domenica 6 settembre 2026

Sionismo/Israele/ebrei... - Conoscere per poter partecipare...

 

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Nello scorso gennaio davano per imminente una legge che, equiparando sionismo/Israele/ebrei, avrebbe perseguito per reato di “antisemitismo” chiunque avesse rivolto critica politica o critica etica a sionismo e Israele, considerati tutt’uno con gli ebrei in quanto tali.

Questa sorta di sillogismo antistorico era il risultato:

a) della propaganda tesa a far dimenticare che Israele è uno Stato genocida e i suoi gerarchi ricercati per crimini di guerra e contro l’umanità;

b) di una diffusa assenza di cognizioni storiche sul sionismo, le origini e le mutazioni.

Quella che segue è una riflessione sul fenomeno ideologico politico detto sionismo.


Giorgio Stern - stern.giorgio@gmail.com







Il sionismo in breve

Sullo sfondo della teoria suprematista anglosassone del “Destino manifesto”, che a metà Ottocento si impone negli Stati Uniti e le cui origini risalgono al provvidenzialismo biblico inglese del XVI Secolo, nel 1896, Teodoro Herzl, giornalista ebreo a Vienna, pubblica “Der Judenstaat – Versuch einen modernen Lösung der Judenfrage” (Lo Stato Ebraico – tentativo di una soluzione moderna del problema ebraico, prima edizione italiana, Carabba Editore, Lanciano, traduzione di G. Servadio, 1918).

L’opuscolo è una reazione all’antiebraismo di parte della borghesia francese emerso durante il processo Dreyfus, che Herzl aveva seguito come corrispondente.

Lo scritto teorizza che antisemitismo (discriminazione che affligge solo l’Europa) e la stessa integrazione degli ebrei, che Herzl considera negativa, potevano risolversi creando uno stato per una, non meglio definita, “nazione” ebraica, che nell’introduzione all’edizione italiana il traduttore Servadio associa a “razza”.

Ben lontano dall’accomunare le persecuzioni subìte dagli ebrei alla lotta delle vittime di tutte le persecuzioni, Herzl, dimenticando, o trascurando, le diverse nazionalità ed etnie a cui appartengono gli ebrei europei, nordafricani e mediorientali, prospetta per l’immaginato “stato ebraico” un ordinamento sociale generico e restrittivo.

Emerge dal testo l’ideologia colonialista che proprio nel Novecento si manifesta in forme nuove e più aggressive: “costruiremmo là un avamposto della civiltà contro la barbarie…”. Un “avamposto”, ovvero uno stato assemblato su basi autoritarie, poiché, sottolinea Herzl: “considero la Monarchia democratica o la Repubblica aristocratica la miglior forma di Stato” dove “L’organizzazione del lavoro sarà tutta militare con gradi, avanzamenti e pensioni. I mendicanti non saranno tollerati; chi non vorrà lavorare in libertà sarà posto in una casa di lavoro.” (Vita di Teodoro Herzl, B. Hagani, Roma 1919). Lavoro-restrizione, formula che nel Novecento troverà sconvolgente esecuzione nei lager tedeschi (Arbeit macht Frei).

Su tali presupposti Herzl intende dar vita ad un movimento/partito laico, detto sionismo, il cui programma consiste nel trasferire gli ebrei in un proprio stato politicamente, confessionalmente ed etnicamene esclusivo.

Per dare base territoriale a tale stato, Herzl si illude che avrebbe provveduto uno spezzone importante del capitalismo mondiale: l’alta finanza ebraica.

Il barone Maurice de Hirsch, influente capitalista, filantropo sensibile al problema ebraico e fra i maggiori latifondisti del XIX secolo, disponeva di ampi territori dell’Argentina. Illudendosi di ottenere uno spazio sui latifondi argentini dove indirizzare una emigrazione ebraica, è a lui che Herzl chiede udienza.

Il barone, filantropo ma non ingenuo, chiede preventivamente una lettera con le ragioni del colloquio. Herzl, temendo un rifiuto a priori, preme con insistenza ottenendo l’incontro. Ricevendolo, il barone de Hirsch chiede anzitutto a Herzl dove pensa di trovare i soldi per il progettato stato ebraico. La risposta, una confusa allusione ai Rotschild e alla finanza ebraica, induce il barone a metterlo cortesemente alla porta con queste parole: “Illusioni. Gli Ebrei ricchi non daranno nulla. I ricchi sono cattivi; non si occupano delle sofferenze dei poveri”. E il biografo di Herzl, Baruch Hagani, così commenta “Il finanziere conosceva gli Ebrei ricchi meglio del suo interlocutore” e poche righe dopo riporta: “tornato a casa Herzl si rimproverò d’essersi lasciato smontare.”

A Herzl non rimane che tentare con i Rothschild. Ma le speranze che i potenti banchieri inglesi smentiscano le parole del barone de Hirsh, cadono nel vuoto. Le illusioni di ottenere da Londra uno spazio nell’Africa coloniale britannica, rimangono tali.

Respinto dal capitalismo ebraico, Herzl, sdegnato e avvilito, commentò: “La canaglia che detiene il denaro non s’è degnata neppure d’ascoltarmi” (B. Hagani).

Tra Ottocento e Novecento i gruppi sionisti in formazione cercano sul piano sociale e politico di inseririsi in un universo ebraico intellettualmente ricco di personalità e fermenti ideali che li respinge e li avversa (B. Hagani).

Avversano il sionismo gli ebrei orientali, socialisti e comunisti del Bund (in tedesco: unione, lega), i più numerosi, che nei gruppuscoli sionisti riconoscono una destra nazional-colonialista antisociale.

Dal canto loro gli ebrei del ramo progressista dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti, sentendosi raffigurati come “diversi”, avversano il sionismo che ne mette a repentaglio lo status di cittadini, o sudditi, nei Paesi dove risiedono.

Lo avversano, in maggioranza, i religiosi ortodossi riconoscendo nel sionismo una pericolosa eresia antiebraica.

Lo combattono gli ebrei tedeschi con una determinazione tale da impedire, nel 1897, che il primo congresso sionista possa svolgersi a Berlino. E quando Herzl e i suoi tentano di indire il congresso a Monaco si incaricano gli ebrei bavaresi a sbarrare loro la strada.

Cacciati dagli ebrei tedeschi, i sionisti trasferiscono il loro congresso in Svizzera, a Basilea, nel corso del quale i circa duecento delegati acclamano Herzl presidente del movimento/partito.

La soddisfazione di Herzl, che si era speso senza risparmio per dare un territorio al progetto sionista, è di breve durata e non supera il 1903, anno dell’ultimo congresso del movimento/partito.

Cadute le illusioni per i territori argentini e per le colonie britanniche in Africa, anche l’ultimo paradossale espediente di Herzl, offrire millantati finanziamenti al Sultano ottomano per colonizzare la Palestina, cade nel vuoto.

La totale assenza dei risultati evocati, genera malcontento, tensioni e accesi contrasti che innescano il dissenso nel partito.

La parabola di Herzl volge al termine.

Oramai isolato, l’ideologo cerca invano soluzioni altrove, in Germania, Lituania, Russia. Si reca da Papa Pio X il quale però rifiuta il progetto sionista "Non potremo impedire agli ebrei di andare a Gerusalemme, ma non possiamo favorire questo movimento”.

L’amarezza e una salute malferma fanno il resto.

Herzl muore nel 1904 a 44 anni “in solitudine e povertà sentendosi fallito e dimenticato” (R. Zadik, Wikipedia 2026).

Personaggio enfatico e, a suo modo, schietto, Herzl si espose in modo del tutto acritico pagando di persona per le illusioni che proponeva, subendo alla fine dei suoi giorni l’abbandono di coloro che lo circondavano.

Furono tradite le sue ultime volontà: voleva essere sepolto in Palestina, ma venne tumulato a Vienna e i suoi resti traslati a Gerusalemme appena nel 1949. Neanche la bandiera dell’attuale “stato ebraico” sarà quella voluta da Herzl, “sette stelle d’oro su fondo bianco”.

Nel mondo ebraico il sionismo politico di Herzl non attecchì.

I proletari ne aborrirono l’ideologia. La classe media ne aborrì gli scopi che sapeva l’avrebbe irrimediabilmente danneggiata. I religiosi in maggioranza sapevano che illudersi di dare forma politica territoriale ad una visione trascendente era una faccenda troppo seria e troppo pericolosa, oltreché blasfema.

Scomparso Herzl, il sionismo politico da cui doveva nascere da qualche parte “Lo Stato Ebraico”, esce di scena.

Se ne interesserà Londra una dozzina di anni più tardi che, nel corso della Grande guerra ripesca il sionismo, lo cuoce in salsa inglese e ne fa il grimaldello per introdursi in Palestina, completare la spartizione coloniale del Medio Oriente e impadronirsi del petrolio.

Si crea il binomio solo british: “impero/sionismo”.

Per Londra creare il "focolare nazionale ebraico", eufemismo per “liberarsi” degli ebrei e mandarli in Palestina, significa dare giustificazione morale e politica alla presenza permanente britannica in un'area geostrategica cruciale, come ricorderà autorevolmente il Primo ministro inglese Harold Wilson nel 1964: Il sionismo, una delle nostre armi migliori.

Per i sionisti, o meglio i neosionisti, i capitalisti ebrei che già avevano lasciato Herzl al suo destino, il binomio significa fusione con la potenza globale inglese per intraprendere la colonizzazione e l'appropriazione di quella terra che è al centro della Mezzaluna fertile.

Sarà dopo il 1945, negli anni della colonizzazione in armi della Palestina, che il sionismo verrà propagandato come esportatore “della civiltà contro la barbarie…”.

E quella esportata, ieri come oggi, non è la grande civiltà che l’Europa ha dato al mondo, ma il suo infame simulacro crogiolo di fascismi, già responsabile del massacro di 50 milioni di esseri umani (13 milioni nei campi di sterminio, quasi la metà ebrei).

Dal 1945 il sionismo colonizzando in armi la Palestina mette in pratica i presupposti ideologici della superiorità razziale già propria del suprematismo anglosassone.

Sarà un processo rapido che troverà il suo apice nel 1995, quando, nel quadro in un regolamento di conti interno, il sedicente “stato ebraico sionista” assassina il capo del governo Rabin e spazza via tutte le artefatte illusioni create dalla propaganda sulla sua natura.

La progressiva e poi dilagante presenza del fanatismo suprematista religioso permise, e permette, a quelli che si presentano come gli epigoni di Herzl, da Weizman a Ben Gurion, da Sharon a Netanyahu, di imporre alla Palestina un colonialismo criminale, fatto passare come “promesso da Dio” e, pertanto, blasfemo.

Tutti i pericoli che l’ebraismo mondiale aveva denunciato nell’opporsi al sionismo che fu di Herzl, ora si dispiegano con terrificante barbarie.

Nessuna novità: l’attuale profonda crisi del mondo occidentale ha generato, con lo stato sionista, solo la replica dello spazio vitale, Lebensraum, formula politica di dominio genocida, versione contemporanea del nazismo.

Giorgio Stern

Fine




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