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domenica 8 gennaio 2012

Aprilia - Presentazione dell'Incontro Collettivo Ecologista del 22, 23, 24 giugno 2012 - Per un solstizio estivo di rinascita vitale e spirituale....



Abbiamo sentito nelle nostre budella il richiamo di Madre Terra, stremata per le brutture a cui viene sottoposta da noi umani...


In questa atmosfera grigia in cui si respira a fatica, con l'acqua impura, le risorse alimentari piene di veleni, le montagne, le valli, le foreste, i campi e le città cosparse da una sottile polvere di morte, con l'impossibilità di dialogare pacificamente fra esseri umani e con le altre specie viventi.... non abbiamo saputo resistere al pianto della Madre ed abbiamo perciò pensato di compiere, nei limiti del nostro possibile, un gesto di pacificazione, un tentativo di inversione di marcia, insomma di prendere coscienza che così continuando la civiltà e la nostra stessa esistenza non sarà più possibile.


Da parecchi anni compiamo un rito incontrandoci nell'occasione del Solstizio Estivo per scambiare le nostre esperienze bioregionali e per tentare nuovi approcci di vita. Stavolta però dobbiamo compiere uno sforzo ulteriore, non possiamo limitarci al piccolo gruppo di “bioregionalisti” e non possiamo limitarci a scambiare quattro chiacchiere in piacevole compagnia. In un primo momento avevamo pensato di indire una assemblea formativa di una “rete delle reti” denominata “Stati generali per l'Ecologia profonda, la biospiritualità ed il riabitare gentile della Terra”, poi qualcuno ha obiettato che la parola “stati generali” evocava qualcosa di “politicizzato e di stantio” perciò abbiamo risolto di modificare il titolo in “Incontro Collettivo Ecologista”.. Comunque il nome dell'evento ha poca importanza, quel che conta è che durante l'incontro si possano manifestare reali prospettive di un cambiamento (ormai inevitabile), sia nelle nostre vite che negli ambiti in cui siamo connessi. L'incontro dovrebbe avere una valenza che supera i confini della penisola, per abbracciare l'intera Europa ed il mondo, ma d'altronde possiamo farci portatori di una crescita solo per noi stessi e pertanto il coordinamento avviene fra ecologisti italiani, provenienti da varie bioregioni e città. Negli altri paesi ognuno farà la parte che gli compete.....


Tanto per cominciare diciamo che l'incontro si terrà in provincia di Roma, ad Aprilia, in modo che il sito sia facilmente raggiungibile dal nord e dal sud. Non sono previste spese di permanenza poiché saremo ospiti nel podere del Vetiver di Benito Castorina che rinuncia ad ogni prebenda (pur che -chi lo desidera- potrà lasciare un contributo volontario per le spese di gestione generale).


Aprilia si trova a soli sette kilometri dal mare ed è facilmente raggiungibile con mezzi pubblici da Roma. Le sistemazioni al coperto sono sufficienti per due o tre dozzine di partecipanti, invece all'aperto o sotto alcune tettoie c'è posto per molte altre persone, che potranno arrangiarsi con campers, tende, amache, sacchi a pelo, etc. La preferenza per i posti al coperto, nei limiti del possibile, verrà data ad anziani, donne e bambini.


Ognuno è invitato a portare con sé stoviglie e canovacci e cibo cotto e crudo, possibilmente biologico e vegetariano, la cucina e la vesseille sono in comune come pure la pulizia del posto. In modo da fare un esperienza conviviale di vita comunitaria alla pari.


Durante il pomeriggio del 22 giugno 2012 si potrà giungere per familiarizzarsi e sistemarsi e magari andare al mare per un bagno corroborante. Il 23 giugno si tengono due sessioni per trasmettere proposte ed esperienze, comprese le presentazione di progetti, di libri, etc. e magari la sera si farà un po' di festa con musica e canti. Ed anche il 24 giugno qualcosa di simile... ma non vogliamo ora prefigurare tutto quel che succederà, l'importante è sapere che ognuno dei partecipanti potrà dire la sua, a rotazione e con tempi accessibili a tutti.


Inoltre per facilitare la condivisione dei temi chiediamo sin d'ora alle persone che intendono partecipare di inviare un loro scritto/intervento (alquanto sintetico) che troverà spazio nel nuovo numero annuale dei Quaderni di Vita Bioregionale (quest'anno curato da Daniela Spurio), che verrà presentato contestualmente all'incontro e successivamente divulgato anche su internet a mezzo PDF. Gli argomenti che si prevede di trattare sono: ecologia profonda, bioregionalismo, biospiritualità, agricoltura contadina, cure naturali, alimentazione naturale, economia sostenibile, lavoro ecologico, produzione energetica pulita, rapporto uomo natura animali, e simili....


Preghiamo poi tutti gli aderenti di farsi loro stessi portavoce e divulgatori dell'evento.....


Paolo D'Arpini




Per info. generali ed invio interventi per i Quaderni scrivere a circolo.vegetariano@libero.it


Per info. logistiche e sul luogo dell'incontro telefonare al: 338.4603719


Altri articoli sull'Incontro Collettivo Ecologista 2012:
https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=incontro%20collettivo%20ecologista%20solstizio%20estivo%202012

Manifesto Bioregionale e per l'Ecologia profonda: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

giovedì 1 settembre 2011

Lorenzo Merlo, le farfalle danzanti e l'Essere senza io




Antropocentricamente parlando si può forse riconoscere che il criterio di comportamento delle farfalle danzanti di Enzo (http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2011/08/ecologia-profonda-farfalle-bellezza.html)

sia quello del sentire in sostituzione (in vece) di quello del sapere. Direbbe la farfalla: "Ballo con Enzo perché sento la risonanza opportuna a me." Naturalmente la farfalla non è attraversata da alcuna razionalizzazione, quindi non dice proprio niente. Lo fa e basta. Il farlo e basta significa esserlo. Perciò nell'essere (ballo e danza con Enzo), la farfalla si muove, agisce, realizza sopravvivenza e anche quella dimensione della conoscenza utile a sé, alla specie, alla natura. Perché è natura.


In questa misura, in questa prospettiva si sviluppa la ricerca To Feel Not To Know. E' una ricerca antropocentrica (il baco dell'ecologia profonda non si scioglie razionalisticamente) che vorrebbe valorizzare l'essere attraverso il sentire.
Attraverso le contiguità che ognuno potrà sentire, facilmente, potremo essere farfalla, danza e natura. Cioè potremo riconoscere i limiti e la struttura dell'io. La sua natura e funzione. Il modo per emanciparsene. Perdendosi fino non poter più dire io ho fatto ma potendo poi dire solo ero il fare stesso.


Ma non permanentemente. Le consapevolezze implicate dall'esistenza dell'io ne comportano la sua legittimità. Riconoscendogliela, per altre contiguità, e sempre attraverso il sentire, potremo risalire nella sua biografia fino a trovare il momento in cui è storicamente sorto il suo bisogno. E' il punto che i green anarchy se non ho frainteso - ritengono sia possibile (oltre che necessario) riattestare. Cioè ritengono che la mela di Adamo del caso, possa essere rifiutata e che da lì si possa ripartire.

Faccio cenno a questi aspetti perché la questione della permanenza di uno stato non mi pare tanto considerata e perché a me pare aspetto interessante e vincolante. Un fulcro. Anche per l'ecologia profonda. Se le farfalle, senza io, ballano e danzano per natura, può l'uomo essere permanentemente senza io?


Grazie per l'ascolto

Lorenzo Merlo

..............

Mia rispostina:

l'io è solo un concetto nella mente, un pensiero aggregativo che si forma attraverso il processo di autoconsapevolezza psicofisica. Potremmo definirlo un coordinatore interno alla coscienza che presume di conoscere il "corretto" comportamento da manifestare in determinate situazioni vitali. Ovviamente tale presunzione è arbitraria e basata sulla memoria. Non è altro che una variante istintuale, un pensiero costante e ripetitivo di sè, attraverso il quale la mente ritiene di poter operare delle scelte deliberate. Nel contesto generale della vita umana tale atteggiamento è funzionale a determinare comportamenti e giudizi giustificati, con la finalità di creare "forme pensiero" condivise, nella sfaccettatura di apparenti punti di vista differenziati.
Se percepiamo l'insostanzialità dell'io, in quanto spurio pseudopodo della coscienza, possiamo anche comprendere che la sua permanenza è del tutto innecesaria al funzionamento. Per cui una mente svuotata del pensiero "io" è decisamente libera e in grado di esprimere risposte adeguate ad ogni situazione ed in ogni condizione della vita. Senza l'identificazione corpo/mente la Coscienza permane nella sua natura impersonale ed universale, infallibile e aldilà di ogni dualismo.

Avendo superato persino la relatività dell'istinto e della ragione.

Paolo D'Arpini

...........


Domanda:

Condivido molto e per le puntualizzazioni e la relativa condivisione degli ambiti per ridurne gli equivoci non è certo opportuno uno scambio telematico. Prendo comunque un rischio… di equivoco.

L’io per essere percepito e poi sciolto ha bisogno della sua sostanza. O struttura. O pensiero.
La sua permanenza è innecessaria… Ok. Chiedevo coma noi se ne possa fare a meno permanentemente, visto che ne abbiamo consapevolezza. Anche nel caso in cui quest’ultima sia accompagnata dal suo retro che ne “dimostra” l’aleatorietà.
L.M.

………

Risposta:
Se l’io cerca di percepire il suo limite pensando di poterlo superare come può riuscire nell’intento..? Può l’io uccidere l’io? No di sicuro.. a questo punto l’io si arrende .. ma interviene un fattore non considerato.. inatteso. Un qualcosa che sta prima della ragione e persino prima della intuizione, vogliamo chiamarlo “grazia”? Vogliamo chiamarlo “intima natura”? Vedi tu…

Di sicuro una volta percepita e realizzata la tua propria vera natura, il Sè, come puoi tornare a identificarti con l’abito? (mi riferisco al corpo/mente).
P.D’A.

.............

Domanda:

Non alludevo ad un’intenzione ma a una possibilità di permanente emancipazione dall’io.

Il Sé per scrivere una mail utilizza un io.

Non credi?

……………

Risposta:

Finchè si resta nel dominio della mente l’idea stessa che possa esserci uno stato aldilà della mente risulta aliena ed inconcepibile.

Il funzionamento sicuramente esiste.. ma non è necessario che avvenga attraverso una specifica “identificazione” (tale è l’io ordinario)

...............

Domanda:

L’emancipazione non comporta, per me, un al di là di qualcosa.

Per “io” intendo la presenza della volontà. La presenza in noi di un agente, apparentemente oggettivo, nel quale ci riconosciamo. Lui è noi.

Mi pare comunque che molti ambiti avrebbero bisogno di essere definiti, riconosciuti e condivisi – ammesso ci si riesca – per non precipitare in direzioni indesiderate. Per quanto, con progetti diversi da quello in corso, desiderabili. Con le mail è roba da poeti alchemici.

…..

Risposta:

Giusto! Emancipazione corrisponde a “riconoscimento” parlare di un al di là è solo per significare quello “stato” in cui l’interezza dell’Essere si manifesta ed è coscientemente realizzato (solitamente viviamo in una condizione divisa: io e tu, nero e bianco, etc.). Di fatto nell’Ecologia Profonda si inneggia a questa unitarietà.. che è innegabile. Ma la sentiamo nostra? La pratichiamo? La osserviamo fino al midollo del nostro sé? Diceva un saggio: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati..”.

Ed anche corretta la tua descrizione dell’io ordinario in quanto volontà. Come abbiamo detto poc’anzi è la capacità cosciente di esprimere il concetto di scelta. Che poi questa scelta appartenga realmente all’io è opinabile e analizzando in profondità appare dubbia, se non una semplice assunzione.

Caro Lorenzo, diciamo che abbiamo rotto il ghiaccio… intanto un’intuizione si è affacciata ai bordi della coscienza, lasciamo che prenda forma, per suo conto, come è giusto che sia, senza rincorrerla oltre.

martedì 30 agosto 2011

Ecologia Profonda - Farfalle, bellezza della biodiversità



Balla con la farfalla

Sull’Appennino ligure vivono tantissimi insetti. Bisognerebbe conoscere meglio gli insetti (oltre 40.000 specie solo in Italia: di quanti sappiamo il nome? Proviamo a contarli solo fino a 10 !). Pensiamo che le specie totali di animali presenti in Italia sono circa 56.000, di cui i mammiferi sono solo 100, topi e pipistrelli compresi. Ogni specie di insetti merita di essere conosciuta, con le sue particolarità, pensiamo ai diversi nidi delle varie vespe, alle varie specie di formiche e alla loro socialità, alle tele del ragni…

Con Agosto arriva la mia Callimorpha. Non ha un consolidato nome comune italiano, come del resto quasi tutti gli insetti, ma solo un nome scientifico, anzi due. Uno è Callimorpha quadripunctaria, l’altro Euplagia quadripunctaria. Callimorpha fa riferimento alla bella forma, Euplagia alle belle diagonali disegnate sulle ali, quadripunctaria ai quattro punti neri presenti sulle ali rosse.

E’ una vistosa farfalla con apertura alare di 42 – 52 mm, che si caratterizza per la notevole differenza tra le ali anteriori e posteriori.

Le prime hanno colorazione superiore scura (bruna – nera) con striature bianco giallastre a prevalentemente disposizione trasversale; le seconde sono invece rosse con nette macchie nere di forme tondeggiante o allungate.

E’ una specie protetta dalla direttiva Habitat della Comunità Europea. E’ diffusa in tutta Italia, in buona parte dell’Europa e nel Nord Africa. Io la chiamo farfalla ballerina. Perchè le piace ballare con alcune persone e io sono tra i fortunati. In casa mia balla (lo dico con vanto) solo con me.

Appena arrivo dal cancello di casa, viene a salutarmi e mi accompagna danzando fino alla porta. E qualche volta mi salta di seguirne le mosse. Chi mi vede penso possa nutrire dubbi sulla mia salute mentale.

Tra noi è anche un rapporto di scambio. Lei balla e io le salvo, nel falciare il prato, la sua pianta preferita, la Canapa d’acqua (Eupatorium cannabinum), i cui fiori violetti sono la principale fonte di cibo.

E così, tra una danza e l’altra passa l’estate e a settembre la Callimorpha sparisce di scena. Ma so che la prossima estate ci sarà un nuovo incontro, come quegli amici che si vedono solo in vacanza.

Continua così da anni, ma la scoperta che ho fatto dopo un po’ di tempo mi ha lasciato veramente a bocca aperta: la Callimorpha ha un ciclo di vita annuale. Detto in altre parole d’inverno muore.

Le femmine depongono le uova verso l’inizio di settembre e le larve, polifaghe, emergono dopo 8-15 giorni, alimentandosi per breve tempo su varie piante (rosacee, platano orientale robinia, viti, gelsi, caprifogli) per poi entrare in ibernazione. Dopo la 5° muta, il bruco tesse un bozzolo leggero.

Ogni anno quindi ho ballato con una farfalla diversa, figlia, nipote, pronipote etc. di quella con cui ho ballato la prima volta.

Mi sono chiesto il perché di questa predilezione per me. Forse emano un odore particolare, ma mi piace di più pensare che con i geni si trasmettano, anche a livello degli insetti, sensazioni e ricordi o che istintivamente sappiano riconoscere le persone amiche.

Enzo Parisi
Rete per l'Ecologia Profonda

.........

Commento di Guido Dalla Casa:

Due citazioni da Fabre, naturalista del 19° secolo:
"Dio deve aver voluto molto bene agli Insetti" (aveva notato la grande varietà e ricchezza di specie di questa Classe di esseri senzienti).

"Voi sventrate gli Animali e io li studio vivi. Voi ne fate oggetto di orrore ed io li faccio amare. Voi lavorate in un laboratorio di torture ed io osservo sotto il cielo azzurro al canto dei grilli e delle cicale. Voi sottomettete ai reattivi il protoplasma e le cellule ed io studio l'istinto in tutte le sue manifestazioni. Voi scrutate la morte ed io analizzo la vita. Se io scrivo per gli scienziati e per i filosofi, che un giorno tenteranno di dipanare l'arduo problema dell'istinto, scrivo anche per i giovani ai quali desidero di far amare questa storia naturale che Voi riuscite solo a far odiare."

Fabre non era ben visto dalla scienza ufficiale del tempo, nè dalle istituzioni religiose, per il suo sottofondo filosofico profondamente panteista.

mercoledì 13 luglio 2011

Lorenzo Merlo, l'ecologia profonda ... ed i falsi padroni della vita!


"Di qua e di là del ponte.. la terra è la stessa" (Saul Arpino)

Considerazioni su: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/07/natura-addomesticata-natura-selvaggia.html

Il dialogo col cinghiale è bello. Anche perché è scritto bene. La morale anche, anche perché ci conforta. Quello che si può considerare non è ne bello ne confortante.

I "falsi padroni della vita" è gente come noi. Come noi è soggetta a una certa cultura. In funzione di quella, pensano, credono. Così come è per noi. Ma la cosa ne bella ne confortante è un'altra. Se riteniamo di poter giudicare chi dispone di cultura diversa dalla nostra, compiamo in quel momento quanto loro compiono tirando al cinghiale, quanto loro compiono credendo il cinghiale una loro disponibilità. L'amara prospettiva ha il vantaggio di una sorta di prova del nove. Non che il protocollo della dimostrazione mi stia a cuore. Siccome sta a cuore a molti di noi e a mia volta lo posso strumentalizzare... lo strumentalizzo. La prova consiste nell'immaginare una società dei grandi numeri dove tutti la pensano nello stesso modo*.

Io ho difficoltà ad immaginarla ma qualcuno potrebbe non averne. Il passaggio successivo corrisponde alle seguenti domande:
1. Come è stato possibile arrivarci?
2. Come è possibile mantenerla?

Le domande non sono irrilevanti perché diversamente avremmo una società dove non tutti la pensano nello stesso modo. In quest'ultimo caso penso sia accettabile mettere in contro anche qualche frangia alla quale viene l'idea di approfittarsi del prossimo. Quindi, ad altri ancora, l'esigenza di difendere i beni - comuni e non - della pacifica maggioranza. Questo è solo un millantato punto di ripartenza per tornare a prendere il sentiero che vorremmo abbandonare dicendo che i veri padroni della vita non sono loro ma altri**.

Per inciso, se riteniamo di poter giudicare l'altro in nome del rischio di implosione nel quale tutti crediamo, forse possiamo predisporsi alla guerra. Un po' come ha fatto Bush con il suo amico Blair e tanti altri al seguito.

Non è tutto.
Il ciclo delle esigenze è in qualche modo indotto dallo stato delle cose: quando hai lavorato necessiti di riposo. Appena alzato non t'importa di andare a dormire. Chi ha un progetto non può rinunciare a ogni strumento che gli comporta un passo avanti. Per quanto si possa realizzare una cultura opportuna al rispetto dell'altro, sembra realistico sospettare l'avvento - prima o poi - di qualcuno che approfitterà delle nostre porte lasciate aperte.

In altre parole, il segreto non pare essere nella consapevolezza utile per restare orientati tutti nella opportuna direzione. Non lo è perché mantenere l'inalteralità è inumano. Ed è inumano perché corrisponde ad un ordine razionalistico della vita e del mondo.

Il segreto sarebbe, come dicono i primitivisti, esonerarsi dalla cultura. Almeno da quella dimensione di cultura che loro chiamano simbolica e che personalmente preferisco chiamare mediatica. Tutto ciò che esiste attraverso il linguaggio e che dal linguaggio è trasmesso, implica la tossica cultura della quale vorremmo fuggire, sempre si voglia ritornare ad essere parte della natura. In qual caso il cinghiale non so se sarà lo stesso del bosco di Enzo. Dipenderà da cosa siamo noi. Ma noi chi? Il cinghiale dice "io"?

Non è tutto.
Se saremo natura non avremo modo di raccontare dialoghi con cinghiali o con altri.
Tutto questo per dire cosa?
Per dire che ogni nostra espressione resta antropocentrica, almeno ontologicamente, se non culturalmente. Cioè un ecocentrismo è nelle intenzioni, non può esserlo nei fatti.

Per le istruzioni per sciogliere nell'aria le consapevolezze che creano la cultura mediatica o simbolica che sia rivolgersi a chi lo ritiene progetto alla nostra portata.

*La stessa prova proposta in una società con numeri da raccoglitori-cacciatori non è qui proposta in quanto ha prima la necessità di un programma che ci permetta di pensare sia realizzabile. In verità una dittatura ben fatta potrebbe anche progettarla, resta da capire chi ci sta e chi non ci sta.

** Nel caso si volesse alludere che non ci sono padroni della vita è necessario farsi primitivisti o green anarchy o qualcosa del genere. Ogni altra posizione non lo concede neppure teoricamente. Escludendo gli iniziati alchemici e i mistici.


Queste considerazioni non sono contro qualcosa, sono per qualcosa. Sono per chiedere, a chi lo sa, come partire da qui e arrivare là dove vorremmo. L'unica mia idea è legata al principio di assunzione di responsabilità/legittimazione del passato. So che normalmente la cosa non è gradita ma, a gradimento a parte, sopratutto non mi pare abbastanza per uscire da quella specie di perfezione che è il ciclo dell'avanguardia. Sarebbe, almeno per me, interessante, ascoltare programmi e progetti che hanno come scopo la società che vorremmo. Non ultimo, sarebbe utile conoscere come ognuno di noi la immagina quella società, tanto nelle istituzioni - ammesso ne siano previste - quanto nel quotidiano.


Grazie per l'ascolto.


Lorenzo Merlo

giovedì 9 giugno 2011

Enzo Parisi: "Nell'ecologia profonda l'acqua è innanzitutto un bene della natura..."




Siamo ormai prossimi al referendum sull’acqua pubblica. In una visione antropocentrica si scontrano due filosofie: se l’acqua deve essere un bene comune a tutti gli uomini o se deve essere considerata un bene che va gestito secondo il modello del mercato. Con il primo approccio il controllo dell’acqua potrebbe essere (ma non è detto) gestito secondo criteri di equità e giustizia. Con il secondo con maggiore qualità e efficienza ma con i rischi indotti dalla commercializzazione.

Ma secondo una logica ecocentrica tutto cambia.

L’acqua è elemento vitale. Tutti gli esseri viventi sono composti da acqua e senza acqua muoiono. L’acqua regola tutti i meccanismi che hanno a che fare con la vita. Basti pensare al mare, con tutte le forme di vita che lo abitano e dal quale originano tutte le specie animali terrestri. Basti pensare alle necessità di piogge, senza le quali c’è il deserto. Nulla può esistere senza l’acqua e la disponibilità di acqua influenza e regola la formazione di biomassa.

Ma venendo al nostro caso, in chiave ecocentrica, la domanda fondamentale è: se vince il SI o il No quali sono gli ipotizzabili effetti sulla biodiversità? Per esempio aumenta o diminuisce l’acqua che la specie homo sapiens sottrae alle altre specie viventi? Come sarà la qualità dell’acqua in cui l’homo sapiens farà vivere le altre specie?

L’uomo prende l’acqua che gli serve o dalle sorgenti o dai torrenti o fiumi e dai laghi. In entrambe i casi poiché dalle sorgenti nascono i fiumi, che a volte formano laghi, si tratta sempre di sottrazione di acque dolci dai corsi d’acqua.

Avere più o meno acqua dolce è fondamentale per alcune categorie di animali e tra quelli di più grande dimensione, tralasciando quindi gli insetti, per i quali non esistono dati sufficienti, i pesci e gli anfibi.

Lo stato di conservazione dei pesci di acqua dolce in Italia è nel complesso molto critico ed è lo specchio di una situazione di degrado generalizzato della rete idrografica superficiale. Delle circa 50 specie indigene (o autoctone) di pesci di acqua dolce solo una infatti, il cavedano, può essere oggi considerata non a rischio. Tutte le altre sono da considerare a diverso grado in pericolo di estinzione.

Anche il recentissimo Annuario dei dati ambientali 2010 elaborato dall’ISPRA (Agenzia del Ministero dell’Ambiente) afferma che per i Ciclostomi (leggi lamprede) e i Pesci delle acque interne oltre il 40% delle specie minacciate è in condizioni particolarmente critiche (categorie CR – critically endangered e EN – endangered della IUCN).

Gli anfibi sono stati i primi vertebrati a colonizzare l'ambiente terrestre, e come tali hanno avuto in passato una notevole espansione e diversificazione. Rimangono però nella maggior parte dei casi ancora estremamente legati all'acqua; lo stesso nome della classe deriva dalla fusione delle due parole greche ἀμφί, col significato di "doppio", e βίος, col significato di "vita". Tale nome è dovuto sia al fatto che il ciclo vitale degli anfibi prevede che almeno una parte della vita dell'animale venga trascorsa nell'elemento acquatico, sia al fatto che la maggior parte delle specie presenta una fase larvale dall'aspetto piuttosto dissimile da quello della fase adulta, alla quale l'animale giunge tramite metamorfosi. Vedi girino e rana.

Gli anfibi stanno subendo un drammatico quanto rapido declino. Si calcola che delle 85 specie europee il 60% circa sia in diminuzione come numero di esemplari e la situazione italiana sarebbe tra le più gravi dal momento che l'Italia ospita un maggior numero di specie complessivo.

In Italia ben 28 specie di anfibi su 37 sono state incluse nel Libro Rosso. Un dato preoccupante considerato che le specie appartenenti alla classe degli anfibi costituiscono dei validi indicatori dello stato di conservazione degli ambienti in cui vivono e si riproducono. I più vulnerabili, e quindi a maggior rischio, sono senza dubbio i geotritoni, il proteo, le rane ma anche le salamandre.

Il già citato Annuario dei dati ambientali 2010 elaborato dall’ISPRA afferma che la situazione più critica è quella relativa agli Anfibi, dove in assoluto la percentuale di specie endemiche minacciate è la più elevata, con a oltre il 66%.

Da dove le minacce alla biodiversità? Dice ancora l’Annuario dei dati ambientali 2010 “In generale dall’analisi risulta che la tipologia di minaccia più frequente (50,5% delle specie minacciate), tra tutte le influenze antropiche indirette è rappresentata dalla trasformazione e modificazione degli habitat naturali, e in particolare dalle modificazioni e trasformazioni dell’habitat (costruzione, edifici, strade, porti, cementificazione degli argini fluviali, variazioni climatiche dovute ad influenze antropiche, sbarramenti sui corsi d’acqua, captazioni idriche, modifiche delle portate)”. Chiaro no?

Ma un’altra questione è importante: la qualità delle acque.

Un’elaborazione dell’ISPRA su dati forniti dalle ARPA/APPA, dalle province autonome e dalle regioni sulla contaminazione delle acque superficiali e sotterranee da residui di prodotti fitosanitari attesta che, nel corso del 2008, nelle acque superficiali sono stati rilevati residui di pesticidi nel 47,9% del totale dei punti di monitoraggio, in concentrazioni che nel 30,9% dei casi superano i limiti di legge per le acque potabili.

Nelle acque sotterranee è risultato contaminato il 28,8% del totale dei punti di monitoraggio, che nel 15,6% dei casi presenta concentrazioni superiori ai limiti. Residui di ogni tipologia di fitosanitari sono stati rinvenuti nelle acque superficiali e sotterranee, anche se gli erbicidi e i relativi metaboliti sono le sostanze più largamente rinvenute (inclusa la “famigerata” atrazina, sostanza fuori commercio da circa due decenni, ma ancora presente quale residuo di una contaminazione storica).

In conclusione: se prevarrà, anche attraverso l’esito del referendum che l’acqua è una merce per fare profitto e alla gente questo non interessa più di tanto, è facile prevedere una biodiversità in ulteriore calo.

La priorità per garantire una corretta e sostenibile tutela e gestione degli ecosistemi di acqua dolce è invece senza dubbio rappresentata dal rilancio e dalla riorganizzazione del governo pubblico della risorsa idrica (inteso come capacità delle istituzioni di gestire e raccogliere le conoscenze, di pianificare, monitorare l’uso della risorsa in modo coordinato, efficace ed efficiente) a livello di bacino idrografico.

E anche dalla revisione delle pratiche agricole (e industriali) con riduzione dell’uso di fitofarmaci e erbicidi.

Se quindi l’acqua sarà un bene veramente pubblico e sottratto alle logiche di mercato avremo più speranze di una gestione più equilibrata e solidale con tutti gli esseri viventi.

Se l’acqua sarà prevalentemente un bene di mercato, chi fa commercio dell’acqua ha tutto l’interesse a venderne e trattarne di più, e ciò si risolve a un maggior consumo da parte dell’uomo e a sottrarre acqua a supporto di tutti gli altri esseri, infischiandosene della sua qualità.

Superfluo ribadire gli effetti sul lungo periodo, anche sulla stessa vita umana.


Enzo Parisi

Rete per l'Ecologia Profonda

mercoledì 11 maggio 2011

17° Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana: "Bioregionalismo e Alimentazione Naturale" 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)




17° Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana su "Bioregionalismo ed Alimentazione Naturale" 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)

“La verità deve essere un paradosso perché deve essere entrambe le polarità, il polo negativo e quello positivo, ed al tempo stesso deve restare trascendente. Deve essere la vita e la morte e qualcosa in più, Con quell’in più indico la trascendenza di entrambi: è entrambi i poli, e nessuno dei due. Questo è il paradosso supremo.” (Osho Rajneesh)

“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” (Ramana Maharshi)


Premessa

E' indetto l'incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana, che si terrà in prossimità del solstizio estivo in Emilia, ad Ospitaletto di Marano, nella bella casa accogliente di Marco e Valeria che è posta su una collina ubertosa, in un piccolo borghetto antico. Sono benvenuti gli apporti di prodotti fatti in casa, o del proprio orto, libri, oggetti artigianali da ognuno realizzati, che potranno essere esposti nel cortile della casa che ci ospita.

L'incontro si svolge nel fine settimana del 18 e 19 giugno 2011 le sistemazioni sono spartane.. perciò si consiglia di venire con la propria tenda per accamparsi nel terreno adiacente la casa. Per le persone anziane o donne con bambini sarà possibile comunque trovare sistemazioni al coperto, o nella casa stessa oppure in pensioncine vicine. Per i pranzi e le cene ci si organizza in cucina a rotazione ed ognuno è invitato a portare cibo e bevande (possibilmente cose biologiche). Il lavoro comunitario per la pulizia e per il mantenimento della struttura è un modo per sentire affiatamento umano e rispetto per il luogo che ci ospita.

Chiunque voglia partecipare con spirito sincretico può intervenire con il proprio discorso… Questo significa che nessuna visione o ideologia deve avere una prevalenza, siccome si parla a cerchio ed ognuno parlerà per il tempo che gli è necessario (durante ogni sessione di condivisione) ogni esperienza spirituale od ecologica sul tema dell'alimentazione e del bioregionalismo sarà benvenuta. Non ci sono assolutamente posizioni precostituite su una sistema alimentare o l'altro, purchè in sintonia con la natura e con l'ecologia profonda.

Questo è il primo incontro della Rete Bioregionale in cui finalmente si potrà affrontare, a viso aperto, l'argomento dell'alimentazione umana in chiave bioregionale ed è particolarmente importante che vi partecipino tutti gli esponenti e referenti della Rete.

Durante la due giorni di Ospitaletto verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale che -grazie all'opera di Rita De Angelis e di Caterina Regazzi- riprende dopo un anno di assenza la pubblicazione... Il tema trattato è: Bioregionalismo ed Ecologia Sociale.

Per avere tutte le delucidazioni su come raggiungere il luogo dell'incontro e sulle sistemazioni:
caterina.regazzi@alice.it ; Cell. 333.6023090
marco.lapelosa@alice.it ; Tel. 059/794369

Informazioni generali e tematiche:
Paolo D'Arpini: circolo.vegetariano@libero.it - 0733/216293


Siete pregati di divulgare la notizia a tutti i vostri contatti! Grazie

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it

sabato 30 aprile 2011

Bioregionalismo, tutto da esperimentare....



"Guado di un simbolico Rubicone" (Saul Arpino)


"Caminante, no hay camino, se hace camino al andar.." (Antonio Machado)

Certo la nostra strada verso l'ecologia profonda, verso l'attuazione del bioregionalismo, non è segnata, non abbiamo mappe da seguire, indicazioni che stabiliscano il cammino... ma per procedere dobbiamo iniziare a camminare...

La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita. Questa visione è l’ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.
 
Ne consegue che l’economia umana può e deve tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: “E’ ciò ecologicamente compatibile?” I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica. Verrà avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita “globale” del pianeta.
 
La possibilità che il presente sistema di civilizzazione consumista porti la società umana  alla caduta di ogni valore vitale è sempre più evidente osservando l’arretratezza con cui i nostri governanti ed amministratori affrontano le problematiche sociali ed ambientali. La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di “destra-sinistra” (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).
 
Questa visione è alternativa al vecchio sistema superficiale che tien conto solo dell’apparire e del consumo. Infatti abbandonando il concetto ormai obsoleto di “destra-sinistra” possiamo tranquillamente entrare nel mondo “dell’appartenenza e condivisione”. La consapevolezza di essere parte integrante del tutto è l’unica strada per uscire dal vortice di una ripetitiva e rovinosa barbarie.
 
Paolo D’Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana
http://paolodarpini.blogspot.com/

sabato 16 ottobre 2010

Discorsetti sull'ecologia profonda per l'incontro bioregionale di San Severino Marche del 30 e 31 ottobre 2010 - Come raggiungere il luogo

Discorsetti sull'ecologia profonda per l'incontro bioregionale di San Severino Marche del 30 e 31 ottobre 2010 - E istruzioni su come raggiungere il luogo...


Care amiche, cari amici,

é in fase di preparazione avanzata l'organizzazione dell'incontro annuale della Rete Bioregionale. Il Cerchio si svolge a San Severino il 30 ed il 31 ottobre 2010. La cosa ha già attirato l'attenzione di numerose persone e di enti che lavorano per l'attuazione dell'ecologia profonda e del bioregionalismo. Hanno già dato la loro adesione diverse associazioni locali (Ad es. Rees Marche, etc.) e sono attesi ecologisti da vari luoghi delle Marche oltre che dalle altre Regioni d'Italia. Siete attesi pure voi!

Ed ora ecco alcune frasi in sintonia con il discorso che andremo ad affrontare, che ci sono giunte da varie fonti:

Scriveva Arne Naess, il padre dell'ecosofia (o ecologia profonda) alla quale i bioregionalisti dovrebbero far riferimento: “Gli esseri viventi hanno un valore in se stessi. In quanto viventi. E come gli uccelli delle sempre più silenziose campagne americane, hanno bisogno di essere protetti dall'invadenza di miliardi di uomini. Bisogna cercare una nuova armonia ecologica tra gli esseri viventi che abitano il pianeta Terra. Questo rinnovato equilibrio passa a livello teorico attraverso la rinuncia non solo a ogni forma antropocentrismo: il diritto alla vita di ogni essere vivente é assoluto e non dipende dalla maggiore o minore vicinanza alla specie umana. A livello pratico il nuovo equilibrio ecologico passa attraverso la riduzione della popolazione umana, l'uso di tecnologie a basso impatto ambientale e la mancanza assoluta di interferenza umana in una quantità sempre più vasta di ecosistemi...”

Scriveva Hermann Hesse: “Si ha paura di mille cose, paura del dolore, paura del proprio cuore, paura del sonno, paura di svegliarsi, paura della solitudine, paura della morte, sopratutto paura della morte. Però tutto queste paure sono solo maschere e travestimenti. In verità si ha paura di una cosa sola: lasciarsi andare, lasciarsi cadere nell'ignoto, questo piccolo passo al di là delle nostre sicurezze. Però chi solo per una volta, ha assaporato questa totale resa, questo fidarsi totalmente nel proprio destino, quello è libero. Non appartiene più alle leggi terrene, ma è completamente immerso nel flusso dell'universo e vibra assieme alle stelle e ai pianeti."

Scrive Caterina: “Mi piace l'idea dell'armonia ecologica tra gli esseri viventi (e anche con i non viventi, fanno sempre parte dell'ecosistema, pensiamo all'aria e all'acqua, sono necessari ai viventi più dei viventi stessi). C'é l'opinione diffusa che non si possa tornare indietro rispetto a dove siamo arrivati e che gli anziani di oggi se sentono fare di certi discorsi inorridiscono (oggi il cibo abbonda, il lavoro meno faticoso, ci sono cure per tutte le malattie, anche quelle immaginarie), ma si potrebbe pure trovare un equilibrio fra risorse e bisogni, fra produzione e consumi, cominciando dal confronto e dal mutuo scambio di aiuto, di vicinanza affettiva, di collaborazione amorevole tra simili e diversi, cercando di colmare i divari..... L'uomo solo un essere vivente che ha sviluppato una coscienza legata allo spazio e al tempo, al qui e all'oggi e al domani, gli uccelli si cibano per soddisfare l'appetito di oggi, fanno il nido per allevare i piccoli di questa nidiata; dobbiamo imparare ad "usare" il nostro essere a beneficio della nostra Terra e non per distruggerla...... é così bella!”

Scrive Benito: "Caro Paolo, come promesso parteciperò all'incontro bioregionale. Penso possa interessare ascoltare la mia fiaba sugli OGM per informare i grandi attraverso i piccini. Inoltre mi piace molto il pensiero sull'appartenenza di Saul Arpino che é in sintonia con quello dell'amico Beaver, che noi conosciamo personalmente e che ho il piacere di riportarti di seguito: I tre principi di appartenenza: Io appartengo alla razza umana; Io appartengo alla Terra perché la Terra mi precede ed il luogo che mi ospita sopra o sotto ciclicamente; La Terra mi appartiene solo se sono convinto che l'altro é me stesso e anche la Terra e tutto ciò che ospita sopra e sotto me stesso.."

Scrive Manuel: "Sarò presente dal 30 ottobre mattina, vengo con un amico, portiamo con noi la tenda..."

Scrive Sara: “...ognuno di noi ha avuto il diritto alla vita e quindi il diritto di viversi in ciò che viviamo. Estremamente invadente e poco intelligente pretendere che le cose siano come a noi piacerebbe...ogni essere umano, avendo ricevuto il dono della vita ha la libertà di viversi. Se una cosa non é di nostro gradimento bisognerebbe essere abbastanza intelligenti da non prenderla in considerazione! La vita una scuola di vita....”

Scrive Sonia: “...come sempre solo pratica sul campo... staremo insieme per raccogliere e riconoscere le erbe, ormai è il tempo della pratica! Di informazioni ne siamo coperti fino a sopra due metri dei capelli”

Scrive Carlo: "Occorre conoscere per amare e per difendere. Per questo dobbiamo conoscere gli animali selvatici che vivono nel nostro Paese, e cercare di farli conoscere. Gli animali selvatici sono un patrimonio di tutta la Terra, sono esseri sensibili, non devono essere uccisi, catturati o disturbati, e deve essere conservato il loro habitat naturale, senza il quale essi non possono vivere..."

Scrive Michele: “La Natura, con i suoi millenni di Storia, rappresenta per l’Intera Umanità l’università da cui attingere le conoscenze che hanno portato, e portano ancora, alla Saggezza; per cui, se ci chiediamo da dove proviene la Saggezza Contadina, la nostra risposta non può che essere questa. I grandi “libri” della Vita sono racchiusi nei semi e nelle sementi che, con la loro memoria contenuta nel patrimonio genetico, contengono in potenza il progetto specifico di ogni singola pianta o animale o essere vivente e, allo stesso tempo, rappresentano la storia evolutiva del mondo biologico e dell’Umanità”

Scrive Fulvio: “... non ci sentiamo ma .. ti penso sempre. Mi sento cambiato, più centrato, più lucido e "sveglio", ormai, come sai, viviamo ad Amelia e anche da questo punto di vista la vita è cambiata in meglio (abbiamo persino organizzato un piccolo orto sul balcone). Purtroppo il 30 e 31 ottobre sono impegnato a scuola, quindi mi sa che non potrò essere all'incontro bioregionale di San Severino... ma aspettati una visita non annunciata..."

Scrive Katia: “...sento davvero l'arrivo dell'autunno inteso come stagione in cui si accumulano i frutti giunti a maturazione adesso dopo il lavorio della natura del tempo precedente. Ho in casa i marroni presi a Rocca Malatina domenica scorsa, le melagrane del mio albero, le mele raccolte da terra sotto un albero a Montecorone con la Pia, le ultime prugne e le zucche della verduraia, l'uva rubata al mio vicino (usciva fuori dal suo giardino!), le bacche di rosa canina raccolte da me a Guiglia assieme ad altre castagne, le giuggiole raccolte oggi da me e Piero dall'albero di un allevatore che altrimenti le lascerebbe cadere a terra, l'ultimo pomodoro rosso della mia pianta in terrazza. Mancano solo noci e nocciole. Ho la casa piena di colore!”

Scrive Norbert: "Ciao Amici! Mi interressa il vostro approccio... Sto lavorando non legato a nessuna organisazione in varie progetti, qui in Italia, in Bolivia, Peru e ultimamente per alcune iniziative in Sudan, sempre provando di rinforzare già esistente movimento di agricoltura ecologica e et(n)ica! Ho qui in Puglia un progetto di permacultura e riproductione di piante medicinali e piante di orthocoltura, lavorando contemporaneamente con medicina olistica e comminity-devellopement! Sono di origine tedesco, Bioingeniere e curatore dello spirito! ho guardato un po dentro cio che vi circonda..e mi piacce! Ma non ho capito bene, in che modo ci sarà possibile di intraprendere una fertile collaborazione! Se mi informate come possiamo iniziare di collaborare, mi farebbe piacere! Aspetto indicazioni!"

Scrive Deafal: “..ci occupiamo di agricoltura organica...la nostra sede è in Lombardia anche se realizzeremo un seminario anche nelle Marche. Verremo all'incontro bioregionale, ci date una mano anche a promuovere il nostro seminario attraverso la vostra rete?"

Scrive Stefano: "...probabilmente non sarò all'incontro del 30 e 31 ottobre per il motivo che la settimana prima vado per lavoro a Torino per cinque giorni (Terra Madre) e probabilmente non me la sentirò di ripartire appena tornato. Comunque vada sarò del gruppo e scriverò un intervento...."

Scrive Lucilla: "Con l'agricoltura contadina... dal passato per andare verso il futuro... Vi aspetto a San Severino!"


Programma del 16° incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana: San Severino Marche – Podere di Lucilla Pavoni


30 ottobre 2010:

h. 10.00 – Accoglienza e familiarizzazione con il posto, presentazione dei vari partecipanti.

h. 12.00 – Preparazione collettiva del pasto con il cibo bioregionale da ognuno portato e condivisione.

h. 14.00 – Vesseille (lavaggio piatti e pentole e riordino della sala)

h. 14.30 – Percorso di riconoscimento delle erbe spontanee per onorare il luogo

h. 16.30 – Prima sessione di condivisione delle esperienze e proposte per la continuazione del percorso bioregionale, seduti in cerchio davanti al camino acceso, ognuno parla a rotazione. Sono benvenuti interventi poetici e canti.

h. 19.30 – Preparazione collettiva del pasto serale e vesseille. Ci si ritira per la notte, chi in tenda, chi nella pensioncina di San Severino, chi nella casa di Sonia a Jesi e chi a Treia (vedi indicazioni sottostanti).

31 ottobre 2010:

h. 10.30 – Seconda sessione di condivisione delle esperienze e proposte bioregionali.

h. 12.00 – Preparazione collettiva e consumo del pasto e vesseille.

h. 14.30 – Breve passeggiata nei paraggi della casa di Lucilla

h. 16.00 – Terza sessione di condivisione esperienze e proposte e conclusioni finali

h. 18.00 – Attorno al fuoco, per chi intende ancora fermarsi, racconti sul significato del Samahin/Ognissanti e canti in sintonia


Descrizione del posto:
La casa di Lucilla Pavoni, che ospita l’incontro, si trova su una bellissima collina isolata alle pendici dell’appennino marchigiano.

Ecco come raggiungerla:
Da San Severino Marche seguire la strada per Apiro/Cingoli.

Superare Cesolo e Marciano, arrivati al bivio per Apiro/Cingoli prendere la direzione per Apiro.

Superare le frazioni Palazzata e Corsciano sino all’indicazione per Ugliano, dopo circa 700 metri sulla destra imboccare stradina in terra battuta seguendo la freccia che indica la casa di Lucilla.

In caso di difficoltà potete anche chiedere al baretto di Corsciano, oppure in extremis telefonare a Lucilla al 338.7073857.

Attenzione, tutti sono invitati a contribuire all’evento portando dalla propria bioregione di provenienza cibo e bevanda. Venire armati di buona volontà e pazienza. Per il pernottamento: è possibile campeggiare nel terreno di Lucilla con la propria tenda o con il camper. Chi volesse stare più comodo può prenotare -in tempo utile- alla pensioncina 7 Rose di San Severino (Tel. 0733/635202).

Oltre al campeggio in tenda, altre sistemazioni gratuite (salvo un’offerta volontaria) possono essere reperite presso l’abitazione di Sonia a Jesi, oppure a Treia (entrambi i luoghi sono a pochi chilometri di distanza da San Severino) in entrambi i casi é opportuno portare con sé sacco a pelo e stuoia e -nel caso- anche brandina pieghevole.


Informazioni ulteriori sul programma e sulle sistemazioni telefonando allo 0733/216293 – oppure cell. 333.6023090 o scrivendo a saul.arpino@gmail.com

L'incontro é aperto a tutti coloro che si riconoscomo nel messaggio dell'ecologia profonda.


Grazie per l'aiuto che vorrete dare a divulgare questa notizia! Paolo D'Arpini

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Poesia di buon auspicio


Com’è potuto accadere…?

Com’è potuto accadere Anima mia,
che sempre sei Consapevolezza e Gioia,
com’è che ora ti comporti
come se lo avessi dimenticato?

Meraviglia delle meraviglie,
oltre comprensione è la tua strana paura,
dolce Cigno, mio caro,
il timore che hai di me!

Mente che apprendi, conosci e dimentichi,
corpo ottenuto, che generi e poi muori.
Da dove queste impurità nella purezza?
Grandezza, piccolezza, classe, rango, vista e veggente..
Perché queste onde oscuranti nel profondo oceano della Gioia?

Non servono parole o voti di silenzio,
non andirivieni, non inizio, metà e fine,
non riverbero, né suono, non qualità,
non separazione e quindi non paura…
Oh meraviglia delle meraviglie,
le cose che sembrano, in un sogno?

Dentro e fuori, in alto e in basso, tutte le direzioni.
Persa nella luce, illimitatamente vasta,
intera, senza supporto, piena e calma,
pura Consapevolezza, Gioia immutabile,
allora remota, cercata lungamente come fine,
ora sei qui… Gioia… Gioia..!

Avadai Ammal

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Articoli connessi:
http://www.google.com/search?q=incontro+bioregionale+san+severino+30+31++ottobre+2010&btnG=Cerca&hl=it&client=gmail&rls=gm&sa=2

lunedì 30 agosto 2010

Bioregionalismo in Italia - Carta degli intenti della Rete Bioregionale Italiana e vari "retroscena" bioregionali...

Premessa:

La Rete Bioregionale Italiana è nata nella riserva naturale di Monte Rufeno ad Acquapendente (Vt) nella primavera del 1996. Il sottoscritto risulta tra i fondatori del consesso. Essa si pone come “terreno comune” per gruppi e singole persone, al fine di condividere idee, informazioni, esperienze, progetti ed emozioni, onde sviluppare forme e pratiche – culturali, sociali, spirituali, politiche ed economiche – appropriate di vita in armonia con il proprio luogo, la propria bioregione, con le altre bioregioni e il Pianeta Terra.

Prosieguo:

Alcuni amici mi hanno chiesto di esporre alcuni pensieri bioregionali per dare informazioni generali sul "bioregionalismo" da divulgare in giro e per invitare le persone all'incontro "rifondativo" di San Severino Marche del 30 e 31 ottobre 2010. Lo definisco "rifondativo" visto che diverse persone che assieme a me fondarono la Rete Bioregionale Italiana si sono recentemente "dimesse". Ho perciò pensato, a mò di cronistoria e spiegazione, di inserire i due testi che seguono....

Il primo é la carta degli intenti della Rete Bioregionale Italiana:

Bentornati a Casa!

Una bioregione è un luogo geografico riconoscibile per varie
caratteristiche: clima, suoli omogenei, specie vegetali e animali,
bacini idrografici nella loro integrità, versanti montani, eccetera,
ma anche le culture umane, considerando in particolare quelle prodotte
da popoli che da tempo immemorabile hanno saputo convivere in armonia
con tutto questo.

Per bioregionalismo si intende la volontà di ri-diventare nativi
del proprio luogo, della propria bioregione. Possiamo fare tutte le
scoperte possibili, usare la tecnica, la scienza; possiamo andare
sulla luna e comunicare via satellite, ma alla base della nostra
sopravvivenza fisica, psichica e spirituale ci sono questi alberi,
queste erbe, questi animali, queste acque, questo suolo del luogo dove
viviamo. L’evoluzione sociale e tecnologica è ecologicamente
compatibile solo su “piccola scala”, localmente e ancorata ad una
visione olistica del sapere.

L’idea bioregionale consiste essenzialmente nel riprendere il
proprio ruolo all’interno della più ampia comunità di viventi e
nell’agire come parte e non a parte di essa, correggendo i
comportamenti indotti dall’affermarsi di un sistema economico e
politico globale, che si è posto al di fuori delle leggi della natura
e sta devastando, ad un tempo, la natura stessa e l’essere umano.

Il bioregionalismo si rifà ai principi ecocentrici , riconoscendo
che l’equilibrio ecologico esige una profonda trasformazione nella
percezione che abbiamo come esseri umani riguardo al nostro ruolo
nell’ecosistema planetario. Questa consapevolezza non è qualcosa di
completamente nuovo, ma affonda le sue radici negli antichi saperi dei
popoli nativi in ogni parte del mondo e nelle grandi tradizioni
spirituali occidentali e orientali.

Il modo più appropriato per iniziare a ri-abitare non è
attraverso leggi o regolamenti imposti, ma ponendosi in prima persona
in relazione al luogo in cui si vive: scoprendone i significati, gli
scambi, individuandone i contorni, dedicandosi ad attività sostenibili
con la propria bioregione.

L’idea bioregionale, punta ad inserirsi nelle pieghe della
società; per riuscirci diverse possono essere le modalità, i linguaggi
e le forme, ma, al di là delle differenze, ciò che accomuna i
bioregionalisti è la consapevolezza di essere parte di un insieme
senziente.

L’idea bioregionale è ispirata dai sistemi naturali e selvatici;
per sua natura, pertanto, si esprime attraverso la forma decentrata.

Nell’introdurre questo concetto, si richiede la sensibilità di
esporlo in modo che ogni persona, gruppo o realtà sociale lo senta
proprio e nel proprio luogo si organizzi per radicarlo.



Ed il secondo testo é una memoria personale sulla mia partecipazione alla Rete:

"Né a destra né a sinistra... e nemmeno al centro!" (Saul Arpino)

Sapete che sono nato l’anno della Scimmia, e tutti dicono che la
scimmia è un animale dispettoso. Ma non è vero, ve l’assicuro, solo
che la scimmia vuole scoprire le reazioni degli altri, la verità che
si nasconde dietro le apparenze, ed è per questo che gioca tiri
birboni a tutti quanti e li sfida in mille modi, per capire come
reagiscono e come si manifestano nelle situazioni particolari.

Essendo questa la mia prerogativa va da sé che tutte le situazioni in
cui mi son venuto a trovare comprendevano risvolti machiavellici in
cui saggiavo il terreno dei compartecipi al gioco della vita.

Ciò è avvenuto anche con i membri della Rete Bioregionale Italiana,
quelli che vengono definiti –solitamente- i più ecologisti fra gli
ecologisti, il massimo dei massimi nella consapevolezza ambientale. Ma
sarà poi vero? Di certo posso dire che alcuni suoi membri sono persone
oneste e sincere e non si atteggiano a “santoni dell’ambiente”, ma
altri soccombettero alle mie pesanti trovate… e restarono nudi sotto
il mio sguardo imparziale e crudele.

Già alla riunione fondativa della Rete, ad Acquapendente, compii diversi magheggi. Dovete sapere che conobbi il bioregionalismo (Nota 1- come termine ben inteso, in quanto si tratta semplicemente di considerarsi parte integrante del territorio e
del contesto vitale in cui si vive, che è un principio antico ed universale) prima dalle pagine di Frontiere di Edoardo Zarelli (che successivamente fu esautorato perché di matrice destro-etno-europeista mentre nella Rete prese il sopravvento il ramo americanista di Snyder, Berg, etc.) e successivamente tramite l’amico Stefano Panzarasa e l'allora sua compagna Jacqueline Fassero. Essi mi invitarono all’incontro
fondativo che era stato indetto da Zarelli (poi scomparso dalla scena) informandomi però che durante l’incontro della “crema degli ecologisti italiani” non avrei dovuto parlare di vegetarismo, perché molti di loro erano contrari, e soprattutto non avrei dovuto coinvolgere le istituzioni, perché la maggior parte erano fricchettoni.

Promisi di attenermi alle direttive ma come potete immaginare non lo feci affatto.

In primis: invitai l’allora presidente della Provincia di Viterbo
(della quale Acquapendente è un comune), Ugo Nardini, che
nell’imbarazzo, considerando il gelo con il quale fu accolto, profferì
qualche parola di saluto e buon auspicio e se ne partì. In secundis:
quando fu il mio turno di intervenire nel cerchio dei convenuti, feci
un accorato discorso sul salvataggio della terra che è possibile solo
se si rinuncia agli allevamenti intensivi ed all’uso smodato di carne.
Ricevetti molte critiche e non volendo creare separazioni me ne partii
la sera stessa, dopo una cena alquanto insapore, lasciando come miei
rappresentanti Claudio Viano e la sua compagna Daniela, entrambi
vegetariani convinti. Essi non poterono inserire alcuna istanza
vegetariana ma fecero del loro meglio per ammorbidire ed accorciare il
documento d’intesa (vedi testo soprastante) che doveva essere approvato e che all’inizio constava di parecchie pagine, ora è ridotto ad una mezza paginetta
(forse ancora troppo essendo il succo quanto da me affermato nella nota 1).

Comunque in seguito inviai due lettere formali di adesione alla Rete,
una a nome del Circolo vegetariano VV.TT. (ramo culturale, vegetariano
e spiritualista) e l’altra a nome del Punto Verde Calcata (ramo
politico laico). Poi iniziai la battaglia interna, tanto per
cominciare avviai un discorso di attuazione bioregionale partendo
dalla riaggregazione delle Regioni in nuovi ambiti amministrativi,
prendendo ad esempio l’identità culturale ed ambientale della Tuscia
od Etruria, che poteva fungere da esempio di un nuovo modello di
bioregionalismo applicato agli ambiti omogenei. In questa battaglia
fui lasciato quasi da solo, poiché molti altri bioregionalisti
preferivano occuparsi di agricoltura e vita in campagna.
All'inizio solo alcuni amici “intellettuali”, come Pietro Toesca, Aurelio Rizzacasa,
Alessandro Curti, Fulvio di Dio ed altri mi seguirono in questo filone.

Poi tentai un nuovo approccio laico applicato all’ambiente. Sino
allora gli ambientalisti si consideravano di sinistra e ciò comportava
una sperequazione, ponendo l’ecologia in un settore che doveva invece
esserne esente. Compii questa operazione allorché dapprima invocai la
collaborazione dell’allora presidente della Regione Lazio, Piero
Badaloni, che partecipò ad un convegno sul tema bioregionale, da me
organizzato a Sant’Oreste, assieme a vari assessori e consiglieri, di
cui ora ricordo Bonadonna (PRC), Daga (DS) e Bonelli (Verdi). E fin
qui non ricevetti critiche di sorta dai miei co-membri, anche se
nessuno d’essi si degnò di partecipare al convegno (considerato troppo
ufficiale).

Poi successivamente quando organizzai un incontro annuale della Rete a
Calcata (sul tema dell’economia sostenibile) ed erano presenti gran
parte dei capi-rete, durante il convegno nella sala consiliare del
Comune ci fu -da parte dell’allora sindaco Luigi Gasperini- la lettura
del patrocinio concesso e del saluto dell’allora presidente regionale
Francesco Storace (sì proprio lui) e qui le facce di molti “compagni”
bioregionalisti si fecero “nere” (si fa per dire..) ed alcuni si
rifiutarono di fare un intervento in quel consesso, dominato tra
l’altro da un numero incredibile di vegetariani ed animalisti. Quella
volta, dopo il pranzo finale di commiato al Tempio della Spiritualità
della Natura, la vidi brutta e sentii quasi il venticello della
scomunica su di me… mi salvò solo l’intervento con invito al
sincretismo di mia sorella Daniela, che aveva lavorato indefessamente
al servizio della causa per due giorni.

Ora potrai continuare a raccontare quanti altri “dispetti” ho fatto a
questi benedetti membri della Rete, ma ve li lascio immaginare…. e chiudo.

Paolo D’Arpini - europeanconsumers.tuscia@gmail.com

......

Altri articoli sulla Rete Bioregionale Italiana:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=rete+bioregionale+italiana

http://paolodarpini.blogspot.com/search?q=rete+bioregionale+italiana