Visualizzazione post con etichetta Rachel Carson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rachel Carson. Mostra tutti i post

martedì 26 giugno 2012

Primavera silenziosa di Rachel Carson - Recensione di Patrizia Gentilini


"Primavera silenziosa"

E’ il titolo di un libro di Rachel Carson, pubblicato nel 1962, che descrive, sulla base di una corposa documentazione scientifica, i danni irreversibili di DDT e pesticidi in genere sia sull’ambiente che sugli esseri umani. Il titolo deriva dalla constatazione del progressivo silenzio nelle campagne, a primavera, per la diminuzione degli uccelli canori provocato dall’utilizzo massiccio di insetticidi.

Questo libro mi è tornato in mente di fronte alla notizia che sono stati di recente reintrodotti sul mercato italiano il “Basta 200“, erbicida fogliare – prodotto già in precedenza sospeso in quanto classificato come “tossico ambientale” - e che sono state rinnovate deroghe per l’utilizzo di triciclazolo e del Vydate 10 per 120 giorni, quest’ultimo contenente come sostanza attiva l’Oxamil già classificata come “tossico – pericoloso per l’ambiente“. Un comunicato stampa a questo proposito si può leggere qui.

Le preoccupazioni ivi espresse sono oltremodo condivisibili e davvero non si capisce come possa l’UE sancire con l’articolo 191 la necessità del rispetto del Principio di Precauzione, ribadire tale principio anche nel recentissimo settimo rapporto del Parlamente Europeo su Ambiente e Biodiversità e non operare concretamente in tale direzione.

Ma perché i pesticidi preoccupavano già negli anni '60 la Carson ed oggi ancor più, medici, ricercatori indipendenti e comunità intere? Innanzi tutto per il loro negativo impatto sulla biodiversità: è di questi giorni la notizia dell’ennesima moria di api; la scomparsa delle api è un problema di gravità inaudita sia per l’importanza che questi insetti rivestono per l’impollinatura, sia per le ricadute economiche legate ai loro prodotti (miele, polline, ecc.). Ma non sono certo solo le api a soffrirne: intere comunità di insetti, altri invertebrati ecc. sono tutti sottoposti ad un silenzioso eccidio.
Un altro effetto spesso trascurato è l’impatto sul suolo: ad es. con il diserbo chimico le erbe disseccate muoiono anche a livello dell’apparato radicale e non svolgono più la fondamentale funzione di trattenimento del terreno che così, in presenza di pioggia si disgrega e viene dilavato, aumentando il rischio idrogeologico e tutto ciò che ne consegue. Queste sostanze poi si ritrovano anche nelle falde superficiali e profonde (compresi anche principi attivi messi fuori legge da decenni come l’atrazina – e nelle acque si rileva anche (nei pochi posti in cui viene ricercato) il Glifosate, il dissecante cui dobbiamo il malinconico e deprimente spettacolo dei kilometri di strisce rossastre che costeggiano le nostre strade in primavera, irrorate proprio nel momento in cui la Natura si risveglia.

Perché non usare i tradizionali metodi meccanici di sfalcio? Davvero conviene sostituire con la chimica il lavoro dell’uomo? Se poi parliamo di salute bisognerebbe fosse chiaro una volta per tutte che la “sicurezza” ed il rispetto di limiti di legge non sono affatto una reale tutela della salute umana, in particolare di quella infantile. Questa rappresentazione è frutto di un approccio riduzionista, estremamente limitativo, che tiene conto cioè solo del singolo principio attivo, ma non dell‘effetto “cocktail” che si realizza all’interno dei nostri stessi corpi per la presenza di centinaia di sostanze pericolose e persistenti e delle mille altre variabili che entrano in gioco negli organismi viventi e solo in mimnima parte prevedibili (interazioni, sinergie, passaggio di queste molecole da madre a feto, particolare suscettibilità degli organismi in accrescimento ecc). Di fatto queste molecole, oltre che ad essere associate ad aumento di rischi tumorali, specie a carico del sa!
ngue, hanno molto spesso un’azione di “interferenti endocrini”, ovvero interferiscono con delicatissimi equilibri e la letteratura segnala come l’ esposizione a questi agenti si associ ad un aumentato rischio di patologie a carico di apparati e sistemi quali quelli: riproduttivo, immunitario, metabolico, neuropsichico, ormonale….

Chi ha mia età ricorda primavere cinguettanti e dai mille colori: rondini, fringuelli, farfalle, lucciole, tripudio di fiori nei campi e di papaveri rossi. Ormai le rondini le vediamo solo disegnate sulle barriere anti rumore e al posto del rosso dei papaveri le strade sono costeggiate dal deserto rossastro che lascia il glifosate: non è questa la Primavera che vogliamo. Permettiamo alla Natura di farci vedere i suoi colori, inebriarci dei suoi profumi, ascoltare i suoi suoni: una “primavera silenziosa” non è la stagione in cui la vita rinasce e ci rigenera, ma una stagione in cui con questi veleni spargiamo morte e deserto intorno e dentro di noi.

Patrizia Gentilini

mercoledì 18 aprile 2012

Giorgio Nebbia ... e la primavera del silenzio di Rachel Carson



Nel 2012 cadono gli anniversari di vari importanti eventi ecologici. Mezzo secolo fa, nel 1962, apparve negli Stati Uniti il primo libro che aprì gli occhi dell’opinione pubblica alla gravità della crisi ambientale: “Primavera silenziosa”, scritto da Rachel Carson. Dieci anni dopo, nel 1972 si tenne a Stoccolma la conferenza delle Nazioni Unite sull’”Ambiente umano” e nello stesso anno apparve il libro del Club di Roma ”I limiti alla crescita”. Il decennio 1962-1972 si può considerare la “primavera dell’ecologia”, l’inizio di una nuova maniera di vedere i rapporti fra gli esseri umani e la natura, raccontati in diecine di libri, in migliaia di articoli.

Rachel Carson (1907-1964), l’autrice di “Primavera silenziosa”, era nata in un paese di campagna della Pennsylvania e si era laureata nel 1929 in biologia. I suoi studi furono dedicati alla zoologia e nello stesso tempo manifestò una grande passione per la divulgazione scientifica con una forte vena poetica; per questo fu assunta nell’ufficio per le attività di pesca e di difesa della natura del Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti. A differenza dei paresi europei, in cui in genere il ministero dell’interno è di fatto il ministero di polizia, negli Stati Uniti al Dipartimento dell’Interno fanno capo le responsabilità per le acque, la pesca, le attività minerarie, le foreste, le riserve indiane. Alla Carson furono affidati compiti di informazione ed educazione nel campo della biologia e della natura.

Nel 1941 fu pubblicato “Il vento e il mare”, il suo primo libro sulla biologia e la bellezza del mare, a cui fecero seguito “Il mare intorno a noi” (del 1950, tradotto anche in italiano) e “La riva del mare” del 1955. Nel corso dei suoi studi sulla vita marina la Carson cominciò ad osservare le alterazioni dei cicli biologici provocati, a partire dal 1943, dalla immissione nell’ambiente di crescenti quantità di DDT, l’insetticida “miracoloso” che aveva eliminato gli insetti responsabili della malaria e di molte perdite di raccolti. Purtroppo il DDT e i molti altri insetticidi simili immessi in commercio negli anni quaranta del Novecento, sono non-biodegradabili e solubili nei grassi e restano persistenti a lungo sul terreno e nei fiumi e nel mare, e da qui vengono assorbiti e fissati, attraverso le catene trofiche, nei vegetali e nel corpo di molti animali e finiscono anche negli alimenti usati dagli esseri umani. Nel caso delle mucche i pesticidi passavano dal fieno al latte e col latte passavano nella dieta umana; nel caso del mare, dove sono molto estese le catene di predatori e prede, il DDT passava da un pesce all’altro, e da qui di nuovo nella dieta umana.

C’è stato un periodo in cui la concentrazione del DDT nel latte materno era superiore a quella massima ammessa dalle autorità sanitarie per gli alimenti umani. Il libro “Primavera silenziosa”, tradotto in italiano da Feltrinelli subito dopo la sua pubblicazione nel 1962, spiegava con grande chiarezza che, se si fosse continuato ad usare in quantità crescenti e indiscriminate i pesticidi clorurati e simili pesticidi tossici, essi sarebbero stati assorbiti anche dagli uccelli del cielo che sarebbero morti e la primavera un giorno avrebbe potuto essere privata del loro canto, “silenziosa”, appunto. Il libro era dedicato al grande pensatore, premio Nobel per la pace, Albert Schweitzer (1875-1965), di cui riportava il celebre ammonimento: “L’uomo ha perso la capacità di prevedere e prevenire, finirà per distruggere la Terra”. Il libro della Carson subì durissimi attacchi da parte dell’industria chimica che vedeva compromessi i suoi crescenti profitti legati alla vendita dei pesticidi; gli argomenti furono i soliti del negazionismo ecologico: se si fosse dato retta a questa visionaria (alcuni l’accusarono perfino di essere “comunista”) e se fosse stato vietato l’uso del DDT, milioni di persone sarebbero morte di malaria, milioni di persone sarebbero morte di fame per la distruzione dei raccolti agricoli da parte dei parassiti che il “provvidenziale” DDT riusciva invece a sterminare.

Queste critiche infondate amareggiarono gli ultimi anni di vita di Rachel Carson, morta di tumore al seno nel 1964, ma il suo libro aveva già cominciato il suo cammino trionfale.

Milioni di persone si interrogarono su che cosa veniva sparso nei campi e finiva nei raccolti e negli alimenti, e cominciarono a chiedere ai governi di controllare i residui di pesticidi nelle acque e nel cibo e di vietare le sostanze più nocive e tossiche, ciò che avvenne in molti paesi a partire dagli anni settanta; purtroppo nei paesi arretrati molti pesticidi tossici continuano ad essere venduti e finiscono nei prodotti agricoli alimentari, compresi quelli che importiamo in Europa. Purtroppo il messaggio di Rachel Carson è stato in gran parte dimenticato; ricordiamola almeno noi, a 50 anni di distanza, con riconoscenza per le tante vite salvate dalle sue coraggiose denunce.

Giorgio Nebbia - nebbia@quipo.it