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giovedì 17 maggio 2012

Crisi ...è giunto il tempo di pensare alla sopravvivenza bruta...

Sveglia! Non è più tempo di dormirci sopra


Quando sono a rischio i rapporti monetari, finanziari e commerciali internazionali, la priorità nazionale è fare scorte e rendersi quanto possibile autonomi per soddisfare i bisogni primari materiali della popolazione – cibo, energia, trasporti, cure mediche – e salvaguardare l'apparato produttivo, nongià spendere tutto per traguardi contabili.

La crisi globale è in corso da 4 anni ed è sistemica, non congiunturale. Sta spostando redditi, capitali e opportunità lontano da noi. Non sappiamo a che assetti porterà, né quando.

Il paese, in declino comparativo da 20 anni e in recessione persistente, è caduto nell'avvitamento fiscale, con una pressione sull'emerso oltre il 70% (quindi insostenibile), senza prospettive di ripresa endogena, ma solo, nel DEF, previsioni fondate su un ipotetico traino estero.L'orizzonte estero però vede un cedimento dello slancio cinese e preannunci di una “perfetta tempesta” monetaria con cinque anni di recessione a seguito dell'attesa crisi da insostenibilità dell'indebitamento.

In ambito europeo, l'UE e la BCE a guida tedesca non cedono sulle ricette recessive di austerità, conformi agli interessi del solo capitalismo tedesco, mentre la Grecia probabilmente uscirà dall'Euro, ed è pure probabile che nel tempo la seguano altri PIIGS, per ragioni di insostenibilità strutturale della loro posizione, ossia per effetto sia dell'avvitamento fiscale nel fiscal compact, che dei disavanzi commerciali accumulati verso Berlino, che della crescente competitività, rispetto alle economie periferiche, dell'economia tedesca, la quale attrae da esse capitali, imprenditori e professionisti qualificati dalla periferia europea (questo fatto era noto e prevedibile, perché già aveva creato la crisi monetaria del 1964 e quella del 1992, quindi i padri dell’Euro sapevano di questo effetto). La perdita comparativa di produttività e vitalità dell'imprenditoria italiana deriva anche dal fatto che i regolamenti europei in materia amministrativa, infortunistica, igienica, ecologica e creditizia sono pensati per la grande e media impresa, tipica dell'Europa centrale e settentrionale, e soffocano le piccole e piccolissime imprese, costituenti il 95% dell'industria italiana.Questo squilibrio ha un feedback positivo, ossia alimenta e amplifica se stesso (sposta risorse dai paesi periferici alla Germania, e con quelle risorse le Germania aumenta continuamente la propria superiorità rispetto ai partners periferici, accrescendo così il trasferimento di risorse a proprio vantaggio e le strettezze finanziarie, l'impoverimento e la destabilizzazione sociale di questi. L’effetto distorcente dell’Euro sulle bilance dei pagamenti è irriducibile dalla politica e dalle chiacchiere e dagli idealismi. Quindi non vi è via di uscita entro il sistema, che non ammette svalutazioni o altri correttivi. Il sistema dovrà rompersi, prima o poi – ad es., allorché i paesi periferici saranno tanto impoveriti da non poter più assorbire l'export tedesco. Più tardi si rompe, più forte sarà la Germania al tavolo delle trattative per un nuovo sistema, e più deboli saranno gli altri.

Possiamo plaudere alla vittoria del più forte e all'eliminazione dei più deboli, nella logica darwiniana della selezione del migliore. Ma, se invece vogliamo sopravvivere, in tale quadro, la assoluta priorità, per ogni governo PIIGS, non è rincorrere lo spread o il pareggio del bilancio, ma attrezzarsi per soddisfare i bisogni primari, materiali (cibo, riscaldamento, trasporti), della popolazione, nel medio termine – ossia prendere misure idonee ad assicurare la sopravvivenza del proprio paese nel verosimile scenario di un dissesto monetario, finanziario e commerciale internazionale. E cercare di mettere in crisi il competitore.Già nel 2008 gli scambi internazionali, dai quali dipendiamo per materie prime e altro, crollarono del 40% in pochi mesi. Ciò insegna che bisogna attrezzarsi per resistere a una situazione di questo tipo, ma molto più grave. Si tratta di perseguire l'autosufficienza o autonomia nel possibile e nell'essenziale, almeno per la prevedibile durata della crisi. Questa non è, ovviamente, una scelta ideologica di autarchia, ma un'esigenza pratica. Peraltro, si è già abbastanza palesata l'inefficienza e pericolosità di un'organizzazione mondiale dei commerci e della finanza come l'attuale, e la preferibilità di un sistema basato sullo scambio delle eccedenze, con produzioni e consumi, per quanto razionalmente possibile, locali, se non proprio a chilometri zero. In un tale sistema si potrebbe controllare la qualità presso il produttore, si risparmierebbero inquinamento e carburanti per i trasporti, si scoraggerebbe la concorrenza basata sullo sfruttamento di lavoro e ambiente.Le misure da prendersi (alcune anche a livello regionale o subregionale, specie in caso di inerzia del governo centrale) sono ovvie; è augurabile che siano adottate preventivamente, ossia prima di ulteriori dissanguamenti, prima di un collasso del paese, prima di una uscita passiva dall'Euro; ma è ben possibile che si arrivi a prendere misure di questo tipo per effetto proprio di tali eventi. Ecco le misure che raccomando:

-costituire scorte di oro quale mezzo di pagamento internazionale, nazionalizzando quelle della Banca d'Italia;
-costituire scorte strategiche di ciò che il paese non produce da sé (cibo, materie prime, combustibili e carburanti, pezzi di ricambio, farmaci, etc.);
-efficientare e ampliare la produzione di generi alimentari, rimettendo a coltura terreni dismessi e convertendo a produzioni per alimentazione umana e biocarburanti i terreni coltivati a foraggio (in termini di rendimento nutritivo, il cibo vegetale assorbe 1/9 di quello carnaceo);
-dotarsi della capacità strategica di produrre e ibridare sementi, diserbanti e fertilizzanti senza dipendere da fornitori stranieri;
-dotarsi di capacità strategica di produrre, se necessario in violazione dei brevetti internazionali, le sostanze chimiche e gli apparati tecnologici utili al paese, incluse le apparecchiature elettroniche, informatiche, telematiche e il relativo software;
-ridotarsi di autosufficienza monetaria interna, con una banca centrale a direzione pubblica e interamente nazionale, che assicuri l'acquisto del debito pubblico, e vincoli di portafoglio per le banche di credito; nella situazione attuale, solo un folle o un sabotatore si affiderebbe ai “mercati” o ad istituzioni esterne, etero-guidate e non solidali, per le proprie esigenze monetarie interne e per l'assorbimento del proprio debito pubblico;
-tenersi adattabili alle diverse possibili soluzioni per i rapporti monetari internazionali: unità di conto non monetaria, o valuta internazionale diversa da quella interna, oppure sistema di cambi fissi o variabili – a seconda di come gireranno le cose in ambito globale;
-allestire un sistema di credito e risparmio separato dalle attività speculative e idoneo ad assicurare finanziamento alle attività produttive;
-istituire controlli dei flussi di capitali e di merci (dazi, contingenti), nonché degli acquisti stranieri in ambito domestico (restrizioni agli acquisti di aziende e di immobili);
-abrogare o correggere i regolamenti europei inadatti al tessuto imprenditoriale italiano; assicurare un credito a condizioni confacenti ad esso, in deroga agli accordi di Basilea;
-uscire dall'Euro e dall'UE;
-stabilire un pieno controllo dei confini e dei movimenti in ingresso e in uscita.




La precedenza va data agli investimenti per l'autosufficienza, per la realizzazione di impianti industriali e agricoli e per le tecnologie necessarie, nonché alle infrastrutture più utili. Un tale piano di investimenti andrebbe studiato come piano di rilancio economico dei paesi interessati, ossia non solo come piano di difesa nazionale, ma pure come un'opportunità di uscita dalla recessione con adozione di un modello di sviluppo più sicuro e sostenibile.Incauto è non provvedere in tal senso, dato lo scenario interno e internazionale. Pazzerello è destinare le poche risorse disponibili non a questi investimenti, ma a rincorrere obiettivi contabili imposti da potentati finanziari assolutamente non solidali ma opportunisti, o a interventi a pioggia di tipo demagogico, vetero-democristiano, come quello varato dal governo Monti l'11.05.12. Pazzerello, perché significa lasciare la gente esposta, pur potendosi evitarlo, al rischio di crollo delle condizioni di vita, se non di inedia e assideramento, e lasciare il paese al rischio di un take over per fame. Ma ormai è chiaro che, per qualcuno, lo scopo è proprio questo: con la crisi economica creare la rivolta sociale, con la rivolta sociale giustificare la repressione; poi arriverà il capitale finanziario tedesco vestito da UE a salvarci in cambio di un total surrender del paese periferico a un MES guidato da Berlino.

Intanto, irrazionalmente, si continua a puntare tutte le risorse su modelli che presuppongono solidarietà, coordinamento e tenuta nei rapporti monetari e politici internazionali, e ciò proprio mentre questi presupposti falliscono, uno dopo l'altro, o appare che non erano mai esistiti nella realtà, ma solo nella propaganda europearda e mondialista.In generale, si seguita a non tener conto dell'esperienza, della storia: tutte le promesse di integrazione o armonizzazione monetaria ed economica sono rimaste inavverate, dalla PAC e dallo SME in poi, anzi hanno aumentato gli squilibri. Pensare che dalle istituzioni europee, espressione di conflitti di esigenze tra diversi modelli socioeconomici, venga aiuto, solidarietà e risoluzione dei problemi, è irrazionale e contrario ai dati storici e all'evidenza del presente.

Anche le promesse di riduzione e riqualificazione delle spese pubbliche sono rimaste irrealizzate, come le promesse di maggiore democrazia e partecipazione alle scelte di fondo, di benefici e stabilità che dovevano automaticamente scaturire dall'apertura dei mercati. Le assicurazioni di uscita dalla crisi, di uscita dalla recessione, di istituzioni capaci di prevenire nuove crisi (Financial Stability Board), sono risultate vane. Il sistema risulta inabile a utilizzare i dati empirici e la logica per riformarsi, correggersi, razionalizzarsi. E' altamente entropico, salvo intendere che l'andamento in questione sia voluto, nel senso che la scena politica ed economica è dominata non da un regolatore né da leggi equilibranti, ma da attori-profittatori che mettono a profitto le ricorrenti sbandate del sistema e i suoi crescenti scompensi.

Aprirsi agli scambi internazionali anziché chiudersi protezionisticamente è indispensabile per evitare fossilizzazioni e per stimolare l'innovazione e l'efficienza; ma non è detto che ciò sia vero in tutte le circostanze, in tutti i modi e in tutti i tempi. Questo è un tempo in cui entra più caos e nocumento che stimoli e innovazioni costruttive. E non potrebbe essere diversamente, in un tempo in cui i mercati sono dominati da una speculazione finanziaria di brevissimo termine.

Marco Della Luna

mercoledì 22 febbraio 2012

Gruppi di solidarieretà e sopravvivenza - Salvataggi post civiltà tecnologica industriale...?

Dipinto di Franco Farina

Tutti attoniti, in fila come in attesa di un boia che debba tagliarci la testa, impauriti, terrorizzati di fare la fine della Grecia, di perdere quel tanto o poco di benessere che in anni e anni di lavoro ci siamo guadagnati. Purtroppo non abbiamo idee per uscirne fuori. Siamo come ipnotizzati, incapaci di reagire. La storia insegna che un popolo rassegnato, che non reagisce è facile preda di dittature, finte democrazie o Stati di polizia.

Un mese fa parlai in un altro articolo della "sindrome collettiva del terrore". Che cos'è? Semplicemente un collaudatissimo metodo di psicologia collettiva attuato soprattutto dai governi dittatoriali o finti democratici, capace di piegare ogni voglia di ribellione e di contestazione individuale.

E' una tecnica che chi, come me, ha insegnato l'arte di comunicare e le relative tecniche, conosce molto bene. L'attuale governo tecnico e tutto il suo entourage, validamente sostenuti in buona dai mass media, magari in buona fede, non fanno altro che mettere in pratica questo metodo psicologico di massa, inculcando continuamente e in maniera subdola nella psiche umana input negativi e facendo scattare in ognuno di noi quello che è conosciuto come la"risposta di sopravvivenza". In parole povere se ci si dice in continuazione che prima o poi dovremo subire cose molto gravi, perdere il lavoro, vedere la pensione dimezzata, vendere la casa per sanare i debiti dello Stato, ecc. ecc., dopo settimane e mesi di questo bombardamento psicologico, alla fine saremo tutti pronti ad accettare il male minore pur di non perdere consuetudini, comportamenti e cose acquisite nel tempo.

Quindi se domani il governo Monti ci propinerà ulteriori gabelle come la tassa sui computer, sul cane, sulla bicicletta, sul pianoforte, nonché una nuova tassa sulla prima casa, la riduzione dei nostri stipendi e pensioni e non so qual'altra diavoleria, noi tutti alla fine diremo: "menomale che è finita così, poteva andare peggio!!"

Il sistema psicologico d'informazione che si sta attuando da oltre due mesi, attraverso la stampa, la radio e la TV, è proprio da manuale, da scuola di Palo Alto ( la più prestigiosa scuola sulla comunicazione del Mondo). In effetti questi signori sono riusciti a metterci alle corde, a non farci reagire e a farci pensare che prima o poi anche noi alla fine andremo a dormire sotto un ponte... a meno ché.......

A dar manforte a questo stato di terrorismo poi ci sono i "bravi di Don Abbondio" che imperversano nel nostro Paese in attesa anche di colpire il povero pensionato che non ha ritirato uno scontrino dal negozietto sotto casa. Insomma in pochi mesi in Italia si è istaurato un clima di terrore e di attesa. Di attesa del nostro turno, di quando dovremo mettere la testa sul ceppo per farcela tagliare dal boia.

Tutto questo perché dobbiamo salvare l'Europa, la sua moneta e la sua storia. Ma non sarà perché dobbiamo salvare alcune lobby finanziarie tedesche, danesi, olandesi e francesi? Il dubbio a questo punto è più che legittimo.

A tal proposito illuminante è stata giorni fa una conferenza tenuta a Nepi sul futuro dell'Europa, gestita da alcuni eurodeputati tra cui Nicolò Rinaldi. Quest'ultimo ha fatto conoscere delle verità che mi hanno ulteriormente convinto del grande complotto in atto contro ognuno di noi. In quell'interessante incontro ho appreso che tra fine ottobre e novembre dello scorso anno i grandi capitalisti europei, hanno chiesto, tramite la Markel, di chiudere il capitolo Berlusconi perché non dava più affidabilità e di promuovere immediatamente in Italia un nuovo governo tecnico con persone di loro "gradimento".

Il nome fatto subito da questi "illuminati" è stato Mario Monti. Presto fatto, in una rapidità che non ha riscontri nel passato politico italiano, si è mandato a casa Berlusconi e si è costituito il governo Monti. Sono bastate una telefonata della Markel al Capo dello Stato, altre telefonate ai vertici del PDL perché abbassassero la testa, un'altra a Monti e il gioco alla fine si è concluso!

Al nuovo governo sono poi state date indicazioni precise: salvare l'Italia per salvare le banche e gli interessi finanziari tedeschi e francesi, nonché riportare l'Italia ad uno stato di completa sudditanza "europea".

Dall'incontro a Nepi con l'on. le Rinaldi ho anche appreso che "gli oscuri personaggi europei" avevano già deciso di dare un esempio eclatante a tutti gli altri Stati Europei, punendo duramente ("a morte") quello più debole: la Grecia. Così quando nel 2008 si poteva già intervenire per salvare la patria di Platone e di Aristotele e mettere sulla retta via il governo di Atene con un minimo di sforzo finanziario comunitario, qualcuno degli "oscuri personaggi" ha pensato invece di non far nulla e di aspettare che la situazione peggiorasse.

E questo per colpire più duro e così terrorizzare gli altri Paesi europei con problemi di debito pubblico come l'Italia. Quindi questo che stiamo vivendo in questi giorni è il risultato di una manovra studiata a tavolino e non uscita fuori per caso. Ma la cosa che mi ha fatto ulteriormente arrabbiare è l'aver appreso che per dare alla Grecia la prima tranche di aiuti finanziari, Francia e Germania hanno obbligato le autorità elleniche ad acquistare armi pesanti (carri armati e aerei) dalle loro industrie.

Alla fine di questa conferenza ho perfettamente capito che tutti i Paesi europei, ad eccezione solo della Germania, hanno perso la loro capacità di scelte autonome, di libertà interna. Più nessun Paese di questa che viene definita "Euro Zone" ha piena autonomia decisionale, può solo sperare di non venire commissariata com'è sta accadendo all'Italia. Quindi per pochi banchieri e lobby internazionali anche l'Italia ha perso la sua "libertà di scelta", la sua autonomia politica.

E in tutto questo che senso hanno le istanze delle persone, di quelle più indifese, di quelle senza un sostegno politico? Niente!! Il governo Monti ora deve adempiere a precisi diktat e, quindi, che "noia" 'sti giovani che vogliono un lavoro fisso e che "barba" 'sti lavoratori che non vogliono essere licenziati.

Va bene tutto, abbiamo capito come si vogliono cambiare usi ed abitudini di noi italiani, di quell'infinita schiera di persone oneste che in Italia hanno sempre pagato le tasse, operato con correttezza nei confronti delle istituzioni e del prossimo e che concretamente, con il proprio lavoro e la propria innata capacità di inventare e arrangiarsi, hanno evitato fino ad oggi la bancarotta del nostro Paese.

Ma la cosa che più mi sconvolge e che nessuno ha tirato fuori un piano, il famoso "piano B", ossia un modo per salvarsi, per aiutare amici e parenti da questa manovra che ogni giorno tenderà sempre di più a strangolarci. Se domani andando in banca ci si dice che non ci sono più i soldi, che equitalia ci sequestra una macchina o una casa perché nel lontano "1860" non abbiamo pagato una multa, che i "bravi di Don Abbondio" ci incatenano perché non abbiamo denunciato una vincita al superenalotto di 300 euro, se domani la benzina scatterà a 3 euro al litro, se ai supermercati non troviamo più il latte e il pane per i nostri figli....che facciamo?

Già un mese fa avevo proposto di costituire in ogni quartiere, paese e città aggregazioni di amici e parenti per attivare "il piano B". Ossia la possibilità di costituire gruppi di solidarietà in caso gli eventi dovessero ulteriormente precipitare. Gruppi di aggregazione che potremmo chiamare con l'acronimo: SAS ( Solidarietà, Assistenza e Sopravvivenza). L'idea iniziale, ma sempre valida, era quella di organizzarsi in gruppi di 10 o 20 famiglie al massimo in cui trovare all'interno la solidarietà necessaria per sopravvivere ad eventuali situazioni limite. Non è fantascienza è solo prevenzione.

Ogni gruppo SAS dovrebbe nominare uno o più coordinatori, magari persone che riscuotono la fiducia di tutti e che hanno molto tempo libero a disposizione, bene quindi chi è in pensione. Questi coordinatori dovrebbero redigere un piano di assistenza per chi in difficoltà perché licenziato "per giusta causa" o perseguitato da equitalia. Trovare un avvocato (meglio se fa parte già del gruppo) che possa aiutare chi ingiustamente perseguitato dalle istituzioni.

Tutti i componenti dei gruppi SAS dovrebbero provvedere a redigere piani di sopravvivenza calibrati in virtù della gravità degli eventi esterni. Dove e quando reperire cibo e medicinali, quando "scappare" dalle città per rifugiarsi in campagna o in paesini più tranquilli; in quale modo aiutare la famiglia che non ha più lavoro, ecc. ecc.

Se tutte queste fosche previsioni non dovessero avverarsi, e lo spero vivamente, sarà stato per molti un esercizio, quasi un gioco, senza arrecare danni a persone e cose, solo una esercitazione preventiva. Poi ognuno tornerà a fare quello che ha sempre fatto e i gruppi SAS potrebbero restare come un momento di aggregazione tra amici. Ma se invece le previsioni più nere dovessero avverarsi, il non essersi organizzati in tempo potrebbe rappresentare una catastrofe ulteriore per molte famiglie. Perché allora non pensare di prevedere e prevenire quello che, ci auguriamo, non debba mai accadere?

All'inizio si possono consultare amici e parenti, esporre loro il progetto e valutare la fattibilità. Si può partire con un gruppo formato da almeno 10 famiglie e tra queste individuare ed inserire chi possiede un pezzo di terra agricola fuori città. Serviranno anche persone competenti nell'utilizzo di energie caloriche ed elettriche ricavate dal fotovoltaico o dall'eolico e poi un medico, un paio di artigiani delle costruzioni in legno e, ovviamente, esperti in agricoltura e zootecnia.

Tutte queste persone dovrebbero elaborare un piano di sostentamento alimentare in caso di crisi e, in caso di peggioramento della situazione, prevedere anche un eventuale trasferimento nell'appezzamento di terreno già inserito nella SAS.

Qualcuno legittimamente potrebbe obiettare e chiedermi: -"La situazione è così drammatica, come descritta fin qui al punto di organizzarci in gruppi di sopravvivenza? Non è questa pura fantascienza?

Forse si e forse no! Ma allora perché aspettare che gli eventi possano ulteriormente precipitare senza muovere un dito, senza almeno cercare un piano "B" per sé e per la propria famiglia? Dobbiamo ragionevolmente valutare tutto senza isterismi, esaltazioni o completo menefreghismo; valutare se è il caso oppure no di pensare a qualche scappatoia qualora la situazione già pesante dovesse ulteriormente peggiorare. Ma intanto tra amici potremmo pensare non alla grande fuga dalle città, ma ad organizzarci per costituire un semplice gruppo di acquisti di generi di prima necessità.

In questo modo oltre al beneficio per l'abbattimento dei costi dei generi alimentari, si potrebbe sperimentare in maniera molto soft l'eventuale istituzione di un gruppo SAS. E poi va sempre ricordato che vale l'antico proverbio che dice: "E' meglio prevenire che curare".

Ennio La Malfa