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venerdì 23 marzo 2012

Estetica ed etica del paesaggio ... e Monselice: "Quel cementificio migliora il paesaggio”

Foto di Gustavo Piccinini


Monselice: “Quel cementificio migliora il paesaggio” - Una surreale sentenza del Consiglio di Stato e contro il senso comune e la tutela del paesaggio.

Vince la Italcementi, perdono i comitati di cittadini. E vince l'Ente Parco dei Colli Euganei, schierato con i cementieri contro gli ambientalisti. Il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del Tar, ha benedetto il nuovo progetto del cementificio di Monselice, nel cuore del Parco dei Colli Euganei, in Veneto. E lo ha fatto con una motivazione originale e destinata a far discutere: il cementificio migliora il paesaggio e la ciminiera alta 89 metri non è un pugno negli occhi - come sostengono gli oppositori - ma un pregevole elemento architettonico.
Scrivono i giudici: "il progetto comporta modifiche positive sotto il profilo paesaggistico (...); adotta soluzioni volte a mitigarne la percezione delle sagome (...), idonee a ridurne l’impatto visivo; realizza un elemento verticale – la discussa torre di 89 metri – il cui sviluppo si accompagna a una qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea che attribuiscono alle strutture verticali ad elevato contenuto tecnologico la funzione di riqualificare i siti nei luoghi deteriorati (...)".
Prima dell'istituzione del Parco, quarant'anni fa i Colli Euganei erano "colline senza pace": una groviera di cave (un'ottantina) e tre cementifici. La salvezza dei Colli, chiesta dal comitato locale, diventò un caso nazionale grazie agli articoli di denuncia di Paolo Monelli sul "Corriere della Sera" e di Gigi Ghirotti su "La Stampa". La legge del 1971 ha messo all'indice le cave (oggi ne restano solo cinque). E i cementifici? Secondo gli ambientalisti vanno ritenuti "incompatibili con le finalità del Parco" e dismessi, ma la chiusura non è mai stata decisa e quindi continuano a operare. Tanto che la Italcementi, quinto produttore mondiale, ha presentato un progetto di "revamping" (ristrutturazione) dell'impianto di Monselice, con nuove tecnologie e un grande camino in mezzo ai pendii che ispirarono poeti e pittori.

E qui sta il punto: il cementificio rinnovato non si può fare perché è una nuova costruzione e il Parco non lo consente, sostengono ambientalisti e Tar. Si può fare, spiegano Italcementi ed enti locali, perché il progetto "modifica sostanzialmente" il cementificio esistente ma non ne fa nascere uno nuovo. Anzi migliora la situazione anche dal punto di vista ambientale. Questa tesi è stata accolta dal Consiglio di Stato.

Questione chiusa? I comitati non mollano e studiano la prossima mossa. La Italcementi li ha anche citati in tribunale chiedendo un risarcimento danni di 200 mila euro. Dunque la guerra continua. E i Colli Euganei si riscoprono ancora "senza pace".

Salvaggiuolo Giuseppe
(Fonte: La Stampa)


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Nota aggiunta su estetica ed etica del paesaggio

Ma che cos’è il “paesaggio” che la Costituzione impone di tutelare? Secondo il Consiglio d’Europa, «una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni»; con involontaria tautologia che cela una difficoltà definitoria,
ci vien detto insomma che il paesaggio è proprio quello che è. Osa di più il Codice dei Beni Culturali, che per “paesaggio” intende «parti di territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni»; la sua tutela «salvaguarda i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili». Il legame forte fra paesaggio e
valori identitari incarna una tradizione civile e giuridica che risale alla prima legge sul paesaggio, dovuta al ministro Benedetto Croce (1920-22). Eppure si perpetua l’equivoco che chi difende il paesaggio lo fa in base a una concezione
estetica (il paesaggio come “veduta”, assimilabile a un quadro). Ma anche nella legge Croce questo aspetto era intimamente congiunto con altri, per esempio la «particolare relazione con la storia civile e letteraria».

Su questa tradizione si innesta l’art. 9, «il più originale della nostra Costituzione» secondo Carlo Azeglio Ciampi. Per la prima volta nella storia, la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio entravano fra i principi fondamentali
di uno Stato. Ma le sventure del nostro tempo, la spietata aggressione a un suolo ormai invaso non solo dal cemento ma dalle discariche e dai veleni, impongono una concezione ancor più ampia, anch’essa fondata sulla Costituzione. La Corte Costituzionale, in ineccepibili sentenze, ha letto l’art. 9 in sintonia con l’art. 32, che tutela la salute «come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». Paesaggio e ambiente formano dunque un’unità inscindibile,
e su questo punto la Costituzione è anni-luce più avanzata della legislazione ordinaria, che viceversa è orientata dal dissennato divorzio fra le nozioni giuridiche di paesaggio (affidato allo Stato), territorio (affidato alle regioni) e ambiente (di competenza mista). Una ricomposizione normativa, ardua ma necessaria, potrebbe prendere a manifesto una frase di Luigi Einaudi, che punta le sue carte sulla parola “suolo”: «La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli italiani» ( Il Corriere della Sera, 15.12.1951).
Dobbiamo ormai partire da una definizione operativa di paesaggio, passando dal paesaggio “estetico” (da guardare) al paesaggio “etico” (da vivere). Il nesso primario fra paesaggio e ambiente, «valore costituzionale primario e assoluto
» secondo la Consulta, implica il forte legame fra tutela del paesaggio e tutela della salute, fisica e mentale. In questo quadro assumono nuova pregnanza e urgenza non solo lo spietato consumo di suolo, ma anche la spaventevole perdita di qualità dell’architettura in Italia e il declino dell’agricoltura, che del suolo è il miglior presidio; anche la trasformazione di uliveti e vigneti in distese di pannelli solari.

Dobbiamo cercare anticorpi, come il riciclo delle architetture in disuso, a cui il Maxxi ha dedicato una mostra a cura di Pippo Ciorra, o le altre strategie di gestione virtuosa dei suoli di cui parla Gabriele Salari nel suo L’Italia diversa. Temi non di natura “estetica”, ma legati alla salute, alla qualità del vivere, alla felicità e al benessere dei singoli e delle comunità, all’equilibrio economico e alla produttività. Alla radice, il dato essenziale è sempre lo stesso: l’idea di bene
comune, la sua priorità sul profitto dei singoli.

La necessità di operare oggi per il bene delle generazioni future.

(Fonte: Repubblica.it)

giovedì 13 gennaio 2011

Hardcore : "...quando il mio piacere è più importante della tua sofferenza!" di Franco Libero Manco


Tu che ami la vita, il bene, la libertà, la giustizia, tu che speri in un mondo migliore senza più violenza, senza più dolore, come puoi nutrirti di animali e non inorridire nell’affondare i tuoi denti in quelle carni pregne di dolore?

Come puoi considerare legittimo mangiare la gamba, il fegato o il cervello di una creatura simile a te che non chiede nulla se non di avere il suo umile pasto e la sua libertà? Come puoi accettare di buon grado l’idea che una creatura mite e possente come un cavallo, una mucca, un vitello venga crudelmente allevato al solo scopo di essere ucciso, per te? Non pensi quale meraviglia sia il corpo di un essere vivente, a quale stupefacente meccanismo racchiude? Pensa alla capacità del suo cervello di elaborare pensieri, ai suoi occhi di percepire le cose, ai suoi orecchi di udire i suoni, al suo cuore di pulsare, ai suoi polmoni di assorbire l’aria, ai suoi reni di filtrare il sangue. Pensa a questo capolavoro dell’universo che sarà annientato per sempre, a causa tua.

Considera la tua vita e paragonala a quella degli animali allevati. La tua lunga vita è piena di tante cose, ma nella sua brevissima esistenza un animale d’allevamento non conosce che privazione e sofferenza. Mentre tu sei in una casa confortevole, pulita e riscaldata, al coperto dal freddo, dal gelo, dal vento, dalla pioggia; mentre tu dormi in un letto morbido e caldo; mentre ti svaghi, ti diverti, giochi, leggi, l’animale è li, al buio, incatenato senza potersi muovere e senza il conforto di potersi avvicinare al suo simile. L’animale non fa nulla, perché non può fare nulla, solo aspetta, nel buio della notte, mite, paziente, tra i suoi stessi escrementi, e non ha nulla se non la sua stessa vita. In una solitudine abissale, soffre in silenzio, in un dolore che non sa spiegarsi e contro il quale è senza scampo. E senza la possibilità di essere salvato si avvia impotente verso la morte.

Eppure sai quale angoscia genera la perdita di una persona cara, la disperazione che nasce dall’impotenza contro un male che non possiamo combattere. Tu forse sai cosa sia un terribile mal di denti o una lancinante colica renale. Immagina te stesso in questa circostanza, solo e senza la possibilità di ricorrere agli antidolorifici del medico. Immagina di doverti estrarre un molare senza l’ausilio degli anestetici allora capirai la condizione degli animali.

Come puoi essere indifferente al dolore dell’altro tu che per ogni piccola ferita ricorri alle cure del medico? Tu che ti rivolgi alle autorità per ogni piccola ingiustizia che subisci, come puoi considerare giusto e lecito infliggere l’ingiustizia suprema della privazione della libertà, della tortura e della morte ad una creatura innocente per soddisfare i tuoi piaceri? Accetteresti ugualmente di buon grado l’ipotesi che noi e i nostri figli fossimo allevati da extraterrestri, contro cui risulterebbe impossibile ogni reazione, per diventare loro pasto?

Tu che non hai pietà delle tue vittime ma speri che Dio ascolti le tue preghiere e possa preservarti dalla sofferenza e dalla morte, in che modo rispondi alle grida degli animali nelle mani dei carnefici ai quali tu li consegni?

Ma gli animali non soffrono solo negli allevamenti intensivi e nei mattatoi, veri e propri campi di concentramento e di sterminio. Hai mai pensato a quale spaventoso inferno sono condannati centinaia di milioni di animali all’anno nei laboratori di sperimentazione? Pensa a quei gattini a cui sono stati cucite le palpebre alla nascita per sperimentare capacità alternative alla vista. Pensa a quell’uccello con il fianco spappolato da una fucilata: è come se l’esplosione di bomba avesse spezzato a te le gambe e non avessi nessuno a cui chiedere aiuto. Pensa all’agonia dei pesci nelle reti. Pensa agli animali da pelliccia allevati e spellati spesso ancora vivi. Pensa agli animali nei circhi equestri costretti, con la frusta, la fame e le scariche elettriche, a ripetere per anni innaturali esercizi. Pensa a tutto questo e se non ti dissoci da queste barbarie dovresti vergognarti di essere un uomo.

Ma non hai un cuore? Non hai una coscienza? In che ti differenzi dalla pietra inanimata tu che non consideri il dolore e la vita dell’altro ma che hai la presunzione di essere fatto ad immagine di Dio? Gli animali a cui spegni per sempre la vita, tu che mangi la carne durante la tua esistenza, riempirebbero un campo da tennis. E non ti vergogni di un simile misfatto, di tale crimine contro la vita e contro la fratellanza universale?

Nella speranza di un cuore umano più giusto e sensibile sta il segreto del bene e della pace nel mondo. Come potrebbe l’uomo nuocere al suo simile se avesse la sensibilità di condividere il dolore degli altri ? Se fosse educato alla dolcezza verso ogni essere vivente?

Franco Libero Manco

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Altri articoli di Franco Libero Manco:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=franco+libero+manco