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mercoledì 12 settembre 2012

Pierpaolo Farina: "Din, don, dan... alle Torri Gemelle le campane suonano ancora..."



Undici anni fa le Torri Gemelle venivano buttate giù da un attentato terroristico (...), provocando 2974 morti: tra questi 343 erano vigili del Fuoco e 60 poliziotti, tutti impegnati nei soccorsi.

Per 11 anni ci hanno mostrato ad ogni anniversario quelle immagini per giustificare guerre e interessi economici che nulla avevano a che fare con il rendere giustizia a quelle vittime. Gli USA pensavano di aver ritrovato, con Bin Laden, il nuovo nemico totalizzante da abbattere come ai tempi della Guerra Fredda: il risultato è che in 8 anni, mentre la Cina diventava il primo centro manifatturiero del pianeta e acquistava la metà del debito americano, gli USA rincorrevano una piccola organizzazione terroristica, spendendo per altro una barcata di soldi e rimettendoci migliaia di soldati.

Fatta questa premessa, ricorre l'anniversario di un altro 11 settembre, ben più insanguinato e ben più traumatico: quello del Golpe in Cile. Correva l'anno 1973, al governo del Paese c'era Salvador Allende, la prova vivente che era possibile una via democratica al socialismo senza applicare la dittatura come a Cuba, come nell'URSS, come in Cina: un faro per tutti i comunisti del mondo che alla Terza Via credevano davvero (al riguardo le parole di Enrico Berlinguer sono illuminanti).

Quel colpo di Stato, che noi oggi sappiamo essere stato finanziato dagli USA, provocò 30mila morti e ben 600mila cileni furono torturati: seguì, dopo, la più feroce dittatura sudamericana che si ricordi, quella di Augusto Pinochet.

Quando però chiedi perché mai tutti parlano dei 2974 morti americani, mentre nessuno menziona i 30mila morti cileni, ecco che saltano fuori i Soloni della tragedia (per lo più fascisti), che ti ricordano che anche le vittime dei gulag non sono ricordate, come a dire che quei 30mila morti cileni non si meritano una data, o meglio, si mettessero in fila, col numerino.

Posto che, adottando questo criterio, dei 2974 morti americani non dovrebbe parlare nessuno, ma la vera domanda è: cosa c'entrano i gulag con Salvador Allende? Nulla. Però siccome i gulag erano prigioni politiche della dittatura sovietica, allora, essendo Allende un comunista e i sovietici pure, per una non ben precisata proprietà transitiva la colpa dei gulag dovrebbe ricadere pure su Allende.

Un esercizio stupido, che definisce degnamente chi lo fa, ma assai pericoloso, perché ci ricorda come la memoria, oggi più che mai, è fondamentale. E tocca noi preservarla.

Noi non dimenticheremo mai il loro sangue. E le parole di chi ordinò, de facto, la loro condanna a morte:

«Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.»

Il campione di democrazia in questione è Henry Kissinger, allora segretario di Stato USA e premio Nobel per la pace. Quale pace, davvero non si sa.

Pierpaolo Farina

(Fonte: Qualcosa di Sinistra)

sabato 14 luglio 2012

Perchè Enrico Letta ama più il PDL del M5S? Perchè è nipote di Gianni Letta...



Oramai non è più argomento di moda, ma vi ricordate quando ci davano dei tafazzisti perché dicevamo che la Questione Morale andava affrontata, che Grillo se andava avanti così avrebbe fatto il "botto" (mica lo dico oggi, lo dissi 5 anni fa), che bisognava cambiare classe dirigente e non nome e simbolo del partito?

Ecco, allora fummo derisi e presi a pesci in faccia (come ogni Cassandra che si rispetti). Oggi a far ridere i polli ci pensano benissimo Enrico Letta, nipote del più famoso Gianni, e il nugolo di ex-dc, orgogliosi tali. Ecco, qua sta il paradosso: gli ex-pci si vergognano della propria storia, che annovera persone come Gramsci, Berlinguer, Pajetta, Ingrao, Amendola, che ha salvaguardato SEMPRE le istituzioni repubblicane e che nulla aveva da spartire con ben altre attuazioni del socialismo reale; gli ex-dc, invece, la cui storia è intrecciata saldamente con gli scandali, i misteri, le stragi d'Italia, ne vanno orgogliosi.

Non so se sia questo psico-dramma collettivo che ha portato Pier Luigi Bersani ha scegliersi come vice-segretario Enrico Letta, uno che, come Cacciari, non ne imbrocca una da quando ha deciso di prendere a martellate gli zebedei dell'elettorato di centro-sinistra (che giustamente ha trasmigrato verso altri lidi), di certo dopo le ultime dichiarazioni (Meglio votare PDL che M5S) un unico accorato appello si alza dal Manzanarre al Reno: Bersani, caccia Letta.

Mi spiego, non come ha fatto Grillo con Tavolazzi o Berlusconi con Fini, per carità, basta semplicemente toglierlo dalla dirigenza piddina. Perché delle due l'una: o è veramente un incapace matricolato o lavora per Grillo e poi ce lo ritroviamo nelle liste dei 5 Stelle. Perché pensare che una dichiarazione del genere non porti altri consensi e plausi al M5S è semplicemente da analfabeti della politica, oltre ad andare a confermare le note tesi complottiste di Grillo (e il mantra: destra e sinistra non esistono, rubano tutti... al che si chiede, Grillo, tu rubi? Nessuno gliela fa mai questa domanda... lui direbbe di no, al che gli si risponderebbe: siamo allora almeno due).

Da ex-elettore PD (l'ho votato alle politiche 2008) e da disgustato dal modo di fare politica di tutti (gratta gratta, anche i grillini sono tutto fumo e poco arrosto, a partire dai rapporti umani e di amicizia che uno aveva anche con alcuni dei loro più rappresentativi esponenti), non è che me ne freghi molto della vocazione al suicidio del PD a furia di far esternare i Letta, i Fioroni, i D'Alema e via discorrendo.

Semplicemente, essendo per almeno il 75% degli iscritti ex-pci, non vorrei che qualche giovane della mia età, poco interessato alla politica e allietato dalle sirene a cinque stelle, pensasse poi che Bersani è come Enrico Berlinguer e che il PD è quello che era il PCI.

Chiamatela, se volete, forma di rispetto per chi ancora oggi viene preso in ballo da un partito che persiste nell'inseguire comportamenti e politiche non di sinistra per smacchiarsi la coscienza dal peccato originale, ovvero che qualcuno era comunista.

Pierpaolo Farina

(Fonte: Qualcosa di sinistra)