lunedì 3 settembre 2012

Germania fra alti e bassi, corsi e ricorsi....

Collage di Vincenzo Toccaceli


“….Vi racconterò di civiltà grandi e piccole allo stesso modo, poiché quelle che un tempo furono grandi un domani potrebbero non esserlo più e quelle che un tempo furono piccole potranno divenire grandi…” .

Risulta essere grossomodo questa la traduzione dal greco antico del Proemio delle “Storie” di Erodoto.

Lo storiografo, nel lontano V° secolo sembrava aver interpretato alla perfezione le leggi del tempo e come lui anche il dotto Eraclito che sostenne che è impossibile immergersi per due volte nelle stesse acque, perché esse scorrono e mutano incessantemente.

Del resto è la legge della storia e la legge del destino degli uomini e lo si vede costantemente nella nostra quotidianità.

Sembra incredibile e straordinario, al contempo, che un Paese che come la Germania che ha conosciuto l’occupazione straniera e la divisione interna fino agli anni novanta possa oggi affermare attraverso il suo leader frasi del tipo “Sosterremo Draghi.

Fiducia nel Premier italiano, lo spread scenderà. Se pur reduci da due colossali sconfitte militari, sociali e politiche nella storia recente delle due Guerre Mondiali, i tedeschi si trovano oggi ad essere l’asse portante di un’alleanza continentale che ha rappresentato il tentativo, più o meno riuscito, di stabilizzare la pace degli stati europei fondendone gli interessi politici ed economici.

L’ultimo incontro tra Mario Monti e Angela Merkel è anche l’ultima testimonianza del ruolo centrale che ha assunto la Germania nel contesto dei rapporti internazionali. Da Paese sconfitto, occupato e sanzionato si ritrova ora a dover decidere se appoggiare o meno, e in maniera determinante, le scelte del presidente della Banca Centrale europea.

Nel 1945, al termine della Seconda Guerra mondiale ed in seguito alla conferenza di Potsdam, erano state imposte alla Germania dure sanzioni che prevedevano l’occupazione dei ricchi bacini della Rhur e della Saar a titolo di indennizzo, la confisca dei territori occupati durante la guerra e la divisione del territorio in quattro zone di influenza sotto il diretto controllo di ognuna delle potenze vincitrici (Usa, Urss, Francia e Gran Bretagna).

Oggi il punto di riferimento per lo “spread”( il differenziale) è rappresentato dal valore dei titoli tedeschi. I Tedeschi non dovrebbero però dimenticare che, se è pur vero che sono dotati di un’eccellente capacità di ripresa, coesione e lavoro, i meriti dell’odierno rovescio favorevole della sorte non spettano tutti a loro.

La storia ci insegna che, quando gli Stati Uniti d’America si trovarono a doversi contendere gli equilibri geopolitici mondiali con l’Unione Sovietica, si resero conto che una Germania debole avrebbe significato un’Europa debole ed avrebbe comportato una conseguente e subitanea espansione del comunismo sovietico a macchia d’olio.

Per scongiurare questa minaccia favorirono il recupero della Germania all’interno del più ampio progetto per il recupero dell’Europa che chiamarono Erp o Piano Marshall. Sulla base dei principi del “self help” e del “mutual aid” i paesi Europei, compresa la Germania, sarebbero stati messi nelle condizioni di poter avviare in tempi brevi ed in maniera autonoma uno sviluppo ed una ripresa dell’economia propria e dei confinanti.

Sicuramente non per filantropia, ma gli statunitensi ebbero pazienza e con la loro influenza portarono via via ad una progressiva riduzione delle sanzioni. La stessa Unione Europea, progetto già esistente nella bozza del “Manifesto di Ventuotene” del 1920, venne caldamente incentivato e spronato dagli americani per dare una stabilità all’Europa ma anche delle garanzie al mondo intero che la ripresa economica e militare tedesca sarebbe avvenuta in un’ottica di sicurezza e controllo.

Nel 1950 la dichiarazione Schumàn provocherà una distensione dei rapporti tra Germania e Francia, ammorbidendo le tensioni e dissipando le diffidenze dei francesi verso i tedeschi.

Lo stesso anno, con il Piano Plevèn, viene istituita la CED(Comunità europea di difesa) per creare da un lato le basi di una solida condivisione degli armamenti europei in un progetto di difesa comune, ma dall’altro con lo scopo di inserire all’interno del piano il riarmo controllato della Germania, affinché non potesse più rappresentare una minaccia ma potesse tornare utile agli interessi dell’intero continente europeo.

Oggi è, per ironia della sorte, la stessa Germania a dare delle sicurezze e delle garanzie e se ieri erano gli ultimi in Europa, oggi sono i primi.

Circa sessant’anni fa serviva un Europa unita per contenere ed arginare le mire espansionistiche tedesche, mentre oggi servono i tedeschi per tenere l’Europa.

Se prima in Europa si pretendeva il rispetto di certi oneri di carattere economico dalla Germania, oggi è questa a pretenderlo da tutti gli altri.

La crisi che sta colpendo l’Europa ha rappresentato in un certo senso la dimostrazione palese del fallimento dell’Unione, che si è trovata ad essere un’alleanza ad egemonia variabile.

Creare un senso d’appartenenza e di cittadinanza comune tra gli stati europei, se pur da sempre utopistico, risulta ora praticamente impossibile in un’Europa che ha membri di serie A e membri di serie B; in un Europa che di fatto si regge sull’economia di un solo Paese e che vede questo, per ovvie ragioni, ad essere l’unico che decide.

Alessandro Gatti

(Fonte: La Tua Voce)

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