Visualizzazione post con etichetta Valle del Treja. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Valle del Treja. Mostra tutti i post

sabato 26 maggio 2012

Storia mitologica di Calcata... prima che nascesse l'uomo!

Paolo D'Arpini a Calcata

Spesso quando parlavo di Calcata agli amici che venivano a trovarmi non potevo far a meno di imbrogliarli, raccontando varie storielle attinte alla mia fantasia.

Io le chiamo “psicostorie”… ma a dire il vero non sono totalmente invenzioni della mia fervida mente immaginativa. Le mie narrazioni fanno riferimento a qualche fatto realmente accaduto, più che “bugie” potrei definirle “visioni dall’inconscio”.

Allora, dovete sapere, e questo sta scritto persino nei depliants del Parco del Treja, che l’acrocoro di Calcata fu scavato dal paleotevere, cioè Calcata era un’isola, come oggi lo è l’isola Tiberina, del fiume Tevere che migliaia di anni fa scorreva proprio in questa valle.

La valle del Treja dovrebbe chiamarsi “valle del Tevere” ma a causa di un terremoto o più probabilmente di un’eruzione dei vulcani Sabatini, il Tevere cambiò corso (passando dall’altro lato del monte Soratte) e Calcata rimasta quasi all’asciutto divenne l’impervia rocca che oggi conosciamo.

Chissà cosa sarebbe accaduto se non fosse andata così… molto probabilmente quell’isola che funse da volano per la nascita di Roma, ovvero l’isola Tiberina (che ricordiamolo era l’ultimo attracco e guado possibile prima che il Tevere confluisse nel Tirreno), avrebbe potuto essere la nostra Calcata e chiamarsi “Arx” (Arca), giacché –ricordiamolo ancora- i Falisci che fondarono quest’Arca di Luce che divenne Calcata, parlavano il latino, anzi sono gli unici e veri “latini” che abitavano tutta la bassa valle del Tevere sino ai sette colli di Roma.

Altri “latini” non esistono né sono mai esistiti, la cosiddetta patria dei Latini Albalonga è una bufala storica tanto per creare confusione sulla nascita di Roma, come la leggenda dell’arrivo di Enea. Insomma all’inizio c’erano solo i Falisci, tribù indoeuropee, che parlavano falisco (cioè il latino) e che convivevano con altre tribù consanguinee sabine e sannite. Anche i cosiddetti Etruschi erano essi stessi più o meno della stessa etnia e basta, anch’essi genti italiche indoeuropee dal punto di vista etnico ma che avevano assunto i modi e la lingua delle popolazioni anatoliche che giunsero sulle sponde tirreniche (poi dette appunto Etruschi o Tirreni), ne più ne meno come avvenne per i Cartaginesi i quali massimamente non erano altro che nord africani che avevano appreso i costumi e l’idioma fenicio (ma non prendete queste mie affermazioni come oro colato…).

Se ragioniamo bene scopriamo che egualmente avvenne per le popolazioni del Danubio (Dacia) che oggi chiamiamo “Romania”, i rumeni non sono altro che gli abitanti originari di quell’area che assunsero la lingua e la cultura romana. Insomma i Falisci sono i veri “Romani” e solo in seguito si tese a differenziarli in falisci, falisci capenati, latini ed infine romani. In verità sono i Falisci stessi che fondarono Roma, rinunciando all’etnia originaria assumendo una nuova identità giuridica e culturale. E c’è un’evidenza storica che avvalora questa ipotesi giacché i Falisci e la loro civilizzazione risale al villanoviano mentre Roma fu fondata solo nel 700 a.C.

La storia leggendaria della fondazione di Roma non è altro che il rifacimento della storia di Fescennium, la mitica prima città falisca, che l’archeologo inglese G. Potter, non impregnato di “romanismo”, scoprì durante i suoi scavi a Narce, Pizzopiede e Montelisanti, tre colline che circondano Calcata, nucleo portante della prima città policentrica “Arx”. Lo stesso processo fondativo, dopo molti secoli, avvenne sui famosi “sette colli” della città poi chiamata eterna.

Ma, qui ritorno alla psicostoria, la “città eterna” (se il Tevere non avesse cambiato il suo corso) avrebbe potuto essere Arx -ovvero Narce- (che è una storpiatura di Arx). Arrivo al dunque, ecco come ho immaginato questa trama…..

Calcata e Roma fra storia e psicostoria.

Ci sono due modi per osservare: dall’interno e dall’esterno. L’uomo si trova al centro dell’universo ed osserva il mondo che lo circonda ma, a sua volta, è osservato dal mondo. In che modo si svolge questo gioco? Ogni volta che rivolgiamo l’attenzione alle cose che ci stanno attorno stiamo osservando il mondo ed ogni volta che passiamo all’introspezione è l’universo nella sua interezza che osserva noi. Questo passatempo può avvenire solo attraverso la coscienza, infatti è solo tramite la “consapevolezza” che è possibile osservare colui che osserva. Per contemplare, appurato che è questa la qualifica essenziale della coscienza, occorre sempre un oggetto. Questo oggetto, o meglio il riflesso dell’immagine, è percepito nella mente. Essa ci permette di parlare e discutere, di presupporre ed inventare, di criticare e di accettare, ma è solo per mezzo di questa “parentesi” che è possibile circoscrivere e visualizzare quel che ci interessa.

Nel presente caso la storia che si dipana dalla coscienza è quella dei due modi di vedere. Due possibili destini a confronto. Per convenienza potremmo chiamarli “io e tu” e visto che son due possiamo anche dargli un sesso, allora diciamo che “io” è il maschio ed il “tu” in quanto altro, diviene femmina. Dico così non certo per maschilismo, soltanto perché nell’io c’è la qualità della penetrazione e dell’approfondimento, mentre nel tu c’è la vastità dell’accoglienza di ciò che deve essere conosciuto. In realtà “l’oggetto” non si stanca mai di essere osservato dal “soggetto” che, a sua volta, non fa altro che inventarsi nuovi metodi d’osservazione.

Nessuna meraviglia quindi, che l’oggetto sia spesso identificato con l’Universo intero, ovvero tutto ciò che esiste ed è conoscibile, mentre il “soggetto” (come un indomito ed infaticabile esploratore) si affanna continuamente a cercare diverse visuali e prospettive di investigazione. Ecco qual’è lo scopo dell’insaziabile penetratore dell’anima. Per tagliar corto, vi dirò che stavolta l’oggetto esaminato ha la forma di un uccello. Questo uccello è una rondine che si lascia seguire dallo sguardo. Essa è figlia di una figlia di una figlia… dalla figlia di una rondine antica che volò su questa valle, la stessa di quando le rondini non avevano ancora un nome e non c’era nessun uomo ad osservarle. Non di meno la valle era viva.

L’acqua di un grande fiume, che allora era il Tevere, aveva già scavato ed eroso le sue forre. Le pareti di tufo erano ricoperte di lecci, aceri, carpini e querce ed il fiume scorreva orgoglioso fra le gole delle tre colline, quelle che avrebbero dovuto ospitare. nei piani del giocatore originario, la sede di una futura civilizzazione: la città Faro di luce, la mitica Arx.

Le tre colline erano già levigate e gonfie di vegetazione e di vita, gli animali vi pascolavano felici e la proto-rondine le sorvolava, proprio come sta facendo la nostra rondine di oggi. Ma a quella sua lontana progenitrice sarebbe toccato di assistere ad un avvenimento che era destinato a cambiare la storia di quest’angolo di mondo. Uno degli ultimi vulcani attivi dell’apparato sabatino si risvegliò: la violenza dei suoi schizzi di cenere, fumo e lapilli oscurò il cielo. La terra tremò, le bocche vulcaniche eruttarono valanghe di lava, la quieta valle si spaccò, si fendette si accartocciò.

Per chilometri e chilometri la proto-rondine non riusciva a trovare riparo. Il fiume
ribolliva, le acque straripate non riuscivano più a cogliere l’alveo in cui riposare e continuare il percorso verso il mare.

Solo il monte Soratte, gigante di pietra, si ergeva in mezzo al marasma infernale, anch’esso sembrava tremare alla furia del fuoco ma rimase saldo, ebbe pietà di quell’uccello impaurito e del fiume sperduto ed offrì ad entrambi un fianco. Così fu che il Tevere cambiò il suo corso. E fu così che Roma venne poi fondata sui sette colli mentre le tre colline ospitarono una piccolissima “Arx”, cioè Narce, che diverrà poi Calcata, è rimase un minuscolo angolo di paradiso. Ora che, attraverso questa particolare “osservazione” spazio-temporale, ho raccontato il suo segreto la rondine sembra volersi vendicare gettandosi su di me, per tema che io tradisca la sua storia, ma voi avete già capito (e se non vi rimando all’inizio del racconto) che non deve essere mai, mai, mai…

Paolo D’Arpini

sabato 17 marzo 2012

Calcata, Mazzano ed il risveglio della valle del Treja...

Calcata nella Valle del Treja


Escursioni per tutti i gusti nel territorio dell’antico popolo dei falisci

Profumi, suoni, odori, colori ci dicono che la primavera è alle porte. Boschi e campagne si scaldano dopo il gelo dell’inverno e le nevicate più recenti. Il freddo intenso si stempera nell’aria frizzante di una primavera per ora solo annunciata.

Nel Parco della Valle del Treja la natura si prepara al risveglio primaverile. Nel tramestio del sottobosco si indovina l’attivismo di insetti e uccelli, le punte degli alberi mostrano i primi germogli. Il verde lucente delle chiome ci fa intuire che è prossima un’esplosione di colori. L’aria dei borghi medievali di Mazzano e Calcata non sa più di legna, è leggera e frizzante, tiepida e ancora umida.

Al Parco è pronto il programma delle prossime escursioni e sarà pubblicato nei prossimi giorni. Le visite guidate ci permettono di conoscere non solo i luoghi fisici, ma anche la storia e le particolarità dei luoghi, piante, fiori e corsi d’acqua. Con un calendario che si snoda da marzo a dicembre sono proposte decine di iniziative. Le escursioni sono state organizzate in collaborazione con l’associazionismo locale e prevedono la visita dei luoghi più interessanti, noti e meno noti, del Parco.

Le visite guidate si svolgeranno normalmente nell’arco della mattina, alcune tuttavia sono pomeridiane o notturne, altre si svolgeranno nell’arco di un’intera giornata.

“Il Parco del Treja si caratterizza sempre più per la promozione del territorio – sottolinea il Presidente dell’Ente Di Giovanni – con iniziative come quella del programma di visite guidate ‘Le storie di un fiume’ siamo certi di rispondere alla curiosità e all’interesse di tante persone che desiderano conoscere questi luoghi. Le storie, le leggende, la natura, la memoria, l’arte, la tradizione, la magia, in una stratificazione ricca e a volte insospettabile.”

Roberto Sinibaldi
www.parcotreja.it
sinibaldi@parcotreja.it
cell. 346 1739853
uff. 0761 587617

venerdì 3 giugno 2011

MoMart a Mazzano Romano nella Valle del Treja - Mostra mercato di arte artigianato e prodotti tipici il 12 giugno 2011


Fiume Treja tra Mazzano Romano e Calcata nel Parco Valle del Treja


Con il patrocinio del Comune di Mazzano Romano e del Parco Regionale Valle del Treja
l'Associazione Culturale AMArt organizza:

MoMArt mostra mercato di arte, artigianato e prodotti tipici

12 giugno 2011
Mazzano Romano (RM) centro storico medievale
dalle ore 10:00 in poi...


Presentazione

L'Associazione Culturale AMArt si è costituita nel 2006 per iniziativa di un piccolo gruppo di persone accomunate dalla passione per l'arte in ogni sua espressione, con l'intento di sottolineare, sostenere e valorizzare i luoghi, le bellezze naturali e le attività umane di Mazzano Romano e del suo territorio.
A questo fine, si è sviluppata nel corso degli anni una fitta rete di collaborazione ed interscambio con gli Enti, le altre associazioni ed i privati cittadini, che ha permesso di mettere reciprocamente a disposizione competenze, idee ed esperienze diverse.

Ambizione della MoMart è quella di essere un punto di incontro tra le varie realtà locali e quelle “forestiere”, un catalizzatore di idee e progetti, un momento propositivo, un palcoscenico per chiunque abbia voglia di far conoscere la propria idea di arte.

Chi passeggerà domenica 12 Giugno per i caratteristici vicoli del Borgo potrà, aggirandosi tra le bancarelle degli artisti e degli artigiani, assaporare e condividere un momento di vita del nostro paese, degustare prodotti locali ed internazionali, ascoltare letture ad alta voce e godere della musica dal vivo e delle esibizioni degli artisti di strada.


Programma

ESPOSIZIONI
artistiche, artigianali, fotografiche, libri, solidarietà

VENDITA E DEGUSTAZIONE PRODOTTI TIPICI
locali e internazionali

MOSTRA ILLUSTRATIVA SUL TERRITORIO
a cura del Parco Regionale Valle del Treja

LETTURE AD ALTA VOCE
a cura del gruppo di lettura della Biblioteca Comunale di Mazzano Romano

PROIEZIONE FILM
“Fornaci Eufronio”, l'antica fornace di Mazzano Romano
“Un paese in Europa” di Robert Krieg e Monika Nolte

DANZE SUI TRAMPOLI
Serena Galella in “Incontri e addii”

INTRATTENIMENTO PER BAMBINI
Jully e le sue “Filastrocche a bocca piena”

MUSICA DAL VIVO
Taxi de Brousse, world, folk, etno, senza contorni


Scheda Evento

Titolo: MoMArt
Sottotitolo: mostra mercato di arte, artigianato e prodotti tipici

Data: 12 giugno 2011
Orario: dalle ore 10:00 in poi
Luogo: Mazzano Romano (RM) centro storico medievale

Email per informazioni: info@associazioneamart.it



Locandina realizzata da Cristina De Simone