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domenica 5 agosto 2012

Siria, il gioco delle tre carte.... Nuovo ordine mondiale, battaglia finale

Il castello del mago - dipinto di Franco Farina

Non c’è niente da fare, siamo in presenza di una “volontà di potenza” che mira ad edificare una specie di globalizzazione a tutti i livelli, per arrivare ad una Repubblica Universale con capitale a Gerusalemme. Non è solo un fatto nazionale, per esempio Usa e Israele, è un qualcosa che trascende questi aspetti.

Tre forze, probabilmente tra loro cointeressate e sodali puntano a questo:
1. le moderne massonerie mondialiste (cosmopolite). 2. l’Alta finanza altrettanto cosmopolita interessata all’annullamento e assoggettamento di qualsiasi entità nazionale o Stato indipendente. 3. Una parte dell’ebraismo che coltiva un sogno millennario di fare di Israele e della “razza eletta” i Re della terra.


Oggi siamo arrivati ad un bivio storico: o queste entità mondialiste, le cui alte dirigenze (occulte e trasversalmente presenti nel mondo, non stanno certo a pettinare le bambole) sfruttano il loro momento di supremazia planetaria e riescono, in qualche modo, ad andare avanti in questi piani, che in questo momento prevedono di completare l’opera (dopo la distruzione dell’Irak e della Libia) con la distruzione della Siria, delle forze libanesi presenti in Libano e avverse al sionismo, e quindi dell’Iran.

E’ certo, e del resto consequenziale, che: o viene oggi giocato il tutto e per per tutto, oppure sogni millenari di Governo Mondiale, rischiano di vanificarsi.
Il problema, l’ostacolo contingente, sono le interferenze geopolitiche e gli interessi della Russia e della Cina che ovviamente non possono acconsentire a questi progetti. In ogni caso, specialmente la Russia di Putin, sarebbe, in seguito la prossima vittima. In questo senso il mondialismo è attivo al massimo per corrompere e minare la Russia di Putin dall’interno, sfruttando i grandi “poteri” che in quel vasto paese hanno presenze e interessi divergenti. Se ci riescono, con le manovre sottobanco delle grandi massonerie mondialiste (del resto anche la Russia è ben inserita nei circuiti di commercio e finanziari mondiali e quindi è ricattabile) bene,altrimenti a mio modo questi criminali d’Occidente giocheranno anche la carta del rischio massimo, intervenendo militarmente in Siria e rischiando la reazione dei Russi, anche uno scambio di attacchi nucleari che in tal caso cercheranno di renderli brevi e decisivi.

Si faccia attenzione, a certe Forze, in particolare dell’Alta finanza, e a certe ideologie, non dispiacerebbe una drastica riduzione della popolazione mondiale a cui puntano da tempo. Si dirà, ma non rischiano anche loro, questi “superiori sconosciuti”, questi “signori della terra” l’olocausto nucleare?

Fino ad un certo punto, perchè questi criminali sanno bene come sarà lo scenario bellico, almeno nei limiti del prevedibile, ed hanno tutti i mezzi per porsi temporalmente al riparo. Parte del medioriente, della Russia, Italia comrpesa peiena di basi Nato, saranno letteralmente devastate, ma a “chi di dovere”, gli basterebbe un trasferimento nell’altro emisfero, per porsi al sicuro.

Comunque, quello che potrà accadere, a mio avviso a breve - medio termine, non è ipotizzabile con assoluta certezza, ma lo scenario che ci attende è quello che ho disegnato sopra.

A tutti noi, a tutti gli uomini dabbene, a tutti gli amanti della liberta e fautori di una civiltà che sia l’esatto opposto di questa bastarda civiltà parassita, edonista e democratica, non resta che opporsi con tutti i mezzi possibili e contro tutti coloro, che rincoglioniti dai mass media o per congenita demenza mentale, faranno il gioco dell’Occidente. Niente deve distrarci, non ci devono essere steccati ideologici che hanno oramai fatto il loro tempo: fascismo – antifascismo, comunismo anticomunismo e altro. Il nemico dell’uomo è uno solo: questo Occidente plutocratico e bastardo.

Abbattiamo e spazziamo via chiunque, con qualsivoglia scusa lo vada a difendere, sia se inalbera la bandiera rossa o il tricolore delle destre da sempre asservite agli Usa Israel.

Maurizio Barozzi

lunedì 23 luglio 2012

Notizie sulla Siria e dintorni - Terzi, la pantegana ghignante.. e la guerra che verrà

Disinfestazione totale...

Notizie varie e commenti sulla Siria e dintorni

Scrive Vincenzo Mannello: "Grugnisce il ministro degli Esteri, Terzi, contro Assad, la Siria e quanti osano "resistere" alla nuova aggressione che i paesi occidentali ed i loro lacchè arabi stanno portando contro un libero e sovrano Stato. Ripetendo il cliché già usato in Irak, Afghanistan e Libia si usa l'arma della più falsa propaganda e manipolazione dei fatti per arrivare allo scopo principale: la caduta di Assad. Magari dopo un bell'intervento "umanitario" della Nato. E così Terzi, in nome e per conto dei padroni americani, parla di "pulizia etnica", di armi chimiche, di inenarrabili massacri. Sul modello di quanto addebitato a Saddam Hussein, a Bin Laden ed al mullah Omar, a Gheddafi, l'Italia si propone per condurre questa nuova crociata . Esattamente come il precedente governo Berlusconi e la "volpe del deserto", Frattini. Certamente la Nato ha già tutto pronto per la aggressione. Come in Libia forze speciali vengono segnalate in azione a Damasco e dintorni. Che gli italiani in questa fase possano svolgere una qualsiasi azione operativa è escluso da tutti gli esperti. Troppo scadenti ed inaffidabili in tutto. Lo dimostrano la consegna all' India dei due marò e l' ultimo riscatto pagato ai "terroristi" per la liberazione della Urru. Operazioni condotte e gestite dal ministro Terzi. Appunto, il grugnito del ratto! Di fogna.... visto quel che rappresenta degnamente"

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Scrive Giuseppe Turrisi: "Putin non ha proprio la coscienza a posto, un suo schieramento militare sarebbe l'inizio della guerra, ma in sede ONU lo ha detto chiaramente (fonte tv russa) che in Siria non si accetterà l'intervento militare NATO ne tanto meno una risoluzione ONU (per veto contrario) e l'america ha fatto sapere (per la boccuccia di rosa della Clinton) che se non si interverrà come ONU si interverrà in altra maniera (USA direttamente e/o!!!!) La stessa Cina che ha comprato una serie di economie per l'africa ed il sud america (rompendo non poco le balle al FMI, ed ha in pancia molto debito Americano... non può fare la dura più di tanto.... certo è che in Siria si gioca la svolta del secolo..."

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Scrive Maurizio Barozzi: "L’amico Roberto si è divertito a fare qualche ricerca per controllare come certe notizie sono manipolate dalle agenzie di stampa. Ecco qui sotto un suo esempio.

Notizie di agenzia filo USA - Istanbul, 22 lug. (TMNews) - L'esercito turco ha rinforzato il suo dispositivo lungo la frontiera con la Siria, con l'invio di batterie di missili terra-aria e veicoli da trasporto truppe. Lo riferisce l'agenzia di stampa locale, precisando che la zona interessata da questi movimenti militari è quella di Mardin, nel sud-est del paese. Intanto in Siria continuano aspri combattimenti. I ribelli hanno annunciato l'inizio della "battaglia per la liberazione" di Aleppo, seconda città della Siria, dove un nuovo fronte è stato aperto venerdì per la protezione delle minoranze, tra cui quella cristiana e alawita. Mentre le truppe del regime siriano hanno preso d'assedio il distretto di Mazzeh, nei dintorni di Damasco: lo ha riferito l'Osservatorio siriano sui diritti umani, dando conto di almeno 19 vittime in tutto il paese. "Tre persone sono state uccise e altre 50 ferite nei pressi di Mazzeh", ha spiegato l'ong con sede a Londra. Decine di carri armati stanno stringendo d'assedio la popolazione, facendo feriti. I team medici non riescono a raggiungere la zona per la presenza di militari e forze di sicurezza", ha aggiunto l'Osservatorio. La Farnesina ha rinnovato oggi il suo inviato a tutti i cittadini italiani a lasciare la Siria a seguito del continuo deteriorarsi della situazione della sicurezza nel paese. In considerazione del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza in Siria, il ministero degli Esteri, a tutela dell'incolumità dei nostri connazionali, ribadisce l'invito a tutti coloro che fossero a qualunque titolo ancora presenti in loco a lasciare il Paese", si legge in una nota. Più di 19.000 persone sono morte in Siria dall'inizio della rivolta contro il regime di Bashar al Assad, nel marzo del 2011: lo ha riferito oggi l'Osservatorio siriano sui diritti umani. Su 19.106 persone uccise, secondo il bilancio dell'ong, la maggior parte è costituita da civili (13.296). Secondo Rami Abdel Rahmane, direttore dell'Osservatorio, sono morti inoltre 4.861 soldati e 949 ribelli. Orm/coa

Le "notizie" che precedono le ho tratte da Internet (portale: virgilio.it) nel momento in cui scrivo. Si noti che la fonte di tali notizie è una ong (osservatorio siriano sui diritti umani) con sede... a Londra! Mi sembra più che sufficiente per comprendere che siamo in presenza di una totale manipolazione della verità, come è già successo per l'Iraq e per la Libia - per citare soltanto i casi più recenti ed eclatanti - da parte delle bande assassine esportatrici di democrazia. (Roberto)

Comunque sia, applicando un minimo di “esperienza storica” ho il timore che alla lunga il legittimo governo siriano, non ce la farà a sostenere questa criminale “guerra” di aggressione. Attualmente il popolo è con Assad e percepisce bene di avere di fronte un branco di assassini prezzolati, altro che esercito di liberazione! Ma con il tempo, con i negozi che lavorono pochissimo, gli attentati criminali che spargono il terrore, il lavoro che tende a ristagnare, tutto a causa della pressione esterna degli Occidentali e di quella interna di questi banditi, il popolo finirà per rassegnarsi e defilarsi. Stessa cosa per qualche generale infido. E’ sempre la stessa storia: l’8 settembre insegna. Come disse Allende: contro la forza la ragion non vale.

Del resto la tattica dei “liberatori” alla lunga potrebbe essere efficace, in quanto, questi in insinuano in tutte le località meno controllate, uccidono e cacciano gli abitanti, e quindi poi, il governo siriano, per ripristinare l’autorità è costretto a far uso di artiglieria pesante.

Io mi auguro che i russi, capiscano il pericolo e decidano di intervenire direttamente o inviando sul posto milizie antiterrorismo oppure aprendo subito qualche fronte in qualche altra località che faccia saltare i progetti pianificati dei criminali occidentali.

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Siria in campana – Scrive Ubaldo Croce: “…capisco che qualcuno si aspetti che i russi e i cinesi possano intervenire direttamente in Siria etc.etc. Lo faranno (e già si sono preparati a farlo, i russi) appena gli anglo-amero-israeliani faranno la prima mossa azzardata (perché tale sarebbe se dovessero farlo). E’ assolutamente impensabile che i russi possano permettere un scempio in Siria ed Iran (lasciare mano libera agli USA/israel e loro servi assassini). In ogni caso, dopo le Olimpiadi di Londra bisogna aspettarsi di tutto. In campana!”

giovedì 12 luglio 2012

Siria - Esercitazioni per la difesa nazionale da possibili attacchi per aria, terra e mare



La Siria effettua esercitazioni militari che simulano un’invasione, in risposta alle minacce sempre più grandi da Washington e dai suoi alleati nella regione.
Questa grande esercitazione, che ha avuto inizio il 7 luglio 2012, si basa sullo scenario di una reazione all’aggressione straniera e coinvolge forze aeree e di terra e veri lanci di missili. Il ministro della difesa Dawood Rajiha ha detto che le forze navali dimostrano “un alto livello di addestramento al combattimento e capacità di difendere la costa siriana contro ogni possibile aggressione.”

La Turchia ha ripetutamente inviato aerei da guerra e truppe di terra vicino al confine, dopo che la Siria aveva abbattuto un aereo da ricognizione F-4 Phantom, il 22 giugno. Le incursioni oltre il confine dell’esercito libero siriano, basato in Turchia, sono sempre più frequenti, e ora sono frequenti le scaramucce lungo il confine libanese.

L’agenzia SANA ha detto che le truppe siriane hanno sventato dei tentativi di intrusione nel paese, attraverso il confine, da parte di uomini armati provenienti dalla Turchia e dal Libano, venerdì; una delle schermaglie ha causato la “morte o il ferimento di decine degli armati intrusi.” Nella provincia di Idlib, a un gruppo armato è stato impedito di entrare dalla Turchia, nei pressi di Harem, ha aggiunto SANA, causando la morte di diverse persone. Sabato, tiri di mortaio dalla Siria hanno colpito dei villaggi nel nord del Libano, le perdite erano ancora da determinare.

Il Nord del Libano è una base consolidata delle forze di opposizione al governo di Bashar al-Assad, e il paese si è rapidamente polarizzato in due campi, replicando le divisioni della Siria. Le milizie armate sunnite in Libano sono mantenute e rifornite da Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Turchia, e sono utilizzate sia contro Assad in Siria, che contro il governo del primo ministro Najib Mikati e l’alleato Hezbollah, quest’ultimo è un alleato dell’Iran e della Siria. L’ex primo ministro Hariri ha denunciato il governo Mikati per il suo silenzio sui morti del fine settimana, dicendo che è stato “nominato per facilitare tali crimini.”

Il capo del blocco parlamentare del Movimento del Futuro, Fouad Siniora, ha definito il governo “complice di chi commette crimini e omicidi [...] la via è aperta al governo di salvezza, prima che sia troppo tardi.”

Ai primi di luglio 2012 si è tento un incontro a Ginevra in cui è sttao concordato un piano di transizione per la Siria, evitando di chiedere le dimissioni di Assad quale presupposto per un governo di transizione. Mosca e Beijing sono contrarie a questa richiesta, sulla quale Washington insiste. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno fatto delle dichiarazioni che affermano che la Russia aveva accettato, in linea di principio, le dimissioni di Assad, ingaggiando un confronto diplomatico che è uscito allo scoperto a Parigi. Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha detto che alcuni paesi occidentali avevano chiesto a Mosca di concedere al presidente siriano Bashar Assad asilo diplomatico, la proposta è stata fatta per la prima volta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, durante i negoziati del 1° giugno, al presidente Vladimir Putin. “Da parte nostra, abbiamo pensato che fosse uno scherzo e abbiamo risposto con una battuta: e perché invece non dovreste essere voi, tedeschi, a prendervi il signor Assad“, ha detto Lavrov a una conferenza stampa con il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle. Era “un po’ sorpreso” quando l’idea è stata sollevata nuovamente, in occasione della riunione di Ginevra.

A Parigi, il ministro degli esteri Hillary Rodham Clinton ha esortato i partecipanti a “farla pagare” a Russia e Cina per aver aiutato Assad. “Vi chiedo di rivolgervi a Russia e Cina, e non solo ad incitare, ma ad esigere che si mettano da parte e comincino a sostenere le legittime aspirazioni del popolo siriano“, ha detto. “Io non so se Russia e Cina credono di pagare un prezzo qualsiasi, niente di niente, stando a fianco del regime di Assad. L’unico modo per farle cambiare, è che ogni nazione qui presente faccia sapere direttamente e con urgenza, che la Russia e la Cina dovranno pagarla.” Il primo ministro del Qatar, Sheikh Hamad bin Jassim al-Tani, ha chiesto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sia messo da parte. “Siamo pronti ad associarci a ogni sforzo di qualsiasi genere per liberare il popolo siriano dalla tragedia in cui è immerso“, ha detto.

Sabato, l’inviato speciale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha rilasciato un’intervista a Le Monde, in cui ha detto che gli sforzi per trovare una soluzione politica alla crescente violenza in Siria erano falliti. Clinton ha arraffato la sua osservazione per sottolineare i suoi attacchi.

In Giappone, ha detto che l’ammissione di Annan sul fallimento del suo piano di pace “dovrebbe aprire gli occhi di tutti.” “I giorni sono contati” per Assad, ha detto. “Quanto prima si riesce a porre fine alle violenze e ad iniziare un processo di transizione politica, quanto non solo meno persone moriranno, ma ci sarà la possibilità di salvare lo stato siriano da una tempesta catastrofica, che sarebbe molto pericolosa non solo per la Siria, ma per l’intera regione.” Sebbene tutte le fonti di informazione abbiano fatto di tutto per affermare che il termine “attacco catastrofico” si riferiva agli attacchi dell’opposizione, la minaccia di fondo è chiara.
L’intervista con Annan, infatti, esprime un certo grado di frustrazione e rabbia da parte sua contro la diretta ingerenza militare in Siria, già intrapresa da Stati Uniti e dai loro alleati Turchia e Stati del Golfo. Si lamentava che se la Russia e l’Iran sono presentati da alcuni come ostacoli alla pace, “non parleranno che quei paesi che inviano armi, soldi e hanno una presenza sul campo.” “Tutti questi paesi dicono di volere una soluzione pacifica, ma intraprendono azioni individuali e collettive che minano il senso stesso delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza“, ha detto. Ha definito ciò “concorrenza distruttiva.”

Il 3 luglio, una riunione del gruppo di opposizione siriana al Cairo, ha fatto capire il tipo di regime che le potenze occidentali stanno cercando per sostituire i baasisti Assad. Come per la Libia prima di essa, l’opposizione è vista come una forza democratica, ma in realtà è dominata da elementi islamisti, ex elementi del regime e agenti dei servizi segreti occidentali. Cairo è stata anche dominata dai tentativi di proiettare un’immagine di questo tipo, i rapporti ufficiali si concentravano sulle dichiarazioni politiche che giuravano che la Siria post-Assad avrebbe avuto un sistema di governo “repubblicano, democratico, civile, pluralista.”

Tuttavia, la conferenza che ha riunito 250 persone è stata una faccenda movimentata legata alle differenze profonde sul sostegno all’intervento militare imperialista, sulla natura non democratica del Consiglio Nazionale siriano, il più importante fronte filo-occidentale, sull’influenza dei Fratelli Musulmani e sul rifiuto di fare concessioni alla popolazione curda in Siria. Un leader tribale importante di Homs, Abdel-Ilah al-Mulham, ha insistito sul fatto che la Siria deve diventare uno stato islamista. “La rivoluzione proviene dalle moschee, poi, con tutto il mio rispetto per le minoranze, vogliamo uno stato civile ma dobbiamo anche ricordare che oltre l80 per cento della Siria è musulmana“, ha detto. Si è opposto alle leggi che garantiscono la parità tra uomini e donne, in quanto contrarie alla legge islamica.

Il CNS è stato contrastato nel suo ruolo di leader dell’opposizione nominato dagli imperialisti, in parte perché è composto da esuli che non hanno legami con la Siria, e in parte a causa delle sue implicazioni politiche. Il CNS è stato accusato dal Comitato di coordinamento nazionale siriano (CCNS) di essere un fronte della Fratellanza Musulmana, mentre il CNS ha denunciato il CCNS come troppo legato al regime, per essersi opposto all’intervento militare della maggioranza. Gli attivisti curdi hanno organizzato l’allontanamento dalla riunione, perché i curdi non sono stati riconosciuti come una minoranza distinta. Una rissa è esplosa e dei colpi sono stati scambiati. Mashouk Morshed, uno dei leader del Consiglio nazionale curdo siriano ha dichiarato: “Non torneremo alla conferenza e questa è la nostra ultima parola. Siamo un popolo perché abbiamo una lingua e un religione, e questo è ciò che definisce un popolo.”

Il Comitato Generale della Rivoluzione siriana, un gruppo eterogeneo di 44 “blocchi” rivoluzionari stabilitosi in Siria, ha abbandonato prima dell’inizio della riunione.

Chris Marsden WSWS

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Altra notizia:

L’Aeronautica militare della Siria ha svolto il 10 luglio 2012 esercitazioni su larga scala con la partecipazione di caccia, di aerei d’assalto e da bombardamento e di elicotteri. Lo ha comunicato l’agenzia siriana SANA.

Nel corso delle esercitazioni i caccia hanno messo a punto le varianti di azione per respingere un attacco massiccio dall’aria contro il territorio siriano, gli aerei d’аssalto e i bombardieri hanno distrutto bersagli terrestri dell’avversario convenzionale. Dopo di che i bersagli terrestri colpiti sono stati occupati da reparti speciali dell’esercito siriano.

Nel weekend scorso si sono tenute esercitazioni delle forze navali siriane.

mercoledì 13 giugno 2012

Siria martirizzata dai tagliagole di Al Qaeda - I massacri di Houla e Homs ad opera dei "ribelli" al soldo CIA/Mossad



I "ribelli" siriani responsabili dei massacri in Siria

Uno dei più importanti quotidiani tedeschi il Frankfurter AllgemeineZeitung pubblica un nuovo report cheattribuisce la strage di Houla ai ribelli sunniti anti Assad.

Nelle parole dell'inviato speciale delleNazioni Unite Kofi Annan, è stato il "punto critico" nel conflitto in Siria: un massacro selvaggio di oltre 90 persone, prevalentemente donne e bambini, per i quali il regime siriano di Bashar al-Assad è stato immediatamente accusato da praticamente la totalità dei media occidentali. Pochi giorni dopo le prime notizie della strage di Houla, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, e diversi altri paesi occidentali hanno annunciato che stavano espellendo gli ambasciatori della Siria in segno di protesta.

Ma secondo un nuovo rapporto condotto dal quotidiano tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), il massacro di Houla è stato in realtà commesso da militanti sunniti anti-Assad, e la maggior parte delle vittime erano membri alawiti e di minoranze sciite, che in gran parte sostengono Assad. Per il racconto della strage, il rapporto cita oppositori di Assad, che, tuttavia, hanno rifiutato di dare le loro generalità per paura di rappresaglie da parte di gruppi armati dell' opposizione.

Secondo le fonti dell'articolo, il massacro si è verificato dopo che le forze ribelli hanno attaccato tre posti di blocco controllate dall'esercito al di fuori di Houla. I posti di blocco erano stati istituiti per proteggere i vicini villaggi a maggioranza alauita da attacchi da parte delle milizie sunnite. L’attacco dei ribelli ha provocato una richiesta di rinforzi da parte delle unità dell'esercito assediati. Le forze armatesiriane e ribelli, viene riportato, si sono impegnate nella battaglia per circa 90 minuti, durante i quali "dozzine di soldati e ribelli" sono stati uccisi.

"Secondo testimoni oculari," la relazione FAZ continua:


il massacro è avvenuto in questo frangente. Quelli uccisi erano quasi esclusivamente di famiglie alawita di Houla e minoranze sciite. Oltre il 90% della popolazione di Houla sono sunniti. Diverse decine di membri di una famiglia sono stati massacrati, che si erano convertiti da sunnita a sciita. I membri delShomaliya, una famiglia alawita, sono stati uccisi, così come la famiglia di un membro sunnita del parlamento siriano, considerato un collaboratore. Subito dopo il massacro, gli autori si suppone abbiano filmato i corpi per poi presentarli comevittime sunnite nei video pubblicati su internet.


Il rapporto del Frankfurter Allgemeine Zeitung conta testimonianze oculari raccoltedai rifugiati provenienti dalla regione Houla dai membri del Monastero di San Giacomo a Qara, in Siria. Secondo queste fonti citate dal monastero secondo l’esperto tedesco di Medio Oriente Martin Janssen, ribelli armati hanno ucciso "intere famiglie alauiti" nel villaggio di Taldo nella regione Houla.

Già all'inizio di aprile, Madre Agnès-Mariam della Croce del Monastero di San Giacomo ha messo in guardia sulle atrocità commesse di ribelli 'resoconti riconfezionati dai media sia arabi e occidentali come atrocità di regime. Ha citato il caso di un massacro nel quartiere Khalidiya a Homs. Secondo un resoconto pubblicato in francese sul sito del monastero, i ribelli riuniti gli ostaggi cristiani ealawiti in un edificio a Khalidiya l'hanno fatto saltare in aria con la dinamite. Hanno poi attribuito questo massacro all’'esercito regolare siriano. "Anche se questa azione è stata attribuita alle forze dell'esercito regolare.. le prove e letestimonianze sono inconfutabili: E 'stata un'operazione intrapresa da parte digruppi armati affiliati con l'opposizione," ha scritto Madre Agnès-Mariam.

Doug Mataconis - 12/06/2012

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article31538.htm
Traduzione a cura di Comedoncisciotte.org

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Video collegato: http://youtu.be/YmzGDwsqIVU

martedì 12 giugno 2012

Per la pace in Siria - Roma, 16 giugno 2012, alle h. 17, in Piazza del Popolo

"Pace, giustizia ed autonomia per la Siria..." (Saul Arpino) E divento Luce - Dipinto di Franco Farina


Manifestazione per la pace in Siria – Scrive Rustam Chehayed: “TUTTI A ROMA IL 16 GIUGNO 2012, alle ore 17 in Piazza del Popolo!... La manifestazione è pro Siria, e per il bene del mondo intero e dell'umanità, a mio vedere, ogni persona che si rifiuta di partecipare per motivi banali come pro o contro questo o quello anti schieramento dittatore o no o gruppo politico ecc.. non ha capito nulla di questo evento!!

Credo che pacifisti o no la partecipazione alla manifestazione sia importante, per ogni persona che non vuole un altra guerra terribile dagli effetti imprevedibili, ed è segno di civiltà e di coscienza parteciparvi per chi può farlo fisicamente. Io non credo molto alle associazioni alle organizzazioni alle ong ecc.. io credo nella forza del singolo che resiste alle interperie della vita e del mondo che lo circonda, e per poter resistere a queste interperie l'unione dei singoli che vedono una violenta interperia avvicinarsi si uniscono nel difendersi dal peggiore male in questo caso una sporca guerra.. non credo di dover aggiungere altro spero solo che lei mie parole non siano interpretate dure o presuntuose, perchè non è affatto così.. Un abbraccio a tutti gli uomini liberi e che credono all'amore e alla pace.

Chi vuole fare un intervento contatti gli organizzatori che sono i più ideologicamente variegati siriani ed italiani liberi uniti contro l'intemperia all'orizzonte..”

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Commento di Lamberto Consani: "... ‎conosco personalmente Rustam e posso, senza timore di smentite, testimoniare del suo carattere tollerante e mite come pochi; il tono polemico, se c'è stato, non era diretto a te ma a un certo pacifismo che non distingue, strumentalmente, tra aggressore e aggredito, tra carnefice e vittima; evito assolutamente qualsiasi giudizio su Assad ritenendo opportuno mettere i siriani in condizione di decidere la loro politica interna SENZA ALCUNA INTROMISSIONE STRANIERA, ma quando sono in atto macroscopici tentativi di compromettere la pace non solo della Siria ma dell'intera area medio-orientale e forse, in tempi relativamente brevi, del mondo intero e quando, per evitarlo, è necessario schierarsi dalla parte degli aggrediti, non possiamo discettare troppo sulla natura del governo o del capo di stato del paese aggredito; altrimenti perché si dovrebbe essere così intransigenti con Assad e non con Obama, Sarkozy, Angela Merkel, Hollande ecc.? Inoltre gli amici siriani sentono il mostro imperialista che si avvicina ai loro confini, sentono le bombe che pendono, come appese ad un filo, sul loro capo, sanno che la fine che la ferocia imperialista, tanto più bieca quanto più ammantata ipocritamente di melensaggine "democratica", produrrà, se disgraziatamente dovesse vincere, una TRAGEDIA INCALCOLABILE; sentono la belva affamata della rapacità imperialista che vorrebbe dissolvere il loro paese, DISPERDERNE LA RICCHEZZA, ANNIENTARNE LA BELLEZZA, DISTRUGGERE SECOLI DI STORIA, provocare, forse, 1.000.000 di VITTIME e chiedono DISPERATAMENTE AIUTO al mondo! NON POSSIAMO NEGARGLIELO !!!!!!!!!!!!!!

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Commento di Joe Fallisi: "...sapete benissimo che "il popolo siriano" è sotto attacco genocidario dell'Occidente politically correct (sioimperialista), degli emiri pedofili e venduti, degli orridi assassini-torturatori "islamici" del Kali Yuga a libro paga della Cia-Mi6-Mossad, la stessa congrega di zombi che ha martoriato la Giamahiria... e che il popolo della Siria NON vuole nessun "regime change" e si stringe al suo governo legittimo repubblicano e laico...


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Altri articoli sulla Siria:

https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=Siria%20paolo%20d'arpini#hl=en&gs_nf=1&tok=SzDUhdnVkWg_m-hjoU0Mqw&pq=siria%20paolo%20d'arpini&cp=11&gs_id=v&xhr=t&q=Siria%20%20Iran%20paolo%20d'arpini&pf=p&client=gmail&rls=gm&sclient=psy-ab&oq=Siria++Iran+paolo+d'arpini&aq=f&aqi=&aql=&gs_l=&pbx=1&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.r_qf.,cf.osb&fp=f9527876cbe36e00&biw=1280&bih=604

Venti di guerra in Siria ed Iran, per fare un favore ad Israele



I piani di guerra USA-Israele in Siria strettamente connessi con l'attacco all'Iran

Secondo James P. Rubin, il consigliere per la politica estera di John Kerry, i piani di Guerra in Siria sono strettamente legati a quelli in Iran.

Sono parte della stessa agenda militare Stati-Uniti / Israele che prevede d’indebolire l’Iran allo scopo di proteggere Israele. Quest’ultimo obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso un attacco preventivo contro l’Iran: “Non ci limiteremo a un attacco israeliano all’Iran” dice James P. Rubin. Rubin espone candidamente il progetto d’intervento militare USA in Siria che verrà eseguito in stretta connessione con Israele. Una soluzione diplomatica non funzionerebbe né tantomeno semplici sanzioni economiche: “solo la minaccia dell’uso della forza potrà cambiare le posizioni di Assad” dice Rubin."L’amministrazione statunitense del Presidente Obama è stata comprensibilmente accorta nel non intraprendere operazioni aeree in Siria (come invece ha fatto in Libia) per tre principali motivi.

Diversamente dalle forze d’opposizione in Libia, i ribelli siriani non sono uniti e non hanno controllo su un determinato territorio. La Lega Araba non ha chiesto per la Siria un intervento militare esterno come invece è avvenuto per la Libia. E i Russi, protettori di vecchia data del regime di Assad, ne sono fortemente contrari. Il primo passo di Washington – secondo James P. Rubin - dovrebbe essere quello di operare insieme ai “suoi alleati”, gli emirati arabi Qatar, Arabia Saudita e Turchia, per organizzare, addestrare e armare i ribelli siriani. Questo “primo passo” è stato già compiuto. E’ avvenuto proprio ai primi scoppi insurrezionisti nel Marzo 2012. Gli USA e I suoi alleati hanno attivamente sostenuto per più di un anno i terroristi del FSA (Esercito Siriano Indipendente). L’organizzazione e l’addestramento consistevano nello spiegamento di terroristi affiliati Salafist e Al Qaeda, in parallelo con incursioni in Siria da parte di forze speciali di Francia, U.K., Qatar e Turchia. I mercenari sponsorizzati da USA-Nato vengono reclutati e addestrati in Arabia Saudita e in Qatar. Il “secondo passo” suggerito da Rubin è quello di “assicurare il sostegno internazionale per un’azione aerea coalizzata” al di fuori del mandato ONU. “La Russia non sosterrà mai un’azione simile, quindi non c’e’ alcun motivo nell’operare attraverso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Dice Rubin.

L’operazione aerea contemplata da Rubin è un vero e proprio scenario di guerra aperta, simile ai raid aerei della Nato in Libia. Rubin non sta esprimendo un’opinione personale sul ruolo delle Nazioni Unite. L’opzione di scavalcare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è già stata appoggiata da Washington. La violazione delle leggi internazionali non sembra essere un problema. L’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite Susan Rice ha confermato nel Maggio scorso e senza mezzi termini che "il peggiore e purtroppo probabile scenario in Siria è l’opzione di “agire al di fuori dell’autorità del Consiglio di Sicurezza dell’ONU”. “In assenza di entrambe queste due ipotesi, mi sembra che ci sia un’unica alternativa ed è lo scenario peggiore e anche quello più probabile: l’escalation di violenza, la diffusione e l’intensificazione del conflitto.”, dice Rubin.

sabato 2 giugno 2012

Nicola Nasser fa un'accurata analisi della situazione etnica ed ambientale in Siria

Dipinto di Franco Farina


Circondata dal membro veterano turco della NATO a nord, dal partner israeliano della NATO e dalle flotte della marina dei suoi Stati membri, che pattugliano il Mediterraneo, ad ovest, dal partner giordano dell'Alleanza a sud, e ad est dall'Iraq che ospita una missione della NATO, di cui dovrebbe diventare il 12° partner arabo, e nuotando solitario in un mare di alleati strategici arabi e israeliano degli Stati Uniti, il regime del presidente siriano Bashar al-Assad si erge come la Jugoslavia del Medio Oriente, che è stata raggiunta dall'espansione verso sud della Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, così come dal "nuovo ordine mondiale", progettato dalla potenza unipolare degli Stati Uniti; escluso come corpo estraneo regionale, o raggiungendo Iraq e Libia bombardate fino a tornare all'età medievale.
Dopo l'ultimo loro successo militare nell'aprire il cancello libico sull'Africa, sembra che degli Stati Uniti siano sul punto di assumere il 13° "partner" arabo della NATO, permettendo così di spostare il quartier generale di Africom dalla Germania al continente, dopo la rimozione del regime di Gheddafi, che si oppose sia a questa mossa e che all'Unione per il Mediterraneo (MU) francese, una rimozione che è di per sé, per tutte le ragioni realpolitiche, un avvertimento minaccioso alla vicina Algeria affinché ammorbidisca la sua opposizione sull'installazione in Africa di Africom e all'espansione verso sud della NATO, e a togliere qualsiasi riserva mentale sulla rinascita della MU, che ha perso il suo co-presidente egiziano, assieme al presidente Nicolas Sarkozy, con la rimozione dell'ex presidente Hosni Mubarak dal potere a Cairo.

Gli Stati Uniti e la NATO sono pronti ora a spostare l'attenzione dal Nord Africa arabo al Levante arabo, per affrontare l'ultimo ostacolo siriano alla loro egemonia regionale. L'amministrazione del presidente Barak Obama sembra ormai decisa a spezzare il regime di al-Assad, allontanandosi dalla politica decennale di gestione delle crisi, perseguita dalle precedenti amministrazioni degli Stati Uniti nei confronti della Siria, che si trova ora nel Medio Oriente come l'ex Jugoslavia si trovava sulla scia del crollo dell'Unione Sovietica, quando una serie di guerre etniche e religiose la rovinarono, creando dai suoi rottami vari stati nuovi, fino a quando il nucleo serbo dell'unione jugoslava venne bombardata dalla NATO nel 1999, per far della Serbia ora un possibile membro dell'alleanza.

Tuttavia fattori strategici geopolitici internazionali e regionali stanno trasformando la Siria in una linea rossa, che potrebbe inaugurare una nuova era di ordine mondiale multipolare che ponga fine all'ordine unipolare degli Stati Uniti, se l'alleanza guidata dagli Stati Uniti non riuscirà a cambiare il regime siriano, o alla completa egemonia regionale USA – NATO, ciò che potrebbe precludere il risultato tanto atteso, in caso di successo, sono:

- Internamente, le infrastrutture dello Stato sono forti, i militari, la sicurezza, la dirigenza diplomatica e politica sono coerenti, unificate e potenti, ed economicamente lo Stato non è gravato dal debito estero ed è autosufficiente per quanto riguarda prodotti petroliferi, alimentari e di consumo. Imporre un completo assedio per soffocare economicamente e diplomaticamente il Paese sembra impossibile. La cosa più importante politicamente è il fatto che la diversità pluralistica delle grandi minoranze religiose e settarie siriane, priva l'opposizione più importante, quella dell'organizzazione islamista dei Fratelli musulmani, del ruolo guida di cui gode nelle proteste di quella che è stata definita "primavera araba" in Tunisia, Egitto e Yemen.

- Contrariamente alle analisi occidentali, che prevedono che il cambiamento dei regimi della "primavera araba" sia un disco motivante per un cambiamento simile in Siria, tali cambiamenti sono stati dei cattivi esempi per i siriani. La distruzione delle infrastrutture dello stato, specialmente in Iraq e Libia, e la cessione del processo decisionale nazionale alla NATO e agli Stati Uniti, almeno per gratitudine verso i loro ruoli nel cambiamento, non sono considerate dalla stragrande maggioranza dei siriani, compresa l'opposizione tradizionale nel paese, un prezzo accettabile e fattibile per il cambiamento e la riforma. L'esimio giornalista veterano egiziano e internazionale, Mohammed Hassanein Heikal, in un'intervista al canale satellitare arabo del Qatar, al-Jazeera, citava i cattivi esempi iracheni e libici, per spiegare l'alienazione della classe media siriana nelle principali città dal sostegno alle proteste che esigono il cambiamento del regime, ed aveva anche accusato al-Jazeera di "istigazione" contro il regime siriano di al-Assad.

- Questa situazione complessiva interna continua a scoraggiare un intervento esterno, da un lato, e dall'altro spiega perché l'opposizione abbia finora fallito nel lanciare anche una sola protesta da milioni di persone nelle strade, come era ed è il caso di Tunisia, Egitto, Bahrain e Yemen, soprattutto nei centri abitati più importanti come la capitale Damasco, Aleppo, che ospitano una decina di milioni di persone.

- Inoltre, l'uscita di una minoranza di islamisti armati, che presumibilmente avrebbe difeso i manifestanti, è fallita, alienando il pubblico in generale, le minoranze, in particolare, ed evidenziando le loro fonti esterne di finanziamento e di armamento, in tal modo sostenendo l'accusa del regime dell'esistenza di una "cospirazione" esterna, ma soprattutto deviando i riflettori dei media dalle proteste pacifiche, indebolendo queste proteste e allontanando sempre più persone dall'unirsi a loro per paura della sicurezza personale, come dimostrato dalla grande diminuzione di manifestanti, e trascinando l'opposizione in battaglia, dove il regime è sicuramente più forte, almeno in assenza di intervento militare esterno, che non è prossimo in un futuro prevedibile; un fatto che è stato confermato nella capitale libica, Tripoli, il 31 ottobre, dal segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen: "La NATO non ha alcuna intenzione (di intervenire). Posso assolutamente escluderlo", riferiva la Reuters .

- Geopoliticamente, è vero che le potenze occidentali dopo la Prima guerra mondiale riuscirono a ridurre la Siria storica alla sua dimensione attuale, ma l'ideologia siriana pan-araba e la sua influenza si basano ancora sulla Siria storica, ed è ancora coerente con ciò che il defunto studioso di Princeton, Philip K. Hitti aveva chiamato (citato da Robert D. Kaplan su Foreign Policy del 21 aprile 2011) "Grande Siria" - l'antecedente storico della moderna Repubblica - "il più grande piccolo paese sulla mappa, di dimensioni microscopiche, ma dall'influenza cosmica", che comprende nella sua geografia, alla confluenza di Europa, Asia e Africa, "la storia del mondo civilizzato in miniatura". Kaplan ha commentato: "Questa non è un'esagerazione, perché non lo sono i disordini in corso in Siria, molto più importanti di quanto abbiamo visto nei disordini in tutto il Medio Oriente." Il cambiamento di regime in Siria non porterà sicurezza e stabilità nella regione, al contrario, si aprirà un vaso di Pandora regionale. Il presidente siriano al-Assad è assai ben consapevole di questa realtà geopolitica, quando ha detto in Gran Bretagna, in una recente intervista al Sunday Telegraph che la Siria "è una (regione) linea di faglia, e se salti sul suolo, causerai un terremoto".

- Le ripercussioni regionali di una guerra civile in Siria sono un fattore deterrente, sia contro la militarizzazione delle proteste pacifiche pro-riforma che gli interventi militari a sostegno delle stesse. Pertanto, quando la NATO e gli Stati Uniti fanno pressione o incoraggiano i loro alleati regionali Turchia e paesi arabi del CCG a fomentare conflitti settari sunniti contro l'alleato siriano dell'Iran sciita, come un preludio di guerra civile per il solo pretesto di un intervento militare, in realtà giocano con il fuoco regionale, che non salverà né i responsabili, né gli interessi "vitali" dei loro sponsor USA-NATO.

- A livello regionale, la possibile perdita per l'Iran del suo ponte siriano sul Mediterraneo, mentre le sue rotte strategiche sul mare potrebbero facilmente essere chiuse nel Golfo, nel Mare Arabico, nello Stretto di Bab-el-Mandeb, nel mar Rosso e nel Canale di Suez da parte della quinta e sesta flotte degli Stati Uniti, nonché dalle flotte degli Stati membri della NATO e d'Israele, e dei governi pro-USA che si affacciano su queste rotte marittime; allora è la linea rossa iraniana il cui sconfinamento potrebbe creare una situazione gravida di rischi potenziali di una guerra regionale.

- Anche Livello regionale, a meno della decisione di Stati Uniti e NATO di andare in guerra contro l'Iran e la Siria, l'intervento militare in Siria non sarebbe all'ordine del giorno, a meno che non ci siano garanzie che Israele resti fuori dalla portata della prevedibile rappresaglia iraniana e siriana.

- I tempi dello spostamento dell'attenzione sulla Siria di USA - NATO coincidono con il punto morto del processo di pace palestinese - israeliano e col fallimento di Barak Obama nel mantenere le sue promesse verso i suoi alleati arabi, allontanando il più moderato di loro, vale a dire il presidente palestinese Mahmoud Abbas, che è ancora in rotta di collisione con lo sponsor statunitense della campagna internazionale contro il suo processo per garantirsi, in ritardo, il riconoscimento della Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite. Il fallimento della mediazione di pace degli Stati Uniti è più controproducente del processo di pace israelo-siriano. Il regime di al-Assad andò al potere con un colpo di stato, con il preciso intento di essere coinvolto nel processo di pace sponsorizzato dagli Stati Uniti in Medio Oriente. Più di quaranta anni dopo gli Stati Uniti vi sono ancora impegnati. Questo fallimento erode l'influenza degli arabi moderati filo-USA, ponendosi come il più grande ostacolo alla costruzione di un fronte israelo-statunitense-arabo contro l'Iran, che è una priorità regionale statunitense e israeliana, aggiunge munizioni e forze al protagonista siriano. L'accordo di riconciliazione di Abbas con un Hamas basato in Siria, è un buon esempio per riflettere su questo contesto, un altro è l'ultima opzione pronunciata dal leader palestinese di sciogliere l'Autorità dell'auto-governo palestinese sotto l'occupazione militare israeliana, cosa che sarebbe un colpo mortale al processo di pace arabo - israeliano.

- Il fallimento della "sponsorizzazione" degli Stati Uniti è stato un fattore importante che ha contribuito ai cambiamenti della "primavera araba" sulla catena di regimi arabi filo-USA di Egitto, Tunisia e Yemen. Tuttavia, questo fallimento rafforza l'ideologia della "resistenza" della Siria, giustifica il suo coordinamento strategico difensivo con l'Iran, rafforza il sostegno popolare a entrambi i paesi nella regione, e dà credibilità alla tesi del regime di Damasco, secondo cui gli Stati Uniti e la NATO stanno alimentando le proteste siriane in nome del cambiamento e della riforma, ma in realtà sfruttando queste proteste "per cambiare il regime" e sostituirlo con uno più disposto ad accettare l'imposizione dei dettati per la pace israelo - statunitense.

- Il ritiro programmato delle forze di combattimento statunitensi dall'Iraq entro la fine dell'anno, è un altro fattore regionale negativo contro l'intervento militare in Siria. Il ritiro senza dubbio lascerà l'Iraq nel quadro di un regime pro - Iran. Il primo ministro Nouri al-Maliki è tra coloro che si oppongono al cambio di regime in Siria, proprio a causa dell'influenza iraniana. L'Iraq sta ormai apertamente sostituendo la Turchia come profondità strategica del suo vicino siriano, fornendo un collegamento strategico tra gli alleati Damasco e Teheran, dopo l'inversione di rotta della Turchia sulla sua "cooperazione strategica" con la Siria, dopo nove anni di "rapporti a zero problemi" con i vicini arabi e islamici, e la sua adesione ai piani della NATO e degli Stati Uniti sulla Siria come membro e alleata rispettivamente.

- A livello internazionale, gli ultimi veti russi e cinesi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU sono un'indicazione sufficiente che lo sforzo di Stati Uniti - NATO per cambiare il regime siriano ha superato un'altra linea rossa. Perdendo le sue infrastrutture marittime in Siria, la Russia resterebbe esclusa dal Mar Mediterraneo, che lo renderebbe un lago della NATO e degli Stati Uniti. La Cina, il cui vantaggio competitivo in Africa viene messo in discussione a seguito del cambiamento di regime in Libia, vedrebbe la caduta della Siria, divenendo una base di lancio di Stati Uniti - NATO contro l'Iran, una minaccia reale per la sua competitiva partnership con l'Iran. Cacciando Pechino anche dall'Iran, l'emergente gigante economico cinese sarebbe alla mercé dei partner della NATO, se riuscissero a garantirsi il controllo di Iran e Siria, perché questo garantirebbe anche il controllo delle riserve strategiche di petrolio in Medio Oriente e Asia centrale.

Questo è assolutamente una linea rossa cinese.
- Diplomaticamente, i piani di intervento militare in Siria di USA - NATO, hanno visto negata qualsiasi copertura di legittimità delle Nazioni Unite dai veti russi e cinesi. La legittimità della Lega Araba è ancora carente; per congelare l'adesione di uno Stato membro, come nel caso della Libia, ha bisogno di un consenso che non è in vista.

Due opzioni

Questo è il contesto geopolitico strategico nel quale la trasformazione pro-democrazia siriana sta cercando disperatamente di sopravvivere ai mezzi non democratici di Stati Uniti - NATO per costringere la Siria alla conformità. Sia l'opposizione tradizionale nel paese che il regime al potere hanno quasi un consenso sulle riforme e ai cambiamenti fondamentali che porteranno la Siria a essere ciò che viene oggi definita "seconda repubblica", attraverso il dialogo.
Sia questa opposizione che il regime, sono contro la militarizzazione delle proteste popolari pacifiche che richiedono riforme e cambiamento, e sono più risolutamente contrarie all'intervento straniero in qualsiasi forma, ed entrambe sono alla ricerca di unità nazionale interna, nonché del supporto estero al pacchetto di riforme che includono l'eliminazione della legge marziale, la limitazione del ruolo dell'intelligence dello Stato sulla sicurezza nazionale, l'abilitazione della società civile, il contrasto alla corruzione politica ed economica, pluralismo politico, elezioni, cambiando delle leggi elettorale, sui partiti e i media, bilanciamento tra esecutivo e legislativo, promozione della magistratura e dello Stato di diritto, e soprattutto, fine del monopolio costituzionale del potere del Partito Baath. Il Carnegie Endowment nella sua "Riforma in Siria: tra il modello cinese e il cambio di regime" del luglio 2006, aveva proposto la maggior parte delle riforme. In meno di sei mesi, il presidente al-Assad ha già emesso i decreti presidenziali che attuano tutte queste riforme.

Tuttavia l'asse dei sostenitori della "responsabilità di proteggere" di Stati Uniti - NATO persiste nel creare fatti sul terreno che comportino l'intervento straniero e li metta in grado di scambiare il loro sostegno a questo pacchetto di riforme interne a un cambiamento dall'esterno dell'agenda politica siriana che ha alimentato, nel corso di quattro decenni di governo al-Assad, la sua rete di alleanze regionali e internazionali hanno permesso alla Siria di mantenere una opzione di difesa nella sua lotta 40ennale per liberare le alture del Golan siriane occupate dagli israeliani, e di rimanere salda contro la dettatura di condizioni a Damasco per fare la pace con Israele, secondo termini israeliani.
Questi fattori negativi lasciano agli Stati Uniti e alla NATO due opzioni:

Primo, fare pressioni sul membro della NATO, la Turchia, affinché abbandoni i suoi nove anni di rapporti a "zero" problemi con i suoi vicini regionali, come descritto da Liam Stack sul New York Times, del 27 ottobre, mentre "ospita un gruppo armato di opposizione che conduce un'insurrezione ... nel mezzo di una più ampia campagna turca per minare il governo di Assad", nel suo vicino meridionale siriano, la stessa ragione per cui la Turchia da anni conduce incursioni militari in Iraq, e del perché Ankara era sull'orlo della guerra con la Siria, alla fine degli anni '90.
Secondo, aumentare la militarizzazione delle proteste pacifiche. Il 14 agosto 2011, il notiziario d'intelligence israeliano Debka aveva riferito che gli sviluppi in Siria erano al punto di una vera e propria insurrezione armata, integrata da "combattenti per la libertà" islamisti segretamente supportati, addestrati ed equipaggiati da potenze straniere. Secondo fonti di intelligence israeliane: il quartier generale della NATO a Bruxelles e l'alto comando turco, elaborano piani ... per armare i ribelli con armi controcarro ed anti-elicotteri ... Gli strateghi della NATO stanno pensando a riversare grandi quantità di missili anti-tank e anti-aereo, mortai e mitragliatrici pesanti nei centri di protesta ... La consegna di armi ai ribelli è prevista via terra, vale a dire attraverso la Turchia e sotto la protezione dell'esercito turco ... Secondo fonti israeliane, che restano da verificare, la NATO e l'alto comando turco, contemplano anche lo sviluppo di una "jihad" che comporta l'arruolamento di migliaia di "combattenti per la libertà" islamisti, cosa che ricorda l'arruolamento dei mujahideen per condurre la jihad (guerra santa) della CIA nel periodo di massimo splendore della guerra sovietico-afghana ... è stato anche discusso a Bruxelles e Ankara, affermano le nostre fonti, una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano, per combattere a fianco dei ribelli siriani. L'esercito turco avrebbe ospitato, addestrato questi volontari e garantito il loro passaggio in Siria!

L'editorialista del Washington Post del 28 settembre 2011, ha fatto una previsione: "La comparsa di tali forze non può essere benaccolta, neanche da coloro che sperano di porre fine al regime di Assad".
Tuttavia, gli Stati Uniti e la NATO sembrano correre contro il tempo nel perseguire esattamente questo obiettivo, attraverso queste due opzioni, per impedire l'attuazione del pacchetto di riforme siriane, fino a quando il regime al potere sarà costretto a scambiare il suo sostegno a queste riforme con la conformità nell'agenda della politica estera siriana.

Ma poiché la politica estera siriana, come la politica estera di tutti i paesi, serve le prerogative interne in primo luogo, nel caso siriano la liberazione delle terre siriane occupate da Israele, la Siria non è tenuta ad adempiere tale scambio. Pertanto, la "resistenza" siriana continua, e con essa il conflitto regionale.
Nick Cohen ha scritto sul The Jewish Chronicle del 30 agosto 2011: "La Siria è una storia che grida la prima pagina. Ma non sta ricevendo l'interesse che si merita." Cohen ha ragione, ma deve ancora affrontare la Siria da un approccio completamente diverso.

Nicola Nasser

*Nicola Nasser è un veterano del giornalismo arabo di Bir Zeit, in Cisgiordania, nei territori palestinesi occupati da Israele.
Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

venerdì 1 giugno 2012

Siria nel mirino... Obama minaccia l'intervento in Siria senza autorizzazione ONU



... la verità sulla Siria

Obama: "c'è bisogno di inviare 5000 uomini in Siria, oppure Al Qaeda s'impossesserà delle armi di distruzione siriane. E li manderemo anche senza autorizzazione dell'ONU"

Per l'ambasciatrice Susan Rice ora é "lo scenario più probabile", anche se resta preferibile appoggiare il piano Annan

Gli Stati Uniti non escludono un intervento militare in Siria senza una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e, pur non auspicando questa possibilità, la considerano oggi la più probabile. La drammatica eventualità è stata annunciata mercoledì 30 maggio u.s. dall'ambasciatrice Usa al Palazzo di Vetro Susan Rice allo stakeout con i giornalisti dopo la riunione sulla Siria. "La realtà è -- come ho già detto nella nostra discussione -- che è difficile che ci siano più di tre possibilità in questa fase (....) Il primo e migliore scenario sarebbe che il governo siriano finalmente esegua immediatamente i suoi impegni dettati dal piano Annan, come è obbligato dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza (...) A questo punto, tuttavia, questo non sembra uno scenario probabile", ha affermato Rice. Ed ecco che la rappresentante Usa all'Onu indica una seconda possibilità: "Il secondo scenario (...) sarebbe che il Consiglio di Sicurezza si assuma le sue responsabilità e che faccia ulteriore pressione sulle autorità siriane per far rispettare gli impegni presi. E questa pressione potrebbe includere delle sanzioni di cui abbiamo appena discusso". A questo punto, ha continuato la Rice, "per ognuno di questi due scenari, il piano Annan sopravvive, l'unità del Consiglio di Sicurezza è mantenuta, e c'è un passaggio in avanti per mettere il processo politico sul binario giusto".

Ma, se nessuno di questi due scenari si realizzerà, ecco che la rappresentante di Obama all'Onu, per la prima volta dall'inizio della crisi in Siria, indica la soluzione di un intervento senza la legitimazione di una risoluzione Onu: "Mi sembra che ci sia soltanto un'altra alternativa, e in verità si tratta del peggior scenario, che in questo momento sembra sfortunatamente il più probabile. E se la violenza si aggrava, il conflitto si allarga e intensifica, raggiungendo un più alto grado, coinvolgendo altri Paesi nella regione, prendendo sempre più forma settaria con una grande crisi non solo in Siria ma nella regione". E quindi "l'unità del Consiglio esplode, il Piano Annan crolla, e questo diventa un conflitto di mercenari con armi che arrivano da tutte le parti. E i membri del Consiglio e i membri della comunità internazionale sono lasciati con l'unica opzione di dover considerare se sono pronti a prendere un'azione fuori dal piano di Annan e dell'autorità di questo Consiglio". Cioé sarebbe uno scenario neanche più simile all'intervento in Libia ma come avvenne in Kosovo, con un intervento armato della Nato senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Questo scenario ovviamente è quello che stiamo tutti cercando di evitare appoggiando il piano Annan" ha detto la Rice, "ma la decisione resta, come prima istanza, con il governo siriano, se riuscirà a rispettare i suoi obblighi. E se lo farà, allora l'opposizione ha l'obbligo di fare lo stesso. Se non lo farà, il Consiglio ha la responsabilità di agire presto e con sicurezza. E se non lo faremo, allora ci rassegniamo tutti al terzo scenario, che noi ancora speriamo di evitare e per questo appoggiamo il piano Annan. E per questo continuiamo a lavorare con i colleghi del Consiglio per trovare una via congiunta che ci porti avanti".

I venti di guerra si sono alzati al Palazzo di Vetro, con l'amministrazione Obama che attraverso il suo ambasciatore all'Onu 'li ha rilanciati' dopo che soltanto il giorno precedente, martedì, il neoeletto Presidente francese Françoise Hollande aveva dichiarato in un'intervista che un eventuale intervento militare sarebbe stato possibile solo attraverso l'autorizzazione di una risoluzione Onu.

Ma Mosca, finora protettrice di Damasco, cosa pensa del 'terzo scenario piú probabile' indicato ieri dall'ambasciatrice Usa? Quando lo abbiamo chiesto all'ambasciatore russo Vitaly Churkin, la risposta è stata: "Sarebbe uno scenario catastrofico al quale in questo momento non si dovrebbe nemmeno accennare".


Fonti:
http://debka.com/
http://lindro.it/

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Notizie correlate:

Attenzione alla disinformazione - Diffidate delle richieste di firme inviate da gruppi tipo Avaaz in cui si invoca l'intervento militare in Siria... Avaaz è una struttura finanziata dal banchiere più sporco che ci sia.... quello che è ricercato per affari loschi in varie parti del mondo.. Soros : http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=avaaz -

Confermo il reportage di Fallisi, scritto qui: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=joe+fallisi+siria -

E pure questo di Marinella Correggia: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/04/30/siria-quel-che-succede-a-damasco-nel-racconto-di-marinella-correggia/ -

E anche questo: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/05/19/alciaqaeda-paolo-sensini-ed-alcune-immagini-psichiche-della-siria-il-terrorismo-come-ultima-arma-in-mano-ai-mondialisti/ -

Non fatevi fregare dalle notizie diramate dai media e dalle associazioni vendute al potere bancario mondialista" (P.D'A.)


Ed aggiungo:

Purtroppo anche Amnesty International da il suo contributo alla realizzazione della "war map", contro i "dittatori", per la "democrazia" e i "diritti umani"... sembrerebbe incredibile, ma è così. Offre una faccia "pulita" e, beninteso, politically correct. Qualche volta dice anche qualcosa di vero (il vero come parte e giustificazione del falso), ma concorre al fine criminale.

Ecco riguardo al suo ruolo in Siria:

http://syria360.wordpress.com/page/3/?s=amnesty+international
http://syria360.wordpress.com/page/2/?s=amnesty+international
http://syria360.wordpress.com/?s=amnesty+international


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Articolo correlato


La Siria sotto l’attacco degli squadroni della morte USISRAEL

OTTIMA ANALISI DEGLI ENNESIMI FATTI DRAMMATICI SUCCESSI NELLA MARTORIATA SIRIA, ULTIMA ROCCAFORTE DELLA RESISTENZA CONTRAPPOSTA ALL'EGEMONIA DIABOLICA DEL VERO IMPERO DEL MALE "USISRAEL"

La Siria sotto l’attacco degli squadroni della morte anglo-americani (p.1)(p.2) Activist Post 30 Maggio 2012 Col procedere delle azioni di destabilizzazione ai danni della Siria, stanno diventando sempre più ovvie le connessioni fra le forze terroriste dell’«opposizione» ed i governi anglo-americani pro-NATO, anche se la stampa ufficiale allineata si rifiuta di trattare l’argomento se non per gettarvi sopra del fumo. Fortunatamente, una grossa parte della stampa alternativa – insieme ad alcune voci siriane quali quella della blogger Syrian Girl su Youtube – ha giocato un ruolo importante nello smascherare i «ribelli» per quello che veramente sono: terroristi stranieri ed elementi criminali siriani appoggiato dai governi anglo-americani e pro-NATO e dai servizi segreti.

Molti di tali elementi si sa come facciano parte di al-Qaeda in modo molto simile a quei «ribelli libici» che – dopo aver preso il potere con l’aiuto della NATO – hanno immediatamente iniziato a restringere le libertà ed a massacrare i libici di pelle nera.

Non c’è dubbio che una parte considerevole di questi terroristi abbia oggettivamente viaggiato dalla Libia alla Siria, con diverse operazioni attraverso le frontiere di Turchia, Giordania e Libano. Come ha già affermato in precedenza lo scrittore e storico Webster Griffin Tarpley, è ormai chiaramente evidente che al-Qaeda non sia altro che una legione araba degli Stati Uniti. Inoltre, data la crescente impudenza con la quale l’impero anglo-americano effettua le proprie operazioni, stanno diventando sempre più visibili anche le parti realmente coinvolte. Una figura che sta ricevendo un’attenzione insolitamente smisurata da parte della stampa ufficiale è l’ambasciatore USA in Siria Robert Stephen Ford. Naturalmente, tutta l’azione di informazione della stampa ufficiale allineata è concorde ed a lui favorevole e volta a far sembrare Ford un eroe che in bona fide stia lottando per un popolo oppresso. Ma la realtà è ben diversa: non è altro che un esperto globalizzatore nella destabilizzazione, che sta mettendo in pratica gli insegnamenti di John Negroponte, il suo mentore diventato quasi un raffinato istigatore di massacri di massa nell’America Centrale ed in Iraq.

È in Iraq, sotto l’organizzazione di Negroponte che Ford ha potuto affinare le proprie capacità nell’armare e dare appoggio a spietati squadroni della morte che prendevano di mira innocenti con azioni di terrore e massacro di massa. A questo punto, comunque, sorgono delle domande sulle possibili connessioni fra agenti destabilizzatori e sul potenziale ruolo del Generale Robert Mood – il generale norvegese recentemente salito alla carica di capo dell’UNSMIS (United Nations Supervision Mission in Syria) – e dell’onnipresente – anche se sullo sfondo – generale David Petraeus. Per quelli che non hanno famigliarità con le connessioni fra eminenti «funzionari» del calibro di Ford e Negroponte e di come abbiamo un ruolo rilevante in Siria, sono necessarie alcune premesse.

Va sottolineato che il professor Michel Chossudovsky, di GlobalResearch.ca, ha fornito un’eccellente presentazione storica delle connessioni di Negroponte, Ford e Petraeus in relazione con gli squadroni della morte e la destabilizzazione, nel suo articolo «L’opzione Salvador: come il Pentagono abbia dislocato gli squadroni della morte in Iraq e Siria». Invito tutti a leggere questo articolo eccellente nel fornire contesto ed analisi al tema che stiamo trattando. John Negroponte è stato ambasciatore americano in Honduras dal 1981 al 1985. In tale ruolo, è stato funzionale all’appoggiare e supervisionare gli assassini dei Contra del Nicaragua che, benchè di base in Honduras, furono protagonisti di efferati atti di terrorismo all’interno del Nicaragua. Un’operazione che, nel suo complesso, costò la vita a 50.000 civili innocenti. Questa è l’origine del termine «Opzione Salvador» usato quando si parla della costituzione – a scopi politici – di «squadroni della morte».

Un’opzione che è diventata un contrassegno di Negroponte e del sistema che egli rappresenta.Negroponte è anche stato responsabile della formazione degli squadroni della morte dell’Honduras che furono usati in una missioni di terrore contro gli oppositori del regime honduregno – appoggiato dagli USA – così come dei sandinisti e della popolazione civile del Nicaragua. Come scrivono Peter Roff e James Chapin nel loro articolo «Scontro diretto: i guerrieri della politica estera di Bush», «Il quotidiano Sun ha descritto le attività di una unità armata dell’Honduras – Battalion 316 – addestrata segretamente dalla CIA, unità che usava negli interrogatori strumenti come scariche elettriche e soffocamento. I prigionieri venivano spesso tenuti nudi e, quando non servivano più, uccisi e sepolti in loculi senza nome. Il 27 agosto del 1997, il General Frederick P. Hitz, ispettore della CIA, diffuse una relazione riservata interna di 211 pagine, dal titolo: «Argomenti Selezionati relativi alle attività della CIA in Honduras alla fine degli anni '80».

Relazione parzialmente declassificata il 22 ottobre 1998, in risposta alle richieste del rappresentante dei diritti civili dell’Honduras. Nel 2005, Negroponte fu nominato ambasciatore in Iraq. In tale veste, supervisionò ancora una volta la costituzione di squadroni della morte aventi per obbiettivo i rivoltosi iracheni e la popolazione civile. In questo caso lo scopo consisteva nel fomentare divisioni all’interno dei rivoltosi per frammentarne il fronte. Un’opposizione divisa è ovviamente molto più facile da sconfiggere che non una unita.

Una teoria che di volta in volta viene riconfermata come esatta. È vero che nel 2005 filtrò a Newsweek una vicenda nella quale si confermava che il Pentagono stesse «considerando la formazione di squadroni della morte composte da combattenti curdi e sciiti per colpire i capi dei rivoltosi iracheni con un cambio strategico mutuato dallo sforzo americano nell’America Centrale, 20 anni prima, contro la guerriglia di sinistra» (1).

Ma il Pentagono fece ben di più del semplice prendere in considerazione una simile opzione. Non molto tempo dopo la fuga di questa notizia, l’Iraq incominciò a vederne concretizzarsi gli effetti. Come scrisse nel 2007 Dahr Jamail di Antiwar.com: «Nell’ambito della Opzione Salvador, Negroponte ebbe l’aiuto di un suo collega degli anni '80 ai tempi dell’America Centrale: il Colonnello in pensione James Steele. Steele – la cui qualifica a Bagdad era quella di Consigliere per le Forze di Sicurezza Irachene – supervisionò la selezione e l’addestramento dei componenti dell’Organizzazione Badr e dell’esercito Mehdi, le due più grosse milizie sciite dell’Iraq; ciò al fine di colpire sia la leadership del Paese che i principali collegamenti dell’importante resistenza sunnita.Che la cosa sia stata voluta o no, gli squadroni della morte sfuggirono subito di mano e divennero la prima causa di morte in Iraq.

Voluti o meno, i numerosissimi episodi di corpi torturati e mutilati scaricati ogni giorno per le strade di Bagdad furono prodotti da quegli squadroni della morte la cui spinta iniziale venne da Negroponte. Ed è questa violenza appoggiata e fomentata dagli USA che ha dato il suo contributo principale nel portare a quell’inferno che è oggi l’Iraq.Ovviamente, il fatto che l’opzione degli squadroni della morte sia stata concretizzata così rapidamente dopo la diffusione della relazione, suggerisce che i mercenari fossero ben organizzati e collocati già da tempo prima che Newsweek ne rivelasse l’esistenza. (1) «El Salvador-style ’death squads’ to be deployed by US against Iraq militants». Times Online. January 10, 2005. As quoted and sourced by Prof. Michel Chossudovsky of GlobalResearch.ca in his article, «The Pentagon’s Salvador Option: The Deployment of Death Squads in Iraq and Syria». Siria, trampolino di lancio per la Terza Guerra Mondiale (p.2) Activist Post 30 Maggio 2012 Era Robert Ford il consigliere politico aggiunto all’Ambasciata di Bagdad ai tempi in cui gli squadroni della morte iniziarono con i primi sanguinosi massacri, contrassegno della loro collusione con gli insorgenti. Ford mantenne l’incarico dal 2004 al 2006, lavorando a stretto contatto con Negroponte. Fu pesantemente coinvolto anche nell’organizzazione stessa degli squadroni e nel mantenimento delle relazioni anche con altre finalità, fra le quali ulteriori future prolungate campagne di terrorismo.

Ford fu descritto da Negroponte come «persona infaticabile... uno che non si fa problemi a mettersi mimetica ed elmetto ed uscire dalla Zona Verde per incontrarsi con un contatto». In poche parole, Ford agiva come un uomo sul campo per la formazione degli squadroni della morte. Michael Hirsh e John Barry di Newsweek, tentando di riassumere il piano relativo agli squadroni della morte, hanno scritto 2005: Stando a colloqui avuti con militari dentro la questione, [una]... proposta del Pentagono consiste nell’inviare squadre di Forze Speciali per consigliare, appoggiare e possibilmente addestrare delle squadre di iracheni, più plausibilmente combattenti Curdi Peshmerga e milizia Sciita, al fine di attaccare i rivoltosi Sunniti ed i loro simpatizzanti, anche attraverso la frontiera in Siria. Rimane poco chiaro però se si sarebbe trattato di una politica di assassini o di cosiddette operazioni «a strappo», nelle quali i bersagli – gli avversari – vengono spediti in strutture segrete per essere interrogati.

L’idea predominante è che mentre le Forze Speciali USA guidano le operazioni – ad esempio in Siria – le attività in Iraq vengano portate avanti da forze paramilitari irachene. Commentando ulteriormente l’articolo su Newsweek, Times Online ha aggiunto: «Non è neppure chiaro chi risulterà responsabile di un simile programma, se il Pentagono o la CIA. Operazioni occulte di questo tipo sono state tradizionalmente condotte dalla CIA quale braccio armato dell’amministrazione al governo, con le fonti ufficiali autorizzate a negare ogni coinvolgimento». (2)

Benchè questi articoli siano incentrati attorno alla questione degli squadroni della morte in Iraq, è importante sottolineare che già dal 2005 si ammetteva l’esistenza di piani per creare, finanziare e rendere operativi degli squadroni della morte in Siria.Ad ogni modo, Ford e Negroponte non sono gli unici funzionari USA di alto livello coinvolti nello sviluppo degli squadroni. L’attuale direttore della CIA, Generale David Petraeus, costituì e successivamente assunse il comando dell’MNSTC (Multi-National Security Transition Command Iraq), volto ad addestrare ed equipaggiare esercito, polizia e forze di sicurezza irachene. Quando nle 2004 Negroponte fu nominato ambasciatore, Petraeus assunse in prima persona il comando dell’MNSTC.In realtà, l’MNSTC non si occupava solo dell’addestramento delle forze irachene, ma anche della costituzione degli squadroni della morte.

In effetti, era un’autentica strategia antisommossa finalizzata all opzione Salvador impiegata in Iraq dal Pentagono e plausibilmente dalla CIA. Benchè Petraeus sia ora Direttore della CIA, le sue connessioni con il mondo militare sono senza dubbio intatte. Infatti sono relazioni di un tipo tale che non viene modificato dal passare da un incarico all’altro. Analogamente, la nomina di Robert Ford nel 2009 ad ambasciatore in Siria non è altro che l’inserimento – nel panorama siriano – dell’ennesima fonte di destabilizzazione. L’attuale azione di Ford in Siria ha esattamente il medesimo scopo che ebbe in Iraq solo pochi anni prima. Solo che questa volta sembra che Ford abbia nell’affare un ruolo più centrale. Non c’è dubbio che molti Siriani siano consapevoli, se non delle azioni più sinistre di Ford, almeno del suo ruolo strumentale nel fomentare ribellioni violente e reazioni negative da parte dell’opinione pubblica occidentale nei confronti del governo. È per questo motivo che il convoglio di Ford fu attaccato da Siriani filogovernativi quando si diresse in città per incontrarsi con i suoi fedeli terroristi.

Naturalmente, scorrazzando liberamente per il Paese ha attirato su di sè una bella quantità di attenzione dai media internazionali «incontrandosi coi contestatori» e trasformando – nella testa di quel credulone del pubblico occidentale – i terroristi in martiri. Ovviamente, dove è scritto «incontrarsi coi contestatori» si deve leggere «istigare al terrorismo».

La stampa allineata ufficiale, ad ogni modo, descrive come un eroico atto di solidarietà col «popolo» il giro di Ford volto al promuovere il terrore.Dopo una serie di questi giri, il regime di Assad alla fine gli impose delle restrizioni territoriali, chiedendogli di non uscire dai confini di Damasco. Ma Ford violò palesemente tali restrizioni, ed incominciò a viaggiare sfrontatamente per tutta la Siria, incontrandosi coi suoi fratelli terroristi.

Ovviamente non dimentichiamoci che lo stesso Petraeus, in qualità di direttore CIA, connessione diretta e comun denominatore fra i militari USA ed i contatti NATO, ha anche uno dei ruoli primari in questa «opzione Salvador» che ha ora preso forma in Siria. La strategia degli squadroni della morte è decisamente inutile senza il coinvolgimento almeno di una fra le due istituzioni: NATO o CIA. Ma è un compito relativamente facile da realizzare poichè sopra di esse il potere si fonde in un tutt’uno a costituire il medesimo governo ombra. Nondimeno, c’è un’altra figura chiave nella destabilizzazione della Siria sulla quale dovremmo incentrare la nostra attenzione dato il suo potenziale ruolo negli sviluppi iniziali degli squadroni della morte: il generale Robert Mood, generale norvegese che è ora il capo della United Nations Supervision Mission In Syria (UNSMIS), ruolo importante non foss’altro per le sue connessioni con le azioni di destabilizzazione siriane.

Ironicamente, Mood ha delle pesanti connessioni con la NATO, l’organizzazione che (grazie alle nazioni che la compongono) è responsabile dell’inizio della destabilizzazione siriana. Dunque, stando così le cose, ci ritroviamo con la NATO inviata in Siria per osservare e riferire sulla azioni della NATO, cioè degli squadroni della morte. Quindi si può già prevedere quali saranno le osservazioni che saranno riferite al pubblico nei prossimi giorni (o settimane ).È degno di nota che il General Mood sia in possesso di un Master’s Degree in Military Studies dall’U.S. Marine Corps University e che abbia frequentato nel proprio Paese il Norwegian Army Staff College ed a Roma il North Atlantic Treaty Organization (NATO) Defense College. Un vero cittadino del mondo. Dal 2008 al 2011, Mood era Comandante in Capo dell’United Nations Truce Supervision Organization (UNTSO), un’organizzazione il cui scopo ufficiale è quello di fornire una struttura militare di comando per le funzioni ONU di mantenimento della pace nel Medio-oriente. Mood è stato anche Operations Officer del Norwegian Battalion dell’UNIFL (United Nations Interim Force In Lebanon) durante gli anni ’80.

Ad ogni modo, è indubbiamente interessante che Mood, nella sua posizione di Comandante in Capo dell’UNTSO, supervisionò vari gruppi di «osservatori» ONU, alcuni dei quali erano (e tutt’ora sono), posizionati in Siria. Uno di questi gruppi di osservatori, denominato OGG (Observer Group Golan), è stato diviso in due sottosezioni, una delle quali ha quartier generale a Damasco (OGG-Damascus). Altri avamposti UNTSO si trovano in Israele, Libano (ai confini con la Siria), ed Egitto.

Dunque la posizione di Mood gli attribuisce in Siria un coinvolgimento diretto insieme a Robert Ford e, presumibilmente, con David Petraeus per tramite dei suoi rappresentanti sul posto. Tenendo ciò in mente, c’è da chiedersi quale ruolo potrà avere Mood nella costituzione degli squadroni della morte attualmente messi a punto. È proprio a questo che allude Webster Tarpley in una intervista con la PressTV quando dichiara: «Qualsiasi analisi dovrebbe partire dagli squadroni della morte e dal ruolo del diplomatico americano John Dimitri Negroponte a Bagdad; poi da quello di Robert Ford a Damasco. Inoltrei chiederei al capo della missione ONU di supervisione in Siria, Generale Robert Mood, se si trovava a Damasco fra il 2009 ed il 2011, che cosa ha saputo della formazione degli squadroni della morte. Questa sarebbe una domanda veramente interessante». Il fatto che i ribelli in Siria siano sostanzialmente dei pupazzi NATO/angloamerico/arabi significa che nessuno che abbia anche solo una minima comprensione degli eventi che sono in atto nella regione, può metterne in dubbio l’impegno profuso nella destabilizzazione del Paese. Benchè occorra maggior tempo per fare alla Siria quello che le medesime forze hanno portato a termine in Libia, lo schema è esattamente il medesimo.

Ed è un dato di fatto che molti dei partecipanti che hanno preso parte alla eliminazione del regime di Gheddafi sono ora coinvolte nella distruzione del governo di Assad.Gli stessi terroristi di al-Qaeda saltati fuori in Libia si sono ora spostati in Siria per la seconda tornata dell’avanzata imperiale.

Ghirardi Marco

giovedì 3 maggio 2012

Damasco a maggio - ...l'altra Siria, quella vera, raccontata da Marinella Corrreggia...

Jbab e Damasco

“Peggio dei terremoti e delle tempeste è l’odio settario. Per la nostra religione è un peccato gravissimo. Chi uccide una singola persona è come se uccidesse l’umanità intera, dice il Corano. Eppure le potenze esterne hanno fatto in modo di alimentare il settarismo violento anche in Siria”. Il maestro Ali è un musulmano praticante e sunnita che vive nel grosso paese di Jbab, governatorato di Deraa (considerato roccaforte dell’opposizione al governo), a 40 minuti di pulman da Damasco, fra uliveti vecchi e nuovi (la Siria è fra i primi produttori al mondo) e campi di grano. A Jbab “riciclano” le grosse scure pietre di basalto per costruire le case nuove; la sua, Ali l’ha costruita da sé e con spontanei criteri di bioarchitettura. Dopo un tè e un caffè, si congeda insieme alla moglie (che non parla), precisando che a Jdab non ci sono problemi e che quando è andato a Deraa a prendere lo stipendio ha trovato tutto calmo.

Iracheni erranti

A Damasco, nel quartiere di Jaramana, la sera gli iracheni (uomini) si ritrovano a giocare a scacchi e bere tè sotto una grande tenda arredata, allestita due anni fa da uno di loro. La Siria ha ospitato e ospita oltre a palestinesi e libanesi un numero incredibile di iracheni scappati dopo la guerra di Bush del 2003 con il caos e il conflitto settario che ne sono seguiti. Secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), il numero (fluttuante) di iracheni rifugiati in Siria è di oltre 1.100.000 persone più 300mila prive di status. Sono una parte sono registrati. Damasco ha sempre concesso permessi di soggiorno rinnovabili ma questa enormità di rifugiati è un peso sociale enorme. Ha aumentato i prezzi degli affitti e delle case, ha portato fenomeni di delinquenza, disagio, prostituzione. A parte gli aiuti alimentari forniti dall’Unhcr, l’assistenza sanitaria gratuita delle strutture siriane e della Red Crescent siriana, la scuola pure gratuita (ma molti bambini iracheni non ci vanno e lavorano), gli iracheni teoricamente non possono lavorare; comunque l’occupazione al nero è tollerata. Come vedono la tragedia siriana? Saad (di Baghdad, quartiere Qarrada) gestisce un lavanderia: “Siamo scappati in Siria perché qui era più facile essere accolti, la vita costava poco, eravamo vicini al nostro paese e le tradizioni sono simili. Ma adesso temiamo un intervento armato esterno anche qua ad appoggiare i gruppi di terroristi fanatici come quelli che ci hanno fatti partire dall’Iraq. Volete bruciare la Siria con tutti i suoi abitanti? Molti iracheni stanno cercando di andar via. C’è anche una politica per farne andare un po’ in Turchia a gonfiare le cifre sui rifugiati dalla Siria”.

Sotto la tenda-bar, il signor Abdel Fatteh spiega che a causa delle sanzioni bancarie è adesso difficile ricevere la pensione dall’Iraq. “Sono venuto qua nel 2006 con mia moglie e tre figli per il pericolo di attentati, le violenze settarie, i rapimenti…Adesso rivedo tutto qui”. Majid, che a Baghdad viveva ad Adamyia, è arrivato nel 2007 con moglie e cinque figli dopo che altri tre gli sono stati uccisi; uno dopo un rapimento, e due gemelle in un’esplosione in città. Lavora come piccolo commerciante ma la crisi della Siria ha danneggiato tutti, e gli aiuti internazionali ai rifugiati sono pochissima cosa. Ha fatto l’intervista per trasferirsi…negli Stati Uniti.

La loro storia da Homs

Rimarrà a Homs e non tornerà nel paese dell’Est europeo che ha lasciato 29 anni fa con il marito siriano la signora M. Attualmente in visita a Damasco, chiede di non precisare né il suo paese d’origine né il quartiere di Homs in cui vive perché “credo di essere una delle pochissime straniere ancora lì e rischio”. Torna spesso a casa e anche là c’è disinformazione sulla Siria. Ecco la sua versione dell’”assedio a Homs”: “Il quartiere dove vivo – misto, con sunniti come è mio marito, alaouiti, cristiani – è circondato su tre lati da quartieri che si erano riempiti di gruppi armati, soprattutto Khalidyia. Noi chiedevamo più presenza dell’esercito, perché era rischioso uscire dal quartiere, mia figlia non è più andata all’università, tanti non andavano al lavoro. Per poter viaggiare fuori Homs hanno riattivato la vecchia stazione delle corriere, in una zona tranquilla. Nel quartiere c’era un grande rischio per via dei cecchini, mio marito un giorno ha soccorso una donna colpita di striscio in strada”. Ma dicono che sono tiratori del regime…”Ci sono diversi video in cui i terroristi rivendicano le loro azioni – anche decapitazioni, impiccagioni – e le mostrano anche”. Ma a febbraio l’esercito ha bombardato Homs e Khalidya uccidendo civili? “Certo c’è stata battaglia – non si poteva lasciare un’intera area nelle loro mani – e molte cose sono distrutte. Da Baba Amr e Khalidyia i civili se ne erano andati quasi tutti. Ma i terroristi avevano preso ostaggi, scudi umani che una volta liberati hanno raccontato la loro storia”. Parla di molte ragazze che adesso si velano per sicurezza. Parla di un medico bulgaro nel cui ambulatorio i “terroristi portavano i feriti. E’ tornato in patria, si sentiva preso fra i due fuochi”. Afferma che “ritirandosi da Baba Amr i terroristi hanno preso possesso di Hamidya – quartiere con molti cristiani che non stanno da nessuna delle due parti e che sono scappati – rubando e saccheggiando. Conclude che “è ancora possibile la pace e la riconciliazione, ma devono smettere di mandare armi e soldi in Siria”.

Gaith (“Pioggia”) è studente alla facoltà di odontoiatria a Damasco e va a Homs tutti i mesi a trovare la famiglia abitante nel quartiere Al Zahra. Ecco la sua versione. “I terroristi si erano insediati nei quartieri di Baba Amr e Khalidya (che è vicino ad Al Zahra) e volevano fare di quelle aree un’altra Bengasi, anzi forse un altro Afghanistan islamico. Volevano occupare tutta Homs forse. Intanto il mio quartiere era quasi accerchiato, era pericoloso uscire per andare a lavorare altrove; si rischiavano rapimenti, uccisioni di alaouiti, cristiani, e sunniti che non stavano con i terroristi. Da Khalidya e Bara Amr arrivavano a Zahra e Akrama attacchi come quello che ha ucciso il giornalista francese (Gilles Jacquier, ad Akrama, ndr). No, non so dire da dove vengono i terroristi; mi dicono che ci sono prove di tante presenze di stranieri”. Come mai in febbraio è arrivato l’esercito ad accerchiare Baba Amr? Prima di febbraio l’esercito non c’era a Homs, c’era solo la polizia. Il governo aveva mandato in quei quartieri dei religiosi per negoziare ma non hanno voluto. Allora è arrivato l’esercito”. I media dicono che l’esercito ha ucciso tanti civili a Homs…”Forse dei civili sono morti fra i due fuochi. Ma tanti uccisi non erano civili, erano ben armati”. E la strage di Karm Zeitoun, tutti quei morti che abbiamo visto negli orribili video diffusi in marzo? “Sono stati i terroristi. L’hanno detto anche i parenti sopravvissuti”. Com’è adesso la situazione a Homs? “Rimangono gruppi armati a Baba Amr e Khalidya”. Cosa pensi della Free Syrian Army? “Sono islamisti, non rivoluzionari”.



Zabadani

Ed ecco Samir, studente di Zabadani, un luogo di turismo montano per i damasceni, verso i confini con il Libano, dove fiorisce il contrabbando di armi e combattenti. “Di Zabadani si è parlato poco perché il clou degli scontri è stato contemporaneo a quello di Homs, a febbraio. Mesi prima erano iniziate proteste e c’erano stati alcuni…incidenti ma poi rapidamente si sono visti per le strade sempre più uomini armati. “Per proteggerci”, dicevano. Attaccavano i check points. L’esercito non è intervenuto finché non è diventato evidente che gli armati erano oltre mille e volevano creare un’area ‘liberata’. Alcune famiglie che erano contro il governo dicevano anche ‘non siamo soli’ e forse si riferivano a combattenti di altri paesi. Se a febbraio l’esercito ha avuto bisogno di settimane per riguadagnare il controllo dell’area vuol dire che si opponeva a combattenti professionisti e armi sofisticate. Molti abitanti sono fuggiti dagli scontri, noi siamo rimasti ma tappati in casa e senza luce né telefono. Poi a Zabadani si è avviato il negoziato, attraverso alcune famiglie importanti e si è raggiunto un cessate il fuoco, il primo caso nel paese. Parte degli armati sono andati altrove, altri erano stati arrestati o uccisi, altri hanno deposto le armi”.

Marinella Correggia

domenica 4 marzo 2012

Elezioni in Russia scrutate da Giulietto Chiesa... "Vincerà Vladimir Putin"

"In Russia vincerà Vladimir Putin"

Sono venuto qui per vedere non come si vota e quale sarà il risultato di queste elezioni. Sono cose che qui sanno tutti. Vincerà Vladimir Putin. Con ogni probabilità vincerà al primo turno. Il che significa che qualche “ritocco” delle cifre sarà avvenuto, da qualche parte, nella quale nessuno potrà ficcare il naso.

Del resto è stato il presidente uscente (che sarà il primo ministro, di nuovo. E anche questo lo sappiamo già in anticipo), Dmitrij Medvedev, ad aver rivelato, qualche giorno fa, in una riunione al chiuso con un gruppo di esponenti politici esclusi dalle elezioni della Duma dello scorso dicembre, che le elezioni “democratiche” del primo presidente “democratico” della Russia, Boris Eltsin, nel 1996, furono truccate.

Adesso abbiamo la conferma (io ne scrissi allora, unico tra tutti i corrispondenti esteri, perché allora tutti tifavano per Eltsin) che quelle elezioni le aveva vinte, al primo turno, Ghennadij Ziuganov, capo del partito comunista russo.

La cosa più importante, però, è cosa succederà dopo. Quale che sia l’esito del voto, è ormai evidente che una opposizione c’è, ed è rilevante.

Secondo: si tratta di una opposizione molto “mista”, che va dall’estrema destra all’estrema sinistra, anzi sopra e sotto, perché le nostre categorie di destra e sinistra qui valgono poco o niente, e che quindi non è in condizione di proporre un programma. Per essere più espliciti: non c’è un programma di questa opposizione. C’è un misto di richieste, tra loro inconciliabili, che spaziano dal nazionalismo russo fino al filo americanismo più sguaiato.

Terzo. Putin ha già fatto capire che non vuole andare allo scontro. Lunedì 5 ci sarà la prima manifestazione post elettorale contro il presidente eletto per la terza volta. Putin ha ordinato che le si conceda Piazza Pushkin, nel pieno centro di Mosca, a un chilometro dal Cremlino. La città sara paralizzata. Ma scommetto che non succederà niente. Nel senso che non ci saranno scontri e la polizia – che sarà presente massicciamente, ma a qualche distanza – non muoverà un dito.

Questo è quello che mi auguro, ma è anche quello che prevedo.

Infine: Vladimir Putin, ho l’impressione, cambierà parecchie cose nei prossimi mesi. Il sistema oligarchico che lo circonda e da cui proviene, gli sta ormai stretto. Così come sta stretto a tutto il paese, inclusi molti che scenderanno in piazza. Qualche colpo lo darà in quella direzione.

L’altra cosa che farà sarà di far capire all’Occidente che la Russia non à disposta a far cadere Assad di Siria, e non gradisce affatto l’eventualità di un attacco contro l’Iran. Lo ribadirà in modo esplicito. Dunque si apre una fase nuova per la Russia, interna ed esterna. Sarà utile mettere a posto gli orologi.

Giulietto Chiesa

(Fonte: Il Fatto Quotidiano)

sabato 25 febbraio 2012

Cina amica... ed il veto contro le risoluzioni anti Siria (e Iran)

Lama cinese


Il veto cinese al Consiglio di Sicurezza non è una moda influenzata dalla Russia, ma il culmine di una lunga e dolorosa esperienza. È motivato principalmente dal desiderio di sostenere le norme del diritto internazionale. Il professor Li Qingsi mette questa preoccupazione nel suo immediato contesto storico (cambiamenti di regime orchestrati in Nord Africa) e nel lungo periodo (l’occupazione della Cina da parte dell’Occidente e la difficile relazione Cina-USA).

Dopo che la Russia e la Cina hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 4 febbraio, l’Assemblea generale dell’ONU ha approvato una risoluzione che condanna le violenze in Siria. Anche se non vincolante, farà aumentare ulteriormente la pressione sul governo siriano e apre la porta a un intervento straniero in futuro.

I conflitti settari, i fattori geopolitici e in particolare la politica del “divide et impera” dell’Occidente, hanno dato luogo a intense contraddizioni all’interno del mondo arabo, e a scontri interni in Siria che hanno fornito una scusa all’Occidente per interferire.

L’attuale crisi in Siria non ha semplicemente per scopo la protezione dei diritti umani, come pretende l’Occidente. Vuole rovesciare l’attuale governo e sostituirlo con uno filo-occidentale. La Siria è considerata un problema per la strategia mediorientale dell’occidente, a causa dei suoi stretti legami con l’Iran e il Libano, entrambi ostili agli Stati Uniti.

Per poter giocare un ruolo in Medio Oriente, la Lega araba è pronta a sostenere la strategia occidentale nella regione. Senza dubbio, dopo aver risolto il problema siriano in modo non-pacifico, il prossimo obiettivo sarebbe l’Iran.

Il veto cinese non vuol dire che Pechino si colloca a fianco del governo siriano, o è cieco sullo spargimento di sangue, ma non vuole che la Siria segua lo stesso percorso disastroso della Libia, che ha portato a una situazione di guerra civile generalizzata.

In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Cina ha la responsabilità e il dovere di difendere la Carta delle Nazioni Unite, fonte del diritto e del codice di condotta internazionale, e quindi deve respingere qualsiasi risoluzione che viola la Carta e i suoi principi.

Se la Cina si rendesse conto che una risoluzione è sufficiente per minacciare la sovranità di uno Stato ed è contraria alla giustizia, e non facesse nulla, sarebbe un grave errore.

La furiosa reazione dell’occidente a veti russo e cinese, dimostra che hanno svelato il vero obiettivo degli occidentali – che cercano di dominare il Medio Oriente e di monopolizzare le Nazioni Unite – stando attenti a nascondersi dietro le loro nobili richieste sui diritti umani in Siria.

Il mondo è stato testimone di troppe invasioni di Stati sovrani e di troppi omicidi di civili innocenti in nome dell’intervento umanitario. Gli interventi militari dalla fine della Guerra Fredda dimostrano che l’Occidente, mentre sventola la bandiera della difesa dei diritti umani, in realtà non cerca che i propri interessi strategici globali e regionali.

Che siano i paesi invasi dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, o certi paesi musulmani che hanno vissuto le “rivoluzioni colorate” lo scorso anno, il fatto è che, invece della tutela dei diritti dell’uomo, queste invasioni e queste “rivoluzioni” hanno portato al deterioramento della stabilità interna e della situazione umanitaria.

L’esperienza dimostra che, dopo la Guerra Fredda, qualunque siano le differenze tra di essi, i paesi occidentali serrano le fila quando sono in conflitto con un paese non occidentale. Anche nell’era della globalizzazione, c’è sempre una linea netta tra l’Occidente e il resto del mondo.

Per ragioni sia storiche che pratiche, l’equilibrio di potere tra l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, e il mondo non-occidentale, è diseguale. Allo stesso modo di un potere assoluto senza vigilanza o restrizioni in conseguenza della corruzione all’interno di uno Stato, un potere senza contrappesi nella comunità internazionale diventerebbe troppo imperioso e spietato, diventando così una minaccia per la stabilità in tutto il mondo.

Dopo la Guerra Fredda, gli Stati Uniti sono riusciti a “avere una ferma presa sulle Nazioni Unite, con cui opprimere la comunità internazionale“, mentre i Paesi piccoli e medi non osavano esprimere il proprio disappunto.

La reazione isterica degli Stati Uniti al veto cinese dimostra la non comprensione dell’evoluzione della Cina. In un momento in cui la diplomazia delle cannoniere è ripresa fino ad oggi, un approccio modesto e autodisciplinato della diplomazia può sembrare un po’ datato.

Se Cina e Stati Uniti potessero tranquillamente coesistere, sarebbe un risultato senza precedenti. Ma la storia delle relazioni sino-statunitensi dimostra che tale cooperazione non può essere raggiunta solo attraverso il compromesso o una semplice richiesta, e che non si può sperare su un gioco a somma zero con la semplice via della nostra buona volontà. La lotta senza rompere le relazioni non dovrebbe essere la base dell’atteggiamento della Cina verso gli Stati Uniti, perché solo quando siamo pronti a pagare il prezzo della rottura, allora saremo in grado di combattere senza lacerarci.

Qualunque sia la difficoltà della situazione esterna, la Cina non fermerà il suo sviluppo. Non fino a quando i diplomatici continueranno a fare appello al nostro buon cuore. Né finché sarà facile calpestare i sentimenti di 1,3 miliardi di cinesi, e non prima che la Cina non abbia la capacità di difendere la Carta e le norme delle Nazioni Unite, nonché la pace e la giustizia nel mondo coi fatti e non con le parole.

In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza, la Cina deve assumersi la grande responsabilità di salvaguardare la pace nel mondo. Per preservare l’unità, la Cina è stata costretta a usare il suo diritto di veto.

Poiché è un membro della comunità internazionale, la Cina è consapevole che non può raggiungere i propri interessi senza la cooperazione con il mondo esterno. Ma la Cina sarà anche attenta a quei Paesi occidentali che vanno troppo lontano. Dopo essere stata invasa dalle potenze occidentali, la Cina comprende le sofferenze che ne risulta. La Cina che si risveglia non commetterà gli stessi errori, perché il popolo cinese crede che ciò che non volete che facciano a voi, non sia inflitto agli altri.

Li Qingsi

(Fonte: Réseau Voltaire Beijing)