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martedì 4 settembre 2012

Calcata, sette settembre 2012: "Incontro con Paolo D'Arpini, senza programma"



Paolo D'Arpini a Calcata


7 settembre 2012 - Uffah, uffah.. ed uffah mi tocca proprio passare una notte a Calcata

La vacanza treiana volge al termine... Ieri sono stato alla Proloco di Treia per informarmi sui pulmann da e per Ancona (Via Macerata) in modo da essere pronto per il mio eventuale ritorno in solitario... quando dovrò essere qui nuovamente ad ottobre.

Il sette settembre Caterina ed io ci mettiamo in viaggio verso Calcata. Figli e nipoti mi aspettano.. Non posso tradire la loro aspettativa, in fondo un pezzo di me è rimasto lì, nella valle del Treja.. E di me si ricorda anche il comune di Calcata che continua a mandarmi bollette arretrate e nuove (per questo o per quello, malgrado io non sia più lì residente). Dei vecchi abitanti invece non ho avuto più notizie (nemo profeta in patria).. intrattenendo contatti solo con chi venendo da lontano mi conobbe visitandomi nella vecchia sede del Circolo Vegetariano, in quel locale che meriterebbe ancora di essere vissuto...

Chissà, forse mio figlio Felix e sua moglie Sofia riusciranno a vivificare nuovamente quel luogo.

Calcata per me croce e delizia... Giorni addietro parlandone con Antonio D'Andrea che mi suggeriva di fare una grande rimpatriata a Calcata, per festeggiare il ventennale della nostra amicizia, lì nata, risposi immediatamente che Calcata non era il luogo adatto ad un revival qualsivoglia...revival significa rivivere ma Calcata (per me) ormai è solo uno scenario, un teatrino colorato per la domenica degli arrembaggisti metropolitani...

Anche ieri l'altro, essendo con Caterina a Cingoli nella yurta, dopo i canti, Upahara mi chiedeva se mai saremmo riandati a Calcata e mi ricordava tutte le belle esperienze vissute lì, cantando e meditando su madre Kali, nel Tempio della Spiritualità della Natura. "Non hai nostalgia di Calcata" Mi chiedeva? Ed io: "Sono stato in trincea a compiere il mio dovere per trentatre anni, e sono sopravvissuto... Non sono finito in croce. Ora per fortuna la guerra è finita... Ho dato l'addio alle armi ed a Calcata. The war is over!"

Vorrei però dedicare un po’ del mio tempo raccontandovi quel che so e quel che ho intuito su Calcata (come luogo e come genius loci). Vorrei dire da subito che un luogo come Calcata, pur ammettendo la sua peculiarità, ha un significato ed un valore esclusivamente col tipo di “presenza” che lì si manifesta. Se siete avvezzi a trattare temi esoterici capirete subito che -ad esempio- Gerusalemme ha un valore non per l’architettura o per il panorama ma per la storia e la presenza psichica che lì si è manifestata, anche ammettendo che l’architetttura ed il panorama abbiano contribuito ad attrarre particolari psichismi.

Questo è il caso anche di Calcata, infossata in una valle circolare percorsa dal fiume Treja, una sorta di immagine induista del sacro Shivalingam (unione fra il maschile ed il femminile) ed è così che spontaneamente sorse la leggenda del prepuzio, trovato da una vergine, e custodito poi in una chiesa di questo paesino per secoli praticamente sconosciuto e completamente isolato (vera immagine del femminino segreto).

Inoltre l’attrazione che ha caratterizzato Calcata verso un certo di tipo di persone, benevole e malevole, Yin e Yang, è un altro aspetto importante del luogo.. Ma ora, l’eccesso dello Yin nel cucuzzolo (sotto forma di sfruttamento turistico e di riflesso energetico passivo) ha allontanato lo yang nello spazio selvaggio della valle. Quindi quel che era yin è divenuto yang e quel che era yang si è tramutato in yin.

La simbologia è la stessa degli eventi che hanno caratterizzato la storia simbolica di Sodoma e Gomorra..

Insomma non c’era più posto per me a Calcata e quindi sono stato semplicemente “estromesso” dall’energia del luogo.. Ho lasciato però lì una presenza, mio figlio con sua moglie ed i miei nipotini, in essi riposa il seme di una nuova trasformazione..


Eppure il 7 settembre 2012, dovrò ancora una volta trascorrere una notte a Calcata, nella mia vecchia casarsa sulla fogna comunale. Il dovere mi chiama, sono stato richiamto per un giorno alle armi...

Figli e nipoti mio attendono.. e forse pure qualche amico, chissà...
Per incontraci, senza programma, chiamate la mia adorata Shakti, Caterina, al 3336023090.


Paolo D'Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT.


Capanna nel Tempio della Spiritualità della Natura a Calcata

mercoledì 21 marzo 2012

Fine imminente del Kali Yuga e fine del patriarcato

Sorgente della vita di Carlo Monopoli


Riflessioni sul disfacimento morale e sociale nel rapporto maschile-femminile in vista dell’esaurimento del Kali Yuga.

Dobbiamo partire da una notizia di cronaca in cui si indicano i paesi che si affacciano sull’oceano indiano (Pakistan, India, Somalia, ecc.) come i luoghi in cui maggiormente la donna soffre di persecuzione e violenza. Ciò fa pensare e riflettere sull’inversione di tendenza nel rapporto maschile-femminile che proprio in questa area vide la nascita della parità dei generi e del rispetto verso il femmineo.

Infatti, verosimilmente, sia sulle coste dell’Africa che nell’India pre-ariana, il matrismo originario sorse e prosperò.

Ma oggi osserviamo che il cambiamento nelle relazioni fra il maschile ed il femminile può essere considerato un termometro per misurare il decorso della malattia nella specie umana. Tale malattia prese origine con l’avvento dell’era oscura, definita in India Kali Yuga, che si fa risalire a circa 5000 anni fa. L’inizio di qust’era, che corrisponde al termine della guerra descritta nel Mahabarata, diede avvio ad un lento processo di degrado che portò la società egualitaria e sacrale, fino allora vigente in quasi tutto il mondo conosciuto, a deteriorarsi sotto l’influsso sempre più pressante del patriarcato e dell’avvalorazione del senso del possesso.

In Europa quello stesso periodo, definito tardo neolitico, descritto con dovizia di particolari dalla studiosa ed archeologa Marija Gimbutas si concluse con l’affermarsi del potere maschile esercitato con la violenza e con la perdita della libertà femminile (tramite l’acquisto della donna a scopo riproduttivo, guerre di razzia, perpetuazione della patrilinearità, etc.). Contemporaneamente abbiamo notizia di simili eventi accaduti anche nell’antica civiltà cinese, ove prese il sopravvento il modello prevaricatorio e controllativo del mondo femminile. Tale momento viene anche evocato nel Libro dei Mutamenti relativamente alla descrizione dell’esagramma “Il farsi Incontro” in cui si immagina il femminile che spontaneamente va incontro al maschile e di conseguenza ne riceve un giudizio negativo. Allo stesso tempo, nella lettura dei commenti, si evince che questo “farsi incontro” rappresentava il modo di funzionamento antecedente nella società. Tale mutazione nello stile dei rapporti intergenerici (uomo-donna) è stato considerato l’inizio dell’era dei conflitti (traduzione corretta del significato di Kali Yuga) e chiude la precedente era dell’incertezza (Dvapara Yuga).

Ora dobbiamo esaminare come gli antichi saggi accuratamente descrissero le caratteristiche dell’era corrente evocando una serie di avvenimenti e tendenze che sono facilmente riconoscibili in questo momento storico. Senza voler evocare calendari Maya o altre descrizioni apocalittiche più o meno credibili, riportiamo, in ogni caso, alcune affermazioni storiche certificate, vecchie di migliaia di anni.

“Trovandosi immersi nell’ignoranza, sicuri di sé, ritenendosi saggi, gli sciocchi si aggirano urtandosi a vicenda, come ciechi guidati da un cieco” (Mundaka Upanishad)

“Ora difatti è proprio l’età del ferro, né mai gli uomini cesseranno di soffrire il giorno, per le fatiche e le miserie, e la notte di struggersi per le gravi angosce che gli dei gli daranno. Né allora il padre sarà simile ai figli, né i figli al padre, né l’ospite sarà caro all’ospite, l’amico all’amico, il fratell al fratello come nel tempo passato. Essi avranno in dispregio i genitori, appena cominceranno ad invecchiare, li insulteranno con parole villane; né essi, ai genitori invecchiati, daranno il necessario per vivere, usando il diritto del più forte; infine saccheggeranno a vicenda le città. E allora non vi sarà più gratitudine per l’uomo giusto, ma piuttosto si terrà in onore l’uomo artefice di mali, la giustizia sarà nelle sue mani; il pudore non esisterà più. Il malvagio recherà danno all’uomo dabbene, agli uomini miseri sarà compagna la gelosia, amante del male dall’odioso aspetto… e non ci sarà più scampo dal male” (Esiodo, Opere e giorni).

Nel Linga Purana, antico testo Shivaita, vengono descritti gli uomini del Kali Yuga come tormentati dall’invidia, irritabili, settari, indifferenti alle conseguenze dei loro atti. Sono minacciati da malattie, da fame, da paura e da terribili calamità naturali. I loro desideri sono mal orientati, la loro scienza è usata per fini malefici. Sono disonesti.
In questo tempo sono in declino i nobili e gli agricoltori mentre la classe servile pretende di governare e di condividere con i letterati il sapere, i pasti, le sedie e i letti. I capi di stato sono per lo più di infima origine. Sono dittatori e tiranni.

“Si uccidono i feti e gli eroi. Gli operai vogliono avere ruoli intellettuali. I ladri diventano Re, le donne virtuose sono rare. La promiscuità si diffonde. La terra non produce quasi nulla in certi posti e molto in altri. I potenti si appropriano dei beni pubblici e cessano di proteggere il popolo. Sapienti di bassa lega sono onorati e partecipano a persone indegne i pericolosi segreti delle scienze. I maestri si degradano vendendo il sapere. Molti trovano rifugio nella vita errante.

“Verso la fine dello yuga gli animali diventano violenti (perché sfruttati n.d.r.).
Gli uomini dabbene si ritirano dalla vita pubblica. Anche i sacramenti e la religione sono in vendita. I mercanti disonesti. Sempre più numerose le persone che mendicano o cercano lavoro. Quasi tutti usano un linguaggio volgare e che non tiene fede alla parola data. Individui preminenti senza moralità predicano agli altri la virtù. Regna la censura… Nelle città si formano associazioni criminali. L’acqua potabile mancherà, così pure la frutta. Gli uomini perdereanno il senso dei valori. Avranno mali al ventre, ed i capelli in disordine. Verso la fine dello yuga l’aspettativa di vita non andrà oltre l’adolescenza,. I ladri deruberanno i ladri. Molti diverranno letargici e intorpiditi, le malattie saranno contagiose. Topi, serpenti e insetti tormenteranno gli uomini. Uomini affamati e impauriti si troveranno nei pressi del fiume Kausichi.
Alla fine di questa era un po’ ovunque nel mondo si diffonderanno i praticanti di riti sviati. Persone non qualificate si spacceranno da esperti. Gli uomini si uccideranno l’un l’altro e uccideranno i bambini, le donne e gli animali. I saggi saranno condannati a morte”.

Tuttavia, ancora secondo il Linga Purana, alcuni uomini potranno raggiungere in breve tempo la perfezione. In un certo senso il Kali Yuga è un periodo privilegiato. I primissimi uomini delle ere antecedenti, ancora prossimi al divino, erano saggi in una società di saggi. Ma gli ultimi uomini, questi del Kali-yuga, avvicinandosi all’annientamento, si avvicinano anche al principio in cui tutto ritorna alla sua fine. In mezzo alla decadenza morale, alle ingiustizie, alle guerre, ai conflitti sociali e alla persecuzione del femmineo, che caratterizzano la fine di questo yuga, il contatto con il divino, per via discendente, diviene più immediato.

In una società dove tutto è già perfetto, gli atti vengono compiuti automaticamente nel bene, mentre in una società degradata occorre discriminazione e coraggio.
Troviamo descrizioni di una tale fine di un’epoca persino in testi apocalittici giudeo-cristiani, compreso quello di S. Giovanni, che evidentemente si ispirano alle stesse fonti antiche sopra menzionate.

In uno Shiva Purana, nel Rudra Samhita, di molto precedente l’epoca cristiana, viene detto: “La fine del mondo attuale sarà provocata da un fuoco sottomarino, nato da un’esplosione simile a quella di un vulcano, che consumerà l’acqua che i fiumi hanno riversato nell’oceano. L’acqua traboccherà dall’oceano e inonderà la terra. Il mondo intero sarà sommerso”.

Abbiamo visto che, tra i fenomeni caratteristici del Kali Yuga troviamo la comparsa di false religioni antropocentriche che allontanano l’uomo dal suo ruolo sulla Terra e servono di pretesto alle sue predazioni, ai suoi genocidi, e lo portano infine al suicidio collettivo. Le religioni della città prendono il sopravvento sulla religione della Natura, questo è l’inizio della decadenza, che corrisponde all’affermarsi delle religioni monoteiste. Si trattava di creare delle fedi illusorie che pervertissero la vera religione della Natura. Ad esempio la creazione di queste nuove religioni (o ideologie) è avvenuta in India nella forma del giainismo e del buddismo, in Cina in forma di confucianesimo e in occidente come cristianesimo e nel medio oriente come islamismo.

Queste religioni, quali che siano stati il carattere e le intenzioni dei fondatori originari, sono diventate essenzialmente religioni “di stato”, a carattere moralistico. Hanno dato modo a un potere patriarcale centralizzato di imporre un elemento di unificazione e controllo su popolazioni diverse. Ovunque, queste religioni, pur parlando di amore, uguaglianza, carità, giustizia, sono invero pretesto e strumento per conquiste culturali e materiali. Il massacro delle popolazioni avvenuto in varie parti del mondo in mome delle religione, è un dato storico innegabile.

La posizione della donna in tutte queste religioni è secondaria e perciò giustifica l’oppressione di genere. Se e quando il femmineo sacro e la spiritualità della Natura riusciranno a trovare un autonomo e sincero modo espressivo nella nostra società, l’era oscura, e dei conflitti, potrà considerarsi conclusa.

Paolo D’Arpini

Commento di Caterina Regazzi:
In un’epoca in cui tutti si sciacquano la bocca parlando di Amore, semplicità, ritorno alla Natura, le donne devono solo continuare ad essere e a fare quello che, silenziosamente, sono state ed hanno fatto in tutti questi secoli oscuri: esseri dedite a dare la vita, a custodirla, a coltivarla e a farla crescere; dare amore, affetto e amicizia incondizionati.
Basterebbe che gli uomini prendessero esempio da noi donne rivalutando pienamente il periodo del matriarcato: niente guerre e distruzione, solo cura di sé, degli altri esseri viventi, umani e non, in una parola, della Vita.
Le donne, però, non devono farsi imbrogliare dal mito del potere e dell’autonomia personale, smettendo di copiare il maschio nel suo stile competitivo, nella ricerca dell’affermazione di sé.

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Bibliografia:

Mahābhārata – Sri Veda Vyasa
I Ching – Libro dei Mutamenti (AA.VV.)
Shiva e Dioniso, di Alain Danielou
Il Linguaggio della Dea – Marija Gimbutas
Opere e giorni – Esiodo
Shiva Purana, Rudra Samhita, Linga Purana – Antichi testi Shivaiti
Mundaka Upanishad – Vedanta

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Articolo collegato:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/03/20/si-avvicina-la-fine-del-kali-yuga-il-cambiamento-epocale-e-previsto-per-il-2-030-da-quella-data-ricomincia-leta-delloro-e-della-verita-satya-yuga/


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Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori, che si tiene a Treia (Macerata) dal 5 al 13 maggio 2012, presso il Circolo Vegetariano VV.TT. - Programma: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/01/e-iniziata-nel-1984-ed-ancora-continua.html

lunedì 2 maggio 2011

Rapporto uomo/animali ed alimentazione umana - Relazione di Caterina Regazzi per l'apertura della Festa dei Precursori - Treia 7 maggio 2011



Il mio intervento si basa sulla mia esperienza di lavoro nel servizio veterinario di una usl del nord Italia e dalle conoscenze, seppur limitate, che questa esperienza mi ha dato sulla produzione degli alimenti di origine animale.
Per i vegetariani o vegani presenti: non me ne vogliano per quello di cui sto per parlare. Viviamo in questa realtà è bene conoscerla e lavorare per migliorare la situazione. Personalmente mi considero una non vegetariana che mangia pochissima carne, ma non penso e non ho mai pensato come invece ritiene Paolo che l'uomo sia un frugivoro. Se l'uomo, sin dai tempi più antichi ha consumato carne, prima degli animali cacciati, poi di quelli allevati, evidentemente, per me, è nella sua natura. Che i consumi di carne e di prodotti di origine animale abbiano avuto un'impennata in tempi recenti senza motivazioni nutrizionali, ma socio-economiche, è pure evidente. Ora si tratta secondo me, di ritrovare un equilibrio.

Il mio lavoro consiste nell'effettuare controlli sulla produzione degli alimenti di origine animale (la cosiddetta sicurezza alimentare) a partire dalla stalla, compreso il controllo del benessere degli animali allevati.

Premetto che personalmente mi sento molto poco un precursore. In questo mondo in cui vivo, in cui viviamo, si sono fatti tanti progressi da tanti punti di vista, ma secondo altri aspetti mi pare che siamo andati molto al di fuori delle possibilità di vivere in armonia con la natura e con gli altri esseri viventi, umani compresi. Essere un precursore, in questo ambito, secondo me, vuol dire avere la consapevolezza di quello che c'è dietro all'alimentazione a base di alimenti di origine animale e quindi ridurne il loro consumo. E' quello che cerco di fare, avendone la consapevolezza giorno per giorno.
Non vivendo a Treia conosco poco la situazione della zootecnia nelle Marche mentre conosco abbastanza bene quella dell'Emilia Romagna. Ma in un'epoca come la nostra dobbiamo considerare tutto come interconnesso. Animali che nascono in Francia, vengono allevati e macellati in Italia e una parte del ricavato viene riesportato, ad esempio, fino in Africa.

Intanto l'alimentazione umana in Emilia Romagna è molto basata su alimenti di origine animale, anche per motivi di tradizione, infatti saprete che prodotti come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma sono tra i prodotti più conosciuti di questa regione, esportati in tutto il mondo.

Questa realtà così semplice, apparentemente, e cioè la produzione di due cibi comuni su molte delle nostre tavole, sottintende implicazioni etiche ed ecologiche veramente, secondo me, molto complesse.

Le ripercussioni ecologiche dell'allevamento intensivo e della produzione di alimenti di origine animale sono ormai evidenti. L'allevamento intensivo consuma risorse: materie prime per l'alimentazione animale come i cereali e soia, acqua, energia elettrica, e c'è una massiccia produzione di reflui. Il letame è una ricchezza, se viene prodotto in un'azienda con un terreno commisurato al numero di animali allevati. Il metano prodotto dagli allevamenti intensivi sembra responsabile di un'elevata percentuale dell'effetto serra. Inoltre negli stabilimenti destinati alla lavorazione degli alimenti di origine animale (macelli, salumifici, caseifici e altri) si svolgono attività altamente inquinanti, visto il massiccio uso di detergenti, disinfettanti, plastiche e produzione di rifiuti e necessitano per l'attività di grandi quantità di risorse energetiche e acqua.
Dietro all'allevamento di milioni di animali negli allevamenti intensivi ci sono dei risvolti che riguardano anche la morale sotto diversi aspetti: è giusto, quando ci sono milioni di persone che muoiono di fame, utilizzare la maggior parte dei cereali (mais e orzo prevalentemente) che vengono prodotti nel mondo, per l'alimentazione del bestiame? Per produrre 1 chilo di carne ci vogliono 9 chili di cereali. I terreni che sono utilizzati per la produzione di cereali sono terreni sottratti alla coltivazione di alimenti per l'uomo. Le monoculture di cereali a lungo andare impoveriscono i terreni rendendo necessario l'uso di massicce dosi di concimi di sintesi. La produzione di mangimi necessita movimenti mondiali di materie prime, con grosse speculazioni dietro. Immagino navi cariche di mais e di soia (OGM, perché ormai, quasi tutta la soia utilizzata è geneticamente modificata) solcare l'oceano. Penso anche al lavoro degli agricoltori che ci sta dietro e al lavoro da parte degli allevatori.

Quando l'allevamento non era intensivo, cioè quando l'allevamento era commisurato al terreno su cui insisteva, c'era un'armonia ed un reciproco arricchimento, tra l'agricoltura e l'allevamento. Gli animali davano i loro prodotti (latte, carne, uova, lana, setole, etc.) niente veniva sprecato ma uno dei prodotti più importanti era il letame, non esisteva azienda agricola senza animali, in ogni azienda agricola c'era una stalla, non esistevano i concimi chimici. Fino a qualche decina di anni fa il letame era l'unico concime in grado di restituire al campo il suo giusto nutrimento.

Gli animali lattiferi almeno in alcune regioni d'Italia, venivano lasciati pascolare liberamente, tutt'al più quando rientravano la sera in stalla veniva dato loro un piccolo premio in forma di farina, e anche pascolando, concimavano il terreno.
I suini e il pollame venivano allevati in maniera familiare con gli scarti di cucina e qualche pannocchia di granturco, così non si buttava via niente e non c'era la produzione di rifiuti che c'è oggi.

E' vero che abbiamo fatto progressi con la raccolta differenziata, ma l'"organico" è sempre un rifiuto e come tale deve essere trasportato, lavorato, immagazzinato, smaltito e non c'è un utilizzo diretto come avveniva una volta. A me sembra che si parli tanto di progresso. ma come dice un certo detto, il progresso a volte richiede di fare qualche passo indietro.

Gli allevamenti intensivi, che sono nati a partire dagli anni '60, per soddisfare la richiesta sempre maggiore da parte del mercato di prodotti di origine animale, ha comportato la necessità di utilizzare pratiche sempre più distanti da una naturalità di vita degli animali e così, gli animali devono vivere una vita sul cemento, trasportati su autotreni per lunghe distanze, in densità eccessive (ma regolari per legge), alimentati con prodotti sempre più concentrati, per permettere le performance produttive stimolate dalla selezione genetica.

Questo fatto ha conseguenze negative molto importanti sulla salute degli animali stessi. Una bovina lattifera allevata per la produzione di Parmigiano Reggiano ha una vita media di 3 parti in 5 anni di vita, dopo di che o per problemi ginecologici, podali, digestivi o mammari, deve essere scartata e sostituita. Una volta una bovina da latte, superava tranquillamente i 10 anni di età. Per contrastare o prevenire le forme morbose dovute all'eccessiva densità degli animali e l'eccessivo sfruttamento che abbassa le difese immunitarie si fa un uso sempre più massiccio di antibiotici.

Tutto questo è la norma senza considerare la possibilità dell'uso illecito di sostanze proibite. Per quella che è la mia esperienza personale, l'allevatore è normalmente un produttore corretto, ma è il sistema stesso che obbliga a fare uso di molecole di sintesi e a tenere gli animali in condizioni di scarso benessere. Il latte ed altri prodotti di origine animale costano alla produzione, circa come costavano 20 anni fa, mentre quasi tutto il resto, compresa la manodopera, costa molto di più.

Allora: ha un senso produrre tanto di più per guadagnare lo stesso? Più lavoro, più fatica, più consumo di risorse, più consumismo, più sprechi, più stress, più inquinamento........

Poi c'è l'altro aspetto morale della questione: quando mangiamo, teniamo in considerazione che gli animali non vengono allevati in condizioni naturali? La nostra alimentazione può essere basata sulla sofferenza di milioni di animali? E' vero che la percezione della sofferenza negli animali è ben lontana dalla nostra, non dobbiamo antropomorfizzare l'animale d'allevamento, ma se possiamo non parlare di vera e propria sofferenza, almeno dobbiamo considerare la vita dell'animale in un allevamento intensivo come lontana dalla natura.
In conclusione, pur non essendo vegetariana, auspico una riduzione del consumo di questi alimenti per un miglior benessere del nostro pianeta e per ristabilire un più corretto rapporto tra noi e gli animali. Bisogna ritornare ad un tipo di allevamento più in armonia con l'ambiente.

“Da aperta che era un tempo, l’umanità si è sempre più rinchiusa in sé stessa. Tale antropocentrismo non riesce più a vedere, al di fuori dell’uomo, altro che oggetti. La natura nel suo complesso ne risulta sminuita. Un tempo, in lei tutto era un segno, la natura stessa aveva un significato che ognuno nel suo intimo percepiva. Avendolo perso, l’uomo di oggi la distrugge e con ciò si condanna” (Claude Lévi-Strauss).


Caterina Regazzi

Referente per il rapporto Uomo/Animali
Rete Bioregionale Italiana

sabato 5 marzo 2011

Treia (Macerata) dal 7 al 15 maggio 2011 - Festa dei Precursori del Circolo vegetariano VV.TT.



Ecco la locandina per la prossima Festa dei Precursori (con il programma quasi definitivo) che si tiene a Treia dal 7 al 15 maggio 2011 - Facciamo ancora in tempo ad inserire il nome di chi intende partecipare:


Quest’anno i festeggiamenti iniziano dal 7 maggio e comprendono vari aspetti della conoscenza della natura e della vita, in particolare ci occuperemo di cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, spiritualità della natura, canti armonici e passeggiate erboristiche. L’antica città di Treia conservava la tradizione matristica, sotto forma di culto alla Dea Iside, che poi si trasformò in venerazione della Madonna Nera. La prerogativa dei questa fede è quella di mantenere la vicinanza fra l’uomo e la natura, nel riconoscimento che la natura stessa è la nostra casa e la matrice di ogni vita.

In particolare si terrà, C/O Mediateca Comunale, Via Lanzi 19, il 7 maggio 2011, una tavola rotonda sul tema: “Cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale e spiritualità ed arte della natura”, compresa la presentazione di libri in tema, e per l’occasione sono invitati esperti naturopati ed erboristici, chimici, psicologi, dietisti, rappresentanti dei consumatori e specialisti in agricoltura ecologica per un necessario dibattito e confronto sulle varie discipline e su come poter mantenere l’organismo e l’ambiente in buona salute. L’incontro sarà allietato anche da esibizioni poetiche e canore e da letture sulla tradizione contadina e dalla proiezione di diapositive.

Interventi Previsti:
Proiezioni in continuo di immagini sull’agricoltura contadina di Nazareno Crispiani
Benvenuto del Sindaco Luigi Santalucia e degli Amministratori Comunali
Saluto del Presidente Accademia Georgica, prof. Carlo Pongetti
Avv. Vittorio Marinelli, pres. European Consumers
Prof. Benito Castorina, docente Economia Agraria
Dr.ssa Milena Auretta Rosso, iridologa e naturopata
Signora Lucilla Pavoni, scrittrice
Dr. Giorgio Vitali, chimico farmaceutico
Avv. Gianfranco Paris, direttore di Mondo Sabino
Dr.ssa Caterina Regazzi, medico veterinario
Moderatore: Paolo D’Arpini, ricercatore spirituale laico.


Il secondo giorno, l’8 maggio 2011, con partenza alle h. 10 da Via Sacchette, 15/a (Vicino Porta Mentana o Montana), saremo invece sul campo per apprendere i rudimenti dell’erboristeria e del riconoscimento delle erbe spontanee commestibili, a cura di Sonia Baldoni.

Inoltre si potrà partecipare ad un semplice laboratorio per la preparazione di prodotti erboristici e fiori di Bach, soprattutto derivati dai petali di rosa e rosa canina che in questo momento dell’anno abbondano.


Nello stesso giorno potremo condividere il cibo bioregionale vegetariano da ognuno portato, per un assaggio conviviale. E’ previsto anche un momento di sharing delle esperienze da ognuno vissute, l’esecuzione di canti armonici ed una concentrazione collettiva. Nel pomeriggio si tiene inoltre una sessione di arte casalinga tenuta dal fondatore del Movimento Uomini Casalinghi, Antonio D'Andrea. Partecipa l'ass. Troglotribe con la presentazione di libri fantasiosi sul vegetarismo e veganismo. Inoltre l’8 maggio si inaugura una mostra d’arte, sul tema trattato, nella nuova sede del Circolo vegetariano VV.TT. di Treia (Via Sacchette, 15/a Vicino Porta Mentana o Montana).

La mostra resterà aperta sino al 15 maggio 2011.
Fra gli artisti che espongono si notano: Domenico Fratini, Renata Bevilacqua, Orietta Duca, Daniela Spurio ed altri.

La manifestazione si svolge con la partecipazione ed il patrocinio del Comune di Treia e dell’Accademia Georgica.

Cordiali saluti a tutti, aspetto vostre nuove adesioni ... e siete pregati di divulgare la notizia in tutti i modi, grazie!

Paolo D’Arpini, presidente Circolo vegetariano VV.TT.
Via delle Sacchette, 15/a – 62010 Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293 – circolo.vegetariano@libero.it
www.circolovegetarianocalcata.it