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mercoledì 22 agosto 2012

La grande crisi... per vedere cosa c'è dietro bisogna guardare avanti.... od all'inverso

Chiaro come l'acqua

Lo scopo di questo articolo è quello di spiegare come una banda di banchieri, riuniti in società più o meno segrete come il Bilderberg, utilizzando uno schema ripetitivo, distruggono le democrazie del mondo, per appropriarsi dei loro beni pubblici ed avere il pieno controllo dell’economia mondiale.

L’arma che questa banda di banchieri utilizza per derubare il mondo non è una bomba atomica, anche se è ugualmente letale, ma un’ideologia: il Liberismo.

Come potete leggere su Wikipedia, il liberismo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall’economia (perciò un’economia liberista è un’economia di mercato solo temperata da interventi esterni); Il liberismo fu abbozzato durante la Rivoluzione Francese, si sviluppò ampiamente nel corso dell’Illuminismo scozzese e all’interno della scuola detta “fisiocratica”, ma trovò forse la sua formulazione più compiuta in Inghilterra nel corso del XIX secolo, spinto dalla rivoluzione industriale, dagli studi di Adam Smith.Entrato in difficoltà in seguito alla crisi del 1929 e al diffondersi delle teorie keynesiane e più in generale con il diffondersi di visioni collettiviste, il liberismo ha conosciuto una rinascita negli ultimi anni del XX secolo,intorno al 1980, (neoliberismo) in seguito all’affermazione della globalizzazione e – ancor più – con la rinascita della cosiddetta Scuola austriaca (Carl Menger, Ludwig von Mises, Bruno Leoni,Murray N. Rothbard, Friedrich von Hayek).

Il liberismo afferma la tendenza del mercato (la mano invisibile) ad evolvere spontaneamente verso la struttura più efficiente possibile, che è poi il “mondo migliore” sia per il produttore che per il consumatore. Quindi, per il liberismo il sistema-mercato tende verso una situazione di ordine crescente.

Oggi sappiamo tutti che queste sono sciocchezze, giusto per usare un eufemismo, favolette che la cruda realtà dei giorni nostri ha smentito seccamente. Favolette raccontate, da chi insofferente del primato dello Stato e degli interessi dello Stato al proprio profitto personale si è inventato una teoria senza nessun fondamento razionale (e nessuna esperienza reale); si è inventato una teoria fondata su aspirazioni e desideri di avidi sciocchi, piuttosto che sull’analisi reale delle dinamiche dei mercati.



Ad ogni modo da quando sono comparsi sulla scena mondiale i Chicago Boys, è partita una campagna pubblicitaria a livello planetario delle loro bizzarre idee, che comprendeva anche la diffamazione dell’iniziativa pubblica. E così attraverso film, giornalisti, gente dello spettacolo, politici, intellettuali si è diffusa la falsissima idea che lo Stato fosse un freno al libero sviluppo dell’economia, e che le aziende pubbliche fossero meno efficienti di quelle private; peccato che ancora una volta la realtà dei dati economici odierni, afferma esattamente il contrario: oggi le imprese italiane che hanno una qualche rilevanza internazionale sono solo le due principali aziende ancora controllate dallo stato: Eni ed Enel. Analizzando le performance di tutte le aziende privatizzate dallo stato italiano, si è giunti alla conclusione che le privatizzazioni portano ad un peggioramento della qualità dei prodotti/servizi resi a fronte di un aumento dei prezzi, ad una diminuzione dei posti di lavoro, ad un abbassamento dei salari e della produttività delle aziende; l’unica cosa che cresce è il reddito di chi le possiede. Sono fatti, sotto gli occhi di tutti, eppure si fa fatica a prenderne coscienza, l’incapacità dell’uomo moderno a valutare i fenomeni per quello che sono è dovuta ad uno snaturamento della persona umana che da essere cognitivo e creativo è stata addormentata e limitata ad essere un soggetto meramente percettivo senza una propria capacità critica. Il complesso culturale dice che la neve è nera, e per la stragrande maggioranza delle persone la neve è nera.

Linea discendente

A partire dal 1948 inizia un lungo periodo di sostanziale stabilità fino al 1980 con pochi anche se significativi scostamenti o leggeri slittamenti di tendenza, come quello che si verifica dal 1965 fino al 1980 di moderato declino; dopo di essa, le condizioni di sostenibilità tendono a peggiorare sempre più per tutto il periodo che va dal 1981 fino al 1994; infine, nell’ultimo periodo, dal 1995 si assiste a un miglioramento progressivo dei problemi di sostenibilità che si mantiene fino al 2000, quando tale tendenza si inverte nuovamente e precipita ai giorni nostri.

Cosa è successo tra il 1980 e il 1995 in Italia:
Eliminazione della moneta di stato.Il 16 marzo 1978 Aldo Moro fu rapito e ucciso il 9 maggio successivo da appartenenti al gruppo terrorista denominato Brigate Rosse; subito dopo l’Italia smise di emettere cartamoneta di Stato.

Lo Stato soccombe al capitale.Nel luglio 1981 iniziava, dieci anni fa, un nuovo regime di politica monetaria. Si inaugurava, infatti, il cosiddetto “divorzio” fra Tesoro e Banca d’ Italia: una “separazione dei beni” che esimeva la seconda dal garantire in asta il collocamento integrale dei titoli offerti dal primo.Su iniziativa di Andreatta e Ciampi (appena asceso al soglio di Governatore della Banca d’Italia), la nostra Banca centrale venne esonerata dall’obbligo di acquistare i titoli del debito pubblico che fossero rimasti invenduti in asta. Quell’obbligo, in pratica, significava che lo Stato poteva indebitarsi al tasso desiderato, perché tutti i Buoni del tesoro che i privati non avessero acquistato finivano alla Banca centrale. Era il modo in cui lo Stato “comandava” il capitale monetario. Con il divorzio, invece, lo Stato venne costretto a indebitarsi ai tassi d’interesse correnti sul mercato, i quali giusto in quel periodo schizzavano verso l’alto a causa della svolta monetarista impressa da Paul Volcker all’azione della Federal Reserve, la banca centrale americana. Subito dopo esplodeva il debito pubblico Italiano.

I sindacati dalla parte dei padroni.La Marcia dei 4000 Quadri Fiat: è una manifestazione svoltasi a Torino il 14 ottobre 1980. Migliaia di impiegati e quadri della FIAT scesero in piazza per protestare contro le violente forme di picchettaggio che impedivano loro di entrare in fabbrica a lavorare, da ormai 35 giorni. La manifestazione, secondo l’analisi di molti storici, segnò un punto di svolta nelle relazioni sindacali: il sindacato a breve capitolò e chiuse con un accordo favorevole alla Fiat la vertenza, iniziando una progressiva perdita di potere ed influenza che si protrasse per tutti gli anni ottanta non solo in Fiat ma nel paese.

Congelamento dei salari. Tra il 1984 e il 1992, è abrogata la scala mobile: i governi di Bettino Craxi e Giuliano Amato, con l’accordo degli stessi sindacati; giustificarono l’abrogazione sostenendo che aveva generato un circolo vizioso che contribuiva una continua crescita dell’inflazione. In realtà la scala mobile era uno strumento economico di politica dei salari, volto ad indicizzare automaticamente i salari all’inflazione e all’aumento del costo della vita secondo un indice dei prezzi al consumo. Era cioè uno strumento utile al fine di mantenere inalterato il salario reale dei lavoratori, e dunque il loro potere di acquisto; entrava in azione se l’inflazione cresceva; mentre Craxi, Amato, e i sindacati (e tutta la stampa nazionale) sostenevano che era la scala mobile a creare inflazione, un poco come dire che viene a piovere se esci con l’ombrello. Ludwig von Mises (definito l’incontrastato decano della scuola austriaca economica) sosteneva che, poiché l’aumento salariale non comportava una variazione della base monetaria ma soltanto una riduzione dell’utile delle imprese, che veniva redistribuito ai lavoratori, sia da escludere un legame tra scala mobile e inflazione.

Studio di una Strategia per una privatizzazione selvaggia: II 2 giugno 1992 si svolgeva una riunione semisegreta tra i principali esponenti della City, il mondo finanziario londinese, ed i manager pubblici italiani, rappresentanti del Governo di allora e personaggi che poi sarebbero diventati ministri o direttori generali nei Governi Amato, Dini, Ciampi, Prodi, D’Alema (ma anche Berlusconi, per quanto riguarda la centrale figura di Mario Draghi). Oggetto di discussione: le privatizzazioni. Questa riunione si tenne a bordo del panfilo della Corona inglese, il “Britannia”in navigazione lungo le coste siciliane.In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli.Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani. La stampa martellava su “Mani pulite”, facendo intendere che da quell’evento sarebbero derivati grandi cambiamenti. Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Tutto era pronto e favorevole, bisognava solo trovare un pretesto per convincere l’opinione pubblica italiana che fosse necessario privatizzare. Il pretesto lo crea ad arte George Soros.

Attacco speculativo alla Lira: L’attacco speculativo del settembre 1992, condotto da George Soros, portò ad una svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d’Italia, che fu costretta a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare l’attacco speculativo. La crisi portò anche allo scioglimento del Sistema Monetario Europeo. A seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, la privatizzazione,delle aziende italiane, sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori. Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la “necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo”, pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.

Quindi dal 1980, vediamo un vero e proprio attacco allo Stato italiano, supportato dall’interno da personalità di spicco del mondo economico e politico (del Centro-Sinistra) italiano, molti dei quali ancora in carica. Il Centro Sinistra italiano dal 1997 al 2000 stabilisce il record europeo di privatizzazioni di aziende statali (battendo persino l’Inghilterra patria del liberismo). Quindi qui in Italia, abbiamo una sinistra che per più di mezzo secolo in Tv e sui giornali,ci ha raccontato una politica basata sulla solidarietà sociale, sul mondo del lavoro, sui diritti dei cittadini, mentre al parlamento e sui panfili dei reali Inglesi studiavano il modo su come far arricchire pochi privati, distruggendo la nostra economia e svendendo nostri diritti.

1992–2012 Guerra Finanziaria all’Italia

Ma di tutte le privatizzazioni fatte, il colpo di grazia, quella che ha consegnato l’Italia nelle mani dei mercati internazionali (ergo ciò che ha esposto l’Italia alla speculazione finanziaria) è stato il “Divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, con la successiva privatizzazione della stessa nel quinquennio tra il 1990 e il 1994.Finì così per realizzarsi un autentico scippo. Le azioni della Banca d’Italia, di fatto e di diritto un’istituzione pubblica creata con il preciso fine di difendere l’interesse nazionale, quindi l’interesse di tutti, vennero infatti trasferite a società bancarie private, portate quindi a fare gli interessi dei propri azionisti privati. Un cambiamento non da poco e che accomuna l’Italia, guarda caso, alla realtà statunitense dove sono le banche private ad essere gli azionisti della Federal Reserve, l’unico soggetto autorizzato ad stampare ed emettere moneta e che fu messo in condizione di farlo grazie ad un autentico colpo di mano realizzato all’inizio del secolo scorso. E’ appena il caso di ricordare che il disegno di legge Tremonti sul risparmio, che di fatto dimissionò l’ex governatore Antonio Fazio, prevedeva tra l’altro che entro il gennaio del 2009 le quote delle banche in Via Nazionale tornassero di proprietà del Tesoro o altri enti pubblici ad un prezzo di vendita stabilito dallo stesso Ministero”. Ancora oggi, la questione del trasferimento delle quote della Banca d’Italia, un passo importante per rientrare in possesso del signoraggio monetario, è rimasta sospesa.

Si presume cioè che lo Stato sia una istituzione sociale, ed invece si comporta come una istituzione antisociale. Già alle scuole elementari si sostiene che lo stato è fondato sui tre poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, omettendo di menzionare il potere economico-monetario che sovrasta i prime tre. Eppure il bambino che non ha i soldi per la merenda, lo sa già bene. In pratica non si descrive appieno in che cosa consiste la sovranità popolare né si puntualizza che, in caso di abuso da parte delle istituzioni, è necessario insorgere.


Mauro Miccolis
http://miccolismauro.wordpress.com


Per vedere cosa c’è sotto il proprio naso occorre un grande sforzo. (G.Orwell)


"Ogni governo può creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare le proprie necessità di spesa ed il potere d’acquisto dei consumatori" (Abraham Lincoln, XVI presidente degli Stati Uniti)

lunedì 10 ottobre 2011

Il popolo è in cammino... tutti a Roma il 15 ottobre 2011, contro le inique sanzioni e per la sovranità monetaria



"In primis: ritorno alla sovranità monetaria nazionale..." (Saul Arpino)
(http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/10/07/roma-15-ottobre-2011-manifestazione-unitaria-contro-le-inique-sanzioni-strizza-popolo-e-per-la-sovranita-monetaria/)


La revisione in senso più restrittivo delle regole di Maastricht è stata rinnovata di recente col “Six pack” a partire dal 2015, e imporrà ai Paesi ad alto debito nuove manovre di rientro forzato.

Nella crisi in cui siamo nessuno può salvarsi da solo

ROMA, 15 OTTOBRE P. ZZA DELLA REPUBBLICA:

IL POPOLO È IN CAMMINO


- Le Germania ha responsabilità precise in questa crisi.

- Gli orrori del liberismo selvaggio europeo.

- Non è il nostro debito.

- Possibili soluzioni alla crisi.

- Regole contro la speculazione, azioni legali risarcitorie verso le Agenzie di rating.



La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni di protesta in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. In Italia per questa giornata internazionale si è creata una convergenza tra molteplici e plurali forze sociali, associazioni, sindacati, partiti della sinistra, uniti dalla consapevolezza che stiamo subendo tutto il peso di una crisi che non abbiamo provocato noi.





LA GERMANIA HA RESPONSABILITÀ PRECISE IN QUESTA CRISI


1) Ha adottato politiche interne fortemente restrittive e di fortissima deflazione salariale competitiva, in totale contraddizione egoista con la sopravvivenza dell'Unione monetaria europea, accumulando crediti grazie al fatto che gli altri Paesi più deboli assorbivano le loro merci indebitandosi e quindi destabilizzandosi.

2) La fragilità dell’euro deriva dal suo stesso vizio d’origine, imposto dalla Germania, che ha assegnato alla Banca Centrale Europea il solo compito della lotta all’inflazione, con la totale assenza di un impegno a sostenere la crescita economica, che è invece il principale compito per es. della Fed, la banca centrale statunitense. Questo ruolo della BCE è stato voluto dalla Germania per avere una valuta forte, in modo da ridurre il costo delle materie prime (trattate in dollari), poter acquistare più facilmente imprese e fare investimenti produttivi all’estero. Alla Banca Centrale Europea è stata inoltre espressamente vietata la funzione, propria di ogni vera Banca centrale, di sostegno ai Paesi attaccati dalla speculazione e di finanziatore di ultima istanza dei deficit dei Paesi aderenti (come invece fanno la Banca del Giappone, la Banca d’Inghilterra, la Fed statunitense ecc), con conseguenze disastrose per gli stessi Paesi.

3) Nei primi anni dell’euro tutti ritenevano che in caso di necessità le istituzioni europee sarebbero intervenute per rifinanziare i paesi in difficoltà, ma il rifiuto della Merkel di finanziare la Grecia nel 2009, quando bloccò per mesi gli aiuti europei facendo degenerare la situazione, ha rotto l’incanto scatenando l’assalto speculativo della finanza internazionale, che si è poi esteso agli altri Paesi.

4) la Deutsche Bank pochi mesi fa ha deciso improvvisamente di vendere titoli di stato italiani per 8 miliardi di euro e contemporaneamente di comprare derivati (Credit Default Swap) per assicurarsi dal fallimento dell’Italia. Questa scelta è stata come uno squillo di tromba per gli operatori che hanno cominciato a puntare sul fallimento dell’Italia.

5) La cancelliera tedesca Angela Merkel, per quanto riguarda la necessità di ricapitalizzare le banche, ha stabilito in questi giorni che l'Efsf (il fondo di stabilità europeo che si è deciso di rafforzare) può intervenire solo come ultima istanza, perchè prima devono intervenire i governi nazionali. Siccome la ricapitalizzazione delle banche, secondo Morgan Stanley, costerà agli Stati 140 miliardi di euro, possiamo dimenticarci qualsiasi ritorno alla stabilità nei conti pubblici.



GLI ORRORI DEL LIBERISMO SELVAGGIO EUROPEO

1) All’esplosione di ogni bolla finanziaria e dopo gli attacchi speculativi, la soluzione che viene prospettata è sempre la stessa: abbattimento del Debito Pubblico tramite il taglio della spesa pubblica (cioè meno sanità, meno scuola pubblica, meno dipendenti pubblici, aumento dell’età pensionabile ecc.), attacco ai diritti e alle tutele del lavoro, privatizzazioni e liberalizzazioni (cioè dare in pasto al mercato tutti i beni e servizi gestiti direttamente o indirettamente dal Pubblico): in una parola liberismo selvaggio. Questo processo sta mettendo in ginocchio i popoli europei e aggravando la crisi della domanda interna conducendo i paesi europei a una depressione economica.

2) La «troika» iperliberista (Commissione europea, Bce, Fmi) opera di fatto come il direttorio della Ue, come un podestà straniero, limitando la sovranità dei singoli Governi in materia di politica economica, pur non essendo stata eletta da nessuno, e le sue posizioni da strozzino differiscono sovente da quelle del Parlamento europeo, organismo eletto. Democratizzare la Commissione europea e la Ue sarebbero compiti impellenti per i governi europei

3) la Bce ha alzato i tassi in presenza di un'economia in depressione, dando il colpo di grazia all'euro

4) Il maggior limite della Bce deriva dal suo statuto, che le impone come massimo scopo quello di combattere l'inflazione, laddove una banca centrale dovrebbe avere tra i suoi scopi anche la promozione dello sviluppo e dell'occupazione, il prestito ai Paesi di denaro occorrente in caso di necessità, come fanno la Fed statutinetense, la Bank of England, il Giappone

5) la Banca dei regolamenti internazionali tre mesi fa ha chiesto alle Banche centrali di dare una stretta alla politica monetaria per combattere un'inesistente minaccia inflazionistica.



NON È IL NOSTRO DEBITO


1) È un aumento del debito pubblico dovuto alla crisi USA del 2008, che si è estesa ai paesi dell’Europa ed ha provocato un crollo dell’attività produttiva e quindi una crisi fiscale.

2) è un aumento del debito pubblico dovuto a un notevole calo delle entrate fiscali statali per la riduzioni dell'onere fiscale e i crediti agevolati concessi agli imprenditori (30 miliardi di euro l’anno!), che delocalizzavano pure le aziende pagando le imposte all’estero anziché nel paese d’origine.

3) è un aumento del debito pubblico dovuto a un crollo della domanda interna (e quindi una diminuzione di introiti fiscali per lo Stato) causata dalla riduzione dell’occupazione e del reddito;

4) è un aumento del debito pubblico dovuto alla speculazione che ha fatto perdere fiducia nei Paesi e quindi salire i tassi d’interesse anche dei Titoli di Stato e perciò allargare il debito pubblico.

5) è un aumento del debito pubblico dovuto al discredito di Berlusconi e alla mancata lotta alla grande evasione fiscale del suo governo e dei governi DC-PSI dagli anni 70

6) è un aumento del debito pubblico dovuto al fatto che gli Stati si sono fatti carico della ricapitalizzazione delle banche e dell’aiuto alla finanza (4.600 miliardi di euro, secondo il presidente della Commissione Europea): ovvero socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti!

7) è un aumento del debito pubblico dovuto alla stagnazione della crescita, causata negli ultimi 20 anni dalla perdita di produttività che, a sua volta, nasce sia dal ritiro dello Stato dai settori economici più avanzati sia dalle riforme del mercato del lavoro, che hanno abbattuto il costo del lavoro e scoraggiato gli investimenti.



POSSIBILI SOLUZIONI ALLA CRISI

1) La soluzione più probabile per uscire da questa situazione sarà fare in modo che i fondi EFSF (fondo Salva-Stati) rimpolpino il capitale della BCE e questa garantisca un volume potenziale di fuoco dell’ordine di uno o due trilioni, tale cioè da poter acquistare tutto il debito dei paesi periferici.

2) Si può consentire alla Bce di supportare l'Efsf. Per riuscirci, potrebbe essere sufficiente registrare l'Efsf come una banca, che in questo modo potrebbe rifinanziarsi presso la Bce alle stesse condizioni delle banche normali. L'Efsf potrebbe poi operare acquisti di titoli di Stato su vastissima scala, potenziando i propri fondi limitati grazie al supporto della Bce e dando a garanzia i titoli di Stato che acquista. Sapendo che un ammanco di liquidità non è più possibile, gli investitori si asterrebbero da attacchi speculativi contro i Paesi solventi

3) Altra soluzione può essere la creazione di un nuovo veicolo, esterno al fondo Salva-Stati (l'Efsf, Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria), che doterà lo strumento con 200 miliardi di euro. Il veicolo avrà la possibilità di far leva fino a dieci volte sulla dotazione iniziale, e dunque anche fino a 2mila miliardi, appoggiandosi alla Bei, la Banca europea per gli investimenti che procederà con l'indebitamento diretto sul mercato per finanziare il veicolo. A quel punto il veicolo, con un potenziale di fuoco in grado di scoraggiare la speculazione sarà a disposizione dell'Efsf che lo distribuirà ai singoli Stati nel momento in cui dovessero esserci improvvise crisi

4) D’altra parte basterebbe che la BCE dichiarasse di voler stampare moneta se necessario, perché mercati e spread si calmassero all’istante.

5) vanno affermate forme di bilancio e di fiscalità europea che permettano, attraverso un debito comune, di ripartire gli oneri e i vantaggi dell’unione valutaria tra gli stati forti e quelli deboli.

6) Poiché il debito europeo nasce anche dal fatto che ancora non c’è una nuova fonte di domanda, sarebbe possibile, sulla base di maggiori introiti e sul modello del “Job act” di Obama, creare un nuovo motore interno della domanda europea fondato sull'azione pubblica, perché il mercato autoregolato ha fallito. Lo stato deve rientrare nella produzione a partire da quella di servizi in regime di monopolio fino alle produzioni avanzate e innovative, che i privati non coprono, spingendosi fino alla nazionalizzazione delle banche facendo crescere l’occupazione riducendo l’orario di lavoro aumentando i salari, dando maggiori servizi, deduzioni fiscali, investimenti su green economy e conoscenza, potenziando ricerca, formazione, tecnologia, scuola e università.

7) lo statuto della Banca centrale europea va modificato, affinché il suo compito principale non sia più la stabilità valutaria e la lotta all’inflazione, ma il sostegno all’economia e alla crescita

8) La revisione in senso più restrittivo delle regole di Maastricht, decisa al Consiglio Europeo in primavera, e rinnovata con la recente approvazione del “Six pack” a partire dal 2015, impone ai Paesi ad alto debito manovre di rientro forzato. Come se ne esce? Il buon senso vorrebbe che mettesse mano al portafoglio chi possiede di più, cioè le persone (fisiche e giuridiche) titolari di grandi patrimoni anche immobiliari, e chi le tasse non le paga (l’evasione è a 120 mld l’anno!) ; è necessaria una maggiore tassazione delle rendite finanziarie esclusi i Titoli di Stato, la riduzione dell’assurda spesa militare, la progressività del prelievo fiscale, tagli ai costi della politica, una politica fiscale ispirata a criteri di legalità e giustizia, Ici sulle attività di lucro della Chiesa; recupero dei capitali occultati all’estero (230 miliardi solo in Svizzera!), utilizzo del surplus di riserve auree di Bankitalia.



REGOLE PER FRENARE LA SPECULAZIONE

1) QUAL È IL MECCANISMO DELLA SPECULAZIONE: gli speculatori sono un pugno di grandi operatori finanziari internazionali, società di intermediazione mobiliare, banche, assicurazioni, fondi pensione e d’investimento soprattutto anglosassoni, coadiuvati dalle autorità statunitensi. Essi realizzano enormi guadagni scommettendo sulla crisi dell’euro o gridando all'allarme per il rischio di default di alcuni Paesi: questo provoca l'immediato aumento delle difficoltà di collocamento dei titoli nei mercati internazionali. Così i derivati che questi operatori finanziari possiedono su questi titoli, cioè i CDS, che assicurano contro il rischio di default, aumentano di valore, facendo loro incassare plusvalenze finanziarie enormi. Peccato che la conseguenza sia l’abbassamento del valore della nostra Borsa e quindi la perdita di fiducia delle istituzioni finanziarie verso la nostra struttura finanziaria, e perciò l’ aumento della percentuale di rischio di solvibilità del nostro Paese, facendo salire il tasso d’interesse che serviva a comprare i nostri titoli del tesoro (cioè per acquistare BOT, BTP lo Stato italiano deve offrire più soldi), e quindi aumentando l’indebitamento, che può rendere insostenibile la restituzione del nostro debito, determinando la possibilità di fallimento (default) dell’Italia.

2) SERVONO DUNQUE REGOLE PER FRENARE LA SPECULAZIONE:

a) La Banca Centrale Europea deve continuare ad acquistare direttamente sul mercato primario i titoli del debito pubblico dagli stati europei, come fanno la Federal Reserve negli Usa, la Banca centrale d'Inghilterra, la Banca centrale giapponese ecc. La BCE deve dare una garanzia immediata e totale nei confronti di possibili annunciati fallimenti; a manovre che fanno leva su variazioni dei valori degli stock, essa deve rispondere rendendo chiaro, con gli annunci e con i fatti, che le vendite saranno fronteggiate da acquisti senza limiti, sostenuti da adeguamenti degli stock di moneta. Rispondendo invece, come purtroppo si sta facendo, solo con garanzie parziali e diluite nel tempo, si premia la speculazione, si fanno inutilmente soffrire i popoli, si mina la coesione internazionale.

b) Finalmente la Commissione Europea ha trovato un’intesa per applicare una tassa sulle transazioni di obbligazioni e azioni, per colpire chi compra e subito rivende appena può trarre profitto, ma purtroppo le aliquote minime previste sono quasi insignificanti: lo 0,1% per le operazioni su azioni e obbligazioni e lo 0,01% per le operazioni su prodotti derivati e strutturati: una tassa inferiore a quella più congrua prevista dalla Tobin tax. E si partirà solo dal 2014.

c) Gli Stati possono poi proibire le "vendite allo scoperto", come ha fatto la Germania.

d) Sarebbe utile l’emissione di Eurobond, perchè a quel punto sarebbe l'Europa il garante del debito e i paesi che hanno maggiori problemi di debito pubblico potrebbero così ottenere prestiti a interessi abbastanza bassi. La Germania che si oppone agli Eurobond rifletta, dato che con politiche recessive ha ridotto gli sbocchi nell’eurozona per le merci tedesche, provocando l’attuale crescita zero della stessa Germania; e inoltre l’eventuale insolvenza della Grecia o, ancor più, di altri paesi come Italia o Spagna, porterebbe al fallimento delle maggiori banche francesi e tedesche, fortemente esposte nei loro confronti, rendendo necessario un loro costosissimo salvataggio, più dispendioso del finanziamento di tali debiti sovrani da parte di un organismo comunitario

e) Come ha già fatto con successo la Procura di Trani che le ha indagate per
aggiotaggio e turbativa dei mercati per aver diffuso report inaffidabili sull'Italia, andrebbero esercitate in sede civile, anche attraverso l’Avvocatura dello Stato, azioni risarcitorie contro le Agenzie di rating. Il rapporto “incestuoso” con la propria clientela e il perverso intreccio proprietario che ne costituisce l’assetto societario sono già di per sé un pesante indizio di colpevolezza delle Agenzie di rating. È arrivato il momento di pensare ad un’agenzia pubblica di rating.

f) Si potrebbero nazionalizzare alcune banche di interesse nazionale, attuare una divisione tra banche commerciali e banche di investimento e applicare le regole di Basilea 3 con divieto di gestione fuori bilancio di qualsiasi titolo



PER ORGANIZZARE UNA RISPOSTA COMUNE EUROPEA, SINDACALE E POLITICA, CAPACE DI CAMBIARE LE ATTUALI SCIAGURATE SCELTE ULTRALIBERISTE DI POLITICA ECONOMICA DELL’UNIONE EUROPEA.



PER UNA SOCIETÀ CHE METTA AL CENTRO IL BENESSERE DEI POPOLI E LA SALVAGUARDIA L’AMBIENTE



PER RICONQUISTARE UNA DEMOCRAZIA REALE IN CUI DONNE E UOMINI, COMUNITÀ, LAVORATRICI E LAVORATORI ABBIANO IL DIRITTO DI DECIDERE LIBERAMENTE SULLE SCELTE CHE RIGUARDANO TUTTE E TUTTI.



15 OTTOBRE, ROMA ORE 14 P. ZZA DELLA REPUBBLICA


Franco Pinerolo