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mercoledì 7 dicembre 2011

Paola Botta Beltramo ed il nucleare militare - civile - radioterapia

La dama del fior di loto - Dipinto di Franco Farina


Un utente di un blog, che si dichiara fisico nucleare, scrive, in relazione al mio articolo" I segreti del nucleare e le spese militari", pubblicato sul tuo sito:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/04/28/paola-botta-beltramo-i-segrete-del-nucleare-e-le-spese-militari-nuovo-progetto-di-sviluppo-della-coscienza-umana/

Gentile Dr.ssa Beltramo,

grazie per le citazioni, ma sarebbe utile non limitarsi a campionare dotte dissertazioni e provare a usare la logica dei fatti.

1) se la mettiamo dal punto di vista ideologico la questione è fuori discussione: la tecnologia nucleare si è sviluppata in ambito nucleare.
E’ stato così anche per l’esplosivo chimico (Nobel) e la la lista delle applicazioni civili di tecnologia nata in ambito militare è enorme.

Chiedo coerenza. Non vogliamo nulla di nucleare? Ok. Ma rinunciamo anche ai radioisotopo per usi industriale e soprattutto agli usi medici, visto che sono figli della tecnologia nucleare.

Niente radioterapia, spiacente.......... (continua)



La mia risposta:

Non sono dr.ssa né medico né terapeuta ma ho avuto la fortuna di poter frequentare i corsi del dr. Hamer e di poter verificare, comparare ecc, numerosi casi. Sono quindi del parere che si possa curare senza radioterapia perché questa scelta fa parte della visione del male da “combattere”: guerra alle cellule “impazzite” nel corpo fisico e guerra nel territorio fra simili. Ricordo che i medici presenti ad un seminario sulle scoperte di Hamer del 2004 affermarono che evitavano di ostacolare coloro che sceglievano cure radioterapiche, per le evidenti responsabilità, salvo nei casi di radioterapia alla corteccia cerebrale perché era risaputo che nessuno fino ad allora, 2004, era sopravvissuto oltre nove mesi dall’inizio di tale terapia. Invitarono tutti i presenti di informarli nel caso fossero venuti a conoscenza anche solo di una persona sopravvissuta a quel tipo di radioterapia. .....

Un caro saluto. Paola Botta Beltramo

martedì 14 giugno 2011

Mao Valpiana: "Concluso dopo 80 giorni il digiuno a staffetta contro il nucleare.."



Il voto referendario ha detto la parola definitiva per chiudere la
strada al nucleare nel nostro paese. Non saranno costruite centrali
nucleari in Italia. Il progetto scellerato di produrre energia atomica è
stato clamorosamente bocciato dagli elettori.

Opporsi al nucleare era una delle motivazioni di questo nostro digiuno a
staffetta. L'opposizione popolare al nucleare è stata vincente.
Resta l'altro obiettivo: opporsi alla guerra, far rispettare l'articolo
11 della Costituzione.

L'iniziativa del digiuno a staffetta viene interrotta, avendo raggiunto
una parte dell'obiettivo, e ora bisogna trovare nuove forme per
proseguire l'opposizione alla guerra.

Sono 167 le amiche e gli amici della nonviolenza che hanno aderito al
digiuno promosso dal Movimento Nonviolento "per opporsi alla guerra e al
nucleare". C'è chi ha digiunato anche se malato in ospedale, chi in una
cella di convento o di carcere, chi ha partecipato ma ha preferito non
farlo sapere pubblicamente e chi, non potendo aderire per vari motivi,
lo ha fatto spiritualmente.
Questa iniziativa nonviolenta si è protratta dal 27 marzo scorso fino
alla consultazione referendaria del 12-13 giugno, in ogni parte
d'Italia, da Trieste a Palermo, da Torino a Venezia, da Verona a Bari.
La nonviolenza è contagiosa; abbiamo iniziato con un digiuno di 48 ore,
proseguito per 80 giorni.

Ora gli italiani hanno scelto un futuro senza nucleare, con l'acqua pubblica, e la legge uguale per tutti. Una scelta di saggezza.

I temi ambientali, della salute, della giustizia, stanno a cuore alla maggioranza degli elettori.

Meno saggi quei politici che hanno perso la sintonia con il popolo e si sono posti fuori dal processo democratico, rifiutando la consultazione referendaria.

Qualcosa di profondo si sta modificando nel nostro paese. Questo ci spinge a proseguire il nostro impegno cinquantennale per la nonviolenza che e' "il potere di tutti".



Mao Valpiana

martedì 19 aprile 2011

Fukushima - Conseguenze economiche degli incidenti alla centrale nucleare - Le sventure a volte possono portare consiglio...



Dopo gli incidenti alle centrali nucleari giapponesi di Fukushima c’è stato un po’ di ripensamento nei programmi nucleari del governo italiano; lo stesso governo si è affrettato a emanare un decreto che rimanda di un anno le procedure di localizzazione delle possibili centrali nucleari (ma non le procedure di localizzazione dei depositi delle scorie radioattive); vari paesi hanno deciso di rivedere le condizioni di sicurezza delle centrali esistenti, le quali (sono quasi 450 nel mondo) continuano a frantumare nuclei di uranio e di plutonio e a generare ogni anno tonnellate di rifiuti radioattivi.

Dopo Fukushima sono cambiate molte cose, oltre che di carattere ambientale, di carattere economico. Negli ultimi anni c’era stata una lenta ripresa, in vari paesi del mondo, dei programmi di costruzione delle centrali nucleari, pubblicizzate come la fonte di elettricità che evita l’effetto serra, del tutto sicura, e questo fermento aveva messo in moto l’unica cosa che conta per il potere finanziario, i soldi, da investire nell’industria meccanico-nucleare che fabbrica le centrali nucleari e nell’industria delle costruzioni. La costruzione di una grossa centrale nucleare richiede, a parte i materiali nucleari veri e propri, circa un milione di tonnellate di cemento e acciaio, e poi nuove strade e porti e infrastrutture. Poi richiede complesse procedure burocratiche che a loro volta richiedono studi di sicurezza, commissioni tecniche, appalti, tutti costosi.

Chi acquista centrali nucleari deve prendere i soldi in prestito dalle banche e questi soldi devono essere assicurati, il che significa altre speranze di profitti finanziari. Ci sono poi altri due settori economici la cui sopravvivenza è associata alla costruzione e al funzionamento delle centrali nucleari: una centrale nucleare ha bisogno di uranio, la materia prima di cui poco di parla ma che tiene in moto grossi affari industriali internazionali. Una centrale nucleare da 1600 megawatt (come una delle quattro che il governo italiano avrebbe voluto costruire, in collaborazione con la venditrice francese Areva), ha bisogno ogni anno di circa centomila tonnellate di roccia uranifera estratta in un numero limitato di paesi nel mondo: Kazakistan, Australia, Canada, Namibia. Un’importante industria chimica trasforma i minerali di queste rocce uranifere in ossido di uranio, poi l’ossido di uranio in fluoruro di uranio.

Poi intervengono altre industrie che trasformano, mediante centrifughe, l’uranio naturale in uranio “arricchito” al 4 % di uranio-235, la forma di uranio richiesta per le centrali; poi ci sono industrie metallurgiche che preparano le leghe per i tubi che rappresentano le “camicie” degli elementi di combustibile, e poi le “pastiglie” di uranio arricchito che saranno caricate nel nocciolo del reattore. Fa presto un governo a dire “ripensamento” sul nucleare, revisione delle norme di sicurezza, ma intanto il denaro delle imprese continua a uscire per pagare banche e assicurazioni, i cui prestiti si fanno più costosi davanti alla crescente incertezza del futuro delle centrali; intanto alle imprese non entra neanche un soldo fino a che le centrali sono ferme per ripensamenti e anzi altri soldi devono essere spesi per revisioni e controlli, e sale il costo finale dell’elettricità nucleare a livelli ancora più inaccettabili.

Dietro la catastrofe di Fukushima ci sono centinaia di persone, banchieri, dirigenti delle assicurazioni, manager di grandi imprese, presidenti, gli uomini del potere dei soldi, spaventati per il proprio futuro che, fino all’11 marzo, quando lo tsunami ha paralizzato le centrali nucleari giapponesi, sembrava così luminoso. Nelle ultime settimane il prezzo dell’uranio sta crollando, diminuito del 20 % in un mese, e così sta crollando il prezzo dell’uranio arricchito e delle relative tecnologie e calano i titoli in borsa delle società nucleari. Purtroppo la crisi coinvolge anche gli incolpevoli lavoratori di queste imprevidenti industrie, dai deserti dell’Asia ai poli tecnologici nucleari. Dopo Fukushima il mondo finanziario e industriale non sarà più come prima. I governi dovranno finalmente fare delle nuove corrette analisi dei reali fabbisogni di elettricità (perché solo elettricità sono capaci di dare le centrali nucleari) e dello stato reale delle tecnologie energetiche.

I posti di lavoro perduti abbandonando l’avventura delle centrali nucleari, potranno essere assorbiti dal gigantesco lavoro di sistemazione dei rifiuti radioattivi che si sono finora accumulati nel mondo e che continuano ad essere generati ogni giorno, fino a che restano in funzione le centrali esistenti. Tale lavoro richiede chimici, ingegneri, fisici, ma anche geologi e urbanisti e decenni di tempo, per cui più presto le centrali nucleari chiuderanno, più presto si smetterà di costruirne di nuove, meglio sarà. Una lezione che vale anche per l’Italia che stava imprudentemente per riprendere la via nucleare.

Giorgio Nebbia
nebbia@quipo.it

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Altri articoli di e su Giorgio Nebbia
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=giorgio+nebbia

martedì 21 settembre 2010

Montalto di Castro: “…è qui la centrale!” - La rivelazione drammatica di Giuseppe Parroncini

Non esistono esempi funzionanti di reattori che usano la tecnologia francese

“Per l’Italia sarà la Tuscia viterbese a fare da cavia, perché ormai lo sanno tutti che una nuova centrale nucleare è prevista a Montalto di Castro, come dimostrano i sopralluoghi dell’Enel. Ciò che invece non ci viene detto è che di questo tipo non ne esiste nessuna funzionante in tutto il mondo perché la tecnologia francese Epr, quella che il governo vuole utilizzare nel nostro Paese, è sperimentale.

Ce ne sono solo un tre in costruzione in Cina, Finlandia e Francia e stanno registrando problemi a non finire. E’ quanto emerso ieri sera nella trasmissione di approfondimento “Presa diretta”, condotta dal giornalista Riccardo Iacona. Le testimonianze di chi ci lavora – progettisti, ingeneri e manovalanza - quando parlano di sicurezza, fanno venire i brividi.

Alcuni dei responsabili se ne sono perfino andati perché le procedure non venivano rispettate, rispondendo con una risata alla domanda se secondo loro il lavoro effettuato garantiva la sicurezza. I Paesi che già convivono con il nucleare, la Finlandia e la stessa Francia, hanno espresso forti riserve sul reattore.

Non solo: vengono confermati i rischi per la salute di chi abita nei dintorni di una centrale. Il sottosegretario Stefano Saglia, intervistato, ha ammesso candidamente che siamo pure in ritardo: ancora non esiste l’agenzia per la sicurezza nucleare, che dovrebbe prevedere un dipartimento di radioprotezione per preservare la salute dei cittadini.

Viene infine riproposto con forza il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Non abbiamo un deposito per le centinaia di tonnellate di scorie che ogni anno verrebbero prodotte.

Né la Francia, né la Germania sono state in grado di trovare una soluzione. Secondo Saglia dovrebbe trovare un deposito la Sogin, che è anche commissariata. In compenso per lui il reattore Epr è ipersicuro, mentre chiunque ha affermato il contrario.

A questo punto diventa ancora più importante votare la mozione da me presentata insieme ai consiglieri regionali del Pd Francesco Scalia e Franco Dalia, con la quale si impegna il presidente della Regione Lazio e la giunta a non dare il proprio consenso alla realizzazione di una centrale nucleare a Montalto di Castro e comunque in nessun altro sito della Regione Lazio”.

Giuseppe Parroncini
Consigliere regionale del Lazio (Partito Democratico)

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Altri articoli nucleari:

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