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martedì 15 maggio 2012

napolitano e monti se avessero un po' di dignità umana dovrebbero dimmettersi e chiedere scusa agli italiani

dio li fa e poi li accoppia


Penso che prima di Monti, dovrebbe dimettersi Napolitano, poiché a nominare questa specie di governo tecnico é stato architettato da lui.

Noi, dobbiamo capire quali poteri rivesti Napolitano, é un presidente nominato dalla casta ladrona e corrotta, per cui, dovrebbe avere solo un incarico onorifico. Un presidente della Repubblica, ha pieni poteri, solo e quando viene eletto dal popolo sovrano.... i nostri politici, hanno fatto della nostra carta Costituzionale, una carta igienica...... hanno calpestato l'art. 1, della Costituzione, dove viene riconosciuta la SOVRANITA' del POPOLO...... facendoci o trattandoci da schiavi, chiedendoci esclusivamente di pagare tasse, tasse e tasse....... noi, dobbiamo impossessarci di quella sovranità, mandando via tutti e, farci scegliere a noi i candidati da eleggere al parlamento e al senato..... tornando a Monti, deve immediatamente dimettersi, in quanto, ha rovinata l'italia e l'italiani, facendo aumentare il debito pubblico, anzicchè diminuirlo........ nonostante, abbia messe tantissime tasse e recuperato diversi miliardi di evasione....... sembra che tutti quei sacrifici chiesti agli italiani, servano solo a rimpinguare le loro tasche, assicurandosi gli stipendi d'oro, tutti i privilegi e, le pensioni di diamanti...... è stato un vero fallimento, la decisione di Napolitano, avrebbe dovuto indire subito nuove elezioni e, far decidere dal popolo e non sostituirsi al popolo........ in altri paesi democratici, quando un politico sbaglia si dimette spontaneamente, invece, voi non vi dimettete neanche con la forza, per quanto bene volete a quelle poltrone e agli interessi personali ai quali avete sempre ambito......

Mario Mariano

(Fonte Affari Italiani)

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Commento di Anthony Ceresa: Un articolo che dimostra che in Italia c'é ancora qualcuno che ragiona con il cervello

domenica 1 gennaio 2012

Vincenzo Mannello ed i vaneggiamenti di un napoletano impazzito (o furbo..?)



Quotidianamente, oramai, stampa, tv, radio ed internet sono fedeli
portavoce del Napolitano-pensiero . Cavalcando lo share dell'80% di
consenso che i sondaggi gli attribuiscono (??) , il Presidente viaggia
, presenzia , riceve e , soprattutto , parla di tutto e su tutto . In
verità , più che comunicare , sembra proprio che sentenzi nel suo dotto
erudire , anzi che "rimproveri" tutti quelli non sono in linea con i
concetti espressi e le direttive quirinalizie impartite . Gli esempi
sono innumerevoli, si fatica a seguirli. Dalla intangibilità della
Costituzione , scritta dai padri costituenti su tavole più resistenti
di quelle di Mosè, alla intoccabilità dell'euro e del mito della
Europa Unita.

Che fa il paio con quello della unità d'Italia. Con contorno di lotta al razzismo ,
fedeltà alla Nato e sacra fiducia nell'Onu . Insomma , chi più ne ha
più ne metta . Sorvolando , per non incorrere nelle ire presidenziali
derivanti dalle norme "transitorie" (dopo 63 anni, saltiamo a caso tra le certezze dell'uomo del colle.

L'Europa Unita: quale, Presidente Napolitano? Quella che non ha il
consenso di oltre il 60% dei cittadini europei i quali non hanno votato
per il parlamento di Strasburgo ? Quella che ha visto sconfitti i
trattati sottoposti a referendum popolari poi annullati dalle caste
politiche sovra-nazionali ? Quella dell'euro imposto , specie agli
italiani , con tasso di cambio da strozzinaggio e che ha impoverito
tutti i redditi da lavoro dipendente e da pensione ? Quell'euro che
affossa i cittadini europei e salvaguarda quelli che non lo hanno
(inglesi , danesi , svizzeri etc.) ?

L'Italia unita? Dove, come, quando?

Da Napoli in giù quale Italia vede il Capo dello Stato ?
Quella della TAV ? Della autostrada SA-RC ? Del Ponte sullo Stretto che
non c'è ma dei treni (pochi , sporchi e lentissimi) che ci sono ,
esclusivamente fino a Roma ? Si riferisce all' unità di mafia ,
'ndrangheta e camorra che , nei famosi 150anni , hanno quasi
conquistato pure il Nord ? Cosa ha fatto e fa concretamente Napolitano
, oltre a parlarne , per i disoccupati , giovani e non ? Per le
famiglie e non solo quelle meridionali ? Per lo scempio del territorio
? Per lo stato della sanità ? Per il continuo degrado dello stato
sociale ? E , contestuale , per quello delle istituzioni ? Un elenco
che potrebbe continuare quasi all' infinito . Sono relativi i poteri
del Capo dello Stato ? Si chieda a Berlusconi , a Monti , alla Merkel ,
ad Obama , alla Nato , all' Onu , alla stampa ed ai media di mezzo
mondo che lo omaggiano del titolo di "garante dell' Italia" . Ma se non
conta niente , cosa sono tutti questi "omaggi" ? Se , oltre a parlare ,
non può nulla su quello che "denuncia ed evidenzia" , perchè non si
dimette ?

Proposta oscena e provocatoria agli occhi di chi legge ? Può
darsi , visto che , certamente , è "minoritaria" . Ma , nella speranza
che non lo sia tantissimissimo , mi auguro che , nel 2012 , ed in piena
"democrazia" questa "blandissima" critica non venga perseguita come
"vilipendio al Capo dello Stato".

Vincenzo Mannello

2012 - Considerazioni a margine del discorso di Giorno Napolitano, per il nuovo anno...



Considerazioni a margine del messaggio di Giorgio Napolitano

Ho ascoltato ieri sera (31 dicembre 2011) con attenzione il discorso del nostro Presidente Giorgio Napolitano. Era il sesto del suo settennato. Dicono il più difficile. L'attuale presidente della Repubblica italiana è uno dei pochi statisti “partoriti” dal nostro paese. Si contano sulle dita. Einaudi, De Gasperi, La Malfa, Moro e Ti fermi lì. Ho vissuto abbastanza per esserne stato testimone diretto. Giorgio Napolitano viene dalle file dell'ex PCI, partito nel quale ha sempre militato nell'ala moderata più attenta ad inserirsi nelle istituzioni repubblicane che a vagheggiare rivoluzioni di tipo bolscevico.
In questi sei anni di presidenza ha recitato un ottimo ruolo di moderatore della chiassosa vita politica italiana. Sull'esempio di Pertini e Ciampi, che lo hanno preceduto, ha deliziato le orecchie dei politici di casa nostra di esortazioni e richiami al loro dovere di essere al servizio della collettività ma, come nel caso dei suoi precedessori, è rimasto inascoltato. Vox clamans in deserto!
Il 2011 è stato l'anno della svolta, constatato che le prediche non servono a niente, sia quelle dirette alla destra che quelle dirette alla sinistra, ha preso al volo la situazione offertagli ai cosiddetti “mercati”, ed è passato all'azione.
Costituzionalmente parlando non ne avrebbe avuto i poteri ma, approfittando del vuoto di politica del governo in carica presieduto da Berlusconi e della incapacità della sinistra di proporre soluzioni credibili per convincere l'Europa, è passato all'unica azione sostitutiva che gli era consentita dalla costituzione. Ha nominato senatore a vita Mario Monti e, ottenute le dimissioni di Berlusconi, che non sapendo che pesci prendere perché reso impotente dai suoi stessi alleati leghisti e non volendo prendere provvedimenti che lo avrebbero fatto apparire una specie di spergiuro, ha dato incarico allo stesso Monti di varare un governo fatto di persone non impegnate direttamente in politica.
Un' azione di ingegneria politica, degna della migliore tradizione italiana, comunque inattaccabile dal punto di vista costituzionale.
Si è trattato di una vera e propria rivincita della politica delle prima repubblica nei riguardi dei pasticcioni della seconda che, tra demagogia, populismo, promesse non mantenute, buffonate, affaracci propri ed altro, hanno trascinato l'Italia nel baratro del possibile default. Più sonora, la rivincita, perché a licenziare Berlusconi e mettere la parola fine al berlusconismo di maniera è stato prprio un odiato ex comunista, spauracchio agitato dal 1994 ad oggi dal più inconcludente degli uomini politici del mondo, il cosiddetto Cavaliere (il 2°), il primo fu Benito Mussolini.
Ma detto questo purtroppo non basta. Anche perché il governo Monti non dipende solo da Napolitano. Deve andare a cercarsi la fiducia in Parlamento per ogni provvedimento che vorrà adottare. Una bella scommessa perché in Parlamento ci sono gli stessi pasticcioni che hanno creato tutto il casino di oggi.
Napolitano ieri sera ha ripetuto le linee guida dell'azione di un governo che conduca l'Italia fuori dal baratro. Monti ha dichiarato subito che sono delle buone indicazioni. E allora?
Ora ci vuole un atto di vero coraggio. Nel varo della prima trance del decreto salva-Italia Monti ha dovuto andarci piano per le opposizioni dei due grandi gruppi parlamentari che lo sostengono, PDL e soci e Pd e soci. E' riuscito per ora solo a mettere più tasse al ceto medio. Niente provvedimenti per lo sviluppo, niente liberalizzazioni e niente tassazione delle rendite, dove si nasconde l'evasione più corposa. Niente provvedimenti contro la gestione fasulla dei bilanci delle società, attraverso i quali si perpetrano le più eclatanti rapine nei riguardi del fisco. Provvedimenti questi che governi guidati da uomini di partito non hanno mai voluto prendere, anzi li hanno varati.

E allora per rendere concreto l'appello di Napolitano il governo Monti ha una sola strada, quella di osare, stanare i partiti in Parlamento, costringerli a prendersi le loro responsabilità. Se non lo farà ancora una volta l'appello di Napolitano suonerà come una ulteriore vox clamans in deserto.

Il PDL ed il PD allo stato delle cose non possono permettersi di far cadere il governo Monti. Chi dei due lo dovesse fare perderebbe subito le elezioni che Napolitano sarebbe costretto ad indire. Se poi votassero contro tutti e due, se ne avvantaggerebbe l'IDV di Di Pietro che oggi grida al lupo, ma che apparirebbe come l'unica forza politica credibile.

Ancora una volta quindi il presidente della Repubblica si trova ad indicare, a guidare, ma non dipende la Lui. Ora dipende da Monti che deve dimostrare di essere allo stesso livello di Napolitano e se non proverà a realizzare quanto va dichiarando da quando ha accettato di formare il suo governo non solo screditerà la sua figura, ma renderà anche un brutto servigio al presidente della Repubblica che ha avuto fiducia in Lui. Se non lo farà, allora saremo anche autorizzati a pensare che alle sue spalle ci sono quei poteri forti di cui molti sospettano.
E non bisogna avere paura di osare, la grandezza degli uomini politici si misura soprattutto dal coraggio e dalla coerenza delle proprie azioni concrete. Berlusconi ha fallito su questo piano.
Buon Anno Napolitano, Buon anno Monti e Buon anno a tutti i lettori.

Gianfranco Paris

martedì 7 giugno 2011

Appello a Giorgio Napolitano per la salvaguardia paesistica e biosistemica della Tuscia




Ill. mo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Lo scrivente Coordinamento tra Associazioni e Comitati della Provincia di Viterbo, nel corso di riunioni, assemblee di cittadini e interventi pubblici ha preso atto e denuncia il fatto che la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, previsti nel territorio della Provincia, rispondono ad una logica meramente speculativa.

In pieno contrasto con i principi e gli indirizzi di sviluppo armonico del territorio più volte vanamente enunciati anche dalle stesse istituzioni in indirizzo.


1.Per effetto di una legislazione permissiva e di sovvenzioni molto generose, sono stati autorizzati e/o sono in itinere progetti per impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che hanno un rilevante impatto ambientale:

a. impianti fotovoltaici che occupano superfici di 20, 30, 40 e più ettari ciascuno, dislocati in molti comuni della provincia che, con le nuove disposizioni governative emanate all’inizio del 2011, non sarebbero oggi autorizzabili. L'ultimo orientamento è stato dettato dalla ferma presa di posizione anche delle organizzazioni agricole e dalla “scoperta” che la loro realizzazione avrebbe rapidamente esaurito la disponibilità di incentivi, pensati e normati, per favorire la realizzazione di impianti di dimensioni ridotte sui tetti di capannoni agricoli e industriali, di aree residenziali e di servizi, in aree industriali marginali, sui terreni di cave dimesse, ecc. L'investimento per unità di energia prodotta sarebbe certamente più elevato per impianti di piccole dimensioni, e essi avrebbero caratteristiche consone alle logiche di utilizzo compatibile del territorio;
b. impianti eolici - La normativa vigente è troppo permissiva e lacunosa, e non è garante del territorio e della popolazione che vi abita. Questi impianti hanno un impatto dannoso permanente ed i siti sono irripristinabili. Nella sola provincia di Viterbo, sono presentati progetti per centinaia di torri eoliche, alte 135-155 metri visibili a larghissimo raggio, Oltre alle centinaia di ettari di terreni vincolati per venticinque trent’anni, va evidenziato lo stravolgimento territoriale: scavi e fondazioni in cemento armato di 800 metri cubi ciascuna, pale con un raggio fino a 100 metri, impiantate su terreni agricoli irrigui e ad alto rendimento, alterazione dei siti d’interesse avifaunistica e compromissione di specie protette. A questo va aggiunta la dubbia metodica relativa alla scelta dei siti d’impianto, i rilievi tecnico scientifici sono superficiali e limitati sia a livello temporale sia ad una ricerca, di dislocazione, tesa alla reale possibile produttività d’impianto.
In definitiva una modalità di sviluppo delle fonti rinnovabili - svolta senza una pianificazione preliminare, senza un piano energetico regionale di lungo termine, senza valutazioni ambientali appropriate, senza una dinamica partecipativa adeguata – e che ha l'effetto di deturpare scriteriatamente zone di pregio naturalistico, agricolo, archeologico e storico della Tuscia / Maremma Laziale non può che suscitare la preoccupazione e la riprovazione della cittadinanza.
E questo perché? Per far fronte, con grande ritardo e tanto affanno dovuto all'assenza di adeguata e tempestiva pianificazione e programmazione, al giusto impegno (Kyoto, UE) assunto dall'Italia al pari di molti altri paesi per il 2020.

2.A livello Regionale l’attuale giunta ha inteso ratificare soltanto le blande disposizioni nazionali, invece di intervenire in maniera più restrittiva, come la stessa legge Le permette, a protezione del territorio e per un’equa ripartizione di sacrifici e vantaggi.

3.A livello Provinciale e Comunale spesso è stata svolta una funzione passiva e puramente burocratica: la Provincia, ospitando, su delega della Regione, le Conferenze dei Servizi per nulla pubblicizzate alla popolazione in maniera capillare; i Comuni inizialmente sottoscrivendo convenzioni, poi trincerandosi dietro la scusa che l’istituzione locale non ha ruolo per opporsi. Il risultato è stato che i cittadini, in particolare quelli coinvolti e addirittura confinanti con le gigantesche installazioni, ne sono venuti a conoscenza troppo tardi per far sentire la loro voce durante i processi autorizzativi. Ad oggi, per nulla garantiti nei loro diritti, dagli amministratori pubblici,nel tentativo di salvare il territorio si stanno impegnando finanziariamente per assistenza legale e tecnica avverso lo strapotere di grandi imprese multinazionali.
Cosa si sarebbero aspettati i cittadini dai loro amministratori?
Una normativa equilibrata a livello Nazionale, rispettosa prima dei diritti dei cittadini e solo in seconda istanza delle imprese installatrici, di impianti di industrie di rinnovabili.

Una legislazione collegata a criteri di localizzazione e di pianificazione Regionale e intrecciata alla partecipazione attiva di Provincia e Comuni che avrebbero dovuto assumersi gli oneri decisionali in concerto tutte le componenti del territorio (politiche, associative, universitarie, di categoria, di interesse, ecc)

Nulla di questo è avvenuto.

Ora, però, che si è presa coscienza di tutti gli errori commessi, a seguito di considerazioni superficiali e sommarie, è tempo di invertire la marcia. Innanzitutto bloccando il processo autorizzativo e le realizzazioni che stanno suscitando la protesta di larga parte della popolazione. E poi iniziando di nuovo, senza indugi, un processo virtuoso finora mancato, sulla base di criteri condivisi, rispettosi della cittadinanza e delle persone e proprietà danneggiate.
Riteniamo che le fonti rinnovabili siano una risorsa strategica importantissima per la riduzione del consumo dei combustibili fossili, ma, che la vocazione del nostro territorio non è di diventare una centrale elettrica.
Vorremmo che si sviluppasse e sostenesse un’economia, ancora eroicamente, basata sull’agricoltura. Che obbligatoriamente deve essere sostenuta dalle istituzioni e dalla promozione di turismo agreste, culturale, archeologico. Per questo sviluppo chiediamo il Vostro sostegno e impegno.

Siamo promotori e sostenitori convinti di progetti, sponsorizzati dalla Provincia stessa, quali il recupero della via Clodia (www.assotuscania.it), il sentiero del brigante, la via Francigena (www.civitta.it), i percorsi equestri, il Geoparco Tuscia (geoparcotuscia.vt.it), il parco naruralistica e archeologica di Vulci (www.vulci.it) la Riserva Naturale di Tuscania, la candidatura Unesco di diverse aree territoriali perché restino o diventino fruibili a tutta la popolazione ed ai visitatori.

Ciò sarebbe impossibile in mezzo a foreste di torri eoliche e praterie di fotofoltaico.

Questo ambizioso risultato si potrebbe raggiungere solo a condizione che tutte le forze politiche e le istituzioni facciano la loro parte nella direzione di favorire gli impianti che sono ecologicamente meno invasivi, di privilegiare, a meno di eccezioni motivate, impianti di piccola o media dimensione, di favorire lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie più moderne e meno impattanti, di ripartire pesi e vantaggi economici sull’insieme della collettività e di proteggere e incentivare le attività realmente legate e necessarie al territorio. Auspichiamo che ciò avvenga e che tale iniziativa possa essere presa dalle istituzioni tutte
Ci dichiariamo pronti a incontrare i nostri eletti in Comune, Provincia e Regione, in qualsiasi momento, con spirito costruttivo e non disfattistico.
Ribadiamo il nostro interesse e il nostro impegno per lo sviluppo economico del Paese e dei territori a noi più vicini attraverso il maggiore utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione dell'energia elettrica necessaria a tale scopo.

Distinti saluti.
RETE PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO

Comitati: Piansano, Cellere, Tuscania, Civitella d’Agliano, Bagnoregio, Calcata, Faleria.


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Vedi articoli sul tema:
http://www.google.it/search?hl=it&source=hp&biw=771&bih=416&q=fotovoltaico+eolico+paolo+d%27arpini+&btnG=Cerca+con+Google&aq=f&aqi=&aql=&oq

martedì 22 febbraio 2011

"Il Cavaliere ed il Cardinale... assieme fanno strike... ed io pago!"


"Quasi quasi anch'io ritorno al pappato.." (Saul Arpino)

Il Retroscena. Incontro riservato tra il presidente del Consiglio e il cardinale che ha chiesto e ottenuto garanzie su biotestamento, scuole cattoliche e adozioni. Gli spauracchi delle gerarchie: «Fini ha nominato Della Vedova capogruppo, Casini è troppo debole, «il Pd premia i gay e pensa ai Pacs».


La cerimonia per i Patti Lateranensi di venerdì (18 febbraio 2011) è stata preceduta da un incontro riservato tra Silvio Berlusconi e Tarcisio Bertone che ha chiesto garanzie su “fine vita” e soldi alle scuole cattoliche. Rapida approvazione della legge sul testamento biologico, il ddl Calabrò già approvato al Senato in prima lettura ora alla Camera. Soldi, e non pochi, messi a disposizione delle scuole cattoliche o “scuole paritarie”. Rapida risoluzione di uno spiacevole contenzioso tra l’Università Cattolica di Roma, il famoso Policlinico Gemelli, e la Regione Lazio, con il suo pieno coinvolgimento.

Rassicurazioni sul fatto che la nuova giurisprudenza, avallata dalla Corte di Cassazione, sulle adozioni ai single non diventerà mai legge dello Stato e chiarimenti su quella legge sul crocefisso che la Ue vorrebbe approvare e cui l’Italia è contraria. Il retroscena del retroscena dell’incontro – in teoria formale, normalissimo – che si è tenuto venerdì 18 febbraio, a Villa Borromeo, per la celebrazione dei Patti Lateranensi tra Italia e Santa Sede, sta tutto in un colloquio, breve ma succoso, avvenuto tra le delegazioni di due Stati, quello italiano e quello del Vaticano.

Prima delle foto opportunity e prima, soprattutto, dell’arrivo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - a sua volta ben soddisfatto dal pieno coinvolgimento che la Chiesa ha assicurato ai festeggiamenti del 17 marzo, con tanto di presenza del Papa - la delegazione italiana, che era guidata da Silvio Berlusconi, accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta e dai ministri Giulio Tremonti (che gode del massimo dei favori, dentro le mura vaticane) e Angelino Alfano, si è molto cordialmente intrattenuta con quella papalina, formata dal segretario di Stato, Tarciso Bertone, e dal presidente della Cei, Angelo Bagnasco, più alcuni cardinali di peso, in Vaticano.

E se è vero che il cardinale Bagnasco – il quale, fanno notare ambienti vicini alla Cei, «deve tener conto della consistente ala progressista che ha chiesto prese di posizioni molto esplicite, sul caso Ruby, in direzione antiberlusconiana» - era visibilmente imbarazzato, a dover sedere accanto al premier, al punto da aver voluto precisare, ieri, che quello con Berlusconi «è stato un incontro istituzionale, di prassi, nella norma dell’incontro e del rapporto tra le istituzioni», non foss’altro perché il premier aveva subito esultato («l’incontro è andato benissimo») e perché il punctum dolens della vicenda Ruby continua a pesare, eccome, nella Chiesa («la fedeltà è un valore a tutti i livelli, anche in politica», ha sottolineato Bagnasco), resta in piedi la notizia di un fatto non da poco, quello dell’incontro “segreto”, sottaciuto anche dal quotidiano dei vescovi, Avvenire, che ha dedicato all’evento un freddo resoconto, a pagina 10.

«Il Vaticano, inteso come Segreteria di Stato – ragiona, al contrario, un interlocutore costante sia di Bertone che di Bagnasco, nelle cene con i leader del mondo cattolico – bada al sodo e, al momento, alternative a questo governo non ce ne sono. Di certo non lo è Fini, che ha nominato un radicale ateo e anticlericale come Benedetto Della Vedova a capogruppo alla Camera, e non lo è Casini, troppo debole, il quale ci ha comunque fatto sapere di essere stato molto contrariato dalla nomina di Della Vedova. Tantomeno lo è il Pd, che subisce Vendola, un gay, o lancia la Bindi, che è cattolica come lo era Prodi: quei cattolici che la domenica vanno a messa, certo, ma che poi sponsorizzano leggi come i Pacs o i Dico! Per ora, al governo c’è Berlusconi». Morale. Bertone ha preso il coraggio a due mani e ha chiesto (lui, Bertone) al premier rassicurazioni precise sui temi in agenda che più stanno a cuore al Vaticano (e alla Cei): legge sul fine-vita, adozioni dei single, scuole cattoliche, crocefisso. Berlusconi le ha fornite, e subito.

Del resto, Gianni Letta aveva preparato con cura l’incontro riservato che ha preceduto quello ufficiale e la presenza di Tremonti, oltre a quella del pupillo del premier, Alfano, e del ministro degli Esteri, Franco Frattini, era lì a testimoniare il massimo impegno e volontà di dialogo, da parte del governo. Sul “fine vita”, dove il dossier e l’iter parlamentare viene e verrà seguito passo passo dalla cattolicissima sottosegretaria Eugenia Roccella, su preciso mandato di Letta, la quale assicurerà che la legge verrà approvata, con piccole modifiche, da parte della Camera, entro il mese di marzo («quella legge s’ha da fare, e rapidamente», dicono in Cei), ma anche sul fronte più scivoloso, quello economico, nei confronti delle scuole cattoliche e del doppio regime fiscale in favore dei dipendenti della Città del Vaticano.

In tema di legge sul biotestamento, oltre al voto, già sicuro, del Pdl come dell’Udc, gli esponenti del mondo cattolico sperano si facciano sentire pure i cattolici del Pd: «Mi auguro – dice il presidente del Mcl Carlo Costalli – che anche popolari come Fioroni e altri votino una legge per noi cruciale su cui serve un’ampia maggioranza».

Da Il Riformista.it
Ettore Colombo