in Russia e in Nordafrica, non appena le condizioni lo renderanno possibile (in Italia per ora ci è andata male per via dell'esito funesto del 15 ottobre); o affiancare quel dibattito agli scontri quotidiani con la polizia, come in Grecia; o farne una rivoluzione pacifica, come in Irlanda.. L'importante è cominciare. E se non ora, quando?

Viale Guido
(Il Manifesto)

domenica 1 gennaio 2012

Vincenzo Mannello ed i vaneggiamenti di un napoletano impazzito (o furbo..?)



Quotidianamente, oramai, stampa, tv, radio ed internet sono fedeli
portavoce del Napolitano-pensiero . Cavalcando lo share dell'80% di
consenso che i sondaggi gli attribuiscono (??) , il Presidente viaggia
, presenzia , riceve e , soprattutto , parla di tutto e su tutto . In
verità , più che comunicare , sembra proprio che sentenzi nel suo dotto
erudire , anzi che "rimproveri" tutti quelli non sono in linea con i
concetti espressi e le direttive quirinalizie impartite . Gli esempi
sono innumerevoli, si fatica a seguirli. Dalla intangibilità della
Costituzione , scritta dai padri costituenti su tavole più resistenti
di quelle di Mosè, alla intoccabilità dell'euro e del mito della
Europa Unita.

Che fa il paio con quello della unità d'Italia. Con contorno di lotta al razzismo ,
fedeltà alla Nato e sacra fiducia nell'Onu . Insomma , chi più ne ha
più ne metta . Sorvolando , per non incorrere nelle ire presidenziali
derivanti dalle norme "transitorie" (dopo 63 anni, saltiamo a caso tra le certezze dell'uomo del colle.

L'Europa Unita: quale, Presidente Napolitano? Quella che non ha il
consenso di oltre il 60% dei cittadini europei i quali non hanno votato
per il parlamento di Strasburgo ? Quella che ha visto sconfitti i
trattati sottoposti a referendum popolari poi annullati dalle caste
politiche sovra-nazionali ? Quella dell'euro imposto , specie agli
italiani , con tasso di cambio da strozzinaggio e che ha impoverito
tutti i redditi da lavoro dipendente e da pensione ? Quell'euro che
affossa i cittadini europei e salvaguarda quelli che non lo hanno
(inglesi , danesi , svizzeri etc.) ?

L'Italia unita? Dove, come, quando?

Da Napoli in giù quale Italia vede il Capo dello Stato ?
Quella della TAV ? Della autostrada SA-RC ? Del Ponte sullo Stretto che
non c'è ma dei treni (pochi , sporchi e lentissimi) che ci sono ,
esclusivamente fino a Roma ? Si riferisce all' unità di mafia ,
'ndrangheta e camorra che , nei famosi 150anni , hanno quasi
conquistato pure il Nord ? Cosa ha fatto e fa concretamente Napolitano
, oltre a parlarne , per i disoccupati , giovani e non ? Per le
famiglie e non solo quelle meridionali ? Per lo scempio del territorio
? Per lo stato della sanità ? Per il continuo degrado dello stato
sociale ? E , contestuale , per quello delle istituzioni ? Un elenco
che potrebbe continuare quasi all' infinito . Sono relativi i poteri
del Capo dello Stato ? Si chieda a Berlusconi , a Monti , alla Merkel ,
ad Obama , alla Nato , all' Onu , alla stampa ed ai media di mezzo
mondo che lo omaggiano del titolo di "garante dell' Italia" . Ma se non
conta niente , cosa sono tutti questi "omaggi" ? Se , oltre a parlare ,
non può nulla su quello che "denuncia ed evidenzia" , perchè non si
dimette ?

Proposta oscena e provocatoria agli occhi di chi legge ? Può
darsi , visto che , certamente , è "minoritaria" . Ma , nella speranza
che non lo sia tantissimissimo , mi auguro che , nel 2012 , ed in piena
"democrazia" questa "blandissima" critica non venga perseguita come
"vilipendio al Capo dello Stato".

Vincenzo Mannello

venerdì 23 dicembre 2011

Paganesimo di ritorno.. L'Europa riscopre le sue origini




"La civiltà europea nasce dall'incontro, dalla fusione, dall'intersecarsi, ma anche dallo scontro di quattro culture: greca, latina, celtica e germanica. Le prime tre sono più antiche del cristianesimo, che non vi ha apportato altro che elementi di dissoluzione e tentativi di scalzamento delle popolazioni europee dalla loro matrice culturale originaria. La quarta, quella germanica, ebbe il suo maggiore sviluppo in epoca medievale, già cristiana, ma anche qui il cristianesimo funse piuttosto da antagonista e da elemento di dissoluzione. La mentalità ecclesiastica ed i suoi valori furono in perenne antagonismo con la mentalità cavalleresca-feudale espressione del germanesimo, ed i suoi valori basati non sull'ascetismo ma sull'aspirazione ad una vita eroica. Questo contrasto si espresse per tutta l'epoca medievale nel conflitto fra papato ed impero poi nel 1516 con la riforma protestante ed il distacco della Germania dal papato romano. In secondo luogo, non è esagerato affermare che l'Europa ha sempre vissuto il cristianesimo impostole con la violenza come una soffocante camicia di forza. Nel XVIII secolo nacque in Europa il movimento illuminista; gli intellettuali più aperti, trovando il consenso della borghesia che si andava affermando e l'appoggio dei sovrani più illuminati, riuscirono a porre un freno all'ingerenza massiccia, al monopolio delle Chiese cristiane, soprattutto di quella cattolica, nell'istruzione, nella cultura, nella politica, in ogni aspetto della vita civile: era una reazione, in effetti, e pienamente giustificata, a due secoli di guerra civile europea che dalla riforma protestante in poi, cattolici e riformati avevano scatenato, contendendosi l'Europa palmo a palmo. La guerra dei Trent'anni (1618-1648) che distrusse la Germania e quasi ne sterminò la popolazione, giungendo ad essere la guerra più distruttiva e brutale della storia umana fino alle due guerre mondiali del XX secolo, non fu in effetti che l'episodio più acuto di una guerra civile bisecolare che sconvolse quasi ogni angolo del Vecchio Continente. L'illuminismo e le rivoluzioni del XIX secolo imposero la separazione fra Chiesa e stato, la laicità degli stati, la libertà di coscienza come diritto inalienabile. Da allora in poi, non appena l'Europa ha cessato di essere costretta dai roghi dell'inquisitore e dalla spada del crociato (Le crociate, ricordiamolo, non furono dirette solo contro l'islam, vi fu la crociata contro gli Albigesi, ma anche, ad esempio, quella che nel 1204 pose fine all'impero bizantino, e certamente “crociate” si potrebbero definire le campagne di sterminio carolinge contro i Sassoni e quelle dei cavalieri teutonici contro gli Slavi), è iniziato un movimento di scristianizzazione dell'Europa, lento ma inarrestabile e con ogni probabilità irreversibile. L'Europa rigetta da sé il cristianesimo come quel corpo estraneo che in effetti è. Dove sono le 'radici cristiane' dell'Europa? Sono piuttosto le parole del grande Richard Wagner che vengono in mente: 'PER QUANTO L'INNESTO SULLE SUE RADICI DI UNA CULTURA CHE LE E' ESTRANEA, POSSA AVER PRODOTTO FRUTTI DI ALTISSIMA CIVILTA', ESSO E' COSTATO E CONTINUA A COSTARE INNUMEREVOLI SOFFERENZE ALL'ANIMA DELL'EUROPA'. 'Una cultura che le è estranea'; di questo appunto si tratta; nonostante due millenni di sforzi, l'origine mediorientale, non-europea del cristianesimo rimane un marchio indelebile."

Joe Fallisi

...........

Il ritorno delle antiche religioni

di Fabio Calabrese

Mi dispiace di averlo saputo con un certo ritardo, ma credo che la cosa non tolga nulla all'importanza della notizia. La riferisce “L'indipendente” del 24 gennaio 2007 in un articolo a firma di Mauro Frasca, Il ritorno dei pagani sull'Olimpo: una rappresentanza dei circa 40.000 pagani ellenici ha ottenuto dalle autorità greche il permesso di celebrare un rito nel tempio di Giove Olimpio ad Atene, e la cosa sembra essere un primo passo per il riconoscimento ufficiale della religione “gentile” fra quelle ufficialmente ammesse, con il diritto di celebrare pubblicamente funerali, matrimoni eccetera. Già oggi la neo-rinata comunità pagana ellenica è la quarta fede del Paese dopo i 10 milioni circa di cristiani ortodossi, i 500.000 mussulmani ed 200.000 cattolici, superando nettamente i 30.000 testimoni di Geova, i 30.000 protestanti ed i 5.000 ebrei.
Quattro anni fa, ad un precedente tentativo di celebrare un rito sempre sull'acropoli ateniese nel tempio di Efesto, furono cacciati in malo modo dalle guardie archeologiche, oggi un tribunale ha dato loro ragione, riconoscendo il loro diritto di riappropriarsi dei luoghi di culto che furono eretti dai loro padri per la loro fede.Puntualmente, vi sono state le prevedibili reazioni isteriche della Chiesa ortodossa. Ma come? - verrebbe da chiedersi – questi cristiani oggi non sono tanto per l'ecumenismo, per il dialogo fra le religioni? Ma quando si tratta di manifestazioni della più antica spiritualità autoctona d'Europa, ecco scattare la più cieca, isterica intolleranza. Sarà mica perché i seguaci del “dio inchiodato” hanno un'enorme coda di paglia? Sarà mica perché la cristianizzazione dell'Europa, la cancellazione – evidentemente non così completa e non così definitiva come costoro pretendono – delle fedi europee originarie è avvenuta in un'orgia di violenza? La verità pura e semplice che ogni storico che si rispetti conosce, ma che ancora adesso ci si guarda bene dal rivelare al grosso pubblico, è che l'Europa è stata cristianizzata a forza.Dai massacri di pagani (migliaia di vittime) e la distruzione di templi per edificare al loro posto chiese cristiane ordinata dall'imperatore Teodosio, a Carlo magno con la sua evangelizzazione a fil di spada dei Sassoni, agli analoghi “sermoni” dei cavalieri teutonici contro gli Slavi, alla crociata contro gli Albigesi nel XIII secolo, ai roghi degli eretici, a quelli delle presunte streghe, la verità è che nella “conversione” dell'Europa al cristianesimo, la predicazione e la persuasione hanno tenuto un ruolo assolutamente marginale rispetto alla conquista militare, alle stragi, alla violenza più brutale, alla persecuzione dei dissidenti, alla soppressione di ogni forma di pensiero “non allineato”.L'articolo di Mauro Frasca precisa anche che il quasi-riconoscimento ufficiale del movimento gentile ellenico, che va ad aggiungersi a quelli già ottenuti dagli analoghi movimenti islandese e lituano, costituisce la punta dell'iceberg di un movimento molto più vasto che interessa tutta l'Europa e ne trascende i confini. Negli Stati Uniti, ad esempio, la wicca conta ben 134.000 seguaci, e recentemente la vedova di Patrick Steward, un sergente americano appunto adepto della wicca caduto in combattimento in Afghanistan nel 2005, è riuscita, sempre con sentenza del tribunale, a costringere l'United States Departement of Veteran Affairs ad ammettere i simboli wiccani nei cimiteri dei caduti (perché, sia chiaro, ancora oggi i pagani non riescono ad ottenere senza lunghe battaglie legali quei diritti che normalmente si riconoscono alle altre fedi; e questa ingiustizia è la più chiara dimostrazione del permanere anche all'interno di istituzioni che si vorrebbero “laiche” di una mentalità cristiana, e del fatto che il cristianesimo ha sempre costruito le sue posizioni civettando con il potere, e mentendo nella maniera più spudorata tutte le volte che ha inteso presentarsi come religione “dei poveri e degli umili”).In Europa, oltre ai movimenti islandese, lituano e greco, hanno ottenuto una sorta di riconoscimento ufficioso i 500 membri del Forn Sidr in Danimarca, una comunità pagana odinista (ma non è questione di numeri quando si esce da due millenni di repressioni e persecuzioni; vi sono poi movimenti che mirano alla restaurazione del paganesimo paleoslavo in Polonia, movimenti druidici nelle Isole Britanniche, in Francia ed in Italia; in Italia vi sono anche movimenti che vorrebbero restaurare il paganesimo romano.Il Dipartimento per gli Affari Ecclesiastici del governo danese ha fatto premettere al suo quasi-riconoscimento del Forn Sidr la dichiarazione di non avere nulla a che fare e l'impegno di non avere nulla a che fare in futuro con gruppi neonazisti o satanisti; cosa della cui equità od opportunità si potrebbe anche discutere, ma immaginatevi, provatevi solo ad immaginare se le Chiese cristiane e quella cattolica in particolare, per poter svolgere la loro attività dovessero impegnarsi preventivamente ad astenersi da ingerenze nella politica! Calmatevi, che rischiate di slogarvi le mascelle!Il defunto pontefice Giovanni Paolo II aveva il “pallino” delle radici spirituali dell'Europa che voleva menzionate anche nella costituzione dell'Unione Europea, ed il suo successore Joseph Ratzinger, Benedetto XVI si è mosso sulla medesima strada; non si può dire che in Europa non ci si stia muovendo per accontentare quest'aspirazione dell'uno e dell'altro; peccato che queste radici con il cristianesimo nulla abbiano a che fare.Le radici spirituali dell'Europa non sono cristiane, non possono esserlo, per chiari ed evidenti motivi.La civiltà europea nasce dall'incontro, dalla fusione, dall'intersecarsi, ma anche dallo scontro di quattro culture: greca, latina, celtica e germanica. Le prime tre sono più antiche del cristianesimo, che non vi ha apportato altro che elementi di dissoluzione e tentativi di scalzamento delle popolazioni europee dalla loro matrice culturale originaria. La quarta, quella germanica, ebbe il suo maggiore sviluppo in epoca medievale, già cristiana, ma anche qui il cristianesimo funse piuttosto da antagonista e da elemento di dissoluzione. La mentalità ecclesiastica ed i suoi valori furono in perenne antagonismo con la mentalità cavalleresca-feudale espressione del germanesimo, ed i suoi valori basati non sull'ascetismo ma sull'aspirazione ad una vita eroica. Questo contrasto si espresse per tutta l'epoca medievale nel conflitto fra papato ed impero poi nel 1516 con la riforma protestante ed il distacco della Germania dal papato romano.In secondo luogo, non è esagerato affermare che l'Europa ha sempre vissuto il cristianesimo impostole con la violenza come una soffocante camicia di forza.Nel XVIII secolo nacque in Europa il movimento illuminista; gli intellettuali più aperti, trovando il consenso della borghesia che si andava affermando e l'appoggio dei sovrani più illuminati, riuscirono a porre un freno all'ingerenza massiccia, al monopolio delle Chiese cristiane, soprattutto di quella cattolica, nell'istruzione, nella cultura, nella politica, in ogni aspetto della vita civile: era una reazione, in effetti, e pienamente giustificata, a due secoli di guerra civile europea che dalla riforma protestante in poi, cattolici e riformati avevano scatenato, contendendosi l'Europa palmo a palmo. La guerra dei Trent'anni (1618-1648) che distrusse la Germania e quasi ne sterminò la popolazione, giungendo ad essere la guerra più distruttiva e brutale della storia umana fino alle due guerre mondiali del XX secolo, non fu in effetti che l'episodio più acuto di una guerra civile bisecolare che sconvolse quasi ogni angolo del Vecchio Continente. L'illuminismo e le rivoluzioni del XIX secolo imposero la separazione fra Chiesa e stato, la laicità degli stati, la libertà di coscienza come diritto inalienabile. Da allora in poi, non appena l'Europa ha cessato di essere costretta dai roghi dell'inquisitore e dalla spada del crociato (Le crociate, ricordiamolo, non furono dirette solo contro l'islam, vi fu la crociata contro gli Albigesi, ma anche, ad esempio, quella che nel 1204 pose fine all'impero bizantino, e certamente “crociate” si potrebbero definire le campagne di sterminio carolinge contro i Sassoni e quelle dei cavalieri teutonici contro gli Slavi), è iniziato un movimento di scristianizzazione dell'Europa, lento ma inarrestabile e con ogni probabilità irreversibile. L'Europa rigetta da sé il cristianesimo come quel corpo estraneo che in effetti è. Dove sono le “radici cristiane” dell'Europa? Sono piuttosto le parole del grande Richard Wagner che vengono in mente:“PER QUANTO L'INNESTO SULLE SUE RADICI DI UNA CULTURA CHE LE E' ESTRANEA, POSSA AVER PRODOTTO FRUTTI DI ALTISSIMA CIVILTA', ESSO E' COSTATO E CONTINUA A COSTARE INNUMEREVOLI SOFFERENZE ALL'ANIMA DELL'EUROPA”.“Una cultura che le è estranea”; di questo appunto si tratta; nonostante due millenni di sforzi, l'origine mediorientale, non-europea del cristianesimo rimane un marchio indelebile.
L'anno scorso, 2006 dell'Era Volgare, l'attuale pontefice (sempre che convenga al leader della Chiesa cattolica questo titolo usurpato – come tutto il resto – all'antica religione romana) Benedetto XVI tenne, nel corso della sua prima visita pastorale nella natia Germania, un discorso all'università di Regensburg, che attirò l'attenzione soprattutto per un'espressione sull'islam giudicata offensiva dalle comunità islamiche e prontamente ritrattata, ma questo però ha fatto passare inosservato il fatto che in questo discorso Joseph Ratzinger diceva anche altro, tornava ancora una volta sulle “radici cristiane dell'Europa”, tormentone preferito del suo predecessore, con un'interessante variante, mettendo a lato delle fonti bibliche ed evangeliche anche la “filosofia greca”.Potremmo quasi dire che Ratzinger è stato più moderato (ed è certamente più colto) del suo predecessore Wojtila, essendosi degnato di menzionare accanto alle radici ebraico – biblico – cristiane, quelle greche.Questa ammissione rende ancora più interessante un esame delle tre omissioni delle reali radici dell’Europa: la costruzione politico - giuridico – amministrativa romana, l’immaginario celtico, le tradizioni germaniche di fedeltà e di onore, soprattutto considerato che Joseph Ratzinger non è un curato di campagna casualmente diventato papa, ma un teologo ed uno dei più acuti intelletti che la Chiesa oggi possiede.Che proprio un papa tedesco abbia omesso qualsiasi accenno al contributo delle radici germaniche alla civiltà europea, non è purtroppo cosa che possa stupire: dal 1945 i Tedeschi sono abituati, sono stati costretti con una sorta di schizofrenia indotta, a definire la propria identità in termini di negazione del proprio passato e della propria storia; nondimeno, la concezione germanica dello stato che nasce da rapporti personali fra governanti e governati, da un patto liberamente sottoscritto ma che una volta contratto va osservato con una fedeltà che non ammette deroghe, è alla base non solo del forte spirito identitario che ha caratterizzato il medioevo feudale e comunale, ma, incontrandosi con la paideia greca e l’humanitas latina, ha generato la nostra concezione che accorda alla persona, al singolo, ai suoi diritti, una centralità assolutamente sconosciuta in altre culture.Che anche i Celti in questo discorso rimangano fatalmente ignorati, stupisce ancora meno: dalle radici celtiche abbiamo ereditato il folklore come forma di mitologia popolare, con creature fantastiche come elfi e folletti, ed alcuni miti ancora vivi nella nostra cultura apparentemente smagata: il Ciclo Bretone, Artù, Merlino, Excalibur, il Santo Graal sono presenze ancora vive, simboli ancora forti nella nostra cultura: è il residuo maggiore di paganesimo che permane oggi in Europa, che urta frontalmente contro la mentalità cristiana, e proprio per questo è per me una delle ragioni che rendono degna di amore e d’interesse la cultura celtica.Stupisce maggiormente la mancanza di qualsiasi riferimento alla tradizione romana da parte del principale esponente di una Chiesa che si definisce pomposamente e falsamente “romana”. Forse la cosa è più spiegabile alla luce di una riflessione del filosofo Denis De Rougemont, secondo il quale il cristianesimo avrebbe portato in Europa “un terzo mondo di valori”, quelli del profetismo ebraico “difficilmente conciliabili con la misura greca e totalmente contrari a quelli di Roma”.Da Roma, la Chiesa cattolica “romana” ha ereditato parte della struttura amministrativa e la lettera della sua cultura giuridica e letteraria, uccidendone totalmente lo spirito.“Et facere et pati fortiter romanum est”, è da romani agire e sopportare con fermezza. Il romano affronta le vicende della vita con un senso di equilibrio interiore, non perde il controllo di sé nei momenti favorevoli e non si abbatte nelle sventure; ancora più del greco gli è proprio il senso della misura. Un mio rimpianto docente del liceo ormai scomparso da molti anni, faceva notare come Orazio traduca il “Nun chré methusthen” (“ora bisogna ubriacarsi” di Alceo con “Nunc est bibendum”, il romano “beve”, non “si ubriaca”.A differenza di quelle cristiane, le virtù romane sono virtù civiche: valore e disciplina in battaglia, frugalità e parsimonia nell’amministrazione delle proprie cose, obbedienza filiale, magnanimità e saggezza come pater familias, senso di appartenenza, fierezza di appartenere alla propria civitas ed alla propria stirpe, preoccupazione per i suoi destini, forza d’animo nelle sventure, moderazione nei successi.La virtus romana non è la “virtù” cristiana, viene da vir, e significa appunto in ogni circostanza riuscire ad essere e sapersi comportare da uomini.Del concetto antico di virtù, curiosamente rimane una traccia negli erbari, nei bestiari, nei lapidari medievali, laddove si parla delle “virtù” delle piante, degli animali, dei metalli: “virtù” significa portare alla massima estrinsecazione, sviluppare ciò che è conforme alla propria Natura; è un’idea esattamente opposta a quella del cristianesimo che implica l’andare contro la propria natura che si suppone corrotta dal peccato originale.A questo punto proprio il fatto che Joseph Ratzinger abbia menzionato il pensiero greco nel discorso di Regensburg diventa sospetto. Su cosa si debba intendere per pensiero greco, infatti, esiste quanto meno una grossa ambiguità, forse una mistificazione.Come minimo occorre distinguere fra “la sapienza” greca e “la filosofia” greca o presunta tale. Giorgio Colli, il nostro maggiore studioso del pensiero greco, faceva notare che la parola “filosofia” che significa “amore per la sapienza” fu usata per la prima volta da Platone, ma in Platone essa ha ancora il significato di una sapienza perduta da ritrovare, mentre l’idea “moderna” della filosofia come un sapere mai prima posseduto da inventare ex novo, nasce solo con Aristotele.Ora, si osservino bene i rapporti temporali: con Socrate, maestro di Platone siamo già a dopo la guerra del Peloponneso che è considerata l’evento che pone fine alla civiltà ellenica classica, e con Aristotele che fu il precettore di Alessandro Magno, siamo già nell’ellenismo.In pratica, non considerando la fase sapienziale ma unicamente quella filosofica del pensiero greco, e riducendo tutto quanto sta prima di Socrate nella categoria dei precursori sui quali non è il caso di soffermarsi troppo, con una specie di gioco di prestidigitazione, è proprio il pensiero della grecità classica che è stato fatto scomparire dalla nostra vista.Tra la sapienza ellenica e la “filosofia” ellenistica corre, potremmo dire, la stessa distanza che c’è fra Leonida che si immola alle Termopili con i suoi trecento spartiati per sbarrare la strada ai Persiani, ed Aristotele che si pone al servizio di Filippo II di Macedonia, il re straniero che minaccia l’indipendenza delle città greche.L’aspetto più interessante e forse più rilevante della sapienza greca è il suo contenuto etico, che è bene illustrato da un episodio riguardante Solone, forse il più noto dei Sette Savi della tradizione ellenica. Solone fu invitato alla corte di Creso, il re di Lidia il cui stesso nome è diventato sinonimo di ricchezza. Dopo avergli mostrato i suoi tesori, Creso chiese al saggio greco se riteneva che egli fosse un uomo felice. Solone rispose negativamente, ed allora Creso gli domandò:“Chi conosci tu più felice di me?”Solone rispose citando un qualsiasi cittadino ateniese che aveva onorevolmente servito la sua città in guerra, era onesto e stimato dai suoi concittadini, aveva una moglie fedele e dei figli devoti.
Anni più tardi, Creso mosse guerra a Ciro, il re dei Persiani e fu pesantemente sconfitto e catturato. Mentre stava per essere messo a morte, invocò ripetutamente il nome di Solone, avendo finalmente compreso l’insegnamento del saggio greco. Incuriosito da quell’invocazione, Ciro chiese a Creso di che si trattasse, e questi gli narrò dell’incontro avvenuto anni prima con il sapiente greco. Allora il re dei Persiani graziò Creso e lo perdonò, pago di poter godere almeno del riflesso della saggezza di Solone.Vivere secondo virtù è per la Sapienza greca l’unico modo per essere felici, una virtù concepita allo stesso modo della virtus romana come conformità alla propria natura, e l’uomo non è separabile dal cittadino, né la virtù dall’esercizio dei doveri civici. Tale separazione, ci spiegherà più tardi J. J. Rousseau, avviene con il cristianesimo ed è caratteristica di esso.
Democrito sottolinea il valore della libertà per l’uomo:“Preferisco vivere libero e povero in una democrazia, piuttosto che essere uno schiavo ricoperto d’oro sotto una tirannide”.Sotto una tirannide, infatti, non si può nemmeno dire di essere ricchi ma solo degli schiavi coperti d’oro, poiché il tiranno può toglierti in qualsiasi momento quel che ritieni tuo.Naturalmente, fosse vissuto nella nostra epoca, avesse conosciuto le nostre democrazie piene di limitazioni alla libertà di pensiero, nelle quali esiste il reato d’opinione, Democrito si sarebbe reso conto che “democrazia” può ben essere il nome di una tirannide ipocritamente mascherata.
La sapienza greca o la filosofia presocratica (la seconda è il prolungamento della prima) sono ben consce della tragicità dell’esistenza in termini tali che il giudizio di De Rougemont che le vede “difficilmente conciliabili” con il cristianesimo, è in effetti una sottovalutazione.“Da dove i viventi hanno origine”, spiega un memorabile frammento di Anassimandro, “là essi necessariamente ritornano. Essi pagano l’uno all’altro il fio dell’ingiustizia commessa vivendo”.
L’esistenza è una catena ciclica cui i viventi, ossia tutti noi, siamo connessi, destinati a tornare là da dove siamo venuti nell’eterno ripetersi di nascite e morti. Vivere significa commettere ingiustizia, causare e ricevere dolore, un’ingiustizia di cui tutti noi salderemo immancabilmente il conto con il nostro trapasso.Eraclito ha scritto che “Omero ed Esiodo che supplicavano gli dei di dare pace al mondo, non erano consapevoli di pregare per la sua morte”, poiché l’essenza stessa della vita è il conflitto. “La guerra è madre e regina di tutte le cose”; non la guerra che talvolta gli uomini si fanno, ma la lotta incessante tra predatori e prede, la morte di alcuni che è la sopravvivenza per altri, ed è essa a generare le cose ed i viventi, a costruire i tipi più elevati, e pare quasi di toccare con venticinque secoli d’anticipo il concetto darwiniano di selezione naturale. (Non a caso, Darwin è ancora oggi così odiato dai fondamentalisti religiosi).E’ una visione che potremmo definire un nichilismo aristocratico, capace di osservare con occhio lucido tutta la tragicità e la precarietà della condizione umana senza cercare scappatoie soprannaturali, è una visione che presuppone un’umanità sana che riesce ad apprezzare gli aspetti positivi dell’esistenza pur essendo conscia della loro caducità, laddove il cristianesimo vuole l’uomo malato per poterlo “redimere”.A partire da Aristotele abbiamo la filosofia nel senso che ci siamo abituati a dare a questa parola, come narcisistico esercizio intellettuale nel quale, come ebbe a dire Cicerone, “riceve maggiore considerazione chi inventa una stranezza nuova, che chi ripete una verità già detta da altri”, la cultura del mondo cosmopolita “globalizzato” ante litteram creato dalle conquiste di Alessandro, dove s’infiltrano sempre più elementi non greci e non europei, i cui fermenti di dissoluzione si attaccheranno come un contagio al mondo romano dopo che quest’ultimo l’avrà politicamente assoggettato, il “terreno di coltura” su cui si svilupperà il cristianesimo. E’ senz’altro questo il “pensiero greco” cui guarda Ratzinger.Noi dobbiamo ribadire che le radici dell’Europa, quelle vere: il pensiero greco (quello autentico, non la sua contraffazione ellenistica), Roma, il mondo celtico e quello germanico, non sono cristiane, sono europee. “Non si può dire”, ha detto qualcuno, “Se una rinascita del paganesimo in Europa sia oggi possibile, di certo è necessaria”.Negli ultimi anni i segnali che fanno presagire una tale rinascita, non hanno fatto altro che moltiplicarsi. Cominciamo a scorgere la luce in fondo al lungo tunnel durato due millenni; il nostro continente sta cominciando forse a ritrovare il contatto con le sue vere radici spirituali.

Fonte: http://www.ereticamente.net/

domenica 11 dicembre 2011

"SALVATO" L' EURO, "ISOLATA" L' INGHILTERRA, L' UNICA CHE NON PAGA PEGNO

Albione


LA FINTA 'LITE' TRA CAMERON, SORCIOZY E MERKEL.

C'è un autore che in Italia, a teatro, in omaggio alla cultura Unica anglosassone che domina in Europa, non viene piu' rappresentato a teatro, pur restando attualissimo: è Luigi Pirandello, il Machiavelli dei 'rapporti personali', che egli sa definire, nella loro cruda essenza di realtà, fuor d' ogni 'vittorianesimo' virtuista quanto ipocrita.

Ma per fortuna ha rimediato Brussel, sul cui palcoscenico ieri, nella commedia denominata "salvataggio dell' euro", è andata in scena invece una delle commedie più celebri del genio di Girgenti, "Il Gioco delle Parti". Basata sul classico triangolo, marito-moglie-amante di lei, ma secondo una logica rovesciata: ognuno dei due maschi vuol mollare la donna all' altro.

Così ieri, nel triangolo Cameron-Sorciozy-Merkel, si è svolto un del tutto analogo 'litigio preordinato': per "salvare l' euro" ed "isolare l' Inghilterra", secondo la vulgata corrente..... IN REALTA' PER SCARICARE TUTTI GLI ULTERIORI COSTI DEL "SALVATAGGIO" SUGLI EUROCONTINENTALI, E SGRAVARNE L' INGHILTERRA, CHE GIAMMAI PARTECIPO' AD ALCUN SALASSO IN PRECEDENZA, NE' VI PARTECIPERA' IN FUTURO.

SEMPRE RESTANO, CON GLI USA ( CUI SONO ORMAI RIUNIFICATI IN UN UNICO 'SUPERSTATO ATLANTICO', DI CUI COSTITUISCONO LO STATO MAGGIORE, MENTRE I CONTINENTALI SONO 'SUDDITI' PRIVI DI ALCUN DIRITTO: 1MONTI, COME 3 PRIMA DI LUI, IERI SI E' RIDOTTO A PRONUNCIARE LA FORMULA DI RITO AI SUOI MAGGIORI: SI' BWANA ! IN QUALUNQUE CIRCOSTANZA....), GLI UNICI VERI PERCETTORI DELLA MONETA-UNICA/CAMICIA DI FORZA, SULLA QUALE CARICANO AD LIBITUM I COSTI DEI 'LORO' SALVATAGGI FINANZIARI, DAL 2007 IN POI....

Anche prima accadeva, col dollaro sganciato da Bretton Woods, nel 1970. Ma era assai più difficile, PERCHE' L' EUROPA NON AVEVA UN UNICO NUMERO DI TELEFONO CUI HENRY KISSINGER POTESSE IMPARTIRE GLI ORDINI, e gli italiani democristiani facevano addirttura FINTA DI NON SENTIRE !!!!! Come Aldo Moro, che al cospetto del nazi-giudeo al comando di Washington, FACEVA ADDIRITTURA LA PENNICHELLA !!!!

Fu per questo che il TERRORISTA PAOLO MIELI FIGLIO DEL CRIMINALE DI GUERRA RENATO, INSIEME AD ALTRI DUE COMANDANTI certificati COME LUIGI MANCONI-B.R.LINGUER ED ADRIANO SOFRI ed altri ancora, organizzò le Brigate Rosse, partendo dall' assassinio del Commissario-ficcanaso LUIGI CALABRESI.....od anche prima, per giungere infine all' obbiettivo di uccidere, con ALDO MORO, il 'baricentro' stesso di quella NOSTRA INDISCIPLINA DI ITALIANI AL GIOGO ANGLO-AMERICANO !!!!

Oggi, col nazi-comunista GIORGIO NAPOLITANO in veste di 'Re-gista', e 1Monti 'esecutore', Ratzinger in quella di Padre Spirituale del giudeocristianesimo 'Abramitico' CHE GIUSTIFICA L' USURA E LO STROZZINAGGIO DEGLI 'ELETTI' CONTRo NOI POVERI CRISTIANI.... SEMPRE CHE VI RIESCANO, gli Italiani, a leggere i titoli dei giornali TUTTI REDATTI DA EX-BRIGATISTI-DIPENDENTI DEI SERVIZI STRANIERI, SEMBRANO I PIU' ENTUSIASTI SERVITORI DELLA UNICA-MONETA IN GRADO DI SALVARE DAVVERO LA 'PERFIDA ALBIONE' DALLA ROVINA CHE SI E' AUTOFABBRICATA COL LASCIARE MANO LIBERA ALLA RAZZA-PURA/FINANZA DEI GOLDMANN E DEI MERRILL....

Che 'sopravvive' l' Euro-Totale ---nello scenario scritto da Tim Geithner, tipo la sceneggiata napoletana dal titolo "ISSO, ESSA E 'O MALAMENTE", poi recitata da Sorciozy ed Angela Merkel col loro consanguineo David Cameron nella parte dell' 'offeso'---
proprio come 'zia Lucy', corpo-zombie da salassare ad libitum da "Dracula il Vampiro", nell' interesse del succhiasangue stesso.
In una condizione di REGRESSO PERMANENTE, finanziario, economico, industriale, culturale.....

ECCO PERCHE', ANCHE COL 'SALVATAGGIO ' ODIERNO, L' EURO E' GIA' UN MORTO CHE CAMMINA....

Infatti, per 'salvarlo', secondo i deliberati odierni di Brussel-Francoforte, PER INTANO ANGELA MERKEL, la 'durissima tedesca' delle legenda mediatica (invero nè l' una cosa nè l' altra) HA GIA' DATO, DOPO GLI ORDINI RICEVUTI DA TIM GEITHNER, VIA LIBERA A MARIO GOLDRAKE-SACKS, PER STAMPARE QUANTA PIU MONETA ED ACQUISTARE QUANTI PIU' BTP PROPRIO PER 'SOSTENERE', CON L' EURO, ANCHE IL GOVERNO-SUDDITO CLERICO-MASSONICO DI GIORGIO NAPOLITANO, MARIO MONTI E JOSEPH RATZINGER/RICCARDI....Infatti gli è calato, lo spread...a 426 punti, per acquisti massicci di Francoforte, un Viagra al contrario.
NEL MENTRE SI PROSPETTA, PER IL PROSSIMO FUTURO, UN NUOVO AUMENTO DEL FONDO SALVA-'STATI' (LEGGI: BANCHE), DA EROGARE A DISCREZIONE DEGLI ANGLO-AMERICANI A QUESTO E NON A QUELLO, SECONDO APPARTENENZA RAZZIALE-MASSONICA, PER BEN DUECENTO ALTRI MILIARDI TUTTI DA SPREMERE DALLE ARTERIE NOSTRE.


Perché è stato accordato DURANTE MARIO MONTI, allorchè fu negato al povero Sor Berlusca, in fondo del tutto 'innocuo' (=eunuco) politicamente ? PER L' UNICA RAGIONE CHE BERLUSCA, PUR SEMPRE, E SIA PURE TRADENDOLO, RAPPRESENTA IL CONSENSO DEGLI ITALIANI, I QUALI INVECE DEVONO PROPRIO SAPERE DI ESSER PRIVI DI QUALUNQUE 'DIRITTO ALLA RAPPRESENTAZIONE'.
Ecco con quale DEMOCRAZIA saranno poi erogati, dall' alto, i fondi del BILANCIO UNICO 'EUROPEO' che sarà redatto direttamente da Goldmann-Sachs. Se sei 'puro', O.K., come ai tempi del III Reich. Se sei almeno giudeocristiano, la 'cerchia' più larga, passi dal Purgatorio.
Ma se GIUDEO non sei per niente, pane, acqua e sbarre, come ai tempi gloriosi che i nostri cari 'Eletti' costruivano ARCIPELAGO GULAG, salvo finirci loro stessi in massa......

I 'sobri' frammassoni NAPOLITANO, MONTI, RATZINGER, RICCARDI, infatti, NON CI RAPPRESENTANO IN NESSUN MODO: ESSI LAVORANO ESCLUSIVAMENTE AGLI ORDINI E PER PRAPPRESENTANZA DELLA GRAN LOGGIA DI LONDRA, CHE DIRIGE DA SETTANTA ANNI TUTTA LA COSTRUZIONE DELL' EUROPA UNITA, NELLA CANCELLAZIONE DEGLI STATI E DELLE NAZIONI IUGULATE DALLA DISCIPLINA DELLA MONETA-UNICA....
NON LO SPIEG0' APERTAMENTE GIUDIO 3MONTI, IL MONDIALISTA DELL' ASPEN, QUI RAPPRESENTATO AL GOVERNO DA MARTA DASSU', LA SUA 'VICE' DALEMIANA, CHE IL PROGRAMMA DI CHURCHILL DI "CASSARE LE NAZIONI CONTINENTALI", A PARTIRE DALLA RUSSIA, ERA IL SUO VERO PROGRAMMA EURO-POST-BELLICO ?????

Non ci provò HANS MORGENTHAU, l' ebreo Ministro-Esteri di Roosevelt, a frantumare la Germania in venti staterelli neo-feudali, dopo la guerra persa ? Così però sarebbe finita in bocca alla Russia: ERA MEGLIO INVECE RIUNIFICARLA , RICICLANDONE I COMUNISTI AL SERVIZIO DELLE STELLE-STRISCE, PROPRIO COME IN ITALIA CON I B.R.LINGUERINNEGATI, una volta sciolta l' URSS.
In modo da metterli 'alla guida' del Continente per conto degli anglo-USA medesimi, che l' Unione Europea già concepivano negli Anni Trenta, per le menti perfidissime di loro agenti qualo ALTIERO SPINELLI, teorico del SuperStato federalista tipo USA, Jean Moulin e Jean Monnet.

Così ieri, LA COMUNISTA MERKEL, della STASI di Misha Wolf l' Atlantico, HA POTUTO PREANNUNCIARE, IN VIRTU' DEI SALASSI IMPOSTI DAL COMUNISTA NAPOLITANO, MONTI E RATZINGER ALL' ITALIA, UN PROSSIMO "BILANCIO UNIIFCATO" DI TUTTA EUROPA, SULLA BASE DEL QUALE POI EMETTERE I FAMOSI "EUROBONDS" DEL SUPERSTATO-UNICO, che casserà DEL TUTTO OGNI SOVRANITA' NAZIONALE DEI POPOLI D' EUROPA CONTENTALE.....Pensate un pò come potrà essere equanime 'sto bilancio, dal mattino si capisce la sera....

Noi metteremo, spremendoci le vene già dissanguate al massimo, TUTTE LE LACRIME E SANGUE NECESSARI ALLO SCOPO: l' Inghilterra, che resta fuori da questa DISCIPLINA UNICA che tocca tutti Noi, farà la sua solita 'PARTE IN COMMEDIA': SUCCHIARE.....

Sempre che, Noi d' EuRoma, all' Inglese Culattone, invece del sangue da succhiare non gli mettiamo invece UN BELL' UCCELLO IN CULO, come ha fatto PUTIN a Lady Macbeth Clinton, con il drone 'invisibile', a tecnologia stealth, catturato in Iran....Manco abbattutto, ma teleguidato a terra, nella mani dei pasdaran, come fosse un falcone ammestrato ! Con una apposita 'interferenza elettronica' sui comandi, tipo i quattro BOEING dell' 11 settembre, teleguidati dai 'neo.com' di Dick Cheney, con il 'joy-stick' in mano, a schiantarsi sulle due Torri di Manhanattan, per fare il Golpe 'Razziale-Puro' della setta neo.com su tutto l' Occidente Atlantico....

Tanto l' inglese, davanti o didietro, deve 'prenderci' sempre qualcosa di Nostro, EGLI COMUNQUE GODE, in un orifizio o nell' altro.

Gianni Caroli / napoLibera

sabato 26 novembre 2011

Il New York Times da per imminente la fine dell'Euro... sarà vero?!



Dobbiamo suonare un po' un'altra campana... altrimenti non c'è abbastanza varietà di musica... Personalmente non so se valga la pena di continuare una politica economica comunitaria, -con una moneta comune, intendo- però in questi tempi di rampanti "consumisti" bancari la moneta può venire usata anche come modo per sancire una "residua" sovranità degli stati.. In questo caso gli stati a cui mi riferisco sono l'Europa... E sarebbe un peccato che l'unione europea fallisse per motivi di speculazione economica... Anche perchè nel gioco del globalismo se ne avvantaggerebbero altre compagini più "aliene" al nostro mondo ed al nostro pensiero di abitanti del vecchio continente.. Non faccio nomi nè riferimenti per non offendere nessuno.. Ma in fondo -chissà- potrebbe magari anche essere un bene (nel futuro) che i giochi si spariglino... Staremo a vedere o staranno a vedere quelli che saranno rimasti in vita.... (Paolo D'Arpini)

Comunque ecco qui un intervento "tradizionalista" di Lucrezia Reichlin

La stabilità - La Bce intervenga con più forza sui mercati

L'indipendenza della Banca centrale europea (Bce) è un principio fondamentale che garantisce i cittadini contro la possibilità che pressioni politiche la inducano a creare inflazione. È giusto quindi che Angela Merkel l'abbia difeso nel corso della riunione a Strasburgo con Mario Monti e Nicolas Sarkozy, escludendo dall'ordine del giorno la Bce.

Tuttavia, la domanda da porsi non è se la Bce debba salvare l'Italia o
altri Paesi «peccatori» ma se la sua politica sia in linea con il suo mandato.In quanto segue vorrei spiegare perché un intervento della Bce con l'obbiettivo dichiarato della compressione dello spread tra tassi d'interesse sui titoli sovrani è un'azione necessaria all'adempimento del suo mandato di stabilizzazione dei prezzi e non il suo contrario.In tempi normali il consiglio Bce persegue l'obbiettivo della stabilità dei prezzi con un solo strumento, cioè determinando il livello del tasso d'interesse a breve termine.

L'idea è che quest'ultimo poi si trasmetta a tassi più a lungo termine, cioè ai tassi sui prestiti bancari che regolano le condizioni a cui imprese e famiglie ottengono finanziamenti. I tassi a cui si finanziano gli Stati sono anch'essi legati a questi ultimi, ma contengono anche un fattore di rischio che dipende dalle aspettative che il mercato ha sulla solvibilità del Paese.Dalla crisi finanziaria del 2008 il meccanismo di trasmissione tra il tasso d'interesse determinato dalla Bce e i tassi effettivi che determinano le condizioni del credito si è interrotto per via dell'incertezza sullo stato di salute delle banche e quindi del rischio di credito.

Di conseguenza, la Bce, per adempiere al suo mandato, ha dovuto usare altri strumenti oltre al tasso d'interesse a breve tra cui operazioni speciali che facilitano la liquidità per le banche e, dalla primavera del 2010, l'acquisto sul mercato secondario di titoli degli Stati sotto stress. Se la Bce non fosse intervenuta in questo modo non ortodosso, l'Europa avrebbe vissuto una crisi finanziaria gravissima e il sistema bancario sarebbe andato velocemente al collasso.

Altre banche centrali nel mondo hanno messo in opera simili operazioni per contrastare la crisi.La crisi del debito sovrano cominciata in Grecia nel 2010, acuitasi nel 2011 e ormai estesa a gran parte dell'area, ha aggiunto un altro elemento di distorsione tra tassi d'interesse poiché il tasso che si esige per prestare soldi a un Paese fragile è più alto di quello di un Paese solido e la differenza riflette il rischio Paese.

Queste differenze tra tassi sui titoli di Stato hanno determinato condizioni di finanziamento del debito sovrano molto diverse tra Paesi, con conseguenze sul costo del credito. Una banca spagnola che ha in bilancio molti titoli spagnoli è colpita negativamente quando questi titoli si svalutano a causa del fattore rischio Spagna. Inoltre, essa ha maggiori difficoltà delle banche dei Paesi a basso rischio nel reperire liquidità sul mercato. Questi costi inevitabilmente si trasferiscono sul costo del credito per i consumatori e le imprese spagnole.

Per la Bce questo crea un problema di politica monetaria che non si era mai manifestato nella storia dell'euro. Questa stabilisce un tasso d'interesse guida uguale per tutti i Paesi, ma la trasmissione tra questo tasso e il costo del credito risulta molto diverso tra di essi: i tassi d'interesse effettivi sono molto più alti in Spagna che in Germania, per esempio.

In gergo si dice che il meccanismo di trasmissione della politica monetaria non è omogeneo, cioè la Spagna subisce una politica monetaria che è effettivamente diversa da quella tedesca. È lecito chiedersi se questo non sia in contraddizione con il principio della politica monetaria unica. La risposta non è semplice. Da un lato una banca centrale non deve agire in modo da illudere il mercato che non ci sia rischio Paese quando questo c'è: una tale politica ucciderebbe ogni incentivo per i governi a mettere in atto il risanamento del bilancio. Dall'altro, per perseguire la stabilità dei prezzi in tutti i Paesi, la banca centrale deve far sì che il meccanismo di trasmissione dal tasso a breve ai tassi effettivi sia omogeneo. Se il fattore rischio riflettesse un reale problema di solvibilità per alcuni Stati, la Bce si troverebbe a far fronte ad un dilemma.

Ma se quest'ultimo fosse distorto in quanto causato da un attacco speculativo dei mercati alla cui origine c'è un problema di liquidità e non di solvibilità, il da farsi è chiaro. Francoforte deve intervenire per adempiere al suo mandato di stabilità dei prezzi, cioè non per salvare gli Stati, ma per far funzionare la politica monetaria. In pratica è difficile distinguere tra solvibilità e liquidità, ma la posta in gioco è troppo alta per poter peccare per il timore di sbagliare. Per ragioni di politica monetaria e per adempiere al suo mandato la Bce dovrebbe darsi un obbiettivo quantitativo sugli spread e programmare gli interventi di acquisto di titoli di Stato e le operazioni di liquidità alle banche necessarie per raggiungere questo obbiettivo.

L'annuncio di tale obbiettivo avrebbe un effetto rassicurante per i mercati e darebbe lo spazio ai nuovi governi dell'Europa per mettere in atto le riforme strutturali necessarie a navigare verso una rotta più virtuosa nel lungo periodo. Farlo non significa rinnegare il mandato, ma, al contrario, perseguirlo.

Lucrezia Reichlin

lunedì 31 ottobre 2011

Le verità sull'Euro.. che il Berlusca non menziona e la faccia di bronzo che si ritrova!

"Ci avete le corna.." (Saul Arpino)


“Il Giornale” della famiglia Berlusconi, in linea con le ultime sparate del suo proprietario, ha aperto il 30 ottobre u.s. con un attacco all’Euro, sintetizzato nei seguenti titoli e frasi: La vera storia dell’euro truffa. Così Prodi & C. ci hanno svenduto. Quel bidone di Euro. Prezzi doppi stipendi dimezzati. Attaccano Berlusconi perché ha detto la verità: la moneta unica è stata una fregatura.


E’ allora il caso di replicare a queste autentiche facce di bronzo con alcune semplici verità.


L’Euro è un pezzo di carta, uno strumento, un mezzo, non è né buono né cattivo, tutto dipende solo dall’uso che se ne fa.

L’Euro è entrato in vigore come moneta di scambio il 1 gennaio 2002, con il governo Berlusconi che era in carica da sette mesi.

Quel 1 gennaio 2002, con un sincronismo degno di miglior causa, i ceti imprenditoriali e produttivi (quelli che avevano fatto vincere alla grande al centrodestra le Elezioni del 2001), nella totale assenza o peggio acquiescenza del governo Berlusconi, applicarono la truffa sui prezzi con il cambio 1.000 lire = 1 euro, mentre il cambio AVREBBE DOVUTO ESSERE 1.000 lire = 0,50 euro (arrotondato per semplificare), conseguendo quindi enormi guadagni.

Allo stesso modo, Aziende di Stato, Municipalizzate e quant’altro, applicarono lo stesso cambio truffa alle tariffe dei servizi, diminuendo così le loro montagne di debiti e migliorando la loro precaria situazione finanziaria.

La truffa fu completata lasciando invece inalterati stipendi, salari e pensioni, perché la “governativa” Istat, incredibilmente, continuò a certificare ai fini dell’indicizzazione di salari, stipendi e pensioni, un’inflazione del 2,5 – 3%, quando tutti ci accorgevamo che i prezzi erano raddoppiati e che quindi l’inflazione in realtà era del 50% e oltre.

Le ripetute segnalazioni e denunce delle Associazioni Consumatori al Governo Berlusconi furono semplicemente IGNORATE!

Come si può notare la realtà dei fatti è semplice e dovrebbe essere comprensibile a tutti, anche se la lobby berlusconiana non brilla per intelligenza economica, visto che uno dei loro cavalli di battaglia era che il cambio euro-lire non doveva essere fissato a 1936,27 ma a 1.500.

Un’autentica cretinata, perché quel cambio era il valore esatto della lira italiana rapportata in quel momento alle altre monete e al dollaro, non è che ogni Stato si sceglieva il cambio che voleva.

Se poi, dietro questo attacco all’Euro, c’è l’utopia del ritorno alla lira, è facile a tutti immaginare, nell’attuale crisi finanziaria mondiale, che fine farebbe la debolissima lira italiana (senza paracadute europeo), moneta di un’Italia che ha il 3° o 4° debito pubblico al mondo, che non ha materie prime, che non è autosufficiente nemmeno alimentarmente, che ha la più alta disoccupazione “reale” d’Europa e che ogni mese deve emettere BTP per miliardi di euro, offrendo tassi sempre più alti per convincere gli altri a prenderli e che servono a pagare pensioni e Pubblico Impiego, Forze Armate e Sanità. Scuola e Trasporti ecc. (a che tasso di interesse pensate che il mondo acquisterebbe i BTP di un’eventuale debole e isolata lira?).

La lira italiana, piaccia o non piaccia, è stata forte solo nel periodo tra le due Guerre mondiali, poi è stata un’unica serie di manovre e leggi finanziarie per tenerla in piedi e una continua emissione di BTP per tenere in piedi lo Stato, con esponenziale aumento del debito pubblico.

Truffatori, bugiardi e facce di bronzo!

Adriano Rebecchi

mercoledì 25 maggio 2011

Fabrizio Belloni: "Siamo sotto sballottaggio.... Un sistema finto democratico sta morendo!"




Lo scontro fra le bande rivali si fa più aspro. La lotta si radicalizza e, come sempre in queste occasioni, si polarizza. Ed in vero lo spettacolo che offrono le due bande rivali è, per rispetto delle lettrici, almeno osceno e disperato. Capisco che la posta in gioco è altissima, soprattutto a Milano. Ma anche Napoli non scherza. Di tale importanza, entrambe, da risvegliare i più bassi istinti, le cupidigie più avide, gli appetiti meno confessabili.

La lotta si è radicalizzata, dicevamo. E i più navigati, i più rotti a decenni di pratica pubblica hanno sentito un campanello di allarme pericolosissimo.
Per loro. Per il sistema che amano e che li nutre.

L’elevatissimo numero di astensioni, le schede bianche, le schede nulle sono ormai il 50 per cento. I media-linguetta non ne hanno dato il giusto risalto, ossequiosi al diktat dell’editore. Ma il Popolo si è staccato. Si è staccato dalla casta.
Ed ecco il presidente della Repubblica che tenta di richiamare i “picchiatori” (non sempre sono le sberle le cose più violente: che nostalgia di Don Camillo e Peppone e delle loro sberle che facevano fischiare l’aria. Che pulizia morale che si respirava , che vita diversa!). “State calmi, ragazzi” dice il presidente, “così non si può andare avanti, il Paese è confuso e non si riconosce più nella politica”. Sarebbe tutto bello e giusto, se l’on.le Napolitano non fosse quello stesso che scriveva nel 1941 che bisognava essere a fianco dell’alleato Germanico nella sua lotta di civiltà contro il comunismo sovietico; o quello stesso che inneggiava ai carri di Breznev che schiacciavano nel sangue gli insorti Ungheresi che non ne potevano più di paradisi rossi comunisti. Raro esempio di coerenza e di dirittura morale e politica.

D’altro canto i “rappresentanti di uno stato estero” (per dirla ancora con Guareschi), cioè i vescovi, non hanno perso l’occasione per pontificare: <>. E qui, sempre saccheggiando Don Camillo, viene voglia di cavare un palo dalla vigna e sbattacchiarlo sul groppone degli arcivescovoni finché il palo stesso non diventi stoppa.

Non è più tollerabile che quel coacervo di preti pedofili, di preti cocainomani si erga a disquisire su fatti altrui. E badate bene che, mentre solleva indignazione il comportamento immorale e scandaloso di troppa parte del clero, anche se disgustoso, questo non è l’aspetto peggiore. Si dovrebbe poter indagare a fondo, senza insabbiature, sugli affari dello IOR, la banca di sua santità, sugli intrallazzi, le connivenze, le coperture, le alleanze. Se si potesse, o volesse dare la stura agli affari dello IOR, ci sarebbe un tale ribaltone da sommergere per sempre la chiesa sotto un mare di fango. E vengono a dettare legge? Vogliono imporci la loro morale? Anche loro fanno parte del grande gioco, cui da secoli, da millenni hanno fornito abilità, cultura, imposizione della paura. Il problema è che oggi non hanno più risposte da dare al Popolo, hanno finito il prozac che diffondevano per la quiete del potere.

E oggi, presidenti o arcivescovoni, hanno paura. Hanno paura che cambi tutto. E cercano di correre ai ripari.

“Amico, mi dirà qualcuno, ma tu critichi sempre. Ma non proponi soluzioni”
Bene. Una proposta ve la fornisco, pronta e calda.

Voglio un sistema ove il Lavoro valga più del pur necessario capitale. Ma prima il lavoro.

Un sistema ove i soldi siano nostri, del Popolo, cioè. E non di privati troppo spesso dalle mani adunche, dai nasi grifagni e dalle orecchie grandi e lunghe. I soldi sono nostri e non di parassiti, chiunque siano.

Un sistema ove si costruiscano subito, in pochi anni almeno un milione e mezzo di casette a due piani per la Gente, con giardino ed orto, perché nessuno dimentichi la Terra ed i suoi frutti.

Un sistema che imponga un tetto massimo dell’otto per cento dello stipendio per coloro che devono vivere in affitto.

Un sistema che si prenda cura delle madri e dei loro figli, con assegni, consultori, assistenza. E non pelosa o distratta.

Un sistema ove la fiducia nello Stato si tale da rendere sereni e partecipi imprenditori ed industriali.

Un sistema che preveda per i lavoratori un Tribunale Speciale a loro difesa, tale da essere un faro per tutti, senza discrezionalità ideologica. Con un Sindacato che faccia il sindacato e non la cinghia di trasmissione ideologica sul territorio.

Un sistema che difenda e promuova l’agricoltura, senza la quale la società entra in crisi. E che non la svenda per bilanciamenti politici.

Un sistema che preveda vacanze, viaggi e crociere per i lavoratori. Gratuitamente per i meno abbienti. Con piccolo intervento in caso di possibilità maggiori.

Un sistema che incentivi le giovani coppie con prestiti veri e non usurai, per metter su famiglia. Con tassi e capitale riducibili in funzione dei figli in arrivo.

Un sistema ove lo sport sia tale e soprattutto popolare. In ogni azienda, da una certa dimensione in su, deve esserci il luogo a ciò demandato. Fino alla piscina.

Un sistema che amalgami il popolo con Associazioni ove si insegna cultura civica, sport, tradizione.

Un sistema che interfacci università ed impresa in un sistema interagente.

Un sistema ove la solidarietà sia una facoltà condivisa e spontanea e non imposta dai gabellieri.

Un sistema che protegga animali ed ambiente. Sul serio, e non come professione.
Eccetera eccetera eccetera.

“Amico, mi obietterà quello di prima, ma un sistema così è impossibile, tu sogni”

No. Non è un sogno mio.

E’ un sistema che è già esistito. E che prevedo a breve ritornerà. Non è un sogno, è una realtà che si va diffondendo e che sta conquistando, o riconquistando, la mente ed il cuore di sempre più uomini.

Altro che Napolitano e arcivescovoni! Loro tentano di sostenere un sistema decotto, morto e putrefatto.

Mentre l’Europa si sta svegliando

Europa Svegliati!

Fabrizio Belloni
Cell. 348 31 61 598


mercoledì 23 febbraio 2011

Benito Castorina: “Quello che dobbiamo sapere per affrontare il momento presente..”


(Nella foto soprastante Benito Castorina festeggia il suo compleanno)


È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Cari amici e compagni, donne e uomini, vi invito e se volete affiancatemi, in questo viaggio al di là dei confini territoriali ormai superati dalla globalizzazione, ma all’interno dei confini della democrazia e delle pari opportunità per i popoli, dove c’è un lavoro lungo e difficile da affrontare e che si presenta come la nuova sfida del nostro millennio.

Molte cose sono avvenute nel ventennio a cavallo dei due millenni, che ci fanno capire con gli eventi più recenti che dobbiamo responsabilmente assumere il ruolo che ci compete, come Vecchio Continente, di ridurre nel tempo il divario tra il Nord ed il Sud del mondo, divario al quale anche noi abbiamo contribuito. Mi pongo la domanda se questi popoli fratelli si ribellano perché vorrebbero avere condizioni di vita pari a quelle dei paesi dominanti, cercando paradossalmente rifugio nella casa di quelli che hanno determinato la condizione alla quale si ribellano, se è la loro fame di democrazia o di cibo. Una cosa accomuna il mondo oltre ai vari problemi ambientali ed è l’aumento dei costi dei prodotti alimentari e dei servizi, costi che incidono sulla popolazione povera di ogni Paese incluso il nostro, che possono essere superati solo con un nuovo progetto di organizzazione della società. È facile trovare capri espiatori nei Capi di Governi, che non sono nient’altro che gli esecutori di politiche condivise, per proteggere interessi consolidati o da consolidare propri e dei Paesi Sviluppati. È facile essere democratici, perdonatemi l’espressione, con il culo degli altri, come fanno rappresentanti di vari Governi nel mondo additando l’Europa e l’Italia in particolare, che sta sul fronte del terremoto, col rischio di essere travolta da uno tsunami.

È un momento molto importante, anzi fondamentale: un’occasione da non perdere.

Un momento in cui bisogna chiudere gli occhi per guardarsi dentro, per riconoscere ogni forma di egoismo in noi e per poi aprirli e osservare ogni forma di egoismo fuori di noi. Risvegliata così la coscienza prelevata dal profondo e la visione olistica, siamo nello stato di coscienza che attiva il discernimento, la determinazione, la tenacia, la compassione e in una parola l’amore.
Non parlo di un’amore sdolcinato o passionale, ma ovviamente di quell’amore che nessun aggettivo o elucubrazione mentale può definire, di quello che discende dalla forza vitale della natura, che ci dà le risposte nelle occasioni più estreme e che alcuni chiamano istinto per la sopravvivenza.

In una delle mie fiabe, Gabriele mi chiede: nonno perché se nel lavarmi i denti uso troppa acqua la sottraggo ad un bambino del Continente Africano? Gli rispondo che quella è una metafora, messa in giro da chi in maniera intelligente ha avviato un discorso sulla salvaguardia dei diritti umani, che il significato di quella metafora è che per mantenere il tenore di vita attuale e con l’attuale organizzazione socio-economica, i paesi sviluppati usano troppe risorse a danno proprio e a danno di chi di questo spreco ha solo gli svantaggi. Interviene Lena: è come dire che il danno dei genitori è che pagano l’acqua che Gabriele spreca e quello dei paesi poveri è che l’acqua finisce. Brava! Risponde nonno Bruno, hai fatto un’altra metafora, è come dire ad esempio che noi prelevando dalla terra i combustibili fossili per destinarli all’industria ed al nostro comfort, abbiamo squilibrato i cicli della natura che hanno causato il surriscaldamento del pianeta, la desertificazione, l’inquinamento di aria, terra ed acqua, con danni anche per noi oltre che per il resto della popolazione del mondo.

La storia continua e ancora metafora nella metafora la televisione, internet, la globalizzazione porta bambini di nove dieci anni a riflessioni che richiamano la nostra coscienza. Con i miei compagni a quell’età discutevamo di pace, di sviluppo, di politica, avendo vissuto i nostri primi anni durante la guerra, con fatti e immagini che hanno segnato la nostra vita e avendo vissuto la campagna referendaria (ricordo che chiamavamo “sciocco biondino” il principino che sfilava su un’auto decappottabile per la propaganda monarchica), avendo condiviso con i nostri genitori il dibattito referendario e infine, la vittoria: la nascita della Repubblica Italiana!

Cade il muro di Berlino, l’Europa si affatica nella ricerca dell’unità, cadono le ideologie trasformando i partiti politici in congreghe, cadono la destra e la sinistra nella realtà sociale ma non nell’anima dei nostalgici, balena il tentativo di colpire la chiesa cattolica che rappresenta il 60% circa degli europei, l’equilibrio dell’Europa è adesso minacciato da Sud. Adesso cadono i Presidenti. Presidenti che da un punto di vista strategico contribuivano all’equilibrio dei Continenti Sviluppati, tra cui anche l’Europa. La crisi dell’Italia nell’Europa, sta come la crisi dell’Europa nel mondo. Se questa equazione è vera, è vero che gli italiani sono più portati a condividere la propria ricchezza col resto del mondo, che l’Europa nel suo insieme è molto vicina a questa posizione e che le velleità imperialistiche rallentano in Europa il progredire della democrazia e nel mondo la frenano. Se per caso ci fosse un disegno nel mondo per dividere, per disaggregare anche con la violenza verbale e fisica, l’Italia e l’Europa, cogliamo i momenti di crisi per inserire elementi di democrazia per fare passi verso il superamento di ogni forma di egoismo e quindi di ogni forma di sfruttamento.

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Noi siamo il popolo del Mediterraneo, i Paesi che hanno uno scambio con questo mare sono uniti nella difesa di un patrimonio che rischia la catastrofe ecologica. Ogni anno il Mare Nero attraverso i canali del Bosforo e dei Dardanelli scarica nel Mediterraneo 350chilometri cubici di acqua inquinata. Chi ha inquinato il Mar Nero? Il Danubio con i suoi 300, dico trecento, affluenti che vengono da oltre una dozzina di Stati che ne comprendono alcuni che si affacciano addirittura al mare oceano è stato ed è l’organismo innocente che ha veicolato quella fonte di distruzione derivante dalle attività antropologiche, degenerate in questi ultimi ottant’anni.

Questa realtà sembra una metafora: Stati dell’Europa e della Russia avvelenano attraverso il Danubio le popolazioni a Sud dell’Europa.

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Noi abbiamo fatto l’unità d’Italia superando l’impossibile, sradicando domini abbarbicati alle nostre terre, abbiamo promosso l’unità d’Europa e adesso abbiamo l’occasione per fare il popolo d’Italia e di promuovere il popolo d’Europa.

Abbiamo la fortuna che cadute le ideologie non esiste più la divisione tra la destra e la sinistra se non per interessi di parte. La destra e la sinistra che rappresentano il corpo elettorale non hanno il diritto di spezzare questo corpo con tensioni opposte, devono insieme costruire la democrazia per il Paese, se un eletto è un delinquente prima di tutti devono andare in galera gli organi che devono verificare i requisiti del candidato, se un notaio assevera il falso in un atto di compravendita deve essere radiato, una legge di condono edilizio riferita ad anni precedenti è fatta per promuovere gli abusi edilizi, mentre se fosse riferita al giorno in cui diventa esecutiva determinerebbe la fine degli abusi, se l’industria non facesse un uso criminale delle materie prime e la ricerca fosse incentrata sul benessere socio-economico non avremmo bisogno di sfruttare altri popoli. E poi ce lo ha chiesto qualcuno se siamo d’accordo o no su queste scelte? C’è stato mai un partito di destra o di sinistra che si sia occupato delle pari opportunità nel mondo?

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Concentriamoci sul momento, abbandoniamo temporaneamente i giochi di potere, facciamo una Unità Strategica, che operi per superare il momento difficile fatta da Senatori e Deputati di tutti i partiti e le coalizioni, scelti in base alle competenze nazionali (Ministri e Sottosegretari) e internazionali acquisite con la partecipazione al Parlamento Europeo e nelle Ambasciate all’Estero o con criteri interni alle coalizioni, dove chi sta all’opposizione eccella nella capacità di proporre strategie non basate sulle ideologie, ma concrete e corredate da piani di fattibilità, mentre chi sta al governo nella capacità di verificare ed attuare dirigendo l’azione verso gli obiettivi congiuntamente concordati. Dare quindi forza all’Italia per poter chiedere all’Europa di partecipare, sostenendo l’Italia nel progetto di un graduale affrancamento dei popoli dall’imperialismo, garantendo nell’immediato la cessazione delle violenze e elezioni democratiche, con candidati di provata onestà certificata da individui che pagano in prima persona con la galera in caso di prova contraria, con processi da avviarsi a fine legislatura per evitare che vadano in galera gli onesti. Dopo potremmo copiare il modello pure noi per determinare la democrazia nel nostro Paese

È un momento molto importante, anzi fondamentale.
Per festeggiare l’unità d’Italia, con un’Italia protagonista di un cambiamento epocale!

Avviso per i viaggiatori: non emigrare in altri partiti, in altri Paesi, verso altre Religioni, ma cercare nell’unità e nel discernimento la capacità di una rappresentanza eletta in tute le accezioni del termine. La forza dell’Italia e dell’Europa è nella sua cultura e nella sua evoluzione umanitaria.

Ringrazio di cuore quelli che mi hanno seguito sin qui.
Con affetto,
Benito Castorina


P.S.
In occasione di un Convegno sull’Ambiente e la Cooperazione tra le Imprese Europee organizzato a Barcellona dalla Comunità Europea, ho presentato un progetto per abbassare il carico di inquinamento del Danubio e per catalogare le acque in ogni suo tratto, con un costo molto prossimo allo zero, il progetto è stato apprezzato in quel contesto per i suoi contenuti innovativi, ma la cosa non ha avuto seguito. Salvando il Danubio si recupera il Mar Nero e si salva il Mar Mediterraneo e il suo Popolo.

venerdì 11 febbraio 2011

17 marzo 2011 - Festeggiamo? I tristi anni della sudditanza italiana ai poteri esteri.. Amare pillole di storia patria...

Cosa dobbiamo festeggiare?

Abbiamo perso ogni minimo sindacale di dignità! Quindi cosa dobbiamo festeggiare, la sovranità ceduta alle banche? Il debito che lasciamo ai nostri figli per legge anche se ci suicidiamo articolo 58 testo unico bancario? La disoccupazione imperante? Una globalizzazione a senso unico in cui le multinazionali regolamentano tutto ciò che vogliono ad eccezione di ciò che serve realmente al popolo? Cosa dobbiamo festeggiare il patrimonio di stato svenduto ai banchieri? Il suolo italiano deturpato dalle basi americane che tengono la bomba atomica ad insaputa degli italiani? Cosa dobbiamo festeggiare? Che un uomo solo George Soros nel 1992 mise in ginocchio l’Italia (uno stato sovrano di che?) ed il tribunale di Napoli lo assolse. Cosa dobbiamo festeggiare che mentre le più grosse banche (JP Morgan Goldman Sachs e la defunta Lehman Brothers) erano indagate dalla Finanza (un pezzo di stato) l’altro pezzo di stato continuava a vendergli titoli di stato?

Cosa dobbiamo festeggiare la privatizzazione dell’acqua, i suicidi per debito? Cosa dobbiamo festeggiare la chiusura degli stabilimenti Fiat (dopo i miliardi regalati) ed il ricatto sul diritto alla dignità della vita in cambio di elemosinato posto di lavoro? Cosa dobbiamo festeggiare 1800 di debito pubblico e 80 miliardi di soli interessi da riconoscere ad degli emeriti privati? Cosa dobbiamo festeggiare la privatizzazione selvaggia come soluzione a tutti i problemi (e arriveranno all'acqua)? Cosa dobbiamo festeggiare il 70% dei comuni in mano ai banchieri con i derivati? Cosa dobbiamo festeggiare l’Italia inquinata e piena di immondizia (e quella del nord portata al sud)? Cosa dobbiamo festeggiare la fuga di cervelli del genio italiano? Cosa dobbiamo festeggiare l'uccellino che si è posato su un traliccio lasciando al buio l'Italia per due giorni? L’istruzione a rotoli e tagli su tagli dovuti alla moneta debito ed ad una classe politica tutta (e dico tutta) fatta da mezzi uomini geronto-dinosauri (vecchi decrepiti) che parlano di futuro?

Cosa dobbiamo festeggiare le invasioni di cinesi che si presentano con 400 mila euro cash per comprarti casa senza che tu l’hai messa in vendita. Cosa dobbiamo festeggiare una rete telefonica che cade a pezzi e che non trasmette nemmeno a 54kbts ma si fanno pagare a tempo. Cosa dobbiamo festeggiare lo studio di settore che per definizione ti tratta da evasore? Cosa dobbiamo festeggiare che la legge si applica ed è uguale per tutti (i poveri), mentre per ricchi e conoscenti viene solo interpretata? Cosa dobbiamo festeggiare gente che ancora vive nei container in Irpinia. Cosa dobbiamo festeggiare un presidente della repubblica che fa un discorso per la memoria ad un servo dei banchieri che tratto i disoccupati come bamboccioni.

Cosa dobbiamo festeggiare che mentre la magistratura stava facendo cause contro le banche vincendole sull’anatocismo, arrivo la legge (fatta dalla sinistra da salotto) per salvare proprio le banche ma la stessa sinistra si manifestava di aiuto alle classi operaie? Cosa dobbiamo festeggiare il grande fratello? Cosa dobbiamo festeggiare l’annessione della Sicilia che si era già costituita indipendente con le prime stragi di stato (Giuliano fatto passare per assassino), cosa dobbiamo festeggiare Ustica, Bologna, le Foibe (partigiani assassini fatti passare per eroi). Cosa dobbiamo festeggiare le tratte di ferrovie ancora mono binario e con trazione diesel? Cosa dobbiamo festeggiare 6 mesi di attesa per una TAC. Cosa dobbiamo festeggiare 10 anni (medi) per una causa? Cosa dobbiamo festeggiare le leggi dell’Europa che ci impone il cioccolato artificiale, le quote latte, l’obbligò di curarci solo con la medicina delle case farmaceutiche vietando quella naturale?

Cosa dobbiamo festeggiare l’accettazione del Trattato di Lisbona senza che gli italiani siano stati minimamente informati? Cosa dobbiamo festeggiare il nichilismo e l’indifferenza dei giovani italiani a cui le generazioni dei loro genitori e loro nonni non hanno saputo trasferire modelli ed ideali se non la velina ed il calciatore.

Potrei andare avanti per pagine, passando dalla sanità agli enti locali, dalla cultura alla tecnologia ma non vedo motivi per cui bisogna festeggiare qualcosa che non c’è.

Giuseppe Turrisi