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sabato 4 agosto 2012

Altro che ripresa… monti mario (l'uomo delle banche) farà commissariare l’Italia e resterà al governo con la grande coalizione...

I pensieri del corvo - Collage di Vincenzo Toccaceli


IL TEATRINO POLITICO - MA QUALI PRIMARIE, MA QUALE VOTO ANTICIPATO! CON LA RICHIESTA DI MONTI ALLA BCE PER FERMARE LO SPREAD, L’ITALIA VERRA’ DI FATTO COMMISSARIATA

LA POLITICA ECONOMICA SAREBBE PER ANNI VINCOLATA ALLE “CONDIZIONI” IMPOSTE DA DRAGHI/BUNDESBANK

ERGO: CI ASPETTA UN FUTURO “GRECO” CON GRANDE COALIZIONE, ALLA FACCIA DI GRILLO E DI PIETRO VARI - BERSANI, CHE DIREBBE ADDIO AL (PIO) SOGNO DI PREMIERSHIP, CRITICA LA BCE (SAI CHE PAURA)…

(Fonte: DAGOSPIA.COM)

Ed ecco la prova, ce la fornisce Lina Palmerini per "Il Sole 24 Ore"

Sono due le frasi-chiave che il 2 agosto 2012 hanno richiamato l'attenzione dei partiti. La prima è di Mario Draghi che, a proposito di un aiuto anti-spread ha detto che l'Italia «come altri Paesi, dovrebbe fare una richiesta e sottoporsi a severe condizionalità».

La seconda è di Mario Monti che ancora una volta non ha escluso di poter attivare il meccanismo del fondo-Esm, «ma prima bisogna esaminare le modalità e se ci occorre o no».

Insomma, nella scena politica irrompe - ma ora con un maggior grado di probabilità - l'ipotesi di un'Italia che deve chiedere formalmente aiuto all'Europa per allentare la tensione su spread e tassi e, quindi, contemporaneamente sottoporsi a quelle «strette condizionalità» di cui ieri ha parlato Draghi.

Una sorta di lettera-Bce bis aleggia, dunque, nei discorsi dei leader dei tre partiti di maggioranza perché lo scenario sarebbe più o meno quello.

E, come dicono a mezza bocca sia nel Pd che nel Pdl, «questa eventualità ci porterebbe dritti a una nuova grande coalizione anche nel 2013, proprio come nel novembre dello scorso anno».

Alcuni lo dicono perché lavorano a una replica della «strana maggioranza» di oggi con o senza Monti premier (ma comunque con un Monti collocato tra Palazzo Chigi e il Quirinale, garante dell'Ue).

Alcuni lo raccontano perché, invece, temono esattamente questo scenario; e, tra questi, ci sono gli uomini di Bersani, i quali ben si rendono conto che con l'acuirsi della crisi e con una procedura d'aiuto in atto, i margini per una vittoria facile si restringono. Difficile immaginare una campagna elettorale se le priorità sono scritte dall'Europa, così com'è difficile immaginarsi un prossimo presidente del Consiglio "commissariato", con un'Europa che sorveglia e controlla le misure economiche.

Lo dice senza problemi Mario Mauro, europarlamentare del Pdl, che la soluzione è la «continuità» del Governo Monti. E mentre con una lettera chiede a Martin Schulz «di convocare una riunione straordinaria della commissione economica del Parlamento Ue per un'audizione con Draghi in cui spieghi un comportamento pericolosamente attendista», con un occhio vigila Roma.

«Il mio timore è che anche o forse soprattutto nel mio partito riprendano le spinte anti-euro per l'inconsistenza di chi dovrebbe rafforzare l'Europa e la moneta. Temo forti instabilità sul Governo». Mauro racconta pure che «Monti mi ha confidato di essere pronto a lasciare se diventa parte di un teatrino italiano e se in Europa le decisioni non diventeranno efficaci».

Raffredda invece uno scenario del tipo "lettera Bce", Stefano Fassina, responsabile economico del Pd che ha appena esaminato con la lente ogni parola (e virgola) di Draghi e Monti. «Non credo che se anche dovessimo accedere a una richiesta d'aiuto ci troveremmo in uno scenario tipo lettera Bce perché Monti è stato molto chiaro: al vertice di fine giugno ha assicurato che non ci saranno condizioni aggiuntive per chi ha già fatto i compiti a casa».

Non con altrettanta sicurezza raffredda l'ipotesi di nuova instabilità per il Governo. «La situazione può evolvere in ogni direzione ma credo che alla fine prevarrà l'effetto-fortino e i partiti rinserreranno le fila intorno a Monti». Niente voto anticipato, quindi. Ma il rischio per la politica italiana non è la prospettiva del voto - anticipato o a marzo 2013 - quanto come ci si arriverà.

Enrico Morando, senatore liberal Pd, vede piuttosto «una pericolosa deriva che favorirà le forze populiste ed euroscettiche, esattamente come ha paventato ieri Monti. Come la Grecia, c'è il rischio di forze di estrema destra e sinistra contro l'Ue.

Ricordo che in queste ore noi discutiamo un modello elettorale proprio come quello greco».

Insomma, le parole di Draghi sono rimbalzate sulla scena italiana creando malumori nel Pd e nel Pdl visto che lascia intatti i problemi italiani. Bersani ha parlato contro una Bce che usa «parole forti ma decisioni deboli» mentre Renato Brunetta ha tuonato contro «il topolino» partorito da Draghi mettendo il dito nella piaga: «È emerso solo che, per accedere alle misure che la Bce deciderà di varare, gli Stati saranno sottoposti a rigide condizioni di ordine dei conti pubblici».

In sostanza, le "lacrime e sangue" prospettate da Draghi rompono i progetti di ciascun partito e fanno rispuntare la via della grande coalizione.

martedì 20 dicembre 2011

Finalmente un italiano di spessore... dopo Churchill con la triplice intesa, Hitler con la triplice alleanza.. ecco monti con la trilaterale




Mario Monti vanta lunghi studi all'estero. Trascorre un anno presso la prestigiosa Università di Yale, dove diventa allievo di James Tobin, premio Nobel per l'Economia nel 1981. Non abbiamo prove di una sua affiliazione alla Skull and Bones, la celeberrima e potente società segreta di ispirazione mondialista che dal 1832 ha sede presso quel prestigioso ateneo statunitense. Abbiamo però la prova che il professore varesino rappresenti un autentico apostolo del pensiero mondialista.

Alcune inequivocabili circostanze lo attestano.club bilderbergMario Monti era membro del Bilderberg Group. La notizia è passata sui media con una certa nonchalance. Istituito nel 1954 presso il castello olandese di Bilderberg, questo esclusivissimo club si ritrova segretamente ogni anno per decidere del futuro dell'umanità. Si tratta dei 130 uomini più potenti e influenti del mondo riuniti in una stessa stanza, che guardie armate tengono lontana da occhi indiscreti. In più di cinquant'anni d'incontri è sempre stata vietata la presenza della stampa, non sono mai state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni degli intervenuti, e non è mai stato svelato l'ordine del giorno.

A prescindere da cosa realmente accada in quel segreto consesso, il solo fatto di come si svolga e di chi lo componga non risponde certo a una logica di democrazia e trasparenza. Fino all'ultimo momento resta occulto il luogo degli incontri e si interviene solo su espresso invito, che non può essere pubblicamente divulgato, pena la mancata partecipazione.David Rockefeller Per comprendere meglio di cosa si tratti è sufficiente leggere quanto sul tema ha scritto William Vincent Shannon, non esattamente un paranoico complottista, ma un prestigioso giornalista, redattore del New York Times e ambasciatore degli Stati Uniti in Irlanda durante la presidenza Carter (1977-1981): «I membri del Bilderberg stanno costruendo l'era del post nazionalismo: quando non avremo più paesi, ma piuttosto regioni della terra circondate da valori universali.Sarebbe a dire, un'economia globale; un governo mondiale (selezionato piuttosto che eletto) e una religione universale. Per essere sicuri di raggiungere questi obiettivi, i Bilderberger si concentrano su di un "approccio maggiormente tecnico" e su di una minore consapevolezza da parte del pubblico in generale». Del resto, lo stesso fondatore del Bilderberg Group, il principe Bernardo d'Olanda, sul punto era stato chiaro: «È difficile rieducare gente allevata al nazionalismo all'idea di rinunciare a parte della loro egemonia a favore di un potere sovranazionale ».

Onesto, a suo modo, è stato pure David Rockefeller - altro Bilderberg di razza - il quale ha lasciato scritto nelle sue Memorie (2002): «Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come "internazionalisti", e di cospirare con altri nel mondo per costruire una più integrata struttura politico-economica globale, un nuovo mondo, se volete. Se questa è l'accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo».Il Times, che non può certo definirsi un foglio complottista, nel 1977 descrisse i membri del Bilderberg Group come «una congrega dei più ricchi, dei più economicamente e politicamente potenti e influenti uomini nel mondo occidentale, che si incontrano segretamente per pianificare eventi che poi sembrano accadere per caso». A conferma, si possono elencare alcune singolari coincidenze (per citare i casi più noti e più recenti) dovute a fatti accaduti dopo gli incontri del Bilderberg. Bill Clinton partecipa al meeting del 1991; vince le primarie del Partito democratico, e da oscuro governatore dell'Arkansas diventa presidente degli Stati Uniti nel 1992. Tony Blair partecipa al meeting del 1993; diventa il leader del Partito laburista nel luglio del 1994, e viene eletto primo ministro nel maggio del 1997.

George Robertson partecipa al meeting del 1998; viene nominato segretario generale della Nato nell'agosto del 1999. Romano Prodi partecipa al meeting del 1999; riceve l'incarico di presidente dell'Unione europea nel settembre del 1999, ricoprendo tale incarico fino a gennaio 2005; nel 2006 viene eletto presidente del Consiglio italiano. Sembra confermata ancora una volta la saggia conclusione del barone Denis Winston Healey, ex ministro britannico della Difesa (1964-1970) e delle Finanze (1974- 1979): «Quel che accade nel mondo non avviene per caso; si tratta di eventi fatti succedere, sia che abbiano a che fare con questioni nazionali o commerciali, e la maggioranza di questi eventi sono inscenati da quelli che maneggiano la finanza».Per chi volesse saperne di più, consiglio la lettura di un ottimo testo intitolato The True Story of the Bilderberg Group, di Daniel Estulin, un libro di 340 pagine, corredato da una preziosa documentazione, che raccoglie i risultati di una indagine durata anni sull'intoccabile gruppo elitario di cui la stampa ufficiale appare sempre reticente. La seconda prova della propensione mondialista del professor Monti risiede nel fatto che egli faccia anche parte della Trilateral Commission.

Anzi, per essere precisi, ricopre la carica di presidente per l'Europa nel triennio 2010-2012. Chi ha l'avventura di accedere al sito ufficiale di quella istituzione (www.trilateral.org), troverà, infatti, una lettera di presentazione sottoscritta da Mario Monti, quale European Chair, da Joseph S. Nye, Jr., quale North American Chair, e da Yotaro Kobayashi, quale Pacific Asian Chair, con tanto di fotografia.Ufficialmente si tratta di un think-tank fondato nel 1973 da David Rockefeller con forte impronta mondialista.

Il professor Piergiorgio Odifreddi ha invece liquidato il prestigioso pensatoio internazionale definendolo, su Repubblica (9 novembre 2011), «una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e nipponica ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger». Quella di Odifreddi non rappresenta, ovviamente, l'unica voce critica nei confronti della Trilateral.Nel 1979 l'ex governatore repubblicano Barry Goldwater la descriveva come «un abile e coordinato sforzo per prendere il controllo e consolidare i quattro centri di potere: politico, monetario, intellettuale ed ecclesiastico grazie alla creazione di una potenza economica mondiale superiore ai governi politici degli stati coinvolti».

Lo scrittore francese Jacques Bordiot sosteneva, inoltre, che per far parte della Trilateral, era necessario che i candidati fossero «giudicati in grado di comprendere il grande disegno mondiale dell'organizzazione e di lavorare utilmente alla sua realizzazione », e precisava che il vero obiettivo della Trilateral fosse quello «di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale».Il canadese Gilbert Larochelle, professore di filosofia politica presso l'Università del Québec, nel suo interessante saggio L'imaginaire technocratique, pubblicato a Montréal nel 1990, ha definito, più semplicemente, la Trilateral come una privilegiata élite tecnocratica: «La cittadella trilaterale è un luogo protetto dove la téchne è legge e dove sentinelle, dalle torri di guardia, vegliano e sorvegliano.

Ricorrere alla competenza non è affatto un lusso, ma offre la possibilità di mettere la società di fronte a se stessa. Il maggiore benessere deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano criteri per poi inviarli verso il basso». Il connotato resta sempre il medesimo: poca democrazia e poca trasparenza.

Piccolo inciso legato all'attualità della cronaca politica: un altro italiano membro della Trilateral è l'onorevole Enrico Letta, al centro di una polemica per uno strano biglietto inviato al consociato professor Monti. La terza prova della visione mondialista di Mario Monti sta nel fatto di essere un uomo Goldman Sachs. Per comprendere la reale natura di tale istituzione non occorre addentrarsi nei siti complottisti.È sufficiente leggere sul Monde del 16 novembre 2011 (giorno dell'investitura di Monti) l'articolo di Marc Roche, corrispondente da Londra, dal titolo sintomatico: «La "franc-maçonnerie" européenne de Goldman Sachs». Si tratta di una vera e propria requisitoria contro la potente banca d'affari. Per il Monde, Goldman Sachs funziona come la massoneria, in cui ex dirigenti, consiglieri ma anche trader della banca d'affari americana si ritrovano oggi al potere nei paesi europei chiave per la gestione della crisi finanziaria. In Europa, Goldman Sachs si è fatta fautrice di una forma di «capitalismo delle relazioni », e punta a piazzare i suoi uomini.

Napolitano Può sembrare esagerato il giudizio del Monde, ma forse non lo è se si pensa a un'altra singolare coincidenza. Si tratta del fatto che l'omologo greco di Mario Monti, il professor Lucas Papademos (anch'egli studi statunitensi), già vicepresidente della Bce (dal 2002 al 2010), e ora tecnocrate mandato a commissariare il governo ellenico, è un altro uomo Goldman Sachs. Oltre che - guarda caso - membro anche lui della Trilateral Commission. Il panorama si fa ancora più inquietante se si considera che l'uomo Goldman Sachs più potente in Europa è Mario Draghi.

Nonostante tutte queste sinistre coincidenze, faccio ancora fatica a cedere alle suggestioni complottiste. Confesso, però, che quando ho letto sul quotidiano economico Milano Finanza che è stata proprio Goldman Sachs a innescare l'ondata di vendite di Btp il 10 novembre scorso, un pensiero cattivo mi ha attraversato la mente. Sarà forse perché il giorno prima, il 9 novembre, Mario Monti è stato nominato senatore a vita dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Una settimana dopo sarebbe stato premier sull'onda degli spread. Coincidenze, ne sono certo.

Gianfranco Amato per "Italia Oggi"

Original Page: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-33400.htm

martedì 22 novembre 2011

Spy story da Dagospia sull'attentato a Papa Wojtyla, il rapimento di Emanuela Orlandi e la strage delle Guardie Svizzere del 1998 fra le "sacre" mura

Thriller in 3d - Foto di Gustavo Piccinini


Premessa

Di solito non ci occupiamo di affari polizieschi, insomma di cronaca nera o gialla che sia, ma viste le implicazioni di questo "thriller" proposto da Dagospia, dobbiamo fare una eccezione e vi passiamo perciò tutte le informazioni raccolte da Ferdinando Imposimato sugli eventi occorsi dall'attentato a Wojtyla alla sparatoria fra guardie svizzere in vaticano... "Il mistero s'infittisce la trama s'ingarbuglia" (da C'era folla al castello) Paolo D'Arpini


«Non è stato facile riannodare il filo degli avvenimenti, ma dopo anni di lavoro investigativo i sospetti e gli indizi sono diventati prove. Il filo degli avvenimenti oggi ci dice che l'attentato a Papa Wojtyla, il rapimento di Emanuela Orlandi e la strage delle Guardie Svizzere del 1998 fra le sacre mura del Vaticano appartengono alla stessa trama, rientrano nello stesso complotto».

Ferdinando Imposimato, l'ex magistrato che ha condotto tante inchieste fra le quali quella sul caso Moro e sull'attentato a Giovanni Paolo II, ormai non ha dubbi, ha solo certezze. E le sue rivelazioni aprono uno scenario da spy story con omicidi, sequestri, furti, ricatti, minacce, gettando nuova luce sugli appelli lanciati da Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, e Muguette Baudat, la mamma del caporale della Guardia Svizzera Cédric Tornay che secondo le autorità vaticane avrebbe assassinato il suo comandante e la moglie prima di spararsi alla testa.Il fratello di Emanuela e la mamma di Cédric, nelle settimane scorse, a distanza di pochi giorni, si sono rivolti direttamente a Papa Benedetto XVI, chiedendo di conoscere la verità sui loro drammi pieni di buchi neri e di consultare i documenti sulle due inchieste.

E, secondo Imposimato, i loro cari sono stati involontarie pedine di trame che i servizi segreti italiani, sovietici, bulgari e tedesco orientali hanno tentato in ogni modo di non fare emergere e che prevedeva anche un altro omicidio, quello del leader sindacale polacco Lech Walesa in visita al Papa, non riuscito perché il leader di Solidarnosc evitò la trappola.Attentato al Papa Giovanni Paolo II - Ali Agca ESTERMANN ERA UNA SPIA DELLA STASI

«Ho ricostruito queste vicende dopo 17 anni di indagini, superando una barriera di omertà, di bugie, di depistaggi, di minacce. Per non dire del muro di gomma opposto dal Vaticano che su questi avvenimenti ha fatto calare l'oblio e non ha mai consentito l'accesso ai documenti custoditi nei suoi archivi», racconta l'ex magistrato. «Ho potuto invece consultare quanto è rimasto degli archivi della Stasi, il servizio segreto della DDR, e soprattutto, dopo la caduta del Muro di Berlino, ho incontrato Markus Wolf, mitico comandante di quel servizio e il suo braccio destro Gunter Bohnsack.Sono stati loro a confermarmi che l'attentato al Papa era stato voluto dal Kgb e affidato ai servizi bulgari, che sul rapimento di Emanuela sono intervenuti per depistare le indagini della magistratura italiana quando aveva scoperto la pista bulgara, e che Alois Estermann, il comandante della Guardia Svizzera ucciso con la moglie nel maggio 1998, era un loro agente segreto, reclutato a soli 17 anni.

A reclutarlo fu il generale della Stasi Ernest Janicher, un nome che compare nel Dossier Mitrokhin perché era riuscito a ingaggiare come spia anche un ambasciatore italiano a Mosca. Questo generale si è ucciso con un colpo di pistola un paio di anni fa. Estermann fu infiltrato in Vaticano e ha sempre passato notizie riservatissime sia ai tedeschi orientali che al Kgb».


Tra i personaggi di questa spy story c'è anche il monaco benedettino Eugen Brammertz, tedesco di Treviri, che girava per Roma con una Maserati biturbo color giallo oro e faceva il giornalista all'Osservatore Romano, ma in realtà era una spia che Markus Wolf aveva piazzato con la consueta abilità fra le Mura Leonine per controllare Alois Estermann, il comandante della Guardia Svizzera ucciso nel suo appartamento. Questi non era solo un agente segreto della divisione Hva al soldo della Stasi, nome in codice "Werder", ma avrebbe anche fatto il basista per la banda che ha rapito Emanuela Orlandi.

«È stato assassinato perché depositario di molti terribili segreti con i quali era in grado di ricattare tanta gente», rivela a Oggi Imposimato.Come è giunto a queste conclusioni?

«Perché Estermann, entrato in modo anomalo negli alabardieri della Guardia Svizzera grazie all'appoggio del potente cardinale Agostino Casaroli, fece una carriera folgorante. Un anno dopo l'arruolamento era già capitano di prima classe e al quarto posto nella gerarchia militare. Poi diventò comandante. Pochi mesi prima che fosse ucciso qualcuno penetrò nel suo appartamento, aprì la cassaforte e rubò plichi di documenti.

Estermann infatti aveva un debole per i dossier e non li distruggeva. A quel punto capì che era stato smascherato, che i suoi segreti erano a conoscenza anche di altre persone, che da ricattatore diventava ricattato.Markus WolfNon si sentì più sicuro tanto che contattò Antonino Arconte, uomo della Gladio che aveva ottenuto asilo politico negli Stati Uniti perché conosceva e conosce la "verita" sull'omicidio Moro.

I due si incontrarono a Civitavecchia alla fine di aprile del 1998, pochi giorni prima che Estermann fosse assassinato. E lui chiese aiuto ad Arconte dicendogli che voleva fuggire negli Stati Uniti perché temeva per la propria vita. Non fece in tempo. I sicari lo raggiunsero prima che potesse lasciare il Vaticano».

Ma perché Estermann è legato al rapimento della Orlandi?
«Il primo a sospettare che fra le Guardie Svizzere ci fosse una spia fu Ercole Orlandi, il papà di Emanuela. Mi parlò dei suoi sospetti perché, mi spiegò, solo uno di loro poteva conoscere in tempo reale gli sviluppi delle indagini sul rapimento della figlia. E mi fece notare che l'alloggio di Estermann era in una posizione strategica, alla sinistra dell'ingresso di Porta S.Anna, in via di Porta Angelica. Sul terrazzo dell'appartamento c'è un punto di osservazione formidabile: si vede sia via dei Pellegrini sia Porta S. Anna. E da questo varco passava tutti i giorni Emanuela. Quindi Estermann poteva vederla, annotarne orari, movimenti e abitudini.

Per un esterno sarebbe stato impossibile.

Me lo rivelò Ercole Orlandi il 28 dicembre 1981: "Dalla terrazza degli Svizzeri, dietro quelle transenne di legno, si può vedere e controllare tutto il percorso compiuto da Emanuela senza essere visti". E questo mi aiutò a capire un episodio misterioso verificatosi una sera di luglio del 1983, un mese dopo il rapimento della ragazza. Sapendo che i rapitori chiamavano, per i contatti, la Segreteria di Stato, il pubblico ministero Domenico Sica che conduceva le indagini era andato da solo, con la sua auto e senza scorta in Vaticano. Attese per un'ora di essere ricevuto e poi se ne andò.LA GUARDIA SVIZZERA CEDRIC TORNAY A mezzanotte puntuale arrivò la telefonata alla Segreteria di Stato: "È inutile che il Vaticano si metta in contatto con gli inquirenti italiani. Tanto noi sappiamo tutto", disse la voce anonima. Sica capì che qualcuno lo osservava, ne seguiva i movimenti. Nessuno sapeva che il Pm era entrato in Vaticano eccetto il comando della Guardia Svizzera di cui faceva parte Estermann. Quindi l'infiltrato non poteva che essere in quel comando».

UN'INCHIESTA CON TROPPE STRANEZZE
Le autorità vaticane sostengono che Estermann fu ucciso la sera del 4 maggio 1998 da Cédric Tornay in preda a un raptus. Qualcuno insinuò che fra i due ci fosse una relazione omosessuale o che Tornay si sia vendicato perché si aspettava da Estermann una promozione mai arrivata. Secondo lei, qual è la verità?
«Può apparire incredibile, ma 13 anni dopo quella strage il Vaticano non ha ancora reso noto il testo integrale del decreto di archiviazione. Gli errori e le anomalie dell'inchiesta si deducono dalla poche pagine del decreto di chiusura delle indagini stese dal magistrato vaticano, il giudice unico Gianluigi Marrone che era giunto sulla scena del crimine quando almeno una decina di persone l'avevano inquinata spostando i cadaveri, i bossoli e la pallottola che aveva ucciso Tornay al quale furono addirittura cambiati i vestiti. Quelli che indossava quando morì furono bruciati. Della strage non fu neppure informato l'ispettorato generale di Pubblica sicurezza presso il Vaticano, quindi la Questura di Roma e il ministero dell'Interno.

WOJTYLA DOPO L ATTENTATO (SOPRA LA SUA TESTA LA SPIA DELLA STASI ESTERMANN) Il Sismi inviò sul posto tre agenti. Non li fecero entrare. Dovettero accontentarsi della relazione di un ex ufficiale della Guardia svizzera. I corpi furono rimossi senza precauzioni, l'autopsia fatta il giorno dopo con i cadaveri non conservati. Le autorità vaticane sostennero che Cédric Tornay era impazzito e che durante l'autopsia avevano scoperto una cisti grande come un uovo di piccione nel cervello. Poi però pressarono la madre di Cédric perché autorizzasse la cremazione della salma. La donna invece fece fare a Losanna una seconda autopsia e della cisti nel cervello non si trovò traccia».

LA VERITÀ DI IMPOSIMATO
«In realtà quella strage fu un'azione combinata. Tornay fu aggredito da più uomini, tramortito e trasportato, con le mani legate dietro la schiena, nello scantinato della palazzina dove abitava Estermann. La seconda parte dell'operazione vide i sicari entrare nell'alloggio di Estermann. Lo uccisero con due colpi di pistola, uno alla testa e uno al torace. Un solo colpo invece bastò per eliminare la moglie Gladys Meza Romero, testimone scomoda.

A Tornay spararono un solo colpo mettendogli una pistola in bocca. Non è un caso che la seconda autopsia abbia scoperto che il poveretto aveva gli incisivi fratturati. Glieli hanno rotti infilandogli la pistola in bocca. Poi trasportarono il corpo accanto a quelli di Estermann e della moglie, gli misero una pistola in mano e fecero partire un quinto colpo a vuoto in modo che la mano di Cédric risultasse positiva al guanto di parafina. Secondo le autorità vaticane invece Cédric si sarebbe suicidato stando in ginocchio, impugnando l'arma al contrario e sparandosi in bocca con la testa appoggiata al petto. Molto strano. Il testimone fondamentale di questa strage è sparito.

PAPA RATZINGER
Estermann infatti quando i sicari entrarono in casa era a telefono. Si sa che parlava con una persona di Orvieto mai identificata che disse di aver sentito prima un colpo e poi altri più lontani. Cadde la comunicazione. Il testimone riattaccò e andò a dormire. Le anomalie sono troppe.

Ecco perché la madre di Cèdric da 13 anni chiede di conoscere la verità. E con lei la chiede il fratello di Emanuela, ricordando la promessa che Papa Wojtyla fece alla sua famiglia nel 1983: "Il rapimento di Emanuela è un caso di terrorismo internazionale. Faremo quanto è umanamente possibile perché torni a casa"».


Original Page: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-32372.htm


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Commenti ricevuti:

Ricordo perfettamente che già allora venivamo chiamati “complottisti”.
Il fatto è che eravamo in presenza di una serie di azioni e situazioni che parlavano da sole.
In un pugno di anni, che racchiudono l’attentato al Papa (1981), il caso di Manuela Orlandi (1983) e altri fatti correlati, si stavano verificando una serie di situazioni che avevano tutta l’apparenza di ricatti e pressioni verso il Vaticano.
Le più significative di queste azioni erano ovviamente il rapimento della Orlandi e l’attentato al Papa, ma non si dovevano sottovalutare le notizie scandalistiche che cominciavano a uscir fuori su Marcinkus, lo scandalo IOR, crack Ambrosiano, e quindi direttamente la chiamata in causa della finanza Vaticana, la morte di Roberto Calvi (1982), Sindona (1986), ecc.

Orbene questi avvenimenti non potevano essere casuali, ma erano sicuramente determinati da sottili strategie e si verificavano attraverso l’uso di apparati di Intelligence (in particolare quelli dell’Est) e della malavita (banda della magliana), a cui ovviamente non erano indifferenti i servizi segreti occidentali.
Ma questa lettura è anche insufficiente, perchè a mio avviso a monte di tutto questo c’erano massonerie mondialiste e cointeressenze del Mossad.
Perchè dico questo?
Non solo perchè quando parliamo di servizi segreti dell’Est, e per la precisione, della Stati della Germani dell’Est, che ne aveva il controllo in Europa, parliamo di P. Markus Wolf, figlio del fisico e scrittore ebreo Friedrich Wolf e fratello del regista Konrad Wolf, che l’ha guidata, con assoluta padronanza, dalla seconda metà degli anni ’50, fino alla caduta del muro. Si veda come ha influenzato la RAF tedesca, verso un terrorismo di comodo alla finanza mondiale.
Quindi, a mio avviso, quando si parla di Brigate Rosse dietro cui ci fu anche la Stasi, o di servizi bulgari , etero diretti dalla Stasi e dal KGB, dobbiamo considerare, sempre e comunque, anche eventuali influenze e interessi di diversa natura
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Ma soprattutto quegli attacchi, quei ricatti verso il Vaticano, servirono magnificamente a ridimensionare, una volta per tutte, la potenza Vaticana nel mondo.
E non è un caso che la capitolazione ci fu veramente ed avvenne, guarda caso, con l’andata di Giovanni Paolo II in Sinagoga (1986), un evento epocale, dalle incalcolabili conseguenze, che ha segnato un epoca.
Ecco qui il cui prodest !!!

Maurizio

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Complottismo per complottismo, permettetemi di avanzare questa lettura. Wolf non fu attivo solo fino al crollo del muro, ma anche "dopo": dopo nel senso che fu favorevole negli ultimi anni a glasnost e perestroika, e lui stesso favorì la fine della RDT e la caduta del Muro. Nella complicità con l'assassinio di Moro così come nella caduta del Muro c'è poco di comunismo, c'è molto invece di ebraismo sionista. Certo pensiero di destra riconduce tutto all'equiparazione netta tra tra i due filoni-fenomeni - comunismo e ebraismo - a partire dall'indubbia nettissinma prevalenza della conponente ebraica nella II e III internazionale, e dunque ha visto nella fine del blocco sovietico una sconfitta del sionismo. Secondo me non è così: al contrario, la fine del bipolarismo ha moltiplicato la forza del sionismo a livello mondiale, con la Russia nelle mani di Eltsin e della famiglia finanziariam con gli ebrei russi migranti in palestina,con l' "invasione" dell'Africa, con tangentopoli in Italia, con laguerra d'Iraq 1991, guerra Jugo 99, etc etc etc. La fine dell'URSS era necessaria, PERCHE' L'URSS, al cui interno l'elemento nazionale (o multinazionalee) non ebraico non era mai scomparso, mai era diventata filoaraba dopo il 1967, e perché aveva preobabilmente non solo esaurito, ma anche tracimato in senso autonomo-nazionale, il ruolo che l'ebraismo cosmopolita gli aveva attribuito finanziando in parte la rivoluzione d'ottobre. Anche per il KGB va assunta questa ipotesi di lavoro: esso non deve essere inteso come un blocco univoco: come nei nostri servizi, come o in quelli americani, potrebbero essere indivuate diverse anime, a partire da quella sicuramehte ben presenta legata strettamente a Israele, molto più a Israele che al "comunismo"
Claudio Moffa

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NEL CONCORDARE CON QUANTO SCRIVE MOFFA, è necessario aggiungere qualcosa: NON è una prerogativa dell'ebraismo più o meno sionista l'ubiquità dei "servizi". Al contrario, tutti i "servizi" sono, per definizione, ubiquitari e da sempre (come insegna l'Italia, da sempre MADRE e madrina molto "servizievole"). Se poi teniamo presente che gli italici "servizi", dei quali sappiamo ben poco tranne che sono di sicuro diretti eredi dell'OVRA, sono strettamente collegati con quelli di < Santa Madre Chiesa>, possiamo capire com ed in che modo il nostro paese figura come pusillo e pupillo, ma MAI come "ignorante". A questo punto si pone il problema della STASI e del suo vero ruolo, visto che oggi una delle massime espressioni di tale congrega siede al massimo livello del governo della Germania. Con buona pace di Lutero. GV.