"Frammenti d'Infinito" Pittura di Franco Farina....la questione del "peccato originale", per come l'ho meditata e capita io, non è da intendersi in modo semplicistico.
Tutti noi, per poter venire a questo mondo, abbiamo "desiderato". Che cosa? Di essere di nuovo esistenziati come individui, separati dal Tutto. È molto importante comprendere questo fatto della "separazione", che va di pari passo con l'"ignoranza": non esiste "consoscenza", né "realizzazione", finché vi è "separazione". L'incomprensione, letteralmente, produce il desiderio di "vita separata".
Abbiamo desiderato ritornare in "vita"? Bene, siamo stati accontentati! Ciascuno, alla fine, anche se non ce ne rendiamo conto, ottiene sempre quello che vuole, e il detto "volere è potere" - abusato in maniera 'superomistica' - al fondo racchiude una profonda verità. Si torna in vita perché evidentemente dovevano ancora svilupparsi, per chi "torna", determinate "possibilità" affinché quell'essere potesse tornare all'Essere (o il sé al Sé). In questo senso, il fatto che siamo richiamati alla vita nel mondo è una "misericordia", ma è anche la nostra "colpa".
Infatti il bambino nasce e piange!
Per comprendere questo passaggio, pensa al senso dell'ascesi, in ogni tradizione. Il "liberato" - in arabo la parola è mawlâ, la stessa dello "schiavo liberato", perché ha esperito fino in fondo il senso della condizione "servile" dell'essere creato - è quello che è già "morto alle cose del mondo" prima di morire, ed avendo già sperimentato la morte ha compreso cos'è la vita ("più che vita" avrebbe detto Evola). Tutti gli altri invece si illudono ancora sulla "vita", per questo desiderano tornare in vita, appunto. Cos'è poi un "desiderio"? Ciò che ci sotrrae dal Cielo, dalle stelle!
Invito a riflettere anche su questo punto: i dogmi non sono verità indimostrabili come pretende una certa critica razionalista che ormai ha fatto il suo tempo, ma traducono in linguaggio comprensibile verità che attengono al piano delle cose "così come sono". Che delle "chiese", delle strutture di potere paratesi deitro la "religione", ne abbiano fatto un uso spregiudicato, non si significa che le cose non stiano così come le descrivono dogmi che non contrastano coi dati della metafisica (che è una per sua essenza) né ripugnano alla ragione se solo si medita su che cosa è l'uomo da sempre.
L'Islam, da questo punto di vista (e v'invito, appena sentite la parola Islam a non pensare a: al-Qa'ida, Bin Laden, Immigrati marocchini, Arabia saudita e petromonarchi, tè alla menta e Pierre Loti, Palestina, ribelli libici e tutte le altre migliaia di immagini che vi corrono alla mente!), è stato provvidenzialmente sfrondato dei vari dogmi del Cristianesimo e ne ha mantenuto uno solo, in vista dei "tempi ultimi": quello dell'Unità e dell'Unicità divine (tawhîd), perché per gli uomini di quest'ultima parte del presente ciclo è esiziale mirare "dritti alla meta", superando la "separazione" in cui si trovano.
Il discorso è lungo, spero di non avervi annoiato.
Saluti a tutti
Enrico Galoppini