mercoledì 22 gennaio 2020

Ringraziamenti (e buoni consigli) al direttore del Tg1 Rai, Giuseppe Carboni

Alla cortese attenzione del direttore del Tg1 Rai, Giuseppe Carboni

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Egregio direttore, sentitamente grato della costante capacità di servizio pubblico erogato dal Tg1 Rai - autentica ammiraglia e vanto nazionale nel campo dell’informazione - con sempre più puntuali notizie che riguardano

  • i turbamenti internazionali in materia di cambiamenti climatici che costringono a Davos i potenti del globo intero, come l’irrequieto presidente USA, Donald Trump, messo stavolta alle corde nel confronto con la giovanissima Greta, spalleggiata da altri coetanei, pur’essi impegnati sul tema in ogni parte del mondo,
  • le inquietanti recrudescenze neonaziste che serpeggiano velenose, insieme a inauditi rigurgiti d’odiatori, insidianti specialmente, con biblica malizia e folle bramosia femminicida, il calcagno delle donne, la cui esistenza - dopo averle strappate alla tirannia degli smartphone, di cui sono ormai tutte (a loro avviso svergognatamente) dotate - vorrebbero ricacciare alle più arcaiche tecnologie domestiche come lavatrici, lavastoviglie e forni (esclusi quelli a microonde),
  • le vicende della Casa Reale d’Inghilterra, anche laddove drammatiche, come nel caso, nelle ultime settimane,  di quelle del principe Harry e della consorte Meghan,
  • gli aggiornamenti sulla robotica incalzante che, esplosa ed esposta in questi giorni a Las Vegas, promette presto la dotazione delle città di taxi volanti, nonché la sostituzione di animali di compagnia nelle case, piuttosto che (non si scandalizzi) di giornalisti nelle televisioni, con più algoritmicamente intelligenti robo-cani e robo-mezzo-busti,

desidero ricambiarla, segnalando la notizia, di sicuro involontariamente assente dalle vostre cronache giornaliere, che da tempo, nel nostro paese, opera un network di associazioni e organizzazioni ampiamente finanziato dalla

Open Society Foundation
del magnate filantropo George Soros

Fiducioso che voglia rimediare alla veniale – e, ribadisco, certamente non voluta - lacuna giornalistica, ringrazio lei della cortese attenzione e, con lei, il sito Byoblu di Claudio Messora, che si è fatto carico di supplire con un ricco e circostanziato servizio, di cui, se riterrà opportuno proporglielo, saranno certamente entusiasti i suoi ascoltatori.

Ancora grazie e cordiali saluti

Adriano Colafrancesco   

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adrianocolafrancesco@gmail.com


PS: sempre nell’ottica di contribuire utilmente (d’altronde come contribuente non potrei fare diversamente), con l’intento di aiutarvi a dirimere la questione sulla opportunità della partecipazione del rapper Junior Cally, alla imminente edizione 2020 del Festival di Sanremo, segnalo di questi alcuni versi tratti da una sua delicata lirica intitolata “Si chiama gioia” verosimilmente adatta per la sigla di una vostra nuova rubrica televisiva contro il “canzonicidio”.

"Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.
Balla mezza nuda, dopo te la da.
Si chiama Gioia, perché fa la troia,
sì, per la gioia di mamma e papà"

Che gliene pare, ....potrebbe essere un’idea, non trova?

martedì 21 gennaio 2020

Processo a Salvini - Testimoni oculari: Di Maio, Conte 1 e 2, Guardia Costiera e qualche centinaio di immigrati illegali


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Il 20 Agosto 2018, la nave Diciotti, della Guardia Costiera con 190 immigrati illegali a bordo venne fermata quando stava per farli sbarcare. La decisione fu presa dal governo per far desistere le Ong dal trasportare migranti dalle acque libiche in quelle italiane e per imporre agli altri paesi d’Europa una ripartizione dei clandestini che erano entrati, che stavano entrando e che sarebbero in futuro entrati in Italia. 

Alcuni magistrati  accusarono il Ministro dell’interno di sequestro di persona.

Il Governo Lega/M5S si assunse la paternità politica della decisione dei porti chiusi alla immigrazione illegale e il Parlamento respinse l’accusa dei magistrati (https://www.lastampa.it/…/nave-diciotti-il-senato-salva-mat…).

Nel luglio 2019 la nave militare italiana Gregoretti, raccolse 119 migranti illegali (https://www.lastampa.it/…/cos-e-il-caso-gregoretti-e-perche…), il Ministro dell’Interno, sentito il Governo, impedì nuovamente lo sbarco per alcuni giorni e altri magistrati   partirono nuovamente all’attacco. 

La richiesta di processare un Ministro va autorizzata prima in apposita Commissione Parlamentare e successivamente in aula.
Essendo tale richiesta giunta ora in Commissione, la maggioranza di governo (ora PD/M5S, dichiaratisi favorevoli ad autorizzare il processo a Salvini e ad aprire i porti alla immigrazione illegale !?) ha sorprendentemente chiesto di rinviare la seduta a dopo il voto in Emilia; avendo l’opposizione imposto il voto all’Odg del 20 gennaio 2020 la maggioranza ha allora  disertato la seduta della commissione con l’intento di bloccarne i lavori. Mentre, con un colpo di scena,  i senatori della Lega hanno votato a favore dell'autorizzazione al  processo a Salvini.

La motivazione della diserzione,  data dai partiti di maggioranza, è che l’autorizzazione a procedere contro Salvini avvantaggerebbe la Lega nelle importantissime elezioni regionali in Emilia. Zingaretti va addirittura oltre accusando Salvini di voler fare un uso politico della giustizia.


Ricapitolando. PD e M5S vogliono processare Salvini per una cosa condivisa dal Governo dell’epoca (non lontana) presieduto dalla stessa persona, Conte, che Presiede il Governo attuale, ma sono consapevoli che è tuttora condivisa dalla maggioranza degli italiani e degli emiliani, tant’è vero che non vogliono farlo prima delle elezioni emiliane per non perdere voti. 

Ma se sanno che la maggioranza degli italiani è contraria alla immigrazione illegale, perché loro sono favorevoli?


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lunedì 20 gennaio 2020

Liberi dalla demopatia...


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In principio era la fiducia, la fiducia nel progresso, nella giustizia, nella democrazia, nella società liberale aperta, nel benessere garantito, nella crescita illimitata. Col benessere venne la società huxleyana, del piacere, del divertimento, del consumismo, della droga popolare, dei diritti inflazionati, del rilassamento, in cui si assopirono la coscienza di classe, la vigilanza razionale, la partecipazione attiva, perché si evitava tutto ciò che non diverte e che responsabilizza, rendendo così superfluo il controllo dell'informazione; finché le masse persero la loro rilevanza economica, quindi al potere di contrattazione (v. il mio Oligarchia per popoli superflui, Aurora Boreale, 2a ed., 2018). E persero, nell'individualismo edonista atomizzante, pure la capacità etica di esserlo. E le loro minoranze leggenti e pensanti persero la capacità psichica di essere un soggetto politico attivo.

Allora, il sogno huxleyano, basato sulle gratificazioni rimbecillenti che creano consenso sociale, ha iniziato a offuscarsi e trasformarsi in incubo orwelliano, basato sulla paura e sulla rabbia che fanno accettare tutto: la trasformazione è iniziata con le grandi angosce lanciate dai media su terrorismo globale, disastri finanziari, crolli economici, sovraindebitamente, crisi climatiche, esaurimento delle risorse, precarietà irreversibile; ed è passata per le grandi privatizzazioni di funzioni pubbliche, le cessioni di sovranità statale, l'imposizione di un pensiero unico, fino ad arrivare alla società tecno-controllata e tecno-macellata (cominciando della Grecia) da un'oligarchia globale che sta dietro le varie Angela, Ursula, Christine, Hillary ed Emmanuel[le]. Un'oligarchia che mostra esattamente i tratti psicologici e comportamentali dei signori della villa nel film Salò, o le centoventi giornate di Sodoma, ultima opera di Pierpaolo Pasolini. In essa, il geniale poeta e regista non descriveva le gesta trascorse di alcuni perversi gerarchi fascisti (gesta invero mai avvenute), ma ci preavvertiva del tipo di sistema politico a cui eravamo portati e in cui adesso siamo arrivati.

Gli studi sociologici e psicologici hanno ben analizzato il progressivo scadimento delle facoltà psichiche prodotto dalla fase huxleyana anche sulla minoranza leggente-pensante (ossia su quel 3 o 4% della società che si informa e riflette sul 'mondo' studiando e discutendo la saggistica, anziché recepire passivamente quel che passano i mass media), cioè su quell'aliquota del corpo sociale che genera i mutamenti culturali. Marshall McLuhan giustamente osservava “il mezzo è il messaggio”, ossia che ciò che il mezzo di comunicazione trasmette è innanzitutto le sue proprie caratteristiche comunicative (e poi il contenuto): così la televisione trasmette innanzitutto il suo modo di comunicare, che è diverso da quello del libro e dell'oratore. Ossia, comunicando in un certo modo, impianta nel ricevente un corrispondente modo di ricevere. Il motto “il mezzo è il messaggio” è però riduttivo: il mezzo è, ancor più profondamente, lo stampo, in cui versa e riconfigura la psiche del ricevente: la psiche del soggetto avvezzo a informarsi e divertirsi via televisione o simile (video, play station) funziona diversamente, sia in quanto alla cognizione che in quanto alla emozione, da quella del soggetto che non lo è; e queste diversità si traducono in diversità del comportamento anche relazionale e politico. Il mezzo, dunque, è, letteralmente, in-formazione, nel senso che non si limita a consegnare un messaggio, ma (ri)forma la psiche. I modi in cui ciò avviene e gli esiti che ha prodotto, sono descritti dalla ricerca scientifica. Per una esposizione ordinata, rinvio a Neuroschiavi (mio e di Paolo Cioni, Macroedizioni, 4a edizione); a Tecnoschiavi (mio, ed. Arianna, 2019), a Demopatia, di Luigi Di Gregorio (Rubbettino, 2019); e, per gli effetti neurofisiologici del piccolo schermo sullo sviluppo mentale, a The Brain that Changes itself (Norman Doidge, 2008).

Nelle succitate opere troverete spiegazioni analitiche e approfondite, a 360° gradi; qui mi devo limitare a qualche esempio. Per millenni, prima dell'introduzione della scrittura, il sapere e i miti erano tramandati oralmente. Ciò allenava e sviluppava le facoltà mnemoniche da un lato, ma dall'altra impediva l'esegesi dei testi, la verifica dei nessi logici, della coerenza sistemica – tutte cose che richiedono di poter tornare indietro, confrontare diverse pagine, prendere appunti, etc. La Metafisica di Aristotele -osserva Di Gregorio- poteva nascere ed esistere solo come opera scritta, per non parlare del sistema delle norme di un ordinamento giuridico complesso. L'esteso uso della scrittura ha indotto l'incremento delle facoltà logiche, dello stabilire nessi, del costruire contesti, del formulare critiche, del verificare le prove e le dimostrazioni.

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L'avvento della televisione (e poi dei video del web) e la sua massiccia diffusione (a scapito della lettura) come mezzo sia di informazione che di intrattenimento, in cui il soggetto riceve passivamente, e in cui si punta essenzialmente a suscitare emozioni per catturare e mantenere l'attenzione, ricorrendo al sensazionalismo, alla rapida successione, all'estrema semplificazione, ai dibattiti superficiali e contumeliosi; ed evitando ciò che rallenta e rischia di abbassarla, come l'approfondimento, il dibattito serio sul merito, le complessità e le incertezze della realtà, la verifica e la dimostrazione.

Rispetto all'era della lettura, il ricevere passivamente lasciando guidare la propria attenzione ha atrofizzato la capacità di attenzione selettiva, volontaria, autoimposta. E lo spettacolarismo emotigeno ha avvezzato a non usare e non sviluppare la riflessione, il ragionamento, il dubbio critico, la verificazione, la contestualizzazione, il confronto. E il tipo particolare di stimolazione neurofisiologica del monitor ha portato, soprattutto nei fanciulli, a un indebolimento delle facoltà cognitive e mnemoniche, descritto da Doidge. La televisione commerciale ha massimizzato, nella ricerca del profitto pubblicitario via audience, le suddette caratteristiche, e per giunta ha costretto i media stampati ad allinearsi, per mantenere una sufficiente tiratura. Nell'uomo che riceve la 'realtà' immediata comodamente cogliendola dallo schermo, col suo contorno emotigeno, si atrofizza l'elaborazione e la concettualizzazione, in favore di un pensiero regressivo, realistico-concreto (in senso piagetiano), mentre i problemi importanti, i nessi causali, i rapporti storici sono comprensibili solo concettualmente, non per immagini. Le immagini emotigene bloccano l'attenzione su ciò che è visualizzabile, e impediscono così di capire il resto. A un livello superiore, si indebolisce la facoltà, esclusiva dell'uomo, di discorrere di se stesso, del proprio pensiero, del proprio dire e rappresentare. Buona parte della minoranza leggente e pensante è finita sotto questi effetti della televisione, assimilando il modo distorto, impoverito e frammentato di percepire il mondo, a cui essa educa; e in tal modo ha perso buona parte del suo potenziale critico-creativo dei modelli socio-culturali. E' stata politicamente neutralizzata attraverso i suoi canali emotivi.

Detta così, la cosa può sembrare circoscritta al piano teorico, ma il suo impatto sociopolitico è molto pratico, ha cambiato il sistema, ha destrutturato l'opinione pubblica e i comportamenti politici. Ha prodotto il passaggio, nel comportamento d'insieme, dall'uomo-massa di Ortega y Gasset all'uomo-folla di Gustave Le Bon, totalmente emotivo e privo di ragionamento (Di Gregorio, cit., 76 ss.): dalla dissoluzione della sintassi del pensiero alla dissoluzione della sintassi della socialità, dopo decenni di esposizione al mezzo-messaggio psico-riconfiguratore del monitor tv e pc.

Quanto sopra rende semplicemente impossibile l'esistenza di un'opinione pubblica informata e ragionante, quindi di una partecipazione o anche una consapevolezza dal basso rispetto alle policies del potere. E, contrariamente alle ottimistiche previsioni di alcuni, internet non ha affatto prevenuto la disinformazione e il degrado cognitivo di massa. Non ha avuto un effetto 'democratizzante' – tutt'altro: fornisce potentissimi strumenti di disinformazione, manipolazione e profilazione.

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In conclusione: la contemporanea fine della politica pubblica, anzi la fine della possibilità a priori della politica pubblica, non è dovuta soltanto al fatto che il potere effettivo, operante in isolamento tecnocratico, non lascia più uno spazio decisionale effettivo a una politica pubblica, a porte aperte; ma anche al fatto che è venuto meno un soggetto pubblico davanti a cui la si possa fare. Restano una audience puntinistica, e una compagnia di teatranti della politica, sostanzialmente uomini di spettacolo, seguiti per le loro capacità comunicative, concentrati sui sondaggi e sull'immagine, privi di reale competenza, soggetti a rapida obsolescenza.

E allora, davanti a questa demopatia, ossia malattia del popolo -per usare il neologismo coniato dal sociologo romano Luigi Di Gregorio- è speranza non irrazionale quella che assiste il progetto elaborato, anzi composto, dall'artista, psicoterapeuta e ipnotista pure romano, Gilberto di Benedetto, al cui centro sta il somministrare alla psiche collettiva una terapia, una disipnosi, una decolonizzazione dalle strutture paralizzanti impiantate in essa dai contemporanei mezzi visivi di conformazione di massa.

Come iniziare? Hò tròsas hiàsetai, ossia: chi ferì, sanerà -dice il moto greco: la psiche collettiva è stata avvelenata e paralizzata attraverso le immagini, grazie al fatto che le immagini aggirano il filtro razionale e agganciano le forze emotiva, quindi la terapia parte con il quadro Michael's Gate di Gilberto: uno stimolo visuale che aggancia la sfera emotiva (colori rosso e giallo vorticanti), ma al contempo aniconica, ossia libera di contenuti, realizzante un vuoto figurativo che aspira, che spurga la mente dai i corpi estranei e dalle tossine che la intralciano e intossicano. Dai comandi e dalle paure iniettati in essa. A cominciare dalla suggestione generale e schiavizzante di questa fase socio-politica: il convincimento di essere legittimamente indebitati, di dover pagare, di essere colpevoli del debito, come singoli, come famiglie, come comunità territoriali, come paese. Tale convincimento -spiega il dr Di Benedetto- è responsabile di una enorme e crescente mole di sofferenza e di malattia, di suicidi, di rinunce alla vita. Ed è un convincimento costruito con l'inganno, sul presupposto nascosto del signoraggio monetario privato, che va portato alla luce e alla pubblica consapevolezza, in modo che il pubblico, come insieme sociale, possa ricostituirsi intorno a un progetto di liberazione consapevole: la liberazione dal debito attraverso la condanna e il ripudio del monopolio monetario usuraio privato e degli apparati governativi e giudiziari che lo assecondano. E in tale azione lo Sdebitismo si coniuga con lo Sgolemismo (il golèm è un automa-schiavo costruito con la magia cabbalistica), al suono del mantra rimato che afferma la conquistata libertà dell'Uomo:


Marco Della Luna


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I was a golèm, now  I am a free man”.

domenica 19 gennaio 2020

Calcata, dal 15 al 22 febbraio 2020 - Mostra e ballo di carnevale in maschera

Calcata nel 1960 (Archivio Mauro Galeotti)
CALCATA -  CARNEVALE 2020 -  Mostra di maschere d’artista e ballo in maschera

Sabato 15 e Domenica 16 febbraio 2020
ore 11.00 inaugurazione della mostra“In maschera”

Sabato 22 febbraio 2020 ballo “In maschera”
dalle ore 17.00 fino a notte inoltrata
DJ set di J. B. Arnold con vinili vintage anni 50, 60, 70

CaveCave festeggia Carnevale 2020 con la mostra di maschere eccentriche realizzate dagli artisti di Calcata e loro amici e con una festa in maschera aperta al pubblico. L’evento si svolge nelle luminose grotte preistoriche che si affacciano sull’immutato millenario paesaggio della valle del Treja.
La magica forza dell’arte per evocare le radici profonde di questa festa il cui senso è di celebrare il caos primordiale che precede ogni creazione e così accedere al rinnovamento
“In maschera” è una manifestazione culturale che perpetua la vocazione artistica di questo antico paesino sospeso fra le Forre. 
Le maschere, acquistabili, possono essere lo spunto per il costume con il quale partecipare alla festa del seguente sabato 22 febbraio

Artisti
Enrico Abenavoli, Francesco Carlino, Giovanni Carpentieri, Chiara Carrarini, Franca Cernetti, Jonas Clementoni, Cristina Croce, Giancarlo Croce, Anne Demijttenaere, Pino Genovese, Sherin Habib, Massimo Jatosti, Hans-Hermann Koopmann, Scira Manca,  Angela Marrone, Costantino Morosin, Edu Nofri, Lidia Orecchio, Marina Petroni, Matteo Radaelli, Claudio Pisani, Jacopo Pisani, Silvana Sabatelli, Ilaria Sadun, Caterina Satta, Marijcke Van der Maeden, Mary Jay Watson.

INFO
CaveCave
via Sinibaldi, 10
Calcata - Centro Storico
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Info.  e partecipazioni:  cavecavevents@gmail.com 
Telefono: Cell. e WhatsApp 3282769123, 3897874435, 3711562775


sabato 18 gennaio 2020

Michele Rallo: "Sì alla Politica, destra o sinistra che sia, ma al Sardinismo dico: No!"


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Mezzo secolo (e passa) di esperienza politica mi hanno reso sanamente diffidente verso certi poco credibili “filantropi”, verso chi finanzia – magari attraverso compiacenti “fondazioni” – partiti o correnti di partito, verso chi mette a disposizione costosissime grancasse mediatiche per semplice buonismo. Se qualche “benefattore” regala a un soggetto politico un bene o un servizio che valga – poniamo – un milione, nella maggior parte dei casi dal suo atto di generositá si attende un ritorno di almeno due milioni.

Naturalmente, si tratta di semplici opinioni, espresse con il dubbio del laico, senza la presunzione di fornire una fideistica veritá assoluta. E tuttavia le mie opinioni – piú o meno eretiche che siano – non scaturiscono da sensazioni epidermiche, ma sono solitamente supportate da fatti certi e concreti.

Prendete le Sardine, per esempio. La mia opinione è che non si tratti di un movimento spontaneo. E da cosa nasce questa opinione? In parte dalla ricordata diffidenza verso movimenti del genere. Ma in parte anche da alcuni fatti specifici. Per esempio, dalle notizie di stampa sul suo maggiore esponente, tale Mattia Santori, primus inter pares di un quadrumvirato che ha la titolaritá dell’etichetta “Sardine”. Ebbene, questo Santori risulta essere un collaboratore della RIE Ricerche Industriali Energetiche, una societá privata – apprendo dai giornali – «specializzata nel settore dell'energia con prestazioni di consulenza e ricerca»; é anche redattore di due testate della societá – “Energia” e “Rie on line” – particolarmente attente al settore (in espansione) delle energie rinnovabili.

Fin qui, nulla di strano. Se non che, apprendo anche che la RIE è una societá fondata da Romano Prodi e da Alberto Cló. Prodi, naturalmente, non ha bisogno di presentazioni. Per Cló, invece, va spesa qualche parola: anche lui bolognese, anche lui economista, anche lui accademico, anche lui ex-ministro, anche lui frequentatore di varie societá quotate (ENI, SNAM, GEDI, Finmeccanica, Italcementi, eccetera), anche lui – insomma – con un profilo da sinistra milionaria, fra ricche consulenze, cattedre universitarie e consigli di amministrazione.

Naturalmente, che il capo-sardina appartenga all’universo prodiano potrebbe essere soltanto una banale coincidenza. Ma consentitemi di ricordare la buonanima di Andreotti («a pensare male si fa peccato ma il piú delle volte si indovina») e di ipotizzare uno scenario non proprio fantasioso. 

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Primo: le Sardine nascono a Bologna, capoluogo dell’Emilia-Romagna, alla vigilia delle elezioni regionali per l’Emilia-Romagna. Secondo: se il PD potesse conservare almeno quella che è la regione piú rossa d’Italia, lo spettro di elezioni anticipate e di un parlamento dominato dalle Destre si allontanerebbe. Terzo: ove ció dovesse accadere, il candidato piú accreditato alle presidenziali del 2022 per la Sinistra sarebbe proprio l’emiliano Romano Prodi. Quarto: in una tale ottica, non sarebbe affatto strano che l’ambiente prodiano sia stato in qualche modo il “suggeritore” del sardinismo. Quinto: si puó anche ipotizzare che il gran clamore con cui la stampa ha accolto l’esordio di Santori possa essere stato agevolato dal professor Cló, che fra le altre cose é consigliere d’amministrazione della GEDI, societá editrice di “Repubblica”, “La Stampa”, “l’Espresso”, eccetera.

Che sia nato spontaneamente o su suggerimento di qualcuno, comunque, il movimento delle Sardine ha un profilo politico che ben si inserisce nel solco di altri gruppi del genere. Servirá probabilmente a convincere qualche potenziale astensionista della sinistra emiliana ad andare a votare “contro Salvini”. Ma non credo che possa avere un avvenire politico in un paese che ha già vissuto l’esperienza avvilente di un altro movimento senza arte né parte, e che ha toccato con mano quanto danno i dilettanti allo sbaraglio possano recare al governo della cosa pubblica.

Penso che ció che gli italiani si augurino in questo momento sia un ritorno alla Politica, quella con la P maiuscola, di destra o di sinistra che sia. Ritengo che, dopo Giuseppi e Giggetto, non ci sia piú spazio per iniziative velleitarie e donchisciottesche. Di grillismo ce n’é giá stato uno, e ha fatto terra bruciata. Non credo ci sia ancora spazio per una seconda edizione.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com


venerdì 17 gennaio 2020

Vatican gossip - Celibato dei preti, il caso è chiuso!?


Vaticano - Il nostro corrispondente E.S. con papa Francesco in fraterno abbocco

Celibato, sessualità e potere. La recentissima vicenda del libro scritto a quattro mani dal papa emerito Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah ha, ancora una volta, posto al centro del dibattito nella Chiesa cattolica (e non solo) il tema del celibato dei preti. Perché è così importante questo tema, per molti nella Chiesa addirittura decisivo, tanto è vero che, se venisse meno il celibato dei preti, alcuni, come il cardinale Sarah, temono e prevedono una vera e propria “catastrofe pastorale”?

Io credo che la risposta a questa domanda sia semplice, anche se per nulla semplicistica. Provo a darla, dal mio punto di vista di uomo laico, quindi estraneo alle vicende della Chiesa e al suo dibattito interno, ma comunque molto attento interessato ad entrambi.

Come è a tutti evidente il tema del celibato attiene a quello più vasto della sessualità. Come è altrettanto noto che per secoli la sessualità ha occupato ampio spazio nel dibattito sulla morale, in modo particolare in quello della Chiesa.

Non a caso e non a torto molti ricordano ironicamente che per secoli il sesto comandamento è stato considerato quello più importante; non solo – a dire il vero - dalla Chiesa cattolica, ma in modo particolare da questa.

Per cui viene da chiedersi: perché tanta importanza attribuita ai temi della sessualità nella condotta morale degli uomini?

La mia risposta è: perché la “morale” sessuale è uno dei modi, forse il più semplice e, quindi, anche il più diretto, forte e decisivo, per instaurare un controllo sulle coscienze degli uomini, attraverso l’introiezione della sequenza “peccato/senso di colpa/esclusione dalla comunione ecclesiale/pentimento/confessione/riammissione alla comunione ecclesiale”.

Far sentire in colpa i membri della propria comunità per le loro condotte sessuali è stato per secoli uno strumento formidabile in mano al/i potere/i per intimorirli e tenerli psicologicamente sottomessi, sudditi, “fedeli” all’autorità, alla gerarchia (a voler usare un termine blando, quasi eufemistico, che ben si addice – nel caso specifico - ai credenti, agli uomini iscritti ad una Chiesa).

Lo dimostra molto bene il fatto che la Chiesa cattolica mentre è molto rigida sui principi morali che riguardano la sessualità lo è poi molto meno nella prassi pastorale.

Come a dire: miei cari figlioli, a me non interessa tanto che voi siate realmente casti, a me interessa che vi sentiate soprattutto in colpa, dopo aver “peccato”; perciò io sarò sempre disposta ad assolvere i vostri peccati, se voi verrete, dopo esservene più o meno immediatamente “pentiti”, a confessarli ai miei ministri, dimostrandovi, in questo modo, buoni e docili fedeli di Santa Madre Ecclesia.

Sulla base di queste considerazioni, io arrivo a dire (tenendo conto sia della lezione freudiana che di quella marxiana) che la morale sessuale (o, meglio, sessuofobica) è per le coscienze, per la psiche delle persone, ciò che la proprietà dei mezzi di produzione è per i rapporti di classe all’interno delle società: sono entrambe strumenti di sottomissione e, quindi, di potere, di tenuta delle gerarchie.

Ora, se questa premessa teorica è vera, è facile dedurne che mettere in discussione la morale sessuale tradizionale o anche solo mettere in discussione alcuni canoni teologici che hanno a che fare con la sessualità, come il celibato dei preti (ma la stessa cosa la potremmo dire per il sacerdozio delle donne o per l’Eucarestia ai divorziati) mette in discussione, anzi sconvolge, logiche e assetti di potere, su cui si è retto l’autorità per secoli, anzi per millenni.

Nel caso specifico di cui trae spunto questa nostra riflessione, l’autorità delle gerarchie ecclesiastiche, ma la stessa cosa si potrebbe dire anche di altre autorità.

Ecco spiegato, a mio avviso, perché una questione in sé molto limitata e, in fondo, persino un po’ banale, come quella del celibato dei preti, diviene agli occhi di alcuni cattolici tradizionalisti, specie delle gerarchie ecclesiastiche che rientrano in questa categoria, una questione di vita o di morte.

Perché, se si “aprisse” su tale questione, si aprirebbe un varco, una vera e propria voragine, crollerebbe tutto un sistema di pensiero teologico, su cui si reggono strutture di potere plurisecolari.
E’ per questi motivi, dunque, che anche per i laici (cioè per coloro che sono esterni alla Chiesa) non è e non deve essere indifferente l’esito di questo dibattito, anzi di questa vera e propria battaglia culturale che da qualche tempo si è aperta e che infuria ancora all’interno della Chiesa.

Perché da questo esito dipenderà anche lo sviluppo in senso progressivo o, all’opposto, la regressione in senso conservativo-reazionario della coscienza morale di una parte non piccola né tanto meno poco significativa della Umanità di cui siamo tutti parte, gente di Chiesa e non.


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giovedì 16 gennaio 2020

Russia. Cambio della Guardia nel governo: "Mikhail Mishustin nuovo primo ministro della Federazione Russa..."


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La Duma di Stato russa riunita in sessione plenaria ha approvato la candidatura di Mikhail Mishustin alla carica di primo ministro della Federazione Russa.
A favore della candidatura di Mikhail Mishustin hanno votato 383 deputati della Duma di Stato russa. Nessun voto contrario, 41 astenuti.
In totale alla sessione plenaria della Duma hanno presenziato 438 deputati e 424 di loro hanno preso parte alla votazione. I restanti 12, assenti alla votazione, erano impegnati nella prima riunione della nuova commissione incaricata di elabarore le proposte di modifica alla Costituzione russa, come spiegato dal presidente della seduta della Duma Olga Savastyanova.
Dopo l'annuncio dei risultati, Mishustin ha ringraziato i deputati per la fiducia accordata ed ha promesso che il nuovo governo opererà in stretto contatto con il parlamento. Nei prossimi giorni è atteso l'annuncio della nuova composizione del Consiglio dei ministri.

Da dove arriva Mikhail Mishustin

Mishustin, 53 anni, succede a Dmitry Medvedev alla carica di primo ministro della Federazione Russa, dopo le dimissioni del governo avvenute ieri in seguito al discorso del presidente Putin di fronte all' Assemblea Federale, in cui il capo di Stato russo aveva avanzato la proposta di introdurre delle modifiche nella Costituzione della Federazione Russa.
Dal 2004 al 2008 Mikhail Mishustin aveva già ricoperto la carica di vice ministro con delega ai tributi, direttore del Catasto federale della Russia, direttore dell'Agenzia Federale per le zone economiche speciali all'interno del Ministero dello Sviluppo Economico. 
A partire dal 2010 e fino alla candidatura proposta ieri dal presidente russo Putin, Mishustin aveva ricoperto la carica di direttore del Servizio Federale Tributario della Federazione Russa.
(Fonte: Sputnik Italia)
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