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martedì 27 marzo 2012

Alfonso Navarra: "Turi Cordaro Vaccaro.. il guru povero dei NO TAV"

Turi Vaccaro, scaramantico, allontanato dal cantiere TAV

Turi Cordaro Vaccaro, che sta digiunando a Torino per i NO-TAV insieme agli aderenti dell'appello: "ASCOLTATELI!", ripasserà presto da Milano a farci visita, tra LOC di via Pichi e Spazio Kronos di via Borsieri.

Come forse sapete (e se non lo sapete è l'occasione per comunicarvelo), io lo utilizzo come personaggio-pretesto nei dialoghi contenuti nei miei libri sul nucleare. Ho cominciato a farlo con "La guerra nucleare spiegata a Greta", del 2007.
L'avventura attira, specialmente i giovani, e non si può negare che Turi sia un uomo, di stile di vita decisamente "nonviolento" (ovviamente con tutti i suoi limiti ed anche con picole contraddizioni), dalla vicenda interessante e coinvolgente.

Ecco quindi che è uscito nel luglio 2011 "La follia del nucleare - dialoghi con Greta", autoprodotto con la Kronos, dedicato ai rapporti tra nucleare civile e militare che, secondo me, spiegano "perché ilreferendum non chiude la partita" (è il sottotitolo del libro). Se il caso e la salute mi aiuteranno, presto dovrei sfornare i dialoghi-3, stavolta incentrati sulla Fukushima economica che ci aspetta, sempre con Turi protagonista.

Turi ha ora in progetto di marciare a piedi, per la pace, fino in Afghanistan. Io cerco di dissuaderlo e gli suggerisco l'obiettivo alternativo di Teheran:
1) perché il probabile attacco di Israele è uno scenario da contrastare subito (in una logica di lotta comune della società civile euro-mediterranea);
2) perchè correrebbe meno rischi di finire sequestrato - se va bene - da combatenti jadhisti (e/o criminali loro complici) che hanno, ne sono convinto, meno spessore morale e politico dei guerriglieri vietcong.

Questi ultimi, i vietcong dico, e lo ricordo spesso, non erano mammolette, ma a Jane Fonda fecero fare il giro turistico del Mekong: il loro nemico era l'imperialismo americano, non il popolo americano.

Oggi invece Angelina Jolie finirebbe subito sgozzata da "antimperialisti" molto probabilmente persino peggiori dei "crociati cristiani" che stanno affrontando con una violenza tanto feroce quanto stupida. E non facciamo il solito discorso: "anche gli altri ammazzano, oltretutto in modo più tecnologico, quindi ..."

Anche il buon Turi, non ci giriamo intorno, in mano loro, dei jiadisti, rischierebbe la stessa fine orribile della VIP: ed è tutto dire!

Lo stesso Gino Strada lo ha ammonito: "Appena ti incrociano sulla strada ti sparano addosso. Se sei fortunato ti rapiscono". E non si sta riferendo ai cattivi militari USA e NATO!

Ai tempi dei bolscevichi qualcuno avrebbe commentato: la morte di un innocente sarebbe solo un effetto collaterale di un grande processo storico rivoluzionario.

Ma noi abbiamo visto come finiscono le rivoluzioni (sic) guidate da una simile mentalità: mi sembrerebbe il caso che non ci ricascassimo ancora, perché abbiamo già dato, tutti i popoli del mondo, in termini di speranze mal riposte e disastrosamente distrutte...

Alfonso Navarra


P.S Segnalo un articolo di ben 7 pagine, appena uscito, su "Turi Vaccaro, il guru buono (e povero) dei NO TAV" - questo il richiamo in copertina - che trovate sul Settimanale "OGGI", in edicola).

domenica 6 novembre 2011

Ecologia, spiritualità ed autosufficienza economica.. Vivere di poco nelle comunità bioregionali

Esempio bioregionale protocomunitario a Calcata


Swadeshi, in sanscrito, significa autosufficienza, autonomia economica dei villaggi.

E' la nota visione gandhiana che possiamo considerare l’opposto del concetto di globalizzazione dell’economia e proprio per questo ne rappresenta l’alternativa, o una possibile alternativa.

Nel pensiero di Gandhi, inscindibile dalla sua prassi politica, ogni comunità-villaggio dell’India libera avrebbe dovuto essere un microcosmo dell’India, una
rete di comunità liberamente interconnesse. Gandhi considerava questi villaggi così importanti che pensava che avrebbe dovuto essere dato loro lo status di “Repubblica Villaggio”.

Quale rapporto tra questa istanza di autogoverno e autoproduzione locale con la pace?

Secondo Gandhi non ci può essere vera pace nel mondo se, ad esempio, guardiamo
gli altri paesi come fonte di materie prime o come mercati per i prodotti finiti dell’industria. Il seme della guerra viene seminato dall’avidità economica.

“C’è abbastanza per soddisfare i bisogni di ognuno ma non abbastanza per l’avidità di ognuno” disse Gandhi.

Swadeshi è quindi, per Gandhi, un prerequisito indispensabile della pace.

Swadeshi è la via della vera pace: la pace con se stessi , fra i popoli e con la natura.

Anche l'economia, in questo grande Maestro, rientra perciò nei fattori che vanno affrontati con il pensiero e con l'azione per elaborare e praticare una cultura di pace. E' anzi un fattore determinante.

Oggi abbiamo il problema di affrontare la "dittatura finanziaria" e l'economia "virtuale" che sta schiacciando l'economia reale.

La dittatura finanziaria si presenta come "creditrice" che esige a noi debitori il pagamento del denaro dovuto a causa del "circo" delle Borse.

La vita dei popoli, e quindi la pace, sta nella capacità di rifiutare questo ricatto e di saper proporre ed imporre una alternativa globale, si chiami Swadeshi, o conversione ecologica dell'economia, o decrescita, o quanto altro...

Questa discussione è ineludibile per ciascuno di noi e per qualsiasi movimento collettivo, perché il soggetto umano che viene fatto a pezzi dagli specialismi è falsamente libero, è il soggetto pronto ad essere manipolato dalle attuali oligarchie tecnocratiche.

Il pacifismo specialistico diventa funzionale al siestema e al potere, così come
l'ecologia specialistica, il sindacalismo specialistico, eccetera eccetera eccetera

Oggi questo spirito iperspecialistico, divisivo, diventa il contrario della concretezza....

Non vi pare?

Alfonso Navarra
alfonsonavarra@virgilio.it

lunedì 17 ottobre 2011

Alfonso Navarra, Valentino Parlato, gli indignados, i nonviolenti ed il segreto di Pulcinello sui moti impropri del 15 ottobre a Roma



Ecco qua di seguito un bel po' di retroscena sui tafferugli avvenuti alla marcia di Roma, del 15 ottobre 2011... con un commento in calce di una partecipante pacifista.

Dopo il post, riportato qui in chiusura, che ha divulgato in anticipo il segreto di Pulcinella, cioé che a Roma, il 15 ottobre, ci sarebbe stata la "guerriglia urbana" (che è andata al di là di quanto avevano programmato gli "antagonisti" in quanto è scattato un piano governativo di provocazione), ora mi permetto di evidenziare un editoriale di Valentino Parlato, in prima pagina del "Manifesto" di domenica.

Questo editoriale, a mio modesto parere, testimonia come in Italia i vecchi ideologismi nutrano una subcultura "sinistrata" che è ambigua e retrograda rispetto alla questione violenza-nonviolenza.

Ripeto ed insisto: siamo proprio messi male, qui in Italia!


Ecco quanto scrive Parlato (e meno male che le sue parole sembra siano sfuggite alla grande stampa cui forse erano indirizzate per sollevare il solito dibattito-polverone): "A Roma ci sono stati anche scontri e manifestazioni di violenza... con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici era inevitabile che ci fossero. Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell'urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile".
Sullo stesso "Manifesto" di domenica troviamo la cronaca della manifestazione avvenuta in un Paese in cui la disoccupazione giovanile è almeno doppia rispetto all'Italia:

"Una manifestazione enorme, pacifica, allegra. Il centro di Madrid è un fiume di persone di ogni età, alimentato da sei affluenti che hanno attraversato l'intera città partendo dalle periferie... Cinque mesi dopo quel 15 maggio, la sensazione che si stia scrivendo un'altra pagina di storia è palpabile. E l'orgoglio degli indignados madrileni pienamente giustificato."

Poveri spagnoli che non hanno incendiato cassonetti, che non hanno lasciato "segni dell'urgenza di uscire dal presente", vero Parlato?
E poveri americani, tedeschi, olandesi, eccetera, eccetera, che in tutto il mondo hanno protestato, esprimendo la loro civile e "densa" indignazione, senza fare casino inutile!

Dovrebbero imparare da noi italiani, specializzati in ideologia, in "narrazioni", in contenitori senza contenuti...

Quando non si hanno idee concrete basta far parlare l'atto che sfoga (a volte anche il corteo più o meno oceanico).

A proposito di esperienze fantozziane: anche io ho vagato per la manifestazione alla ricerca dell'"auto antinucleare" presa a nolo. Mi sono ritrovato in San Giovanni giusto giusto nel mezzo degli scontri mentre trascinavo un valigione con le rotelle contenente i miei libri sulla "Follia del nucleare". Potevo facilmente essere scambiato per una staffetta portatrice di molotov o bombe carta... Ma mi è andata bene perché capisco benissimo che in certe situazioni, staccato dal proprio "gruppo di affinità", la miglior difesa è la fuga pronta e subitanea... Comunque, tramite Marco, incontrato in Repubblica, sono almeno riuscito a far arrivare a Marinella il mio libro e a sobillare un po' di romani sul deposito di plutonio che li minaccia dentro casa.

Post: "la nonviolenza è il cammino da percorrere" inviato il 15 ottobre 201 alle ore 9.45

Dicevo nel mio ultimo post su peace-link, a proposito di culture
presenti nel movimento, che "in Italia siamo messi male"

Il corteo degli indignados a Roma esprimerà la sua "incazzatura" in due modi:

1- la "sinistra radicale" tirerà dritto da pzza della Repubblica sino a
San Giovanni per dire che "noi europei non vogliamo pagare il
debito" (è già qualcosa)

2- l'"area antagonista" tenterà la deviazione dal
Colosseo, onde violare la "zona rossa" per sottolineare che
non ha nulla a che vedere con i "burocrati" di cui sopra e che
"abbiamo il diritto all'insolvenza".

La componente ecopacifista è sostanzialmente assente, nei contenuti e nelle forme.
Eppure il partigiano Stephane Hessel aveva scritto nel suo "Indignatevi", che ha ispirato gli spagnoli e tanti altri,: "La nonviolenza è il cammino che dobbiamo
imparare a percorrere".

Qui in sostanza stiamo a discutere se
manifestare un pensiero generico oppure se sottolinearlo dando sfogo
alla volontà di menare le mani: e meno male che, pur se si prenderà
qualche botta dalla PS, specialmente chi capiterà a caso dentro le
cariche, non tira aria da riedizione di Genova 2001.

Dovremmo, invece, tentare un manifesto come quello che sta elaborando "Occupy Wall
Street", che tra l'altro propone il ritiro USA dalle guerre e
"l'abolizione del Pentagono" (secondo il Sole 24 Ore).

E per quanto riguarda la forma della mobilitazione, dovremmo ricordare cha
"la durata dà verità alle cose". L'obiettivo dovrebbe essere quello di
assediare, con accampamenti permanenti, i Palazzi del Potere per
isolarli, non "violare zone rosse".

Ma c'è tempo per nuovi sviluppi, tanto la vera crisi non è ancora arrivata da noi: la Grecia è vicina...

Alfonso Navarra - portavoce del Tour Antinucleare 2011

(a proposito:
sulla tappa romana qualcuno deve avere mandato il malocchio. Ma di
questo si riferirà in altra sede...)

...................


Commento di una pacifista che ha partecipato alla marcia di Roma:

....concordo, mi sembra incredibile che avvalendosi ancora della Resistenza ancora si giustifichi la violenza, io questi li conosco benissimo sono 40 anni e più che manifesto, ed è sempre un connubio di digos e piccola manovalanza sottopagata con un po' di droga e una 'protezione'; c'erano nel '68, allora si chiamavano 'spontaneisti', adesso vanno a toccare i soliti anarchici storicamente da sempre i capri espiatori, ne l '70 erano gli autonomi ecc. ecc. ma in realtà era il Kossiga che creava l'esasperazione della violenza, anzi rileggetevi le dichiarazioni del kappa, non c'è bisogno d'altro. Ma ciò non toglie che noi dobbiamo smetterla di essere così ingenui e permissivi. Non violenti si, ma l'altra guancia no.

Pilar Castel

.....

Vedi articoli di riferimento:

http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2011/10/marinella-correggia-disavventure-di.html


http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/10/16/quel-che-e-successo-a-roma-il-15-ottobre-2011-%e2%80%9c-lunione-fa-la-forza-e-talvolta-pure-la-violenza-%e2%80%9d-black-bloc-e-polizia-allopera/


Equilibritas (i testimoni di Roma) - Foto di Gustavo Piccinini