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sabato 25 febbraio 2012

Cina amica... ed il veto contro le risoluzioni anti Siria (e Iran)

Lama cinese


Il veto cinese al Consiglio di Sicurezza non è una moda influenzata dalla Russia, ma il culmine di una lunga e dolorosa esperienza. È motivato principalmente dal desiderio di sostenere le norme del diritto internazionale. Il professor Li Qingsi mette questa preoccupazione nel suo immediato contesto storico (cambiamenti di regime orchestrati in Nord Africa) e nel lungo periodo (l’occupazione della Cina da parte dell’Occidente e la difficile relazione Cina-USA).

Dopo che la Russia e la Cina hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 4 febbraio, l’Assemblea generale dell’ONU ha approvato una risoluzione che condanna le violenze in Siria. Anche se non vincolante, farà aumentare ulteriormente la pressione sul governo siriano e apre la porta a un intervento straniero in futuro.

I conflitti settari, i fattori geopolitici e in particolare la politica del “divide et impera” dell’Occidente, hanno dato luogo a intense contraddizioni all’interno del mondo arabo, e a scontri interni in Siria che hanno fornito una scusa all’Occidente per interferire.

L’attuale crisi in Siria non ha semplicemente per scopo la protezione dei diritti umani, come pretende l’Occidente. Vuole rovesciare l’attuale governo e sostituirlo con uno filo-occidentale. La Siria è considerata un problema per la strategia mediorientale dell’occidente, a causa dei suoi stretti legami con l’Iran e il Libano, entrambi ostili agli Stati Uniti.

Per poter giocare un ruolo in Medio Oriente, la Lega araba è pronta a sostenere la strategia occidentale nella regione. Senza dubbio, dopo aver risolto il problema siriano in modo non-pacifico, il prossimo obiettivo sarebbe l’Iran.

Il veto cinese non vuol dire che Pechino si colloca a fianco del governo siriano, o è cieco sullo spargimento di sangue, ma non vuole che la Siria segua lo stesso percorso disastroso della Libia, che ha portato a una situazione di guerra civile generalizzata.

In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Cina ha la responsabilità e il dovere di difendere la Carta delle Nazioni Unite, fonte del diritto e del codice di condotta internazionale, e quindi deve respingere qualsiasi risoluzione che viola la Carta e i suoi principi.

Se la Cina si rendesse conto che una risoluzione è sufficiente per minacciare la sovranità di uno Stato ed è contraria alla giustizia, e non facesse nulla, sarebbe un grave errore.

La furiosa reazione dell’occidente a veti russo e cinese, dimostra che hanno svelato il vero obiettivo degli occidentali – che cercano di dominare il Medio Oriente e di monopolizzare le Nazioni Unite – stando attenti a nascondersi dietro le loro nobili richieste sui diritti umani in Siria.

Il mondo è stato testimone di troppe invasioni di Stati sovrani e di troppi omicidi di civili innocenti in nome dell’intervento umanitario. Gli interventi militari dalla fine della Guerra Fredda dimostrano che l’Occidente, mentre sventola la bandiera della difesa dei diritti umani, in realtà non cerca che i propri interessi strategici globali e regionali.

Che siano i paesi invasi dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, o certi paesi musulmani che hanno vissuto le “rivoluzioni colorate” lo scorso anno, il fatto è che, invece della tutela dei diritti dell’uomo, queste invasioni e queste “rivoluzioni” hanno portato al deterioramento della stabilità interna e della situazione umanitaria.

L’esperienza dimostra che, dopo la Guerra Fredda, qualunque siano le differenze tra di essi, i paesi occidentali serrano le fila quando sono in conflitto con un paese non occidentale. Anche nell’era della globalizzazione, c’è sempre una linea netta tra l’Occidente e il resto del mondo.

Per ragioni sia storiche che pratiche, l’equilibrio di potere tra l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, e il mondo non-occidentale, è diseguale. Allo stesso modo di un potere assoluto senza vigilanza o restrizioni in conseguenza della corruzione all’interno di uno Stato, un potere senza contrappesi nella comunità internazionale diventerebbe troppo imperioso e spietato, diventando così una minaccia per la stabilità in tutto il mondo.

Dopo la Guerra Fredda, gli Stati Uniti sono riusciti a “avere una ferma presa sulle Nazioni Unite, con cui opprimere la comunità internazionale“, mentre i Paesi piccoli e medi non osavano esprimere il proprio disappunto.

La reazione isterica degli Stati Uniti al veto cinese dimostra la non comprensione dell’evoluzione della Cina. In un momento in cui la diplomazia delle cannoniere è ripresa fino ad oggi, un approccio modesto e autodisciplinato della diplomazia può sembrare un po’ datato.

Se Cina e Stati Uniti potessero tranquillamente coesistere, sarebbe un risultato senza precedenti. Ma la storia delle relazioni sino-statunitensi dimostra che tale cooperazione non può essere raggiunta solo attraverso il compromesso o una semplice richiesta, e che non si può sperare su un gioco a somma zero con la semplice via della nostra buona volontà. La lotta senza rompere le relazioni non dovrebbe essere la base dell’atteggiamento della Cina verso gli Stati Uniti, perché solo quando siamo pronti a pagare il prezzo della rottura, allora saremo in grado di combattere senza lacerarci.

Qualunque sia la difficoltà della situazione esterna, la Cina non fermerà il suo sviluppo. Non fino a quando i diplomatici continueranno a fare appello al nostro buon cuore. Né finché sarà facile calpestare i sentimenti di 1,3 miliardi di cinesi, e non prima che la Cina non abbia la capacità di difendere la Carta e le norme delle Nazioni Unite, nonché la pace e la giustizia nel mondo coi fatti e non con le parole.

In qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza, la Cina deve assumersi la grande responsabilità di salvaguardare la pace nel mondo. Per preservare l’unità, la Cina è stata costretta a usare il suo diritto di veto.

Poiché è un membro della comunità internazionale, la Cina è consapevole che non può raggiungere i propri interessi senza la cooperazione con il mondo esterno. Ma la Cina sarà anche attenta a quei Paesi occidentali che vanno troppo lontano. Dopo essere stata invasa dalle potenze occidentali, la Cina comprende le sofferenze che ne risulta. La Cina che si risveglia non commetterà gli stessi errori, perché il popolo cinese crede che ciò che non volete che facciano a voi, non sia inflitto agli altri.

Li Qingsi

(Fonte: Réseau Voltaire Beijing)

martedì 14 febbraio 2012

La lega araba non vuole pubblicare la relazione degli osservatori in Siria, in cui risulta il coinvolgimento del Quatar nella “ribellione”

Immagini statiche, senza parole...

Dall’inizio degli eventi che adombrano la Siria, due versioni dei fatti si oppongono: per gli occidentali e i loro alleati nel Golfo, il sistema sopprime nel sangue una rivoluzione popolare, mentre per la Siria e i suoi alleati del BRICS, il paese viene attaccato da gruppi armati provenienti dall’esterno.

Per far luce su questi eventi, la Lega Araba ha creato una missione di osservatori composta da persone designate da ciascuno Stato membro (ad eccezione del Libano che ha rifiutato di parteciparvi). Questa diversità di esperti assicura l’impossibilità della manipolazione dei risultati, il loro numero (oltre 160) e la durata della loro missione (un mese) sono in grado di fornire un quadro molto più ampio di quelli disponibili in precedenza. Ad oggi, nessun terzo organismo può pretendere di avere condotto una ricerca più grande e rigorosa, e quindi non può pretendere di conoscere meglio la situazione in Siria.

Il comitato ministeriale della Lega araba, responsabile del Piano di monitoraggio e composto da cinque stati arabi dei 22 membri della Lega (Algeria, Egitto, Oman, Qatar, Sudan) ha convalidato la relazione della missione 4 voti contro 1 (Qatar) e ha deciso di prolungare di un mese la missione degli osservatori.

Il problema è che la relazione conferma la versione del governo siriano e paralizza l’Occidente e le monarchie del Golfo. In particolare, dimostra che non vi è stata una letale repressione delle manifestazioni pacifiche e che tutti gli impegni assunti da Damasco sono stati scrupolosamente rispettati. Si convalida inoltre il fatto importante che il paese è destabilizzato da gruppi armati, responsabili di centinaia di civili e di militari dell’esercito siriani uccisi, e centinaia di atti di terrorismo e sabotaggio.

È per questo che il Qatar sta ora cercando di impedire la diffusione del rapporto con qualsiasi mezzo. Infatti, risulta essere una vera bomba che potrebbe rivoltarsi contro di esso e il suo dispositivo di comunicazione.

Qatar detiene attualmente la presidenza della Lega, non perché fosse venuto il suo turno, ma perché ha comprato dall’Autorità Palestinese il suo turno alla presidenza.
La presidenza della Lega ha deciso di non trasmettere la relazione della missione degli osservatori, di non tradurla e anche di non mettere l’originale in arabo sul suo sito web.

Il rischio per l’emirato wahhabita è enorme. Se purtroppo l’opinione pubblica occidentale dovesse avere accesso alla relazione, sarà il Qatar e il suo relè che potranno essere ritenuti responsabili sulla democrazia e sul coinvolgimento nell’uccisione di persone.

(Fonte: www.statopotenza.eu)


Articolo correlato: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/02/05/il-rapporto-degli-osservatori-internazionali-in-siria-ignorato-dai-media-e-dai-governi-occidentali-perche-report-of-the-head-of-the-league-of-arab-states-observer-mission-to-syria-for-the-perio/