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lunedì 3 settembre 2012

Tasse, pubblica amministrazione e le anime morte....



Caratteristica comune alla quasi totalità degli Enti locali é di aver costituito una serie di società, denominate Partecipate, che erogano servizi prima competenza e svolti in prima persona dagli Enti Locali stessi. A queste si associano anche talune società erogatrici di servizi, ma non partecipate direttamente dagli Enti Locali. Pur avendo passato i servizi alle Partecipate, sono rimaste intatte, anzi, aumentate le tasse agli Enti Locali e - sarebbe il caso di dirlo? - tutto il corpo dei burocrati e dei funzionari, che avrebbero dovuto svolgere quei servizi e sono rimasti con lo stipendio senza aver nulla da fare.

Queste società Partecipate, per esempio quelle che curano la nettezza urbana, i trasporti urbani, la distribuzione dell’acqua, e così via, non sono gratuite per il CITTADINO CONTRIBUENTE: riscuotono un canone che dovrebbe coprire le spese di gestione. Per i trasporti urbani, ovviamente, il canone é esatto tramite gli abbonamenti ed i biglietti. E spesso sono canoni severi, specialmente se comparati alla qualità dei servizi erogati. Nel caso del Servizio Sanitario Nazionale, sempre per esempio, i ticket su visite, esami e farmaci coprono quasi il 55% della spesa totale del servizio. Ossia, il CONTRIBUENTE paga sia le tasse per il suo mantenimento in funzione, sia la metà circa dei servizi erogati.

Servizi che in molti casi non son certo tali da favorire il Cittadino nel vivere la propria libertà.

Ci si ricordi per esempio dello spietato rigore con cui i Comuni perseguitano il Cittadino Contribuente che è obbligato a girare in città misere di parcheggi e con viabilità risalenti ai secoli scorsi. Ci si ricordi anche delle truffe dei rilevatori automatici di velocità o di passaggio ai semafori, che erano stati manomessi per consentire di elevare multe iniquamente ingiuste.

Nella stragrande maggioranza dei casi, le Partecipate presentano disavanzi di bilanci e debiti di tali dimensioni da poter essere considerati irredimibili. Se fossero società gestite da privati, sarebbero state da tempo dichiarate fallite ed Amministratori Delegati e componenti dei Consigli di Amministrazione associati alla prossima Casa Circondariale.

Quindi, il Cittadino Contribuente paga denaro sonante per servizi erogati per lo più in regime di monopolio, per cui non ha alternative di scelta. É semplicemente obbligato ad usare quanto disponibile ed ai costi imposti.

Quasi costantemente questo concetto non è tenuto presente quando si valutano le tasse che il Cittadino Contribuente é obbligato a versare alle Amministrazioni Locali, attraverso tutta una serie di imposte variamente disseminate. E nonostante l’entità del prelievo fiscale, regioni e comuni si avviano all’insolvenza.

Essendo i servizi quasi sempre erogati dalle Società Partecipate, non sembra destituito di fondamento il domandarsi a cosa servano le tasse versate a dette Amministrazioni Locali.

Non sono un valore di poco conto.
Nel 2011 sono infatti ammontate a 102 miliardi di euro.

balzelli locali

Le Tasse Locali sono 102 miliardi e vi pagate tutte le utenze! Ci trattano come i Kulaki in Ukraina.

Ogni Cittadino Contribuente versa 1,684 euro ogni anno che Dio manda sulla terra.

I Comuni, per esempio, prestano servizi socialmente utili per una quota irrisoria dei loro bilanci.

A cosa servono dunque tutte queste tasse? Semplice: quasi completamente a mantenere il personale dipendente a qualsiasi titolo (dal ruolo a tempo indefinito fino ai così detti precari) da codeste spettabili Pubbliche Amministrazioni.

Siamo al paradosso kafkiano che il contribuente debba pagare la quasi totalità dei servizi prestati dalle Amministrazioni Locali attraverso Partecipate e si debba inoltre accollare l’onere di mantenere un corpo di burocrati e funzionari che proprio non si riesce a capire cosa facciano ed a cosa servano, specie in ragione di quanto costano.

Ci si pensi bene: é una vera e propria forma di schiavitù, al cui confronto il servaggio della gleba era una condizione mite e desiderabile.

Non solo. Mentre nel periodo 1996-2011 le tasse esatte dall’Amministrazione Centrale sono aumentate del +9%, quelle esatte dalle Amministrazione Locali sono aumentate del 114.4%, contro un aumento del Pil del solo 15.4%.

Stanno assassinando il Contribuente così come fecero con i Kulaki in Ukraina.

Per lunghi anni davanti al mio ufficio si leggeva la scritta:

«Uccidere un borghese non è reato».

Sono in molti ad avere l’impressione che presto sarà sostituita con questa:

«Uccidere un burocrate della PA non è reato».

Giorgio Vitali

lunedì 2 gennaio 2012

Washington e Teheran ai ferri corti - Iran: portaerei USA nello stretto di Hormuz



Minacce iraniane, controminacce USA. Ma chi ha davvero il controllo dello Stretto di Hormuz, e chi può far rispettare le leggi?

LO STRETTO DI HORMUZ SI TRASFORMERA' NELLA PROSSIMA PEARL HARBOR?

Avevo promesso di non parlare più dello Stretto di Hormuz fino almeno allo scoppio della guerra termonucleare globale. Ma qualcuno insiste e quindi credo di far cosa utile nel cercare lumi su come funzioni davvero questo fatidico braccio di mare.

Non sto a ripetere cose stradette (1, 2, 3, 4, e soprattutto 5). Ma gli iraniani continuano con le spacconate ("Chiudiamo lo Stretto!"), e gli USA replicano minacciando di scatenare le armate di Mordor. Così, è venuto naturale chiedermi chi comandi davvero su questo accidenti di Stretto.

E' territorio iraniano, e quindi l'Iran ha tutto il diritto di bloccarlo a suo piacimento? E' per caso acqua territoriale statunitense e io non lo sapevo, beata ignoranza? E' terra di nessuno, fascia di sicurezza ONU, proprietà privata di un pescatore, insomma come funziona?

Ebbene lo Stretto di Hormuz, nella sua parte più assottigliata, è largo appena 22 miglia. 11 miglia appartengono all'Iran, e 11 all'Oman. Per quanto riguarda le aree limitrofe (l'entrata e l'uscita, per capirsi) c'è un po' di discussione in corso, in quanto il diritto marittimo stabilisce che, qualora vi siano isole, le acque territoriali partano dalle isole e non dalla terraferma. Ne consegue che le isolette lì posizionate sono oggetto di diatriba mai risolta.

Non solo. Il diritto internazionale marittimo stabilisce che, nel passaggio di uno stretto, le navi mercantili godono di diritti inviolabili da parte dello Stato a cui appartengono le acque; persino le navi da guerra hanno diritto a mantenersi in stato di allerta, seppur monitorate da chi controlla lo Stretto.

Hanno ragione gli Stati Uniti, allora, a minacciare guerra contro chi ritiene di poter chiudere stretti a piacimento?

Qui arriva il paradosso divertente, che non manca mai. Ebbene: gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il diritto internazionale marittimo. Non è una legge che riconoscono. Perché diamine allora si sentono in diritto di ergersi a paladini?

Mah. C'è anche da considerare un ultimo dettaglio sullo Stretto di Hormuz, un dettaglio geografico. Sembra che le sue acque siano troppo poco profonde perché le petroliere possano agevolmente passare: si trovano costrette ad una specie di zigzag per pescare i fondali più alti. E indovinate da che parte si trova il fondale profondo, nella parte più piccola dello Stretto? Esatto: proprio nelle acque iraniane. Una faccenda complicata, eh.


Debora Billi - (http://petrolio.blogosfere.it/

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Commento di Giorgio Vitali:

LA QUESTIONE ORMUZ è quella che maggiormente fa stare col fiato sospeso. TUTTAVIA, l'impresione che se ne ricava riguarda essenziualmente il PREZZO DEL PETROLIO. In fatti, più c'è tensione e più è possibile aumentare a piacimento il prezzo di questo bene. Anche perchè la prospettiva di INCENDI di POZZI, provoati da uno dei contenenti, determina un'altra causa di impennata dei prezzi. Che sono già oggi FALSI. COME SEMPRE!!!

venerdì 9 settembre 2011

Giuseppe Turrisi: "L’euro è un cancro che produce la metastasi del debito infinito..."



Siamo di fronte ad una situazione che verosimilmente si prefigura nelle condizioni politiche economiche e sociali come quella della rivoluzione francese, come dice il dott. Vitali Giorgio, anche se contestualizzata negli anni 2000 (chi sarà il Robespierre di oggi?).

Condizione in cui convergono movimenti in maniera trasversale e di ogni storia e provenienza politica. C’è una insofferenza diffusa che si comincia a far sentire ed è sempre più presente nell’associazionismo e movimentismo, ma ancora molto frammentaria ed immatura per spirito di soggettivismo puro. Ci sono poi, personaggi politici di rilievo che vorrebbero catalizzare questa amalgama, ma allo stesso tempo hanno paura a lasciare il “solido” partito per mettersi in discussione con un movimentismo informe, che “se unito” (quasi utopico) potrebbe raggiungere un 8/10% dell’elettorato nazionale. Tolte queste considerazioni, il problema rimane ed è quello che questo movimentismo non nasce in maniera programmatica ma solo sotto la spinta emotiva, della serie: “abbiamo capito che c’è un problema” ma purtroppo ancora “non abbiamo focalizzato quale è”. Di tutti i vari movimenti di cui io sono a conoscenza (ma è un limite mio) pochissimi ancora puntano nella direzione giusta e tendono a farsi “trascinare” dagli “insider” messi li apposta per proporre “false soluzioni” e quindi deviare il “percorso naturale della liberazione dai parassiti”. Questi “insider” fanno perdere tempo, e sono messi li per far fallire la rivoluzione culturale del risveglio delle coscienze. Se (come dice il dott. Savino Frigiola) non è chiara la diagnosi si rischia di proporre sempre e continuamente terapie sbagliate che poi inevitabilmente produrranno più danni. Un esempio? Il taglio delle province o l’accorpamento dei comuni significa sempre meno stato e sempre meno servizi, meno controllo, meno tutela, e poi sempre più tutto privato, sempre più a pagamento ecc.

Il mercato non può decidere cosa è bene o cosa e male per il popolo, il libero mercato può solo decidere questa cosa si vende questa no. Sembra di ripetere le cose più ovvie di questo mondo, eppure ancora oggi si portano avanti le teorie a cassettoni in maniera blindata; preciso che nessuno è contro il libero mercato, ma siamo contro il libero mercato in toto se questo è l’unico che detta le regole del gioco soprattutto quelle che hanno a che fare con i servizi e con il sociale. La economia come ogni cosa va progettata e non può essere lasciata al liberismo sfrenato e va progettata per quello che è la dignità dell’uomo e la sua sovranità. C’è da dire poi, che questo “liberismo economico” è una falsità ideologica pura che ci fanno credere nelle università, che ci fanno studiare e che propagandano in continuazione da lavaggio del cervello, per nascondere invece che c’è una precisa “progettazione finanziaria” che decide cosa deve succedere nel mondo sotto il profilo finanziario e geopolitico (vedi Libia).

C’è una lobbie mondiale che decide quale stato deve fallire e quale deve guadagnare, e di ogni singolo stato decidono scientificamente cosa si devono prendere e cosa lasciare, (nel caso italiano hanno puntato a Finmeccanica, ed Eni ecc), quindi o si prende atto una volta per tutte di questa situazione oppure significa che non si vuole risolvere il problema. E quando sentite dire, purtroppo anche dal nostro presidente della repubblica, servono “riforme strutturali” significa che il governo deve cedere ai “diktat” dei banchieri; la lettera inviata dalla BCE a Berlusconi è la prova provata della ingerenza bancaria sulla vita politica di una nazione, l’Italia deve mette in manovra la vendita del patrimonio statale. (matematicamente i soldi per pagare circa 65 miliardi di euro interessi non esistono). Lo stesso dicasi a livello nazionale, una banca commerciale che ha potere di emettere moneta dal nulla (riserva frazionaria) (Libro “il grande mutuo” del prof. Nino Galloni) decide se una azienda può ottenere credito o meno, se deve rimanere aperta o deve fallire,se deve licenziare o meno, realizzando quindi “direttamente” una politica “economica sociale”.

Se si comprende questo si capisce la perfetta inutilità dei sindacati e delle idiozie che continuano a dire distraendo la popolazione da oltre venti anni (oltre al fatto che non rappresentano più nessuno, se non solo dei pensionati). Ma queste le dovrebbero sapere tutti invece ci perdiamo dietro fandonie ed idiozie varie. Vi ricordate i piani quinquennali di sviluppo che si dovevano realizzate per distretti industriali ed artigianali (su matrice di Keynes) cosa è stato fatto molto poco, male e soprattutto a debito. In Italia abbiamo delle esperienze storiche in cui furono costruiti dei palazzi detti “umbertini” (con il metodo keynesiano) che avevano il solo difetto di non indebitare nessuno aumentando la ricchezza nazionale perché finanziati con vera moneta sovrana. Rispondono gli “economisti di sistema” che le regioni presentando i progetti alla U.E. possono avere dei soldi per investirli sul territorio!!! non apro l’argomento ma vi dico solo che è più facile vincere al superenalotto.

Il fallimento delle politiche di destra e di sinistra, il decadimento di ogni forma di etica sia religiosa che laica, il fallimento delle teorie liberiste e capitalistiche, la confusione volutamente generata dalla comunicazione sociale tutta (salvo alcune nicchie di sana libertà) al fine di rimuovere ogni possibile riferimento a delle precise responsabilità di questo massacro culturale, sociale, economico e probabilmente fisico, ha prodotto un cittadino informe, indifferente, schiavo, remissivo e omogeneo. La creazione dell’euro è servita alla distruzione degli stati come organizzazioni nazionali (hanno ceduto tutte le sovranità) ma soprattutto al distruggere i cittadini delle nazioni europee, la loro cultura e le loro tradizioni, per trasformarli in un massa di pecore, una fotocopia dell’altra con pensiero nullo ed elettroencefalogramma piatto (Libro “Ingannati” di Alberto Medici).

La loro strategia e progettualità finanziaria è ben chiara in quello che sta succedendo nel mediterraneo. La guerra in Libia ripropone la stessa regia di un progetto di dominazione i cui “danni” saranno visibili solo fra tre anni, povero popolo libico illuso dai suoi rivoluzionari e dalle promesse di “aiuto” che poi si sveleranno con il loro proprio nome ossia “debito eterno”.

La guerra (soprattutto quella fatta da quattro ribelli e quattro mercenari pagati dalla Nato) non potrà mai sostituire la rivoluzione culturale, ma prestissimo il popolo libico rimpiangerà “la schiavitù di Gheddafi” infatti il processo di ricostruzione sarà lunghissimo e difficilissimo per le enormi difficoltà interne ed esterne che gravano su quell’area. L’Egitto che forse gode di una più consolidata cultura millenaria ha rifiutato l’aiuto del FMI o meglio ha rifiutato le condizioni in altre parole hanno compreso che l’altra parte della medaglia “aiuto” portava la scritta “debito”. Ma tornado a casa nostra la situazione è drammatica, in quanto il popolo italiano, fondamentalmente suddito nel DNA ormai è abituato da anni a vedersi ridotti i diritti in maniera continua e sistematica, e questa abitudine è stata programmata nel cervello di ogni cittadino fin dalla madre a sua volta condizionata. Tutto il contesto, sociale, scolastico, universitario, e poi della comunicazione ti conduce, ti educa e ti impone il ruolo del “rassegnato”.

L’induzione a questo ruolo è anche di natura e origine cristiana se vogliamo, in quanto nel contesto della vita (cristiana) sicuramente sei tu che “hai peccato” perché nato col peccato (di non essere l'eletto) per “condizione naturale” quindi “devi avere il senso della vergogna e del peccato. Il non riuscire ad alzare la testa e dire basta proviene da un retaggio culturale e sociale che non riusciamo a toglierci di dosso. La cosa ancora più vergognosa è che abbiamo pure la “sindrome del maiale”, non solo non riusciamo a comprendere che ci stano dando da mangiare il beverone (lo scarto dello scarto delle briciole) ma addirittura difendiamo il padrone senza capire che prima o poi ci "scannerà" per mangiarci anche l’anima (euro lo squartatore). Nell’intervista che ho fatto al prof. Bruno Amoroso (economista italiano "libero" che insegna in una università in Danimarca) addirittura è emersa la possibilità non solo di “non pagare un debito illegittimo” ma addirittura di “chiede i danni” per il mal tolto fino ad oggi per svariati miliardi di euro.

Ma per fare ciò è necessario fare chiarezza sui trattati europei (Lisbona e Maastricht e lo statuto della BCE) totalmente sconosciuti (nell'efficacia) dai legittimi interessati, ossia i cittadini europei. Tutto questo, tra l’altro, è stato, previsto nel dettaglio dal prof. Giacinto Auriti a suo tempo. Sentire queste associazioni e movimenti che si perdono dietro falsi (o minimi) problemi significa perdere altro tempo prezioso. Per essere chiari sentire parlare di accorpamento di comuni, taglio province, taglio dei senatori, taglio di stipendi, ecc significa guardare “la pagliuzza” quando invece c’è una “trave”.

L’euro è un cancro che produce la metastasi del debito infinito e ancora siamo costretti a sentire parlare di aspirina per il mal di testa.

Che questa europa sia stata fatta quasi esclusivamente per l’euro lo squartatore, ormai non è più un segreto, ancora meno lo è il fatto che l’euro a sua volta non è stato fatto per salvare gli stati dall’inflazione o da attacchi speculatori (propaganda) ma per gestire in prima persona il flussi di speculazione ed imporre le politiche di svendita e le politiche sociali. Soluzione Islanda senza discussione.

Giuseppe Turrisi (albamediterranea)