Visualizzazione post con etichetta Movimento Nonviolento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Movimento Nonviolento. Mostra tutti i post

lunedì 26 marzo 2012

PEPPE SINI: IL GOVERNO ITALIANO ASSASSINO DEI SOLDATI ITALIANI E DI COMBATTENTI E CIVILI AFGANI



In Afghanistan e' in corso una guerra. Che consiste di stragi, devastazioni ed orrori inauditi. A questa guerra da dieci anni partecipa anche l'Italia. Illegalmente, poiche' la Costituzione della Repubblica Italiana lo proibisce esplicitamente, inequivocabilmente.

L'illegale, criminale partecipazione italiana alla guerra e' responsabile della morte dei soldati italiani li' assassinati, ed e' responsabile della morte degli afgani assassinati dagli italiani.

E l'Italia e' corresponsabile altresi' di tutte le altre stragi, di tutti gli altri orrori, commessi dalle truppe d'occupazione della coalizione di cui fa parte.

I governanti italiani che continuano a mandare giovani italiani a morire e ad uccidere in Afghanistan sono dei criminali, sono degli assassini.

Sono direttamente responsabili di quelle uccisioni i governanti italiani di questi ultimi dieci anni e con essi i parlamentari che hanno votato a favore di questo crimine ed i presidenti della Repubblica che questo crimine hanno avallato tradendo il loro dovere di fedelta' alla Costituzione che la partecipazione alla guerra vieta.

Sono colpevoli della morte degli italiani uccisi dagli afgani e sono colpevoli della morte degli afgani uccisi dagli italiani. Poiche' se non avessero inviato i soldati italiani a partecipare alla guerra in Afghanistan gli uni e gli altri sarebbero ancora vivi.

Dieci anni di stragi. Dieci anni di criminale violazione della legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico. Dieci anni di complicita' col male piu' abissale.

*

Cessi immediatamente la partecipazione italiana alla guerra terrorista e stragista.

Tornino immediatamente e definitivamente in Italia tutti i soldati italiani dispiegati in Afghanistan. Tornino vivi.

Cessi immediatamente la flagrante, insensata, scellerata violazione della Costituzione italiana e del diritto internazionale.

Cessi immediatamente questo abominevole crimine contro l'umanita'.

Si adoperi lo stato italiano per la pace, il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti.

Cessi lo stato italiano di far morire degli esseri umani e si impegni invece per salvare le vite, recare aiuti umanitari, promuovere i diritti di tutti gli esseri umani, con interventi di cooperazione internazionale e di umana solidarieta' rigorosamente civili, non armati, nonviolenti.

Vi e' una sola umanita'.

Solo la pace salva le vite.

La guerra - che sempre consiste di omicidi - sempre e' nemica dell'umanita'.



2. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO



Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

Beppe Sini
nbawac@tin.it

martedì 6 settembre 2011

Libia - Chi è che ha ucciso chi..? La NATO, Geddafi, i ribelli... l'indifferenza del mondo

Nell'immagine: "Cimitero de La Loma" - Foto di Gustavo Piccinini

...ricorre un anniversario doloroso, ed allo stesso tempo importante e significativo per noi italiani, l'anniversario dell'8 settembre 1943 (Seconda guerra mondiale: con il Proclama Badoglio, che fa seguito a quello del generale Dwight D. Eisenhower lanciato da Radio Algeri un'ora prima, viene reso pubblico l'armistizio di Cassibile).
Ma sembra che quanto sta avvenendo in Libia in questi giorni sia un esempio significativo di come le tensioni nel mondo non hanno ancora raggiunto un climax.. forse però lo stanno raggiungendo.... La situazione sembra sempre più sfuggente e non si sa bene come andrà a finire.. Di questa situazione confusa un altro segnale giunge dall'intervento di Marinella Correggia, che accusa i pacifisti di essersi addormentati, con risposta di Mao Valpiana del Movimento Nonviolento.

Paolo D'Arpini


.................

Libia: il silenzio dei pacifisti

Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di "atto di aggressione" l'accoglienza che l'Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel
e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l'eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano "mercenari", e con l'epurazione di libici vicini all'ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall'Est), e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato Onu per proteggere i civili stessi,...

...e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldati, nel tiro al piccione dai cieli, e mentre l'Italia NON accoglierà e mentre prosegue una medioevale caccia all'uomo degna del miglior far west (di nuovo il "wanted" sulla porta del saloon, ha ricordato il presidente del Venezuela) adesso mi rendo conto che l'unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna A MARZO per appoggiare la proposta di Chavez e dei paesi dell'Alba, accettata dalla Libia: MEDIAZIONE FRA LE PARTI E INVIO DI OSSERVATORI ONU i quali avrebbero visto che non c'erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo, Amnesty International parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l'intervento. Invece non si è fatto.

Dopo che un giorno il Manifesto forse solo casualmente non mi aveva pubblicato un pezzo su appunto questa iniziativa venezuelana (e anzi aveva pubblicato un pezzo di Wallerstein in cui praticamente qualificava di idiota il povero Chavez), agli inizi di marzo, sdegnata mi sono allontanata da loro non scrivendo quasi più in merito.
Idiota.

Occorreva insistere. Se il Manifesto - l'unico quotidiano che dal 1991 è sempre stato contro le guerre - avesse fatto una simile campagna, dicendo qualcosa ogni giorno in merito, appoggiato da altri media alternativi e trascinando per esempio gli antiguerra superstiti che non sapevano che fare, l'iniziativa di Chavez avrebbe avuto qualche chance, come chiedeva Fidel ai paesi e ai popoli del mondo.

Un'altra guerra, e niente di efficace da parte dei pacifisti. Che comunque non esistono più. Non parlerei più di pacifisti; meglio usare il termine "oppositori alla guerra". Arci, Acli, Cgil e componenti (mai un minuto di sciopero contro nessuna guerra dal 1991 in avanti), Tavola della Pace, per non dire di Attac Francia, dei vari aderenti di di punta al Forum Sociale Mondiale, dei vari Sullo, delle Ong varie e di chi aveva sempre altre urgenze umanitarie da seguire. Urgenze più urgenti dei massacri della Nato e dei loro alleati libici.

All'ipocrita Marcia Perugia Assisi che si svolgerà il 25 settembre avrei voglia di andare con un cartello: "Libia. Il silenzio dei pacifisti ha ucciso".

Molti del "movimento" e della "società civile" adesso arriveranno, a fare il business umanitario laggiù, parallelamente al business della ricostruzione e del petrolio.

Vincono sempre gli scrocconi di guerra che sono tanti e su tutti i fronti. Ce n'è di che voler stracciare il passaporto e non rifarlo.

Marinella Correggia

(Fonte: Come Don Chisciotte)


.............


Una risposta a Marinella Correggia, di Mao Valpiana.

Cara Marinella Correggia,
non sono d’accordo. Sulla guerra in Libia dici che “il silenzio dei pacifisti ha ucciso”, lasciando intendere che se avessero parlato le cose sarebbero andate diversamente. Ma purtroppo non è così.

Sai bene che milioni e milioni di persone che nel febbraio del 2003 sono scese in piazza contro la guerra in Iraq “senza se e senza ma”, non hanno ritardato di un giorno l’inizio dei bombardamenti.

Illudersi di fermare una guerra quando i motori degli aerei sono già accesi, è una sciocchezza immane, imperdonabile per un movimento che dovrebbe aver raggiunto una certa maturità.

La Marcia Perugia-Assisi, che tu bocci come “ipocrita”, ha cinquant’anni di storia alle spalle, ed ha attraversato la guerra d’Algeria, del guerra del Viet-nam, la guerra fredda, la guerra nel Golfo, la guerra nei Balcani, la guerra in Cecenia, la guerra in Iraq e la guerra in Afghanistan.

Aldo Capitini, ideatore della prima marcia, era un “oppositore integrale alla guerra” (e spero che tu non voglia mettere in dubbio anche questo), ma non si è mai posto l’obiettivo velleitario di fermare una guerra in corso (nemmeno quelle scellerate volute dal fascismo), ben sapendo che le radici delle guerre sono forti e profonde e possono essere debellate solo con un ampio movimento di resistenza e non collaborazione nonviolenta. Alla costruzione di un Movimento Nonviolento, che è il frutto principale della prima marcia Perugia-Assisi, Aldo Capitini ha dedicato gli ultimi anno intensi della sua vita, proprio per avere a disposizione uno strumento di “opposizione integrale alla guerra”.

Il punto decisivo, cara Marinella, per me è proprio questo: se vogliamo contrastare efficacemente la guerra, noi dobbiamo distruggere gli strumenti che le guerre rendono possibili, cioè le armi e gli eserciti. E su questo i pacifisti integrali, cioè i nonviolenti, non hanno mai taciuto, e quindi non sono accusabili di silenzi complici, nemmeno per la guerra in Libia.

Mao Valpiana
Movimento Nonviolento

..............


Commento di Alessandro Marescotti della lista Peacelink

In una societa' democratica l'opinione pubblica conta. Eccome.
Durante la guerra del Kosovo gli aerei della Nato hanno avuto dei grossi problemi, i generali dissero che avevano le 'mani legate' e diverse missioni di strike furono annullate, mi ha spiegato Domenico Gallo. Se allora ci fosse stata l'indifferenza di oggi la guerra sarebbe stata ancora piu' devastante e la Nato avrebbe ottenuto tutto quello che voleva con ancora piu' vittime. Il Vietnam fu ostacolato DURANTE il conflitto.
In una societa' come la nostra il peso dell'opinione pubblica e della spesa militare in tempo di conflitto non sono assolutamente irrilevanti. Oggi la Cgil sciopera senza dire che i tagli del 2011 sugli istituti tecnici equivalgono a un risparmio di spesa necessario ad acquistare 21 aerei f35 (aerei militari di cui nessun iscritto alla Cgil sente il bisogno, mentre i lavoratori della Cgil fanno sciopero contro i tagli).
La guerra in Iraq fu possibile perche' l'opinione pubblica americana condivideva in gran maggioranza la guerra. Quando il consenso scese allora vinse il candidato Usa che proponeva il ritiro dall'Iraq.
Non e' vero che nessuna guerra e' stata fermata 'durante' il conflitto. La Russia si ritiro' dalla prima guerra mondiale 'durante'. E se un paio di nazioni della Nato si ritirassero oggi dall'Afghanistan la nostra partecipazione finira'. Idem per la Libia.
I sindacati sono cruciali in questo meccanismo. Tanto cruciali che recitano il gioco del silenzio.
Il grande potere sindacale in termini di privilegi (esiste una 'casta' sindacale) si costruisce grazie a questi scambi fra silenzi e privilegi.
L'idea che una volta iniziata la guerra non ci sia nulla da fare e' assolutamente smentita dal fatto che lo sforzo mediatico per raccontarci menzogne e' una delle maggiori preoccupazioni della propaganda bellica. Demolire la propaganda bellica e ridicolizzarla e' uno dei nostri principali scopi di uomini di pace.
Smontare il consenso e' l'operazione decisiva, assolutamente necessaria anche se di per se' non sufficiente.

Ma molti pacifisti in vacanza (non solo materialmente ma MENTALMENTE in vacanza, ossia deresponsabilizzati e sfiduciati) si sono bevuti le bugie di guerra, non si sono documentati (costa molto tempo farlo, soecie se Rainews spaccia per vere le bugie di guerra). Molti pacifisti non hanno dedicato neanche un'ora (alcuni neanche un minuto!) al giorno per fare controinformazione nonostante avessero il computer collegato a Internet per 24 ore al giorno. Hai il computer collegato 24 ore su 24 a Internet e non dedichi un minuto a fare controinformazione?

E' assurdo. Non c'e' giustificazione: ci siamo macchiati di una responsabilita' orrenda. Potevamo fare e non abbiamo fatto. E ogni controinformazione e' utile. Lo sanno gli strateghi di guerra mediatica. Essi stessi si sono stupiti della nostra incapacita', hanno vinto a tavolino.

Vorrei dare mille volte torto a Marinella, ma purtroppo ha ragione.
Fermo restando che siamo arrivati a questo sfacelo anche perche' non abbiamo praticato PRIMA della guerra la cultura della nonviolenza.

Ciao
Alessandro

Ps - Parteciperò alla marcia Perugia Assisi.

mercoledì 15 giugno 2011

Bolzano (Bozen) 17, 18, 19 giugno 2011: “La lunga Marcia della nonviolenza”



Convegno nazionale LA LUNGA MARCIA DELLA NONVIOLENZA, Aldo Capitini e i 50 anni della Perugia-Assisi, promosso da Pax Christi, Movimento Nonviolento, Tavola della pace, con l’organizzazione del Centro per la Pace del Comune di Bolzano.

17-18-19 giugno presso Auditorium Lucio Battisti , via Santa Geltrude 3 – Bolzano/Bozen

“La lunga Marcia della nonviolenza” passa da Bolzano

Una Marcia che dura da cinquant’anni. E’ la Perugia-Assisi, un grande evento della storia d’Italia. Sono centinaia di migliaia le persone che in cinque decenni vi hanno partecipato. Essa è stata una palestra di formazione politica, di cittadinanza attiva, una “assemblea itinerante” per la pace. Si è messa in cammino il 24 settembre del 1961 e si rinnoverà il 25 settembre 2011. La Marcia è viva.

In questi 50 anni la nonviolenza italiana ha fatto molta strada: partendo dalle orme lasciate da Aldo Capitini, filosofo della nonviolenza e ideatore della Marcia, è giunta fino alla liberazione dal nucleare. In mezzo ci sono tappe fondamentali della nostra storia, dall’obiezione di coscienza di padre Balducci alla scuola di don Milani, dallo sciopero della fame di Danilo Dolci alla convivenza interetnica di Alexander Langer.

E’ una storia di nonviolenza laica e religiosa, tenuta ai margini della società e della chiesa, ma che ha saputo provocare cambiamenti profondi nella società e nelle chiesa, e nelle coscienze di chi dalla nonviolenza si è lasciato interrogare. Abbiamo conosciuto maestri di pace e profeti di speranza. Abbiamo avuto tensioni ideali e vissuto realismi politici. Oggi nel Mediterraneo vediamo mescolarsi il sogno di resistenze nonviolente, la disperazione di chi fugge, la mano fredda della guerra.

La Marcia della “fratellanza dei popoli” si deve confrontare con una realtà contraddittoria: la Costituzione ripudia la guerra, ma il paese è coinvolto militarmente in Afghanistan e in Libia. E la nonviolenza come si oppone e cosa propone? Quali alternative elabora? Quali fini persegue e con quali mezzi? Qual è la strategia del movimento per la pace e la nonviolenza?

Il convegno di Bolzano ha convocato molti dei protagonisti di questo ampio movimento, per una riflessione corale e discutere insieme contenuti ed obiettivi della prossima Marcia.

Pax Christi, il Movimento Nonviolento e la Tavola della pace, per tre giorni lavoreranno insieme per far crescere la nonviolenza organizzata. Un appuntamento importante per tutte le amiche e gli amici della pace, per chi vuole capire, per chi vuole partecipare.

L’incontro nazionale propone anche tre momenti particolarmente rivolti alla città di Bolzano: il dibattito del venerdì sera sull’attualità del Mediterraneo, lo spettacolo musicale con la Magical Mystery Orchestra (concerto Beatles per la pace), e la presentazione del Premio Alexander Langer 2011.

Mao Valpiana
Movimento Nonviolento

domenica 29 maggio 2011

Notiziario misto cristiano nonviolento: "H2Oro, acqua dono di Dio - No a guerre sanguinolente in nome della democrazia"




Le notizie para-religiose che seguono meritano attenzione per le loro implicazioni politiche e sociali. Il cristianesimo è nato come filosofia pacifista e "porgi l'altra guancia" ed "ama il prossimo tuo come te stesso" sono i detti principali del Vangelo di Gesù. La nonviolenza di Gandhi nasce egualmente da una profonda fede verso la verità che tutti siamo parte della stessa esistenza, uomini piante ed animali. Contemporaneamente, nel rispetto dei vari elementi del creato, permane la coscienza che la terra, l'acqua, l'aria, etc. sono beni comuni che non debbono essere alienati all'uomo ed agli altri animali. Finalmente, in questi ultimi anni, si sta creando una sinergia d'intenti e di azione fra varie componenti della società civile e religiosa, vedi ad esempio le prese di posizione di Adriano Sella e Alex Zanotelli a favore dell'acqua pubblica, e vedi anche le azioni di digiuno collettivo del Movimento Nonviolento per promuovere la pace nel mondo. Qui di seguito riporto alcuni interventi a favore del bene comune e della pace. (Paolo D'Arpini)

.................

Un libro cattolico ed un appello per salvare l'acqua

Il libro "H2Oro. Perché l'acqua deve rimanere pubblica" (EMI - Editrice
Missionaria Italiana) è stato segnalato come "libro della settimana" sul
quotidiano Avvenire, nello spazio classifiche curato da Rebeccalibri, il
portale dell'editoria cattolica.

«H2Oro. Perché l'acqua deve rimanere pubblica» di Ercole Ongaro e Fabrizio
De Giovanni è un libro+dvd sul disinvolto uso che si intende fare di una
risorsa pubblica come l'acqua. Contiene il testo e il filmato completo dello
spettacolo che la nostra Compagnia teatrale ha rappresentato in tutta
Italia, con oltre 320 repliche, suscitando spesso tra il pubblico animati
dibattiti, cont ribuendo alla presa di coscienza dell'acqua come bene comune
essenziale, stimolando l'interesse e l'assunzione di responsabilità rispetto
alla sua gestione nei territori delle nostre province.

Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all'insegna del denaro, ma della dignità umana.

In questi stessi giorni due sacerdoti, p. Adriano Sella e p. Alex Zanotelli,
stanno diffondendo un appello a tutte le religiose e i religiosi: una
giornata di digiuno a piazza San Pietro a Roma per protestare contro la
mercificazione e la privatizzazione dell'acqua.

I mezzi di informazione non potranno parlare del referendum fino a pochi
giorni prima del Referendum day e il Governo sta varando misure di
"protezione" - come è già accaduto per il ritorno al nucleare - per indurre
la popolazione ad arginare le paure sui pericoli della privatizzazione e
puntare quindi al mancato raggiungimento del quorum.

Un referendum, questo sull'acqua, che passerà alla storia per due primati:
il numero delle firme raccolte (1.400.000) e il fatto di essere stato
promosso non da partiti ma da associazioni e privati. Tocca a noi
sensibilizzare chi ci sta attorno con il passa parola ed usare tutti i mezzi
a nostra disposizione.

Padre Alex e padre Sella stanno chiamando i religiosi ad una protesta
nonviolenta per far sentire la propria voce. Facciamo anche noi la nostra
parte!

Maria Chiara Di Marco/ITINERARIA
Associazione Culturale e Teatrale ITINERARIA
Via Goldoni 18
20093 Cologno Monzese (MI)
Tel. 02.25396361 - 335.8393331
h2oro@itineraria.it


Di seguito l'appello:
DIGIUNO IN PIAZZA S. PIETRO (ROMA) - SALVIAMO L'ACQUA!

Carissimi sacerdoti, missionari(e) e religiosi(e).

Ci stanno rubando l'acqua!

Come possiamo permettere che l'acqua, nostra madre, sia violentata e fatta
diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani l'acqua è un grande
dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e che non può
mai essere trasformata in merce.

"Donna, dammi da bere!" chiede un Gesù, stanco ed assetato, a una donna
samaritana, nel Vangelo letto durante la Quaresima, in tutte le Chiese
cattoliche del mondo.

"Dateci da bere! gridano oggi milioni di impoveriti. In un pianeta, dove la
popolazione sta crescendo e l'acqua diminuendo per il surriscaldamento, quel
"dateci da bere!", diventerà un grido sempre più angosciante. Nei volti di
quelli assetati, noi credenti vediamo il volto di quel povero Cristo che ci
ripeterà: "Avevo sete...e non mi avete dato da bere!."

L'ONU afferma che, entro la metà del nostro secolo, tre miliardi di esseri
umani non avranno accesso all'acqua potabile. È un problema etico e morale
di dimensioni planetarie che ci tocca direttamente. Di fatto, per noi
cristiani l'acqua è sacra, l'acqua è vita, l'acqua è la madre di tutta la
vita sulla terra. Inoltre, per noi cristiani l'acqua ha un enorme valore
simbolico e sacramentale.

È stato lo stesso Papa Benedetto XVI ad affermare nella sua enciclica
sociale Caritas in Veritate n. 27 che l'acqua è un diritto universale di
tutti gli esseri umani. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa n.
485 afferma inoltre: "L'acqua, per la sua stessa natura, non può essere
trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale
e solidale".

Il segretario della CEI, Mons. Mariano Crociata, ha affermato durante il
convegno ad Assisi su "Sorella Acqua", in aprile 2011, che: "In questo
scenario conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che
vedono poche multinazionali trasformare l'acqua in affare, a detrimento
dell'accesso alle fonti e quindi dell'approvvigionamento, con conseguente
perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato
dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa
risorsa, bene strategico - l'oro blu! - attorno al quale si gioca una delle
partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune, che sappia
orientare le scelte e le politiche per l'acqua, concepita e riconosciuta
come diritto umano, come bene dalla destinazione universale (...) A dire
quanto queste problematiche tocchino la sensibilità comune, la Corte
Costituzionale ha ammesso a referendum due quesiti, sui quali il popolo
italiano sarà chiamato ad esprimersi nel prossimo mese di giugno".

Come cristiani non possiamo accettare la legge Ronchi, votata dal nostro
Parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009, che dichiara l'acqua come
bene di rilevanza economica. Il referendum del 12 e 13 giugno sarà molto
importante per bloccare questo processo di privatizzazione dell'acqua e per
salvare l'acqua come un grande dono per l'umanità

Scendiamo in piazza! Così come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania)
contro il regime che opprime il popolo.

Invitiamo, quindi, i sacerdoti, le missionarie e i missionari, i consacrati
e le consacrate a trovarci in Piazza San Pietro, a Roma, giovedì 9 giugno
alle ore 12:00, per fare un grande digiuno. Venite con i vostri simboli
sacerdotali e religiosi, ma anche con i vostri manifesti pastorali, per
poter innalzare a tutto il popolo italiano il nostro clamore: Salviamo
l'acqua!

p. Adriano Sella e p. Alex Zanotelli


Per chi vuole dare la propria adesione: adrianosella@virgilio.it
Per informazioni: 346 2198404



..........

Massacri su massacri in nome della democrazia

Riferiscono i mezzi d'informazione di nuovi massacri compiuti dalla Nato in Afghanistan e in Libia.

Ma in Italia pressoche' nessuno se ne addolora, pressoche' nessuno s'indigna, pressoche' nessuno protesta, pressoche' nessuno prova orrore dei crimini contro l'umanita' che anche il nostro paese sta commettendo. Crimini contro l'umanita', terrorismo dei potenti, disvelamento della totalitaria ferocia del potere imperialista nell'epoca del pieno suo dispiegarsi.

L'unica iniziativa di opposizione - con i suoi evidenti limiti ma con la sua meritoria limpidezza e costanza - pare essere il digiuno collettivo a staffetta promosso dal Movimento Nonviolento; oltre a questo qualche sporadico incontro, qualche minima manifestazione qua e la': iniziative che si contano sulle dita di una mano.

E le stragi continuano. Continuano. Continuano.

Non siamo riusciti a promuovere le azioni dirette nonviolente che sarebbero necessarie: andando con la forza della nonviolenza a impedire il decollo dei bombardieri.

Ne' siamo riusciti a persuadere alla scelta concreta e coerente della nonviolenza, alla forza della verita', una massa critica sufficiente a far divenire l'opposizione alla guerra e alle uccisioni oggetto della riflessione - se non dell'azione - dei cosiddetti movimenti della societa' civile che pur tanto si agitano su mille altre cose, alcune certo giuste e importanti, ma non cosi' importanti come fermare i massacri attualmente in corso di innumerevoli esseri umani.

Ne provo una pena profonda, un'angoscia immedicabile, uno scandalo abissale.

E le stragi continuano. Continuano. Continuano.

Ma questi sentimenti di pena, di angoscia, di scandalo, lungi dal gettarmi nella disperazione vieppiu' mi persuadono della necessita' di non cedere alla rassegnazione, della necessita' di continuare almeno a dirla la nostra opposizione alla guerra e alle stragi, della necessita' di continuare a incontrare persone e proporre ad esse di rendere visibile l'esistenza di una parte del popolo italiano che e' decisa a contrastare le stragi, che e' decisa a contrastare la guerra, che e' decisa a contrastare il fascismo. Con gli strumenti nonviolenti a disposizione, col digiuno, con l'esposizione delle bandiere della pace e della nonviolenza alle finestre e ai balconi, con l'aiuto alle vittime del razzismo qui in Italia, con la denuncia del governo assassino e il contrasto morale e civile al suo operare eslege e barbarico, con la richiesta alle istituzioni di tornare al rispetto della legalita' costituzionale, e con la parola che illumina ed esorta, con l'esempio resistente e soccorrevole. Per poco che si riesca a fare, quel poco e' gia' benedetto.

Ma quel poco che e' agevole fare non divenga alibi per non fare il di piu' che invece occorrerebbe. Continui a ferirti la spina nella carne di quella pena, quell'angoscia, quello scandalo.

Se non altro dillo, scrivilo ogni giorno, che la guerra e' nemica dell'umanita' e che ogni essere umano ragionevole alla guerra deve opporsi. Dillo, scrivilo ogni giorno. E ti sproni e non ti paralizzi il ritornello di Laverdure: "Tu causes, tu causes, c'est tout ce que tu sais faire".

E le stragi continuano. Continuano. Continuano.

Peppe Sini, La Nonviolenza è in Cammino

venerdì 22 aprile 2011

Mao Valpiana: "Continua il digiuno a staffetta per la pace e contro il nucleare" - Messaggio del Centro Pace Bolzano per l'accoglienza ai migranti



Sono 120 le amiche e gli amici della nonviolenza che hanno finora
aderito al digiuno promosso dal Movimento Nonviolento "per opporsi alla
guerra e al nucleare".

Questa iniziativa nonviolenta prosegue dal 27 marzo scorso, e nuovi
aderenti hanno già annunciato la loro partecipazione almeno fino a
sabato 30 aprile. Ma altri ancora si stanno aggiungendo, e si proseguirà
oltre. Si digiuna in ogni parte d'Italia, da Bolzano a Catania, da
Torino a Venezia, da Verona a Bari.

La nonviolenza è contagiosa; abbiamo iniziato con un digiuno di 48 ore,
che sta proseguendo da 27 giorni.

Chi desidera aderire al digiuno lo può comunicare a:
azionenonviolenta@sis.it

(indicare nome, cognome, città, giorno o giorni di digiuno)


Mao Valpiana

Con il testo che segue, il Centro Pace di Bolzano, che ha ricevuto
l'adesione di Pax Christi e del Movimento Nonviolento, ha lanciato un
appello alla solidarietà. Circoli silenziosi di riflessione in tutta
Italia. Digiuno e silenzio, anche da internet, per i morti nel Mediterraneo.

IL VENERDI' SANTO DEI MIGRANTI

Fra pochi giorni festeggeremo la pasqua di resurrezione del Signore. Una
pasqua che passa inevitabilmente per il Venerdì santo. Il giusto viene
condannato a morte con i sigilli del potere e con il clamore manipolato
del popolo. E' la stessa morte dei migranti, divorati dal Mediterraneo
inospitale, rifiutati con i sigilli del potere, respinti dalle leggi,
inascoltati dal clamore di un popolo allarmato da una propaganda
martellante di morte, di paura, di insicurezza, di paranoie identitarie,
di pregiudizi e di vittimismo.
Fare digiuno il venerdì santo significa entrare in un rapporto di
empatia con i poveri dimenticati, con il dramma di quei barconi
affondati nel mare, con la sofferenza e la disperazione dei familiari
che sono sopravvissuti perdendo figli, mogli, mariti, amici.
Fare silenzio significa uscire dal caos delle parole e commemorare la
morte del prossimo. E' una nonviolenza dei segni.
Stiamo vivendo un momento buio della storia. Non solo sul piano
politico, istituzionale, civile. Stiamo brancolando nel buio dell'etica,
nel crepuscolo dei valori che danno un senso al vivere umano, alla
solidarietà fra i popoli. Hanno ragione i sociologi del disincanto
quando dicono che oramai siamo immersi nell'epoca delle passioni tristi,
nella modernità liquida. Dopo aver annunciato la morte di Dio con il
folle uomo nietzschano alla fine dell'Ottocento – ha chiarito in maniera
limpida lo psicanalista Luigi Zoja in un recente incontro a Bolzano -
ora abbiamo decretato la fine della seconda relazione costitutiva
dell'essere umano, quella che ha come soggetto il prossimo.
La morte del prossimo coincide con la morte dell'etica, con la fine di
ogni valore davvero umano, con lo sprofondamento nell'individualismo che
assume i connotati del razzismo e della xenofobia.
Il prossimo non c'è più.
Non solo non si ascolta il suo lamento lasciandolo sulla strada morente,
o lasciandolo affogare nel mare dei disperati,. ma non ne percepiamo
nemmeno più la presenza scandalosa.
Il prossimo è respinto, rifiutato, negato.
Cosa sappiamo delle moltitudini di uomini, donne, bambini che cercano
disperatamente di raggiungere le nostre coste per aspirare ad una vita
migliore? Chi si preoccupa di ascoltare i loro racconti? Chi attesta se
queste persone sono in effettivo pericolo di vita e chiedono un aiuto
per poter sopravvivere alla guerra, alla discriminazione, al pericolo,
alla fame, all'ingiustizia? Chi sono i migranti che ogni giorno
rischiano la vita prendendo la via del mare nella speranza di essere
accolti nell'Europa Casa Comune, in quel vecchio continente che si vanta
di essere la culla della democrazia?
Il Mediterraneo, il Mare Nostrum è diventato Mare Monstrum.
Ogni giorno divora, nelle sue viscere, i disperati che azzardano la
sfida del tempo e della precarietà. Il cimitero del prossimo è lì, nei
fondali di un mare dove sono sepolti gli anonimi respinti dal governo, i
poveri Cristi su cui ogni giorno si depositano le lingue di fuoco
dell'intolleranza e del razzismo. Sono i dannati della terra che oltre
tutti gli oltraggi sono costretti a subire le più indicibili violenze
verbali e le più ributtanti chiusure politiche. Ci sono braccia che si
allungano, ci sono uomini che si lanciano nell'aiuto. Ma sono i
volenterosi che presidiano le coste. Altri vorrebbero dispiegare la
marina, chiudere il varco con gli eserciti e addirittura ipotizzare di
sparare al prossimo, annientandolo anche fisicamente.
Un cinismo non solo italiano. Il prossimo è morto. Nessuno lo riconosce.
Perfino le più avanzate democrazie europee, che nei decenni passati
hanno avuto pressioni migratorie molto più cospicue delle nostre, oggi
dicono: “Non c'è posto, non venite, non azzardatevi”.
Il prossimo e Dio, uniti nella morte e nella denigrazione.
Fra pochi giorni festeggeremo la pasqua di resurrezione del Signore. Una
pasqua che passa inevitabilmente per il Venerdì santo. Il giusto viene
condannato a morte con i sigilli del potere e con il clamore manipolato
del popolo.
E' la stessa morte dei migranti, divorati dal Mediterraneo inospitale,
rifiutati con i sigilli del potere, respinti dalle leggi, inascoltati
dal clamore di un popolo allarmato da una propaganda martellante di
morte, di paura, di insicurezza, di paranoie identitarie, di pregiudizi
e di vittimismo.
Non si può celebrare il venerdì santo senza i migranti. Non avrebbe
alcun significato.
Ricordiamo il monito di Bonhoeffer durante il nazismo: “Come possiamo
cantare in gregoriano nelle nostre chiese mentre si ammazzano col gas
gli ebrei?
E noi, possiamo cantare nelle nostre chiese la pasqua di resurrezione
senza pensare agli anonimi che ogni giorno muoiono nel mare, con il
sogno, ancora vigile, di un riscatto possibile? Possiamo celebrare la
messa pasquale senza pensare ai bambini stramazzati dal freddo, dalla
fame, dal naufragio? Senza pensare alle donne annegate e trascinate
dall'acqua?
Venerdì santo si ricorda la morte del giusto.
Noi ricorderemo le morti anonime trafitte dall'intolleranza e dal
rifiuto. Credenti e non credenti che hanno a cuore i valori profondi
dell'umanità possono ritrovarsi davanti al comandamento di Dio: “Ama il
prossimo tuo come te stesso”. Non come un altro distaccato da te, ma
come il tuo te prolungato, come la parte di te.
Fare digiuno il venerdì santo significa entrare in un rapporto di
empatia con i poveri dimenticati, con il dramma di quei barconi
affondati nel mare, con la sofferenza e la disperazione dei familiari
che sono sopravvissuti perdendo figli, mogli, mariti, amici.
Fare silenzio significa uscire dal caos delle parole e commemorare la
morte del prossimo
E' una nonviolenza dei segni.
Venerdì santo sarà una giornata dedicata ai migranti morti nel
Mediterraneo. Il venerdì santo dei migranti. Ognuno di noi si impegnerà
a fare digiuno (anche di internet) e a fare silenzio immergendoci con la
mente e con il cuore nei fondali del mare, portando un segno di amicizia
nel cimitero dei dannati. Possiamo darci la mano nelle varie realtà
d'Italia, scendere per strada in circoli per fare silenzio e commemorare
la morte dei prossimi divenuti tremendamente lontani, anzi, divenuti
invisibili e impercettibili.
Venerdì santo sia allora un venerdì dedicato ai migranti, alle loro
sofferenze, alle morti e ai sogni di speranza.