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mercoledì 6 giugno 2012

Bruno Amoroso: "..La Cina chiederà presto di assumere il ruolo istituzionale che oggi è degli Usa..."



Il professor Bruno Amoroso è uno dei pochi intellettuali italiani che guarda alla crisi economica con lo sguardo ampio di chi è abituato ad osservare la complessità del pianeta. Sono passati tanti anni da quando, preconizzava uno scontro politico ed economico fra le potenze tradizionali e quelle emergenti, uno scontro che potrebbe anche tradursi in conflitto militare.

«Per spiegarmi debbo partire da alcune riflessioni attorno alla crisi. Stanno cambiando velocemente i rapporti fra i diversi sistemi economici che ridefiniscono anche la geopolitica del mondo. Nasceranno nuovi equilibri e si tratta insomma di capire quello che sarà il futuro. Tutto parte dal riconoscimento alla fine degli anni Sessanta, di quelli che sarebbero stati i limiti dello sviluppo conseguenti alla scarsità di risorse. Nasceva consapevolezza e molti fra tecnici e scienziati, non solo marxisti, cominciavano a pensare al futuro dell’umanità. Il sistema capitalistico funzionava basandosi sul profitto, un profitto che avrebbe creato nuova occupazione e maggiore produzione. Si legittimava l’espansione a livello globale. Questa capacità espansiva veniva messa a confronto con i livelli di consumo pro capite a livello energetico. Si definivano gli scenari di una serie di conflitti per l’accesso alle risorse».

Un dibattito attuale ancora oggi?

«Si, sui limiti dello sviluppo. La direzione delle nostre riflessioni era rivolta a come ripensare il modello, come uscire dal capitalismo, come garantire il benessere tenendo conto delle risorse. Si è cominciato a parlare di ambiente e di qualità della vita. Era un occasione storica per l’occidente. . Se avesse fatto una critica dei propri sistemi produttivi si poteva pensare una alternativa. Il dibattito si arenò e si scelse un'altra: quella di bloccare lo sviluppo degli altri. La popolazione mondiale, all’epoca di 4 miliardi, era in crescita e ha vinto quel meccanismo, che nasce negli anni Settanta e che chiamiamo globalizzazione. Si è arrestata anche l’espansione in Occidente, erodendo via via lo stato di benessere, diminuendo la diffusione del consumo di massa e limitandolo a gruppi ristretti della popolazione. Dagli anni Ottanta ci si chiude agli altri continenti, Africa, Asia e America Latina. Si crea quello che con un libro ho definito “Apartheid globale” e si seguita a controllare gli altri popoli utilizzando gli apparati militari. Si comincia ad utilizzare la loro mano d’opra a costo più basso diminuendo quantitativamente la classe operaia autoctona. Ma gli altri popoli se ne accorgono e reagiscono. Iniziano quelle che noi chiamiamo rivolte islamiche nel mondo arabo e soprattutto inizia a correre l’Asia, soprattutto la Cina. La Cina in 15 anni ha fatto quello che l’occidente ha realizzato in un secolo e mezzo».

Si apre una fase di conflitti in concomitanza con il crollo del blocco sovietico.

«Si il primo problema diviene quello di bloccare gli altri che cominciano a crescere. Dagli anni Settanta in poi si cominciano a dare botte a chi tenta di rialzarsi per conto proprio. Si gettano le basi per frantumare la Yugoslavia e poi via via si prende di mira l’Irak, e ci si confronta con le prime rivolte arabe per il controllo delle risorse. Si sfascia il medio oriente attraverso un nuovo tentativo di colonizzazione ancora in atto, trasformando rivolte sociali in guerre di religione. Ora toccherà all’Iran. Ma con l’Asia la situazione è diversa. Rendiamoci conto che da qui a dieci anni o la Cina viene fermata o si fa una seria autocritica e si partecipa al progresso economico e sociale dell’Asia. Ma si tratta di una autocritica di cui ancora non c’è traccia, si continua a guardare a certi Paesi come se fossero ancora sospesi fra barbarie e medioevo. Un errore anche della sinistra. Eppure noi siamo rimasti come europei, quattro gatti spelacchiati, potremmo divenire una struttura di servizio per quei popoli e invece si imbocca la strada che porta ad un conflitto. La Cina chiederà presto di assumere il ruolo istituzionale che oggi è degli Usa. Se continuiamo a dire che il nostro modo di vita non è negoziabile, se pensiamo ad una riforma delle istituzioni internazionali garantendo a certi paesi il solo ruolo di osservatori, significa che non abbiamo capito nulla. Significa che vogliamo riformare le istituzioni secondo il nostro modo di vedere le cose. Oggi il ruolo di Cina o Russia è quello di bloccare i nostri piani di colonizzazione. Se noi non ripensiamo il ruolo dell’occidente non ne usciamo. Le guerre in medio oriente sono in realtà rivolte alla Cina, per impedire la sua espansione. Siamo riusciti a trasformare il conflitto con l’islam in uno scontro fra sciiti e sunniti per fare in modo che la guerra contro l’Iran la combattano paesi come l’Arabia Saudita, alcuni emirati come il Qatar ecc… E in Italia tutto questo passa sotto silenzio. Qualche mese fa è uscito un piccolo articolo su un quotidiano, rispetto al fatto che la base americana di Sigonella sarebbe stata abbandonata. Da anni pensavamo di farla divenire una università euro mediterranea. Invece pochi giorni fa, in perfetto silenzio, Monti ha concluso un accordo con la Nato per farla divenire una base per droni, gli aerei utilizzati per omicidi mirati. Si vuole stabilire il controllo Nato su tutto il Medio Oriente da estendere fino alla Cina e non si può far finta di non sapere. Così si espone il Paese ad un rischio, a ritorsioni. Risultiamo solidali e complici in un piano imperiale che sta andando a rotoli da solo».

E perché accade questo?

«Ignoranza. Manca una analisi di quello che avviene in Asia, pensiamo ancora il mondo come una fotocopia dell’occidente e classifichiamo alcuni Paesi come governati dal capitalismo selvaggio e da dittature. Eppure dimentichiamo che sono gli Stati europei ad aver inventato le dittature, Hitler ha agito in Europa non in Cina. Invece forse accade qualcosa di diverso che dobbiamo comprendere. Lo stesso ragionamento vale per le “primavere arabe”. Si tratta di rivolte sostenute dall’islam e per noi sono inconcepibili rivolte etico religiose, non sappiamo leggerle, rischiamo di sostenere nuovi paesi che costituiranno un muro di cemento. Comunque si tratta di forze che determineranno un nuovo equilibrio mondiale. Noi siamo ancora presi dal discorso sull’euro, nel frattempo Cina e Giappone hanno stretto un accordo per togliere di mezzo il dollaro negli scambi asiatici fra le maggiori potenze. Anche il marxismo non ha compreso questi cambiamenti. Pensavamo di restare egemoni grazie alle tecnologie ma ora queste le hanno anche gli altri paesi. Neanche i droni saranno sufficienti a fermare la Cina. Sei mesi fa hanno deciso un piano di sviluppo per l’aeronautica che riguarderà certamente anche investimenti in campo militare. Nella costruzioni di nuove armi non c’è limite alla follia umana. La loro industria entrerà in concorrenza con quella statunitense e verranno realizzati strumenti offensivi terribili entro pochi anni. Anche la nostra sinistra continua a ragionare solo di diritti, a fare il tifo per chi teoricamente li rispetta di più e non ragioniamo su come cambiare le nostre istituzioni».

Uno scenario inquietante

« In realtà non è la prima volta che i rapporti mondiali si modificano. È ovvio che i rapporti monetari, cambiano con i rapporti internazionali fra gli stati. Pensiamo a quando dollaro e oro erano legati, Tutti organizzavano il proprio sistema a partire da questo. Nixon, se ricordo bene, decise lo sganciamento dall’oro e ci fu un periodo in cui si ricontrattarono i rapporti di cambio. Quando iniziò la formazione del sistema monetario europeo e poi del Serpente monetario, le cose cambiarono ancora. L’euro ha funzionato per 10 anni, ora purtroppo la Germania è divenuta troppo potente e bisogna riorganizzare i sistemi monetari come si è fatto nel secondo dopo guerra. Non si può restare insieme per difendere posizioni di privilegio. Questo vale anche per i rapporti internazionali, dobbiamo ridefinire radicalmente le istituzioni. Un altro esempio per capire come non si tratti di nulla di inedito: guardiamo la sterlina. Un tempo era moneta internazionale, con l’impero, ora non è più dominante ed è stata sostituita negli scambi dal dollaro. Capiterà anche al dollaro e semplicemente le persone non ne prenderanno più per gestire gli scambi. Non sarà la fine del mondo, si tratta di passaggi storici che andrebbero seguiti con giustizia, come dovremmo dire da sinistra».

Una sinistra che pare in forte ritardo

«Si, spaventoso. Soprattutto rispetto alla conoscenza dei paesi asiatici. Quando nacque il marxismo, il mondo occidentale, che comandava, pensava a quei popoli come barbari. Lo si pensava in Inghilterra e ne era convinto anche Marx. Non si poteva neanche immaginare che l’egemonia occidentale potesse essere messa in discussione. Oggi dovremmo cominciare a parlare di sistema pluralistico e multipolare in cui ogni paese deve avere pari dignità in base alle proprie dinamiche. Invece seguitiamo ad essere eurocentrici. Veltroni e Obama vanno a braccetto. Sul piano culturale e teorico questo è terribile. Alla sinistra istituzionale va bene così e si tratta di un modello mentale che vede lo sviluppo capitalista come parte fondante della cultura occidentale. E invece in altri paesi le cose funzionano in modo diverso, noi utilizziamo indicatori che in altri contesti non significano nulla e viceversa. Si tratta poi di criteri ipocriti che ad esempio non siamo in grado di applicare in Italia e pretendiamo di vedere applicati a Cuba».

Ce ne accorgiamo nel modo con cui sono accolti i migranti

«Non possediamo il concetto di intercultura. La nostra logica si basa sul miserabilismo e sull’integrazione. Ovvero sul fatto che chi arriva a lavorare qui faccia propri in toto quelli che definiamo nostri principi. Ma noi non siamo in grado di comprendere neanche la cultura statunitense. Ci accontentiamo di riconoscerci in quello che è scritto nella loro costituzione, così vicino ai dettami europei eppure lì c’è la pena di morte, esempi assurdi di comunitarismo anche di stampo religioso, modalità particolari per determinare i processi elettorali. Un substrato che dovremmo conoscere e invece ci chiudiamo e perdiamo».

Lo stesso concetto di Europa andrebbe rivisto?

«Il continente europeo è composto da entità diverse. Altiero Spinelli europeista ma comunista ( anche se questo è stato dimenticato) insieme ad altre menti forti confinate a Ventotene, ragionava su come fare ad uscire dalle guerre, a come costruire una società di pace, come trasformare la competizione in cooperazione fra popoli diversi che dovevano imparare a convivere, senza annullare gli Stati nazionali. Ma dopo 5 anni dalla fine del conflitto è iniziata la Guerra Fredda. In funzione di questa è stata riarmata l’economia tedesca e finanziata la sua ricostruzione. L’Europa si è militarizzata, è ridiventata competitiva, l’Occidente si è imposto come superiore. C’era un piano preciso, Berlino doveva diventare, in quanto divisa, una città splendida per dimostrare come il nostro modello fosse migliore di quello sovietico. Si è creata una Europa asimmetrica di cui hanno beneficiato soprattutto la Germania e i paesi del confine orientale. Si pensi a come le politiche agricole si siano trasferite da sud a nord. Il mercato unico ha garantito investimenti all’asse tedesco olandese per realizzare un Europa anti Urss. Col crollo del muro si è cementata questa condizione di squilibrio. La Germania si è riunificata e in Germania si sono costruite le istituzioni che contano ei centri di eccellenza, anche se oggi si fa finta che nulla sia successo».

E si arriva all’euro

«Ma dobbiamo ricordarci che l’euro non è la moneta europea. È una delle 11 monete in circolazione. Una situazione simile a quella che c’era con il serpente monetario dove i rapporti di cambio erano basati prima sul dollaro e poi sul marco tedesco. Ma si trattava quasi di un accorgimento tecnico. Oggi i 10 paesi che stanno fuori dalla “zona euro” stanno messi benino perché hanno rapporti di cambio fissi o flessibili ma mantengono una propria sovranità monetaria, decidono dei propri bilanci e delle proprie priorità di spesa e di investimento. Chi è dentro l’euro non può più decidere, siamo incardinati in parametri inaccettabili. Keynes oggi proporrebbe di tornare al serpente monetario e di ricontrattare i rapporti monetari chiederebbe di realizzare un fondo di solidarietà con cui i paesi ricchi possano sostenere i più poveri, come accadde dopo la seconda guerra mondiale. La mia teoria è un'altra, io non penso di tornare alle monete nazionali: i 17 paesi che utilizzano l’euro sono divisi fra una zona forte, concentrata in Germania e una diversa e indebolita che corrisponde al sud ma in parte comprende anche la Francia. Restiamo dentro l’euro ma ridiscutiamo per definire due aree due diversi euro con un rapporto di cambio che favorisca paesi più deboli e istituisca un fondo di solidarietà. La formula giusta sarebbe quella keyenesiana ma dobbiamo dirci una cosa. I borghesi non è che non capiscono e li si può convincere della fondatezza delle nostre opinioni. Fanno semplicemente un lavoro diverso, difendono i propri interessi . Io non penso ad un euro forte e a uno debole ma a due aree produttive diverse. Da economista dico che teoricamente si può fare, certo che ci sono aspetti politici che non analizziamo perché siamo presi dalla retorica dei diritti. Le leggi non modificano gli assetti produttivi, noi dobbiamo arrivare a ricontrattare su posizioni di forza e non ridurci, ogni singolo paese, a cercare di ottenere favori dalla Germania».

In quale maniera e con quali soggetti in campo?
«Se la si smettesse di condannare la Grecia, se i paesi del Sud Europa e i movimenti sociali che li attraversano si unissero attorno alla Grecia in un fronte comune potrebbero tutti insieme andare a dire due cose alla Merkel, parlando di mercato unico e di coesione sociale. Dovremmo dire: “cari amici ricontrattiamo rapporti di cambio e lasciateci la nostra sovranità ed in cambio lasciamo aperto il mercato unico e garantiamo la coesione sociale. Altrimenti chiudiamo il mercato unico”. La Germania sarebbe costretta a trattare, sarebbero messe a rischio le sue possibilità di esportazione. Finora ci si è arenati nel rapporto fra singoli Stati che hanno perso e perdono sempre più sovranità. Ci sarà comunque un crollo dell’euro: o escono i paesi deboli o la Germania. Bisogna noi avanzare una proposta politica per il blocco sociale sud europeo. Su questo la nostra sinistra ancora discute su come mettersi in relazione con i movimenti di protesta. Monti è appoggiato dal Pd perché ha contrattato con la Merkel, ma non può rinegoziare nulla da solo. In questo senso il contesto è cambiato. Negli anni del boom se non c’era il rischio del comunismo non ci sarebbe stato il welfare, oggi occorre ancora costruire un blocco sociale capace di confrontarsi per ridare sovranità politica ai popoli in cambio di una apertura condizionata dei mercati. In Grecia e in Spagna ci sono movimenti molto estesi, solo l’Italia non si muove. C’è stata la grande intuizione di occupare la piazza della Banca d’Italia ma poi le nostre sinistre che non avevano capito, hanno portato le proprie bandiere e hanno tentato di dirottare la protesta contro Berlusconi e la Gelmini e i ragazzi che erano in piazza da una settimana si sono giustamente incazzati La sinistra deve imparare ad offrire sponda a questi movimenti e non pensare solo a difendere i propri percorsi. Possiamo anche vincere dieci referendum ma poi non cambia nulla invece dobbiamo attrezzarci per sfondare, insieme, un grande muro».


(Fonte: controlacrisi.org)

sabato 5 maggio 2012

No alla finta tolleranza! Una crisi dopo un'altra... ed il mondo va vanti!

Studio d'arte - Dipinto di Franco Farina

Crisi. Quante volte viene enunciata questa parola in un giorno negli ultimi mesi?

Eppure se vai in un supermercato alle otto o anche alle dieci di sera vedi ancora del pane che verrà buttato via, gettato nella spazzatura perché le persone che acquistano lo vogliono fresco. Qualcuno si suicida, oppure sbrocca come il cinquantenne che avrete visto ieri nei vari notiziari o nelle testate dei quotidiani giornali stamane. Lo capisco quest’uomo, ha lavorato tutta una vita, per cose inutili spesso, per trovarsi adesso sovraccarico di debiti e magari senza più i soldi per mangiare e avere una casa, ti girano si le balle. Abbiamo poi i ciarlatani dell’informazione che parlano di “estrema” violenza … dov’è questa estrema violenza?

Si sono suicidate tre persone solo il primo Maggio, i cittadini stanno versando il sangue per mantenere l’aereo agli psicopatici e non si ribellano … dov’è questa estrema violenza??? Io sinceramente vedo una massa di pecorelle calme, incazzate si, ma tutto sommato calme, e non sto dicendo che sia sbagliato, la calma va bene, la violenza e l’aggressione non portano mai buoni risultati, li portano invece i cambiamenti.E tutto questo alla fine che significato ha? Perché la gente si uccide oppure sbrocca e dall’altra parte abbiamo chi acquista in modo compulsivo dei beni non assolutamente neccessari?

Leggevo prima un bell’articolo di David The Hurricane Di Bella, e si poneva una domanda fondamentale:Siamo davvero pronti a crescere, a diventare delle persone adulte senza più bisogno di pastori che ci indichino dove andare?E’ pronta la nostra civiltà a crescere? Noi abbiamo delle regole precise, se non le osservi c’è la punizione solitamente, emarginazione spesso, prigione altre volte, ma peccato che con queste regole hanno mantenuto le masse a livello di un bambino, piccini viziati che devono avere i vestitini nuovi, la macchinina bella, la pettinatura bella, il telefonino, l’ultimo ipad e le scarpette da ginnastica che sono “fighe” e tutto quell’infinito universo di cose inutili che servono solo all’apparenza e non a vivere bene, non stiamo bene nella continua rincorsa per apparire belli all’esterno, su tutte queste cose è fondata la nostra società “intelligente”, (sic!!!), e per questo si deve sempre rincorrere una meta che non arriverà mai poiché c’è sempre il “di più” da possedere, non c’è fine mai.

Io sono convinto che si deve prima attraversare una grossa crisi per crescere. Assurdo può sembrare, ma è così vi piaccia o meno. Le crisi non si devono mai prendere male, ogni crisi “dovrebbe” farci crescere, ogni volta che ti trovi con le spalle al muro, ogni volta che dopo aver commesso un errore tutte le tue certezze crollano, ti chiedi “cosa faccio adesso”, perdi anche tutto magari, non si sa cosa succeda dopo uno sbaglio a volte si cade anche e ti fai male. (… e se avessi saputo che sarei caduto avrei messo della paglia, antico detto russo). In questa nostra vita solo sbagliando tendiamo a imparare. Una cosa, qualsiasi cosa tu faccia, inizia a mettere in atto un progetto, un programma, una serie di azioni e inevitabilmente non va come tu intendevi, messa in attouna situazione mostra quello che nell’esistenza ci tiene vivi: Gli imprevisti. Arriva un imprevisto, fai bene una volta, fai bene due ma prima o poi sbagli.

Chi da questo sbaglio non impara qualcosa? Le modificazioni repentine nella vita sono sempre sbagli o imprevisti, cose che non avevi previsto, e non le avevi immaginate perché le devi conoscere prima. Di questo ne hanno fatto una regola, tu segui sempre quella strada e non cambiare mai così sei sicuro che si presenteranno delle precise situazioni. Come se la vita fosse un autostrada tutta in piano e senza curve.

A questo sono corse in aiuto le religioni, hanno tutte le regole e i comportamenti secondo i quali saresti poi premiato alla fine, peccato che il premio nel “durante” se lo prendano coloro che ti dicono cosa fare e non chi vive di queste regole spesso, (non sempre ma spesso), il poi nessuno lo conosce, chi vive sperando … lo sappiamo tutti, no?Non è sempre così comunque, anche se non cambi mai abitudini, ma, sopratutto, se ognuno avesse fatto questo nella vita, non avremo mai scoperto il fuoco, chi ha scoperto il fuoco l’ha fatto perché ha provato a fare qualcosa che nessuno faceva prima. Siamo tutti diversi e non facciamo tutti le stesse cose nella vita, questo non siamo ancora pronti ad imparare, ringraziamo l’omologazione forzata per questo, dov’è il problema se io vivo in un certo modo e non ti rompo i coglioni?

No, bisogna essere vestiti in quel modo, avere quelle cose, ecc, eccetera. IMPOSSIBILE creare una civiltà evoluta in questo modo, siamo degli stupidi a comportarci così!!!Grazie ai molti imprevisti però, diversi di noi si sono resi conto che inseguire l’illusione non è poi tanto gratificante, non si vive bene come dicevano, (ah quante cose ho vissuto e non è stato affatto come mi dicevano … non è MAI come sembrava!), ed oggi abbiamo capito senza dubbio una cosa, che al mondo avere da mangiare e fare le cose che ti danno soddisfazione è il paradiso in terra.

Non servono i beni materiali che diventano una gabbia una volta che li hai avuti, temi di perderli, non serve essere belli, serve stare bene, essere tranquilli e in pace con se stessi e per avere questo di solito serve anche non avere niente, niente da perdere almeno. E così non serve più nemmeno una banca, che sopravvive dissanguando gli altri e non esiste più nemmeno il cumulo da parte perché si vive alla giornata, diventiamo tutti uguali e basta guerra tra categorie ( avete mai vissuto qualche anno tra chi non ha niente? ... non c'è motivo di litigare, ti mandi a fanculo ma tutto finisce li), non servepiù la proprietà privata perché il mondo è di tutti e il cibo c’è per tutti a questo mondo, il pianeta terra ha terreno sufficiente per 12 miliardi di persone dicono, ma non è questo il punto, quello che dicono, il punto è che noi buttiamo il cibo e muoiono 25.000 mila persone al giorno perché noi dobbiamo allevare gli animali e dare a loro acqua e cibo prodotto dai campi coltivati!

E’ normale questo, incarcerare gli animali e dare loro tanto cibo e tanta acqua da mantenere un quinto della popolazione a dieta forzata? No che non lo è, fatelo col vostro cane o col vostro gatto, (che non sono VOSTRI poi!!!), stanno male gli animali e stiamo male noi, quindi, la strada è da cambiare e cambierà, perché in questo modo il collasso è dietro alla porta, si voglia anche chiudere gli occhi arriverà comunque il giorno in cui i conti si presenteranno da pagare, la natura mostra sempre il conto, lo sappiamo, è che ci fa comodo che sia così magari, per ora.

Le cose inevitabilmente cambieranno, non si può mantenere un mondo sotto schiavitù e fame forzata perché pochi idioti devono avere gli aerei e gli yacth con cui divertirsi, e perché si sentono potenti, divini, governano,comandano fanno esperimenti sulle nostre teste, VERGOGNATEVI, otto minuti di grandi verità da un grande, giusto e buon uomo: PAOLO FERRARO: NON TOCCATE quello che la natura ci ha dato, NON TOCCATE CASA E CIBO MALEDETTI BASTARDI, noi non vogliamo le navi o gli aerei come voi, non ce la farete mai e state cadendo lo sapete!!! Ci ammazzerete tutti? Ok, e noi non ci stiamo al vostro gioco comunque, meglio morti che schiavi degli PSICOPATICI. Qui il link. Se tutti fossero così ... vero? Bisogna iniziare, solo.

… non ce la faranno mai a schiavizzare il mondo intero, hanno fallito altre volte e falliranno anche questa, siamo umani, diversi fantasiosi e geniali, solo se creeranno un piccolo esercito di robot riusciranno nell’intento, ma non li vedo ne così intelligenti ne così evoluti per realizzare tutto ciò, uno che si crede onnipotente in terra non è intelligente, ma soprattutto il pianeta terra è troppo grande per essere gestito come una fabbrica, e l’industria naturale è perfetta, quella umana piena di errori, ergo … le cose cambieranno e spero ci sarà servito a capire qualcosa di più, a crescere e vivere come si deve. Leggevo ora un commento sulpost che ne indica la caduta imminente, di questo mondo e questo sistema che va avanti da almeno duemila anni, e credo ne vedremo delle belle, siamo nati in un bel periodo penso sempre … il commento diceva: La luce vince sempre. La loro caduta è scritta da millenni, solo che loro fino alla fine non vogliono cedere. Tutte queste novità sono allineate al cielo …… noi siamo i figli delle stelle e questo gli antichi, saggi più di noi certamente, lo sapevano!

Dioniso777

(Fonte: http://fintatolleranza.blogspot.it/)

domenica 22 aprile 2012

Nando Ioppolo: "Tutto quel che occorre sapere per uscire dalla crisi in 20 mosse"




“Io sono giunto alla conclusione che tutto ciò che di economia mi è stato insegnato alla università dagli esperti della materia si è rivelato totalmente falso!” (F.D.Roosvelt a sir. Halifax, 10.08.1941)



Tutti oggi scontiamo la diffusione quasi unanime presso scienza, media e politici di ogni orientamento, opposizioni extraparlamentari incluse, di un Pensiero economico funzionale agli esclusivi interessi della Rendita e dei trust finanziarizzati, di cui costituisce in sostanza la “falsa coscienza”, chiamato proprio per la sua universale condivisione il “Pensiero Unico in economia”.

Un Pensiero che, per quanto possa sembrare incredibile, come invece ebbe confidenzialmente a dire Roosvelt al plenipotenziario inglese (4 mesi prima di Pearl Harbour!) durante la tornata di incontri in cui USA e Inghilterra decisero l’assetto economico, monetario e finanziario da dare al nostro pianeta una volta sconfitto Hitler, è totalmente destituito del minimo fondamento scientifico! Il compito esclusivo ed assorbente del P.U. consiste infatti nel fornire una lettura della economia che presenti la realtà in modo tale che sembri “tecnicamente” necessario mantenere l’attuale architettura creditizio-finanziaria e l’attuale distribuzione irrazionale del Reddito, a favore della Rendita e degli extraprofitti dei trust finanziarizzati ed a danno dei ceti produttivi capitalistici, ovvero del Salario e del Profitto da impresa.

Ecco perché l’economia sembra a prima vista così difficile e anche gli “esperti” esitano nel fornire diagnosi e ricette, peraltro spesso non concordando tra loro. Perché un Pensiero che è unanimemente condiviso, pur se è totalmente infondato, impedisce psicologicamente di vedere anche ciò che si ha a soli dieci centimetri dal naso se contrasta con i propri pregiudizi cognitivi. Esso, se pure è tanto criticato e spesso perfino vituperato, costituisce infatti il massimo comune denominatore di ogni esperto come di ogni critico, con la conseguenza che tutte le critiche, per quanto radicali, tendono a essere risolte sempre all’interno del medesimo blocco assiomatico senza riuscire mai a “farsi sistema”, così come avveniva con l’astronomia tolemaica sino a quando non si affermò quella copernicana. E così come oggi resta pochissimo del meraviglioso e monumentale costrutto tolemaico, lo stesso avverrà quando sarà chiaro a tutti che il Pensiero Unico è, come disse Roosvelt, … totalmente falso!

In realtà, infatti, il capitalismo funziona solo grazie al sistematico finanziamento “allo scoperto” della Domanda interna operato con la Moneta “virtuale” privata (Moneta creditizia “allo scoperto” e “bolla” cartolare) e/o con il “deficit-spending” finanziato con i bot “collocati elettronicamente”, ovvero, in definitiva, con una “finanza allegra” che è mista di pubblico e privato. E’ questa la “pietra filosofale” segreta del capitalismo e va strappata al più presto dalle mani della elite “feudale” creditizio-finanziaria che la controlla sottoponendola finalmente al controllo democratico onde finanziare “allo scoperto” con essa tutta la Domanda interna per Consumi pubblici e privati che serve per “chiudere/espandere” il circolo della produzione capitalistica, il così detto “circolo Denaro-Merce-Denaro”, scegliendo altresì democraticamente quali debbano essere i Consumi interni da così finanziare.

Solo man mano che si vedono crollare una dopo l’altra tutte le principali bugie del P.U. si comprende infatti come il P.U. sia solo “falsa coscienza”, svolgendo il compito di nascondere sotto apparenze pseudo-liberiste la pianificazione “feudale” operata dalla elite creditizio-finanziaria che decide al di fuori di ogni controllo democratico se, quanto e dove “chiudere” il “gap”, di cui nessuno parla, esistente tra i Risparmi di fine-ciclo (20% PIL) e gli Investimenti produttivi di inzio-ciclo (4%PIL) finanziando “allo scoperto” la Domanda con la gigantesca Moneta “virtuale” della cui produzione e gestione ha il monopolio! Solo allora è possibile concepire: a)la nazionalizzazione delle banche centrali e dell’intero sistema bancario; b)la tassazione moderata dei piccoli Risparmi e dei Redditi da impresa e lavoro, con de-tassazione di quelli bassi, a danno relativo dei Redditi da Capitale non Investito; c)la reintroduzione a difesa dell’euro dei controlli valutari anti-speculazione valevoli in Europa fino agli anni ’80 e del divieto del credito alle operazioni di borsa e delle operazioni di pura scommessa; d)il varo di un vasto programma keynesiano di sviluppo basato sulla reintegrazione del potere di acquisto perduto dalle retribuzioni e dalle pensioni (ormai dimezzato da più di 10 anni di sottostima ufficiale del tasso effettivo di inflazione al ritmo del 3% composto all’anno), nonchè sul potenziamento del welfare e sulle piccole e grandi opere, sia a livello centrale che periferico, da coprire con bot “collocati elettronicamente” presso il costituendo polo bancario pubblico.

Il tutto in regime di inflazione “controllata” grazie al calmiere all’ingrosso e l’anti-trust, proteggendo con una indicizzazione integrale le retribuzioni, le pensioni e i piccoli Risparmi e infine svalutando periodicamente l’euro verso le altre valute in ragione dell’eventuale differenziale residuo di inflazione, onde mantenere comunque invariata la competitività relativa del made in UE. Niente è più come prima quando si vedono crollare una dopo l’altra le pazzesche bugie del P.U. e come uno stereogramma in 3D celato sotto i segni pasticciati tracciati in 2D su un poster appare da sola la sintesi “copernicana”!

IN SINTESI

1)volere Esportare più di quanto si Importa vuol dire Esportare, insieme ai propri beni e ai propri servizi, anche tanta disoccupazione e tanti fallimenti quanti ne comporta la mancata produzione nazionale che si soppianta con le proprie Esportazioni.

2)Non basta tagliare del 90% retribuzioni e welfare per acquisire abbastanza concorrenza “stracciona” da riuscire a battere la concorrenza “sleale” delle multinazionali delocalizzate in aree dove producono sottocosto grazie al massimo dispregio della natura e dell’uomo.

3)gli accordi di cartello rendono gli Export-Import quasi del tutto insensibili sia alle varie inflazioni interne che alle variazioni del cambio delle rispettive aree valutarie.

4)l’inflazione è sempre provocata e gestita volontariamente: senza creare l’asta tra i compratori, infatti, il prezzo non può salire! Nelle fasi espansive, sono i trust che sottoproducono scientificamente a fine di extraprofitto allo stesso modo di come opera l’ingrosso agroalimentare quando distrugge le derrate “in eccesso” dal punto di vista dei suoi Profitti.

5)nelle fasi di stagnazione/recessione (“stagflation”) sono sempre i trust a fare salire i prezzi contraendo l’Offerta più ancora di quanto la Domanda non stia calando di suo. Se non ce ne accorgiamo è solo perché distruggere è più evidente di sotto-produrre.

6)svalutando l’euro in misura pari al differenziale di inflazione esistente rispetto alle altre aree valutarie si mantiene inalterata la competitività relativa delle imprese nazionali ed estere in presenza di inflazioni interne diverse. Vanno dunque reintrodotti i controlli valutari antispeculazione vigenti da Bretton Wods sino agli anni ’80.

7)Nessuno Investe o Occupa di più solo perché costa di meno farlo se non è profittevolmente collocabile sul mercato quella maggiore Offerta che si va a produrre con quei pur meno cari Investimenti e Occupati aggiuntivi.8)statistiche alla mano, non c’è nessuna ”fame endemica” di Capitali poichè i Risparmi che residuano alla fine di ogni ciclo sono pari a circa il 20% del PIL, mentre gli Investimenti produttivi mediamente necessari per produrre l’Offerta che soddisfa la Domanda che dà vita al ciclo successivo sono di media appena il 3-5% del PIL, e tagliare la Domanda interna per attrarre altri Capitali dall’esterno allarga questa “forbice” tra i Risparmi e gli Investimenti produttivi ostacolando ulteriormente la “chiusura” del circolo (il c.d. “circolo Denaro-Merce-Denaro”). Perché il ciclo possa riprodursi ogni volta uguale a sé stesso, infatti, la Domanda all’inizio di ogni nuovo ciclo dovrebbe essere pari a quella che aveva dato vita al ciclo precedente, mentre, per aversi espansione, dovrebbe essere addirittura maggiore. Il sistema impanderà dunque al ritmo del 16% circa ad ogni ciclo se non si reperisce una Domanda, “esterna” al sistema, che “copra” questo gap (v. n. 19).

9)La Banca d’Italia non è un ente pubblico, ma, dal 1994, una privatissima spa il cui pacchetto di comando è detenuto dalle stesse grosse banche private che dovrebbe controllare (Unicredit e Intesa ne posseggono il 66%). Anche la Banca Centrale Europea è una privatissima spa e la Federal Reserve è un consorzio privato fondato nel 1913 dalle più grosse banche private USA.

10)BCE e Fed vendono gli euro e i dollari agli stati al loro valore nominale anziché al costo di fabbricazione (3 cent., per le banconote, e zero per gli euro e i dollari elettronici), e gli stati glieli comprano anziché costruirseli da sé a costo zero! (“signoraggio primario”)
11)Basilea2 fissa alle banche della eurozona una “riserva frazionaria” del 2% rispetto ai loro assets, consentendo loro, con ciò, di prestare pure denaro che non esiste nelle loro casse, purchè questa Moneta creditizia elettronica creata dal nulla venga contenuta entro 49 volte i loro assets, in quanto 49+1=50 e il 2% di 50=1!

12)il “reflusso bancario” consiste nell’artificio contabile consentito da una convenzione internazionale universalmente accettata per cui le banche private possono poi trattenere esentasse tra i propri assets, alla restituzione, come se fosse stato loro fin dall’inizio, anche il denaro che esse creano elettronicamente dal nulla al momento del prestito grazie alla riserva frazionaria, anziché nullificarlo o consegnarlo al Tesoro! Né si nullifica, del resto, la Moneta creditizia che le banche private prestano alle proprie consociate/protette cui rinnovano all’infinito i prestiti ad ogni scadenza (“signoraggio creditizio o secondario”).

13)la maggior parte dei titoli movimentati dentro e fuori le borse è priva di ogni base “reale” o è perfino “autoreferente”, com’è ad esempio per i “derivati” speculativi. Una “bolla” all’interno della quale per ogni barile “fisico” di petrolio che viene scambiato, ben 1.250 ne passavano di mano nel 2006 di “virtuali” e addirittura 100.000 nel 2008, ed a fronte di un PIL-mondo sui $ 50.000 Mld si registra un giro dei derivati che ha ormai passato quota 1.000.000! (“signoraggio cartolare”)

14)la Moneta cartolare, unita alla Moneta circolante e a quella creditizia, forma un ammontare complessivo di Moneta “virtuale” quasi del tutto “allo scoperto” che si stima capace di comprare più di 50 volte l’intero pianeta terra, smentendo clamorosamente la ingenua pretesa che la Moneta stia in rigido rapporto 1 a 1 con i beni e i servizi che compra, pena l’iperinflazione.

15)solo una piccola parte dei bot è detenuta dai privati, in quanto oltre il 90% non vengono nemmeno stampati, ma semplicemente annotati elettronicamente nelle scritture dello stato ed in quelle delle banche presso cui vengono “collocati elettronicamente” scambiandoli con una Moneta creditizia che, come abbiamo già visto, è “allo scoperto”. Una posta solo “virtuale”, dunque, che quando le banche collocatarie sono pubbliche diventa perfino una “partita di giro”, venendo a coincidere la figura del creditore (le banche pubbliche) con quella del debitore (lo Stato).

16)è comunque ingenuo “tagliare” la spesa pubblica nella speranza di corrispondentemente rimborsare parte del debito pubblico pregresso e ridurre il suo rapporto con il PIL, poiché così si induce una contrazione del PIL (denominatore) che, essendo multipla rispetto al debito rimborsato (numeratore), aggrava il loro rapporto anziché ridurlo, nel contempo riducendo pure il gettito fiscale in ragione del 40% circa della contrazione del PIL così indotta!

17)Quando aumentano il prezzo al mq del mattone o l’indice di borsa senza che aumentino corrispondentemente la qualità degli immobili o la ricchezza “reale” che i titoli rappresentano, non aumenta affatto la ricchezza comune ma si verifica solo una inflazione speculativa dei cespiti immobiliari e mobiliari che permette ai loro detentori di comprare senza in realtà pagare davvero quantità maggiori della ricchezza che viene prodotta dal Salario e dal Profitto senza che la Rendita vi abbia partecipato, nel che è l’essenza del prelievo “feudale”.

18)aumentando gli stanziamenti per il welfare, le retribuzioni e le pensioni nominali nei limiti dell’inflazione “programmata” e sottostimando ufficialmente l’inflazione effettiva di circa 3 punti l’anno, nel giro di poco più di 10 anni si sono dimezzati retribuzioni, pensioni, welfare e PIL “reali”.

19)da tutto ciò concludiamo, dunque, che il capitalismo funziona in realtà solo grazie al sistematico finanziamento “allo scoperto” della Domanda interna che, a totale insaputa della opinione pubblica, viene operato con la Moneta “virtuale” privata (Moneta creditizia “allo scoperto” e “bolla” cartolare) e/o con il “deficit-spending” finanziato con i bot “collocati elettronicamente”, ovvero, in definitiva, con una “finanza allegra” che è mista di pubblico e privato. Questa è dunque la “pietra filosofale” che consente al capitalismo di ovviare al “sottoconsumo endemico” di cui soffre per effetto del “gap” ciclico esistente tra i Risparmi (20% PIL) e gli Investimenti produttivi (4% PIL). Ma che gusto c’è ad essere ricchi se non ci sono i poveri?

20)va dunque strappato al più presto dalle mani della elite “feudale” creditizio-finanziaria il controllo della Moneta virtuale creditizio-cartolare con cui compra senza pagare tutto e tutti nel mondo ed emancipa proditoriamente da ogni rischio di impresa i trust che sono integrati nel suo “club”, sottoponendo finalmente tutta la Moneta al controllo democratico onde finanziare con essa “allo scoperto” tutta la Domanda interna per Consumi pubblici e privati che serve per “chiudere/espandere” il circolo D-M-D, scegliendo altresì democraticamente quali, quanti e dove debbano essere i Consumi interni da così finanziare.

Nando Ioppolo

(Fonte: www.nandoioppolo.org)

sabato 21 gennaio 2012

Volos, Grecia Libera - Come affrancarsi dai banchieri e dall'Euro con il TEM (Unità Locale Alternativa)

La nuova moneta gentile... TEM


Volos, Grecia – La prima volta che ha comprato uova, latte e marmellata in un mercato all’aperto utilizzando non l’euro, ma una moneta di scambio informale, Theodoros Mavridis, un elettricista disoccupato, era entusiasta.

“Mi sentivo liberato, mi sentivo libero per la prima volta”, ha detto Mavridis in una recente intervista in un caffè di questa città portuale della Grecia centrale. “Io istintivamente ho messo la mano in tasca, ma non ce n’era bisogno.”

Mr. Mavridis è il co-fondatore di una rete sempre più ampia qui a Volos che utilizza la cosiddetta Unità Locale Alternativa, o TEM in greco (una sorta di cambiale proletaria n.d.r.), per scambiare beni e servizi – corsi di lingua, baby-sitting, supporto informatico, pasti cucinati in casa – e per avere sconti da alcune aziende locali.

In parte moneta alternativa, in parte baratto, in parte mercato a cielo aperto, il network di Volos è cresciuto in modo esponenziale nell’ultimo anno, da 50 a 400 membri. Si tratta di uno dei numerosi gruppi che saltano fuori in tutto il paese, man mano che i Greci, spremuti dai tagli salariali, aumenti delle tasse e crescenti timori sul fatto se continueranno a utilizzare l’euro, cercano modi creativi per far fronte a uno scenario economico in cambiamento radicale.

“Da quando c’è la crisi c’è stato un boom di questi networks in tutta la Grecia”, ha detto George Stathakis, professore di economia politica dell’Università di Creta. Nonostante il forte settore pubblico in Grecia che impiega uno su cinque lavoratori, ha aggiunto, i servizi sociali del Paese spesso non sono all’altezza di aiutare le persone nel bisogno. “Ci sono così così tante enormi lacune che devono essere compensate da nuovi tipi di networks”.

Anche il governo ne sta prendendo atto. La scorsa settimana, il Parlamento ha approvato una legge promossa dal Ministero del Lavoro per favorire la creazione di “forme alternative di imprenditorialità e sviluppo locale”, compresi i networks basati sullo scambio di beni e servizi. La legge per la prima volta riempie in una zona grigia normativa, dando a questi gruppi lo status di no-profit.
Qui a Volos, i fondatori del gruppo sono convinti di lavorare in parallelo con l’economia regolare, ispirati più da un bisogno di solidarietà nei momenti difficili che da una spinta politica per l’uscita della Grecia dall’eurozona e il ritorno alla dracma.

“Non siamo rivoluzionari o evasori fiscali”, ha detto Maria Houpis, un’insegnante in pensione e una dei sei co-fondatori del gruppo. “Noi accettiamo le cose come stanno.”
“Eppure – ha aggiunto – se la Grecia avrà una svolta verso il peggio e alla fine esce dall’euro, reti come questa sono pronte a entrare nella breccia. In uno scenario immaginario – e sottolineo immaginario – saremmo pronti per questo.”

Il concetto del gruppo è semplice. Le persone si iscrivono online e accedono a un database che è una specie di lista per soli membri. Una unità di TEM è uguale in valore a un euro, e può essere utilizzata per scambiare beni e servizi. I membri iniziano i loro conti da zero, e accumulano credito offrendo beni e servizi. Si possono prendere in prestito fino a 300 TEM, ma si è tenuti a rimborsare il prestito entro un determinato periodo di tempo.

I soci ricevono anche dei libretti di vouchers della moneta alternativa se stessa, che assomigliano a buoni regalo e sono stampati con un sigillo speciale che rende difficile la contraffazione. Questi buoni possono essere utilizzati come assegni. Diversi uomini d’affari a Volos, tra cui un veterinario, un ottico e una sarta, accettano la moneta alternativa in cambio di uno sconto sul prezzo in euro.
Una rapida occhiata al database mostra persone che offrono lezioni di chitarra e di inglese, servizi di contabilità, assistenza tecnica per i computer, sconti presso parrucchieri e l’uso dei giardini privati per le feste. C’è un sistema di valutazioni per cui le persone possono descrivere le loro esperienze, al fine di mantenere un trasparente controllo di qualità.
(La rete utilizza software open-source ed è ospitata su un server olandese, cyclos.org, che offre bassi costi di hosting.)

Il gruppo tiene anche un mercato mensile all’aperto che è un incrocio tra una vendita di oggetti usati e un mercato contadino, dove il Sig. Mavridis ha usato il suo credito in TEM per comprare uova, latte e marmellata. I beni in questione provenivano da allevatori locali coinvolti nel progetto.

“Siamo ancora all’inizio” ha dichiarato Mavridis, che l’anno scorso ha perso il suo lavoro da elettricista in una fabbrica. “Nei prossimi mesi, il gruppo spera di avere uno spazio in un ufficio dove le persone senza computer potranno collegarsi alla rete più facilmente.”

Per la signora Houpis, la rete ha una dimensione psicologica. “La cosa più emozionante che si prova quando si inizia è questo senso di collaborazione”, ha detto. “Hai molto di più di quanto dice il tuo conto in banca. Hai la tua mente e le tue mani. ”

Mentre si affaccendava sul suo tavolo da cucito nel suo piccolo negozio nel centro di Volos, Angeliki Ioanniti, 63 anni, ha detto che accetta sconti per lavori di sartoria ai membri della rete, e scambia anche lavori di cucito per aiuto con il computer. “Essere in una piccola città aiuta, perché c’è fiducia”, ha detto. In cambio di euro e moneta alternativa, vende anche olio d’oliva, olive e sapone al profumo di bergamotto fatto in casa da sua figlia, che vive nella campagna fuori Volos.

Nel negozio di ottica della sua famiglia, Klita Dimitriadis, 64 anni, offre sconti ai clienti che utilizzano moneta alternativa, ma ha detto che la rete non ha veramente ancora preso piede o portato molti affari. “E’ utile, ma ancora non funziona molto, perché tutti stanno facendo sconti”, ha detto.

In una e-mail, il sindaco di Volos, Panos Skotiniotis, ha detto che la città segue la rete della moneta alternativa con interesse ed è generalmente di sostegno alle iniziative di sviluppo locale. Ha aggiunto che la città sta guardando anche ad altri modi di gestire la situazione economica, per esempio mettendo a disposizione del suolo pubblico per una fattoria urbana comunale dove i cittadini possano coltivare prodotti per uso proprio o da vendere.

Dopo anni di consumismo sfrenato e di credito facile, queste iniziative nascenti parlano del nuovo clima in Grecia, dove l’austerità imposta ha portato la gente a unirsi – non solo per protestare in massa, ma anche per aiutarsi l’un l’altro.

Iniziative simili stanno spuntando dappertutto in Grecia. A Patrasso, nel Peloponneso, nel 2009 è stato fondato un network chiamato Ovolos, dal nome di un’antica moneta Greca, e comprende una moneta locale di scambio, un sistema di baratto e una cosiddetta banca del tempo, in cui i membri si scambiano servizi come cure mediche e corsi di lingua. Il gruppo ha circa 100 transazioni alla settimana, e volontari per monitorare i servizi illegali, ha detto Nikos Bogonikolos, il presidente e socio fondatore.

La Grecia ha avuto per lungo tempo altre reti di scambio, in particolare tra i contadini. Dal 1995, un gruppo chiamato Peliti ha raccolto, conservato e distribuito gratis semi delle varietà locali ai coltivatori, e dal 2002 opera come rete di scambio in tutto il paese.

Al di là degli scambi, vengono fuori anche altri segni di collaborazione. Quando gli autobus e i dipendenti della metropolitana di Atene sono scesi in sciopero due settimane fa, gli Ateniesi hanno inondato Twitter alla ricerca di carpools, utilizzando un account fondato nel 2009 per aumentare la consapevolezza sui problemi del trasporto ad Atene. La diffusione di questa pratica ha fatto notizia, come un segno di qualcosa di impensabile prima che la crisi colpisse.

Con l’aumento della disoccupazione sopra il 16 per cento e l’economia che continua a diminuire, molti Greci si preparano al peggio. “Le cose andranno molto male l’anno prossimo”, ha dichiarato Stathakis, il professore di economia politica.

Christos Papaioannou, 37 anni, che gestisce il sito Web per la rete a Volos, ha dichiarato: “Siamo in un territorio inesplorato”, e spera che il gruppo si espanda. “Ci saranno un sacco di cambiamenti. Forse è l’inizio del futuro. “

(Fonte: http://www.stampalibera.com)

venerdì 12 agosto 2011

Savino Frigiola: "Fronte comune per la sovranità monetaria"



Il fronte comune non si realizza seguendo qualcuno, ma intorno ad un'idea forza capace di essere condivisa da quanti intendono perseguire lo stesso scopo. Conosciamo perfettamente tutti i guai derivanti dalla perduta sovranità nazionale, ma altrettanto bene sappiamo che per la grande massa il concetto astratto di sovranità nazionale dice poco o nulla. Il segmento più importante della sovranità nazionale, quello che incide maggiormente sulla vita delle persone è senza alcun dubbio quello monetario che consente allo Stato di emettere la propria moneta in nome e per conto dei propri cittadini, con tutto ciò che ne deriva e ne consegue.

Attualmente siamo soffocati da una violentissima crisi economica dovuta al dilagare del debito, costruito prevalentemente dall’attuale sistema di emissione monetaria, non più in mano allo Stato, sciaguratamente ceduto ai banchieri privati della BCE & C. Da ciò deriva che il “signoraggio”, che si verifica sempre in occasione dell’emissione monetaria, svolta da chiunque, non viene più incamerato dallo Stato per essere utilizzato a favore dei cittadini, ma dai banchieri privati che si appropriano di questo valore, appropriazione certamente dimostrata poiché la moneta, precedentemente da loro emessa, senza costi, viene ceduta in contropartita dei titoli del debito pubblico dello Stato di valore reale. Il valore dei titoli, quotati in borsa, vengono manipolati dalle agenzie di rating di emanazione bancaria cosicché, come ogni debitore in balia del creditore, lo Stato italiano si trova nelle condizioni di dover accettare il capestro imposto dai signori banchieri, come si evince dalla lettera a firma congiunta di Trichet e Draghi inviata venerdì scorso a Berlusconi.

Federico Fubini sul “Corriere dell’8 agosto 2011” ne riferisce i contenuti commentando che: la “lettera deve aver stupito anche chi l'ha ricevuta: ci sono le misure da prendere, c'è il calendario secondo cui andrebbero applicate e non mancano neanche gli strumenti legislativi che la Bce chiede che il governo adotti”: la BCE non soggetta a nessuno, mai democraticamente eletta da alcuno, impone le sue condizioni al Governo dello Stato italiano, democraticamente eletto, come ha fatto con la Grecia. Tutto ciò a fronte della sola promessa di “acquistare”, con propri soldi emessi senza alcun costo, i titoli del debito pubblico italiano per i quali, oltre ad indebitarci dell’importo corrispondente dobbiamo pagare da subito anche gli interessi.Tra i tanti disastri economici, occupazionali e sociali che comporta il rientro dal debito pubblico fittizio così costruito, potrebbe risultare utile per riuscire a far comprendere ai più le conseguenze che derivano dalla perduta sovranità monetaria, giacché, per far fronte a questo debito fasullo, risorse sempre più importanti vengono prelevate dalle casse dello Stato ed ora direttamente anche dalle tasche dei cittadini, per consegnarle ai signori banchieri, (vedi ticket ecc. ecc e balzelli vari).

A fronte di questa situazione risulta del tutto ovvia la creazione di un fronte comune in grado di pretendere dai nostri politici una strategia nazionale finalizzata a stroncare la creazione surrettizia del debito pubblico, che sottrae la ricchezza prodotta dall'intera comunità, a favore dei banchieri a danno del bene comune, dello sviluppo, dell’occupazione, della sicurezza e della pace sociale.

Quando si dispongono energie limitate come quelle attualmente disponibili per realizzare un “fronte comune”, occorre concentrarle in un unico punto, qualificato, strategico e vitale per il benessere di Tutti: recuperare la sovranità monetaria per impedire che lo Stato, senza alcun motivo continui ad indebitarsi mediante l’emissione di propri titoli di debito, per farli poi scontare dai soliti banchieri.

Se i titoli di debito dello Stato valgono e vengono accettati allo sconto, debbono valere anche i titoli monetari emessi dallo stesso Stato. In vece di sottostare alle condizioni capestro, tipiche da parte di chi amministra il debito, i politici seri, indipendentemente dai loro colori d’appartenenza, Berlusconi e Tremonti in primis, debbono adoperarsi per far ritornare lo Stato a battere moneta in proprio, come ha dimostrato di ben saper fare per oltre 100 anni.
Si monetizza l’asfittico e l’ormai boccheggiante mercato secondo le proprie esigenze, si cessa l’umiliante tecnica del ritardo dei pagamenti pubblici e della grande industria, si rilancia la speranza dei giovani e l’occupazione, si pagano infine i debiti senza contrarre altri debiti.

Imprenditori, datori di lavoro e lavoratori saranno sicuramente lieti di far fronte con la propria produzione al controvalore dell’emissione monetaria emessa direttamente dallo Stato italiano.

Qualsiasi comitato, qualsiasi associazione, senza tanti se e tanti ma, deve riuscire in via prioritaria a comprendere e far comprendere l’utilità di questa azione comune.

Savino Frigiola

martedì 5 luglio 2011

Manovra, verso la stangata... - Con il governo Berlusconi la crisi la paga chi la subisce


"Catafalco per gli italiani falliti, mentre il cavaliere prospera" (Saul Arpino)

Con il governo Berlusconi paga la crisi chi la subisce

Verso la stangata.
Colpiti pensioni, sanità, scuola e pubblico impiego. Tagliati trasferimenti a Regioni, Province e Comuni con conseguenti aumenti delle tasse locali e riduzione dei servizi sociali. Furbesco spostamento del peso maggiore della manovra a dopo le elezioni. Taglio ai costi della politica? Tassazione alle rendite finanziarie? Riduzione delle tasse? Rinviati alle calende greche! Vergognosa norma ad personam sul Lodo Mondadori

a) IL CENTRODESTRA DALLA “FINANZA CREATIVA” ALLA “FINANZA TARDIVA”.

Quando nel 2002 il governo di centrosinistra fu sostituito dal governo Berlusconi, il surplus primario era pari al 5-6% del Pil e la bilancia dei pagamenti era in equilibrio, con tasse in via di diminuzione. Ma il governo di centrodestra, dimostrando incapacità assoluta, in poco tempo liquidò il surplus primario e aumentò il debito facendo saltare il patto di stabilità con l’Europa. I due anni del successivo governo Prodi recuperarono in parte una situazione per molti versi compromessa. Poi venne un nuovo governo Berlusconi e la crisi finanziaria: Tremonti e Berlusconi hanno fatto finora tanti annunci e molta propaganda, non mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale e raccontando agli italiani anche frottole: prima hanno negato che ci fosse la crisi, poi hanno detto che non toccava l’Italia, poi che era una crisi solo finanziaria, poi che i nostri conti erano in ordine e non c’era bisogno di alcuna manovra, e ora ecco la stangata. Tremonti e Berlusconi hanno fatto i furbi spostando il peso maggiore dei tagli (40 miliardi) al 2013 e al 2014, cioè dopo le elezioni, quindi sul prossimo governo (di centrosinistra?), e sulle spalle degli elettori che non potranno più punirli nelle urne. La stessa prassi adottata nel 2006, quando lasciarono in eredità ai governi di centrosinistra lo scalone previdenziale e il “concordato di massa” (condono).

b) L’AMARO CALICE

1) Sanità:

- I super ticket tornano già dall’anno prossimo: 10 euro sulla specialistica ambulatoriale e 25 su prestazioni di pronto soccorso non seguite da ricovero. Così il governo mette le mani nelle tasche degli italiani più deboli, i malati cronici e gli anziani, senza risolvere il problema del disavanzo, perché è solo una goccia in mezzo al mare. Il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione viene dunque messo seriamente in pericolo, mentre non si tagliano gli sprechi, né le gestioni disinvolte e gli ospedaletti sorti solo per dispensare posti a destra e a manca, che non garantiscono i codici rossi, ma a malapena quelli bianchi. In particolare il ticket sul pronto soccorso grava soprattutto su chi utilizza le strutture pubbliche e subisce la mancanza di strutture territoriali di medicina che operino 24 ore su 24 e su tutto il territorio nazionale.

- dal 2014 sono previsti nuovi ticket sui farmaci e sulle prestazioni sanitarie, compresi i ricoveri

- Nel 2014 si arriverà a quasi 10 miliardi di tagli nella sanità, sommando 3,2 miliardi nel 2013 e di altri 6,5 l’anno successivo, con un finanziamento per il 2013 e 2014 che verrebbe incrementato al di sotto del PIL nominale e che quindi non coprirebbe nemmeno l’inflazione: è vergognoso, dal momento che la spesa sanitaria in Italia è già più bassa della media UE e dei paesi OCSE.

- Privatizzata anche la Croce Rossa il cui personale a tempo indeterminato sarà posto in cassa integrazione e i precari licenziati a fine anno

2) Pensioni:

- Per le pensioni tra 18.300 e 30.500 euro (tra i 1.400 e i 2.300 euro LORDE al mese) la rivalutazione si riduce al 45%: un taglio drastico inaccettabile che si rovescerà sui ceti medio-bassi. Si sta parlando di pensioni intorno ai mille euro, che sono le pensioni degli operai professionali dopo 40 anni di lavoro, degli impiegati, dei tecnici, le cui pensioni già subiscono la mancata rivalutazione rispetto all’inflazione effettiva; che fanno a tirare la fine del mese e che spesso devono proteggere figli che non trovano il lavoro. È un’ingiustizia inaccettabile!

- Per tutti ci sarà un innalzamento dell’età di pensionamento a partire dal 2014 (un anno prima del previsto) di tre mesi ogni tre anni, in relazione al previsto aumento dell’aspettativa di vita.

- Si lavorerà più anni: dal 2020 ci vorrà un mese di più, ossia 60 anni e un mese, per consentire alle donne che lavorano nel settore privato di andare in pensione. I 65 anni verranno raggiunti nel 2032. Il ministro Sacconi, che diceva di non voler colpire le pensioni, ha allungato di anno la finestra per andare in pensione, ha introdotto e anticipato di un altro anno il collegamento alle aspettative di vita, ha aumentato a 65 anni l’eta’ pensionabile alle donne della P.a. senza ridistribuire i risparmi promessi, e ora introduce la stessa norma anche nel settore privato.

3) Pubblici dipendenti:

- Colpiti in maniera devastante attraverso un nuovo e quindi pesantissimo blocco dei rinnovi contrattuali nazionali e integrativi fino al 2014 e il congelamento degli scatti

- blocco totale delle assunzioni, a eccezione dei corpi di polizia, del corpo nazionale dei vigili del fuoco, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici. Il blocco delle assunzioni si traduce nello stop alle stabilizzazioni dei precari, visto che di nuovi concorsi non se ne parla nemmeno, e quindi nel completo e definitivo licenziamento di tutti i lavoratori precari della P.a.. Bloccare il turn over nella Pubblica amministrazione e quindi ad esempio nella sanità, crea inoltre delle gravi disfunzioni in settori già ben oltre il limite della mancanza di personale, medico e paramedico

- odiosa cancellazione, per legge, delle sentenze passate in giudicato favorevoli ai lavorati pubblici e riguardanti passaggi di livello, trasformazione a tempo indeterminato di rapporti di lavoro precario

4) tagli a Regioni, Comuni e Province

- Non sanno governare e scaricano sugli Enti locali 9,5 miliardi di tagli ai trasferimenti, generando un forte allarme sul funzionamento prossimo venturo di servizi come asili nido, assistenza agli anziani e trasporti pubblici, e provocando aumento delle tasse locali come l’IRPEF, alla faccia del tanto decantato federalismo.

- Per i precari assunti indirettamente da enti locali, tramite cooperative, agenzie, associazioni, fondazioni e tutte quelle strambe invenzioni che sarebbero da chiamare privatizzazioni ma sono state riverniciate col più mite termine di “sussidiarietà”, si prospettano coltellate indirette ancora più pesanti: saranno subito loro, e non i tempi indeterminati, a subire gli effetti dei tagli ai trasferimenti ai comuni.

5) Scure sulla scuola

- Le scuole materne, elementari e medie saranno raccolte in istituti unici. Saranno quindi soppresse le istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di primo grado. Gli istituti comprensivi per acquisire l’autonomia dovranno essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche. Queste misure determineranno un sovraccarico di lavoro in primis dei dirigenti scolastici che, invece di vigilare sulla sicurezza degli studenti a loro affidati, dovranno fare la spola da un plesso all’altro delle numerose scuole a loro affidate senza poter neanche più contare sul supporto dei vicari perché a questi ultimi viene negata la possibilità di godere dell’esonero o semi-esonero dall’attività di insegnamento. Chi opera all’interno delle segreterie poi dovrà gestire i rapporti col personale e gli studenti non più di una sola scuola. I docenti infine, invece di concentrarsi sulle strategie didattiche e l’aggiornamento professionale, attività ritenute evidentemente sacrificabili da questo governo, saranno costretti ancora di più a svolgere quelle mansioni burocratiche normalmente affidate al personale ATA (come compilazione di pagelle e documenti vari) per consentire il funzionamento, altrimenti compromesso, degli istituti presso cui sono in servizio

- Cattedre bloccate: a decorrere dall’anno scolastico 2012/2013 le dotazioni organiche del personale docente, educativo ed Ata della scuola non devono superare la consistenza delle relative dotazioni organiche dello stesso personale determinata nell’anno scolastico 2011/2012.
- Insegnanti di sostegno: l’organico degli insegnati di sostegno, attribuito alle singole scuole o a ‘reti di scuole’, dovrà prevedere in media un docente ogni due alunni disabili. È l’aspetto più deprecabile di questa manovra perché consiste nel subdolo tentativo di limitare ulteriormente il diritto allo studio degli alunni disabili e non: viene infatti soppresso il tetto di 20 alunni per classe in presenza di uno studente disabile e vengono invece imposti gli stessi limiti delle classi senza disabili; quegli stessi limiti che hanno portato alla formazioni di classi con oltre 30 alunni. Se il testo della manovra rimarrà il medesimo della bozza che circola in questi giorni, sarà norma trovare classi con disabili e più di 30 alunni. Questo governo pensa di poter trasformare un insegnante ordinario in insegnante di sostegno, attivando un semplice corso di formazione; tale iniziativa è esclusivamente spinta dall’esigenza di utilizzare il personale docente in esubero per coprire gli incarichi di sostegno ed evitare così di riconfermare i precari in possesso di titoli specifici per affiancare alunni con comprovate difficoltà.

E’ vergognoso che la prossima manovra di 44 miliardi contenga ancora dei tagli a settori di interesse collettivo già così pesantemente colpiti da precedenti manovre. Il rischio che stiamo correndo è quello di vivere in un Paese in cui i servizi essenziali e le istituzioni fondamentali non siano più considerati un bene comune da garantire e tutelare, ma un fardello di cui lo Stato debba liberarsi, magari per lasciare spazio, in un momento non troppo lontano, a iniziative di speculazione di qualche intraprendente cordata di imprenditori.

7) Spesa pubblica ridotta all’osso

- Nonostante la Corte dei Conti proprio due giorni avesse affermato che in Italia la spesa pubblica è ormai stata già tagliata al limite delle possibilità di funzionamento del sistema, dal 2012 parte il ciclo di ’spending review’ mirata alla definizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato. In caso “di omessa trasmissione dei dati” sulla revisione della spesa “senza motivata giustificazione entro il termine previsto nella richiesta, l’amministrazione competente riduce la retribuzione di risultato dei dirigenti responsabili” del 2%.

Riduzione incentivi per le fonti rinnovabili

- Alla faccia del voto referendario recentemente espresso dagli italiani, dal prossimo anno, dovrebbe scattare una riduzione del 30% degli incentivi per le rinnovabili, che non sono un lusso ma un investimento sul futuro: nei prossimi dieci anni potrebbero portare 2,5 milioni di posti di lavoro.

9) Aumento dei contributi ai precari,

- per i co.co.co, e i contratti a progetto ecc. si profila l’ennesima fregatura, visto che non servirà a dare nemmeno 300 euro al mese di pensione mensile ai precari che a 70 anni saranno ancora in vita. I contributi risucchiati dal 12,5% della retribuzione nel 1999 sono quasi triplicati in meno di 15 anni. Le trattenute dal 27,5% attuale passeranno al 33% della retribuzione. L’aumento secco è del 5,5%. A mettere i soldi non saranno certo le imprese ma i precari a progetto che vedranno ridursi della stessa cifra i loro compensi mensili.

10) Tassa sui ricorsi.

- Presentare ricorso presso le commissioni tributarie potrà costare fino a 1.500 euro. Secondo la bozza per i ricorsi avanti le Commissioni tributarie provinciali e regionali è dovuto il contributo unificato nei seguenti importi: 30 euro per controversie di valore fino a 2.582,28 euro; 60 euro per controversie da 2.582,28 e fino a 5.000 euro; 120 euro per controversie di valore superiore a 5.000 euro e fino a 25.000 euro; 250 euro per controversie di valore superiore a euro 25.000 e fino a 75.000 euro; 500 euro per controversie di valore superiore a 75.000 euro e fino a 200.000 euro; 1.500 euro per controversie di valore superiore a euro 200.000

11) Ridicola riduzione dell’imposta per i giovani sotto i 35 anni che decideranno di costituire una nuova attività imprenditoriale: una misura ridicola, se non fosse tragica: quanti sono i giovani sotto i 35 che hanno la possibilità di intraprendere un’attività imprenditoriale? La maggior parte a quell’età vive ancora coi genitori perché non ha lavoro né soldi per farsi una famiglia in una propria casa!

12) La casta allarga il giro

- Si prevede un “accesso più facile al settore delle professioni”, MA ESCLUSI “i notai, gli architetti, gli ingegneri, i farmacisti e gli avvocati”. Non si capisce quali professioni restino, tra quelle da liberalizzare, salvata la rendita di queste corporazioni più potenti.

13) Liberalizzazione degli orari dei negozi nei festivi nelle città turistiche: una norma anche questa che fa già molto discutere i sindacati, per i disagi provocati ai dipendenti: gli esercizi commerciali non saranno più tenuti a rispettare gli orari di apertura e chiusura, la chiusura domenicale e festiva e la mezza giornata di chiusura infrasettimanale.

14) Dismissione del patrimonio abitativo ex Iacp

Il governo per far cassa torna alla carica con la vendita del patrimonio pubblico ex Iacp mediate accordo di Comuni e Regioni entro il 31 dicembre 2011: proprio ora che c’è bisogno di alloggi per le classi più disagiate, tant’è che 600mila domande di famiglie aventi diritto giacciono inevase.

15) Vergognose norme sulla giustizia

- La manovra economica è vergognosamente usata come cavallo di Troia, per introdurre da una parte una norma che sospende il risarcimento per il Lodo Mondatori, dall’altra per risuscitare il processo breve, o norme simili: sono disposizioni di carattere processuale, che nulla hanno a che vedere con la manovra, rischiano di comportare un rilevante esborso per l’erario e costituiscono una furbizia ad personam per salvare, oltre la casta, l’Impunito numero uno. Tutto questo nonostante 27 milioni di cittadini abbiano detto con il referendum del 12 e 13 giugno che non ne vogliono più sapere di leggi ad personam.

14) Riduzione del Fisco? Col fischio!

- la delega fiscale dovrà riformare il fisco…. nei prossimi tre anni, cioè nel futuribile. Se la storia insegna, anche questa riforma resterà nel libro dei sogni, come i due precedenti tentativi di Tremonti. La proposta delle tre aliquote in effetti comporta una riduzione sensibile delle tasse per i redditi alti: chi ora paga il 43 per poi pagherà il 40%, con conseguente e ulteriore nocumento per la giustizia fiscale e le entrate dello Stato. I redditi medio-bassi, invece, se avranno un minimo vantaggio, sarà annullato dalla decisione del governo Berlusconi di aumentare l’Iva sui beni di largo consumo (abbigliamenti, calzature, telefonia ecc).

Le risorse per finanziare questa riduzione fiscale saranno recuperate soprattutto dalla eliminazione e dalla razionalizzazione delle detrazioni: dunque ancora una volta il Governo di destra con una mano dà e con l’altra prende 2 volte. Inoltre Tremonti intende finanziare la cosiddetta “riforma fiscale” prendendo risorse dall’assistenza: dietro termini come “riqualificazione” e “riordino” si sottraggono risorse da tutte le forme di sostegno socio assistenziale, sanitario o previdenziale quali ad esempio l’indennità di accompagnamento il sostegno all’invalidità o i trattamenti pensionistici di reversibilità

- si annuncia la nuova tassa di servizio, una imposta unica sui servizi,
una sorta di superbollo, che ingloberà sette prelievi (di registro; ipotecarie e catastali; di bollo; sulle concessioni governative; sui contratti di borsa; sulle assicurazioni; sugli intrattenimenti).

15) Tassa sulla finanza? Sparita!

- Ha strepitato talmente forte la “Finanza Nimby” che nella manovra economica di Tremonti è scomparsa la mini-tassazione dello 0,15% sulle transazioni finanziarie esclusi i titoli di Stato. Un vero peccato: avrebbe portato nelle casse pubbliche 3,6 miliardi di euro, più di quanto verrà rastrellato sulle pensioni. Al suo posto ci sarebbe semplicemente un aumento dell’imposta di bollo già ora applicata al deposito titoli. Saltata anche la tassa del 35% sulle transazioni delle banche e nella manovra del Governo viene ora ipotizzata un’imposta addizionale sul trading finanziario (forse del 7%).

16) Centinaia di milioni per le sciagurate missioni di guerra

- Non mancheranno i 700 milioni di euro per la proroga delle missioni internazionali nel 2011. Inutile e gravoso per i cittadini consumatori il salasso degli interventi sulle accise sulla benzina per finanziarie guerre sciagurate e dispendiose.

17) Riduzione dei costi della politica? Rinviati!

- una Commissione guidata dal presidente dell’Istat, studierà la questione, e proporrà gli interventi che dovranno ispirarsi alla prassi europea; comunque “non saranno
intaccati i diritti acquisiti”, ha precisato il Cavaliere, e i risultati dell’indagine, secondo Tremonti, diventeranno efficaci solo nella prossima legislatura. Quindi, mentre il paese si prepara ad affrontare una stangata senza precedenti, la Casta continua a farla franca.

- riduzione degli stipendi dei parlamentari (ma solo a valere dalle prossime elezioni), limitazione delle auto blu (ma solo ad esaurimento del parco macchine attualmente in circolazione). Ci sarà l’”election day”, cioè l’accorpamento delle elezioni politiche ed amministrative, con esclusione però dei referendum

c) UNA MANOVRA DIVERSA È POSSIBILE….

1) Tagli ai costi della politica in modo drastico: secondo recenti stime, ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un “sovrabbondante” sistema istituzionale quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Sono oltre 1,3 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica: 145 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali di cui 1.032 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.366 Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali; 4.258 Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali; 138.619 Sindaci, Assessori e Consiglieri comunali. A questi vanno aggiunti gli oltre 12 mila consiglieri circoscrizionali (8.845 nelle sole Città Capoluogo); 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione delle 7 mila società, Enti, Consorzi, Autorità di Ambito partecipati dalle Pubbliche Amministrazioni; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica Amministrazione; la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei Ministri, Sottosegretari, Presidenti di Regione, Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari delle ASL; la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli ATER e degli Enti Pubblici.

Fare politica deve diventare un mestiere come un altro, limitato nel tempo, non un privilegio strapagato. Dunque vanno eliminati i vitalizi ai parlamentari nazionali e regionali, dimezzato il numero dei parlamentari con legge costituzionale, eliminati i rimborsi elettorali ai partiti e le spese elettorali, eliminate le Province, rivisiti i bilanci delle authority, che prendono i soldi da quelli che controllano ma li utilizzano solo per le casse dello Stato. Vanno rivisitate anche talune authority che producono più carta che controlli. Ci dev’essere una forte riduzione delle auto e dei voli blu.

2) Pubblica amministrazione: Eliminazione degli arbitrati e blocco delle consulenze e degli incarichi esterni, per riportare l’attività della Pubblica amministrazione all’interno della P. a., perché nel 99% dei casi le consulenze servono solo a sistemare qualche trombato alle elezioni e qualche trombone, o per fare uscire in modo formalmente lecito denaro dalla pubblica amministrazione e dall’erario. Divieto di assunzioni di dirigenti esterni alla PA. Amministratore unico per le società e gli enti partecipati dagli enti territoriali (gli attuali 4500 membri dei consigli sono spesso amici degli amici, trombati alle elezioni, e fonte di clientelismo). Obbligo unione tra comuni con meno di 20.000 abitanti. Per la riduzione della spesa della Pubblica amministrazione vanno anzitutto soppressi i finanziamenti per il ponte sullo stretto di Messina. L’idea che ogni Regione si faccia il suo palazzetto di rappresentanza in giro per il mondo sembra proprio uno sperpero: non va eliminata la promozione, ma fatta dentro al Parlamento, anche europeo.

3) Riduzione delle spese militari che ammontano a trenta miliardi l’anno, secondo l’Istituto internazionale per le ricerche sulla pace di Stoccolma. Vanno tagliate le missioni all’estero che portano la guerra oltre i nostri confini in spregio della Costituzione (ritiro da Afghanistane che costa 700 i milioni annui, e da Libia per la quale sono già stati spesi 500 milioni di euro), diminuite le spese per i sistemi d’arma (caccia bombardieri Eurofighter ecc), soppressa Difesa spa, dotata di un sistema di amplissimo potere integralmente sottratto ai controlli di legalità e legittimità.

4) Tassazione della Finanza e dei grandi patrimoni: in Italia il 10 per cento delle famiglie detiene il 47% della ricchezza nazionale: è sensata dunque una tassa ordinaria e permanente sulle grandi ricchezze ispirata al modello francese, con una previsione di imposta mediamente dell’1% a carico delle famiglie che abbiano una ricchezza superiore agli 800mila euro (colpirebbe solo il 5% della popolazione secondo la CGIL e potrebbe generare un gettito di circa 15 miliardi di euro ogni anno). Altri provvedimenti: tassazione del 20% per le rendite finanziare (esclusi i titolo di Stato), riduzione della deducibilità per le banche, aumento dei canoni di concessione, riduzione delle agevolazioni fiscali con l’esclusione di quelle relative a casa, famiglia, lavoro e pensioni; tassazione sulle transazioni finanziarie internazionali dello 0,05%, come lo stesso Parlamento europeo ha indicato; equa tassazione sui patrimoni immobiliari; contributo di solidarietà del 7,5% sui capitali regolarizzati tramite lo scudo fiscale

5) Lotta all’evasione fiscale e all’elusione tramite nuovo redditometro,
tracciabilità dei pagamenti dei professionisti, elenco di clienti e fornitori, trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei corrispettivi giornalieri da parte delle imprese esercenti il commercio; compensazioni effettuate dai titolari di partita IVA.

CONCLUSIONE.
È mancato a questo Governo il coraggio di intaccare i privilegi. La destra ha avuto paura di disarticolare il blocco sociale che la sostiene, e quindi ha deciso una stangata che risponde alla logica del rigore a senso unico, mettendo le mani in tasca ai soliti noti.

Tremonti e Berlusconi non sono stati in grado di fare interventi strutturali per la crescita, e hanno fatto una manovra depressiva e di tagli che avrà riflessi negativi anche sui consumi e per tutta l’economia quindi anche sugli stessi conti pubblici.

La manovra è attesa dal 25 luglio in aula alla Camera: si spera che l’opposizione non dorma e sfrutti l’occasione per far cadere finalmente questo nero governo.

Franco Pinerolo

lunedì 7 settembre 2009

Per uscire dalla crisi economica: "Sbilanciamoci in 15 mosse" e " Monete locali e GAS" e Tavola Rotonda sul tema...

A Cernobbio 200 rappresentanti della società civile riuniti nel contro-forum di Sbilanciamoci!

Esiste un altro modo di affrontare la crisi economica rispetto a
quello proposto dai banchieri, i manager e gli uomini di potere
riuniti in questi giorni nel workshop organizzato a Cernobbio dallo
Studio Ambrosetti?

Le 200 persone riunite nel contro-forum organizzato dalla campagna
Sbilanciamoci!, a poche centinaia di metri da Villa d'Este, pensano di
sì. Sbilanciamoci! propone un intervento di 40 miliardi contro la
crisi fino al 2011, con un'incidenza sul PIL del 1,6% sul 2010 e dello
0,9% sul 2011 in 15 mosse: 5 principi su cui fondare un nuovo modello
di sviluppo, 5 politiche concrete da attuare subito, 5 modi per
trovare le risorse necessarie.

5 principi per un nuovo modello di sviluppo. "Il modello di sviluppo
proposto da Sbilanciamoci! - ha spiegato Giulio Marcon, portavoce
della campagna Sbilanciamoci! - si regge su un ruolo più incisivo
dell'intervento pubblico, sul principio della sostenibilità ambientale
e la qualità sociale dell'economia; rimette al centro il lavoro, le
persone e i loro diritti sociali; propone un ripensamento del sistema
dei consumi, si fonda sul principio della cooperazione."

5 politiche concrete da attuare subito. Secondo Sbilanciamoci! occorre
ripensare le politiche del lavoro e allargare lo spettro di
applicazione degli ammortizzatori sociali; promuovere un piano
nazionale di piccole opere ambientali e sociali; rafforzare le
politiche di welfare con l'apertura di servizi stabili (5000 asili,
1000 strutture per disabili e anziani) e avviare nuove politiche di
sostegno alle imprese; sostenere il potere di acquisto con
l'introduzione della quattordicesima per i pensionati sotto i 1000
euro lordi restituire il fiscal drag ai lavoratori dipendenti,
reintrodurre il reddito minimo di inserimento per i disoccupati.

5 modi per trovare le risorse. Se si vuole, le risorse si trovano. Ad
esempio con la lotta all'evasione fiscale e con politiche fiscali più
eque: portando al 23% la tassazione sulle rendite e aumentando
l'imposizione fiscale al 45% per i redditi oltre i 70mila euro e al
49% sopra i 200mila euro e introducendo una tassa patrimoniale sui
grandi patrimoni. Altre risorse potrebbero provenire dalla riduzione
delle spese militari, rinunciando al programma delle grandi opere e
introducendo l'uso di Open Office nella pubblica amministrazione.

le 15 proposte di sbilanciamoci http://www.sbilanciamoci.org/forum2009/15-proposte.pdf

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Altre proposte e commento.

La strategia che ordina questo stato di cose è molto più complessa e richiede, quasi costringe, ad una risposta binaria: o dentro o fuori. E "fuori" significa, convenzionalmente, finire ai margini della società.

Abbandonare l'ideale del "posto fisso"? Vi dirò: lo ha già sostituito il
contrattino CoCoCo, CoCoPro che dir si voglia, e conoscessi mezza (manco
una!) mezza persona contenta di questo stato di cose. Manco io, del
resto.

Alcuni hanno trovato risposta nelle monete locali. Ma queste possono
rappresentare una parte della spesa (20% massimo) complessiva, almeno
attualmente.

Altri hanno costituito i GAS (Gruppi Acquisto Solidale). Se le carote
costano un euro al chilo al mercato e al contadino entrano 10 centesimi,
nessuno è contento. Con i GAS, mettiamo, al contadino si comprano le
carote per tutto il gruppo a 50 centesimi: gli acquirenti spendono la
metà e il contadino guadagna il quintuplo (10 centesimi sono un prezzo
di sfruttamento, tra l'altro).

Altri sono andati oltre e molti centri stanno diventando "transition
town" (in Inghilterra soprattutto, da noi se ne sono accorti a
malapena). Sono comunità abbastanza coese dove energia, cibo e rifiuti
sono gestiti in modo autonomo, e includono a seconda dei luoghi altre
esperienze (GAS e monete locali incluse).

Non so dirvi molto altro, ma una civiltà che ha un futuro non può avere
che quella forma. http://transitionitalia.wordpress.com/cose-la-transizione-2/

Soprattutto è una risposta all'essere dentro o fuori. Sicuramente alle
transition un piede fuori ce l'hanno. E soprattutto non hanno bisogno di
chiedersi se sono colpevoli tanto o poco.

Eugenio Odorifero - betaversion@inwind.it

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Nota Informativa aggiunta.
Attenzione vi informo che il 27 settembre 2009 alle h. 16.00 si tiene una Tavola Rotonda al Palazzo Canali Caccia di Sant'Oreste (Roma) sul tema "Libero Scambio e monete locali dall'antichità ad oggi" - Siete tutti invitati a partecipare.

Per informazioni ad edesioni: Paolo D'Arpini circolo.vegetariano@libero.it
Tel. 0761-587200